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martedì 12 maggio 2009

L'appello al Ministro Maroni ed al Sottosegretario Mantovano per i Testimoni di Giustizia

Le proteste dei tanti Testimoni di Giustizia evidenziano i numerosi disagi vissuti, unitamente ai propri familiari, per i quali occorre un immediato intervento. I Testimoni di Giustizia, purtroppo pochi in Italia, sono cittadini che, con senso di responsabilità e coraggio, hanno reso testimonianza, riferendo o denunciando, alla magistratura e alle forze dell’ordine, fatti specifici e circostanziali, riguardanti la criminalità organizzata. Per tale motivo la figura del Testimone dovrebbe essere considerata e valutata quale modello positivo che incarna una scelta di legalità in aree ad alta densità mafiosa.
Ma appare, quindi, impossibile ignorare che lo status di Testimone di Giustizia provoca disagio che, se non controllato, rischia di sfociare in situazioni di vera e propria alienazione. Il sentimento personale della giustizia e della legalità contrasta con la storia che viene vissuta dal Testimone e che vede scorrere dinanzi a sé. Anche la rappresentazione dello Stato, la sua natura etica ed il suo ruolo di tutela rischiano di essere inglobati in questa perdita, fino alla perdita della fiducia nello Stato e nelle sue forze.
In una simile situazione, angosciata perfino dall’impossibilità di svolgere un’attività lavorativa o continuare quella interrotta e, per di più, soggetto a cambiamento di abitudini, luogo di vita, relazioni sociali, generalità d’identificazione, il Testimone di Giustizia diventa uno nessuno e centomila.
Occorre allora una cambiamento radicale della gestione dei Testimoni, una diversa filosofia nell’approccio alla figura di Testimone. In tal senso ritengo che non vada sottovalutata, ma, al contrario, possa servire da base propositiva, la relazione approvata dalla Commissione parlamentare antimafia nella seduta del 19 febbraio 2008 e trasmessa al Parlamento. Non servono interventi parziali, occorre davvero quel cambiamento radicale, per il quale faccio appello al Ministro dell’Interno e al Sottosegretario di Stato, on. Alfredo Mantovano, delegato in materia. Cerchiamo di lavorare insieme, affinché, ogni Testimone di Giustizia, non debba mai pentirsi di aver scelto una strada indicativa e coraggiosa per il contrasto alla criminalità organizzata tutta.

On. Angela NAPOLI
Componente Commissione Nazionale Antimafia

Roma, 12 maggio 2009

venerdì 1 maggio 2009

Il dolore per l'impiccagione della giovane Pittrice Iraniana DELARA DARABI

Sono affranta dal dolore per la triste notizia dell'avvenuta impiccagione della giovane pittrice DELARA DARABI. Non ho parole per esprimere ciò che continuano a provocare in me l'odio e la vendetta del regime dei mullah. E' davvero inaccettabile che integralismo e violenza possano continuare ad abbattere la vita di tante giovani donne, pur di fronte agli appelli della numerosissima gente che si batte davvero per il diritto alla sacralità della vita. Anche io mi unisco al dolore della famiglia di Delara ed a quello del sano popolo iraniano, augurando che il diritto alla vita possa entrare a far parte di coloro che quotidianamente provocano morte e dolore.
on. Angela Napoli
L'Associazione rifugiati politici iraniani residenti in Italia lancia un appello urgente al sindaco di Roma Gianni Alemanno per intitolare una piazza, una via oppure un museo a nome di Delara Darabi, impiccata all'alba di stamattina nella città di Rasht in Iran settentrionale. Questo fatto deve essere considerato un atto fortissimo di protesta e di condanna contro l'esecuzione della giovane pittrice iraniana per cui anche il sindaco di Roma aveva sottoscritto l'appello lanciato dall'Amnesty International. Per dimostrare il forte dolore del mondo civile, secondo noi , il mondo occidentale e in particolare la città di Roma, come culto della civiltà, deve dimostrare la sua vicinanza e solidarietà alla famiglia di Delara Darabi che, per amore del fidanzato, aveva rivendicata la responsabilità.
A chi vuole aderire al nostro appello chiediamo di mandare un email al sindaco di Roma e mandarne una copia al seguente email: irandemocratico@yahoo.it

E-mail del sindaco di Roma: ld.gabinetto@comune.roma.it

Karimi Davood, presidente dell'associazione rifugiati politici iraniani residenti in Italia

Onorevole Sindaco,
mi associo all’appello lanciato dall’Associazione Rifugiati Politici Iraniani residenti in Italia, per far dare l’intitolazione ad una piazza o una via o una sala di qualche museo romano, alla giovane pittrice iraniana DELARA DARABI, fatta impiccare, questa mattina nella città di Rasht dal regime dei mullah, nonostante i numerosi appelli profusi per salvarle la vita. Conoscendo la Tua sensibilità so che troverai il modo per far sì che la città di Roma possa ricordare sempre questa giovane vita spezzata dall’odio e dalla vendetta.
On. Angela Napoli

lunedì 20 aprile 2009

L'APPELLO URGENTE PER SALVARE DELARA DARABI

FRA TRE GIORNI SE NON RIUSCIAMO A FERMARE LE MANI CRIMINALI DEL REGIME DEI MULLAH NON CI SARA' TRA DI NOI LA GIOVANISSIMA PITTRICE DELARA DARABI:
CLICCA QUI PER SCRIVERE UNA E-MAIL AL MINISTRO FRATTINI




La lettera a Karimi Davood
Presidente dell'Associazione rifugiati politici iraniani residenti in Italia
Gentile Presidente,
sento vivo il dovere morale di unirmi all'appello per salvare la vita della Giovanissima Pittrice Iraniana DELARA DARABI. Appare ormai improcrastinabile l'intervento del nostro Ministro per gli Affari Esteri, on. Frattini, per bloccare quei criminali che stanno abbattendo le vite di persone innocenti, quale appunto quella di Delara DARABI. Occorre far presto, occorre unirsi, perchè non è più accettabile che si possa continuare ad assistere impassibili a questi crimini, che attentano vittime innocenti.
La mia incondizionata solidarietà
on. Angela Napoli