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mercoledì 21 marzo 2012

Contro la corruzione interventi determinati, incisivi e coraggiosi.


Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nei giorni scorsi ha richiamato la politica “a comportamenti trasparenti sul piano della moralità”.

Il richiamo cade giusto a proposito nel momento in cui il comune cittadino viene frastornato da notizie relative ad inchieste giudiziarie che fanno emergere un preoccupante livello di corruzione che attraversa settori della politica, ma che non disdegna quelli imprenditoriali, della pubblica amministrazione, della sanità ed anche dei privati.
La corruzione è dilagante, così come il malaffare e la illegalità. Penso che in Italia sia ormai difficile riuscire ad individuare una netta linea di demarcazione tra l’area della legalità e quella dell’illegalità.

mercoledì 3 marzo 2010

Il comitato Loiero finge di non sapere che l'etica e la moralità non dipendono dal cartellino penale

Prendo nota che nella lettura dei miei comunicati stampa o delle mie interviste, il Comitato Loiero finge di non attenzionare le parti non gradite.
Nel ribadire che le presenze inquinanti sono riscontrabili in Calabria nelle liste di destra, di centro e di sinistra, consiglierei ai componenti del Comitato Loiero di scorrere bene le liste dei candidati che concorrono per il loro Presidente, ricordando che l’immunità etica e morale di qualsiasi candidato non deriva esclusivamente dalla “verginità” del singolo cartellino penale.

On. Angela Napoli
Componente Commissione Nazionale Antimafia

Roma, 03 marzo 2010

lunedì 1 marzo 2010

Il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità.

Scorrendo i nominativi di numerosi candidati interni alle liste elettorali mi sono convinta che i promotori delle stesse avranno ritenuto che le mie costanti denunzie miranti ad ottenere “pulizia”, rispettosa dell’etica e della morale, fossero dettate dalla voglia di mera pubblicità personale o, ancor di più, dalla voglia di togliermi “qualche sassolino dalle scarpe”. Coloro che hanno formato le liste, destra, sinistra e centro, probabilmente avranno immaginato che mi sarei fatta annebbiare il cervello dai proclamati codici etici, nel mentre predisponevano le candidature all’insegna del trasformismo, di prestanomi, di parenti, di indiziati, di rinviati a giudizio e, persino, di condannati.
Ho atteso, tra una smentita e l’altra, pazientemente, la pubblicazione ufficiale delle liste con la speranza di non dover deludere qualche ex colonnello romano di AN che mi aveva additata quale inutile Cassandra.
La speranza dell’attesa era stata coadiuvata dalle dichiarazioni dei Vescovi Italiani e da quelle dei numerosi cittadini calabresi convinti di poter finalmente aspirare ad una classe politica regionale degna di tal nome.
La speranza è immediatamente svanita con la lettura ufficiale delle liste. Non intendo fare nomi, non perché preoccupata da possibili querele, ma certa che il mio elenco sarebbe troppo esteso e derivante da una concezione etica e morale della politica sicuramente differente da coloro che hanno valutato le candidature.
Né la destra, né il centro, né la sinistra, però, mi potranno convincere con l’arroganza, propria di coloro che mirano a conquistare o mantenere posizioni di potere, che la Calabria debba essere destinata a mantenersi coperta dalla nube del malaffare e della corruzione.
Anche se qualcuno, a presentazione di liste avvenuta, ha finto di gridare “al lupo”, non mi ha distolta dal guardare anche gli altri “lupi” che già occupano i palazzi regionali calabresi e che, con molta probabilità, continueranno ad occuparli o da quelli, sempre “lupi”, che potrebbero giungere nelle stesse sedi!
Povera Calabria! Altro che “fresco profumo della libertà”, questa Regione sarà costretta a continuare a respirare “il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”.
Sicuramente, però, senza il mio voto.

On. Angela Napoli

Taurianova, 28 febbraio 2010

lunedì 11 gennaio 2010

Ministro Bondi: "affidare gli incarichi regionali a persone moralmente e politicamente integerrime"




"Rosarno simbolo fallimentare della sinistra"

di Felice Manti

Il ministro Bondi: "Per anni il Mezzogiorno è stato la questione privilegiata dai democratici All’inizio dei mandati i governatori Pd avevano suscitato molte speranze. Ecco perché il flop è ancora più clamoroso"
«Dietro ai fatti di Rosarno c’è tutto il fallimento del centrosinistra al Sud». Il ministro della Cultura e coordinatore Pdl Sandro Bondi osserva preoccupato in tv le immagini degli scontri tra immigrati e forze dell’ordine.

L’emergenza di Rosarno e, prima ancora, la bomba alla Procura generale di Reggio Calabria hanno riproposto nuovamente l’allarme sul Mezzogiorno.
«Quello che è avvenuto a Rosarno è il risultato della confluenza di due fenomeni distinti: il primo è il degrado legato all’immigrazione incontrollata, il secondo è il degrado di una realtà sociale profondamente malata e pesantemente condizionata dalla criminalità organizzata. Questi due fenomeni hanno avuto una lunga incubazione prima di manifestarsi con gli effetti che abbiamo visto. Per questo le soluzioni non sono semplici e immediate. Si può e si deve imporre subito la cessazione delle violenze e riportare l’ordine pubblico. Ma sarà molto più difficile e ci vorrà molto più tempo per intervenire sulle cause del degrado, non solo della crisi, che investe molte regioni del Sud».

Quanto pesano nel malessere del Mezzogiorno gli sfasci prodotti dalle amministrazioni Loiero, Bassolino e Vendola, travolte dalle inchieste giudiziarie?
«Nel Mezzogiorno si è verificato il fallimento più clamoroso della sinistra. Tanto più significativo in quanto proprio la questione del Mezzogiorno è stata per lungo tempo la questione privilegiata della politica della sinistra italiana. Bassolino in particolare aveva suscitato all’inizio del suo mandato molte speranze. Per questo il suo fallimento è stato l’emblema della sconfitta della sinistra».

All’ordine del giorno c’è la composizione delle liste Pdl alle Regionali 2010 in Calabria dopo l’allarme lanciato dalla parlamentare Pdl Angela Napoli ad «Annozero».
«Il problema esiste e riguarda tutti i partiti, senza alcuna distinzione. Perciò i dirigenti dei partiti a livello nazionale hanno grandi responsabilità: innanzitutto nell’affidare gli incarichi regionali a persone moralmente e politicamente integerrime, e in secondo luogo nel sovrintendere e nel controllare continuamente affinché i candidati alle elezioni locali, e più in generale ad incarichi pubblici, siano persone oneste e competenti. I partiti devono rinnovarsi per divenire gli artefici del cambiamento».

L’opposizione accusa il governo di razzismo, Casini dice che lo Stato è morto.
«Queste reazioni sono sbagliate e indicano il rischio della strumentalizzazione politica di questi avvenimenti. In questo modo non si verrà a capo di niente. In realtà questa vicenda conferma la necessità di una classe dirigente nazionale capace di mettere da parte le polemichette politiche quotidiane per farsi carico con serietà dei problemi generali del Paese. I problemi sono così gravi in alcune regioni del Sud che occorrerebbe rivolgere un appello a tutte le forze sane esistenti per un piano di emergenza e di rinascita del Sud».

Nonostante l’azione del governo e della magistratura, sembra ancora che la ’ndrangheta sia l’organizzazione criminale più potente al mondo. Che cosa si può fare per fermarla?
«Occorre lo stesso impegno determinato e prolungato che ha consentito nel corso degli anni di smantellare il potere della mafia. Le prime decisioni annunciate dal ministro degli Interni e da quello della Giustizia vanno in questa direzione».

Il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Scopelliti, è il candidato Pdl in Calabria. Cosa serve alla classe dirigente del Sud per riemergere?
«In qualità di sindaco di Reggio Calabria Scopelliti ha dimostrato doti di competenza e di onestà che saprà mettere al servizio del governo della Regione. Certo non dovrà essere lasciato solo in questo compito. Dovrà essere sostenuto da tutte le forze politiche e dal governo in particolare, perché come ho detto il compito che ha di fronte è davvero difficile e gravoso».
Il premier Silvio Berlusconi ha detto che il 2010 sarà l’anno delle riforme. C’è il clima giusto?
«Dopo l’atto di violenza contro il presidente Berlusconi, tutti, tranne Di Pietro, hanno preso coscienza della necessità di abbandonare un clima di esasperata conflittualità politica e di ricercare la possibilità di un lavoro comune sulle riforme istituzionali e della giustizia. Si tratta indubbiamente di un sentiero stretto e difficile. Più volte abbiamo fallito. Ma oggi l’errore più grande che non dobbiamo commettere sarebbe quello di abbandonare questo tentativo e di tornare tranquillamente al solito copione vetusto della contrapposizione. Le condizioni ci sono. Il nuovo segretario dei Ds, Pierluigi Bersani, ha dato prova di serietà e responsabilità. Abbiamo un presidente della Repubblica che incoraggia questo percorso. E il presidente del Consiglio Berlusconi ha detto già nel 2001, all’atto dell’insediamento del suo governo, che uno dei suoi obiettivi era quello della pacificazione politica e delle riforme».

Uno dei temi caldi è la giustizia e i rapporti tra politica e magistratura. È possibile in Parlamento sciogliere definitivamente questo nodo?
«Vi è ormai un’ampia convergenza fra le forze politiche sull’esistenza di un problema che riguarda l’equilibrio fra i poteri e gli ordini dello Stato, in particolare fra la sovranità del Parlamento e l’amministrazione della magistratura. Se c’è la volontà di aprire un confronto, le soluzioni concrete si possono trovare. Noi non vogliamo imporre determinate soluzioni. Siamo aperti a punti di compromesso con l’opposizione, a patto che si trovi un rimedio ad un problema che tutti riconoscono vi sia. Per ultimo la vicenda di Ottaviano Del Turco credo abbia fatto capire a tutti, tranne naturalmente a Di Pietro, che sia necessario impedire che la volontà espressa democraticamente dagli elettori venga di fatto abrogata da iniziative giudiziarie infondate. Sempre di più ci si chiede inoltre: “Chi risponde degli errori e delle sofferenze che da questi errori conseguono?”».

Il Cavaliere sembra determinato ad approvare anche la riforma fiscale, con le due aliquote. Ora che nella maggioranza non c'è più chi rema contro, come accadde nel 2005 con l’Udc, pensa che ci siano margini per riuscirci?
«Mi sembra proprio di sì. Vi è nella maggioranza di governo un’ampia condivisione della necessità di varare questa riforma. E il prestigio del ministro Tremonti è una garanzia per tutti».

Le fibrillazioni interne al Pdl tra finiani e azzurri sembrano essere finite. Come sono oggi i rapporti tra Fini e il Cavaliere?
«La collaborazione tra Berlusconi e Fini data ormai da quasi vent’anni. Sempre all’insegna dell’amicizia e della lealtà. Non ho dubbi che sarà così anche per il futuro. Entrambi hanno dato vita ad un progetto di valore storico. Ci possono essere distinguo o valutazioni diverse su alcune questioni, ma non sulla direzione di marcia e sulla volontà di rafforzare un partito che resterà per lungo tempo nella storia del nostro Paese. Su questo sono assolutamente certo. Personalmente ho lavorato nel passato e lavoro anche oggi con spirito di unità e con la coscienza che la politica è paziente tessitura quotidiana di idee e di solidarietà umana».

domenica 10 gennaio 2010

De Sena d'accordo con Angela Napoli: ''Battersi per etica e moralità nel prossimo Consiglio Regionale''


da http://www.strill.it/





Considerato l’approssimarsi delle elezioni regionali, in merito alla definizione e composizione delle liste elettorali, mi ritrovo, sotto l’ aspetto generale, in accordo con le dichiarazioni dell’ on. Angela Napoli, di cui condivido le preoccupazioni,
e dei giovani democratici che hanno evidenziato la necessità di effettuare un severo controllo dei candidati da parte dei partiti nazionali.
Auspico che i partiti si facciano garanti di ogni nome, di ogni singolo aspirante candidato nelle proprie liste ed in tutte quelle che li sostengono, divenendo così garanti nei confronti dei cittadini calabresi al fine di non deludere l’intero elettorato.
Ritengo inoltre obiettivo prioritario della politica, in particolare nelle regioni meridionali ad alto rischio di infiltrazione mafiosa, battersi affinché le prossime elezioni regionali garantiscano un Consiglio regionale i cui componenti risultino dotati di etica, moralità, competenza e impegno disinteressato, assicurando una guida rappresentata da un governo che operi nell’esclusivo interesse della collettività.

venerdì 4 settembre 2009

Calabria: i problemi, le elezioni regionali, l'etica e la moralità dei candidati

Non dovremmo finire mai di compiacerci e ringraziare le Forze dell’Ordine e buona parte della Magistratura calabrese per i risultati conseguiti nella lotta alla criminalità organizzata. Grazie al lavoro delle Forze dell’Ordine e di quella parte della Magistratura che non si è lasciata “investire” da incarichi affidati dalla politica regionale, quasi tutti i capi delle cosche della ‘ndrangheta e numerosi pericolosi latitanti sono stati assicurati alla giustizia.
E se è pur vero che ancora c’è la parte della ‘ndrangheta disposta a far scorrere sangue per le strade della Calabria (vedi arresti di ieri di Roberto e Giuseppe Piccolo), è altrettanto vero che la maggiore preoccupazione odierna deriva da quella parte della criminalità organizzata che “con abiti distinti” ha pervaso Istituzioni, pubblica Amministrazione, Politica e Imprenditoria della Regione.
Chi risiede e vive in Calabria non può disconoscere il sistema malato che la pervade, non può fingere di ignorare che spesso la ‘ndrangheta è servita da alibi per giustificare la disamministrazione della cosa pubblica, il mancato sviluppo e la creazione di un imperante sistema di malaffare e di corruzione.
Ed è proprio questo malato sistema che soverchia l’intera Calabria ad aver portato la nostra Regione ad essere disattenzionata dai Governi nazionali ed a divenire isolata non solo dal contesto Italia, ma anche all’interno delle altre Regioni meridionali.
Sanità, ambiente, occupazione, viabilità, trasporti: piaghe regionali di fronte alle quali il Governo nazionale ritiene di soddisfare la propria coscienza con l’invio di Ispettori chiamati a redigere corrette relazioni informative che puntualmente, però, andranno ad aumentare il numero di quelle già giacenti da anni nei vari Ministeri.
E’ da tempo che ritengo che la Calabria potrà ritornare Regione integrata nel contesto nazionale solo se i suoi cittadini lo vorranno, ritrovando l’orgoglio che dovrebbe essere innato.
Innanzitutto la Calabria non può continuare ad essere terra di conquiste e fortune elettorali, neanche per coloro che, pur calabresi, hanno scelto altrove le rispettive residenze: i veri problemi della Calabria possono essere conosciuti ed avviati a soluzione solo da chi li vive realmente.
Il mondo imprenditoriale calabrese dovrebbe trovare quel coraggio che a molti finora è mancato, non facendo penetrare l’illegalità nell’economia legale della Regione.
Il mondo politico è quello che sicuramente oggi ha maggiori responsabilità per il futuro della Calabria. Destra, Sinistra e Centro stanno solo pensando a conquistare o a mantenere posizioni di potere e di comodo, nel mentre la malasanità calabrese miete vittime innocenti, i lavoratori trovano chiusi i cancelli delle loro Aziende, i turisti cancellano questa Regione dalle loro mete vacanziere, la strada statale 106 continua a dover essere definita “la strada della morte”, la Società che opera nel Porto di Gioia Tauro rischia di creare 1.500 nuove unità di disoccupati, Trenitalia, dopo aver di fatto annientato la linea ferroviaria ionica, interrompe a metà Calabria il trasporto a lunga percorrenza, i rifiuti radioattivi disseminati a largo delle coste calabresi ed interrati sulle montagne del Pollino e dell’Aspromonte aumentano i rischi di tumore.
Nessuno parla più di liste elettorali, di qualità dei candidati, di etica, di moralità, di politica sana, di servizio, di impegno disinteressato, di meritocrazia, di efficienza delle Istituzioni, di isolamento di ogni “zona grigia”, della necessità di far allontanare la politica dalla sanità, di promuovere la cultura del sapere. Anzi, forse qualcuno pensa, erroneamente, che la rivoluzione culturale e politica possa avvenire solo ed esclusivamente attraverso un ricambio generazionale!
Credo sia dovere di ogni cittadino calabrese ed ancor più di ogni donna o uomo politico che abbia a cuore le sorti di questa Terra, battersi affinché le prossime elezioni regionali garantiscano un Consiglio regionale i cui componenti risultino dotati di etica, di moralità, di competenza e di impegno disinteressato ed una guida, rappresentata da Governatore e Giunta, che operi nell’esclusivo interesse della comunità.

On. Angela Napoli

Taurianova, 04 settembre 2009

sabato 18 luglio 2009

Mi inchino alla memoria di Paolo Borsellino e dei suoi cinque uomini di scorta!

Domani ricorre il diciassettesimo anniversario della morte di Paolo Borsellino e voglio ricordarlo. Lo voglio ricordare come uomo che ha avuto un alto senso del dovere e dello Stato e che ha captato ciò che ha sempre aiutato gli uomini mafiosi: le loro collusioni con “pezzi” importanti delle Istituzioni.
Molti dei commenti che appaiono in queste ore sui vari blog, relativi alla strage di via D’Amelio, offendono, a mio avviso, la memoria di Paolo Borsellino: quella che è stata la sua ideologia politica può farmi sicuramente piacere, ma non è la catalogazione politica di appartenenza che ci aiuta davvero a rendere sacra la sua memoria. Quanti sono gli uomini di destra che hanno rinnegato la moralità, la legalità e la giustizia! Un uomo come Paolo Borsellino va ricordato per la sua vita, per il suo sacrificio, per il suo insegnamento, per quanto ha saputo lasciare in eredità a ciascuno di noi!
Accanto a Paolo Borsellino sento il dovere di non dimenticare i cinque uomini della scorta, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.
Sono personalmente convinta che buona parte della verità sulla strage di via D’Amelio sta scritta nelle pagine di quell’agenda rossa e che difficilmente potrà essere scoperta.
So bene cosa significa venire a conoscenza di determinate collusioni e cercare di infrangerle. So cosa potrebbe provare, se fosse ancora in vita, Paolo Borsellino nel vedersi isolato da coloro che invece avrebbero dovuto e potuto proteggerlo. So cosa si prova a dover affrontare i giorni della propria vita tirando fuori tutto il coraggio che si ha in corpo. So cosa si prova cercando “di amare ciò che non ci piace per poterlo cambiare”.
Proprio per questo voglio dire grazie a Paolo Borsellino: il suo insegnamento mi ha aiutata a camminare sulla strada “profumata della libertà” ed a riconoscere “il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”.
Mi inchino alla memoria di Paolo Borsellino e dei suoi cinque uomini di scorta!

On. Angela NAPOLI
Componente Commissione Parlamentare Antimafia

Taurianova, 17 luglio 2009