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giovedì 30 luglio 2015

Mia intervista sull'emendamento Pagano

 
http://www.senzafili.org/2015/07/30/intervista-ad-angela-napoli-sull-emendamento-pagano/ 

Intervista ad Angela Napoli sull’emendamento Pagano

Proponiamo una breve intervista ad  Angela Napoli, Presidente Associazione “Risveglio Ideale”,  Consulente Commissione Parlamentare Antimafia,  sull'emendamendo “pagano”, che riguarda nuove norme sul processo penale.

  • “Questa proposta è un grande deterrente per chi vuole aiutarci nella lotta alle mafie: non vi è maggiore tutela del privato, non vi è tutela delle indagini. In più lede il diritto di informazione. Tre mesi non bastano neppure per dimostrare un’ estorsione. Siamo al ridicolo. Ho avuto modo di vedere da vicino come lavora il Parlamento: sembra un lavandino otturato. Ci sono troppe riforme, troppi decreti legge che ingolfano tutto, e tante proposte sullo stesso tema. Anche se poi si arena tutto. In questo caso c’ è da sperarci. Le norme di cui stiamo parlando sarebbero un gran regalo alle mafie”. Queste alcune parole di Nicola Gratteri riguardo le proposte alla Camera sulle norme sul processo penale. Può darci la sua opinione?
 La questione è molto seria e andrebbe approfondita e discussa estraniandosi da appartenenze politiche e da interessi che sfociano nell’eccessivo garantismo. Nonostante ciò il Governo intende, ancora una volta, mettere il bavaglio ed impedire quindi la relativa discussione e le necessarie modifiche emendative. Sicuramente i Partiti politici della maggioranza, supportati dal nuovo gruppo degli ex (sic!) cosentiniani guidati dal pluriinquisito sen. Denis Verdini, otterranno il contingentamento dei tempi di discussione e riusciranno quindi ad approvare un provvedimento che considero, così come presentato, “capestro” e che, a mio avviso, pregiudicherà sia la già fragile “libertà di stampa” che abbiamo in Italia, sia la lotta al crimine organizzato e alla corruzione. E’ pertanto condivisibile quanto dichiara il giudice Nicola Gratteri nell’affermare che la norma, così come proposta, rappresenterebbe “un grande regalo ai criminali”, giacché diverrebbero pressoché “impossibili le indagini di mafia”.
  • La cosiddetta norma Pagano prevede il rinvio a giudizio o l’archiviazione entro 3 mesi dalla fine delle indagini, pena l’avocazione del procedimento. Niente più indagini integrative e forte tutela della privacy, una norma del genere, se venisse approvata che danni pensa possa causare?
 Premetto che appare chiaro come in questo momento il Governo, ma dopo il “caso Azzolini” credo anche buona parte del PD, siano “sotto scacco” del NCD, quindi l’emendamento Pagano non può che essere frutto di tale contesto. Se passasse tale emendamento verrebbero messe a rischio molte indagini su mafia, corruzione e terrorismo. Se fossi ancora Deputato inviterei in Aula Alessandro Pagano a dire a tutti se ha veramente contezza del lavoro dei Magistrati chiamati ad esaminare tutti gli atti di un’inchiesta di mafia e dei relativi tempi necessari, peraltro sotto “il cappio” della responsabilità civile e disciplinare dei magistrati, imposta anche con il voto dello stesso Pagano!
  • Come mai, secondo la sua opinione, il nostro Governo vuole introdurre queste norme?
Ho già detto che il Governo nazionale è sotto “il cappio” del NCD, ma anche sotto quello di esponenti della stessa sua maggioranza politica, coinvolti in rilevanti inchieste giudiziarie. Vedi “Mafia capitale”, il “caso Azzolini”, il “caso Bilardi”, ecc. Senza tralasciare il caso Crocetta derivante da un’intercettazione, più o meno veritiera, comunque dalle dimissioni dell’ex assessore regionale alla sanità, Lucia Borsellino. Non dimentichiamo che Alessandro Pagano è siciliano!!! Penso che nessuno di noi intenda difendere coloro che con pubblicazione di registrazioni fraudolente danneggiano le persone, ma ritengo quindi che si debbano individuare norme che comunque salvaguardino il diritto all’informazione.
  • Ricordiamo ai lettori, viste anche le recenti scritte contro il 41 bis, il regime carcerario duro per i boss mafiosi, comparse in alcune città, di cosa si tratta?
 Il regime del 41bis, il c.d. carcere duro, è riservato a tutti quegli elementi ritenuti pericolosi, perché sospettati di collegamenti con un’associazione criminale, terroristica o eversiva. Per questi elementi si ritiene indispensabile isolarli il più possibile per evitare che anche dal carcere continuino a dirigere i loro loschi traffici. Per il detenuto sottoposto al 41bis è previsto un numero minore di colloqui con i familiari, tutti attraverso un vetro blindato e video-registrati per controllare che non vi siano contenuti più messaggi in codice. Non più di tre colloqui a settimana con i legali. Massimo due ore d’aria al giorno e non più di due persone. Il regime del 41bis, che per alcuni desta scalpore, lo ritengo dovuto perché rappresenta uno degli strumenti più validi per contrastare la mafia, insieme al 416bis, il reato di associazione mafiosa.







domenica 7 dicembre 2014

'Ndrangheta? La Calabria è malata nelle fondamenta della politica

Angela Napoli a WebOggi: 'Ndrangheta? La Calabria è malata nelle fondamenta della politica 

Gaetano Romani

In qualsiasi altro paese europeo, la signora Angela Napoli sarebbe diventata un’icona di quelle che reclamano trasparenza, ordine, legalità e decoro. L’onorevole Napoli nella sua attività politica ha caratterizzato la sua presenza nel segno del contrasto alla ‘ndrangheta, il grande male che deturpa quotidianamente la sua Calabria. Vive da anni sotto scorta ma questo non le ha impedito di continuare a ribadire il suo "no" al malaffare ed alla corruzione che imperversa su questa regione. Dopo le recenti e gravissime minacce nei confronti dei pm Bruni e Lombardo, abbiamo deciso di farci dire la sua in qualità di consulente della commissione parlamentare antimafia, per cercare di chiarire le responsabilità della politica. Attraverso questa intervista, che abbiamo deciso di proporre in due parti vista la quantità dei temi trattati si andrà senza troppi giri di parole a quello che è il vero "tumore" che affligge questa regione, i rapporti tra politica, massoneria ed imprenditori.

Le cosche della 'ndrangheta avrebbero progettato un attentato nei confronti del Pm della Dda di Catanzaro, Pierpaolo Bruni. Recentemente il magistrato si è occupato delle procedure per l'applicazione del regime detentivo del 41 bis nei confronti dei maggiori boss calabresi. Un altro grave atto intimidatorio è stato rivolto contro il pm della Dda di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo, attraverso una telefonata di minacce fatta nelle scorse settimane al centralino della guardia di finanza, nella quale si parlava di "200 chili di tritolo pronti per un attentato". Per entrambi tante belle parole da parte della politica, ma in concreto si fa poco o nulla? 
"La Calabria sta attraversando un periodo molto difficile e queste gravi intimidazioni ne sono la prova. Queste minacce non arrivano a caso, ma hanno lo scopo preciso di "deviare" inchieste molto importanti legate a quella che un tempo veniva definita zona “grigia” o zona dei “colletti bianchi”. Entrambe i magistrati stanno lavorando su atti molto pericolosi dove sono coinvolti personaggi “elevati”. Il magistrato Bruni è legato ad inchieste nel cosentino e nel crotonese, mentre il magistrato Lombardo, oltre ad inchieste legate ai connubi tra ‘ndrangheta, politica ed imprenditoria di Reggio Calabria, sta trattando quella di “Matacena – Scajola”, che non è di poco conto. Addirittura l'atto intimidatorio legato al pm Lombardo potrebbe provenire da ambienti interni alla procura di Reggio Calabria, non nuova a queste cose. Non dimentichiamo che nel tempo sono state trovate microspie messe accanto gli uffici del procuratore Gratteri. E’ una situazione molto pesante, ed a questo proposito devo dire che il mondo politico del rinnovamento, della legalità e dell’antimafia serve solo a fare tante chiacchiere e belle parole, ma poi di fatto non serve a nulla. So che queste parole sono molto pesanti, ma purtroppo sono vere, inoltre mi aspettavo che alle ultime elezioni regionali finalmente il mondo politico si facesse un esame di coscienza e dimostrasse responsabilità con le candidature, così non è stato, perché si va sempre alla ricerca del consenso quantitativo elettorale e non qualitativo e questo non porta da nessuna parte. Non si è voluto capire che il mondo politico continua a delegare la “pulizia” alla magistratura e questa è una totale mancanza di responsabilità, inoltre così facendo si tendono ad isolare i magistrati che diventano titolari di determinate inchieste. Non c'è unita d’intenti, cosa indispensabile per sconfiggere tutte le collusioni ed i rapporti con le varie organizzazioni criminali, si dovrebbe lavorare insieme per l'unico fine della giustizia, ma in realtà non è così”. 
La recente sentenza del processo “Alta tensione 2" ha confermato il "sistema" di corruzione e favoreggiamento che esiste in Calabria, 12 anni di reclusione a Giuseppe Plutino, (ex consigliere e assessore all’Ambiente del Comune di Reggio Calabria) accusato di aver favorito la famiglia Condemi, con precedenti per associazione mafiosa. "Alta tensione 2" ha inoltre fatto luce anche su una tentata estorsione ai danni del consigliere regionale Giovanni Nucera, il quale a sua volta risulta indagato per corruzione elettorale. Inoltre non dimentichiamo che i calabresi arrivano dall'esperienza di Scopelliti col "modello Reggio", soprattutto alla luce delle vicende giudiziarie che lo hanno contraddistinto in negativo. Alla luce di queste notizie politicamente questa terra è marcia dalle fondamenta?
“Queste notizie evidenziano uno scenario politico folle, come è una follia quanto leggo da ieri sulla stampa in merito a delle dichiarazioni rilasciate sia dall’ex sindaco del comune sciolto per mafia, nonché ex assessore regionale, Arena, sia dall’ex deputato Nucera, i quali accomunano l’azione di Reggio Calabria con il recente terremoto di "Roma Mafia Capitale" (Recente terremoto giudiziario che ha colpito Roma con un giro legato a mafia e appalti, dove sono coinvolti importanti politici, attualmente accusati di associazione di tipo mafioso e corruzione aggravata - ndr). Fermo restando che la situazione di "Roma Mafia Capitale" è esplosiva, però pretendere lo scioglimento del consiglio comunale di Roma accomunandolo allo scioglimento del consiglio comunale di Reggio Calabria significa davvero essere fuori da qualsiasi logica di correttezza. Purtroppo Scopelliti sbagliava terribilmente quando affermava che Reggio Calabria veniva attaccata in modo indiscriminato, non possiamo dimenticare la condanna dell’ex assessore Plutino, le dimissioni l’ex assessore Tuccio, non possiamo dimenticare i tanti arresti, quello di Suraci per esempio, per non parlare poi delle partecipate, sia la Leonia che la Multiservice, avevano le “mani in pasta”. La cosa incredibile che in quel periodo Scopelliti attaccava tutti, infatti fui “colpita” anche io, all’epoca rinunciai di candidarmi a sindaco di Reggio Calabria perché secondo me il voto in quella città non era libero. Scopelliti ed i personaggi che lo contornavano mi attaccarono per settimane anche sulla stampa, dissero che avrei dovuto chiedere scusa perché avevo mortificato la città di Reggio Calabria. Poi i fatti hanno accertato chi ha veramente mortificato questa Regione, inoltre nello stesso periodo ci fu l’attacco ai giornalisti, i quali avevano la colpa di aver riportato le notizie degli arresti, delle inchieste, fino alla rovinosa caduta del tanto decantato “modello Reggio”, purtroppo per noi oltre ad essere brutte quelle notizie erano reali. Bisognava assumersi le proprie responsabilità, perché chi aveva avuto le redini dell’amministrazione di quella città, ne aveva sfruttato per interessi personali ed interessi legati alla fidelizzazione della ‘ndrangheta. Nelle inchieste sono emersi anche rapporti di parenti dei parenti di Scopelliti con questo sistema di malaffare, questa è la triste realtà emersa, questi sono fatti inequivocabili. Secondo me i giornalisti con lui sono stati fin troppo teneri, Scopelliti si è ostinato a non voler prendere atto dei fatti stessi e a non aver quella responsabilità necessaria che una  persona che amministra il bene pubblico deve avere. Questa è una terra malata che va curata”. 
Nel Gennaio 2013 riceve delle minacce di morte, "giustamente" dopo appena tre mesi le viene revocata la scorta. Lo Stato era forse complice di certi meccanismi?
“In tutta questa vicenda è “passato” un messaggio molto negativo. Il tentativo che c’è stato di sottrarmi la scorta non faceva altro che portare a compimento un disegno che accomunava in quel momento sia la ‘ndrangheta che alcuni ambienti politici in particolare quelli del mio ex partito di appartenenza, in sostanza volevano "farmi fuori" ed isolarmi nel peggiore dei modi. E’ chiaro che togliendomi la scorta i miei movimenti sarebbero stati impossibili da fare, gli ambienti politici si tenevano "per mano" con gli ambienti malavitosi. Ricordo inoltre che in precedenza avevo ricevuto due lettere dal collaboratore di giustizia Gerardo D’Urso di Vibo Valentia nelle quali, con nomi e cognomi, mi diceva di aver saputo dal boss della ‘ndrangheta reggina e dagli ambienti delle carceri che le cosche di Rosarno avevano ricevuto l’ordine di un politico della mia stessa coalizione di farmi fuori perché davo fastidio. D'Urso è stato considerato sempre estremamente attendibile tra i magistrati e purtroppo di recente è morto in circostanze poco chiare. All’epoca presentai regolare denuncia e c’era il procuratore Giuseppe Pignatone a Reggio Calabria, purtroppo però su questa vicenda non fu fatta chiarezza, gli accertamenti non portarono a nulla, il nome del politico non si venne mai a sapere. Indubbiamente in quel periodo ero sicuramente l'ultima persona a cui revocare la scorta. Purtroppo quando si rischia di intaccare qualche personaggio politico tutto si deve "chiudere" ed automaticamente si porta all'isolamento di chi porta avanti determinate battaglie, secondo me non si volle andare a fondo. Per fortuna questa vicenda si è poi conclusa in modo positivo, perché la scorta mi fu riassegnata pochi giorni dopo".
Cosa significa essere Angela Napoli in una terra come la Calabria e se tornasse indietro rifarebbe questa scelta di vita?
"Nonostante tutto non ho nessun rimpianto e non penso a "chi me l'ha fatto fare". Continuo ad essere orgogliosa di quello che ho fatto e che faccio perché posso camminare a testa alta. Rimane in me il motivo per cui mi sono incamminata nella direzione della legalità, che è quello di cercare di abbattere questo sistema di collusione, corruzione e malaffare perché amo questa Calabria quindi vorrei che la gente fosse libera. Io non sono libera di camminare perché ho la scorta, ma mi rendo conto che la gente di Calabria non è libera perché vive in questo sistema dove non c'è liberà, non c'è meritocrazia, i calabresi non sono liberi di vedersi garantiti i propri diritti. Da quando sono diventata consigliere comunale di Taurianova (che è stato il primo comune sciolto per infiltrazione mafiosa ed è stato sciolto per la terza volta sempre per questo motivo, infatti tutt'oggi è con una commissione straordinaria), ho deciso di portare avanti determinati ideali, inoltre le mie sono battaglie sempre attuali e nascono dalla volontà di combattere il sistema che accomuna la 'ndrangheta, la politica, il mondo imprenditoriale e la massoneria".

Domani la seconda parte dell’intervista all’Onorevole Angela Napoli. Dirà la sua sull’ascesa del “sottobosco malavitoso” che sta vivendo la città di Catanzaro.


mercoledì 25 novembre 2009

I provvedimenti del Governo per gli ergastolani che hanno ferito due Agenti di Polizia Penitenziaria

Ai Ministri della Giustizia e dell’Interno:

Per sapere – premesso che:

- nella giornata di ieri due ergastolani, Giuseppe e Pasquale Zagari di Taurianova (R.C.), Comune sciolto per ben due volte per infiltrazione mafiosa, hanno tentato l’evasione durante la loro traduzione dal carcere di Palmi al Tribunale Misure di Prevenzione di Reggio Calabria per un udienza a loro carico;

- solo il coraggio e il valido intervento dei quattro Agenti della Polizia Penitenziaria, due dei quali sono rimasti feriti, hanno evitato il peggio ed hanno fatto fallire il piano di fuga dei due pericolosi ergastolani;

- durante il trasferimento da Palmi a Reggio Calabria a bordo dell’autoblindo, nel tratto autostradale Palmi – Sant’Elia, uno dei due detenuti Giuseppe, ha chiesto aiuto agli Agenti paventando un finto malore del detenuto Pasquale ed appena aperta la porta della celletta interna al furgone, i due ergastolani hanno iniziato a sparare e ferito gli Agenti, i quali nonostante il ferimento subìto sono riusciti ugualmente a bloccare i due detenuti;

- i due detenuti Giuseppe e Pasquale Zagari, sono fratelli ed importanti elementi dell’omonima cosca della ‘ndrangheta di Taurianova ed hanno, altresì, una sorella fidanzata con il latitante Ernesto Fazzalari, anche lui di Taurianova e ricercato dal 1992;

- i due fratelli Giuseppe e Pasquale Zagari, condannati all’ergastolo per associazione mafiosa, omicidio e altri delitti, sono stati responsabili di una guerra tra due cosche taurianovesi, Avignone – Zagari – Viola e Asciutto – Grimaldi – Neri, che negli anni tra il 1988 e il 1991 hanno portato a ben 20 omicidi e 10 tentati omicidi e che ha fatto rimbalzare sulle cronache nazionali l’intera Città di Taurianova per aver portato nel 1991 all’omicidio di Rocco Zagari, padre di Giuseppe e Pasquale, ed ex consigliere comunale della DC e nel giorno successivo di altre tre persone, ad una delle quali è stata staccata la testa dal tronco a fucilate;

- i due ergastolani Giuseppe e Pasquale Zagari, detenuti presso il carcere di Voghera (Liguria), sarebbero giunti presso il carcere di Palmi (R.C.) sabato scorso e, lo scorso mese, sarebbero stati accompagnati a casa della madre, a Taurianova, quale premio per la “buona condotta” tenuta durante la detenzione;

- a parere dell’interrogante sembra assurdo continuare a premiare per “buona condotta” detenuti, quali i fratelli Zagari, che hanno alle spalle un curriculum criminale tale ad averli portati all’inflizione dell’ergastolo;

- ma sicuramente appare preoccupante ed assurdo che i due ergastolani Zagari fossero, a bordo dell’autoblindato penitenziario, in possesso di due pistole calibro 6,35:

- se non ritengano di dover fare avviare la procedura per sottoporre i due ergastolani Zagari all’applicazione del regime del 41 bis ;

- se non ritengano di dover informare il Parlamento su come i due detenuti siano riusciti ad entrare in possesso di ben due pistole calibro 6,35;

- se non ritengano di dover rivisitare la norma ed il sistema di benefici di cui godono i detenuti per la cd. “buona condotta”;

- se non ritengano, infine di poter incoraggiare all’uso delle video conferenze per le fasi processuali che riguardano in particolare i detenuti condannati per associazione mafiosa.

On. Angela NAPOLI

Roma, 25 novembre 2009

sabato 9 agosto 2008

Le mie aspettative e l'azione del Ministro Alfano

Voglio dare atto alla tempestività con la quale il Ministro della Giustizia, on. Angelino Alfano, sta assumendo importanti iniziative per rendere più efficiente il contrasto alla criminalità organizzata. Mi inorgoglisce verificare che quanto assunto come impegno durante l’ultima campagna elettorale si sta realizzando, su proposta dei Ministri dell’Interno e della Giustizia, anche con l’assenso ed il contributo della maggioranza del Parlamento italiano.
Sono, infatti, state varate nuove norme per facilitare la confisca dei beni dei mafiosi; è stato abolito il cd. “patteggiamento in appello” per i reati di mafia, come da mia proposta A.C. 1085, garantendo la certezza della pena; sono state previste pene più severe per chi appartiene alla criminalità organizzata.
Il Ministro Alfano ha anche già avviato adeguate indagini per verificare le motivazioni e le responsabilità delle avvenute “scarcerazioni facili” per alcuni boss ed ha, altresì, firmato l’applicazione del 41-bis per alcuni mafiosi ai quali gli era stato revocato.
Dopo la pausa estiva il Parlamento sicuramente sarà chiamato ad approvare alcune modifiche all’attuale normativa sul 41-bis, in modo da renderlo di indubbia interpretazione sulla garanzia che il mafioso non possa avere collegamenti con l’esterno.
Naturalmente occorre porre la Magistratura nelle condizioni di poter accelerare i processi, in particolare quelli di mafia, con l’adeguamento degli organici assolutamente insufficienti, soprattutto in Calabria, dove anche alla luce delle recenti operazioni fatte dalle DDA di Catanzaro e Reggio Calabria, i processi per mafia diverranno ancora più numerosi. Apprendo con piacere che il Ministro Alfano, al fine di sopperire alla grave carenza di organici, proporrà incentivi economici ai Magistrati disponibili a trasferirsi nelle sedi disagiate. Anche su questo argomento è giacente la mia proposta di legge, A.C. 821.
Come avevo ribadito più volte durante l’ultima campagna elettorale, la lotta alla mafia la si fa con i fatti e non con l’antimafia di “facciata” o di “passerella”.

On. Angela Napoli
Componente Commissione Giustizia

Taurianova, 09 agosto 2008

venerdì 6 giugno 2008

Richiesta al Ministro della Giustizia per le numerose revoche del regime del 41 bis

Al ministro della Giustizia-

Per sapere – Premesso che:

- con atto ispettivo n. 2-00006 del 14 maggio 2008 l’interrogante ha provveduto a denunziare l’avvenuta revoca del regime del 41 bis al boss Franco Perna, capo storico della criminalità organizzata cosentina e condannato all’ergastolo in via definitiva per omicidio ed a Gianfranco Ruà, uomo di vetrice dell’omonimo clan Perna – Ruà ;

- i due Perna e Ruà risultano imputati nel processo “Missing” , in fase di svolgimento presso il Tribunale di Cosenza;

- nei giorni scorsi si è appreso della revoca del 41 bis anche per Giancarlo Anselmo e Giulio Castiglia , anche loro imputati nel processo “Missing” :

- se non ritenga necessario ed urgente fare effettuare un attento monitoraggio sull’effettiva applicazione del regime del 41 bis e sulle revoche di tale regime applicate a noti boss della ‘ndrangheta proprio nel mentre sono in fase di svolgimento importanti processi che li vedono accusati di mafia.

On. Angela NAPOLI

Roma 4 giugno 2008

mercoledì 14 maggio 2008

Interpellanza al Ministro della Giustizia sul regime del 41 bis e sulle scarcerazioni "facili"

La sottoscritta chiede di interpellare il Ministro della Giustizia

Per sapere – Premesso che:

- nei giorni scorsi è stato revocato il regime del 41 bis al boss della ‘ndrangheta, Franco Perna, ed al suo braccio destro, Gianfranco Ruà;

- il boss Franco Perna, che nell’importante processo “Missing”, in corso di svolgimento a Cosenza, risponde di ben 12 omicidi di mafia, risulta già condannato all’ergastolo in via definitiva per omicidio;

- anche Gianfranco Ruà, uomo di vertice dell’omonimo clan Perna-Ruà, sempre implicato nel processo “Missing”, ha avuto revocato il regime del 41 bis, applicatogli solo nel dicembre del 2007;

- negli ultimi due anni all’interrogante è apparsa un po’ troppo facilitata la revoca del regime del carcere duro, in particolare, per indiscussi criminali appartenenti a note famiglie mafiose che imperversano prepotentemente sul territorio calabrese;

- sempre negli ultimi mesi del corrente anno i calabresi sono stati costretti a registrare le scarcerazioni di noti “personaggi” della ‘ndrangheta, per scadenza dei termini di custodia cautelare;

- ed ancora, sempre i calabresi, sono stati costretti a registrare che il Tribunale dei Riesame di Catanzaro si è espresso contro l’ordinanza della Corte d’Appello con la quale veniva disposta la sospensione dei termini di custodia cautelare in carcere di Diego Mancuso, esponente di spicco dell’omonima cosca di Limbadi e ritenuto dagli inquirenti a capo di una delle tre articolazioni del clan;

- si assiste, peraltro, sempre da parte di noti boss della ‘ndrangheta, all’uso sconsiderato del “patteggiamento in appello”, dopo la sentenza di condanna di I° grado per associazione mafiosa:

- se non ritenga necessario ed urgente far effettuare un attento monitoraggio sull’effettiva applicazione del regime del 41 bis e sulle revoche di tale regime per i noti boss della criminalità organizzata, da parte dei Tribunali di Sorveglianza;

- se non ritenga, altresì, di dover avviare un’ azione di monitoraggio ispettivo per verificare le cause che sono alla base delle preoccupanti e numerose “scarcerazioni facili”, molte volte anche dovute ad inspiegabili “cavilli giudiziari”;

- quali misure di carattere generale e quali iniziative di carattere normativo si intendano assumere per contrastare efficacemente la criminalità organizzata ed, in particolare, per assicurare un maggiore rigore nell’ utilizzo delle misure della carcerazione preventiva nei confronti della criminalità organizzata e la certezza della pena rendendo altresì più restrittivi i criteri per la fruizione dei benefici carcerari per gli appartenenti ed affiliati alle cosche mafiose.

On. Angela NAPOLI

Roma 14 maggio 2008