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mercoledì 25 settembre 2013

Vergognosi interessi dietro il progetto della Centrale di Saline Joniche

La popolazione del Cantone di Grigione in Svizzera, chiamata alle urne per esprimere la  preferenza sul referendum ambientale, ha espresso la propria contrarietà alla partecipazione pubblica di investimento in centrali a carbone. Ne consegue che la società Repower, controllata per il 58%dal Cantone non potrebbe più partecipare al progetto del gruppo SEI per la costruzione della centrale a carbone che dovrebbe sorgere a Saline Joniche.
Il risultato del referendum svizzero viene in aiuto alle mie numerose denunzie parlamentari, fatte a partire dal 2008, tendenti ad evidenziare non solo il grave e dannoso impatto ambientale che la realizzazione della centrale comporterebbe su uno dei pezzi più belli della costa reggina calabrese, ma anche le anomalie e la mancanza di chiarezza che celano gli interessi che hanno portato la SEI a predisporre tale progetto, tra l'altro apparso molto superficiale fin dalla sua fase iniziale.
Il territorio di Saline Joniche,grazie alla presenza dell'ex Liquichimica, è stato per molti anni simbolo negativo di scelte miopi e di investimenti falliti e, pertanto, dovrebbe poter diventare simbolo positivo di uno sviluppo rispettoso della storia e del senso dei luoghi, capace di creare "buona" economia e lavoro pulito e di qualità: cosa impossibile con la costruzione di una centrale a carbone di oltre 1.200 Mw.
Che ci siano vergognosi interessi dietro il progetto in questione lo rivelano anche le ultime dichiarazioni della Repower,  la quale, nonostante l'esito referendario, confermerebbe i propri programmi. Interessi che vengono evidenziati anche da parte delle cosche della 'ndrangheta, così come emerso in qualche inchiesta della DDA reggina.
D'altra parte non va infatti sottaciuto che per la realizzazione della centrale di Saline sarebbe stata impegnata un' iniziale ingente cifra di un miliardo di euro, cui si aggiungerebbero 500 milioni di investimento per le infrastrutture, più 1,7 milioni all'anno per i costi di esercizio.
Se nonostante l'esito del referendum svizzero non si dovesse bloccare la Repower, rimarrebbe solo l'intervento della Magistratura chiamata, tra l'altro, a verificare come la SEI sia riuscita ad impossessarsi di parte dell'area dell'ex Liquichimica, area che per anni èstata fonte di speculazioni varie.
Non possiamo consentire che venga ulteriormente depredato, contro la nostra volontà, uno dei pezzi più belli della costa reggina calabrese.


    
                                         on.  Angela Napoli
                            Presidente Associazione "Risveglio Ideale"

Taurianova, 25 settembre 2013

martedì 26 ottobre 2010

Impedire lo scempio della centrale a carbone di Saline Joniche

Ai Ministri dell’Ambiente, Tutela del Territorio e del Mare e dello Sviluppo Economico:

per sapere – premesso che:

- le centrali a carbone sono fonti a maggiore emissione specifiche di CO2 per la produzione elettrica e, quindi, nuove costruzioni contribuirebbero in maniera rilevante allo sforamento del target nazionale di Kyoto ma anche ad un mancato adeguamento agli impegni che l’Unione europea ha assunto per il 2020 con l’approvazione del pacchetto “energia e clima”, ribaditi alla Conferenza di Copenaghen nel dicembre 2009;
- infatti, se dovessero entrare in funzione tutti i progetti avviati e ormai conclusi (Civitavecchia), quelli autorizzati a tutt’oggi (Fiumesanto, Vado Ligure e Porto Tolle) o quelli ipotizzati (Saline Joniche e Rossano Calabro), a regime si produrrebbero in più 39 milioni di tonnellate di CO2 all’anno, nel mentre l’Italia dovrebbe ridurre le sue emissioni di gas serra di 60 milioni di tonnellate di CO2 entro il 2020, proprio secondo gli impegni assunti in sede europea;
- nei giorni scorsi la Commissione Via (Valutazione impatto ambientale) ha dato parere positivo al progetto SEI per una nuova centrale a carbone a Saline Joniche (R.C.);
- nel luglio del 2008 l’interrogante con atto ispettivo n. 4-00560, privo di risposta, aveva chiesto adeguate iniziative al fine di impedire lo scempio della costruzione della centrale a carbone nell’area ex Liquichimica di Saline;
- il territorio di Saline Joniche, uno dei pezzi più belli della costa reggina calabrese, che è stato per tanti anni simbolo negativo di scelte miopi ed investimenti falliti, dovrebbe poter diventare simbolo positivo di uno sviluppo rispettoso della storia e del senso dei luoghi, capace di creare “buona” economia e lavoro pulito e di qualità: cosa impossibile con la costruzione di una centrale a carbone;
- il tentativo di realizzare a Saline Joniche una centrale a carbone, di oltre 1.200 Mw, è dell’impresa svizzera SEI Spa, che avrebbe acquistato a tal fine dalla SIPI una parte dell’area dove sorgeva l’ex Liquichimica, nel comune di Montebello Jonico;
- per la realizzazione della centrale sarebbe stata impegnata una iniziale ingente cifra di un miliardo di euro, cui si aggiungerebbero 500 milioni di euro di investimento per le infrastrutture, più 1,7 milioni di euro all’anno per i costi di esercizio;
- il primo relativo progetto, datato luglio 2007, corredato dalle modifiche richieste dal Ministero dell’Ambiente, è visibile solo sul sito apposito, mentre un secondo progetto, presentato nei giorni scorsi con grande segretezza, non sarebbe noto;
- contro la costruzione si sono già espressi gli Enti locali del territorio, della provincia e della Regione e tutte le Associazioni ambientaliste e pur se la SEI ha proposto alcune ipotesi di “Compensazione territoriale”, i rischi della centrale rimarrebbero alti, alla luce del fatto che la nuova tecnologia a carbone cosiddetto “pulito” riduce solo in parte le particelle fini, ma non incide sulle emissioni delle polveri ultrafini, che rappresentano la causa più importante di incremento della mortalità e della morbilità;
- il carbone è una delle forme più importanti d’inquinamento da mercurio;
- il processo di combustione del carbone produce, soprattutto nelle fasi di avviamento e di spegnimento dei gruppi termici, ben 67 elementi tossici inquinanti, tra cui ben noti metalli pesanti che causano nell’uomo gravi e mortali patologie mediche;
- inoltre il carbone rappresenta oggi il maggiore pericolo per la lotta ai cambiamenti climatici;
- non sono mai apparsi chiari gli interessi che graviterebbero sulla SEI, ma anche quelli della SIPI, titolare dell’area sulla quale sorgeva l’ex Liquichimica, nel comune di Montebello Ionico, e per anni fonte di speculazione;
- d’altra parte appare davvero inconciliabile la scelta della costruzione di una nuova centrale a carbone con le offerte, sicuramente più qualificate anche dal punto di vista ambientale, di altre fonti alternative:

- quali urgenti iniziative intendano assumere al fine di impedire lo scempio della costruzione della centrale a carbone nell’area ex Liquichimica di Saline, anche al fine di assecondare giustamente le posizioni delle locali Istituzioni e dell’intero Consiglio regionale calabrese.

On. Angela NAPOLI

Roma 26 ottobre 2010

martedì 22 giugno 2010

Impedire lo scempio ambientale della Centrale Enel a carbone di Rossano

CALABRIA

L’on. Angela NAPOLI (PDL) ha presentato in data odierna l’allegata interrogazione a risposta scritta, quale impegno assunto dall’Assemblea Regionale di GenerazioneItalia Calabria, svoltasi domenica 20 giugno 2010, dopo l’approvazione di un ordine del giorno recante la manifesta contrarietà al progetto di riconversione a carbone della Centrale ENEL di Rossano (CS).

On. Angela NAPOLI

Roma, 22 giugno 2010

Al Presidente del Consiglio dei Ministri e ai Ministri dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare , della salute, del lavoro e delle politiche sociali, delle attività produttive e della giustizia

– per sapere – premesso che:

- Il territorio della Sibaritide rappresenta uno dei più ricchi della Calabria ed è fonte di turismo, agricoltura, pesca e commercio;
- l’Enel, in modo unilaterale, ha presentato un Progetto Integrato, impropriamente denominato “Policombustibile”, di riconversione della propria centrale di Rossano (CS), prevalentemente a carbone (94%);
- la nuova tecnologia a carbone cd. “pulito”, riduce solo in parte le particelle fini ma non incide sulle emissioni delle polveri ulltrafini, che rappresentano la causa più importante di incremento della mortalità e della morbilità;
- il carbone è una delle forme più importanti d’inquinamento da mercurio;
- il processo di combustione del carbone produce, soprattutto nelle fasi di avviamento e di spegnimento dei gruppi termici, ben 67 elementi tossici inquinanti, tra cui i ben noti metalli pesanti che causano nell’uomo gravi e mortali patologie mediche;
- inoltre il carbone rappresenta oggi il maggiore pericolo per la lotta ai cambiamenti climatici;
- le centrali a carbone rischiano quindi di non collimare con i contenuti del protocollo di Kyoto ed anche degli impegni che l’Unione Europea ha assunto per il 2020 con l’approvazione del pacchetto “Energia e clima” e che sono stati ribaditi alla Conferenza di Copenaghen dello scorso dicembre;
- se, infatti, dovessero entrare in funzione tutti i progetti avviati e ormai conclusi (Civitavecchia), quelli autorizzati a tutt’oggi (Fiumesanto, Vado Ligure e Porto Tolle) o quelli ipotizzati (Saline Joniche e Rossano Calabro), a regime si produrrebbero in più circa 39 milioni di tonnellate di CO2 all’anno, nel mentre l’Italia dovrebbe ridurre le sue emissioni di gas serra di 60 milioni di tonnellate di CO2 entro il 2020, proprio secondo gli impegni assunti in sede europea;
- tra l’altro la improvvida scelta dell’ENEL, non prende in considerazione le energie alternative, che hanno già oggi costi complessivi molto minori del carbone e vantaggi ambientali per tutti;
- nel SIA ENEL manca una seria analisi dell’impatto sanitario sulle popolazioni e sugli ecosistemi;
- l’analisi fornita dall’ENEL non computa i costi socio – economici fortemente connotato da attività agricole di pregio (Distretto Agricolo di Qualità, istituito dalla Regione Calabria) e da attività turistico – alberghiere e di pesca;
- il carbone, che peraltro non rappresenta la futura tecnologia necessaria, metterebbe quindi un’ipoteca definitiva sullo sviluppo agro – turistico e culturale della Sibaritide, importante area strategica della Calabria;
- l’occupazione dei citati settori, già oggi stimabile in circa 35.000 unità, e che è suscettibile di crescita, verrebbe messa in discussione da un impianto industriale di circa 100 unità stabili, più un indotto di un centinaio di addetti;
- senza sottovalutare che gli investimenti del tipo proposti dall’ENEL per la centrale di Rossano, oltre a non portare alcuno sviluppo locale e regionale, rappresenterebbero un ghiotto boccone per la ‘ndrangheta le cui cosche locali, tutt’altro che inermi, sono da sempre state censite da DNA, DIA, DDA e Commissioni Parlamentari Antimafia;
- ed ancora non si può dimenticare che la Calabria produce molta più energia di quella che si consuma, nonostante ciò nel triennio 2009 – 2012 è previsto un incremento di potenza pari ad altri 1.600 MWe (800 da interventi già avviati) da centrali termiche, ed entro il 2013 si prevede la messa in funzione di centrali eoliche che produrranno circa altri 1.600 MWe;
- la costruzione della centrale a carbone proposta dall’ENEL a Rossano è senza dubbio una scelta imposta dall’alto, considerata la non condivisione di tutti gli Enti locali e provinciale del territorio, nonché la contrarietà espressa, con forza e valide motivazioni, dall’ANCI, dalle Associazioni ambientaliste e produttive e dalle Organizzazioni Sindacali;
- addirittura l’ENEL, che ha avviato il procedimento di approvazione del Progetto in questione ai sensi della Legge n. 102/2009, non ha preso in considerazione il vigente Piano Energetico Ambientale Regionale (PEAR) della Calabria, approvato con la legge n. 315 del 14 febbraio 2005, che, tra l’altro, dispone: “…è vietato, su tutto il territorio regionale calabrese, l’utilizzo del carbone per alimentare centrali per la produzione di energia elettrica”;
- e la stessa Regione Calabria, anche oggi non può che avvalersi dell’esistente e richiamato Piano Energetico Ambientale Regionale, visto la nuova Amministrazione Regionale, e specificatamente il Dipartimento 5 – Attività Produttive, in data 22 maggio 2010, ossia in corso di procedura già avviata dall’ENEL, ha avviato la “Procedura aperta per l’affidamento del servizio di aggiornamento del PEAR” mediante apposito bando;
- appare, pertanto, evidente che anche tale situazione si ribalta sulla procedura in atto e dovrebbe comportare il ritiro del Progetto e la sua eventuale riproposizione ai sensi del PEAR Calabrese rinnovato;
- si aggiunge, infine, la sentenza n. 215 pronunciata dalla Corte Costituzionale in data 11 maggio 2010 e depositata il 17 giugno 2010, con la quale viene dichiarata l’illegittimità costituzionale dell’articolo 4, commi 1, 2, 3, e 4, del decreto – legge 1° luglio 2009, n. 78 , convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, nel testo risultante dalla modifiche introdotte dall’articolo 1, comma 1,lettera a) , del decreto – legge anticrisi, n. 78 del 2009, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 ottobre 2009, n. 141;
- con tale sentenza l’ENEL non potrà tenere in considerazione la volontà degli Enti locali regionali calabresi in merito al progetto di riconversione della propria centrale di Rossano:

- se il ministro dell’ambiente non ritenga necessario ed urgente negare l’autorizzazione al progetto di riconversione della propria centrale ENEL di Rossano; - quali le posizioni del Governo nazionale rispetto alla nascita o alla riconversione di centrali a carbone; - quali urgenti iniziative intendano assumere al fine di impedire lo scempio ambientale e tutelare la salute dei cittadini, rispetto al progetto di riconversione della centrale ENEL di Rossano Calabro.

On. Angela NAPOLI

Roma, 22 giugno 2010

mercoledì 3 settembre 2008

L'articolo della Gazzetta del Sud sulla Centrale a Carbone di Saline


Reggio Il senatore del Pdl e il leader del Pri annunciano iniziative romane contro il carbone a Saline
Centrale a carbone, Gentile e Nucara mobilitano la deputazione calabrese
«Siamo d'accordo con Loiero e appoggeremo ogni sua azione a sostegno del turismo»

Tonio Licordari
Reggio Calabria

Centrale a carbone di Saline: dopo le presa di posizione del governatore Agazio Loiero si muove decisamente il Centrodestra attraverso un comunicato congiunto a firma del senatore del Pdl (Forza Italia) Antonio Gentile e del deputato Francesco Nucara, segretario regionale del Pri, i quali annunciano iniziative a livello romano, compresa «una riunione collegiale dei parlamentari calabresi propedeutica ad un incontro» con i ministri competenti (Sviluppo, Ambiente e Territorio, Sanità) «per ribadire il no ragionato alla costruzione di un impianto che in Calabria nessuno vuole».
Qualche mese fa anche l'on. Angela Napoli aveva presentato ai ministri competenti una interrogazione contro la centrale a carbone nell'ex Liquichimica di Saline, proposta da una società svizzera, rappresentata dalla Sei. C'è da ricordare che il ministero dello Sviluppo ha ritenuto completa la documentazione presentata dalla Sei, annunciando una Conferenza dei servizi con tutti i soggetti interessati. La questione è ancora in alto mare. Si è in attesa del parere sulla Via (Valutazione di impatto ambientale) da parte della commissione del Ministero dell'Ambiente. Ma il caso, oltre ad essere tecnico, è soprattutto politico: Regione, Provincia, Comuni (compresi quelli di Reggio e Montebello) sono in linea con il Piano energetico regionale che non prevede in Calabria il carbone. E su Saline, dopo gli errori dei fallimenti industriali del passato, la volontà politica, da destra a sinistra, è di assecondare la vocazione turistica del territorio.
Ma veniamo al documento congiunto Gentile-Nucara che comincia così: «La centrale a carbone di Saline non sarà mai realizzata». E spiegano: «I motivi sono molteplici, ma in primis, vi sono le decisioni politico-amministrative dei comuni interessati e soprattutto della Regione Calabria. Abbiamo criticato tante volte il presidente Agazio Loiero, ma su questo problema avrà tutto il nostro appoggio. La società Sei osserva che in fondo l'inquinamento atmosferico e quello del suolo sono ben contenuti nei limiti previsti dalla normativa vigente. Prendiamo per buono questo dato, ma non ci viene spiegato cosa succederebbe in caso di incidente».
«Vogliamo ricordare – scrivono Gentile e Nucara – a tutti quello che successe a Seveso il 10 luglio 1976. In quell'occasione ci fu un incidente nello stabilimento che produceva prodotti chimici per diserbanti. Per un imprevisto fu rilasciata dallo stabilimento una quantità non definita di diossina. I provvedimenti andavano dall'evacuazione della popolazione, alla demolizione delle case vicine. L'inquinamento fu generalizzato, e l'atrazina finita nelle falde acquifere rese l'acqua non potabile, tanto da indurre l'allora Ministro della Sanità ad alzare i livelli dell'atrazina. E così l'acqua divenne potabile per decreto».
Aggiungono i due parlamentari calabresi: «Fosse solo il principio di precauzione, già sarebbe sufficiente per un no chiaro e forte. Ma vi sono molti altri motivi. La vocazione del territorio su cui dovrebbe insistere la centrale è prettamente agricolo-turistica. Sarebbe difficile soggiornare in un albergo, magari già costruito, nei pressi di una centrale a carbone. I prezzi immobiliari di case e terreni agricoli crollerebbero dall'oggi al domani. Chi pagherebbe questi danni al singolo cittadino? O all'imprenditore che ha investito su strutture alberghiere? O all'agricoltore che si è impegnato a produrre prodotti di nicchia?».
«Il sindaco di Montebello – continua il documento – con il no deciso della sua amministrazione ha imboccato la strada giusta, anche se bisogna ammettere che il problema non è solo suo, poiché le emissioni gassose della centrale non conoscono i confini amministrativi. La Calabria, ed in particolare la provincia di Reggio, ha un esubero di produzione energetica rispetto ai suoi consumi. Centrali elettriche a gas sono in costruzione, ma soprattutto la Regione s'è fatta carico dei problemi del Paese con il suo nulla-osta al rigassificatore da allocare nel porto di Gioia Tauro».
Gentile e Nucara, rivolgendosi agli azionisti della Sei, concludono: «Avete preso un'iniziativa senza sbocchi, limitate i danni rinunciando alla realizzazione di una centrale che nessuno vuole, né a destra, né a sinistra, né al centro. Siamo fermamente convinti della giustezza delle nostre posizioni e siamo certi che tutta la delegazione parlamentare calabrese sosterrà la nostra iniziativa».
Il Wwf regionale, da Catanzaro, ha intanto diffuso una nota nella quale plaude al no pronunciato dalla Regione e dà spiegazioni, tecniche, definendo la fonte energetica del carbone «come la più inquinante».

martedì 8 luglio 2008

La Centrale a carbone di Saline su Gazzetta del Sud

8 luglio 2008
Il "sacco" approda anche in Parlamento

Angela Napoli (PdL): «Fare chiarezza e impedire lo scempio»

Teresa Munari

ROMA
«Impedire lo scempio della costruzione della centrale a carbone nell'area ex Liquichimica di Saline Ioniche», assecondando «le posizioni assunte giustamente dalle locali Istituzioni e dell'intero Consiglio regionale calabrese», e controllare le procedure di vendita intraprese dalle Ferrovie dello Stato per il sito dismesso delle Officine grandi riparazioni che fin dal primo tentativo di cessione ai privati avvenuto con bando pubblico nel 2004 avevano acceso gli appetiti della 'ndrangheta.
La duplice ed incisiva richiesta è stata inoltrata ai ministri dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, e dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, con un'interrogazione a risposta scritta, dall'on. Angela Napoli, prima voce in Parlamento a levarsi con chiarezza e senza infigimenti contro il progetto che la parlamentare , rilevate una serie di discrepanze , bolla come «decisamente superficiale».
Angela Napoli chiede dunque ai ministri «urgenti iniziative al fine di impedire lo scempio che la costruzione della centrale a carbone determinerebbe nell'area, dove la gente, archiviato con fatica il "Sacco di Saline", oggi guarda a un inedito sviluppo turistico con la fiducia di chi sente finalmente dalla propria parte le istituzioni locali, ma soprattutto la Giunta calabrese guidata da Agazio Loiero e dell'intero Consiglio regionale».
Ai ministri dell'Ambiente e tutela del territorio e sviluppo economico, Angela Napoli ricorda che per realizzare una centrale a carbone, di oltre 1200 megawatt, la multinazionale svizzera Sei avrebbe acquistato dalla Sipi l'area dove sorgeva l'ex Liquichimica, nel comune di Montebello Jonico, impegnando l'ingente cifra di un miliardo di euro, cui si aggiungerebbero 500 milioni di euro di investimento per le infrastrutture, più 1,7 milioni di euro l'anno per i costi di esercizio.
La Napoli rileva anche che «l'area su cui gravano gli interessi della Sei e della Sipi è da anni fonte di speculazione, e che non è ancora chiara la titolarità dell'area, almeno fino a maggio scorso, quando la giornalista della Rai, Flavia Marimpetri, inviata a Saline per un servizio sull'area ex Liquichimica, è stata boicottata dai responsabili locali della Sei e della Sipi, che le hanno negato l'accesso al sito, tanto da far definire "vergognosi" i comportamenti riservati all'inviato, a testimonianza degli interessi "nascosti" di quelle industrie, certamente contrari al bene comune».
La parlamentare del Pdl ha quindi ricordato l'evolversi dei fatti che portano alla situazione odierna.
«Nel 1974 – si legge nel documento ispettivo – il ministero dell'Ambiente aveva bloccato la produzione e la commercializzazione di bioproteine per il rischio di agenti cancerogeni e negli anni '80, dopo il fallimento della Liquichimica, l'impianto fu acquistato dall'Enichem; nel 1997 il consorzio Sipi (Saline Ioniche Progetto Integrato), costituito da imprenditori locali, ha rilevato all'asta gli impianti e i terreni ex Enichem con l'obiettivo di rottamare il ferro e l'acciaio degli impianti e rivendere il terreno; ma tutto è rimasto inalterato; nel 2006 la Sei spa ha acquistato il terreno con l'obiettivo di valorizzare l'area industriale realizzando una centrale; mentre sempre nella stessa area e non distante da Montebello Jonico, le Officine Grandi Riparazioni delle Ferrovie dello Stato, il cui sito è stato chiuso anni fa ed oggi è sul mercato anche se, secondo le indagini dei magistrati reggini, sarebbe stato obiettivo delle cosche mafiose per realizzarvi in centro commerciale».
Angela Napoli ricorda ai ministri competenti che le Istituzioni locali e regionale, si sono già espresse «contro la realizzazione della centrale a carbone, che andrebbe a rovinare uno dei pezzi più belli della costa reggina calabrese che potrebbe riscattarsi diventando polo turistico-culturale- naturalistico».
E infine conclude: «La costruzione della centrale a carbone, del tutto inutile, risulterebbe distruttiva del territorio ed inquinante; d'altra parte il Governo nazionale per far fronte alla crisi energetica ha ufficialmente mostrato interesse verso il nucleare, ed appare davvero non conciliabile la scelta della Sei per la centrale a carbone. Si tratta dunque di verificare con urgenti iniziative i rapporti tra le società Sei e Sipi per individuare i reali proprietari dell'area ex Liquichimica di Saline Joniche; così come sarebbe necessario verificare cosa stia accadendo nel riavvio della procedura di vendita delle Officine Grandi Riparazioni di Saline da parte delle Ferrovie dello Stato».

lunedì 7 luglio 2008

L'Interrogazione sulla Centrale a carbone di Saline Joniche

Ai Ministri dell’Ambiente, Tutela del Territorio e Sviluppo Economico
– Per sapere – Premesso che:

- è in atto il tentativo di realizzare a Saline Joniche (R.C.) una centrale a carbone, di oltre 1200 Mw, da parte dell’impresa svizzera Sei SpA, che avrebbe acquistato a tal fine dalla SIPI una parte dell’area dove sorgeva l’ex Liquichimica, nel comune di Montebello Jonico (R.C.) ;

- per la realizzazione della centrale sarebbe stata impegnata una iniziale ingente cifra di un miliardo di euro, cui si aggiungerebbero 500 milioni di euro di investimento per le infrastrutture, più 1, 7 milioni di euro all’anno per i costi di esercizio;

- il progetto, datato luglio 2007, appare decisamente superficiale;

- nel 1974 il Ministero dell’Ambiente aveva bloccato la produzione e la commercializzazione di bioproteine per il rischio di agenti cancerogeni e negli anni 80, dopo il fallimento della Liquichimica, l’impianto fu acquistato dall’Enichem;

- nel 1997 il Consorzio Sipi (Saline Ioniche Progetto Integrato), costituito da imprenditori locali, ha rilevato all’asta gli impianti e i terreni ex Enichem con l’obiettivo di rottamare il ferro e l’acciaio degli impianti e rivendere il terreno; ma tutto rimane inalterato;

- nel 2006 la Sei SpA ha acquistato il terreno con l’obiettivo di valorizzare l’area industriale realizzando una centrale;

- e non distante da Montebello Jonico ci sono le officine Grandi Riparazioni delle Ferrovie, il cui sito è stato chiuso anni fa e, dalle indagini dei magistrati reggini, è emerso che era diventato obiettivo delle cosche mafiose per realizzarvi in centro commerciale;

- nello scorso mese di maggio la giornalista della RAI, Flavia Marimpetri, inviata a Saline per un servizio su l’area ex Liquichimica, è stata boicottata dai responsabili locali della Sei o della Sipi (dico Sei o Sipi perché non è ancora del tutto chiara la definizione della proprietà), tanto da definire “vergognosi” i comportamenti riservategli, a testimonianza degli interessi “nascosti” di quelle industrie, certamente contrari al bene comune;

- l’area su cui gravano gli interessi della Sei e della Sipi è da anni fonte di speculazione ;

- le Istituzioni locali e regionale, naturalmente, si sono espresse contro la realizzazione della centrale a carbone, che andrebbe a rovinare uno dei pezzi più belli della costa reggina calabrese e che potrebbe riscattarsi diventando polo turistico – culturale – naturalistico;

- la costruzione della centrale a carbone, del tutto inutile, risulterebbe distruttiva del territorio ed inquinante;

- d’altra parte il Governo nazionale per far fronte alla crisi energetica ha ufficialmente mostrato interesse verso il nucleare ed appare davvero non conciliabile la scelta della Sei per la centrale a carbone:

- quali urgenti iniziative intendano attuare per verificare i rapporti tra le Società Sei e Sipe ed individuare i reali proprietari dell’area ex Liquichimica di Saline Joniche;

- se non ritengano necessario verificare cosa stia accadendo nel riavvio della procedura di vendita delle Officine Grandi Riparazioni di saline da parte delle Ferrovie dello Stato;

- quali urgenti iniziative intendano assumere al fine di impedire lo scempio della costruzione della centrale a carbone nell’area ex Liquichinica di Saline, anche al fine di assecondare giustamente le posizioni delle locali Istituzioni e dell’intero Consiglio regionale calabrese .

On. Angela NAPOLI

Roma 7 luglio 2008