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lunedì 15 luglio 2013

Un risveglio ideale. Intervista ad Angela Napoli


A CURA DI GIULIA FARNETI


REGGIO CALABRIA, 15 LUGLIO 2013 -


Nata in Piemonte ma di origine calabrese, è ex Deputato Nazionale. È membro della Commissione parlamentare Antimafia. Sin dalla sua scesa nel campo della politica, ha portato avanti la bandiera della legalità e della lotta a tutte le mafie. Numerose sono state le sue proposte di legge e le sue interrogazioni parlamentari nate per ostacolare il potere delle associazioni di stampo mafioso, e che chiedono trasparenza nel mondo delle istituzioni. Vive da alcuni anni sotto scorta a causa del suo impegno nella lotta alla criminalità organizzata.

Chi è oggi Angela Napoli?
Angela Napoli oggi è una cittadina calabrese, la quale dopo 19 anni di attività parlamentare, ha deciso di non rinchiudersi a fare la vita di pensionata, bensì di dedicarsi alla partecipazione attiva per continuare ad aiutare i cittadini calabresi, costretti a vivere sotto la cappa dell'emergenza riscontrabile in tutti i settori. Per questo motivo ha fondato l'Associazione "Risveglio Ideale", della quale è presidente, che ha a base dell'attività un manifesto di valori e di intenti che puntano sulla questione morale, sulla cultura etica, sull'affermazione della meritocrazia, sulla cultura del sapere, sul contrasto inflessibile alla criminalità organizzata e sull'isolamento di ogni "zona grigia".
Nel 2010 ha ricevuto una lettera scritta dal pentito Gerardo D’Urzo in cui si affermava che le cosche della Piana di Gioia Tauro stavano organizzando un attentato conto di lei. È da quel momento che ha capito che essere davvero in pericolo?
É proprio da quel momento, anche se in passato non ero stata immune da minacce, che ho compreso di essere davvero in pericolo. Infatti, subito dopo aver ricevuto le due lettere dal collaboratore di giustizia Gerardo D'Urzo, peraltro ritenuto attendibile dagli inquirenti, una sera sotto la mia abitazione di residenza a Roma, proprio in direzione del punto dove la scorta mi lasciava e mi prelevava, è stata individuata una macchina, definita dagli inquirenti, come predisposta quale possibile "obiettivo" nei miei confronti. E il fatto che mi ha lasciata ancora maggiormente perplessa è che nelle due lettere, dove venivano fatti nomi e cognomi dei criminali, il collaboratore di giustizia comunicava che il tutto sarebbe stato ordinato da un politico della mia stessa colazione (allora PDL), il cui nome non è stato mai individuato (o non lo si è voluto individuare) da parte dei Magistrati reggini.
Lei è un ex parlamentare nata in Piemonte ma di origini calabresi. Ha sempre avuto un grande obiettivo: combattere la ‘ndrangheta …
Effettivamente ho iniziato la mia attività politica da consigliere comunale di opposizione nella città di Taurianova (dove risiedo!), primo Comune d'Italia ad aver avuto lo scioglimento del consiglio per infiltrazione mafiosa. Da allora, anche da dirigente di Partito, avendo compreso che la 'ndrangheta è un cancro che devasta il territorio e mina la libertà dei cittadini, ho iniziato le mie battaglie. Basti pensare che nel 1991, da semplice dirigente provinciale di Partito, ho presentato una lista di sole donne (tutte non residenti) nel Comune di Platì, dove nessuno, per ben due successive tornate elettorali era riuscito a presentare liste per le competizioni amministrative. Naturalmente senza ottenere alcun risultato, perché la 'ndrangheta locale non intendeva essere "disturbata"! Dal 1994 ho continuato a combattere da Deputata Nazionale e da componente delle varie Commissioni Parlamentari Antimafia.
Le ultime minacce nel gennaio scorso; tuttavia le hanno revocato la scorta mettendo a repentaglio la sua vita. Come ha appreso questo provvedimento?
Nello scorso mese di gennaio del corrente anno dall'inchiesta giudiziaria, denominata "Purgatorio", è emerso che il boss Pantaleone Mancuso, uno dei capi dell'omonima cosca di 'ndrangheta di Limbadi, nel mentre si lamentava con un suo sodale di essere stato condannato ad otto anni di carcere in seguito ad una mia interrogazione parlamentare, veniva tranquillizzato dallo stesso sodale con le parole: "stai tranquillo perché stiamo vedendo come farla fuori quella scema di Angela Napoli". A distanza di soli tre mesi da quest'ultima preoccupante minaccia, il Comitato provinciale per la sicurezza di Reggio Calabria, mi comunicava la revoca della scorta. Fortunatamente l'Ufficio Centrale per la protezione Personale (UCIS) di Roma, non ha ratificato il provvedimento reggino e, al momento, tutto è tornato normale.
Questo avviene dopo la mancata candidatura in Calabria. Ritiene che la revoca della scorta sia collegata a questo?
Probabilmente la revoca della scorta è stata proposta proprio perché non più Deputata nazionale, senza però tener conto che la protezione per la mia sicurezza a suo tempo, oltre dieci anni fa, mi era stata affidata non per gli incarichi istituzionali, bensì per le minacce ricevute, fin dal secondo scioglimento per infiltrazione mafiosa, nel 2002, del Consiglio comunale di Lamezia Terme, per il quale scioglimento mi ero fortemente battuta. Qualcuno ritiene che la scorta possa essere uno status symbol, in realtà per chi ne è sottoposto per ragioni legate a minacce mafiose, diventa un vincolo alla propria libertà. Basti dire che da ben dieci anni trascorro le mie vacanze estive in casa, perché non ritengo di dovermi recare al mare con la scorta!
Si può fare politica avendo il fine di combattere la criminalità organizzata? Non deve essere semplice.
Ha proprio ragione! Non è semplice fare politica e combattere la criminalità organizzata. Ma la buona Politica non dovrebbe prescindere da questa battaglia, altrimenti si cade nell' interesse personale, nel malaffare e nella corruzione. Si, perché è proprio la corruzione che oggi imperversa e mina lo sviluppo dei nostri territori. E laddove regnano malaffare e corruzione le organizzazioni criminali trovano la loro linfa vitale.
Lei pensa che politica possa fare di più contro le mafie?
La politica avrebbe un grande compito nella lotta alle mafie! Non basta legiferare in termini di antimafia per avere la coscienza tranquilla! La lotta alle mafie passa innanzitutto dal prendere le distanze con i criminali fin dal momento elettorale, allorquando ci sono candidati che pur di ottenere il risultato vanno a bussare a casa dei boss. I Partiti politici dovrebbero, inoltre, puntare su candidati immuni da rapporti o parentele con i mafiosi. Come diceva il compianto giudice Paolo Borsellino, non è sufficiente candidare una persona affermando "questo è pulito perché non toccato dalla giustizia". Soprattutto nei piccoli Comuni si conoscono uomini e fatti e non basta quindi prendere le distanze quando uno viene intaccato dalla giustizia.
La mafia è un fenomeno molto difficile da sconfiggere. Ma se ognuno fa qualcosa, anche una piccola azione di legalità, riusciremo mai a porre fine a questo fenomeno?
La mafia è sicuramente un fenomeno difficilissimo da sconfiggere, ma può essere debellato! Basterebbero volontà e reale contrasto, senza delegare la lotta solo alla Magistratura e alle Forze dell'Ordine! Ognuno, senza per questo sentirsi o diventare eroe, dovrebbe agire sempre con il massimo rispetto della legalità, partecipare attivamente alla vita della propria Comunità, senza bendarsi gli occhi e tapparsi le orecchie.
 Giulia Farneti

mercoledì 15 maggio 2013

Parla Angela Napoli: “Favoriscono la mia morte” (intervista di Paolo De Chiara)



Parla Angela Napoli: “Favoriscono la mia morte”

Di  | il 15 maggio 2013 |

“Con una macchina non blindata l’unica cosa che può succedere è la mia fine sicura”.
Queste sono le parole dell’On. Angela Napoli. L’ex componente della commissione parlamentare antimafia, impegnata da sempre contro la ‘ndrangheta. La maledetta mafia che opprime e uccide la sua terra.  Una politica di razza, con una vita blindata. L’ultima minaccia di morte a gennaio scorso: “stiamo lavorando per toglierla di mezzo”.
Parole intercettate al boss di ‘ndrangheta  Pantaleone Mancuso, nel carcere di Tolmezzo. Dopo un’interrogazione parlamentare presentata per chiedere spiegazioni sul provvedimento del Tribunale di Vibo Valentia che aveva disposto il trasferimento del boss in ospedale.  “La Calabria, come tutte le regioni che si trovano invase e contaminate dalla piaga dell’illegalità, ha bisogno di testimoni coraggiosi capaci di denunciare e svelare i meccanismi che impediscono il giusto sviluppo. È giusto che persone come Angela Napoli, che hanno fatto della loro vita un principio di legalità e di amore verso la propria terra, ricevano dallo Stato l’adeguata protezione a tutela della propria vita”, scrivono associazioni e cittadini in una lettera inviata al Prefetto di Reggio Calabria Vittorio Piscitelli.
Il prefetto che ha annunciato con una telefonata la revoca e che ha aggiunto: “se dovesse succedere qualcosa rivedremo la decisione”. Non ricandidata alle ultime elezioni politiche. Per Bocchino, la Napoli, “parla troppo di legalità”. Danneggia l’immagine, rompe gli equilibri. “In molti speravano che chiusa l’attività parlamentare mi sarei automaticamente chiusa in casa e avrei finito con le mie battaglie, le mie denunzie. La cosa non è avvenuta”. Ad Angela Napoli è stata tolta la scorta armata. L’esponente calabrese di ‘Risveglio Ideale’ rischia seriamente la vita, ma non si arrende: “Vado avanti”.
Angela Napoli, dopo la mancata candidatura alle politiche (per Bocchino, ex colonnello di Fini, lei parlava “troppo di legalità in Calabria”) le hanno revocato l’auto blindata, l’autista e un agente per la tutela. Come ha saputo di questo ‘strano’ provvedimento?
Ho ricevuto, prima, una telefonata di preavvertimento da parte del prefetto Piscitelli di Reggio Calabria e, il giorno dopo, ho ricevuto la lettera da parte della Prefettura. Naturalmente è un provvedimento che respingo. Si tratterebbe, intanto, di non avere la macchina blindata, dovrei mettere io stessa il conducente e, praticamente, lo Stato mi darebbe solo un uomo della polizia. Mettendo a rischio, automaticamente, la vita mia ma anche quella di due persone. Io non lo posso assolutamente permettere. Per cui ho indirizzato una lettera al Prefetto, mettendo tutti gli episodi, purtroppo, di minacce ai quali sono stata e continuo ad essere sottoposta. E ho chiesto la revoca del provvedimento. Quindi quello che accadrà non lo so.
Ci sono state risposte dopo la sua lettera?
No.
Cosa pensava mentre il prefetto Piscitelli le comunicava telefonicamente la decisione?
Intanto sono stata presa di sorpresa. È stata una comunicazione veramente inaspettata. A gennaio ho saputo dell’inchiesta ‘Purgatorio’ dove il boss Mancuso, praticamente, faceva capire di addebitarmi otto anni di carcere inflitti e un suo sodale diceva: ‘tranquillo, stiamo vedendo come farla fuori’. A metà gennaio aveva allertato, sia a Roma sia in Calabria, la scorta proprio in base a queste dichiarazioni. Trovo veramente strano che dopo tre mesi…  L’unica ragione che mi sono fatta è che, probabilmente, in molti speravano che chiusa l’attività parlamentare mi sarei automaticamente chiusa in casa e avrei finito con le mie battaglie, le mie denunzie. La cosa non è avvenuta, perché sono ripartita, devo dire anche alla grande, con grande successo, con la mia associazione ‘Risveglio Ideale’ e questo, con molta probabilità, sta dando fastidio. L’unico modo per farmi tacere è proprio quello di farmi chiudere in casa. O, addirittura, andar via.
È vero che il prefetto di Reggio Calabria durante la telefonata le ha detto: “se dovesse succedere qualcosa rivedremo la decisione?”
Si, è verissimo. Che deve succedere? Con una macchina non blindata l’unica cosa che può succedere è la mia fine sicura. Nella lettera che ho scritto, chiedendo la revoca del provvedimento, ho specificato tante e tante cose. Ad iniziare dal fatto che la scorta non l’ho avuta perché ricoprivo incarichi istituzionali o perché componente della commissione antimafia, l’ho avuta perché soggetto ad alto rischio. Non mi sono mai servita della scorta per vacanze balneari o di altro genere. Sono dieci anni che non vado al mare.
Chi ha deciso?
Il provvedimento lo ha preso il prefetto di Reggio Calabria, stando a quello che c’è scritto nella lettera, dopo la riunione del coordinamento delle forze di polizia che si sarebbe svolta, come c’è scritto nella lettera, il 10 aprile scorso.
Quali sono le ragioni?
Non ci sono ragioni. Il coordinamento constata, fa la valutazione sul rischio della persona. Probabilmente, pur avendo conoscenza di tutto quello che ho sopra la testa, non reputano che sia soggetto  a rischio.
Nel 2010 riceve una lettera “allarmante”, scritta dal pentito di ‘ndrangheta Gerardo D’Urzo. Le cosche della Piana di Gioia Tauro stavano organizzando un attentato contro di lei. Ora diventa tutto più difficile.
Sicuramente difficile e anche molto, molto rischioso. Diventa difficile muovermi, addirittura, nel mio stesso paese di residenza, Taurianova, il primo Comune in Italia ad essere sciolto per infiltrazione mafiosa, il consiglio comunale è stato sciolta per la seconda volta nel 2009 e nei mesi scorsi è stato sottoposto nuovamente ad una commissione di accesso. Con molta probabilità potrebbe arrivare il terzo scioglimento. Personaggi che ruotano nella mia città, che ho sempre combattuto, sono ben noti alle forze dell’ordine. Io stessa ho perfino fatto un’interrogazione per chiedere l’applicazione del 41bis a due fratelli ergastolani di Taurianova che avevano tentato l’evasione. Questi fratelli hanno un altro fratello che circola liberamente  per Taurianova e un cognato, sempre di Taurianova, che è latitante dal 1992.

sabato 11 maggio 2013

GALULLO: PER RIPRISTINO SCORTA ANGELA NAPOLI: interrogazioni parlamentari alla Camera dal Pd (Lo Moro) e dal M5S (Nesci)







http://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2013/05/hasta-la-victoria-siempre-compagna-angela-napoli-interrogazioni-parlamentari-alla-camera-dal-pd-lo-moro-e-dal-m5s-n.html 

11 MAGGIO 2013 


Hasta la victoria siempre “compagna” Angela Napoli: interrogazioni parlamentari alla Camera dal Pd (Lo Moro) e dal M5S (Nesci)

Cari lettori di questo umile e umido blog chi l’avrebbe mai detto!
La scorta politica ad Angela Napoli - che ancora nel 1994, una vita fa, eppure sono passati appena 19 anni, presentava ordini del giorno, interrogazioni e interpellanze firmando in calce al suo nome “Alleanza nazionale-Movimento sociale italiano” – sarà approntata dal Pd e del Movimento 5 Stelle.
Che contrappasso storico e sociale per chi ha vissuto una vita fianco a fianco con il delfino di Giorgio Almirante, vale a dire quel Gianfranco Fini che ad un certo punto ha deciso di lasciare Napoli al proprio destino!
Dopo la decisione del Viminale attraverso il Comitato ristretto reggino per l’ordine pubblico e la sicurezza –assunta il 10 aprile ma comunicatale appena un mese dopo, coincidenza del tutto casuale con il cambio della guardia al ministero dell’Interno – di revocarle la scorta (si veda il post di ieri in archivio) toccherà infatti a due parlamentari del Pd e del M5S correre in Parlamento in soccorso dell’ex vicepresidente della Commissione antimafia che dopo una vita spesa contro la criminalità organizzata è stata prima mollata dal partito (ha militato nel Fli per poi abbandonarlo a causa di forza maggiore) e poi, così sembra, dallo Stato.
Dopo che la notizia ieri è circolata nelle redazioni e nelle segreterie dei partiti (forse i sistemi criminali calabresi erano già a conoscenza da mesi dell’epilogo e poi su questo tornerò), il cellulare di Napoli ha trillato in continuazione. Telefonate di solidarietà da giornalisti, imprenditori, gente comuni e politici. Politici della destra direte voi! Maddeche!
Dagli ex alleati e amici manco un sms. Anzi no, mi correggo: solo uno, giunto dall’ex collega in Commissione parlamentare antimafia Fabio Granata. Ma mica di solidarietà! No, solo per informarsi sulla veridicità della notizia e condividere un male comune (ma non un mezzo gaudio): anche a lui è stata tolta la scorta ma non in Sicilia (dove vive e lavora) ma fuori dall’isola.
A farsi viva per il Pd è stata la senatrice Doris Lo Moro, che in barba alle divisioni partitiche e in onore delle idee, dei valori e dei principi, le ha preannunciato (e ha annunciato poi a questo umile e umido blog) un’interrogazione parlamentare che presenterà lunedì indirizzandola all’attenzione di Governo e ministro dell’Interno.
Oltre a Lo Moro si è fatta avanti anche Dalila Nesci, che dopo aver abbandonato il Movimento Ammazzateci Tutti (anni fa) ha abbracciato recentemente il Movimento 5 Stelle con il quale è stata eletta in Parlamento. Errare è umano ma perseverare…
Al netto di questo ha il coraggio di schierarsi a fianco di Napoli, annunciando la volontà di presentare anche lei e subito un’interrogazione parlamentare, per conoscere i motivi, accompagnandola con una riflessione che affida anch’essa a questo umile e umido blog: «È doveroso affermare un principio: lo Stato deve proteggere i nemici del crimine organizzato; a prescindere, soprattutto in Calabria, da valutazioni su economie e risparmi».
Servirà a poco ciò che faranno (per prime due donne) Lo MoroNesci? Servirà a nulla per far tornare il Viminale sui propri passi? Servirà a tanto? Non ho risposte ma – ovviamente – queste prese di posizione (e altre che sono in preparazione) serviranno a fare chiarezza su una decisione che – a mio modesto avviso – ha punti oscuri.
Ora – sia ben chiaro – che chi ha assunto la scelta di rivedere il livello della sua protezione ha assunto in perfetta buona fede questa decisione e che nessuno si permetta di negare che abbiano applicato alla lettera (mi permetto di celiare per sdrammatizzare) il comma X della lettera Y del decreto legge Z così come modificato dal decreto legislativo T su suggerimento della circolare del consiglio d’Europa V, rivista e corretta dalla Centrale del Latte con la raccomandazione lattiero-casearia U.
La legge è legge.
Ciò che – allo stato – resta un mistero che, sono sicuro, verrà decriptato, sono i motivi alla base di questa scelta. Senza, infatti, andare indietro nel tempo, dobbiamo tutti ricordare che l’ultima, inquietante “attenzione”, è di gennaio 2013, allorché nel carcere di Tolmezzo fu intercettato Pantaleone Mancuso. Le sue parole furono pronunciate – guarda tu il caso - dopo un’interrogazione parlamentare di Angela Napoli presentata sul provvedimento del Tribunale di Vibo Valentia che dispose il trasferimento in ospedale del presunto boss.
E cosa diceva il simpatico esponente dei Mancuso – amici nel tempo di tanti politici e servitori dello Stato indegni di sedere a rappresentare o agire per conto del popolo italiano - riferendosi ad Angela Napoli? «Stiamo lavorando per toglierla di mezzo».
Se nulla cambierà nelle scelte del Viminale, il destino di Napoli, che ha fatto dell’antimafia una bandiera di vita, è segnato, visto che d’ora in avanti, senza scorta, non potrà mettere il nasino fuori dall’uscio della sua casa di Taurianova che – incidentalmente – è un comune dove la mafia si respira per strada al pari del profumo di “pipi e patate” che cucinano le brave donne calabresi?
Io lo chiamo destino di morte.
Sarà tolta di mezzo e la profezia dei Mancuso si avvererà. Senza bisogno di torcerle un capello.
r.galullo@ilsole24ore.com

venerdì 10 maggio 2013

ROBERTO GALULLO. Esclusivo/ Tolta la scorta blindata all’ex parlamentare antimafia Angela Napoli minacciata di morte - Farà da se (ma non trova nessuno)




http://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2013/05/esclusivo-tolta-la-scorta-blindata-allex-parlamentare-antimafia-angela-napoli-minacciata-di-morte-fa.html

Esclusivo/ Tolta la scorta blindata all’ex parlamentare antimafia Angela Napoli minacciata di morte - Farà da se (ma non trova nessuno)

Per tre volte in Commissione parlamentare antimafia (una volta come vicepresidente), una vita blindata da 10 anni per le sue battaglie antindrangheta, minacciata l’ultima volta a gennaio di quest’anno attraverso le parole intercettate nel carcere di Tolmezzo a Pantaleone Mancuso («Stiamo lavorando per toglierla di mezzo», pronunciate dopo un’interrogazione parlamentare presentata sul provvedimento del Tribunale di Vibo Valentia che dispose il trasferimento in ospedale del presunto boss), ad Angela Napoli è stata tolta la scorta che finora l’ha protetta.
Quando la Questura – a ore - le comunicherà ufficialmente la notizia che le è stata anticipata telefonicamente ieri sera dalla Prefettura, via la macchina blindata, via l’autista e l’uomo di tutela e largo al fai-da te.
Il livello di vigilanza che lo Stato potrà assicurargli è infatti il 4: vale a dire che la Napoli ci deve mettere la propria macchina, un suo autista personale e il Viminale ci metterà un uomo a tutela.
A raccontare quanto è accaduto è proprio lei, di ritorno da una nuova tappa della sua politica in giro per la Calabria (ieri era a Gioia Tauro), che continua a svolgere con la sua associazioneRisveglio Ideale, nonostante non sia più stata neppure candidata al Parlamento. «Ieri sera mi ha telefonato il prefetto di Reggio Calabria Vittorio Piscitelli - racconta Napoli con la solita calma -e ha fatto riferimento ad una circolare dell’ex ministro dell’InternoAnna Maria Cancellieri che obbliga a rivedere lo status delle persone protette e mi ha comunicato, di conseguenza, le novità».
Napoli non si è comunque persa d’animo e ha cominciato a cercare qualcuno che voglia fargli da autista. Risposte: zero. «Nessuno mi vuole fare da autista – dice - perchè hanno giustamente paura. A questo punto rinuncerò a quel poco di scorta che mi verrebbe attribuita perché un autista non lo trovo e il poliziotto che mi verrebbe assegnato a tutela ovviamente non può guidare anche la macchina, oltretutto privata. Mi dispiace ma dirò allo Stato che si deve assumere fino in fondo la propria responsabilità. Non potrò più muovermi in alcun modo».

venerdì 6 giugno 2008

Richiesta ai Ministri della Giustizia e dell'Interno per monitorare l'utilizzo del "patteggiamento in appello" da parte dei boss

Ai ministri della Giustizia e dell’Interno –

Per sapere – premesso che:

- con atto ispettivo n. 4 - 00151 del 21 maggio 2008 l’interrogante ha segnalato la necessità di rivisitare la norma relativa al cosiddetto “patteggiamento in appello”, alla luce dello “sconsiderato” uso della stessa norma da parte di noti boss mafiosi;

- in particolare, con il citato atto ispettivo, l’interrogante faceva riferimento all’avvenuta decretazione di assegnazione degli arresti domiciliari a Pantaleone Mancuso, uno dei principali capi del clan di Limbadi (V.V.), proprio nel mentre è in atto, presso il Tribunale di Catanzaro il processo di appello “ Dinasty – Affari di famiglia” , che lo vede tra i principali imputati;

- voci ricorrenti riportano la notizia che il citato boss Pantaleone Mancuso si sarebbe reso latitante:

- se agli atti del Ministero dell’Interno risulta veritiera la notizia della latitanza del boss Pantaleone Mancuso;

- quali urgenti iniziative di carattere normativo intendano assumere al fine di rendere decisamente efficace il contrasto alla criminalità organizzata.

On. Angela NAPOLI

Roma 4 giugno 2008

mercoledì 21 maggio 2008

Interrogazione sulla scarcerazione del boss Pantaleone Mancuso

Al ministro della giustizia - Per sapere – Premesso che:

- nei giorni scorsi, avvalendosi del cd. “patteggiamento in appello”, è stato scarcerato Pantaleone Mancuso, uno dei boss del clan di Limbadi (VV);

- Pantaleone Mancuso era stato arrestato nell’ottobre del 2003, insieme ad altri capi e gregari del clan di Limbadi, grazie all’operazione Dinasty - Affari di famiglia, grande intervento antimafia sul territorio vibonese, con il coinvolgimento di sessantadue indagati e che, per la prima volta, ha assestato un duro colpo alle cosche dei Mancuso, tra le maggiori e più pericolose della ‘ndrangheta calabrese;

- Già nel dicembre del 2005, l’interrogante con atto ispettivo n. 4-18891, aveva denunziato la strana vicenda del boss Pantaleone Mancuso, il quale nel mentre si trovava sottoposto alla misura cautelare in carcere presso la Casa Circondariale di Tolmezzo, grazie ad alcune perizie mediche, era stato ricoverato presso il reparto di cardiologia dell’Ospedale Civile di Vibo Valentia, con l’aggiunta di un autorizzazione a recarsi presso uno studio odontoiatrico privato della stessa città e senza previsione alcuna dei tempi di durata del ricovero, per eseguire l’intervento ritenuto indispensabile dal perito d’ufficio; il tutto mentre nella stessa città di Vibo Valentia si stava svolgendo proprio il processo giudiziario che vedeva il boss tra gli imputati più importanti e pericolosi;

- Nel luglio del 2003 l’interrogante, con atto ispettivo n. 4-06982, aveva denunziato l’avvenuto dissequestro, per “sospettosi cavilli” dei beni riconducibili allo stesso boss Mancuso, per un valore complessivo di due milioni e mezzo di euro;

- Pantaleone Mancuso è, però, solo l’ultimo dei boss della ‘ndrangheta che si avvale del cd. “patteggiamento in appello”, non solo per diminuire la pena inflitta in primo grado, ma per beneficiare della scarcerazione:

- Quali urgenti iniziative di carattere normativo intenda assumere per evitare casi quale quello del boss Pantaleone Mancuso, e rendere così efficace il contrasto alla criminalità organizzata.

On. Angela NAPOLI

Roma 21 Maggio 2008

domenica 18 maggio 2008

SICUREZZA: LA CALABRIA DEVE DIVENTARE PARTE INTEGRANTE DELL'ITALIA

L’immigrazione clandestina sta minando sicuramente la sicurezza dei cittadini ed è, pertanto, indispensabile intervenire celermente con regole ferme, per allentare la paura che, in particolare negli ultimi anni, ha coinvolto gli Italiani. Ed è quanto si sta apprestando a fare il nuovo Governo Berlusconi. Sento però di segnalare l’attenzione, proprio in termini di “sicurezza”, che richiederebbe anche la nostra Calabria. Mi è, infatti, sembrato che si stia guardando alla situazione del centro – nord, trascurando ciò che accade in Calabria. Secondo i dati de “Il Sole 24Ore” di alcuni giorni fa, Crotone è in testa per tasso di clandestinità e Reggio Calabria e Cosenza rientrano nelle prime dieci, sempre per presenza di clandestini.
Non v’è dubbio che la Calabria andrebbe osservata anche in questo settore, tenendo conto che l’immigrazione clandestina oltre allo sfruttamento nel lavoro, diventa facile preda della criminalità.
Ma ciò che mi preoccupa maggiormente è la sottovalutazione, a livello governativo, della situazione vissuta dalla Calabria a causa dello strapotere dilagante della ‘ndrangheta.
Nel reggino, nel crotonese e nel lametino sono in atto sanguinose faide tra le cosche per la ricerca di nuovi equilibri e per il dominio del territorio. Nonostante questa recrudescenza mafiosa, i calabresi sono costretti a registrare revoche del regime del 41 bis per noti boss, l’uso dilagante del “patteggiamento in appello” per persone condannate in primo grado per associazione mafiosa. Proprio due giorni fa è stato scarcerato Pantaleone Mancuso, boss del clan di Limbadi, condannato a dieci anni in primo grado per associazione mafiosa. Non parliamo poi delle “scarcerazioni facili” di criminali che imperversano sul territorio calabrese con preoccupanti azioni estorsive e intimidatorie.
La spudoratezza della ‘ndrangheta porta persino le donne di San Luca, in occasione della manifestazione della “Gerbera gialla”, a manifestare contro i giudici o, come avvenuto nello stadio di Crotone, ad innalzare striscioni per manifestare solidarietà a presunti mafiosi.
Le Forze dell’Ordine e buona parte della Magistratura calabrese stanno conseguendo brillanti risultati nel contrasto alla ‘ndrangheta, ma non è sufficiente! E’ in atto una chiara sfida contro lo Stato da parte della criminalità organizzata calabrese, alla quale bisogna reagire con interventi mirati, in termini di adeguamenti degli organici, dei mezzi e delle strutture. Occorrono norme legislative che pongano i Giudici nelle condizioni di garantire “l’effettività della pena” per i mafiosi.
Occorre un’attenzione specifica che evidenzi l’attuazione, in termini di sicurezza e di contrasto alla criminalità organizzata, di ciò che noi del Popolo della Libertà abbiamo garantito in campagna elettorale.
Sento in tal senso di dover fare appello al Presidente Berlusconi ed al Governo tutto affinché considerino la Calabria parte integrante della nostra Italia.


On. Angela Napoli

Taurianova, 18 maggio 2008