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mercoledì 18 marzo 2009

La chiusura dell’Istituto “Papa Giovanni XXIII°“ di Serra d’Aiello: un’altra pagina nera per la Calabria

La chiusura dell’Istituto “Papa Giovanni XXIII°“ di Serra d’Aiello ha scritto un’altra pagina nera per la Calabria. A differenza di tanti non mi sento di stigmatizzare l’esecuzione dell’ordinanza emessa dalla Procura di Paola, ne la presenza del numero elevato di Forze dell’Ordine durante lo sgombero. Ma non posso non richiamare i vergognosi silenzi di tutti coloro che dietro questo Istituto hanno fatto le loro fortune finanziarie ed elettorali.
Anche l’amara conclusione di questo “fattaccio” è da ascriversi alle responsabilità delle varie Amministrazioni regionali, in particolare su quella attuale, le quali hanno gestito la sanità pubblica e privata solo per proprio tornaconto, e mai nell’interesse del cittadino , finendo col provocare il dissesto finanziario dell’intero settore, di fronte al quale non mi appare più comprensibile il motivo per cui il Governo nazionale si attardi sul dovuto commissariamento.
Di fronte alla gravità di questo scippo mi sarebbe piaciuto, innanzitutto, apprendere che don Alfredo, abituato a vivere nel lusso, avesse scelto un luogo da eremita ed in piena povertà, ed avesse restituito alla comunità quanto frodato sulla pelle dei poveri degenti.
Mi piacerebbe, inoltre, sapere perché la Regione Calabria non abbia “battuto ciglia” sulla situazione abbattutasi su degenti e lavoratori, lasciando decadere l’interessamento della società “Fiorile” e delegando automaticamente alle decisioni il dirigente dell’A.S.P di Cosenza, il quale, se non vado errata, ha alle spalle sentenze giudiziarie che non consentirebbero di occupare simili incarichi.
Credo andrebbe anche motivato il silenzio della Giunta regionale rispetto alla prospettiva di riconversione dell’Istituto Giovanni XXIII° avviata da un precedente assessore regionale alla salute, e che sicuramente avrebbe dato vita alla necessaria svolta per la ripresa del Centro di Serra d’Aiello. Quali e di chi gli interessi da salvaguardare?
La Magistratura paolana non potrà sicuramente ritenere chiusa la fase investigativa sull’intera vicenda: oltre ad individuare dove sono finiti ed in quali mani i fondi frodati negli anni, quali e di chi le responsabilità sui degenti scomparsi, credo che adesso occorra anche valutare se la scelta di trasferimento dei degenti in altri Centri specializzati sia esente da interessi particolari e privati.

On. Angela NAPOLI

Roma, 18 marzo 2009

venerdì 6 marzo 2009

L'articolo di Amantea.net sulla visita all'Istituto "Papa Giovanni" di Serra D'Aiello (CS)


Angela “cuor di Leone” Napoli insieme ai dipendenti del Papa Giovanni XXIII

Scritto da Giuseppe Marchese
giovedì, 05 marzo 2009 22:14

Mentre il Papa Giovanni XXIII compie quelli che sembrano i suoi ultimi passi nella indifferenza quasi generalizzata della politica calabrese, ecco che arriva Angela “cuor di Leone” Napoli. Non è solo un deputato impegnato nelle battaglie più ostiche e difficili.
E’ innanzitutto una donna e come tale appare più sensibile al dramma degli ospiti dell’Istituto e soprattutto a quello dei lavoratori e delle loro famiglie. E poi è una donna Calabrese, una di quelle donne all’antica, indomite al dolore ed alla sofferenza, eticamente ricca, moralmente inattaccabile e con tanto, tanto coraggio. Ascolta attentamente i rappresentanti dei lavoratori , ascolta il buon sindaco Antonio Cuglietta che parla della sua solitudine in questa vicenda . Poi prende la parola e traccia la “sua” analisi di una vicenda che definisce incomprensibile .La sua analisi è impietosa. Dichiara con forza, tra gli applausi di tutti i numerosissimi presenti, che la politica in Calabria ha troppe colpe, che la intera vicenda è una vergogna, che oltraggia non solo gli ammalati, non solo i lavoratori ma la intera Calabria. Non salva nemmeno le parti della politica calabrese. Non salva coloro che sono assenti e tanto meno coloro che delegano che stanno in silenzio ed omettono. Eppure, con totale onestà intellettuale, ricorda la correttezza della Lo Moro che aveva affrontato il problema del Papa Giovanni e sottoscritto perfino il capitolato d’oneri. Ma non basta, si chiede anche da cosa sia dipeso l’allontanamento della Lo Moro suo ruolo di assessore alla sanità della regione Calabria. Un dubbio che pesa come un macigno, in particolare se rapportato al fatto che dopo di lei la regione abbia cincischiato fino all’epilogo attuale. Nessuno escluso. Ed ancora, da atto dell’impegno del Prefetto di Cosenza che si sta prodigando fortemente alla ricerca di una soluzione ancora possibile, quella migliore per l’istituto, gli ospiti ed i lavoratori, ma che si vede disertato l’incontro proprio dalla regione. Dà, anche, atto della piena e totale correttezza della procura della repubblica di Paola ed in particolare del magistrato che segue la vicenda di Serra di Aiello. Ma se Napoli non salva la politica regionale non salva nemmeno la Chiesa. Dichiara che ci sono troppi lati oscuri in questa vicenda, troppi silenzi, troppe incertezze, e tante responsabilità Chiede che si faccia luce, che si cerchino i responsabili di questa situazione e invoca per coloro che hanno sbagliato la giusta punizione. Gli applausi si liberano uno dopo l’altro , non li vuole la deputata , non è venuta per fare passerella. Anzi capisce la rabbia dei lavoratori che sono stati abbandonati a se stessi e li prega di non fare passi sbagliati per non offrire a nessuno la opportunità di una giustificazione che oggi appare impossibile. Poi chiude con un cenno di speranza . Si impegna a continuare a seguire la vicenda e tutti le credono. I lavoratori si aprono al suo passaggio , sono stanchi, demoralizzati , ma in lei hanno fiducia. A lei appena arrivata si è anche rivolta una paziente che non vuole andare via. L’istituto è la sua famiglia, Serra di Aiello il suo paese. Lei è qui da tanti anni. Non saprebbe come vivere lontano da qui. Forse davvero ne morirebbe. E’ un elemento che sfugge a tutti, alla politica quanto alla stessa magistratura. Qui a Serra ci sono ammalati che sono assistiti non solo con professionalità ma anche con forte umanità. Ammalati che hanno trovato una “patria” , ammalati che vivono nelle famiglie del personale dello stesso istituto . Lo ricorda lo stesso sindaco Cuglietta ricordando del papà di una delle ragazze ospiti che ha dichiarato che da solo qui sua figlia è riuscita ad avere innegabili segno di miglioramento psico-fisico. Altro che lager. Qui l’umanità è di casa. Ci vuole però uno Stato giusto che trovi la soluzione migliore.

martedì 23 settembre 2008

L'interrogazione sull'Istituto Papa Giovanni XXIII° di Serra D'Aiello (CS)


Dal TGR Calabria del 23 settembre 2008




24 settembre 2008

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24 settembre 2008



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Ai Ministri del Lavoro , Salute e Politiche Sociali, dell’Interno e della Giustizia

– Per sapere – Premesso che:

- L’Istituto di Assistenza socio-sanitaria Papa Giovanni XXIII° di Serra d’Aiello (CS), nel quale trovano ospitalità circa 360 degenti bisognosi di cure particolari, ha costituito un importante punto di riferimento per l’intera Calabria e di sostegno per numerose persone disagiate;
- l’Istituto era gestito da una Fondazione di proprietà della Curia Arcivescovile di Cosenza;
- nel mese di luglio del 2007 è stato arrestato il sacerdote Alfredo Luberto, Presidente dell’Istituto Papa Giovanni XXIII° con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata alla truffa, false fatturazioni, appropriazione indebita, abbandono di persone incapaci;
- l’indagine che ha portato all’arresto del sacerdote, svolta dalla Compagnia della Guardia di Finanza di Paola, ha svelato l’occultamento di ricavi per 13 milioni di euro, il mancato versamento di contributi previdenziali per 15 milioni ed una cessione di crediti per tre milioni e mezzo di euro ed un corrispettivo di 500 mila euro;
- dagli accertamenti è emerso che i fondi destinati alle esigenze della casa di cura venivano costantemente distratti ed utilizzati per gli scopi personali degli amministratori; mentre i malati vivevano in condizioni disumane il sacerdote Luberto trascorreva le sue giornate in un superattico dotato di tutti i confort;
- la crisi dell’Istituto Papa Giovanni durava da anni e si è aggravato con il passare del tempo ed i dipendenti, oggi circa 600 , ma hanno anche raggiunto punte di ben 1700 unità, da mesi percepiscono solo il 40% dello stipendio;
- dopo l’arresto dell’ex presidente, la Guardia di Finanza ha sequestrato l’Istituto in questione;
- da allora sono apparsi vani i tentativi per un accordo tra Regione Calabria, Azienda Sanitaria e Curia Arcivescovile di Cosenza, utile a migliorare la situazione dell’Istituto;
- gli stessi dipendenti non hanno alcuna risposta sul loro futuro posto di lavoro;
- dal luglio 2008 il Tribunale di Paola ha nominato dei commissari giudiziari per gestire l’Istituto;
- il nuovo assessore regionale alla sanità della Calabria ha respinto il protocollo che il precedente assessore regionale del ramo aveva stipulato per giungere alla costituzione di una nuova Società, con la partecipazione della Regione, che avrebbe dovuto gestire la fase iniziale del processo di ristrutturazione e di riorganizzazione;
- da cronache giornalistiche sembra che sull’Istituto Giovanni XXIII° siano stati aperti altri filoni d’indagine che farebbero trasparire un “reticolo istituzionale” creato per bloccare alcune denunzie circostanziate sui maltrattamenti inflitti ai pazienti dell’ Istituto in questione, nonché per trasferire ad alcuni privati la gestione della convenzione sanitaria con la Regione;
- in tutto questo contesto emerge la misteriosa scomparsa di una delibera di Giunta regionale, registrata con numero e data, ma mai pubblicata, che autorizzerebbe la gestione dell’Istituto a terzi;
- oggi la Regione Calabria, nonostante gli accordi, le promesse ed i progetti, si è chiamata fuori, e si limita a pagare le rette per garantire la quotidianità, peggiorando la già grave situazione dei degenti e dei seicento dipendenti:

- quali urgenti iniziative intendano assumere per le parti di competenza, considerata l’assoluta insensibilità della Regione Calabria , al fine di sanare la drammaticità della situazione dell’Istituto Papa Giovanni XXIII° di Serra d’Aiello e per evitarne la relativa chiusura;
- quali urgenti iniziative intendano assumere al fine di tutelare i diritti di tutti i dipendenti di quella struttura.

On. Angela NAPOLI

Roma 23 settembre 2008