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giovedì 1 ottobre 2015

Intervista: "Sui lodi arbitrali e il poltronificio calabrese"


Intervista: L'On. Angela Napoli 
dei lodi arbitrali si era già occupata 
in Parlamento


http://www.senzafili.org/2015/10/01/intervista-l-on-angela-napoli-dei-lodo-arbitrali-si-era-gia-occupata-in-parlamento/?utm_campaign=shareaholic&utm_medium=facebook&utm_source=socialnetwork 


Susanna Camoli 


Regione Calabria definita dalla Corte dei conti di Catanzaro un “poltronificio”, rilevato un buco di bilancio di 120milioni di euro. Si parla ancora di lodi arbitrali, nel 2012 l’ on. Angela Napoli presentò a riguardo un’ interrogazione parlamentare della quale riportiamo un breve pezzo: “tra le ragioni addotte a motivo della bocciatura del bilancio ci sarebbe la significativa e ingiustificata previsione in aumento dei debiti dell’azienda nei confronti dei suoi creditori; in Calabria, nell’ultimo periodo e secondo quanto risulta all’interrogante, sembrano essere stati perfezionati degli strani accordi tra alcune aziende sanitarie provinciali e i loro creditori; molti dei sopracitati accordi sono stati stipulati con l’ASP di Cosenza e riguardano proprio i crediti verso case di cura; la maggior parte di questi crediti sembrerebbero essere individuabili nelle somme riferite all’extrabudget delle case di cura private accreditate;”
Ad oggi la situazione non cambia, la Sanità continua a sprofondare in Calabria e i calabresi ne pagano i conti. Ne abbiamo discusso in un’ intervista con Angela Napoli, presidente associazione Risveglio Ideale.

  • Ancora una volta a discapito dei soldi pubblici, l’ Asp di Cosenza si affida ai lodi arbitrali, l’ultimo caso è una struttura sanitaria che sarebbe dovuta sorgere a San Giovanni in Fiore e per la quale sono stati stanziati circa due milioni di euro, per un’opera mai realizzata di cui si parla già dagli anni ’90. Nel 2012 lei stessa presentò un’interrogazione parlamentare riguardante l’ Asp di Cosenza, ma a quanto pare a distanza di anni cambiano gli attori (forse) ma non i metodi. Come si è evoluta la situazione in questi anni?
Già nel maggio 2012 con la mia interrogazione parlamentare, trasmessa anche, per eventuali interventi di competenza, alla Procura della Repubblica di Cosenza e alla Corte dei Conti regionale di Catanzaro, avevo denunziato il fatto che il commissario ad acta del tempo aveva provveduto a bocciare il bilancio preventivo dell’Azienda Sanitaria Provinciale (ASP) di Cosenza e che tra le cause addotte per la mancata approvazione vi era una significativa ed ingiustificata previsione in aumento dei debiti dell’azienda nei confronti dei suoi creditori. Sempre nell’atto parlamentare da me presentato denunziavo, altresì, che mi risultava sembrassero essere stati perfezionati strani accordi in Calabria tra alcune aziende provinciali ed i loro creditori e che molti di tali accordi erano stati stipulati proprio con l’ASP di Cosenza e riguardavano crediti verso case di cura. Parlavo ancora di svariati Lodi arbitrali, per diversi milioni di euro, proprio adottati dall’ASP cosentina. Allora il mio atto ispettivo parlamentare ebbe un forte rilievo sulla stampa regionale, ciononostante sono passati ben tre anni e, a mio avviso, anche grazie al mancato intervento da parte della Magistratura cosentina, pur essendo cambiati i vertici direttivi di quell’ASP, siamo costretti ad apprendere che permane il ricorso ai lodi arbitrali e, guarda caso, sempre per strutture sanitarie private. Registriamo quindi che nulla è cambiato in termini di sperperi, nonostante i costanti tagli nella sanità e le conseguenti penalizzazioni per il diritto alla lite dei cittadini calabresi.
  •  Da quando fece la sua interrogazione ad oggi, sono stati presi provvedimenti? Secondo lei qual’ è il motivo per il quale ancora si assiste a tali “disastri” in un settore di vitale importanza e sul quale non si riesce a smettere di speculare ai danni dei cittadini calabresi?
Purtroppo sono convinta che la mia interrogazione parlamentare sia finita solo agli atti in Parlamento e al Ministero della Salute e giaccia altresì comodamente in qualche cassetto della Procura cosentina, il che’ ha consentito all’ASP cosentina di proseguire indomita nelle sue illiceità a discapito della corretta e necessaria assistenza sanitaria dovuta ai cittadini. Va, altresì, ricordato che l’ASP di Cosenza  e’ stata sottoposta ai lavori di una Commissione d’accesso, la cui relazione, ad avviso del Ministero dell’Interno, non ha portato allo scioglimento. Personalmente, però, è mio convincimento che sull’ASP cosentina permangono forti “protezioni”, in particolare di natura politica, e che, pertanto, si continuano a perpetrare illiceità a vantaggio di alcuni ma a discapito di un perdurante dissesto finanziario che comporta poi tagli nel settore e, quindi, scarsa garanzia per il rispetto del diritto alla salute.
  • Nonostante gli scandali, le indagini e le “irregolarità” che si susseguono negli anni, la Regione Calabria non smette di scrivere pagine negative per la nostra terra. Negli ultimi giorni, infatti, la Corte dei conti di Catanzaro ha definito la Regione Calabria un “poltronificio”. Come si legge da “Il fatto quotidiano” si è rilevato: “Un bilancio con un buco non inferiore a 120 milioni di euro: 32 provenienti dai debiti fuori bilancio (che non sono stati conteggiati e privi di qualsiasi copertura finanziaria), gli altri 88 determinati dalla modifica della normativa sulle anticipazioni di liquidità in tema di spese sanitarie”. Cosa ci dice a riguardo?
Forse il comune cittadino potrà anche essersi sorpreso nel leggere i vari articoli riportati su Il Fatto Quotidiano, relativi ai rilievi evidenziati dalla Corte dei Conti sulla Regione Calabria, ma personalmente ne ero consapevole. Da anni, con responsabilità delle Amministrazioni succedutesi, indipendentemente dal colore politico di appartenenza, la Regione Calabria e’ diventata un comodo “poltronificio”; basterebbe ricordare il famoso “concorsone”, gli incarichi di consulenze o quelli affidati senza alcun concorso selettivo, l’elevato numero di incarichi dirigenziali assegnati in spregio di qualsiasi normativa vigente in materia, gli uffici regionali creati “ad hoc” (vedi “caso Sarlo”), ecc. Questa situazione, perdurante nel tempo, a mio avviso è dovuta ad una specie di grazia di impunità per i responsabili e per quella parte del mondo politico, di colore trasversale, che ha fatto della Regione il proprio impero elettorale.
  • Sempre da “il fatto quotidiano”: “Allo stato dell’analisi, difatti, si evidenzia un netto negativo, che possiamo tranquillamente chiamare buco di bilancio, pari a più di trentadue milioni di euro. Situazione peggiorata rispetto al 2013. Tutto questo poteva essere evitato con l’adozione di adeguati quanto dovuti correttivi durante l’esercizio finanziario, in modo da evitare che gli impegni di spesa superassero le risorse accertabili”. La situazione è peggiorata anche quando si pensava che peggio non potesse andare. Spesso le abbiamo chiesto come mai accade questo, e la risposta pare essere sempre una, si pensa ai propri interessi e non a quelli dei calabresi, ma la domanda sorge inevitabile. E’ possibile che non si riesce a lavorare sugli ormai gravissimi problemi della Calabria in modo serio e competente? Cosa direbbe all’ attuale governatore?
Il buco individuato dalla Corte dei Conti nel bilancio regionale è conseguenza di una politica fallimentare e della gestione disastrosa, a volte “di comodo”, delle finanze pubbliche. Gli eccessivi impegni di spesa, infatti, superiori alle risorse accertabili, sono proprio dovuti ad una insana gestione della cosa pubblica, sicuramente per nulla assimilabile a qualsiasi corretta gestione di un bilancio familiare. Se è vero che spese ingenti possono essere legate ad interventi emergenziali, è altrettanto vero che non si è mai fatta una programmazione utile alle necessarie fasi di prevenzione. Non dimentichiamo, poi, che la Regione Calabria è stata gestita da Amministratori che si sono resi responsabili del buco di bilancio creatosi nel Comune di Reggio Calabria e di conseguenza…E per concludere, pur con la consapevolezza di tirarmi addosso un mare di critiche, mi sono persuasa che forse il Governo Renzi avrebbe dovuto abolire le Regioni piuttosto che le Province.






venerdì 3 luglio 2015

Secondo la Regione non esistono aree di crisi !

COMUNICATO  STAMPA

Nel mentre dopo l’operazione “Erga omnes” i politici della maggioranza governativa regionale calabrese, coadiuvati anche da qualche politico di (finta!) opposizione, anziché “far le valigie” si affannano ad individuare chi sarà più bravo ad occupare poltrone, i cittadini calabresi sono costretti ad apprendere che la loro Regione è stata esclusa dalla possibilità di accedere agli strumenti di reindustrializzazione per le aree di crisi.
Qualcuno potrebbe pensare che la responsabilità è legata alla presenza della ‘ndrangheta in tutto il territorio: per nulla! La responsabilità è tutta dell’Ente Regione Calabria che non ha mai segnalato alcun Comune o area della Calabria caratterizzata da crisi, impedendo così al Ministero dello Sviluppo Economico di far inserire parti del territorio calabrese nella lista dei Comuni compresi nelle aree di crisi.
Per i nostri Amministratori Regionali nella  Calabria non esistono zone di crisi, zone quindi che avrebbero bisogno di attingere a fondi per il recupero e per lo sviluppo!
                              Angela Napoli
                   Presidente Associazione “Risveglio Ideale”


Taurianova, 03 luglio 2015

venerdì 26 giugno 2015

“Rimborsopoli”, Oliverio deve dimettersi

                                                                             











Mia intervista
rilasciata in esclusiva a Graziano Tomarchio


link video

                                                                          https://www.youtube.com/watch?t=38&v=ftWi4WwTdnE 

lunedì 8 dicembre 2014

A Catanzaro regna il malaffare. Qui si è trasferito il "modello Reggio"

Angela Napoli atto secondo: 
A Catanzaro regna il malaffare. Qui si è trasferito il "modello Reggio"

Gaetano Romani

Dopo le forti parole di Angela Napoli sulla situazione di collusione che affligge questa regione ed in particolare la città di Reggio Calabria, oggi proponiamo la “seconda parte” dell’intervista dove la consulente della commissione parlamentare antimafia parla della città Capoluogo. Paroli pesanti come un macigno che vedono Catanzaro come il nuovo centro del malaffare calabrese. "Il cosiddetto “modello Reggio” è stato trasferito a “modello Regione” a Catanzaro perché in questa città ha trovato terreno fertile, con la palese compiacenza e copertura di ambienti e persone di Reggio Calabria, è triste ma significativo”.  

Durante una recente intervista apparsa su WebOggi, l'ex pm Luigi De Magistris ha dichiarato "Catanzaro è il centro nevralgico della massoneria", lei cosa ne pensa? “
Non v’è dubbio che il malaffare a Catanzaro è radicato nel profondo. Fermo restando che continuo ad avere grande stima nei confronti di Luigi De Magistris, le inchieste che aveva avviato nel Capoluogo erano giuste e secondo me avrebbero portato sicuramente a dei risultati che andavano ad attaccare quel mondo contraddistinto da legami tra politica-massoneria-imprenditoria, non dimentichiamo che l'imprenditoria catanzarese è molto legata agli ambienti massonici e politici. De Magistris è stata "vittima" di un disegno, a causa delle gravi conseguenze che avrebbero avuto le sue inchieste, gli sono state sottratte per metterle nel dimenticatoio. Una delle più importanti a mio avviso era l’inchiesta “Poseidone”, che vedeva coinvolto tutto il settore ambientale, ai tempi in cui c'era Giuseppe Chiaravalloti alla presidenza della regione e come assessore regionale all’ambiente Domenico Antonio Basile di Vibo Valentia. Se quell’inchiesta fosse andata avanti avremmo iniziato a conoscere realmente dove sono finiti i milioni di euro che sono giunti in quegli anni in Calabria, infatti ci fu il Commissariamento del settore ambientale. Non possiamo e non dobbiamo dimenticare che la Calabria è stata commissariata per l’emergenza ambiente per oltre 13 anni ed i risultati di questa situazione sono sotto gli occhi di tutti, in quei 13 anni sono arrivati tanti milioni di euro, che nessuno sa che fine abbiano fatto. Non v’è dubbio che le inchieste che sono state sottratte a De Magistris avrebbero squarciato quel velo, anzi quella nube che copre l’intera città di Catanzaro e non solo, perché questa nube ricopre l’intero territorio catanzarese. Quando l’ex sindaco Michele Traversa diede le dimissioni, io scrissi un comunicato stampa, sottolineando che non erano motivate da quello che aveva dichiarato ufficialmente perché dietro c’era ben altro. C’è anche un altro discorso a Catanzaro che andrebbe valutato, cioè ogni volta che viene aperta un’inchiesta che va a smuovere ed intaccare i “mondi” della politica, dell’imprenditoria e della massoneria a mio avviso viene puntualmente bloccata. Si è creato uno scandalo, addirittura una condanna a De Magistris perché aveva messo sotto controllo, senza autorizzazione, i telefoni di alcuni politici, a questo proposito devo dire che tra le persone intercettate figurava il nome di Angela Napoli, ma la sottoscritta non ha mai temuto nulla perché non avevo nulla da nasconde o qualcuno da proteggere. Catanzaro è sommersa da una coltre di malaffare, che mi auguro possa essere smantellata al più presto. Il cosiddetto “modello Reggio” è stato trasferito a “modello Regione” a Catanzaro perché in questa città ha trovato terreno fertile, con la palese compiacenza e copertura di ambienti e persone di Reggio Calabria, è triste ma significativo”. 

Se domani fosse presidente della regione Calabria cosa farebbe per cambiare le cose? 
"La prima cosa che farei è la totale pulizia all'interno della Regione. Prenderei le distanze da tutti i settori della politica che sono legati alla 'ndrangheta e che si conoscono, perché la Calabria è costituita da un numero elevatissimo di piccoli comuni all'interno dei quali ognuno si conosce. L'applicazione del rispetto della legalità e della trasparenza, ma non con la creazione di assessorati utili solo a dimostrare che si ha un "vestito" di perbenismo, lo farei in modo concreto. Qui ci vorrebbe veramente un cambiamento radicale, una forte volontà che naturalmente non può passare solo attraverso il presidente della regione, deve essere una forza che accomuna un gruppo di persone che evidenzi grande responsabilità con fatti concreti". 

Orfeo Notaristefano, scrittore-giornalista e curatore della sua ultima fatica editoriale “L’Antimafia dei Fatti” ha dichiarato: "Questo è un libro d’Amore: per la Calabria, per l’Italia, per l’Europa. Segna la differenza tra l’antimafia parolaia, di parata e inconcludente e l’Antimafia dei fatti, come recita il titolo e non solo". Parole molto forti che vanno oltre i confini calabresi. 
"Certo, perché la mia attività non è stata svolta solo in Italia ma anche all'estero come componente dell'Unione Interparlamentare, inoltre sono stata relatrice per la criminalità presente nei paesi che si affacciano sul Mediterraneo. E molti dei miei lavori li ho voluti raccontare in questo libro, dove ci sono anche alcuni capitoli con interviste ai diretti interessati. Sono stata relatrice ed ho fatto approvare importanti relazioni, ecco perché Orfeo Notaristefano dice anche amore europeo", proprio perché la mia attività si è svolta oltre i confini dell'Italia. Ho voluto scrivere questo libro, primo per far conoscere realmente la situazione di questa regione, poi per dimostrare che non mi sono mai sottratta dall'evidenziare nomi e cognomi, non ci sono mai stati "omissis" né nei miei atti parlamentari, né nei miei comunicati, né nelle mie denunce. Non intendo mollare ed ai giovani dobbiamo dare speranza, dobbiamo far capire che non devono demordere, devono "uccidere" le speranze di coloro che annientano i loro sogni, questo è anche uno dei motivo per cui ho voluto far nascere l'associazione "Risveglio Ideale", proprio per cercare di svegliare le coscienze. Una delle più grandi "colpe" che hanno i cittadini calabresi è la mancanza di partecipazione attiva alla "vita" pubblica, di conseguenza chi è andato ad amministrare in malafede si è sentito libero di agire in modo indiscriminato e secondo i propri interessi".


venerdì 24 ottobre 2014

NON POSSO CHE ESSERE PREOCCUPATA DELLE PROSSIME ELEZIONI

COMUNICATO  STAMPA

Dopo avere per anni assistito a classi dirigenti della Regione  che hanno contribuito a far sprofondare l'intero territorio calabrese in uno stato emergenziale in ogni settore, non posso che essere preoccupata in vista delle prossime elezioni regionali. Siamo ormai in dirittura d'arrivo per la presentazione delle liste elettorali e, a sentire i buoni intenti dei candidati premier regionali, non dovrebbero esserci posti per soggetti coinvolti giudiziariamente. Mi augurerei riuscissero nel loro intento e  che i  coordinatori regionali dei singoli partiti politici sappiano accompagnare la volontà dei loro candidati premier regionali. È indispensabile che elettrici ed elettori calabresi non siano più  chiamati a fare scelte come una volta, magari anche su pressioni, tra candidati condannati o semplicemente indagati non solo per reati di mafia ma anche quali responsabili di attività contro la sana gestione dei conti pubblici o comunque per reati contro la pubblica amministrazione.
E' in Calabria che, al di là degli interventi della Magistratura, dovrebbe non essere più consentita la ricandidatura di personaggi già coinvolti ed a tutti noti. Vorrei sperare che la mia non si riduca ancora una volta a mera speranza e che dopo qualche mese non sia costretta a ridire "avevo ragione!"

Angela Napoli
Presidente Associazione "Risveglio Ideale"
Consulente Commissione Parlamentare Antimafia


ROMA, 24 ottobre 2014

giovedì 15 marzo 2012

I diritti dei Cittadini della Piana di Gioia Tauro


I cittadini del territorio della Piana di Gioia Tauro non possono più ritenersi soddisfatti dagli impegni, puntualmente disattesi, assunti nelle varie campagne elettorali, tantomeno da “passerelle” di carattere propagandistico – elettorale, che non producono la soluzione dei problemi.

Lavoro, ambiente, sanità, trasporti, viabilità: tutti settori che registrano attualmente uno stato emergenziale mai raggiunto nel tempo.
Oggi per molti diventano facili alibi la mancanza di risorse finanziarie e la gestione tecnica di un Governo nazionale. Ma sono quei molti, in particolare politici, che non hanno il pudore né di chiedersi dove siano finite le ingenti risorse finanziarie

venerdì 2 dicembre 2011

Gli incarichi nella Regione Calabria della dottoressa Alessandra Sarlo


L'inchiesta "Infinito" ha confermato come in Calabria meritocrazia e disoccupazione vengono calpestate pur di favorire parenti di noti personaggi e nulla importa se questi finiscono poi arrestati con l'accusa di corruzione, rivelazione di segreti d'ufficio e favoreggiamento personale aggravato dalla finalità di favorire l'associazione mafiosa.
Ed è così che l' 11 maggio 2010 la dottoressa Alessandra Sarlo, moglie del Magistrato reggino Vincenzo Giglio, arrestato il 30 novembre 2011, riceve una telefonata da parte del medico Vincenzo Giglio, cugino omonimo del Magistrato, e anche lui arrestato nell'operazione "Infinito", con la quale le viene comunicato che sarebbe stato fissato un incontro per riuscire ad ottimizzare una sua collocazione occupazionale di dirigente in ambito regionale.

mercoledì 3 febbraio 2010

Lavoratori Porto di Gioia Tauro: immediato intervento del Governo e della Regione

Da anni vado denunciando la cecità dimostrata dai Governi nazionali e regionali calabresi sul Porto di Gioia Tauro. Ci si è soffermati solo su nomine di Commissari, Sottosegretari regionali e Autorità portuali, nel mentre prevaleva l’esclusiva attività di transhipment a favore della MCT, oggi Contship, e quella della ‘ndrangheta, tutto a discapito della polifunzionalità di quel Porto che avrebbe potuto e dovuto rappresentare il volano dello sviluppo per l’intera Calabria. Tutti gli atti ispettivi da me presentati nelle varie legislature su questa problematicità sono stati puntualmente disattesi dai Governi che si sono succeduti, compreso quello in carica.
Oggi la Contship, che negli anni ha utilizzato ingenti finanziamenti pubblici e che è diventata concessionaria di buona parte della banchina del Porto di Gioia Tauro, osa mandare in cassa integrazione ben 400 lavoratori su 1.300 e addirittura minaccia di abbandonare lo stesso Porto.
Penso che non sia ormai sufficiente esprimere la solidarietà agli otto lavoratori “barricati” su una gru all’interno del Porto, oggi appare indispensabile un immediato intervento del Governo e della Regione, chiamati non ad interessarsi di ulteriori nomine di Commissari e Sottosegretari regionali e Autorità portuali, bensì a trovare le iniziative adeguate a vincere la sfida che oggi viene lanciata dalla Contship. Penso che la Piana di Gioia Tauro, sufficientemente piegata dalla pesante disoccupazione e dalla pervasività della ‘ndrangheta, non debba continuare a subire ulteriori colpi negativi.

On. Angela NAPOLI
Componente Commissione Parlamentare Antimafia

Roma, 3 febbraio 2010

sabato 2 maggio 2009

Ecco il reclutamento del concorso per 45 Dirigenti della Regione Calabria

Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, al Ministro per i rapporti con le Regioni, al Ministro dell'economia e delle finanze.-

Per sapere - premesso che:

- la Giunta regionale della Calabria ha bandito un concorso, per titoli ed esami, per il conferimento di n. 45 posti di Dirigente, approvato con decreto dirigenziale n. 18038 del 3 novembre 2004, pubblicato sul B.U.R.C. - supplemento ordinario - n. 8 del 30 ottobre 2004;

- con decreto n. 64 dell'11 gennaio 2006, pubblicato sul B.U.R.C. n. 1 del 17 gennaio 2006, sono stati riaperti i termini del bando e rettificati alcuni criteri di valutazione dei titoli, con il supporto di una nota a firma del dirigente del Settore giuridico del Dipartimento regionale «Organizzazione e Personale»;

- il concorso è stato bandito per quattro aree funzionali: n. 13 posti di area amministrativa, n. 13 di area economico-finanziaria, n. 6 di area socio-culturale e n. 13 di area tecnica; tra i requisiti di ammissione al concorso è stato previsto il possesso dei titoli di cui all'articolo 9 della legge regionale n. 31/2002;

- con decreti dirigenziali del 26 aprile 2007 e 4 maggio 2007 è stata disposta l'ammissione con riserva alla prova preselettiva di alcuni candidati i cui titoli post-universitari o di servizio necessitavano di ulteriori indagini e approfondite valutazioni; con ulteriori decreti dirigenziali del settembre e dell'ottobre 2007, sono state sciolte negativamente le riserve di ammissione di cui sopra;

- le perplessità sui criteri assunti per la valutazione dei titoli nel concorso in questione hanno investito lo stesso Direttore generale del Dipartimento Personale dell'Amministrazione regionale della Calabria, il quale, nel maggio del 2007, ha chiesto al Dipartimento della funzione pubblica presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, uno specifico parere «in ordine al criterio interpretativo di corretta valutazione dei titoli post-universitari utili ai fini dell'accesso al concorso di dirigente»;

- con nota prot. N. DFP - 0033781-84/89/2007 -1.2.3.4, il Dipartimento della funzione pubblica ha reso il parere richiesto, affermando che in assenza di un'apposita disposizione normativa regionale che individui i titoli post-universitari utili per l'ammissione alla procedura selettiva del concorso a dirigente, al fine di prevenire gli effetti negativi di un presunto vuoto normativo, occorreva fare riferimento a quanto disposto in materia dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 295 del 29 settembre 2004, esplicativo proprio dell'articolo 28, comma 3 del decreto legislativo n. 165/2001, al quale, peraltro, la legge regionale fa espresso rinvio;

- ancora, sempre nell'ambito della verifica dei requisiti di ammissione, in data 19 giugno 2008, il Presidente delle Commissioni giudicatrici del concorso regionale in questione, ha chiesto al Segretario Generale della Regione Calabria un parere in ordine alla legittimità dell'ammissione alle prove orali di alcuni candidati; il Comitato giuridico consultivo regionale, nel parere del 18 luglio 2008, ha testualmente espresso che «non sembra che i corsi (annuali) frequentati dagli stessi possano considerarsi di preparazione dirigenziale, per cui non possono che essere esclusi, ma l'ampia e disarticolata normativa del bando lascia naturalmente aperti eventuali ricorsi giurisdizionali»;

- nel settembre del 2008, concluse le fasi concorsuali per tutte le aree, il Direttore generale del Dipartimento Personale della Regione Calabria ha emesso i decreti di presa d'atto delle graduatorie finali di merito per singole aree funzionali, disponendo la richiesta ai candidati idonei dei documenti comprovanti i titoli dichiarati nelle domande di partecipazione, per la verifica del possesso dei titoli di ammissione;

- in data 10 ottobre 2008 il Direttore generale del Dipartimento Personale della Regione Calabria, con nota prot. N. 932/DG, ha delegato le funzioni dell'intera procedura concorsuale al Dirigente del settore giuridico, persona titolare presso altro ente, e solo con posizione di comando, da quattro anni, presso la Regione Calabria;

- la Dirigente delegata, nel mese di novembre 2008, ha comunicato a tutti i candidati, in possesso di master annuale o con prestazione di servizio non di ruolo nelle pubbliche amministrazioni, la conclusione della verifica «positiva» dei requisiti per l'ammissione al concorso, ciò in chiara difformità con il contenuto dell'articolo 28 del decreto legislativo 165/2001 e quindi del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 295/2004;

- le definite risultanze hanno, quindi, portato alla nomina a Dirigenti della Regione Calabria di concorrenti privi dei requisiti previsti dalla normativa vigente;

- tra le documentazioni acquisite per le valutazioni dei titoli concorsuali è riscontrabile un parere, discordante con la procedura amministrativa precedentemente adottata dall'Amministrazione regionale, assolutamente anomalo ad avviso dell'interrogante, non solo perché non formalmente richiesto (in difformità quindi dalla legge regionale n. 7/1996), ma perché strutturato da un Magistrato in pensione, avvocato Antonio Baudi, con l'incarico di Dirigente generale esterno dell'Avvocatura regionale, componente delle commissioni giudicatrici di alcune aree dello stesso concorso per 45 Dirigenti ed anche componente di altre commissioni regionali nelle quali aveva formulato differenti valutazioni dei titoli in possesso di alcuni candidati, poi partecipanti al concorso per Dirigente;

- lo stesso avvocato Antonio Baudi decreta, sempre per la regione Calabria, il conferimento degli incarichi dei legali per la costituzione in giudizio;

- da quanto sopra esposto, appare chiaro che nella valutazione dei titoli concorsuali per dirigente regionale in Calabria, risultano inficiate le normative vigenti in materia, il tutto con la conseguente apertura di numerosi contenziosi, e con presunto danno erariale -:

- se non si ritenga necessario che la Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento della funzione pubblica - d'intesa con il Ministero dell'economia e delle finanze e con il Ministero per i rapporti con le regioni, intervenga, ai sensi dell'articolo 105 del codice di procedura civile, nei processi amministrativi avviati innanzi al TAR Calabria dai ricorrenti del concorso per 45 Dirigenti regionali;

- se non ritengano necessario ed urgente predisporre un'adeguata visita ispettiva, a cura dell'apposito Servizio ispettivo di Finanza del Dipartimento della ragioneria generale dello Stato, nonché dell'Ispettorato per la funzione pubblica, previsti dall'articolo 60, commi 5 e 6, del decreto legislativo 165/2001, al fine di verificare la razionale organizzazione dell'Amministrazione della regione Calabria, l'ottimale utilizzazione delle risorse umane, la conformità dell'azione amministrativa ai princìpi di imparzialità e buon andamento, l'efficacia dell'attività amministrativa, l'osservanza delle disposizioni vigenti sul controllo dei costi, dei rendimenti e dei risultati e sulla verifica dei carichi di lavoro, nonché per verificare il corretto conferimento degli incarichi e dei rapporti di collaborazione ed individuare eventuali responsabilità a carico di singoli.

On. Angela Napoli

Roma, 30 aprile 2009

martedì 31 marzo 2009

La gestione clientelare degli incarichi esterni di Dirigenti alla Regione Calabria

Da www.Telereggiocalabria.it del 31 marzo 2009

Il Presidente della Giunta regionale della Calabria, nel mentre chiama a raccolta la minoranza consiliare per continuare a tacitarla sul “buco” finanziario della sanità, non contento dei già numerosi incarichi e consulenze date dall’Ente Regione, si prodiga nel deliberare ingiustificati incarichi “esterni”, aggravando il già pesante bilancio regionale, in un momento in cui il tasso di disoccupazione continua a crescere.
Il Presidente Loiero, infatti, con atto della G.R. n. 85, in data 23 febbraio 2009, su conforme proposta dell’Assessore al Personale, on. Liliana Frascà, formulata su designazione dell’Assessore, on. Michelangelo Tripodi, ha deliberato l’incarico a tempo determinato al dott. Arch. Mezzatesta Giuseppe, in posizione di comando presso la Giunta Regionale.
Premesso che considero assurda la chiamata ad incarico esterno da parte della Giunta Regionale del responsabile dell’Ufficio Tecnico del Comune di Gioia Tauro, attualmente retto da una Commissione straordinaria, perché sciolto per infiltrazione mafiosa.
Ma reputo altrettanto inconcepibile che venga affidato tale incarico esterno presso il Dipartimento n. 8 “Urbanistica e Governo del Territorio”, non solo senza specificarne le motivazioni e le esigenze, ma addirittura dopo che la Regione ha espletato, approvato le graduatorie definitive di merito e nominato i vincitori (come da pubblicazione sul B.U.R. del 19 dicembre 2008) di un concorso pubblico per titoli ed esami per il conferimento di 45 posti di Dirigente nella Regione Calabria, 13 dei quali per l’Area Tecnica. Perché, allora, questo comando? Perché, se davvero ci fossero le esigenze, non far scorrere la graduatoria del concorso appena espletato facendo ricorso agli idonei?
Di fronte a questa costante anomala gestione dei conferimenti di incarichi esterni da parte dell’Ente Regione della Calabria, non potrà non intervenire la Corte dei Conti, per porre fine ad una gestione clientelare, peraltro, a ridosso di una importante tornata elettorale.

On. Angela Napoli
Componente Commissione Parlamentare Antimafia

Roma, 31 marzo 2009

lunedì 27 ottobre 2008

Sanità in Calabria: assurdo che la Politica abdichi alla Magistratura!

Nel plaudire all’iniziativa del Procuratore della Repubblica di Vibo Valentia, dott. Mario Spagnuolo, per l’emanazione del provvedimento urgente di sequestro del P. O. di quella città, non posso non stigmatizzare l’incuria della Regione Calabria in un settore di vitale importanza per la salute dei cittadini tutti.
Il 21 dicembre 2007 la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha decretato lo stato di emergenza socio – economico – sanitaria nel territorio della Regione Calabria. La citata direttiva partiva dalle considerazioni sulle “condizioni di debolezza del sistema sanitario regionale, nell’ambito delle quali rivestono particolare rilievo le condizioni di inadeguatezza delle strutture sanitarie” e ravvisava “la necessità di procedere all’immediato avvio di interventi volti ad assicurare che il sistema sanitario – infrastrutturale della regione Calabria sia posto in grado di garantire e tutelare la salute pubblica e la sicurezza dei lavoratori del comparto sanitario”.
La decisione assunta questa mattina dal Procuratore Spagnuolo, certamente necessaria ed urgente alla luce delle risultanze delle indagini condotte dai Carabinieri del Comando provinciale di Vibo Valentia, evidenzia l’incuria che la Regione Calabria ha continuato a mantenere nell’intero settore, pur se i tragici casi di malasanità che si sono verificati anche nel P. O. di Vibo, avrebbero richiesto urgenti interventi per garantire sicurezza e salubrità dovute ai cittadini.
E non posso, altresì, non ricordare sia gli allarmanti contenuti della relazione predisposta dalla specifica Commissione ministeriale, pubblicata sulla stampa regionale il 24 aprile 2008, nonché la bocciatura che, nel marzo del 2008, la Corte dei Conti regionale ha dato alla sanità calabrese, di fronte ai quali la Giunta regionale ha continuato persino a lasciare al loro posto funzionari e dirigenti del settore, privi di adeguati requisiti e titoli specifici.
Oggi siamo costretti ad assistere ai necessari provvedimenti di sequestro ed all’aumento del buco dell’intera spesa sanitaria regionale.
Come si vede, purtroppo, non era né strumentale né demagogica la richiesta di commissariamento dell’Assessorato regionale Sanità Calabria che, nel giugno del corrente anno, feci al Governo nazionale.
Trovo davvero assurdo che anche in materia di salute e sicurezza dei cittadini, la politica abdichi alla Magistratura!

On. Angela Napoli
Componente Commissione Giustizia

Taurianova, 27 ottobre 2008

venerdì 4 luglio 2008

L'Interrogazione sull'emergenza ambientale in Calabria

Al Presidente del Consiglio dei Ministri e ai Ministri dell’Ambiente e Tutela del Territorio ed Economia e Finanze

– Per sapere – Premesso che:

- con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 12 settembre 1997, è stato dichiarato lo stato di emergenza nel territorio della Regione Calabria nel settore dei rifiuti urbani, speciali e pericolosi, della bonifica e del risanamento ambientale dei suoli, delle falde e dei sedimenti inquinanti, nonché in materia di tutela delle acque superficiali e sotterranee e dei cicli di depurazione;

- l’iniziale decreto, previsto per la durata di circa quindici mesi, è stato via via inspiegabilmente prorogato per ben 10 anni fino ad una prima conclusione, prevista per il 31 ottobre 2007, slittata con una successiva ordinanza del Governo Prodi, al 30 giugno 2008;

- con i primi decreti venivano nominati i Presidenti della Regione Calabria quali Commissari delegati per la predisposizione degli interventi, con un’ampia serie di poteri;

- a partire dal marzo 2006 l’incarico di Commissario delegato per l’emergenza ambientale nella Regione Calabria è stato sempre affidato a Prefetti;

- fin dai primi anni successivi alla proclamazione dello stato di emergenza ambientale nel territorio della regione Calabria è stato fatto ben poco per attuare gli interventi necessari ad uscire dall’emergenza, ed ancora oggi la Calabria è costretta a registrare il perdurare, ad esempio, delle cattive condizioni delle acque di balneazione, che provoca, soprattutto nelle stagioni estive, continue proteste da parte della popolazione;

- nel mese di febbraio 2007 il prefetto Antonio Ruggiero, che in data 3 gennaio 2007 aveva già chiuso la sua breve esperienza di delegato per l’emergenza in Calabria, ha fatto un drammatico resoconto della situazione durante un’audizione in Commissione parlamentare d’inchiesta sull’emergenza ambientale, il cui contenuto è verificabile dai verbali parlamentari;

- dalla relazione è emersa una pesante situazione debitoria, la mancanza di un reale bilancio, l’erogazione di centinaia di migliaia di euro ed avvocati amici, l’inutilizzabilità del programma di elaborazione dei dati contabili, il fallimento delle politiche nel ciclo dei rifiuti, la presenza alle dipendenze dell’Ufficio del Commissario di 64 dipendenti più 41 persone “fantasma” assunte con contratti stipulati da dirigenti del Ministero dell’Ambiente, la mancanza di allegati o atti che avrebbero dovuto produrre il servizio di controllo interno e di verbali della verifica amministrativa e contabile;

- la relazione del prefetto Ruggiero ha rappresentato l’ennesima denunzia sulla gestione di un lungo commissariamento che è stato al centro di proteste , interrogazioni parlamentari, di relazioni della Corte dei Conti, di indagini delle Forze dell’Ordine e della Magistratura;

- la cattiva gestione degli impianti, il grave ritardo nella raccolta differenziata, gli sperperi inutili, i presunti gravi illeciti nella gestione dei finanziamenti, il mancato controllo degli organi deputati, sono indicativi del totale fallimento del Commissariamento;

- nei giorni scorsi, anche su richiesta dell’attuale Commissario delegato, prefetto Salvatore Montanaro, era stata salutata positivamente la fine della gestione Commissariale, prevista per il 30 giugno 2008, ma alla Presidenza del Consiglio dei Ministri è pervenuta una richiesta di proroga (l’ennesima!) da parte della Regione Calabria;

- l’ennesima ed assurda richiesta della Regione Calabria è stata fatta dopo che il prefetto Montanaro, rispettando la scadenza, aveva presentato la relazione finale dalla quale si evince che l’Ufficio del Commissario ha ottenuto buoni risultati sul fronte della depurazione e della raccolta dei rifiuti, giungendo da una parte al graduale passaggio delle competenze alle Province e dall’altra all’elaborazione del Piano dei rifiuti, che è ancora al vaglio della regione;

- nel mese scorso, l’Assessore regionale all’ambiente, che riteneva ormai di poter considerare concluso il periodo di Commissariamento ambientale, si è visto revocato l’incarico dal Governatore Loiero, il quale si ostina a richiedere la proroga dell’emergenza;

- d’altra parte il Sottosegretario di Stato, Guido Bertolaso, durante la visita fatta a Catanzaro il 13 giugno 2008, aveva dichiarato : “ Lo stato di emergenza per i rifiuti è scaduto il 31 ottobre scorso, ora, a fine mese, la Calabria può rientrare in pieno nella gestione ordinaria come concordato con il Governo regionale”;

- lo stesso Commissario Montanaro si è espresso per la fine di un lunghissimo commissariamento ambientale in Calabria;

- l’interrogante ritiene che la richiesta di proroga da parte del Governatore Loiero sia legata solo ed esclusivamente a scelte opportunistiche che nulla hanno a che vedere con la gestione dell’emergenza ambientale:

- se non ritengano davvero assurda una eventuale ulteriore ed ennesima proroga di un commissariamento che ha già portato in Calabria ben 800 milioni di euro;

- quali le definizioni dell’attuale Governo sullo stato dell’emergenza ambientale in Calabria.

On. Angela NAPOLI

Roma 3 luglio 2008