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mercoledì 20 giugno 2012

La SoRiCal e l'incompatibilità del Sindaco Abramo


Al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro dell'Interno, al Ministro della Giustizia, al Ministro dell'Ambiente e della tutela del Territorio e del Mare, al Ministro dell' Economia e delle Finanze 

- Per sapere - premesso che:

- con atto ispettivo n. 4-15546 del 29 marzo 2012, l'interrogante aveva denunziato le anomalie con le quali da parte della SoRiCal Spa vengono gestiti in Calabria l'approvvigionamento e la fornitura dell'acqua;

- nello stesso atto ispettivo l'interrogante, richiamando la relazione della Magistratura contabile calabrese, ha evidenziato l'errore della tariffa del servizio idrico integrato che ha gravato per circa 1,8 milioni di euro all'anno sui Comuni e, quindi, sui cittadini, calabresi;

- la SoRiCal e' una società a capitale misto, pubblico/privato, il cui capitale e' detenuto per il 53,5 per cento dalla Regione Calabria e per il 46,5 per cento da Veolia - General des Eaux, multinazionale francese, società che sta rivedendo la sua partecipazione ed ha deciso di lasciare la Calabria;

giovedì 3 marzo 2011

Congelati i fondi "POR Calabria" dalla Commissione UE

Al Ministro per i rapporti con le regioni e coesione territoriale, al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro dell'economia e delle finanze.

- Per sapere - premesso che:

i programmi operativi regionali (POR) sono i documenti di programmazione per l'utilizzo dei Fondi strutturali europei integrati da quelli del Ministero dell'economia e delle finanze e da quelli delle singole regioni;

i POR Calabria dovrebbero costituire il volano per lo sviluppo dell'intera regione, per ammodernare il patrimonio infrastrutturale e accrescere la dotazione di servizi pubblici;

già su Il Sole 24 Ore Sud del 9 febbraio 2011 era apparsa la preoccupante notizia relativa al riscontro di enormi ritardi nell'attuazione degli investimenti e forti carenze nella gestione delle procedure amministrative con risultati insoddisfacenti;

L'interpellanza sulla emergenza ambientale e sul dissesto idrogeologico in Calabria

La sottoscritta chiede di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, il Ministro dello sviluppo economico, il Ministro dell'economia e delle finanze,

per sapere - premesso che:

il 12 settembre 1997, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, è stato dichiarato lo stato di emergenza nel territorio della regione Calabria nel settore dei rifiuti urbani, speciali e pericolosi, della bonifica e del risanamento ambientale dei suoli, delle falde e dei sedimenti inquinanti, nonché in materia di tutela delle acque superficiali e sotterranee e dei cicli di depurazione;

l'iniziale decreto, previsto per la durata di circa quindici mesi, è stato inspiegabilmente sempre prorogato con le nomine di diversi commissari delegati che si sono alternati (Presidenti della regione Calabria e diversi prefetti), alcuni dei quali hanno stilato relazioni puntuali e preoccupanti;

fin dall'inizio della fase emergenziale nel territorio della regione Calabria, nonostante gli ingenti finanziamenti ricevuti per la stessa emergenza, ben poco è stato fatto per attuare gli interventi necessari ad uscire dalla pesante situazione del settore;

giovedì 25 novembre 2010

Verificare la corretta gestione del servizio idrico della SoRiCal

Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro per i rapporti con le regioni, al Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione.

- Per sapere - premesso che:

in Italia la riorganizzazione dei servizi idrici prende le mosse dalla legge n. 36 del 1994 che prevedeva, all'articolo 13, l'elaborazione di un «metodo normalizzato» per la determinazione
della tariffa del servizio idrico;

il «metodo normalizzato» si riferisce alla piena funzionalità del servizio idrico integrato;

nell'attesa di determinare o applicare il «metodo normalizzato», la legge n. 172 del 1995 stabilisce che il compito di fissare i criteri per l'adeguamento tariffario spetta al CIPE (Comitato interministeriale programmazione economica), mentre gli adeguamenti tariffari sono competenza esclusiva del legislatore statale;

tale esclusiva competenza è stata ribadita ultimamente dalla Corte costituzionale con le sentenze n. 29 del 2010 e n. 142 del 2010;

la Corte dei Conti della Calabria con deliberazione n. 388 del 30 giugno 2010, richiamando le pronunce della Corte Costituzionale, ha ribadito che «la disciplina della tariffa del servizio idrico integrato è ascrivibile alla tutela dell'ambiente e alla tutela della concorrenza, materie di competenza legislativa esclusiva dello Stato, ed è precluso al legislatore regionale intervenire nel settore, con una disciplina difforme da quella statale;

in Calabria, non essendo ancora entrato in vigore il cosiddetto «metodo normalizzato», la determinazione della tariffa idrica spetta al C.I.P.E., mentre gli adeguamenti tariffari sono competenza esclusiva del legislatore statale;

il 13 giugno 2003 la regione Calabria ha stipulato una convenzione con SoRiCal a cui ha affidato mandato di gestire, per un periodo di 30 anni, il complesso infrastrutturale delle «Opere idropotabili regionali» ed il connesso servizio di fornitura all'ingrosso ai comuni e ad alcuni altri enti;

la regione Calabria ha affidato a SoRiCal anche l'attuazione di un articolato pieno di investimenti, finalizzato all'integrazione e completamento e all'efficientamento del complesso delle infrastrutture idriche, per garantirne la gestione unitaria;

la SoRiCal s.p.a. è una società a capitale misto, pubblico/privato, per la gestione dell'approvvigionamento e la fornitura all'ingrosso dell'acqua ad uso potabile sul territorio della regione Calabria il cui capitale sociale è detenuto: dalla regione Calabria per il 53,5 per cento e da Veoilà - General des Eaux, multinazionale francese, per il 46,5 per cento;

nell'articolo 8 della Convenzione sottoscritta tra SoRiCal e regione Calabria per l'affidamento in gestione degli acquedotti Calabresi è stabilito che la tariffa determinata secondo il «metodo normalizzato» si dovrà applicare a partire dal 6o anno di gestione;

la gestione della SoRiCal ha avuto inizio il 1o novembre 2004, e quindi, in base alla normativa vigente in materia riassunta in precedenza, non poteva essere applicato alcun adeguamento tariffario, con decorrenza anteriore al 26 marzo 2009, delle tariffe fissate nella convenzione;

la SoRiCal s.p.a. ha disposto invece aumenti a far data dell'anno 2002; addirittura a tutto il 31 dicembre 2008 gli aumenti sono stati superiori al 20 per cento con maggiori importi, richiesti da SoRiCal alle amministrazioni comunali calabresi, quantificabili, in circa 30 milioni di euro;

a seguito di tali aumenti che appaiono all'interrogante non conformi alla normativa vigente i comuni già in difficoltà per le continue riduzioni dei trasferimenti statali hanno visto peggiorare la propria condizione economico-finanziaria;

la stragrande maggioranza dei comuni calabresi sono debitori della SoRiCal per la fornitura dell'acqua idropotabile;

attualmente la SoRiCal sta ponendo in essere un'azione sistematica di messa in mora dei comuni debitori richiedendo il pagamento dell'intero importo dovuto in un'unica soluzione entro 15 giorni a datare dalla richiesta, minacciando in caso di inadempienza una limitazione delle forniture di acqua;

alla richiesta da parte dei comuni di stabilire un piano di rientro con la rateizzazione del debito, la SoRiCal risponde che l'approvazione del piano è condizionata alla contestuale sottoscrizione da parte del comune di una nuova «convenzione di utenza»;

i sindaci, in difficoltà per la posizione debitoria dei loro enti (che, in molti casi, è stata ereditata dalle passate gestioni amministrative) e preoccupati ad assicurare ai propri concittadini un bene di prima necessità come l'acqua, sono costretti ad accettare condizioni quasi capestro tra le quali il pagamento di interessi «ancora da definirsi» oltreché rate mensili in «conto corrispettivi della fornitura corrente»;

l'intimazione di riduzione della fornitura dell'acqua ad avviso dell'interrogante è usata dalla SoRiCal come strumento di pressione per indurre le amministrazioni comunali a sottoscrivere un contratto di utenza contenente condizioni svantaggiose per i comuni;

l'attività della SoRiCal di recupero dei debiti dei comuni, considerando che sono centinaia quelli in posizione debitoria, non appare uniformarsi ad un criterio generale di imparzialità, visto che vi sarebbero comuni con alti livelli di debito (pare che vi siano comuni con oltre 10 milioni di euro di debiti) ai quali non sarebbe stato richiesto ancora il pagamento dell'intera somma nel termine di 15 giorni e dietro avvertimento, in caso contrario, di una riduzione della fornitura dell'acqua, così come avvenuto invece nei confronti di piccoli comuni con poche centinaia di migliaia di debito;

la SoRiCal è una società per azioni a maggioranza di capitale pubblico e che, pertanto, dovrebbe attenersi alla disciplina pubblicistica in materia di incompatibilità per le nomine dei consiglieri di amministrazione e degli altri vertici societari nonché per le assunzioni e gli incarichi dirigenziali;

risulterebbe far parte del consiglio di amministrazione della SoRiCal il sindaco di Corigliano Calabro, Pasqualina Straface, indagata per l'ipotesi di reato di cui all'articolo 416-bis del codice penale ed i cui due fratelli sono sottoposti al regime del 41-bis;

il comune di Corigliano Calabro sembrerebbe essere debitore della SoRiCal;

non è dato conoscere il costo complessivo della SoRiCal sul bilancio della regione Calabria;

pare evidente all'interrogante che la SoRiCal s.p.a. è tenuta all'applicazione della legge statale sopra richiamata e che le determinazioni delle tariffe da parte della SoRiCal sono in contrasto con le previsioni legislative suddette;

andrebbe accertato se la regione Calabria una volta verificata la violazione della legge da parte della SoRiCal possa revocare alla medesima società la relativa concessione della gestione delle risorse idriche calabresi e se i comuni calabresi, una volta accertata la illegittimità delle tariffe suddette possano vantare diritto al rimborso -:

se, per il tramite della Commissione per la vigilanza sulle risorse idriche di cui all'articolo 161 del decreto legislativo n. 152 del 2006, si intenda accertare quante nuove convenzioni di utenza la SoRiCal spa abbia sottoscritto con i comuni calabresi e quanti comuni in Calabria risultino indebitati con la SoRiCal e si trovino in condizioni di morosità;

se, in ogni caso, non si intenda acquisire, alla luce della situazione descritta in premessa, ogni ulteriore elemento in relazione alla gestione del servizio idrico integrato in Calabria da parte della SoRiCal.

On. Angela Napoli

martedì 26 ottobre 2010

Impedire lo scempio della centrale a carbone di Saline Joniche

Ai Ministri dell’Ambiente, Tutela del Territorio e del Mare e dello Sviluppo Economico:

per sapere – premesso che:

- le centrali a carbone sono fonti a maggiore emissione specifiche di CO2 per la produzione elettrica e, quindi, nuove costruzioni contribuirebbero in maniera rilevante allo sforamento del target nazionale di Kyoto ma anche ad un mancato adeguamento agli impegni che l’Unione europea ha assunto per il 2020 con l’approvazione del pacchetto “energia e clima”, ribaditi alla Conferenza di Copenaghen nel dicembre 2009;
- infatti, se dovessero entrare in funzione tutti i progetti avviati e ormai conclusi (Civitavecchia), quelli autorizzati a tutt’oggi (Fiumesanto, Vado Ligure e Porto Tolle) o quelli ipotizzati (Saline Joniche e Rossano Calabro), a regime si produrrebbero in più 39 milioni di tonnellate di CO2 all’anno, nel mentre l’Italia dovrebbe ridurre le sue emissioni di gas serra di 60 milioni di tonnellate di CO2 entro il 2020, proprio secondo gli impegni assunti in sede europea;
- nei giorni scorsi la Commissione Via (Valutazione impatto ambientale) ha dato parere positivo al progetto SEI per una nuova centrale a carbone a Saline Joniche (R.C.);
- nel luglio del 2008 l’interrogante con atto ispettivo n. 4-00560, privo di risposta, aveva chiesto adeguate iniziative al fine di impedire lo scempio della costruzione della centrale a carbone nell’area ex Liquichimica di Saline;
- il territorio di Saline Joniche, uno dei pezzi più belli della costa reggina calabrese, che è stato per tanti anni simbolo negativo di scelte miopi ed investimenti falliti, dovrebbe poter diventare simbolo positivo di uno sviluppo rispettoso della storia e del senso dei luoghi, capace di creare “buona” economia e lavoro pulito e di qualità: cosa impossibile con la costruzione di una centrale a carbone;
- il tentativo di realizzare a Saline Joniche una centrale a carbone, di oltre 1.200 Mw, è dell’impresa svizzera SEI Spa, che avrebbe acquistato a tal fine dalla SIPI una parte dell’area dove sorgeva l’ex Liquichimica, nel comune di Montebello Jonico;
- per la realizzazione della centrale sarebbe stata impegnata una iniziale ingente cifra di un miliardo di euro, cui si aggiungerebbero 500 milioni di euro di investimento per le infrastrutture, più 1,7 milioni di euro all’anno per i costi di esercizio;
- il primo relativo progetto, datato luglio 2007, corredato dalle modifiche richieste dal Ministero dell’Ambiente, è visibile solo sul sito apposito, mentre un secondo progetto, presentato nei giorni scorsi con grande segretezza, non sarebbe noto;
- contro la costruzione si sono già espressi gli Enti locali del territorio, della provincia e della Regione e tutte le Associazioni ambientaliste e pur se la SEI ha proposto alcune ipotesi di “Compensazione territoriale”, i rischi della centrale rimarrebbero alti, alla luce del fatto che la nuova tecnologia a carbone cosiddetto “pulito” riduce solo in parte le particelle fini, ma non incide sulle emissioni delle polveri ultrafini, che rappresentano la causa più importante di incremento della mortalità e della morbilità;
- il carbone è una delle forme più importanti d’inquinamento da mercurio;
- il processo di combustione del carbone produce, soprattutto nelle fasi di avviamento e di spegnimento dei gruppi termici, ben 67 elementi tossici inquinanti, tra cui ben noti metalli pesanti che causano nell’uomo gravi e mortali patologie mediche;
- inoltre il carbone rappresenta oggi il maggiore pericolo per la lotta ai cambiamenti climatici;
- non sono mai apparsi chiari gli interessi che graviterebbero sulla SEI, ma anche quelli della SIPI, titolare dell’area sulla quale sorgeva l’ex Liquichimica, nel comune di Montebello Ionico, e per anni fonte di speculazione;
- d’altra parte appare davvero inconciliabile la scelta della costruzione di una nuova centrale a carbone con le offerte, sicuramente più qualificate anche dal punto di vista ambientale, di altre fonti alternative:

- quali urgenti iniziative intendano assumere al fine di impedire lo scempio della costruzione della centrale a carbone nell’area ex Liquichimica di Saline, anche al fine di assecondare giustamente le posizioni delle locali Istituzioni e dell’intero Consiglio regionale calabrese.

On. Angela NAPOLI

Roma 26 ottobre 2010

mercoledì 7 luglio 2010

L'eterno commissariamento per l'emergenza ambientale in Calabria

Al Ministro dell’Ambiente e dell’economia e delle finanze

– Per sapere – Premesso che:

- La Calabria è una Regione da oltre 12 anni commissariata per l’emergenza ambientale ed è stata in tal senso destinataria di numerosi finanziamenti;

- alla Direzione dell’Ufficio del Commissario per l’emergenza regionale si sono alternati diversi Prefetti, alcuni dei quali hanno stilato relazioni puntuali e preoccupanti e sono stati anche auditi dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti del tempo;

- la nuova Amministrazione regionale in Calabria ha, purtroppo, ereditato una situazione di sfascio ambientale, nonostante tutto il citato tempo di commissariamento;

- è dei giorni scorsi lo stanziamento, da parte della Giunta Regionale calabrese di 5 milioni per un piano “tampone” per fronteggiare la prevedibile emergenza depurazione nei comuni costieri in vista dell’estate ; servirebbero ben 300 milioni di euro per sopperire parte del degrado ambientale esistente in Calabria:

- quali gli interventi in materia di Commissariamento per l’emergenza ambientale in Calabria;

- se non ritenga di revocare la nomina in atto del Commissario per l’emergenza ambientale;

- di quali e quanti finanziamenti ha goduto la Calabria dal periodo di istituzione del Commissario per l’emergenza ambientale ad oggi.

On. Angela NAPOLI

Roma, 7 luglio 2010

mercoledì 9 giugno 2010

Necessario, urgente, inderogabile il commissariamento della Sanità in Calabria

La sottoscritta chiede di interpellare il Presidente del Consiglio dei Ministri e i Ministri della salute, della giustizia e dell’economia e delle finanze

– Per sapere – premesso che:

- fin dal novembre 2009, con atti ispettivi n. 2/00201 ( 04.11.2008) – n. 4/ 02139 (27.01.2009) n. 2/00372 (29.04.2009) n. 3/00625 (28.07.2009) n. 2/00470 (16.09.2009) n. 4/05989 (03.02.2010), a tutt’oggi privi di risposta , l’interrogante/interpellante ha denunziato la pesante e grave situazione, anche sotto l’aspetto finanziario, in cui versa l’intero settore della Sanità in Calabria;

- nel corso del tempo più volte da parte di fonti governative è stata manifestata la necessità di decretare il commissariamento del sistema sanitario in Calabria;

- nel maggio del 2009, durante una manifestazione elettorale, lo stesso Presidente del Consiglio dei Ministri, aveva annunciato il citato commissariamento;

- il Ministro del lavoro e della salute del tempo, nel settembre 2008, in Commissione Bicamerale per gli affari Regionali aveva testualmente dichiarato che “…la situazione della Regione Calabria è molto preoccupante non solo per la dimensione del debito e del disavanzo, ma per il trend di spesa: dai 55 milioni del 2006 ai 127 del 2007…un dato che fa spaventare non poco”;

- lo stesso Sottosegretario di Stato alla salute del tempo, Francesca Martini, in un intervista alla Padania ha dichiarato che la Regione Calabria “vanta” una situazione che grida “vendetta”;

- la Corte dei Conti regionale, già nel marzo 2008, ha bocciato la Sanità calabrese sottolineando, tra l’altro, “la sovraesposizione del finanziamento a fronte di indici di attività e prestazioni sottomedia, che evidenziano l’esigenza di interventi intesi a restituire alla Regione un livello di prestazioni ospedaliere capace di corrispondere ad un più elevato indice di appropriatezza”;

- nonostante ben due advisor non fossero riusciti a far definire la esatta quantificazione del disavanzo nel settore della sanità calabrese, con il comma 3-bis dell’articolo 22 del D.L. 1° luglio 2009, n. 78, è stata persino concessa alla sola Regione Calabria la proroga-diffida di ulteriori settanta giorni per l’adozione di un piano di rientro contenente misure di riorganizzazione e riqualificazione del servizio sanitario regionale;

- nella primavera dello scorso anno 2009 gli incolpevoli cittadini calabresi si erano visti reintrodurre il ticket sui farmaci e sul Pronto Soccorso, nonché l’aumento dell’IRAP e la conferma dell’IRPEF nelle misure massime consentite;

- nel mese di settembre 2009 la precedente Giunta Regionale, composta da una coalizione del centro-sinistra, ha approvato il cosiddetto “Piano di rientro” per il risanamento del deficit sanitario di quella Regione, tradotto di fatto in una mera dichiarazione di intenti, di fronte al quale è apparso inspiegabile il mancato commissariamento del settore della sanità calabrese;

- nel mentre veniva predisposto ed approvato il C.d. “Piano di rientro”, la precedente Giunta regionale calabrese definiva tranquillamente acquisizioni di prestazioni ospedaliere dalle strutture private che non rinnovavano i contratti ai propri dipendenti da circa 5 anni ed autorizzava ben 333 assunzioni nelle aziende sanitarie ed ospedaliere;

- il 17 dicembre 2009, il Presidente della Regione Calabria del tempo ha firmato, con i Ministri dell’economia e delle finanze e della salute, il piano di rientro dal debito, evitando così il commissariamento di quel settore regionale;

- il virtù della citata sigla il Presidente della Regione del tempo Loiero, in data 30 dicembre 2009, in prossimità dell’ultima tornata elettorale, è stato persino nominato commissario delegato per l’emergenza economico-sanitaria nel territorio della Calabria, con la facoltà di avvalersi dei poteri di cui alle ordinanze del Presidente del Consiglio dei Ministri emanate per fronteggiare il contrasto emergenziale;

- il nuovo Presidente della Regione Calabria, Giuseppe Scopelliti, insieme alla nuova Giunta, si trova oggi ancora di fronte all’impossibilità di definire un adeguato “Piano di rientro” visto che il Kpmg non ha definito la esatta quantificazione del disavanzo nel settore della sanità calabrese, il che impedisce l’individuazione degli interventi necessari per bloccare gli sprechi che hanno causato l’enorme disavanzo in questione;

- contemporaneamente la Corte dei Conti regionale ha citato la Regione Calabria per oltre 95 milioni di euro;

- nel periodo 2004-2010 la Procura regionale della Corte dei Conti della Calabria ha depositato ben 67 atti di citazione in materia sanitaria ed ha in corso due inviti a dedurre;

- all’interpellante sembra davvero assurdo, inspiegabile ed ingiustificabile il ritardo del Governo nel decretare il Commissariamento del settore Sanità, nel mentre il provvedimento è stato attuato per le atre Regioni, il cui disavanzo è sicuramente inferiore a quello calabrese:

- quali i motivi che fino ad oggi hanno impedito il Commissariamento della Sanità in Calabria;

- se sono in corso da parte della Magistratura calabrese adeguate indagini per accertare le responsabilità degli appalti illegittimi e/o illeciti posti in essere dalle Aziende sanitarie e ospedaliere;


- se non ritengano necessario, urgente ed inderogabile procedere al commissariamento della sanità calabrese.

On. Angela NAPOLI

Roma, 09 giugno 2010

martedì 27 ottobre 2009

L'interpellanza sullo sviluppo del Porto di Gioia Tauro

La sottoscritta chiede di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro dello sviluppo economico, il Ministro dell’Economia e delle Finanze, il Ministro delle infrastrutture dei trasporti e il Ministro per i rapporti con le regioni: per sapere - premesso che:

- il Porto di Gioia Tauro, che avrebbe dovuto rappresentare il volano dello sviluppo dell'intera Calabria, rimane ancorato alla sola attività di transhipment, anche se la stessa sta evidenziando altalenanti fasi positive e negative;

- la gestione del Porto di Gioia Tauro è stata sempre organizzata in un quadro di incertezze che non hanno consentito l'effettuazione della polifunzionalità del Porto stesso: ritardi nei finanziamenti, scarsa attenzione sulla rivalità nata da parte di altri porti italiani e mediterranei, lentezza nel completamento delle infrastrutture portuali, marginalità dell'obiettivo della polifunzionalità, mancanza dell'istituzione di una zona franca produttiva;

- fin dal dicembre del 1997, già Presidente del Consiglio dei ministri Romano Prodi, con la presentazione delle linee-guida del «famigerato» master plan del Porto di Gioia Tauro, era divenuta del tutto marginale la relativa polifunzionalità, anzi era apparsa chiara la volontà di capovolgere la polifunzionalità completa, affermata nel protocollo d'intesa; - nel marzo del 1998, l'allora ministro delle Finanze, Vincenzo Visco, ha supportato il veto, espresso nel luglio 1996, dalle organizzazioni sindacali confederali circa l'ipotesi d’istituzione di zone franche nel sud, comunicando l'approvazione di ben quattro punti franchi doganali in Sardegna e non nel Porto di Gioia Tauro;

- sempre sotto la Presidenza del Consiglio del professor Romano Prodi, nel 1996 era già stato nominato un inutile coordinamento del Porto di Gioia Tauro, affidato al Sottosegretario di Stato ai Trasporti dell'epoca;

- ancora in questa legislatura la Regione Calabria ha assunto comportamenti che l'interpellante giudica equivoci nei confronti del Porto di Gioia Tauro; nonostante l'anomala nomina di un sottosegretario regionale con apposita delega per quell'area portuale, nonché la nomina di un Commissario Straordinario per l’elaborazione di un piano di sviluppo strategico per l’area ampia sempre di Gioia Tauro è riscontrabile una inefficiente ed equivoca programmazione per rilanciare le potenzialità del Porto stesso e del relativo retroporto;

- la legge finanziaria del 2007 aveva introdotto l'autonomia finanziaria delle Autorità portuali, senza creare alcun beneficio per Gioia Tauro, visto che oltre il 94 per cento delle merci che transitano per quel Porto non toccano terra e che le banchine esistenti sono quasi tutte concesse alla Medcenter e alla Blg;

- sempre la legge finanziaria del 2007 aveva autorizzato un contributo di 50 milioni di euro per il 2008 per lo sviluppo del Porto di Gioia Tauro;
- la stessa Trenitalia continua a far lievitare il costo della intermodalità mare – ferro, mettendo in discussione accordi commerciali sottoscritti soltanto alcuni mesi fa, e triplicando la circolazione dei mezzi pesanti sulle strade calabresi, sufficientemente penalizzate dai cantieri, sulla Autostrada Salerno – Reggio Calabria;
- solo l’istituzione di una “zona franca” nel Porto di Gioia Tauro avrebbe rappresentato uno strumento capace di creare sviluppo in sinergia con attività portuali e di Transphiment;
- ma dai quotidiani regionali degli ultimi giorni si apprende che nell’ambito delle entrate in vigore delle 22 zone franche urbane italiane, la Regione Calabria non avrebbe fatto inserire proprio quella di Gioia Tauro, propendendo per altre zone calabresi e finendo così con l’ agevolare zone del territorio regionale sicuramente meno disagiate di quelle della Piana di Gioia Tauro;
- all’interpellante appaiono davvero non più accettabili la disattenzione e le equivocità che fino ad oggi sono ruotate attorno al Porto di Gioia Tauro , nonché la mancanza di adeguati interventi utili a far rappresentare quel Porto quale volano per lo sviluppo dell’intera Calabria:

- quali gli interventi per scongiurare che le scelte della politica nazionale e regionale non provochino il definitivo abbandono della possibile polifunzionalità del Porto di Gioia Tauro ed il decremento dell’attuale attività di transhipment, con il conseguente crollo dell’ attività occupazionale, esistente in una zona del territorio calabrese, sufficientemente intaccata dall’alto tasso di disoccupazione e dalla preoccupante pervasività delle cosche della ‘ndrangheta.

On. Angela NAPOLI

Roma, 27 ottobre 2009

martedì 27 gennaio 2009

L'alluvione in Calabria, i danni e l'urgenza di un piano per il riassetto idrogeologico del territorio

Al Presidente del Consiglio dei Ministri, e ai Ministri dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, delle Infrastrutture e Trasporti dell’Economia e delle Finanze del Lavoro, Salute e Politiche Sociali
– Per sapere – Premesso che:
- l’alluvione dei giorni scorsi si è abbattuta sulla Calabria provocando morti, danni enormi a strade, case, attività commerciali, imprese e servizi; numerosi fiumi e torrenti della Regione sono tracimati; ponti crollati, porti distrutti lungomari cancellati; le colture agrumicole ed olivicole, già in crisi, sono state flagellate;
- una frana si è abbattuta sull’autostrada Salerno – Reggio Calabria, nei pressi di Rogliano (CS), provocando due morti e cinque feriti, uno dei quali versa in gravi condizioni;

- risultano a rischio numerosi monumenti storici, quale tra tutti l’antica Cattedrale di Gerace;
- la Giunta regionale della Calabria ha già chiesto al Governo nazionale il riconoscimento dello stato di emergenza in seguito agli eventi alluvionali dei giorni scorsi;
- ancora una volta, come sempre in occasione di eventi calamitosi, la Calabria si rivela una Regione ad elevato rischio idrogeologico, a fronte del quale si registrano ingiustificabili ritardi da parte dei vari Governi regionali;
- nel 1996 l’alluvione ha causato 6 morti a Crotone, nel 2000, 13 vittime a Soverato, nel 2005 una frana ha distrutto buona parte del Comune di Cerzeto (CS), nel 2006 l’alluvione di fango a Bivona (VV), ha portato a 4 vittime: ferite ancora oggi aperte, aggravate dalle ultime 2 vittime sulla Salerno – Reggio Calabria;
- è decisamente individuabile l’uso dissennato ed incontrollato del territorio; non vi è stata un’oculata difesa del suolo; spesso è venuta meno la valutazione sull’impatto ambientale sia per la realizzazione delle infrastrutture sia per lo smaltimento dei materiali da riporto ; molte opere di difesa sono risultate inadeguate; fiumi e torrenti non sono mai stati messi in sicurezza;
- nessun piano contro il dissesto idrogeologico dell’intera Regione Calabria risulta essere mai stato attuato, nonostante gli allarmi più volte lanciati dall’Ordine dei geologi, da Legambiente e dalla Coldiretti della Calabria;
- nella mappa italiana del rischio alluvione redatta dal servizio geologico nazionale, la Calabria si colloca al terzo posto dopo Piemonte e Lombardia;
- puntualmente, dopo ogni alluvione vengono avviate le dovute richieste per lo stato di emergenza e per l’elargizione di adeguati finanziamenti, alle quali, però, non si dà mai seguito ad una corretta pianificazione né ad alcun riassetto idrogeologico del territorio:

- se non ritengano necessario ed urgente avviare, oltre alla decretazione dello stato di emergenza , le iniziative per chiedere alla Regione Calabria un accelerato monitoraggio utile a verificare i danni reali causati dall’ultima alluvione ed elargire gli adeguati finanziamenti su di una definita lista dei danni e su una programmazione di interventi;
- se non ritengano di relazionare al Parlamento in merito agli interventi fatti, in occasione di quest’ultimo evento calamitoso, da parte della Protezione Civile regionale calabrese e sulla efficacia della presenza di tale Dipartimento nelle varie occasioni anche in precedenza accadute;
- quali urgenti iniziative intendano assumere sia per portare la Regione Calabria alla definizione di un’oculata pianificazione del territorio e di un adeguato piano di riassetto idrogeologico del territorio.

On. Angela NAPOLI

Roma 27 gennaio 2009