Visualizzazione post con etichetta 'ndrangheta. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta 'ndrangheta. Mostra tutti i post
martedì 12 dicembre 2017
Operazione “Terramara-Closed”
COMUNICATO STAMPA
L’operazione “Terramara-Closed”, condotta nelle prime ore di
questa mattina dagli uomini dell’Arma dei Carabinieri, della Polizia di Stato e
della Guardia di Finanza, coordinata dalla DDA di Reggio Calabria, ha posto
fine alla criminale operatività di tutte le cosche di ‘ndrangheta presenti a
Taurianova: Avignone – Zagari – Fazzalari–Viola – Sposato – Tallarida – Maio –
Cianci. Operatività criminale di queste cosche che intaccava tutti i settori
della città e che, pertanto, non poteva aver omesso di infiltrarsi nella sede
del Comune, il cui consiglio è stato sciolto per ben tre volte per
infiltrazione mafiosa (1991 – 2009 – 2013).
Nel ringraziare la DDA di Reggio Calabria e tutti gli uomini delle
Forze di Polizia per questa imponente attività giudiziaria, mi auguro che gli
onesti cittadini di Taurianova si rendano conto che oggi è stata ripristinata
la vera democrazia e che gli scioglimenti dei consigli comunali per
infiltrazione mafiosa non sono uno strumento politico, bensì un atto
amministrativo frutto di indagini dalle quali emergono le infiltrazioni mafiose
nella vita amministrativa del Paese.
On. Angela NAPOLI
Presidente Associazione
“Risveglio Ideale”
martedì 3 ottobre 2017
Video intervista sul rapporto tra ‘ndrangheta e massoneria
sabato 8 ottobre 2016
a GLI INTOCCABILI di KLAUS DAVI'
Insieme all’Avv. GIOVANNA FRONTE
tra gli ospiti
in studio della trasmissione di LAC TV “GLI INTOCCABILI”,
condotta da KLAUS DAVI’,
nella puntata dal
titolo:
“MASSONERIA & ‘NDRANGHETA ALLA CONQUISTA
DEL SUD?”
venerdì 29 gennaio 2016
CONGRATULAZIONI ALLE FORZE DELL'ORDINE PER LA CATTURA DEI DUE SUPER LATITANTI
COMUNICATO STAMPA
Sento il dovere di esprimere
vive congratulazioni e sincero compiacimento al Questore di Reggio
Calabria, Andrea Grassi, e a tutti gli
uomini della Squadra Mobile e della Polizia di Stato, per la brillante
operazione che ha portato alla cattura dei due super latitanti, Giuseppe Crea e
Giuseppe Ferraro, noti boss delle cosche tirreniche della ‘ndrangheta.
La zona nella quale sono stati catturati Giuseppe Crea e
Giuseppe Ferraro evidenzia, ancora una volta, come i latitanti della
‘ndrangheta riescano per anni, certamente supportati da fiancheggiatori e da
ingenti quantitativi di armi, a vivere nei loro territori di residenza, da dove
continuano a gestire tutte le loro attività illecite
Angela
Napoli
Consulente Commissione Parlamentare Antimafia
Taurianova, 29 gennaio 2016
sabato 20 giugno 2015
Mia intervista su IL TEMPO
«Il
Campidoglio va sciolto per mafia»
Il
consulente dell’Antimafia, Napoli: per troppi anni hanno negato l’evidenza.
Corruzione e criminalità
organizzata vanno insieme. Attenti alla ’ndrangheta
Francesca
Musacchio
«Il Comune di Roma dovrebbe essere sciolto per
infiltrazioni mafiose, ci sono tutti i presupposti. Basterebbe anche solo il
titolo dell'inchiesta della Procura di Roma, "Mafia Capitale",che non
è una scelta casuale, per capire l'entità del problema». Angela Napoli, ex parlamentare
e oggi consulente della Commissione Antimafia, non usa mezzi termini. Il sistema
corruttivo legato alla gestione dei centri di accoglienza per gli immigrati e i
legami tra alcuni esponenti politici e il malaffare, che le indagini hanno svelato,
non lascerebbero dubbi sulle infiltrazioni mafiose è ’'ndranghetiste nella
Capitale.
Secondo lei è possibile che alla fine si
decida di sciogliere per mafia il Comune di Roma?
«Non credo che si arriverà a questo. Per
l'Italia sarebbe un danno d'immagine terribile, perché Roma è la Capitale.
Oltre a questo il sindaco Marino non sembra deciso a mollare. Detto questo per
troppi anni pezzi di istituzione, proprio a Roma, si sono ostinati a dire che la
mafia qui non c'era. Tutto ciò accadeva mentre erano in corso attività di
prevenzione dell'autorità giudiziaria attraverso il sequestro di note attività commerciali,
perché frutto di patrimoni illeciti. Ora con l'indagine della Procura si scopre
quanto la mafia fosse dentro Roma e non solo».
La 'ndrangheta, che lei conosce bene, è
parte dell'inchiesta della Procura. Dalle carte emergerebbe il legame tra chi a
Roma faceva affari con gli immigrati ed esponenti della malavita organizzata calabrese.
«La 'ndrangheta è evidente che fa parte di
"Mafia Capitale" perché con i centri di accoglienza si fanno affari.
Tuttavia il coinvolgimento della malavita spesso si ferma al momento dello
sbarco. Una volta che i profughi sono arrivati sulle nostre coste l'interesse
della 'ndrangheta va scemando. Si, molti immigrati vengono sfruttati nelle
piantagioni gestite dalle cosche a cui devono pagare il "pizzo” sui miseri
guadagni.
Altri finiscono a fare i sicari nei
regolamenti di conti, ma il grosso degli affari con gli immigrati avviene
altrove».
Cosa intende?
«La 'ndrangheta è nel traffico di esseri
umani non solo per la partecipazione alla gestione del business dei centri di
accoglienza. Al momento ci sono alcune inchieste in corso proprio sui legami
tra le cosche e gli scafisti che operano in Libia. Di mezzo c'è uno scambio di armi
e droga. Se così non fosse nessuno potrebbe sbarcare in Calabria».
Nella sua Regione l’emergenza profughi è drammatica
come quella di Roma?
«Oltre a quelli che stanno nei centri di
accoglienza la maggior parte stazionano a Rosarno, Cassano, Rossano e Corigliano
dove sono le piantagioni di agrumeti».
Nel libro "L'Antimafia nei fatti",
racconta la sua esperienza personale nella
lotta alla criminalità organizzata parlando anche di Taurianova, il comune in
cui risiede, e che rappresenta una sorta
di "modello" delle infiltrazioni mafiose all'interno delle istituzioni.
«É il primo Comune ad essere stato sciolto per
infiltrazione mafiosa nel 1991. Nel 2009 e nel 2013 è accaduto ancora, altre
due volte. Conosco bene l'argomento e posso dire che nella comprensione della vicenda
di "Mafia Capitale" si è fatto un errore di fondo sin dall'inizio».
Quale?
«Si è abituati a pensare che la corruzione non
abbia a che vedere con la mafia. Invece sono due facce della stessa medaglia. La
corruzione è il viatico attraverso il quale la mafia si inserisce in determinati
contesti».
venerdì 15 maggio 2015
a Telemia, LINEAPERTA, a parlare di PLATI'
venerdì 23 gennaio 2015
"L'ANTIMAFIA DEI FATTI" a Telemia
condotta dalla giornalista
Maria Teresa CRINITI,
nella puntata
“L’ANTIMAFIA DEI FATTI”
dell’emittente televisiva TELEMIA,
lunedì 8 dicembre 2014
A Catanzaro regna il malaffare. Qui si è trasferito il "modello Reggio"
Angela Napoli atto secondo:
A Catanzaro regna il malaffare. Qui si è trasferito il "modello Reggio"
Dopo le forti parole di Angela Napoli sulla situazione di collusione che affligge questa regione ed in particolare la città di Reggio Calabria, oggi proponiamo la “seconda parte” dell’intervista dove la consulente della commissione parlamentare antimafia parla della città Capoluogo. Paroli pesanti come un macigno che vedono Catanzaro come il nuovo centro del malaffare calabrese. "Il cosiddetto “modello Reggio” è stato trasferito a “modello Regione” a Catanzaro perché in questa città ha trovato terreno fertile, con la palese compiacenza e copertura di ambienti e persone di Reggio Calabria, è triste ma significativo”.
Durante una recente intervista apparsa su WebOggi, l'ex pm Luigi De Magistris ha dichiarato "Catanzaro è il centro nevralgico della massoneria", lei cosa ne pensa? “
Non v’è dubbio che il malaffare a Catanzaro è radicato nel profondo. Fermo restando che continuo ad avere grande stima nei confronti di Luigi De Magistris, le inchieste che aveva avviato nel Capoluogo erano giuste e secondo me avrebbero portato sicuramente a dei risultati che andavano ad attaccare quel mondo contraddistinto da legami tra politica-massoneria-imprenditoria, non dimentichiamo che l'imprenditoria catanzarese è molto legata agli ambienti massonici e politici. De Magistris è stata "vittima" di un disegno, a causa delle gravi conseguenze che avrebbero avuto le sue inchieste, gli sono state sottratte per metterle nel dimenticatoio. Una delle più importanti a mio avviso era l’inchiesta “Poseidone”, che vedeva coinvolto tutto il settore ambientale, ai tempi in cui c'era Giuseppe Chiaravalloti alla presidenza della regione e come assessore regionale all’ambiente Domenico Antonio Basile di Vibo Valentia. Se quell’inchiesta fosse andata avanti avremmo iniziato a conoscere realmente dove sono finiti i milioni di euro che sono giunti in quegli anni in Calabria, infatti ci fu il Commissariamento del settore ambientale. Non possiamo e non dobbiamo dimenticare che la Calabria è stata commissariata per l’emergenza ambiente per oltre 13 anni ed i risultati di questa situazione sono sotto gli occhi di tutti, in quei 13 anni sono arrivati tanti milioni di euro, che nessuno sa che fine abbiano fatto. Non v’è dubbio che le inchieste che sono state sottratte a De Magistris avrebbero squarciato quel velo, anzi quella nube che copre l’intera città di Catanzaro e non solo, perché questa nube ricopre l’intero territorio catanzarese. Quando l’ex sindaco Michele Traversa diede le dimissioni, io scrissi un comunicato stampa, sottolineando che non erano motivate da quello che aveva dichiarato ufficialmente perché dietro c’era ben altro. C’è anche un altro discorso a Catanzaro che andrebbe valutato, cioè ogni volta che viene aperta un’inchiesta che va a smuovere ed intaccare i “mondi” della politica, dell’imprenditoria e della massoneria a mio avviso viene puntualmente bloccata. Si è creato uno scandalo, addirittura una condanna a De Magistris perché aveva messo sotto controllo, senza autorizzazione, i telefoni di alcuni politici, a questo proposito devo dire che tra le persone intercettate figurava il nome di Angela Napoli, ma la sottoscritta non ha mai temuto nulla perché non avevo nulla da nasconde o qualcuno da proteggere. Catanzaro è sommersa da una coltre di malaffare, che mi auguro possa essere smantellata al più presto. Il cosiddetto “modello Reggio” è stato trasferito a “modello Regione” a Catanzaro perché in questa città ha trovato terreno fertile, con la palese compiacenza e copertura di ambienti e persone di Reggio Calabria, è triste ma significativo”.
Se domani fosse presidente della regione Calabria cosa farebbe per cambiare le cose?
"La prima cosa che farei è la totale pulizia all'interno della Regione. Prenderei le distanze da tutti i settori della politica che sono legati alla 'ndrangheta e che si conoscono, perché la Calabria è costituita da un numero elevatissimo di piccoli comuni all'interno dei quali ognuno si conosce. L'applicazione del rispetto della legalità e della trasparenza, ma non con la creazione di assessorati utili solo a dimostrare che si ha un "vestito" di perbenismo, lo farei in modo concreto. Qui ci vorrebbe veramente un cambiamento radicale, una forte volontà che naturalmente non può passare solo attraverso il presidente della regione, deve essere una forza che accomuna un gruppo di persone che evidenzi grande responsabilità con fatti concreti".
Orfeo Notaristefano, scrittore-giornalista e curatore della sua ultima fatica editoriale “L’Antimafia dei Fatti” ha dichiarato: "Questo è un libro d’Amore: per la Calabria, per l’Italia, per l’Europa. Segna la differenza tra l’antimafia parolaia, di parata e inconcludente e l’Antimafia dei fatti, come recita il titolo e non solo". Parole molto forti che vanno oltre i confini calabresi.
"Certo, perché la mia attività non è stata svolta solo in Italia ma anche all'estero come componente dell'Unione Interparlamentare, inoltre sono stata relatrice per la criminalità presente nei paesi che si affacciano sul Mediterraneo. E molti dei miei lavori li ho voluti raccontare in questo libro, dove ci sono anche alcuni capitoli con interviste ai diretti interessati. Sono stata relatrice ed ho fatto approvare importanti relazioni, ecco perché Orfeo Notaristefano dice anche amore europeo", proprio perché la mia attività si è svolta oltre i confini dell'Italia. Ho voluto scrivere questo libro, primo per far conoscere realmente la situazione di questa regione, poi per dimostrare che non mi sono mai sottratta dall'evidenziare nomi e cognomi, non ci sono mai stati "omissis" né nei miei atti parlamentari, né nei miei comunicati, né nelle mie denunce. Non intendo mollare ed ai giovani dobbiamo dare speranza, dobbiamo far capire che non devono demordere, devono "uccidere" le speranze di coloro che annientano i loro sogni, questo è anche uno dei motivo per cui ho voluto far nascere l'associazione "Risveglio Ideale", proprio per cercare di svegliare le coscienze. Una delle più grandi "colpe" che hanno i cittadini calabresi è la mancanza di partecipazione attiva alla "vita" pubblica, di conseguenza chi è andato ad amministrare in malafede si è sentito libero di agire in modo indiscriminato e secondo i propri interessi".
A Catanzaro regna il malaffare. Qui si è trasferito il "modello Reggio"
Gaetano Romani
Dopo le forti parole di Angela Napoli sulla situazione di collusione che affligge questa regione ed in particolare la città di Reggio Calabria, oggi proponiamo la “seconda parte” dell’intervista dove la consulente della commissione parlamentare antimafia parla della città Capoluogo. Paroli pesanti come un macigno che vedono Catanzaro come il nuovo centro del malaffare calabrese. "Il cosiddetto “modello Reggio” è stato trasferito a “modello Regione” a Catanzaro perché in questa città ha trovato terreno fertile, con la palese compiacenza e copertura di ambienti e persone di Reggio Calabria, è triste ma significativo”.
Durante una recente intervista apparsa su WebOggi, l'ex pm Luigi De Magistris ha dichiarato "Catanzaro è il centro nevralgico della massoneria", lei cosa ne pensa? “
Non v’è dubbio che il malaffare a Catanzaro è radicato nel profondo. Fermo restando che continuo ad avere grande stima nei confronti di Luigi De Magistris, le inchieste che aveva avviato nel Capoluogo erano giuste e secondo me avrebbero portato sicuramente a dei risultati che andavano ad attaccare quel mondo contraddistinto da legami tra politica-massoneria-imprenditoria, non dimentichiamo che l'imprenditoria catanzarese è molto legata agli ambienti massonici e politici. De Magistris è stata "vittima" di un disegno, a causa delle gravi conseguenze che avrebbero avuto le sue inchieste, gli sono state sottratte per metterle nel dimenticatoio. Una delle più importanti a mio avviso era l’inchiesta “Poseidone”, che vedeva coinvolto tutto il settore ambientale, ai tempi in cui c'era Giuseppe Chiaravalloti alla presidenza della regione e come assessore regionale all’ambiente Domenico Antonio Basile di Vibo Valentia. Se quell’inchiesta fosse andata avanti avremmo iniziato a conoscere realmente dove sono finiti i milioni di euro che sono giunti in quegli anni in Calabria, infatti ci fu il Commissariamento del settore ambientale. Non possiamo e non dobbiamo dimenticare che la Calabria è stata commissariata per l’emergenza ambiente per oltre 13 anni ed i risultati di questa situazione sono sotto gli occhi di tutti, in quei 13 anni sono arrivati tanti milioni di euro, che nessuno sa che fine abbiano fatto. Non v’è dubbio che le inchieste che sono state sottratte a De Magistris avrebbero squarciato quel velo, anzi quella nube che copre l’intera città di Catanzaro e non solo, perché questa nube ricopre l’intero territorio catanzarese. Quando l’ex sindaco Michele Traversa diede le dimissioni, io scrissi un comunicato stampa, sottolineando che non erano motivate da quello che aveva dichiarato ufficialmente perché dietro c’era ben altro. C’è anche un altro discorso a Catanzaro che andrebbe valutato, cioè ogni volta che viene aperta un’inchiesta che va a smuovere ed intaccare i “mondi” della politica, dell’imprenditoria e della massoneria a mio avviso viene puntualmente bloccata. Si è creato uno scandalo, addirittura una condanna a De Magistris perché aveva messo sotto controllo, senza autorizzazione, i telefoni di alcuni politici, a questo proposito devo dire che tra le persone intercettate figurava il nome di Angela Napoli, ma la sottoscritta non ha mai temuto nulla perché non avevo nulla da nasconde o qualcuno da proteggere. Catanzaro è sommersa da una coltre di malaffare, che mi auguro possa essere smantellata al più presto. Il cosiddetto “modello Reggio” è stato trasferito a “modello Regione” a Catanzaro perché in questa città ha trovato terreno fertile, con la palese compiacenza e copertura di ambienti e persone di Reggio Calabria, è triste ma significativo”.
Se domani fosse presidente della regione Calabria cosa farebbe per cambiare le cose?
"La prima cosa che farei è la totale pulizia all'interno della Regione. Prenderei le distanze da tutti i settori della politica che sono legati alla 'ndrangheta e che si conoscono, perché la Calabria è costituita da un numero elevatissimo di piccoli comuni all'interno dei quali ognuno si conosce. L'applicazione del rispetto della legalità e della trasparenza, ma non con la creazione di assessorati utili solo a dimostrare che si ha un "vestito" di perbenismo, lo farei in modo concreto. Qui ci vorrebbe veramente un cambiamento radicale, una forte volontà che naturalmente non può passare solo attraverso il presidente della regione, deve essere una forza che accomuna un gruppo di persone che evidenzi grande responsabilità con fatti concreti".
Orfeo Notaristefano, scrittore-giornalista e curatore della sua ultima fatica editoriale “L’Antimafia dei Fatti” ha dichiarato: "Questo è un libro d’Amore: per la Calabria, per l’Italia, per l’Europa. Segna la differenza tra l’antimafia parolaia, di parata e inconcludente e l’Antimafia dei fatti, come recita il titolo e non solo". Parole molto forti che vanno oltre i confini calabresi.
"Certo, perché la mia attività non è stata svolta solo in Italia ma anche all'estero come componente dell'Unione Interparlamentare, inoltre sono stata relatrice per la criminalità presente nei paesi che si affacciano sul Mediterraneo. E molti dei miei lavori li ho voluti raccontare in questo libro, dove ci sono anche alcuni capitoli con interviste ai diretti interessati. Sono stata relatrice ed ho fatto approvare importanti relazioni, ecco perché Orfeo Notaristefano dice anche amore europeo", proprio perché la mia attività si è svolta oltre i confini dell'Italia. Ho voluto scrivere questo libro, primo per far conoscere realmente la situazione di questa regione, poi per dimostrare che non mi sono mai sottratta dall'evidenziare nomi e cognomi, non ci sono mai stati "omissis" né nei miei atti parlamentari, né nei miei comunicati, né nelle mie denunce. Non intendo mollare ed ai giovani dobbiamo dare speranza, dobbiamo far capire che non devono demordere, devono "uccidere" le speranze di coloro che annientano i loro sogni, questo è anche uno dei motivo per cui ho voluto far nascere l'associazione "Risveglio Ideale", proprio per cercare di svegliare le coscienze. Una delle più grandi "colpe" che hanno i cittadini calabresi è la mancanza di partecipazione attiva alla "vita" pubblica, di conseguenza chi è andato ad amministrare in malafede si è sentito libero di agire in modo indiscriminato e secondo i propri interessi".
Etichette:
'ndrangheta,
ANGELA NAPOLI: L'ANTIMAFIA DEI FATTI,
Catanzaro,
Chiaravalloti,
collusioni,
De Magistris,
modello Reggio,
Orfeo Notaristefano,
politica-massoneria-imprenditoria,
Regione Calabria
domenica 7 dicembre 2014
'Ndrangheta? La Calabria è malata nelle fondamenta della politica
Angela Napoli a WebOggi: 'Ndrangheta? La Calabria è malata nelle fondamenta della politica
Gaetano Romani
In qualsiasi altro paese europeo, la signora Angela Napoli sarebbe diventata un’icona di quelle che reclamano trasparenza, ordine, legalità e decoro. L’onorevole Napoli nella sua attività politica ha caratterizzato la sua presenza nel segno del contrasto alla ‘ndrangheta, il grande male che deturpa quotidianamente la sua Calabria. Vive da anni sotto scorta ma questo non le ha impedito di continuare a ribadire il suo "no" al malaffare ed alla corruzione che imperversa su questa regione. Dopo le recenti e gravissime minacce nei confronti dei pm Bruni e Lombardo, abbiamo deciso di farci dire la sua in qualità di consulente della commissione parlamentare antimafia, per cercare di chiarire le responsabilità della politica. Attraverso questa intervista, che abbiamo deciso di proporre in due parti vista la quantità dei temi trattati si andrà senza troppi giri di parole a quello che è il vero "tumore" che affligge questa regione, i rapporti tra politica, massoneria ed imprenditori.
Le cosche della 'ndrangheta avrebbero progettato un attentato nei confronti del Pm della Dda di Catanzaro, Pierpaolo Bruni. Recentemente il magistrato si è occupato delle procedure per l'applicazione del regime detentivo del 41 bis nei confronti dei maggiori boss calabresi. Un altro grave atto intimidatorio è stato rivolto contro il pm della Dda di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo, attraverso una telefonata di minacce fatta nelle scorse settimane al centralino della guardia di finanza, nella quale si parlava di "200 chili di tritolo pronti per un attentato". Per entrambi tante belle parole da parte della politica, ma in concreto si fa poco o nulla?
"La Calabria sta attraversando un periodo molto difficile e queste gravi intimidazioni ne sono la prova. Queste minacce non arrivano a caso, ma hanno lo scopo preciso di "deviare" inchieste molto importanti legate a quella che un tempo veniva definita zona “grigia” o zona dei “colletti bianchi”. Entrambe i magistrati stanno lavorando su atti molto pericolosi dove sono coinvolti personaggi “elevati”. Il magistrato Bruni è legato ad inchieste nel cosentino e nel crotonese, mentre il magistrato Lombardo, oltre ad inchieste legate ai connubi tra ‘ndrangheta, politica ed imprenditoria di Reggio Calabria, sta trattando quella di “Matacena – Scajola”, che non è di poco conto. Addirittura l'atto intimidatorio legato al pm Lombardo potrebbe provenire da ambienti interni alla procura di Reggio Calabria, non nuova a queste cose. Non dimentichiamo che nel tempo sono state trovate microspie messe accanto gli uffici del procuratore Gratteri. E’ una situazione molto pesante, ed a questo proposito devo dire che il mondo politico del rinnovamento, della legalità e dell’antimafia serve solo a fare tante chiacchiere e belle parole, ma poi di fatto non serve a nulla. So che queste parole sono molto pesanti, ma purtroppo sono vere, inoltre mi aspettavo che alle ultime elezioni regionali finalmente il mondo politico si facesse un esame di coscienza e dimostrasse responsabilità con le candidature, così non è stato, perché si va sempre alla ricerca del consenso quantitativo elettorale e non qualitativo e questo non porta da nessuna parte. Non si è voluto capire che il mondo politico continua a delegare la “pulizia” alla magistratura e questa è una totale mancanza di responsabilità, inoltre così facendo si tendono ad isolare i magistrati che diventano titolari di determinate inchieste. Non c'è unita d’intenti, cosa indispensabile per sconfiggere tutte le collusioni ed i rapporti con le varie organizzazioni criminali, si dovrebbe lavorare insieme per l'unico fine della giustizia, ma in realtà non è così”.
La recente sentenza del processo “Alta tensione 2" ha confermato il "sistema" di corruzione e favoreggiamento che esiste in Calabria, 12 anni di reclusione a Giuseppe Plutino, (ex consigliere e assessore all’Ambiente del Comune di Reggio Calabria) accusato di aver favorito la famiglia Condemi, con precedenti per associazione mafiosa. "Alta tensione 2" ha inoltre fatto luce anche su una tentata estorsione ai danni del consigliere regionale Giovanni Nucera, il quale a sua volta risulta indagato per corruzione elettorale. Inoltre non dimentichiamo che i calabresi arrivano dall'esperienza di Scopelliti col "modello Reggio", soprattutto alla luce delle vicende giudiziarie che lo hanno contraddistinto in negativo. Alla luce di queste notizie politicamente questa terra è marcia dalle fondamenta?
“Queste notizie evidenziano uno scenario politico folle, come è una follia quanto leggo da ieri sulla stampa in merito a delle dichiarazioni rilasciate sia dall’ex sindaco del comune sciolto per mafia, nonché ex assessore regionale, Arena, sia dall’ex deputato Nucera, i quali accomunano l’azione di Reggio Calabria con il recente terremoto di "Roma Mafia Capitale" (Recente terremoto giudiziario che ha colpito Roma con un giro legato a mafia e appalti, dove sono coinvolti importanti politici, attualmente accusati di associazione di tipo mafioso e corruzione aggravata - ndr). Fermo restando che la situazione di "Roma Mafia Capitale" è esplosiva, però pretendere lo scioglimento del consiglio comunale di Roma accomunandolo allo scioglimento del consiglio comunale di Reggio Calabria significa davvero essere fuori da qualsiasi logica di correttezza. Purtroppo Scopelliti sbagliava terribilmente quando affermava che Reggio Calabria veniva attaccata in modo indiscriminato, non possiamo dimenticare la condanna dell’ex assessore Plutino, le dimissioni l’ex assessore Tuccio, non possiamo dimenticare i tanti arresti, quello di Suraci per esempio, per non parlare poi delle partecipate, sia la Leonia che la Multiservice, avevano le “mani in pasta”. La cosa incredibile che in quel periodo Scopelliti attaccava tutti, infatti fui “colpita” anche io, all’epoca rinunciai di candidarmi a sindaco di Reggio Calabria perché secondo me il voto in quella città non era libero. Scopelliti ed i personaggi che lo contornavano mi attaccarono per settimane anche sulla stampa, dissero che avrei dovuto chiedere scusa perché avevo mortificato la città di Reggio Calabria. Poi i fatti hanno accertato chi ha veramente mortificato questa Regione, inoltre nello stesso periodo ci fu l’attacco ai giornalisti, i quali avevano la colpa di aver riportato le notizie degli arresti, delle inchieste, fino alla rovinosa caduta del tanto decantato “modello Reggio”, purtroppo per noi oltre ad essere brutte quelle notizie erano reali. Bisognava assumersi le proprie responsabilità, perché chi aveva avuto le redini dell’amministrazione di quella città, ne aveva sfruttato per interessi personali ed interessi legati alla fidelizzazione della ‘ndrangheta. Nelle inchieste sono emersi anche rapporti di parenti dei parenti di Scopelliti con questo sistema di malaffare, questa è la triste realtà emersa, questi sono fatti inequivocabili. Secondo me i giornalisti con lui sono stati fin troppo teneri, Scopelliti si è ostinato a non voler prendere atto dei fatti stessi e a non aver quella responsabilità necessaria che una persona che amministra il bene pubblico deve avere. Questa è una terra malata che va curata”.
Nel Gennaio 2013 riceve delle minacce di morte, "giustamente" dopo appena tre mesi le viene revocata la scorta. Lo Stato era forse complice di certi meccanismi?
“In tutta questa vicenda è “passato” un messaggio molto negativo. Il tentativo che c’è stato di sottrarmi la scorta non faceva altro che portare a compimento un disegno che accomunava in quel momento sia la ‘ndrangheta che alcuni ambienti politici in particolare quelli del mio ex partito di appartenenza, in sostanza volevano "farmi fuori" ed isolarmi nel peggiore dei modi. E’ chiaro che togliendomi la scorta i miei movimenti sarebbero stati impossibili da fare, gli ambienti politici si tenevano "per mano" con gli ambienti malavitosi. Ricordo inoltre che in precedenza avevo ricevuto due lettere dal collaboratore di giustizia Gerardo D’Urso di Vibo Valentia nelle quali, con nomi e cognomi, mi diceva di aver saputo dal boss della ‘ndrangheta reggina e dagli ambienti delle carceri che le cosche di Rosarno avevano ricevuto l’ordine di un politico della mia stessa coalizione di farmi fuori perché davo fastidio. D'Urso è stato considerato sempre estremamente attendibile tra i magistrati e purtroppo di recente è morto in circostanze poco chiare. All’epoca presentai regolare denuncia e c’era il procuratore Giuseppe Pignatone a Reggio Calabria, purtroppo però su questa vicenda non fu fatta chiarezza, gli accertamenti non portarono a nulla, il nome del politico non si venne mai a sapere. Indubbiamente in quel periodo ero sicuramente l'ultima persona a cui revocare la scorta. Purtroppo quando si rischia di intaccare qualche personaggio politico tutto si deve "chiudere" ed automaticamente si porta all'isolamento di chi porta avanti determinate battaglie, secondo me non si volle andare a fondo. Per fortuna questa vicenda si è poi conclusa in modo positivo, perché la scorta mi fu riassegnata pochi giorni dopo".
Cosa significa essere Angela Napoli in una terra come la Calabria e se tornasse indietro rifarebbe questa scelta di vita?
"Nonostante tutto non ho nessun rimpianto e non penso a "chi me l'ha fatto fare". Continuo ad essere orgogliosa di quello che ho fatto e che faccio perché posso camminare a testa alta. Rimane in me il motivo per cui mi sono incamminata nella direzione della legalità, che è quello di cercare di abbattere questo sistema di collusione, corruzione e malaffare perché amo questa Calabria quindi vorrei che la gente fosse libera. Io non sono libera di camminare perché ho la scorta, ma mi rendo conto che la gente di Calabria non è libera perché vive in questo sistema dove non c'è liberà, non c'è meritocrazia, i calabresi non sono liberi di vedersi garantiti i propri diritti. Da quando sono diventata consigliere comunale di Taurianova (che è stato il primo comune sciolto per infiltrazione mafiosa ed è stato sciolto per la terza volta sempre per questo motivo, infatti tutt'oggi è con una commissione straordinaria), ho deciso di portare avanti determinati ideali, inoltre le mie sono battaglie sempre attuali e nascono dalla volontà di combattere il sistema che accomuna la 'ndrangheta, la politica, il mondo imprenditoriale e la massoneria".
Domani la seconda parte dell’intervista all’Onorevole Angela Napoli. Dirà la sua sull’ascesa del “sottobosco malavitoso” che sta vivendo la città di Catanzaro.
Etichette:
'ndrangheta,
41 bis,
Alta Tensione,
Calabria,
DDA Catanzaro,
DDA Reggio Calabria,
Gaetano Romani,
Intervista,
minacce,
Nucera,
Plutino,
Pm Bruni,
Pm Lombardo,
Politica,
Reggio Calabria,
Scopelliti,
Web Oggi
giovedì 6 novembre 2014
Presentazione del libro "STATO E CRIMINALITÀ Un rapporto non sempre dicotomico"
"STATO E CRIMINALITÀ,
Un rapporto non sempre dicotomico"
svoltosi il 6 novembre 2014 alla sala concerti del Comune
di Catanzaro,
a cura delle associazioni UNIVERSO MINORI e SOCIETA’
LIBERA,
si possono vedere
al minuto 51:24
e al minuto 02:07:27
venerdì 31 ottobre 2014
Mia intervista sui Testimoni di giustizia pubblicata sul libro di PAOLO DE CHIARA
“Testimoni di giustizia
Uomini
e donne che hanno sfidato le mafie”
di PAOLO DE CHIARA
mercoledì 1 ottobre 2014
Reggio Calabria: “Al voto, con la ‘ndrangheta che cerca sponde!”
Mia intervista rilasciata ad Alfonso Palumbo di Primanews
Calabria al voto in due date diverse: il 26 Ottobre per il sindaco di Reggio, il 23 Novembre per il Governatore della Regione. Calabria dove si e’ tentato di frenare il M5Scon lo sbarramento al 15% e dove pare vi siano accordi - come afferma l’on. Napoli - tra Centrosinistra e Centrodestra.
Onorevole Angela Napoli: chi meglio di lei per rispondere a questa domanda: chi ha più da perdere dal doppio confronto elettorale? “Di sicuro chi e’ attualmente in carica alla guida della Regione; e per ciò che riguarda il Comune reggino, chi lo ha disamministrato”.
Componente della Commissione Antimafia, Napoli vive a Taurianova (Rc), e rappresenta quella parte di politica che mai ha avuto remore a dire e criticare, rivelando autonomia di giudizio anche verso la propria compagine della quale per anni e’ stata un simbolo: prima nell’Msi e poi in Alleanza Nazionale.
Reggio eleggerà il nuovo sindaco: secondo lei la città e’ alla ricerca del suo Renzi, del suo Grillo o di chi? “Di una figura politica pulita, disinteressata, che non abbia ne’ lacci ne’ laccioli con gli ambienti politici - tutti complici dello sfacelo, nessuno escluso! - e che ami la città”.
Esiste davvero qualcuno così? “Sì, esiste. Io sono stata segretario provinciale di An per cinque anni, conosco bene la gente. Non posso tuttavia negare che la mancanza di disponibilità’ di molte persone sia dovuta al fatto che hanno addosso un’eredità ‘di emergenza’. Lei immagini che il Comune non aveva neppure i soldi per pagare il Cero che ogni anno l’Amministrazione comunale offre in dono alla Madonna della Consolazione… E c’e’ poi la piaga della ‘ndrangheta, che adesso si sta organizzano per capire su cui puntare. Alla competizione elettorale parteciperanno inoltre delle liste civiche, che purtroppo vantano alcuni sponsor e alcuni candidati che non mi piacciono affatto”.
Esiste davvero qualcuno così? “Sì, esiste. Io sono stata segretario provinciale di An per cinque anni, conosco bene la gente. Non posso tuttavia negare che la mancanza di disponibilità’ di molte persone sia dovuta al fatto che hanno addosso un’eredità ‘di emergenza’. Lei immagini che il Comune non aveva neppure i soldi per pagare il Cero che ogni anno l’Amministrazione comunale offre in dono alla Madonna della Consolazione… E c’e’ poi la piaga della ‘ndrangheta, che adesso si sta organizzano per capire su cui puntare. Alla competizione elettorale parteciperanno inoltre delle liste civiche, che purtroppo vantano alcuni sponsor e alcuni candidati che non mi piacciono affatto”.
L’on. Napoli e’ nome che sposterà gli equilibri? E pensa forse di candidarsi?“Dolente di deluderla: il mio e' un doppio no. Le indicazioni che darò, verranno fuori dopo attenta valutazione delle liste e, appunto, dei candidati”.
Passiamo alla Calabria e andiamo in casa PD: i fatti dell’Emilia e le recentissime polemiche nazionali potrebbero incidere sulle sorti del voto? “No, a incidere sarà altro… il Centrosinistra e’ profondamente diviso e pure inaffidabile; vi sarebbero accordi che, in alcune aree del territorio, coinvolgerebbero pezzi di Fi, Ncd, Udc! E comunque c’e’ stato l’ulteriore incontro del Nazareno che dovrebbe aver dato qualche indicazione per queste elezioni. Il Pd e’ atteso dalle Primarie alle quali parteciperanno in tre: Oliverio, il renziano Callipo,Speranza (sindaco di Lamezia Terme - N.d.R.). Quest’ultimo non mi dispiace affatto, ma proprio perché uomo di Sel destinato a non farcela!”.
Ora il Centrodestra. Qui serve ricostruire una squadra vincente. Ma senza le persone giuste… “Che tuttavia vi sono anche se non verranno prese in considerazione (e qui ecco il documento dei 155 Circoli del Nuovo Centrodestra da noi messo online giorni addietro - N.d.R.). In Calabria il Centrodestra e’ gestito dai soliti noti, quelli che in apparenza non figurano ma che poi gestiscono accordi, scelgono candidati, etc. Io sono tuttavia convinta che se la maggioranza ha fatto male, e’ stata colpa anche dell’opposizione che mai ha vigilato fino in fondo… Dopo le dimissioni del Governatore Scopelliti, tutti i suoi rappresentanti in Consiglio si sarebbero dovuti dimettere in blocco! E immediatamente!!”.
Il M5S ha accusato la classe dirigente di averlo voluto azzoppare con quel 15% di sbarramento della legge elettorale. Legge che peraltro ha registrato le critiche della calabrese Maria Carmela Lanzetta, ministro degli Affari regionali. “E ha avuto pienamente ragione. I CinqueStelle avrebbero potuto approfittare della confusione e delle divisioni, ma a livello regionale si sono spaccati mentre a Reggio vi sono stati parecchi contrasti nella scelta dei candidati; ne’ Beppe Grillo ne’ altri sono stati capaci di valutare per bene la situazione. Personalmente ho dubbi sui criteri di selezione fatti sul web: da noi il rischio e’ di vedere inserite in lista persone poco pulite. Che fai, li valuti con la prova del Dna?”.
Agli occhi dell’opinione pubblica nazionale, parlare di Calabria equivale a parlare dei Forestali. “Che rappresentano un problema, creato dalla politica che ha preferito il consenso allo sviluppo. Adesso e’ il Governo centrale a dover dare soluzioni: io posso solo dirle che il lavoro per tutti loro non mancherebbe. La Calabria e’ territorio in emergenza nei settori dell’ambiente, dei trasporti, della viabilità, del turismo”.
http://www.prismanews.net/politica/reggio-calabria-al-voto-con-la-ndrangheta-che-cerca-sponde-angela-napoli.html
lunedì 29 settembre 2014
Mia intervista su elezioni provinciali di Vibo
Mia intervista rilasciata
di Radio Azzurra
sulle elezioni provinciali di Vibo
Link:
martedì 16 settembre 2014
Mia intervista su Panorama - Il "tesoro" della 'Ndrangheta: gli analfabeti
Nei territori della ‘Ndrangheta niente scuola. A San Luca, Brancaleone, Locri, Siderno, Platì e in altre decine di comuni calabresi, centinaia di bambini e adolescenti non sono mai entrati all’interno di un’aula scolastica. Neppure nell’atrio dell’edificio. Invece di studiare vengono costretti dalle famiglie a lavorare o accudire i fratelli più piccoli. E tra analfabetismo e valori “deviati”, la N’drangheta coltiva il suo “tesoro umano”, quella manovalanza che poi viene utilizzata per spacciare o commettere delitti.
I carabinieri di Roccella Jonica, Locri e Bianco, hanno denunciato 87 genitori che , nell’anno scolastico 2012/13 non hanno mai iscritto i propri figli a scuola e altre 78 coppie per aver “saltato” l’anno 2013/2014. Tra i comuni maggiormente interessati spiccano Stilo, Riace,San Luca, Brancaleone, Antonimina, Careri, Locri, Siderno, Plati', Gioiosa, Stignano, Marina di Gioiosa Jonica, Monasterace e Roccella.
Tutti territori in cui la ‘Ndrangheta ha il dominio assoluto e i bunker dei capo ‘ndrine latitanti.
Onorevole Angela Napoli, membro Commissione parlamentare Antimafia, che cosa significa in un territorio come quello calabrese non mandare i figli a scuola?
Significa non voler spezzare quella sub-cultura che vige nei territori calabresi e che permette di alimentare la micro criminalità e il dominio delle organizzazioni criminali, in questo territorio la ‘Ndrangheta. Spesso i bambini e i ragazzi che non frequentano le scuole sono appartenenti a famiglie criminali o colluse con la ‘ndrangheta che, proprio nell’organizzazione criminale , troveranno successivamente “occupazione”. Saranno chiamati a svolgere un “ruolo” all’interno delle ‘ndrine. Insomma, saranno i manovali della criminalità organizzata.
Significa non voler spezzare quella sub-cultura che vige nei territori calabresi e che permette di alimentare la micro criminalità e il dominio delle organizzazioni criminali, in questo territorio la ‘Ndrangheta. Spesso i bambini e i ragazzi che non frequentano le scuole sono appartenenti a famiglie criminali o colluse con la ‘ndrangheta che, proprio nell’organizzazione criminale , troveranno successivamente “occupazione”. Saranno chiamati a svolgere un “ruolo” all’interno delle ‘ndrine. Insomma, saranno i manovali della criminalità organizzata.
Con quali valori crescono questi ragazzi?
Non si possono chiamare “valori” ma sub-valori. E sono quelli contrari al vivere civile. Non dimentichiamo che questi ragazzi non si confronteranno mai, come invece accade quotidianamente a chi frequenta una scuola, una classe e un gruppo di coetanei. Questi giovani crescono con la sub-cultura dell’Io, del dominio e della prevaricazione. Crescono con l’odio inculcato dalla sub-cultura verso le Forze dell’Ordine e verso qualsiasi forma di Istituzione.
Non si possono chiamare “valori” ma sub-valori. E sono quelli contrari al vivere civile. Non dimentichiamo che questi ragazzi non si confronteranno mai, come invece accade quotidianamente a chi frequenta una scuola, una classe e un gruppo di coetanei. Questi giovani crescono con la sub-cultura dell’Io, del dominio e della prevaricazione. Crescono con l’odio inculcato dalla sub-cultura verso le Forze dell’Ordine e verso qualsiasi forma di Istituzione.
Tra analfabetismo e violenza, come riescono ad inserirsi nella società? Come riescono a vivere?
In Calabria attraverso la ‘Ndrangheta. E’ l’organizzazione criminale che li “accoglie” e li addestra prima, fin da piccolissimi a rubare e poi li ricicla nel mondo della droga. Sono questi analfabeti o semianalfabeti, il tesoro umano delle organizzazioni mafiose. Combattendo l’analfabetismo e questa la sub-cultura ma soprattutto costringendo ad andare a scuola i bambini, si può sperare di contrastare la criminalità organizzata. In particolare in territorio calabrese dove l’organizzazione mafiosa è basata prevalentemente sui legami di sangue.
In Calabria attraverso la ‘Ndrangheta. E’ l’organizzazione criminale che li “accoglie” e li addestra prima, fin da piccolissimi a rubare e poi li ricicla nel mondo della droga. Sono questi analfabeti o semianalfabeti, il tesoro umano delle organizzazioni mafiose. Combattendo l’analfabetismo e questa la sub-cultura ma soprattutto costringendo ad andare a scuola i bambini, si può sperare di contrastare la criminalità organizzata. In particolare in territorio calabrese dove l’organizzazione mafiosa è basata prevalentemente sui legami di sangue.
di Nadia Brancalacci
martedì 9 settembre 2014
COMUNICATO STAMPA SU OPERAZIONE “LA MORSA SUGLI APPALTI PUBBLICI”
Fortunatamente
nel mentre tutto il mondo politico calabrese, dico tutto, quindi anche quello
ufficialmente indagato o condannato giudiziariamente, è impegnato solo ad
assicurare carriere politiche nelle prossime competizioni elettorali regionali,
provinciali e comunali previste in Calabria, la DDA di Reggio Calabria e le
Forze di Polizia continuano nel lavoro di repressione contro la ‘ndrangheta e
le sue collusioni.
L’odierna
operazione, denominata “La Morsa sugli appalti pubblici” condotta dalla Polizia
di Stato di Reggio Calabria, coordinata dalla DDA, assesta un nuovo e duro
colpo alle potenti cosche Commisso e Aquino della ‘ndrangheta della fascia
ionica reggina. E, ancora una volta, con l’arresto di Antonio Macrì, ex
presidente del Consiglio comunale di Siderno, sciolto per infiltrazione
mafiosa, viene evidenziato come i candidati vadano alla ricerca del voto mafioso
e quale sia in Calabria il grado di collusione tra ‘ndrangheta e politica negli
Enti locali.
Angela Napoli
Presidente Associazione
“Risveglio Ideale”
Consulente Commissione
Parlamentare Antimafia
Taurianova,
09 settembre 2014
sull'Operazione antimafia che ha colpito il clan Commisso.
rilasciata a
Loredana Presta di
Radio Azzurra
venerdì 18 luglio 2014
….. a parlare della Processione di Oppido, di quella di San Procopio e di don Nuccio Cannizzaro .....

….. a parlare della Processione di Oppido, di
quella di San Procopio e di don Nuccio Cannizzaro .....
con – tra gli altri – DEMETRIO COSENTINO (Presidente del Cids), FRANCESCO SORGIOVANNI (Giornalista de Il Quotidiano del Sud), ROCCO COSENTINO (Magistrato), GERARDO DOMINIJANNI (Magistrato), PIETRO MELIA (Giornalista)
con – tra gli altri – DEMETRIO COSENTINO (Presidente del Cids), FRANCESCO SORGIOVANNI (Giornalista de Il Quotidiano del Sud), ROCCO COSENTINO (Magistrato), GERARDO DOMINIJANNI (Magistrato), PIETRO MELIA (Giornalista)
link
video puntata del 18 luglio 2014 della trasmissione “lineaperta”
giovedì 17 luglio 2014
L’attacco di Sansonetti a Cafiero De Raho: opportunismo garantito? Angela Napoli: “Così si rischia di isolare i magistrati”
http://lorasiamonoi.wordpress.com/2014/07/17/lattacco-di-sansonetti-a-cafiero-de-raho-opportunismo-garantito-angela-napoli-cosi-si-rischia-di-isolare-i-magistrati/
Debbo confessare che non leggo e non ho mai aperto dalla sua fondazione il nuovo quotidiano di Sansonetti. Oggi, però, sollecitato dai colleghi e amici di Cosenza che stanno collaborando con me al progetto del nostro giornale, ho visto, inviatomi per e-mail, l’editoriale odierno del direttore de “Il Garantista”: un attacco duro al procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Cafiero De Raho. Che cosa avrebbe fatto il magistrato per meritarsi l’invettiva (copiosa) di Sansonetti? Ha semplicemente dichiarato, riguardo alla vicenda della processione con l’inchino al boss di Oppido Mamertina, che esistono giornalisti coraggiosi i quali denunciano episodi del genere, e altri che invece coprono la verità e che bisogna decidere da che parte stare.
Tanto basta al direttore romano, andato via dalla Calabria scrivendo di esserne rimasto profondamente deluso, per poi tornare a stringervi intese editoriali dopo pochi mesi, per dedurne che Cafiero De Raho avesse voluto attaccare lui o il suo giornale. Troppo astuto lo scrivente perché si pensi a un’excusatio non petita (visto che il magistrato non nomina alcuna testata). Molto più verosimile l’ipotesi che Sansonetti cerchi di fare pubblicità al suo prodotto giocando il ruolo della voce controcorrente, l’intellettuale fuori le riga “de noantri”, come si direbbe nel suo (a)dorato e salottiero contesto capitolino. Ognuno, sia chiaro, può fare il “gioco” che vuole e soprattutto professare ogni opinione. Ma la libertà di pensiero non può esimere dal rispetto verso chi effettivamente conduce, con rischi pesanti e impegno costante, una durissima lotta contro la criminalità organizzata e le sue oscure aderenze nei poteri costituiti della Calabria. Screditare, Cafiero De Raho, ipotizzare che voglia una stampa prona a lui, come avviene in regimi dittatoriali, oltre che grottesco è a mio avviso estremamente pericoloso.
Io ho visto soltanto una volta il procuratore, lo incontrai per pochi minuti nel tribunale di Reggio, quando fui ascoltato dalla Commissione Antimafia dopo l’oscuramento del sito e la sospensione delle pubblicazioni dell’Ora della Calabria. Ma ho imparato ad apprezzarne il rigore e il piglio, quando, poco dopo il mio arrivo, in un intervento sul nostro giornale a proposito del commissariamento dei Comuni sciolti per mafia spiegò che sarebbe necessario prolungarlo non soltanto durante le elezioni ma anche per un certo periodo successivo all’insediamento della nuova amministrazione perché solo così si potrebbe veramente spezzare l’influenza delle cosche. Poi ne ho ascoltato la relazione in occasione della “Gerbera Gialla” in cui illustrò in termini molto chiari in quanti e quali modi si estendano i tentacoli della n’drangheta sul territorio calabrese, spesso favoriti da lobby oscure e infedeli di Stato. Non mi sembra affatto uno che fa crociate, che vuole schiaramenti o che cerca ribalta mediatica, come lascia intendere Sansonetti. Il direttore de “Il Garantista” aggiunge che Cafiero De Raho sarebbe contro la Chiesa ma è un assurdo, perché le esternazioni di papa Francesco e del presidente della Conferenza episcopale calabrese (oggi riunita per parlare proprio di quello che l’Osservatore Romano dopo il caso di Oppido Mamertina ha definito “pervertimento religioso”), monsignor Salvatore Nunnari, vanno nella medesima direzione del magistrato. Bergoglio ha detto con estrema chiarezza a Scalfari che ci sono tanti sacerdoti che sottovalutano l’influenza della mafia e non si levano abbastanza e tutti lo abbiamo letto e sentito.
Ma la superficialità è diffusa, a volte è ingenua, altre no. Può nascere da interessi precisi o dalla semplice vanagloria, oppure essere conseguenza della paura delle ritorsioni. Io credo che correttamente Cafiero De Raho abbia voluto semplicemente richiamare l’intera comunità calabrese, giornalisti e non, a non sottovalutare i mezzi (come le incursioni in pratiche religiose di lunga tradizione) con cui la n’drangheta tende a legittimare la propria supremazia territoriale. Sottovalutare questo aspetto come ha scritto il procuratore significa sul serio favorirne l’azione, consapevolmente o meno. Io l’ho sostenuto più volte, ma non sono nella squadra dei magistrati come sostiene, non senza alterigia, Sansonetti. Né credo lo siano Pollichieni, Musolino, Inserra, tanti altri giornalisti calabresi che sono intervenuti sulla questione di Oppido Mamertina stigmatizzando quell’inaccettabile inchino. Fra questi anche il vicesegretario nazionale e segretario regionale della Federazione nazionale della Stampa, Carlo Parisi, che ha di recente, dopo i sospetti insorti anche sulla processione di San Procopio, ricordato con veemenza quanto siano assurdi gli attacchi ai colleghi che rivelano queste realtà scomode, miranti a farli passare come dei denigratori della Calabria o degli smaniosi di protagonismo. Anche il sindacato dei giornalisti, secondo Sansonetti, scrive sotto… dittatura della magistratura? Perché il direttore è convinto che solo lui sia immune da questa influenza, così com’era convinto quando lasciò l’Ora della Calabria di essere diventato immune dall’influenze delle famiglie potenti della nostra regione e lo annunciò nell’editoriale di congedo, sparando accuse contro il suo ex editore e amico conviviale, Piero Citrigno, che poi invece è andato a salutare prima di lanciare la sua nuova creatura “Il Garantista”.
L’essere concentrati troppo su stessi, sulle proprie idee o sui propri business, a volte distrae da problemi molto seri in una regione come la Calabria. Mentre spiegavo alla Commissione Antimafia dei rapporti insoliti, non rientranti nelle consuete dinamiche delle aziende editoriali, tra Citrigno e De Rose, il nostro stampatore protagonista della telefonata del cinghiale, l’onorevole Dorina Bianchi mi domandò come mai il mio predecessore (Sansonetti, ndr) in tre anni di direzione non avesse ravvisato nulla d’insolito. Risposi che dovevano domandarlo a lui, perché non lo sapevo. Non so se gliel’abbiano mai domandato. Ma so che l’onorevole Bruno Bossio, grande estimatrice di Sansonetti, presentatasi all’audizione nonostante i duri attacchi che mi aveva rivolto (su Facebook e in una lettera inviatami al giornale, in cui cercava di farmi passare come uno che voleva ottenere da lei documenti giudiziari secretati), cercava per tutto il tempo di minimizzare la vicenda che riguarda noi dell’Ora, sostenendo che la sospensione delle pubblicazione fosse unicamente dovuta all’indisponibilità finanziaria dell’editore e non aveva alcuna relazione con il caso Gentile-De Rose. Questo nonostante ci fosse stato oscurato anche il sito, proprio il giorno in cui in un editoriale denunciavo la manovra di far finire la proprietà del giornale nelle mani di De Rose. Per la cronaca il legale di Bilotta, il nostro liquidatore, è quello stesso avvocato Celestino, che difese Adamo, il marito della Bruno Bossio nell’inchiesta “Why not”, e assiste anche i Citrigno: io lo conobbi nel suo studio, accompagnato lì da Alfredo Citrigno, pochi giorni dopo l’Oragate, quando lo stampatore che non aveva mai sollecitato i suoi pagamenti non riscossi, improvvisamente con una lettera che noi pubblicammo chiedeva tutto subito o avrebbe fatto fallire l’azienda.
Forse la drammaticità di quanto i colleghi dell’Ora e io abbiamo vissuto e stiamo vivendo, potrebbe rendermi troppo emotivamente coinvolto.
Io ho visto soltanto una volta il procuratore, lo incontrai per pochi minuti nel tribunale di Reggio, quando fui ascoltato dalla Commissione Antimafia dopo l’oscuramento del sito e la sospensione delle pubblicazioni dell’Ora della Calabria. Ma ho imparato ad apprezzarne il rigore e il piglio, quando, poco dopo il mio arrivo, in un intervento sul nostro giornale a proposito del commissariamento dei Comuni sciolti per mafia spiegò che sarebbe necessario prolungarlo non soltanto durante le elezioni ma anche per un certo periodo successivo all’insediamento della nuova amministrazione perché solo così si potrebbe veramente spezzare l’influenza delle cosche. Poi ne ho ascoltato la relazione in occasione della “Gerbera Gialla” in cui illustrò in termini molto chiari in quanti e quali modi si estendano i tentacoli della n’drangheta sul territorio calabrese, spesso favoriti da lobby oscure e infedeli di Stato. Non mi sembra affatto uno che fa crociate, che vuole schiaramenti o che cerca ribalta mediatica, come lascia intendere Sansonetti. Il direttore de “Il Garantista” aggiunge che Cafiero De Raho sarebbe contro la Chiesa ma è un assurdo, perché le esternazioni di papa Francesco e del presidente della Conferenza episcopale calabrese (oggi riunita per parlare proprio di quello che l’Osservatore Romano dopo il caso di Oppido Mamertina ha definito “pervertimento religioso”), monsignor Salvatore Nunnari, vanno nella medesima direzione del magistrato. Bergoglio ha detto con estrema chiarezza a Scalfari che ci sono tanti sacerdoti che sottovalutano l’influenza della mafia e non si levano abbastanza e tutti lo abbiamo letto e sentito.
Ma la superficialità è diffusa, a volte è ingenua, altre no. Può nascere da interessi precisi o dalla semplice vanagloria, oppure essere conseguenza della paura delle ritorsioni. Io credo che correttamente Cafiero De Raho abbia voluto semplicemente richiamare l’intera comunità calabrese, giornalisti e non, a non sottovalutare i mezzi (come le incursioni in pratiche religiose di lunga tradizione) con cui la n’drangheta tende a legittimare la propria supremazia territoriale. Sottovalutare questo aspetto come ha scritto il procuratore significa sul serio favorirne l’azione, consapevolmente o meno. Io l’ho sostenuto più volte, ma non sono nella squadra dei magistrati come sostiene, non senza alterigia, Sansonetti. Né credo lo siano Pollichieni, Musolino, Inserra, tanti altri giornalisti calabresi che sono intervenuti sulla questione di Oppido Mamertina stigmatizzando quell’inaccettabile inchino. Fra questi anche il vicesegretario nazionale e segretario regionale della Federazione nazionale della Stampa, Carlo Parisi, che ha di recente, dopo i sospetti insorti anche sulla processione di San Procopio, ricordato con veemenza quanto siano assurdi gli attacchi ai colleghi che rivelano queste realtà scomode, miranti a farli passare come dei denigratori della Calabria o degli smaniosi di protagonismo. Anche il sindacato dei giornalisti, secondo Sansonetti, scrive sotto… dittatura della magistratura? Perché il direttore è convinto che solo lui sia immune da questa influenza, così com’era convinto quando lasciò l’Ora della Calabria di essere diventato immune dall’influenze delle famiglie potenti della nostra regione e lo annunciò nell’editoriale di congedo, sparando accuse contro il suo ex editore e amico conviviale, Piero Citrigno, che poi invece è andato a salutare prima di lanciare la sua nuova creatura “Il Garantista”.
L’essere concentrati troppo su stessi, sulle proprie idee o sui propri business, a volte distrae da problemi molto seri in una regione come la Calabria. Mentre spiegavo alla Commissione Antimafia dei rapporti insoliti, non rientranti nelle consuete dinamiche delle aziende editoriali, tra Citrigno e De Rose, il nostro stampatore protagonista della telefonata del cinghiale, l’onorevole Dorina Bianchi mi domandò come mai il mio predecessore (Sansonetti, ndr) in tre anni di direzione non avesse ravvisato nulla d’insolito. Risposi che dovevano domandarlo a lui, perché non lo sapevo. Non so se gliel’abbiano mai domandato. Ma so che l’onorevole Bruno Bossio, grande estimatrice di Sansonetti, presentatasi all’audizione nonostante i duri attacchi che mi aveva rivolto (su Facebook e in una lettera inviatami al giornale, in cui cercava di farmi passare come uno che voleva ottenere da lei documenti giudiziari secretati), cercava per tutto il tempo di minimizzare la vicenda che riguarda noi dell’Ora, sostenendo che la sospensione delle pubblicazione fosse unicamente dovuta all’indisponibilità finanziaria dell’editore e non aveva alcuna relazione con il caso Gentile-De Rose. Questo nonostante ci fosse stato oscurato anche il sito, proprio il giorno in cui in un editoriale denunciavo la manovra di far finire la proprietà del giornale nelle mani di De Rose. Per la cronaca il legale di Bilotta, il nostro liquidatore, è quello stesso avvocato Celestino, che difese Adamo, il marito della Bruno Bossio nell’inchiesta “Why not”, e assiste anche i Citrigno: io lo conobbi nel suo studio, accompagnato lì da Alfredo Citrigno, pochi giorni dopo l’Oragate, quando lo stampatore che non aveva mai sollecitato i suoi pagamenti non riscossi, improvvisamente con una lettera che noi pubblicammo chiedeva tutto subito o avrebbe fatto fallire l’azienda.
Forse la drammaticità di quanto i colleghi dell’Ora e io abbiamo vissuto e stiamo vivendo, potrebbe rendermi troppo emotivamente coinvolto.
Per questo, riguardo all’attacco sferrato da Sansonetti contro De Raho, ho pensato di chiedere un parere ad Angela Napoli, ex presidente della Commissione Antimafia e tuttora impegnata in prima linea contro le influenze delle n’urine Ecco la sua valutazione: «Alcuni giorni fa evidenziavo sulla mia pagina Facebook lo stato di preoccupazione che sto vivendo alla luce sia di alcune sentenze giudiziarie sia di alcune cronache giornalistiche, a mio parere, eccessivamente garantiste e, sempre a mio parere, non utili a debellare il fenomeno mafioso ed i suoi collaterali. Oggi sono più che mai convinta che la preoccupazione ha ragione di permanere, ritenendo che sia in atto una “strategia” tendente ad isolare quei pezzi della Magistratura, delle Forze dell’Ordine, delle Istituzioni e della politica che realmente lavorano con coraggio non solo per reprimere la ‘ndrangheta ma anche per aiutare a sradicare quella sub-cultura mafiosa che per anni ha invaso alcuni cittadini calabresi.Ho parlato di “strategia” di isolamento: l’attacco al dottor Gratteri, apparso la scorsa settimana su “Il Garantista” e quello odierno al Procuratore Cafiero De Raho, sempre sullo stesso quotidiano, e che recano la firma del suo direttore responsabile, non possono che apparire, almeno ai miei occhi, ma sicuramente anche a quelli del comune lettore, proprio come tendenti a raggiungere l’obiettivo dell’isolamento. Sono convinta che tale obiettivo non verrà conseguito perché con piacere incomincio a registrare una voglia di riscatto nel cittadino calabrese. Questa voglia non potrà che portare alla rivolta nei confronti di tutti coloro che, dopo aver affossato, in supporto alla ‘ndrangheta, la nostra Calabria, oggi tentano ancora di mantenere a galla il “sistema malato” che sovrasta questa Regione. Ormai la stragrande maggioranza dei cittadini calabresi e’ in grado ed ha la volontà di saper distinguere il “bene” dal “male” e di saper anche quale “autobus” prendere per percorrere la strada della piena legalità».
venerdì 11 luglio 2014
Ci vuole la rivoluzione delle "coscienze", nessuno di noi deve più fingere di "non sapere" e di "non conoscere"
COMUNICATO STAMPA
SU
PROCESSIONE OPPIDO
In Calabria avevamo appena finito di gioire
per il tanto atteso anatema lanciato da Papa Francesco durante la sua visita
pastorale a Cassano ed eravamo, altresì, convinti che le parole del Santo Padre
sarebbero servite anche da ripensamento a don Meme' Ascone e a don Nuccio
Cannizzaro, nonché a quella parte della Chiesa calabrese, a volte troppo portata
a tentare di redimere i cuori dei mafiosi, ma, purtroppo, siamo stati costretti
ad assistere all'ultimo "ossequio" che i portatori della Vara con la
statua della Madonna delle Grazie di Oppido Mamertina hanno inteso riservare al
boss Peppe Mazzagatti e, quindi, alla 'ndrangheta tutta.
Sento il dovere di ringraziare il
maresciallo Andrea Marino, comandante della Stazione dei Carabinieri di Oppido
Mamertina, per il comportamento assunto nell'immediato, a dimostrazione di come
si possa attuare con i fatti, e non con le parole, il reale contrasto ai
criminali.
Ho insegnato ed ho anche diretto un
Istituto Scolastico nella cittadina di Oppido ed ho avuto quindi modo di
prendere atto, con grande rispetto, della fede cattolica di coloro che vivono
in quella comunità, ma non posso sicuramente condividere la commistione che
alcuni fedeli finiscono con l'avere tra fede e 'ndrangheta.
Va dato atto a Monsignor Francesco Milito,
Vescovo della Diocesi Oppido-Palmi, per aver avviato la riflessione sullo
svolgimento delle processioni che si svolgono sul territorio della Diocesi, e
per aver momentaneamente sospeso le stesse. Ed essendo convinta che il rito
delle processioni, purtroppo, in molte altre realtà della nostra Calabria tende a vedere la
commistione tra fede e 'ndrangheta, tenendo conto anche del fatto che i riti di
affiliazione interni a questa associazione mafiosa si servono di effigi sacre
facendo apparire la finta fede religiosa dei criminali, mi augurerei che gli
altri Vescovi calabresi uniscano analoga riflessione a quella assunta da
Monsignor Milito. Così come mi augurerei che la Chiesa rifiutasse qualsiasi
tipo di supporto economico elargito dai criminali o dalle loro famiglie.
Anche la Presidente della Commissione parlamentare antimafia, on. Rosy Bindi, ha da
subito attenzionato l'increscioso episodio ed ha invocato l'adozione per la
Calabria di un piano straordinario che possa davvero mettere "in ginocchio
la 'ndrangheta".
Ritengo, però, che non si possa
contemporaneamente sottacere su comportamenti collusivi di alcuni politici che
finiscono con l'incoraggiare la sfida
che la 'ndrangheta tenta di attuare anche nei confronti della Chiesa. Mi
riferisco, ad esempio, a quanto è accaduto a MELITO Porto Salvo, durante la
campagna elettorale per il rinnovo delle locali elezioni amministrative nel
2012, quando i candidati di una lista elettorale hanno portato in processione
la Madonna di Porto Salvo, pur già consapevoli di aver l'appoggio elettorale
del locale clan, tanto che eletti a capo della locale amministrazione dopo
qualche mese sono stati arrestati, sindaco compreso, nell'operazione
"ADA", con la pesante accusa di associazione mafiosa proprio perché
eletti con i voti del clan IAMONTE.
Adesso i c.d. "garantisti", pur
di evidenziarsi come tali, hanno iniziato con il "dagli
all'untore..", credendo così di annientare la 'ndrangheta, e
contemporaneamente di continuare ad aggraziarsi tutti coloro che con la stessa
sono collusi.
Personalmente sono molto stanca,
preoccupata ed amareggiata nel dover assistere a notizie così brutte che fanno
rimbalzare solo in negativo la nostra Calabria su tutte le cronache nazionali,
e sono sempre più convinta che non si possa continuare a delegare ad altri
l'individuazione della "medicina" utile ad abbattere questo
"cancro".
Ci vuole la rivoluzione delle
"coscienze", nessuno di noi deve più fingere di "non
sapere" e di "non conoscere". Anche i fedeli che partecipano
alle processioni, essendo per lo più dei luoghi dove le stesse si svolgono,
dovrebbero assumere atteggiamenti di repulsione e non di compiacimento,
allorquando accadono episodi come l'ultimo di Oppido.
Va assunta la consapevolezza dell’
asfissiante presenza della 'ndrangheta nelle nostre comunità, occorre bandire
ogni forma di "ossequio" verso i criminali e mettere da parte qualsiasi
remora nel contrasto dovuto a tali malavitosi. Se cattolici credenti dobbiamo
saper fare buon uso dell'aiuto datoci da Papa Francesco, e riuscire a non
consentire più che gli uomini della 'ndrangheta
possano continuare a mescolare il sacro con il profano, e tutti noi
diventare consapevoli del fatto che l'uomo 'ndranghetista lo è per tutta la
vita ed in quanto tale nessuno potrà mai assolverlo.
Angela Napoli
Consulente Commissione
Parlamentare Antimafia
Presidente
Associazione “Risveglio Ideale”
Taurianova, 11 luglio 2014
Etichette:
'ndrangheta,
Chiesa,
don Memè Ascone Maresciallo Andrea Marino,
don Nuccio Cannizzaro,
garantisti,
Processione di Oppido,
Santo Padre,
Vescovi calabresi
Iscriviti a:
Post (Atom)















