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sabato 9 agosto 2008

Le mie aspettative e l'azione del Ministro Alfano

Voglio dare atto alla tempestività con la quale il Ministro della Giustizia, on. Angelino Alfano, sta assumendo importanti iniziative per rendere più efficiente il contrasto alla criminalità organizzata. Mi inorgoglisce verificare che quanto assunto come impegno durante l’ultima campagna elettorale si sta realizzando, su proposta dei Ministri dell’Interno e della Giustizia, anche con l’assenso ed il contributo della maggioranza del Parlamento italiano.
Sono, infatti, state varate nuove norme per facilitare la confisca dei beni dei mafiosi; è stato abolito il cd. “patteggiamento in appello” per i reati di mafia, come da mia proposta A.C. 1085, garantendo la certezza della pena; sono state previste pene più severe per chi appartiene alla criminalità organizzata.
Il Ministro Alfano ha anche già avviato adeguate indagini per verificare le motivazioni e le responsabilità delle avvenute “scarcerazioni facili” per alcuni boss ed ha, altresì, firmato l’applicazione del 41-bis per alcuni mafiosi ai quali gli era stato revocato.
Dopo la pausa estiva il Parlamento sicuramente sarà chiamato ad approvare alcune modifiche all’attuale normativa sul 41-bis, in modo da renderlo di indubbia interpretazione sulla garanzia che il mafioso non possa avere collegamenti con l’esterno.
Naturalmente occorre porre la Magistratura nelle condizioni di poter accelerare i processi, in particolare quelli di mafia, con l’adeguamento degli organici assolutamente insufficienti, soprattutto in Calabria, dove anche alla luce delle recenti operazioni fatte dalle DDA di Catanzaro e Reggio Calabria, i processi per mafia diverranno ancora più numerosi. Apprendo con piacere che il Ministro Alfano, al fine di sopperire alla grave carenza di organici, proporrà incentivi economici ai Magistrati disponibili a trasferirsi nelle sedi disagiate. Anche su questo argomento è giacente la mia proposta di legge, A.C. 821.
Come avevo ribadito più volte durante l’ultima campagna elettorale, la lotta alla mafia la si fa con i fatti e non con l’antimafia di “facciata” o di “passerella”.

On. Angela Napoli
Componente Commissione Giustizia

Taurianova, 09 agosto 2008

venerdì 6 giugno 2008

Richiesta ai Ministri della Giustizia e dell'Interno per monitorare l'utilizzo del "patteggiamento in appello" da parte dei boss

Ai ministri della Giustizia e dell’Interno –

Per sapere – premesso che:

- con atto ispettivo n. 4 - 00151 del 21 maggio 2008 l’interrogante ha segnalato la necessità di rivisitare la norma relativa al cosiddetto “patteggiamento in appello”, alla luce dello “sconsiderato” uso della stessa norma da parte di noti boss mafiosi;

- in particolare, con il citato atto ispettivo, l’interrogante faceva riferimento all’avvenuta decretazione di assegnazione degli arresti domiciliari a Pantaleone Mancuso, uno dei principali capi del clan di Limbadi (V.V.), proprio nel mentre è in atto, presso il Tribunale di Catanzaro il processo di appello “ Dinasty – Affari di famiglia” , che lo vede tra i principali imputati;

- voci ricorrenti riportano la notizia che il citato boss Pantaleone Mancuso si sarebbe reso latitante:

- se agli atti del Ministero dell’Interno risulta veritiera la notizia della latitanza del boss Pantaleone Mancuso;

- quali urgenti iniziative di carattere normativo intendano assumere al fine di rendere decisamente efficace il contrasto alla criminalità organizzata.

On. Angela NAPOLI

Roma 4 giugno 2008

mercoledì 28 maggio 2008

La gratitudine per la cattura del latitante Nirta e la proposta di abolizione del "patteggiamento in appello" per i mafiosi

La grande ed infaticabile attività delle Forze dell’Ordine calabresi, alle quali va il sentimento di sincera gratitudine , sta garantendo alla giustizia pericolosi latitanti della ‘ndrangheta. Alcuni giorni fa i Carabinieri di Locri (R.C.) hanno catturato il latitante Giuseppe Nirta, capo dell’omonima cosca di San Luca ed inserito nell’elenco dei 100 latitanti più pericolosi del Ministero dell’interno . La scorsa notte, gli uomini della Squadra Mobile di Reggio Calabria e del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Siderno hanno catturato, in località vicino a San Luca, Antonio Romeo, presunto affiliato alla ’ndrangheta ed anche lui inserito tra i 100 latitanti più pericolosi.
Questi grandi risultati nel contrasto alla ‘ndrangheta che continuano ad essere conseguiti dalle Forze dell’Ordine, non possono non evidenziare il raffronto che, sempre in questi giorni, siamo costretti a fare nel constatare lo sconsiderevole uso del cd “ patteggiamento in appello” che sta portando alla scarcerazione, seppur sotto forma di “domiciliari”, di noti boss della ‘ndrangheta.
Non si potrà mai garantire l’efficacia del contrasto alla criminalità organizzata, se i boss non espieranno fino all’ultimo giorno la condanna loro inflitta. Non credo che si possa rimanere impassibili di fronte all’assegnazione dei domiciliari, avvenuta appunto grazie al ricorso del cd “patteggiamento in appello” di Pantaleone e di Ciccio Mancuso, proprio nel mentre si sta svolgendo il secondo grado del processo “Dinasty -Affari di famiglia”, che li aveva visti condannati per mafia in primo grado.
Prendo atto che il Governo nel “Pacchetto sicurezza”, recentemente varato, ha proposto finalmente l’abolizione, per reati mafiosi, della possibilità di ricorso al cd “patteggiamento in appello” , cosi come da me stessa proposto con l’Atto Camera n. 1085 del 20 maggio 2008. Occorre ora, con la massima urgenza, che il Parlamento tutto converta in legge la proposta governativa, al fine di non consentire che i mafiosi possano godere di benefici, che ritengo assolutamente loro non dovuti, anche alla luce del potere che le varie ‘ndrine stanno continuando ad usurpare, soprattutto in Calabria.

On. Angela NAPOLI
Componente Commissione Giustizia

Roma 28 maggio 2008

mercoledì 21 maggio 2008

Interrogazione sulla scarcerazione del boss Pantaleone Mancuso

Al ministro della giustizia - Per sapere – Premesso che:

- nei giorni scorsi, avvalendosi del cd. “patteggiamento in appello”, è stato scarcerato Pantaleone Mancuso, uno dei boss del clan di Limbadi (VV);

- Pantaleone Mancuso era stato arrestato nell’ottobre del 2003, insieme ad altri capi e gregari del clan di Limbadi, grazie all’operazione Dinasty - Affari di famiglia, grande intervento antimafia sul territorio vibonese, con il coinvolgimento di sessantadue indagati e che, per la prima volta, ha assestato un duro colpo alle cosche dei Mancuso, tra le maggiori e più pericolose della ‘ndrangheta calabrese;

- Già nel dicembre del 2005, l’interrogante con atto ispettivo n. 4-18891, aveva denunziato la strana vicenda del boss Pantaleone Mancuso, il quale nel mentre si trovava sottoposto alla misura cautelare in carcere presso la Casa Circondariale di Tolmezzo, grazie ad alcune perizie mediche, era stato ricoverato presso il reparto di cardiologia dell’Ospedale Civile di Vibo Valentia, con l’aggiunta di un autorizzazione a recarsi presso uno studio odontoiatrico privato della stessa città e senza previsione alcuna dei tempi di durata del ricovero, per eseguire l’intervento ritenuto indispensabile dal perito d’ufficio; il tutto mentre nella stessa città di Vibo Valentia si stava svolgendo proprio il processo giudiziario che vedeva il boss tra gli imputati più importanti e pericolosi;

- Nel luglio del 2003 l’interrogante, con atto ispettivo n. 4-06982, aveva denunziato l’avvenuto dissequestro, per “sospettosi cavilli” dei beni riconducibili allo stesso boss Mancuso, per un valore complessivo di due milioni e mezzo di euro;

- Pantaleone Mancuso è, però, solo l’ultimo dei boss della ‘ndrangheta che si avvale del cd. “patteggiamento in appello”, non solo per diminuire la pena inflitta in primo grado, ma per beneficiare della scarcerazione:

- Quali urgenti iniziative di carattere normativo intenda assumere per evitare casi quale quello del boss Pantaleone Mancuso, e rendere così efficace il contrasto alla criminalità organizzata.

On. Angela NAPOLI

Roma 21 Maggio 2008