Visualizzazione post con etichetta Ministro Lavoro. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Ministro Lavoro. Mostra tutti i post

mercoledì 18 luglio 2012

Porto di Gioia Tauro: risorse a MCT solo con garanzie occupazionali


La sottoscritta chiede di interpellare il Presidente del Consiglio dei Ministri e il Ministro dello sviluppo economico, il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, il Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali 

- Per sapere - premesso che:

- il porto di Gioia Tauro, nato nel 1994, ha rappresentato il più grande terminal per il transhipment del Mediterraneo; oggi e' lo scalo italiano che ha la maggiore attività di transhipment, e' il terzo porto in Europa nella classifica dei "porti contenitori" ed e' il principale scalo commerciale marittimo dell'area metropolitana di Reggio Calabria;

- la gestione del porto di Gioia Tauro e' stata sempre organizzata in un quadro di incertezze che non hanno mai garantito l'effettuazione della polifunzionalità dello stesso: ritardi nei finanziamenti, scarsa attenzione sulla rivalità nata da parte di altri porti italiani e mediterranei, lentezza nel completamento delle infrastrutture portuali, marginalità dell'obiettivo della polifunzionalita', mancanza dell' istituzione di una zona franca produttiva;

- la MCT, società terminalista che gestisce il porto di Gioia Tauro, concessionaria per ben 99 anni, dopo anni di successo, nel luglio del 2011, considerata la preoccupante crisi occupazionale che aveva investito lo scalo marittimo in questione, ha chiesto e sottoscritto l'accordo per porre in cassa integrazione 416 lavoratori

martedì 20 dicembre 2011

Quali iniziative per il Porto di Gioia Tauro?

Ai ministri delle Infrastrutture e Trasporti, dello Sviluppo Economico, del Lavoro e Politiche sociali e al   ministro dell’Interno

– Per sapere – Premesso che:
  • numerosi gli atti ispettivi, ultimo n. 2-01163 del 14 luglio 2011, presentati dall’interrogante sulla crisi del porto di Gioia Tauro e sulla conseguente vertenza apertasi; tutti gli atti sono rimasti privi di risposta dai rappresentanti del precedente Governo nazionale, nonostante i ripetuti solleciti in merito;
  • dallo scorso 5 luglio 2011 è stata predisposta la copertura di ben 467 esuberi (pari al 45% della forza lavoro) con gli ammortizzatori sociali; a questi lavoratori in esubero si aggiungono 200 ex precari (sui 250 assunti con contratti a termine tra il 2007 e il 2009) che da diversi mesi hanno iniziato la battaglia legale per il reintegro sul posto di lavoro;

giovedì 18 novembre 2010

L'alluvione in Calabria e i necessari interventi del Governo

La sottoscritta chiede di interpellare il Presidente del Consiglio dei Ministri e i Ministri dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, delle Infrastrutture e dei Trasporti, dell’Economia e delle Finanze, del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali

– Per sapere – Premesso che:

- Le ultime calamità alluvionali abbattutesi sulla Calabria hanno provocato ingenti danni sull’intero territorio ed hanno, al
tresì, procurato un morto accertato;

- ingenti sono stati i danni all’agricoltura calabrese; diversi i torrenti ed i fiumi straripati; numerosissimi i danni alla rete stradale in tutta la Regione, dove molti centri piccoli risultano in parte isolati o in condizioni molto difficili di collegamento; numerose strutture turistiche, commerciali ed imprenditoriali risultano in ginocchio;

- la piaga del dissesto idrogeologico per l’intera Regione Calabria sta assumendo contorni realmente preoccupanti;

- secondo i dati dell’indagine “Ecosistema Rischio 2010”, 409 comuni calabresi, ovvero il 100% del totale, è a rischio frane o alluvioni;

- è decisamente individuabile l’uso dissennato ed incontrollato del territorio; non vi è stata un’oculata difesa del suolo; spesso è venuta meno la valutazione sull’impatto ambientale sia per la realizzazione delle infrastrutture sia per lo smaltimento dei materiali da riporto; molte opere di difesa sono risultate inadeguate; fiumi e torrenti non sono mai stati messi in sicurezza;

- nessun piano contro il dissesto idrogeologico dell’intera Regione Calabria è stato mai decretato;

- il Governatore della Calabria ha comunicato nei giorni scorsi di aver avuto garanzia circa l’emissione di un decreto governativo per un contributo di 15 milioni di euro a favore della Regione, sicuramente non sufficiente per far fronte all’entità dei danni provocati dalle recenti alluvioni, anche alla luce del fatto che ancora non sono stati elargiti tutti i finanziamenti utili a far fronte ai danni alluvionali che hanno investito la Calabria nell’inverno dello scorso anno;

- è stata, altresì, preannunciata la destinazione di ulteriori 70 milioni di euro nell’ambito di un APQ Ambiente, ma non si conoscono i tempi di tale destinazione:

- quali provvedimenti urgenti intenda adottare il Governo per far fronte alla grave emergenza creatasi in Calabria a seguito della lunga e violenta ultima ondata di maltempo;

- se non ritengano necessario ed urgente promuovere un monitoraggio utile a verificare i danni reali causati dall’ultima alluvione nell’intera Calabria ed elargire gli adeguati finanziamenti su di una definita lista dei danni e su una adeguata programmazione di interventi;

- se non ritengano di fornire ogni elemento utile in merito agli interventi fatti, in occasione di quest’ultimo evento calamitoso abbattutosi sulla Calabria, da parte della Protezione Civile regionale;

- quali urgenti iniziative intendano assumere per incoraggiare la Regione Calabria alla definizione di un’oculata pianificazione del territorio e di un adeguato piano di riassesto idrogeologico del territorio.

On. Angela NAPOLI

Roma, 18 novembre 2010

martedì 22 giugno 2010

Impedire lo scempio ambientale della Centrale Enel a carbone di Rossano

CALABRIA

L’on. Angela NAPOLI (PDL) ha presentato in data odierna l’allegata interrogazione a risposta scritta, quale impegno assunto dall’Assemblea Regionale di GenerazioneItalia Calabria, svoltasi domenica 20 giugno 2010, dopo l’approvazione di un ordine del giorno recante la manifesta contrarietà al progetto di riconversione a carbone della Centrale ENEL di Rossano (CS).

On. Angela NAPOLI

Roma, 22 giugno 2010

Al Presidente del Consiglio dei Ministri e ai Ministri dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare , della salute, del lavoro e delle politiche sociali, delle attività produttive e della giustizia

– per sapere – premesso che:

- Il territorio della Sibaritide rappresenta uno dei più ricchi della Calabria ed è fonte di turismo, agricoltura, pesca e commercio;
- l’Enel, in modo unilaterale, ha presentato un Progetto Integrato, impropriamente denominato “Policombustibile”, di riconversione della propria centrale di Rossano (CS), prevalentemente a carbone (94%);
- la nuova tecnologia a carbone cd. “pulito”, riduce solo in parte le particelle fini ma non incide sulle emissioni delle polveri ulltrafini, che rappresentano la causa più importante di incremento della mortalità e della morbilità;
- il carbone è una delle forme più importanti d’inquinamento da mercurio;
- il processo di combustione del carbone produce, soprattutto nelle fasi di avviamento e di spegnimento dei gruppi termici, ben 67 elementi tossici inquinanti, tra cui i ben noti metalli pesanti che causano nell’uomo gravi e mortali patologie mediche;
- inoltre il carbone rappresenta oggi il maggiore pericolo per la lotta ai cambiamenti climatici;
- le centrali a carbone rischiano quindi di non collimare con i contenuti del protocollo di Kyoto ed anche degli impegni che l’Unione Europea ha assunto per il 2020 con l’approvazione del pacchetto “Energia e clima” e che sono stati ribaditi alla Conferenza di Copenaghen dello scorso dicembre;
- se, infatti, dovessero entrare in funzione tutti i progetti avviati e ormai conclusi (Civitavecchia), quelli autorizzati a tutt’oggi (Fiumesanto, Vado Ligure e Porto Tolle) o quelli ipotizzati (Saline Joniche e Rossano Calabro), a regime si produrrebbero in più circa 39 milioni di tonnellate di CO2 all’anno, nel mentre l’Italia dovrebbe ridurre le sue emissioni di gas serra di 60 milioni di tonnellate di CO2 entro il 2020, proprio secondo gli impegni assunti in sede europea;
- tra l’altro la improvvida scelta dell’ENEL, non prende in considerazione le energie alternative, che hanno già oggi costi complessivi molto minori del carbone e vantaggi ambientali per tutti;
- nel SIA ENEL manca una seria analisi dell’impatto sanitario sulle popolazioni e sugli ecosistemi;
- l’analisi fornita dall’ENEL non computa i costi socio – economici fortemente connotato da attività agricole di pregio (Distretto Agricolo di Qualità, istituito dalla Regione Calabria) e da attività turistico – alberghiere e di pesca;
- il carbone, che peraltro non rappresenta la futura tecnologia necessaria, metterebbe quindi un’ipoteca definitiva sullo sviluppo agro – turistico e culturale della Sibaritide, importante area strategica della Calabria;
- l’occupazione dei citati settori, già oggi stimabile in circa 35.000 unità, e che è suscettibile di crescita, verrebbe messa in discussione da un impianto industriale di circa 100 unità stabili, più un indotto di un centinaio di addetti;
- senza sottovalutare che gli investimenti del tipo proposti dall’ENEL per la centrale di Rossano, oltre a non portare alcuno sviluppo locale e regionale, rappresenterebbero un ghiotto boccone per la ‘ndrangheta le cui cosche locali, tutt’altro che inermi, sono da sempre state censite da DNA, DIA, DDA e Commissioni Parlamentari Antimafia;
- ed ancora non si può dimenticare che la Calabria produce molta più energia di quella che si consuma, nonostante ciò nel triennio 2009 – 2012 è previsto un incremento di potenza pari ad altri 1.600 MWe (800 da interventi già avviati) da centrali termiche, ed entro il 2013 si prevede la messa in funzione di centrali eoliche che produrranno circa altri 1.600 MWe;
- la costruzione della centrale a carbone proposta dall’ENEL a Rossano è senza dubbio una scelta imposta dall’alto, considerata la non condivisione di tutti gli Enti locali e provinciale del territorio, nonché la contrarietà espressa, con forza e valide motivazioni, dall’ANCI, dalle Associazioni ambientaliste e produttive e dalle Organizzazioni Sindacali;
- addirittura l’ENEL, che ha avviato il procedimento di approvazione del Progetto in questione ai sensi della Legge n. 102/2009, non ha preso in considerazione il vigente Piano Energetico Ambientale Regionale (PEAR) della Calabria, approvato con la legge n. 315 del 14 febbraio 2005, che, tra l’altro, dispone: “…è vietato, su tutto il territorio regionale calabrese, l’utilizzo del carbone per alimentare centrali per la produzione di energia elettrica”;
- e la stessa Regione Calabria, anche oggi non può che avvalersi dell’esistente e richiamato Piano Energetico Ambientale Regionale, visto la nuova Amministrazione Regionale, e specificatamente il Dipartimento 5 – Attività Produttive, in data 22 maggio 2010, ossia in corso di procedura già avviata dall’ENEL, ha avviato la “Procedura aperta per l’affidamento del servizio di aggiornamento del PEAR” mediante apposito bando;
- appare, pertanto, evidente che anche tale situazione si ribalta sulla procedura in atto e dovrebbe comportare il ritiro del Progetto e la sua eventuale riproposizione ai sensi del PEAR Calabrese rinnovato;
- si aggiunge, infine, la sentenza n. 215 pronunciata dalla Corte Costituzionale in data 11 maggio 2010 e depositata il 17 giugno 2010, con la quale viene dichiarata l’illegittimità costituzionale dell’articolo 4, commi 1, 2, 3, e 4, del decreto – legge 1° luglio 2009, n. 78 , convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, nel testo risultante dalla modifiche introdotte dall’articolo 1, comma 1,lettera a) , del decreto – legge anticrisi, n. 78 del 2009, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 ottobre 2009, n. 141;
- con tale sentenza l’ENEL non potrà tenere in considerazione la volontà degli Enti locali regionali calabresi in merito al progetto di riconversione della propria centrale di Rossano:

- se il ministro dell’ambiente non ritenga necessario ed urgente negare l’autorizzazione al progetto di riconversione della propria centrale ENEL di Rossano; - quali le posizioni del Governo nazionale rispetto alla nascita o alla riconversione di centrali a carbone; - quali urgenti iniziative intendano assumere al fine di impedire lo scempio ambientale e tutelare la salute dei cittadini, rispetto al progetto di riconversione della centrale ENEL di Rossano Calabro.

On. Angela NAPOLI

Roma, 22 giugno 2010

martedì 23 febbraio 2010

Porto di Gioia Tauro: la Cassa integrazione chiesta dalla Contship non va autorizzata

La sottoscritta chiede di interpellare i Ministri delle Infrastrutture e dei Trasporti, del Lavoro e delle Politiche sociali

– per sapere – premesso che:

- Il Porto di Gioia Tauro sta registrando un preoccupante momento di crisi occupazionale poiché la MCT, dopo anni di successo, avrebbe già chiesto l’applicazione degli ammortizzatori sociali per 400 lavoratori ed avrebbe altresì previsto il licenziamento per il personale con contratto a termine;
- Ai sopra citati si aggiungeranno i lavoratori delle aziende esterne impiegate nel Porto di Gioia Tauro;
- La MCT ha perso lo scorso anno su Gioia Tauro 610 mila teus e tuttavia lo stesso terminalista ha incrementato i flussi di movimentazione a Cagliari con 448 mila teus ed a Tangermed con 578 mila;
- Appare quindi chiaro che la MCT si sia avvalsa dell’alibi della crisi internazionale delle movimentazioni per fare altre scelte e posizionare diversamente il traffico, il che non giustifica le sue richieste di licenziamento dei lavoratori, peraltro, anche alla luce del fatto che il terminal di La Spezia, sempre gestito dal gruppo Contship, guadagna movimentazione feeder a dispetto dell’evidente calo dei traffici nel Mediterraneo;
- Non v’è dubbio quindi che la richiesta di Cigo da parte della Contship non è assolutamente giustificabile e che, pertanto, ad avviso dell’interpellante, la società terminalista dovrebbe lasciare le aree attrezzate dallo Stato del Porto di Gioia Tauro e che, pur con il blocco del mercato, pretenderebbe mantenere in concessione monopolistica per i prossimi trenta anni;
- L’interpellante pur prendendo atto dell’intervento del Governo con la possibile diminuzione delle tasse portuali e di ancoraggio, la cui scelta, peraltro, è demandata all’Autorità portuale, ritiene immotivata la proroga della durata in carica del commissario delegato di cui al comma 3, dell’articolo 22-sexies del decreto legge 31 dicembre 2007, n. 248, convertito con modificazioni nella legge 28 febbraio 2008, n. 31, fino al 31 dicembre 2010, con un onere di ben 140.000 euro per l’anno 2010 e senza avere definite le prerogative di tale commissario delegato:
- Se ritengano doveroso non autorizzare la richiesta Cigo da parte della Contship, ma anzi far mantenere i lavoratori ritenuti in esubero del Porto di Gioia Tauro negli altri terminal dove la stessa Contship ha aumentato i flussi di lavoro;
- Se non ritengano di imporre alla Contship la restituzione delle corrispondenti proporzionali aree attrezzate dallo Stato nel Porto di Gioia Tauro al fine di consentire all’Autorità portuale una seria ed equilibrata azione di marketing;
- Quanti siano i soldi pubblici investiti nel Porto di Gioia Tauro dalla sua nascita ad oggi e gli spazi, all’interno dello stesso, utilizzati per la crescita occupazionale;
- Se non ritengano necessario ed urgente considerare la struttura portuale di Gioia Tauro come priorità nazionale e creare quindi un unico tavolo di concertazione tra Governi nazionale e regionale e organizzazioni sindacali;
- Se non ritengano, infine, di dover accelerare l’iter della riforma dei Porti nazionali.

On. Angela NAPOLI

Roma, 23 febbraio 2010

martedì 17 marzo 2009

Le iniziative del Governo per incentivare il lavoro femminile in Calabria

Al Presidente del Consiglio dei Ministri, ai Ministri del Lavoro della Salute e delle Politiche Sociali , dell’Economia e delle Finanze e dei Rapporti con le Regioni

- Per sapere – Premesso che:

- il D. M. 18 novembre 2008, pubblicato in G.U. 29 dicembre 2008, n. 302, riguardante l’identificazione, per il 2008, delle Regioni in cui le imprese hanno diritto agli incentivi per l’assunzione di donne con contratti di inserimento, ha escluso la Calabria;

- sicuramente la Regione Calabria avrà grosse responsabilità nell’essere riuscita ad evidenziare, in un territorio dove si il più alto tasso di disoccupazione in generale, che il tasso di occupazione femminile è superiore almeno del 20% a quello maschile o che il tasso di disoccupazione femminile è superiore del 10% a quello maschile;

- in Calabria la mancanza di lavoro colpisce indistintamente uomini e donne, ma queste ultime in maniera particolare, considerata l’assenza quasi completa di alcuni comparti produttivi utili all’impiego al femminile;

- a seguito del citato D.M. di novembre 2008, l’INPS ha emanato, nel mese scorso, la circolare esplicativa in base alla quale tutte le imprese calabresi che hanno beneficiato dei contratti d’inserimento dovranno restituire il 75% dell’importo agevolato;

- L’interrogante nel dare atto al Governo della bontà degli interventi in tutti i settori economici, non può non evidenziare come in Calabria diverrà insostenibile il costo sopportato dalle imprese per migliaia di lavoratrici, le quali perderanno automaticamente il lavoro;

- Il tutto non può essere disgiunto dal richiamo al Trattato di Lisbona che prevede che entro il 2010 il tasso di occupazione femminile a livello europeo raggiunga il 60%:

- Quali urgenti iniziative intendano attuare per sollecitare anche il Governo calabrese ad aiutare le numerose piccole attività economiche e produttive della Regione nella quale gli effetti della crisi hanno assunto dimensioni mai registrate;

- Quali urgenti iniziative intendano attuare per incentivare l’occupazione femminile, in particolare, nelle Regioni del Sud, ed ancora più in particolare in Calabria, regione esclusa nel D.M. del 18 novembre 2008.

On. Angela NAPOLI

Roma 17 marzo 2009