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venerdì 24 ottobre 2014

NON POSSO CHE ESSERE PREOCCUPATA DELLE PROSSIME ELEZIONI

COMUNICATO  STAMPA

Dopo avere per anni assistito a classi dirigenti della Regione  che hanno contribuito a far sprofondare l'intero territorio calabrese in uno stato emergenziale in ogni settore, non posso che essere preoccupata in vista delle prossime elezioni regionali. Siamo ormai in dirittura d'arrivo per la presentazione delle liste elettorali e, a sentire i buoni intenti dei candidati premier regionali, non dovrebbero esserci posti per soggetti coinvolti giudiziariamente. Mi augurerei riuscissero nel loro intento e  che i  coordinatori regionali dei singoli partiti politici sappiano accompagnare la volontà dei loro candidati premier regionali. È indispensabile che elettrici ed elettori calabresi non siano più  chiamati a fare scelte come una volta, magari anche su pressioni, tra candidati condannati o semplicemente indagati non solo per reati di mafia ma anche quali responsabili di attività contro la sana gestione dei conti pubblici o comunque per reati contro la pubblica amministrazione.
E' in Calabria che, al di là degli interventi della Magistratura, dovrebbe non essere più consentita la ricandidatura di personaggi già coinvolti ed a tutti noti. Vorrei sperare che la mia non si riduca ancora una volta a mera speranza e che dopo qualche mese non sia costretta a ridire "avevo ragione!"

Angela Napoli
Presidente Associazione "Risveglio Ideale"
Consulente Commissione Parlamentare Antimafia


ROMA, 24 ottobre 2014

martedì 22 maggio 2012

Contro la mafia la politica deve intervenire prima


L’operazione di ieri, denominata “Falsa politica”, condotta dalla Polizia di Stato su richiesta della DDA di Reggio Calabria, ha stroncato, ancora una volta, uomini della cosca Commiso della ‘ndrangheta di Siderno (R.C.). Ed ancora una volta, attraverso le persone colpite da questa operazione e la relativa inchiesta, emerge il forte e preoccupante connubio tra politica e ‘ndrangheta, e il relativo condizionamento del voto che c’è in Calabria e nella provincia di Reggio, in particolare.
Non so se riuscirà mai ad emergere la responsabilità della politica calabrese che porti a bandire il “….si dice, ma non è colpito dalla giustizia e comunque porta i voti….” nelle scelte delle candidature.
E’, infatti, il momento della scelta dei candidati e della formazione delle liste, quello nel quale si rinsalda il connubio tra politica e mafia ed è proprio quel momento che dovrebbe far pesare maggiormente “il sospetto” rispetto alla “vittoria elettorale” ad ogni costo.
Non è più sufficiente, solo dopo l’intervento della Magistratura, dire “gettiamo le chiavi” o “non immaginavo” o “prendo le distanze”: frasi ormai chiaramente definibili “di comodo”.
La ‘ndrangheta vota e fa votare per coloro che possono poi offrirle delle “garanzie” .
Se allontaniamo da noi la necessaria responsabilità non lamentiamoci poi se nel momento elettorale crescono l’astensionismo e l’antipolitica!
Oggi più che mai si rende indispensabile la sottoscrizione delle petizioni popolari “Liste Pulite” lanciate da Futuro e Libertà ed anche l’applicazione della c.d. “Legge Lazzati”.

On. Angela NAPOLI
Componente Commissione Parlamentare Antimafia

Roma, 22 maggio 2012

mercoledì 26 maggio 2010

Avviare un adeguato monitoraggio sulle elezioni regionali in Calabria

Ai Ministri dell’Interno e della Giustizia:

Per sapere – Premesso che:

- lo svolgimento delle elezioni regionali in Calabria è stato preceduto da costanti richiami alla necessità sia di far rispettare a tutti i candidati il codice etico, approvato all’unanimità dalla Commissione Parlamentare Antimafia, sia di non avvalersi dei voti della ‘ndrangheta, sempre pronta a dirigere il proprio consenso per ottenere poi “favori” in cambio;

- per tutti i candidati, eletti e non, la Commissione Parlamentare Antimafia, dopo aver acquisito le notizie necessarie, farà adeguate valutazioni;

- nei giorni scorsi la stampa regionale calabrese ha riferito dei suffragi elettorali che la nota famiglia Tegano della ‘ndrangheta reggina avrebbe riservato sul candidato della lista “Federazione di Sinistra “nella circoscrizione di Reggio Calabria e provincia, Nino De Gaetano, consigliere regionale uscente e rieletto con 8.765 preferenze, delle quali ben 4.820 voti ottenuti nella sola Città di Reggio, quadruplicando addirittura le preferenze rispetto alla precedente tornata elettorale;

- a fare campagna elettorale per De Gaetano sarebbero stati in prima persona Bruno Tegano e la di lui moglie , donna che alcune settimane fa, davanti alla Questura, all’arresto del boss Giovanni Tegano (latitante da 17 anni e cognato della donna), ha urlato, vedendo uscire il boss in manette: “ è un uomo di pace”;

- sempre secondo fonti giornalistiche il consigliere Nino De Gaetano, che alla scorsa legislatura regionale calabrese ha anche avuto l’incarico di Presidente della Commissione Regionale Antimafia, oltre che dalla famiglia Tegano sarebbe stato elettoralmente aiutato anche da altre cosche della ‘ndrangheta reggina;

- la notizia dei voti mafiosi elargiti al Consigliere Regionale sembra sia nata dalla divulgazione di una lettera anonima che era stata sottovalutata dall’interrogante, ritenendo che il suo contenuto potesse rappresentare solo la volontà di offuscare l’immagine di un consigliere rieletto;

- l’allarme e la preoccupazione che, però, sulla notizia ha pervaso Rifondazione Comunista calabrese e lo stesso segretario nazionale, Paolo Ferrero, il quale si è affrettato a recarsi presso il Procuratore della DDA di Reggio Calabria, hanno imposto all’interrogante di chiedere, con il presente atto ispettivo, l’intervento dei Ministri competenti;

- gli uomini e le donne delle varie consorterie mafiose votano e fanno votare, così come sicuramente è avvenuto per l’ultima competizione regionale in Calabria, indirizzando il loro consenso anche su altri candidati del territorio regionale:

- se per le parti di competenza, non ritengano necessario ed urgente accertare se sono in atto adeguate indagini sulle elezioni regionali svoltesi in Calabria nell’ultima tornata, da parte della DDA di quella Regione;

- se il Ministro dell’interno non ritenga necessario ed urgente avviare un adeguato monitoraggio sulle candidature e sullo svolgimento delle elezioni regionali in Calabria;

- se non ritengano necessario ed urgente incoraggiare il Parlamento per il varo di norme legislative che, oltrepassando il vigente articolo 416 ter del c.p.p., possono individuare e colpire il “voto di scambio”.

On. Angela NAPOLI

Roma, 26 maggio 2010

lunedì 1 marzo 2010

Il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità.

Scorrendo i nominativi di numerosi candidati interni alle liste elettorali mi sono convinta che i promotori delle stesse avranno ritenuto che le mie costanti denunzie miranti ad ottenere “pulizia”, rispettosa dell’etica e della morale, fossero dettate dalla voglia di mera pubblicità personale o, ancor di più, dalla voglia di togliermi “qualche sassolino dalle scarpe”. Coloro che hanno formato le liste, destra, sinistra e centro, probabilmente avranno immaginato che mi sarei fatta annebbiare il cervello dai proclamati codici etici, nel mentre predisponevano le candidature all’insegna del trasformismo, di prestanomi, di parenti, di indiziati, di rinviati a giudizio e, persino, di condannati.
Ho atteso, tra una smentita e l’altra, pazientemente, la pubblicazione ufficiale delle liste con la speranza di non dover deludere qualche ex colonnello romano di AN che mi aveva additata quale inutile Cassandra.
La speranza dell’attesa era stata coadiuvata dalle dichiarazioni dei Vescovi Italiani e da quelle dei numerosi cittadini calabresi convinti di poter finalmente aspirare ad una classe politica regionale degna di tal nome.
La speranza è immediatamente svanita con la lettura ufficiale delle liste. Non intendo fare nomi, non perché preoccupata da possibili querele, ma certa che il mio elenco sarebbe troppo esteso e derivante da una concezione etica e morale della politica sicuramente differente da coloro che hanno valutato le candidature.
Né la destra, né il centro, né la sinistra, però, mi potranno convincere con l’arroganza, propria di coloro che mirano a conquistare o mantenere posizioni di potere, che la Calabria debba essere destinata a mantenersi coperta dalla nube del malaffare e della corruzione.
Anche se qualcuno, a presentazione di liste avvenuta, ha finto di gridare “al lupo”, non mi ha distolta dal guardare anche gli altri “lupi” che già occupano i palazzi regionali calabresi e che, con molta probabilità, continueranno ad occuparli o da quelli, sempre “lupi”, che potrebbero giungere nelle stesse sedi!
Povera Calabria! Altro che “fresco profumo della libertà”, questa Regione sarà costretta a continuare a respirare “il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”.
Sicuramente, però, senza il mio voto.

On. Angela Napoli

Taurianova, 28 febbraio 2010

mercoledì 10 febbraio 2010

Protocollo antimafia per le elezioni regionali: non condividerò alcun ostruzionismo !

Dopo le mie ufficiali denunzie relative al possibile inquinamento mafioso delle liste elettorali, ribadendo la preoccupante invasività, in particolare da parte della ‘ndrangheta, nel mondo politico, non posso che condividere il protocollo antimafia per le candidature alle prossime
Il protocollo, predisposto dal Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, senatore Giuseppe Pisanu, (che ringrazio di cuore), su sollecitazione di tutti i Partiti politici presenti nella stessa Commissione, è sicuramente idoneo a garantire davvero la creazione di un valico insormontabile tra politica e mafia.
Per tale motivazione comunico che non condividerò alcuna forma di ostruzionismo dovesse essere profusa nei confronti del citato protocollo antimafia, da qualsiasi parte dovesse provenire.

On. Angela NAPOLI
Componente Commissione Nazionale Antimafia

Roma, 10 febbraio 2010

giovedì 4 febbraio 2010

Le urgenti iniziative del Governo per una campagna elettorale serena

Al Presidente del Consiglio dei Ministri e ai Ministri dell’Interno e della Giustizia:

Per sapere – Premesso che:

- la fase pre-elettorale in Calabria si sta definendo in un preoccupante clima di tensione che sta minando la serenità e la sicurezza che dovrebbero accompagnare candidati ed elettori;

- i noti fatti di Reggio Calabria e Rosarno che, purtroppo, hanno portato quella Regione a ricalcare negativamente le scene televisive e dei media, hanno già visto l’impegno dell’intero Governo nazionale per garantire il contrasto alla ‘ndrangheta;

- ‘ndrangheta che, come sempre, è “impegnata” a devolvere il consenso elettorale per il proprio tornaconto;

- Già dallo scorso mese di gennaio 2010, così come riportato dalle cronache giornalistiche e da un’interrogazione di alcuni senatori presentata il 12 gennaio 2010, il già coordinatore provinciale del PDL, dimessosi dall’incarico proprio lo scorso mese è stato vittima di minacce di chiaro stampo mafioso;

- Successivamente, sempre nello scorso mese di gennaio, il Sindaco del Comune di San Lorenzo del Vallo (CS), Luciano Marranghello, ha ricevuto una lettera anonima, contenente anche un proiettile, con chiara minaccia di stampo mafioso;

- Nei giorni scorsi altri amministratori locali o possibili candidati sono stati destinatari di anonime minacciose missive mafiose;

- Notizie di stampa odierna (Gazzetta del Sud) comunicano il contenuto di una lettera minatoria ricevuta tre giorni fa dall’ex Presidente di Confindustria Calabria, l’imprenditore Pippo Callipo, uno dei candidati a Presidente per la Regione Calabria;

- La lettera, congiunta al blocco dell’HOME PAGE dell’imprenditore Callipo a causa di attacchi degli hacker, recitava testualmente: “ Devi farti da parte, altrimenti te la faremo pagare. Non fare il testardo. Lascia perdere la politica. Se proseguirai su questa strada ce la prenderemo con la tua famiglia e con la tua azienda. Guarda che non scherziamo”;

- La strategia della tensione, messa in atto per mano della ‘ndrangheta, sta creando viva preoccupazione e mancanza di serenità sia per la preparazione delle liste elettorali che per lo svolgimento della relativa competizione:

- Quali urgenti iniziative intendano attuare per far monitorare la preoccupante situazione in atto in Calabria;

- Quali urgenti iniziative intendano attuare per far garantire lo svolgimento della campagna elettorale e delle relative votazioni con la massima sicurezza;

- Se non ritengano, altresì, necessario ed urgente condividere l’iniziativa parlamentare concernente “Il divieto di svolgimento di propaganda elettorale per le persone sottoposte a misure di prevenzione “ , il cui iter si è già concluso in commissione giustizia alla Camera dei Deputati.

On. Angela NAPOLI

Roma, 4 febbraio 2010

giovedì 21 gennaio 2010

REGIONALI: COMMISSIONE ANTIMAFIA FILTRI CANDIDATURE

"Si filtrino le candidature alle prossime elezioni regionali". E' quanto affermano i rappresentanti di tutti i gruppi politici presenti alla commissione antimafia chiedendo di utilizzare le norme previste dalla legge istitutiva per attuare una sorta di "filtro" sulle liste delle candidature per le prossime elezioni regionali. Legge istitutiva alla mano, su indicazione del vicepresidente della commissione antimafia, Fabio Granata (Pdl), i parlamentari avanzano la proposta che già la prossima settimana la commissione decida di rendere operativo il comma della legge che assegna all'organismo di inchiesta il compito di indagare anche riguardo "alla selezione dei gruppi dirigenti e delle candidature per le assemblee elettive". A sostenere l'iniziativa sono, oltre a Fabio Granata, Angela Napoli (Pdl), Laura Garavini (Pd), Gianluca Buonanno (Lega), Luigi Ligotti (Idv) e Mario Tassone (Udc). "La commissione- dicono- ha i poteri della magistratura e può, all'unanimità, fornire un filtro istruttorio che elimini dalle liste personaggi equivoci, collusi o 'di confine'. Si tratta di un segnale importante che la politica può dare: non chiedere un passo indietro alla magistratura ma fare un passo avanti nelle politiche antimafia"

da: http://www.imgpress.it

lunedì 11 gennaio 2010

Ministro Bondi: "affidare gli incarichi regionali a persone moralmente e politicamente integerrime"




"Rosarno simbolo fallimentare della sinistra"

di Felice Manti

Il ministro Bondi: "Per anni il Mezzogiorno è stato la questione privilegiata dai democratici All’inizio dei mandati i governatori Pd avevano suscitato molte speranze. Ecco perché il flop è ancora più clamoroso"
«Dietro ai fatti di Rosarno c’è tutto il fallimento del centrosinistra al Sud». Il ministro della Cultura e coordinatore Pdl Sandro Bondi osserva preoccupato in tv le immagini degli scontri tra immigrati e forze dell’ordine.

L’emergenza di Rosarno e, prima ancora, la bomba alla Procura generale di Reggio Calabria hanno riproposto nuovamente l’allarme sul Mezzogiorno.
«Quello che è avvenuto a Rosarno è il risultato della confluenza di due fenomeni distinti: il primo è il degrado legato all’immigrazione incontrollata, il secondo è il degrado di una realtà sociale profondamente malata e pesantemente condizionata dalla criminalità organizzata. Questi due fenomeni hanno avuto una lunga incubazione prima di manifestarsi con gli effetti che abbiamo visto. Per questo le soluzioni non sono semplici e immediate. Si può e si deve imporre subito la cessazione delle violenze e riportare l’ordine pubblico. Ma sarà molto più difficile e ci vorrà molto più tempo per intervenire sulle cause del degrado, non solo della crisi, che investe molte regioni del Sud».

Quanto pesano nel malessere del Mezzogiorno gli sfasci prodotti dalle amministrazioni Loiero, Bassolino e Vendola, travolte dalle inchieste giudiziarie?
«Nel Mezzogiorno si è verificato il fallimento più clamoroso della sinistra. Tanto più significativo in quanto proprio la questione del Mezzogiorno è stata per lungo tempo la questione privilegiata della politica della sinistra italiana. Bassolino in particolare aveva suscitato all’inizio del suo mandato molte speranze. Per questo il suo fallimento è stato l’emblema della sconfitta della sinistra».

All’ordine del giorno c’è la composizione delle liste Pdl alle Regionali 2010 in Calabria dopo l’allarme lanciato dalla parlamentare Pdl Angela Napoli ad «Annozero».
«Il problema esiste e riguarda tutti i partiti, senza alcuna distinzione. Perciò i dirigenti dei partiti a livello nazionale hanno grandi responsabilità: innanzitutto nell’affidare gli incarichi regionali a persone moralmente e politicamente integerrime, e in secondo luogo nel sovrintendere e nel controllare continuamente affinché i candidati alle elezioni locali, e più in generale ad incarichi pubblici, siano persone oneste e competenti. I partiti devono rinnovarsi per divenire gli artefici del cambiamento».

L’opposizione accusa il governo di razzismo, Casini dice che lo Stato è morto.
«Queste reazioni sono sbagliate e indicano il rischio della strumentalizzazione politica di questi avvenimenti. In questo modo non si verrà a capo di niente. In realtà questa vicenda conferma la necessità di una classe dirigente nazionale capace di mettere da parte le polemichette politiche quotidiane per farsi carico con serietà dei problemi generali del Paese. I problemi sono così gravi in alcune regioni del Sud che occorrerebbe rivolgere un appello a tutte le forze sane esistenti per un piano di emergenza e di rinascita del Sud».

Nonostante l’azione del governo e della magistratura, sembra ancora che la ’ndrangheta sia l’organizzazione criminale più potente al mondo. Che cosa si può fare per fermarla?
«Occorre lo stesso impegno determinato e prolungato che ha consentito nel corso degli anni di smantellare il potere della mafia. Le prime decisioni annunciate dal ministro degli Interni e da quello della Giustizia vanno in questa direzione».

Il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Scopelliti, è il candidato Pdl in Calabria. Cosa serve alla classe dirigente del Sud per riemergere?
«In qualità di sindaco di Reggio Calabria Scopelliti ha dimostrato doti di competenza e di onestà che saprà mettere al servizio del governo della Regione. Certo non dovrà essere lasciato solo in questo compito. Dovrà essere sostenuto da tutte le forze politiche e dal governo in particolare, perché come ho detto il compito che ha di fronte è davvero difficile e gravoso».
Il premier Silvio Berlusconi ha detto che il 2010 sarà l’anno delle riforme. C’è il clima giusto?
«Dopo l’atto di violenza contro il presidente Berlusconi, tutti, tranne Di Pietro, hanno preso coscienza della necessità di abbandonare un clima di esasperata conflittualità politica e di ricercare la possibilità di un lavoro comune sulle riforme istituzionali e della giustizia. Si tratta indubbiamente di un sentiero stretto e difficile. Più volte abbiamo fallito. Ma oggi l’errore più grande che non dobbiamo commettere sarebbe quello di abbandonare questo tentativo e di tornare tranquillamente al solito copione vetusto della contrapposizione. Le condizioni ci sono. Il nuovo segretario dei Ds, Pierluigi Bersani, ha dato prova di serietà e responsabilità. Abbiamo un presidente della Repubblica che incoraggia questo percorso. E il presidente del Consiglio Berlusconi ha detto già nel 2001, all’atto dell’insediamento del suo governo, che uno dei suoi obiettivi era quello della pacificazione politica e delle riforme».

Uno dei temi caldi è la giustizia e i rapporti tra politica e magistratura. È possibile in Parlamento sciogliere definitivamente questo nodo?
«Vi è ormai un’ampia convergenza fra le forze politiche sull’esistenza di un problema che riguarda l’equilibrio fra i poteri e gli ordini dello Stato, in particolare fra la sovranità del Parlamento e l’amministrazione della magistratura. Se c’è la volontà di aprire un confronto, le soluzioni concrete si possono trovare. Noi non vogliamo imporre determinate soluzioni. Siamo aperti a punti di compromesso con l’opposizione, a patto che si trovi un rimedio ad un problema che tutti riconoscono vi sia. Per ultimo la vicenda di Ottaviano Del Turco credo abbia fatto capire a tutti, tranne naturalmente a Di Pietro, che sia necessario impedire che la volontà espressa democraticamente dagli elettori venga di fatto abrogata da iniziative giudiziarie infondate. Sempre di più ci si chiede inoltre: “Chi risponde degli errori e delle sofferenze che da questi errori conseguono?”».

Il Cavaliere sembra determinato ad approvare anche la riforma fiscale, con le due aliquote. Ora che nella maggioranza non c'è più chi rema contro, come accadde nel 2005 con l’Udc, pensa che ci siano margini per riuscirci?
«Mi sembra proprio di sì. Vi è nella maggioranza di governo un’ampia condivisione della necessità di varare questa riforma. E il prestigio del ministro Tremonti è una garanzia per tutti».

Le fibrillazioni interne al Pdl tra finiani e azzurri sembrano essere finite. Come sono oggi i rapporti tra Fini e il Cavaliere?
«La collaborazione tra Berlusconi e Fini data ormai da quasi vent’anni. Sempre all’insegna dell’amicizia e della lealtà. Non ho dubbi che sarà così anche per il futuro. Entrambi hanno dato vita ad un progetto di valore storico. Ci possono essere distinguo o valutazioni diverse su alcune questioni, ma non sulla direzione di marcia e sulla volontà di rafforzare un partito che resterà per lungo tempo nella storia del nostro Paese. Su questo sono assolutamente certo. Personalmente ho lavorato nel passato e lavoro anche oggi con spirito di unità e con la coscienza che la politica è paziente tessitura quotidiana di idee e di solidarietà umana».

domenica 10 gennaio 2010

De Sena d'accordo con Angela Napoli: ''Battersi per etica e moralità nel prossimo Consiglio Regionale''


da http://www.strill.it/





Considerato l’approssimarsi delle elezioni regionali, in merito alla definizione e composizione delle liste elettorali, mi ritrovo, sotto l’ aspetto generale, in accordo con le dichiarazioni dell’ on. Angela Napoli, di cui condivido le preoccupazioni,
e dei giovani democratici che hanno evidenziato la necessità di effettuare un severo controllo dei candidati da parte dei partiti nazionali.
Auspico che i partiti si facciano garanti di ogni nome, di ogni singolo aspirante candidato nelle proprie liste ed in tutte quelle che li sostengono, divenendo così garanti nei confronti dei cittadini calabresi al fine di non deludere l’intero elettorato.
Ritengo inoltre obiettivo prioritario della politica, in particolare nelle regioni meridionali ad alto rischio di infiltrazione mafiosa, battersi affinché le prossime elezioni regionali garantiscano un Consiglio regionale i cui componenti risultino dotati di etica, moralità, competenza e impegno disinteressato, assicurando una guida rappresentata da un governo che operi nell’esclusivo interesse della collettività.

sabato 9 gennaio 2010

L'intervista a "Articolo 21" sui fatti di Rosarno

Angela Napoli: “la provocazione di Rosarno è stata fatta di proposito per deviare l’attenzione sui fatti di Reggio Calabria”

di Giulia Fresca

D’improvviso la Calabria. Sembra che nessuno in questi mesi ne abbia sentito parlare eppure di motivi per essere in prima pagina con delle belle aperture di cronaca ne ha avuti parecchi: le navi dei veleni, l’uccisione del diciottenne Francesco Inzitari, il tentativo di fuga dei fratelli Zagari entrambi ergastolani e notizie varie che rimbalzavano da un comune all’altro sciolto per infiltrazione mafiosa, fino alle “cartoline verdi” che interessano i vari politici, primi tra tutti i consiglieri regionali. Non è bastata neanche la deflagrazione di un ordigno, che per quanto ad alto potenziale, è stato un atto dimostrativo, posto davanti alla Procura di Reggio Calabria e la discesa di Maroni ed Alfano a riaccendere i riflettori, quanto la rivolta degli immigrati a Rosarno.L’ipotesi che questo episodio sia un valido espediente per distrarre l’attenzione mediatica e la concentrazione di forze investigative su settori “pilotati” non è del tutto malsana ed a condividerla pienamente è stata la deputata Angela Napoli, componente della Commissione Parlamentare Antimafia alla quale abbiamo rivolto le nostre domande.

Onorevole Napoli, cosa unisce l’ordigno di Reggio Calabria, la rivolta degli immigrati a Rosarno e le future consultazioni regionali?
Dell’aspetto politico ne parlerò dopo, per quanto riguarda la bomba a Reggio Calabria e la vicenda di Rosarno, intravedo senza dubbio la mano della ‘ndrangheta. È molto strano che tali reazioni siano state suscitate in un giorno particolare e proprio mentre era in corso a Reggio Calabria il vertice del Consiglio Nazionale sull’Ordine Pubblico e la Sicurezza. Non dimentichiamo che le reazioni di Rosarno sono nate a seguito di un attentato, anche se non propriamente tale, ad opera di giovinastri a bordo di una macchina, dei quali non si sa se appartengono al gruppo dei rosarnesi arrestati tra i quali c’è un certo Andrea Fortugno, già noto alle forze dell’Ordine e già arrestato, nei confronti della cui liberazione abbiamo visto gli striscioni in bella mostra davanti alle telecamere, ma che è legato ad una delle più importanti cosche di Rosarno. La lettura che io ho dato a questa vicenda è che la provocazione di Rosarno è stata fatta di proposito per deviare l’attenzione sui fatti di Reggio Calabria.

Perché proprio a Rosarno che, peraltro, è una città commissariata?
La ‘ndrangheta non ha colorazione politica e tende ad andare verso chi vince. Rosarno è attualmente senza politica perché è solo una delle cinque città commissariate dell’area, i cui consigli comunali sono stati sciolti per infiltrazioni mafiose. Rosarno però registra la maggiore concentrazione di immigrati che vengono utilizzati per il lavoro nero ed inoltre era già stata teatro di episodi di scontro, quindi era un espediente facilmente individuabile alla luce delle vicende precedenti

Onorevole Napoli, c’è qualcosa che non torna. Gli immigrati sarebbero in Calabria per lavorare, ma i frutti di questo periodo, cioè gli agrumi, sono lasciati marcire negli agrumeti. Cosa succede?
È vero che qualcosa non torna ed infatti bisognerebbe avviare un’attività di controllo tra i proprietari del agrumeti per la questione del caporalato di cui molti si servono in questa regione. Nessuno si è mai interessato degli immigrati e che cosa loro facciano in Calabria. In realtà le questioni sono due, da una parte ci sono quelli sfruttati con il lavoro nero che vivono in condizioni miserevoli per come abbiamo visto nei servizi di questi giorni e che devono dar conto, e denaro, a chi decide di farli salire sui pulmini per il lavoro, mentre dall’altra parte ci sono gli addetti al servizio di criminalità. Ciò porta ad un giro di connivenza che non è soltanto con le stesse organizzazioni di immigrati ma molto più spesso con quelle criminali gestite dalla ‘ndrangheta.

E lo Stato dov’è in tutto ciò?
Lo Stato, inteso quello nazionale, c’è in parte con le sue leggi e con i supporti alle Forze dell’Ordine, ma occorrerebbe guardare allo Stato regionale che dovrebbe intervenire con maggiore azione. Non è facile controllare tutti gli immigrati clandestini ed anche in queste ore, mentre molti sono stati trasferiti, molti altri sono andati via per conto loro. Ciò significa che si disperderanno nel Mezzogiorno d’Italia in maniera completamente fuori controllo. L’intervento della Stato Italiano dovrebbe essere proprio nell’azione di controllo costante nei confronti della criminalità organizzata ma se non riusciamo ad avere i mezzi per controllare la clandestinità, mi pare che siamo davvero messi male. La regione dal canto suo ha grosse responsabilità perché aveva promesso impegni precisi per creare un supporto di interventi abitativi a questi immigrati, ma tutto è stato disatteso.

Ritorniamo a Rosarno, città commissariata. Ma lo è tutta la Piana di Gioia Tauro, perché?
Abbiamo i comuni di Rosarno, Gioia Tauro, San Ferdinando, Rizziconi e Taurianova che per la seconda volta consecutiva è risultato sciolto per infiltrazioni mafiose. A questi si aggiunge Seminara che ha un sindaco eletto solo alle scorse elezioni di novembre. Nel raggio di trenta chilometri risultano commissariati, per mafia, i più grossi comuni e c’è un coinvolgimento forte tra vita amministrativa nella Piana di Gioia Tauro ed il suo Porto. Rizziconi, che è un piccolo centro, è di fatto lo spartitraffico ed è il comune dove vive la famiglia Inzitari, proprietaria del centro commerciale il cui figlio del titolare, Francesco è stato ucciso nei mesi scorsi a 18 anni. La zona è di fatto la concentrazione delle principali cosche mafiose. È qui che vivono ed operano le cosche Piromalli, Molè, Pesce, Alvaro, tra le più famose all’opinione pubblica ed è normale che lo scioglimento dei comuni evidenzi la connivenza di certe situazioni.

Onorevole lei vive a Taurianova. Ma in questi giorni ha avuto qualche sentore?
Per noi è stata una “bomba a ciel sereno” e sebbene Taurianova abbia registrato l’uccisione di Francesco Inzitari e la tentata fuga dei fratelli Zagari, di questo centro, entrambi ergastolani che nel trasferimento dal carcere per partecipare a Reggio Calabria ad un processo, sono strati trovati nella camionetta in possesso di due pistole, non si può dimenticare che Taurianova è un comune sciolto per mafia ben due volte. Ciononostante la bomba di Reggio è stata del tutto inattesa.

In una recente intervista don Antonino Vattiata di Libera ci ha dichiarato quanto anche la Chiesa si renda, per certi versi, complice di alcuni atteggiamenti, per non intervenire in maniera chiara e radicale. Lei cosa ne pensa?
Don Vattiata ha perfettamente ragione. Peraltro lui opera nel Vibonese dove si stanno generando grossi focolai criminali che sono ancora sottovalutati. Aggiungo alle sue dichiarazioni il fatto che in alcuni paesi dove le tradizioni religiose sono forti, nel corso delle processioni del Santo patrono, la statua viene fatta sostare di fronte al portone di casa dei capi cosca in segno di protezione e non è raro trovare nei luoghi dove vivono i criminali, santini, coroncine ed oggetti religiosi. La Chiesa non dovrebbe consentire che accada ciò ed in Calabria dovrebbe avere il coraggio di prendere le distanze.

Ritorniamo alla questione politica. La Calabria sembra fuori dai giochi di spartizione nazionale. È solo una sensazione?
È vero. Non se ne parla. La Calabria vive una situazione emergenziale che è sempre stata sottovalutata da tutti i partiti e dai Governi. Non vorrei che accadesse quanto già accaduto all’indomani dell’omicidio Fortugno ovvero che si vanno ad impinguare gli organici delle Forze dell’Ordine nel territorio di Reggio Calabria e di Rosarno lasciando scoperte tutte le altre zone. La ‘ndrangheta è presente ovunque ed è radicata dappertutto e la prima cosa che fa è individuare strategie là dove non c’è controllo. Non voglio sottovalutare l’impegno dei Ministri che sono giunti in Calabria, ma sicuramente servono maggiori interventi e bisognerà incentivare su tutto.

Le riformulo la domanda. E la politica regionale?
Ho detto prima che la ‘ndrangheta non ha appartenenza politica e sta al fianco del vincitore, chiunque esso sia. Noi abbiamo il Consiglio Regionale più inquisito d’Italia e non c’è stata alcuna attività giudiziaria tale da contrastare questi inquisiti, né una volontà politica ad allontanarli dalle aule regionali. L’unico caso è stato quello di Domenico Crea ma semplicemente perché arrestato, anche il consigliere Enzo Sculco, come se nulla fosse, continua a sedere nel consiglio regionale che ha approvato un ordine del giorno per attivare la legalità all’interno del Consiglio pulendosi così l’animo.In realtà la collusione della ‘ndrangheta nel Consiglio regionale calabrese è radicata e lo è anche all’esterno, ovvero negli enti locali, perché la criminalità tende a permanere dove si decide, dove si programma e dove c’è sentore di vittoria. Lei mi chiede delle prossime regionali, consideri che la ricandidatura di tutti i consiglieri regionali uscenti è indicativa di una precisa volontà a non cambiare gli assetti. Magari cambieranno partito perché il trasformismo che c’è in questa regione è ormai una prassi. Una cosa è certa. Chiunque diventerà assessore alla sanità erediterà tutti i voti della ‘ndrangheta.

Onorevole Napoli, esiste una via d’uscita?
Io sono fiduciosa perché tutte queste denunce trovano la sensibilità dell’opinione pubblica e personalmente ho ricevuto tantissimi messaggi di persone che non hanno il coraggio di parlare ma che trovano la forza, se si da loro l’opportunità, di reagire. Il desiderio di cambiare c’è, e preferisco essere additata come un’utopista piuttosto che tacere ciò che sento di dire.

venerdì 4 dicembre 2009

L'articolo de "L'Opinione delle Libertà" sul Pdl

Per Berlusconi “nessuna competizione”, la finiana Napoli parla di “segnali”

Nel Pdl scoppia la pace

di Ruggiero Capone
“Nessuna competizione con nessuno”, così il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha risposto a chi insisteva nel chiedere se vi fosse una qualche competizione tra lui e Gianfranco Fini. La storia del fuorionda farebbe parte secondo alcuni delle tenzioni preregionali. E non è un mistero che Fini abbia più volte chiesto che alle presidenze regionali fossero candidate persone di specchiata onestà e grande autorevolezza istituzionale. Qualche indiscrezione parla di elogi fatti dal presidente della Camera per la scelta del magistrato antimafia Stefano D’Ambruoso come candidato del Pdl in Puglia e, sempre secondo addetti ai lavori, del rammarico dello Fini sul fatto che in Campania non vi fosse un candidato altrettanto autorevole. Queste considerazioni dimostrerebbero che Fini non ha alcuna voglia d’abbandonare il Cavaliere. “La sinistra di salotto è un anno che tende trappole a Silvio - pensa Gianfranco Rotondi (ministro per l’Attuazione del programma) -. Prima lo ha fatto divorziare da Veronica ed ora ci prova con Fini; ma servono nervi saldi perché abbiamo la responsabilità di guidare il Paese”. Ed intanto qualcuno fa notare come molti ex An stiano sottolineando che “il partito di Fini non può pesare meno della Lega a livello regionale”. I soliti pettegoli di palazzo accrediterebbero la teoria che, se il Carroccio ha spuntato la candidatura alle presidenze di Veneto e Piemonte, l’area degli ex An dovrebbe puntare alle presidenze di Campania, Lazio e Calabria. Ipotesi che scontenterebbe tutti gli ex Forza Italia di Roma e dintorni. Fini potrebbe mediare così: “Nel Lazio candidiamo Renata Polverini, segretaria dell’Ugl e persona vicina ad An, in Calabria ci mettiamo Scopelliti ed in Campania troviamo un magistrato, o persona d’alto profilo, giammai implicabile in alcun tipo d’affare giudiziario ed equidistante da An come da Fi”. Anche Il ministro dell’Agricoltura, Luca Zaia, sposta di fatto il dibattito politico sulle candidature regionali e, parlando di Fini, fa l’esempio a lui più vicino: “quando Bossi e Berlusconi s’incontrano trovano sempre l’accordo”. Come per dire “anche quando Berlusconi incontra Fini trova sempre l’accordo”.
Importante sarebbe oggi per An ottenere nelle candidature regionali uno spazio pari a quello ottenuto dalla Lega? Per raggiungere questo scopo necessita che Nicola Cosentino faccia un passo indietro in Campania, in cambio nessuno voterebbe contro di lui alcuna autorizzazione. “Sono le direttive del Pdl? - dice Angela Napoli (deputata finiana del Pdl) - Ancora un volta è un gruppo dove la libertà dei componenti viene vincolata. Non è affatto un ritorno della disciplina di partito. Disciplina di partito è sottoporre un gruppo ad una linea unica su argomenti governativi. Ma, quando si votano scelte che riguardano la persona, come nel caso di Cosentino, dovrebbe prevalere la libertà di coscienza. La libertà ed il rispetto del senso d’indignazione, che non è pari in ogniuno di noi”. Ma Certe cose Fini le avrebbe dette per chiedere maggior “rigore” nelle scelte regionali? “Certe esternazioni non escludo vengano dette per dire all’amico politico che sarebbero opportune differenti condotte di governo - ribatte Angela Napoli -. Poi, per quanto riguarda le candidature regionali, in Calabria non è ancora stato confermato Scopelliti, altre candidature potrebbero rientrare nell’ambito di una valutazione per le regioni meridionali, Lazio compreso. Non credo questo discorso possa ora adebitarsi al fuorionda, credo nessuno voglia scegliere i candidati a dispetto - sottolinea la deputata -. Certo in Campania un passo indietro sarebbe decoroso. Ma certe scelte dipendono dalla dignità di ciascun politico. In Campania dovrebbero seguire l’esempio pugliese, dove la candidatura di D’Ambruoso cheta non poco tutti i veleni giudiziari. Una candidatura similare in Campania potrebbe mettere a tacere le discordanze a seguito del caso Cosentino. Con D’Ambruoso si punta su persone che hanno una certa storia, al di sopra di ogni sospetto - chiosa la Napoli - vorremmo si seguisse lo stesso metodo ovunque”.

lunedì 5 ottobre 2009

L'incontro di Risveglio Ideale ad Amantea

Il 4 ottobre 2009 si è tenuto, presso l’Hotel “La Tonnara” di Amantea, un incontro di iscritti e simpatizzanti dell’Associazione politico-culturale “Risveglio Ideale”, presieduta dall’on. Angela Napoli, per trattare la situazione drammatica sul piano socio-economico in cui si dibatte la Calabria e l’assenza di una politica regionale capace di dare risposte esaustive alle tante problematiche esistenti sul territorio.
Al tavolo della Presidenza anche il prof. Michele Sapia e il consigliere comunale del PDL di Cosenza, avv. Fabrizio Falvo.
Introducendo i lavori l’on. Napoli ha inteso subito polemizzare con il Governo regionale, che non ha ancora messo in atto un’adeguata politica sanitaria ed anche con il Governo nazionale che, nonostante le numerose sollecitazioni, non ha ancora proceduto al commissariamento della sanità in Calabria, pur in presenza di gravi episodi di malasanità ed essendo stata evidenziata una enorme voragine di debiti che si assommano a quelli già accumulati dalle precedenti Giunte regionali.
L’on. Napoli ha poi illustrato, tra l’altro, la situazione disastrosa dell’ambiente in cui vive la Calabria: Crotone è in ginocchio a causa della notevole quantità di materiale tossico utilizzato per la costruzione di edifici pubblici e privati con la compiacenza delle Amministrazioni e su questa problematica la Napoli ha ricordato di aver inviato, lo scorso anno, un adeguato dossier al Presidente del Consiglio dei Ministri, on. Berlusconi, chiedendo provvedimenti urgenti di bonifica; ha, altresì, evidenziato il problema dell’affondamento delle navi dei veleni, che, oltre alla preoccupante situazione sanitaria, sta mettendo a dura prova la vita quotidiana di tanti lavoratori del settore della pesca e del comparto turismo.
L’on. Napoli ha criticato il Coordinatore regionale del PDL, Giuseppe Scopelliti, per la formazione del nuovo coordinamento regionale, dove, accanto a componenti di indubbia moralità, sono stati inseriti personaggi che poco hanno da dire sulla questione etica e morale. Ha, ancora, lamentato di non essere stata mai interpellata sulla composizione del coordinamento in questione, pur essendo una parlamentare di pluriennale esperienza politica.
Per l’on. Napoli il Governo nazionale, di concerto con le rappresentanze regionali, dovrebbe promuovere un’azione di controllo sull’andamento dei lavori infrastrutturali, Autostrada SA-RC e S.S. 106, finanziare l’elettrificazione e il raddoppio della linea ferroviaria ionica, l’alta velocità sulla linea tirrenica.Avviare con urgenza le procedure di bonifica del territorio crotonese. Creare una task-force per predisporre un piano di interventi necessari alla tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini. Aiutare con tassazioni agevolate il mondo del commercio, dell’artigianato, delle piccole e medie industrie, vera forza trainante dell’economia calabrese. Sollecitare le Banche ad aiutare le aziende in crisi con la concessione di mutui con tassi d’interesse non esosi rispetto a quelli praticati al Nord.
L’on. Napoli ha, infine, chiesto ad iscritti e simpatizzanti di Risveglio Ideale, un contributo di idee e di progetti per il proseguo dell’attività, anche per il sicuro impegno nei prossimi appuntamenti elettorali.
Numerosi gli interventi durante la fase del dibattito, nel corso dei quali non sono mancati gli inviti all’on. Napoli a scendere in campo nelle prossime elezioni regionali, come candidata alla Presidenza, in quanto punto di riferimento per tanta gente anche di ideologia politica opposta, che chiede un rinnovamento della classe politica e dirigenziale, non solo in senso anagrafico, ma principalmente in ottemperanza alla logica della meritocrazia e del rispetto della legalità, della trasparenza, dell’etica e della moralità.
Non va sottaciuta la problematica che durante il dibattito è emersa relativamente ai tagli operati nel mondo della scuola calabrese, che hanno convertito in disoccupati numerosi precari, dopo tanti anni di occupazione. Così come è stato ricordato l’elevato numero di precari del settore pubblico regionale, che pone automaticamente in condizioni di sudditanza e favorisce la posizione elettorale “poltronistica” di tanti politici mediocri ed arroganti.
A breve termine verrà costituita la struttura e l’intera organizzazione dell’Associazione “Risveglio Ideale” sul territorio calabrese.

Ufficio Stampa Associazione “Risveglio Ideale”

venerdì 4 settembre 2009

Calabria: i problemi, le elezioni regionali, l'etica e la moralità dei candidati

Non dovremmo finire mai di compiacerci e ringraziare le Forze dell’Ordine e buona parte della Magistratura calabrese per i risultati conseguiti nella lotta alla criminalità organizzata. Grazie al lavoro delle Forze dell’Ordine e di quella parte della Magistratura che non si è lasciata “investire” da incarichi affidati dalla politica regionale, quasi tutti i capi delle cosche della ‘ndrangheta e numerosi pericolosi latitanti sono stati assicurati alla giustizia.
E se è pur vero che ancora c’è la parte della ‘ndrangheta disposta a far scorrere sangue per le strade della Calabria (vedi arresti di ieri di Roberto e Giuseppe Piccolo), è altrettanto vero che la maggiore preoccupazione odierna deriva da quella parte della criminalità organizzata che “con abiti distinti” ha pervaso Istituzioni, pubblica Amministrazione, Politica e Imprenditoria della Regione.
Chi risiede e vive in Calabria non può disconoscere il sistema malato che la pervade, non può fingere di ignorare che spesso la ‘ndrangheta è servita da alibi per giustificare la disamministrazione della cosa pubblica, il mancato sviluppo e la creazione di un imperante sistema di malaffare e di corruzione.
Ed è proprio questo malato sistema che soverchia l’intera Calabria ad aver portato la nostra Regione ad essere disattenzionata dai Governi nazionali ed a divenire isolata non solo dal contesto Italia, ma anche all’interno delle altre Regioni meridionali.
Sanità, ambiente, occupazione, viabilità, trasporti: piaghe regionali di fronte alle quali il Governo nazionale ritiene di soddisfare la propria coscienza con l’invio di Ispettori chiamati a redigere corrette relazioni informative che puntualmente, però, andranno ad aumentare il numero di quelle già giacenti da anni nei vari Ministeri.
E’ da tempo che ritengo che la Calabria potrà ritornare Regione integrata nel contesto nazionale solo se i suoi cittadini lo vorranno, ritrovando l’orgoglio che dovrebbe essere innato.
Innanzitutto la Calabria non può continuare ad essere terra di conquiste e fortune elettorali, neanche per coloro che, pur calabresi, hanno scelto altrove le rispettive residenze: i veri problemi della Calabria possono essere conosciuti ed avviati a soluzione solo da chi li vive realmente.
Il mondo imprenditoriale calabrese dovrebbe trovare quel coraggio che a molti finora è mancato, non facendo penetrare l’illegalità nell’economia legale della Regione.
Il mondo politico è quello che sicuramente oggi ha maggiori responsabilità per il futuro della Calabria. Destra, Sinistra e Centro stanno solo pensando a conquistare o a mantenere posizioni di potere e di comodo, nel mentre la malasanità calabrese miete vittime innocenti, i lavoratori trovano chiusi i cancelli delle loro Aziende, i turisti cancellano questa Regione dalle loro mete vacanziere, la strada statale 106 continua a dover essere definita “la strada della morte”, la Società che opera nel Porto di Gioia Tauro rischia di creare 1.500 nuove unità di disoccupati, Trenitalia, dopo aver di fatto annientato la linea ferroviaria ionica, interrompe a metà Calabria il trasporto a lunga percorrenza, i rifiuti radioattivi disseminati a largo delle coste calabresi ed interrati sulle montagne del Pollino e dell’Aspromonte aumentano i rischi di tumore.
Nessuno parla più di liste elettorali, di qualità dei candidati, di etica, di moralità, di politica sana, di servizio, di impegno disinteressato, di meritocrazia, di efficienza delle Istituzioni, di isolamento di ogni “zona grigia”, della necessità di far allontanare la politica dalla sanità, di promuovere la cultura del sapere. Anzi, forse qualcuno pensa, erroneamente, che la rivoluzione culturale e politica possa avvenire solo ed esclusivamente attraverso un ricambio generazionale!
Credo sia dovere di ogni cittadino calabrese ed ancor più di ogni donna o uomo politico che abbia a cuore le sorti di questa Terra, battersi affinché le prossime elezioni regionali garantiscano un Consiglio regionale i cui componenti risultino dotati di etica, di moralità, di competenza e di impegno disinteressato ed una guida, rappresentata da Governatore e Giunta, che operi nell’esclusivo interesse della comunità.

On. Angela Napoli

Taurianova, 04 settembre 2009

lunedì 15 settembre 2008

L'intervista all'On. Angela Napoli su Il Quotidiano della Calabria

12 settembre 2008

Parla Angela Napoli e attacca Stillitani
Il candidato del Pdl non va fatto in stile massonico


di DINO GRANATA

COSENZA - «La scelta del candidato alla regione, in una situazione grave come quella che sta vivendo la Calabria, non può avvenire attraverso accordi fatti in stile massonico».
E' durissima Angela Napoli, deputato di An ed ex componente della Commissione Antimafia, che al Quotidiano riferisce la sua posizione sul dibattito in corso per la scelta del candidato del Pdl alla presidenza della giunta regionale. E spiega che «la scelta dovrebbe invece essere discussa» per conseguire «una vittoria che segni una svolta reale per la Calabria».
Per la parlamentare «non c'è alcun dubbio» che il candidato ideale per la corsa alle regionali «debba essere» il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Scopelliti, perché, in fondo, «Cosenza ha avuto tanto». «Pino Gentile - osserva- è persona perbene che appartiene alla tradizione storica, Scopelliti è invece un giovane che ha dimostrato di saper amministrare bene Reggio Calabria».

Dichiarazione destinata a far discutere anche se chiarisce meglio il pensiero. «Non per campanilismo (la Napoli è di Taurianova, ndr), penso sia ora di finirla con questi discorsi. Voglio dire che nello stato emergenziale in cui ci troviamo abbiamo bisogno di uomini che siano capaci davvero di voltare pagina, e Scopelliti può rappresentare questa svolta». E' un fiume in piena Ia “pasionaria” di An.
Si schiera
apertamente con la “linea” del sindaco reggino e non risparmia bordate né ai suoi ambienti, né al centro né a sinistra. La prima contro i presunti inciuci consumati dal vecchio centrodestra a Cosenza e denunciati domenica scorsa a Figline Vegliaturo dal sindaco Scopelliti: «Apprendo dai giornali di certi trasversalismi. Posso dire che come deputazione calabrese non siamo mai venuti a conoscenza di certi fatti, ma se fossero veri sarebbe molto grave». Ma l'aspetto più' “preoccupante” registrato dalla Napoli «è che la discussione sulle prossime regionali ha fatto calare il silenzio sulle malefatte della giunta regionale e del consiglio. Ricordo che il presidente Berlusconi quando venne in Calabria ha garantito che uno dei primi atti del nuovo governo sarebbe stato quello di arrivare allo scioglimento del consiglio regionale. Non se ne parla più, l'opposizione non esiste e su questo non posso che dare ragione piena a Scopelliti, quando parla di inciuci, anche se io lo dico da molto tempo prima che lo dicesse il sindaco di Reggio», il quale a Cosenza aveva assegnato a Franco Morelli la medaglia di «unico consigliere che fa vera opposizione».
E se il più bravo è Morelli, appare abbastanza esplicito che I'arringa di Scopelliti, condivisa dalla NapoIi, mirava a presentare sbiadita I'azione politica di uomini come Pino Gentile, capogruppo di Fi e aspirante candidato a palazzo Alemanni, e Giovanni Dima, coordinatore regionale di An, passato definitivamente sui banchi di Montecitorio. «Devo ammettere, per onestà intellettuale, che quando c'era Roberto Occhiuto ha mostrato di fare opposizione». Anche qui nessun riferimento diretto, ma tra le righe scorre limpida la benzina sui già infuocati rapporti tra Dima e la Napoli, per nulla sanati dopo gli scontri interni preelettorali. Il coordinatore di An finora ha preferito il silenzio. Ed è probabilmente un silenzio che dice molte più cose di quanto si pensi. Angela Napoli non lo condivide e taglia corto: «E' una sua scelta. Io non ho preoccupazioni di fare scena muta. Sto dalla parte di Scopelliti, ossia dalla parte di quelle persone che hanno dimostrato e hanno la capacità di volere cambiare la nostra regione». Vuol dire che Dima non ha queste capacità?: «No, per carita! ha la capacità, ci mancherebbe altro. Ha fatto anche l'assessore regionale. Non è questo il punto. Dico che non è più il momento di nasconderci dietro accordi riservati. Ci vuole ufficialità e ci vuole anche coraggio nelle scelte». Poi l'esponente politico torna ancora sull'opposizione e lancia un fendente a entrambi gli schieramenti: «Che l'opposizione non c'è più l'abbiamo visto anche dalla nomina del vicepresidente del consiglio regionale, Stillitani». Cosa vuol dire?, «Che da una parte Confindustria Calabria assume finalmente decisioni sagge (espulsione dall'associazione, ndr) nei confronti degli imprenditori che pagano il pizzo. Allo stesso tempo, però maggioranza e opposizione nominano un vicepresidente che nell'operazione di Sant’Onofrio ha pagato fior di mazzette ai clan malavitosi del vibonese, e questo emerge dall'inchiesta “Uova del Drago”». La parlamentare di An sposa anche l'idea delle primarie, lanciata a fine agosto da Formigoni e ripresa in Calabria da Scopelliti, ma sulle liste bloccate è scettica.
«In una terra dominata dalla criminalità, e dalle commistioni, sarebbe la soluzione, ma ci vorrebbe responsabilità da parte dei partiti, nella composizione delle liste».
Responsabilità che la Napoli finora non vede nei soggetti politici presenti in Calabria.