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mercoledì 7 luglio 2010

L'eterno commissariamento per l'emergenza ambientale in Calabria

Al Ministro dell’Ambiente e dell’economia e delle finanze

– Per sapere – Premesso che:

- La Calabria è una Regione da oltre 12 anni commissariata per l’emergenza ambientale ed è stata in tal senso destinataria di numerosi finanziamenti;

- alla Direzione dell’Ufficio del Commissario per l’emergenza regionale si sono alternati diversi Prefetti, alcuni dei quali hanno stilato relazioni puntuali e preoccupanti e sono stati anche auditi dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti del tempo;

- la nuova Amministrazione regionale in Calabria ha, purtroppo, ereditato una situazione di sfascio ambientale, nonostante tutto il citato tempo di commissariamento;

- è dei giorni scorsi lo stanziamento, da parte della Giunta Regionale calabrese di 5 milioni per un piano “tampone” per fronteggiare la prevedibile emergenza depurazione nei comuni costieri in vista dell’estate ; servirebbero ben 300 milioni di euro per sopperire parte del degrado ambientale esistente in Calabria:

- quali gli interventi in materia di Commissariamento per l’emergenza ambientale in Calabria;

- se non ritenga di revocare la nomina in atto del Commissario per l’emergenza ambientale;

- di quali e quanti finanziamenti ha goduto la Calabria dal periodo di istituzione del Commissario per l’emergenza ambientale ad oggi.

On. Angela NAPOLI

Roma, 7 luglio 2010

martedì 22 giugno 2010

Impedire lo scempio ambientale della Centrale Enel a carbone di Rossano

CALABRIA

L’on. Angela NAPOLI (PDL) ha presentato in data odierna l’allegata interrogazione a risposta scritta, quale impegno assunto dall’Assemblea Regionale di GenerazioneItalia Calabria, svoltasi domenica 20 giugno 2010, dopo l’approvazione di un ordine del giorno recante la manifesta contrarietà al progetto di riconversione a carbone della Centrale ENEL di Rossano (CS).

On. Angela NAPOLI

Roma, 22 giugno 2010

Al Presidente del Consiglio dei Ministri e ai Ministri dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare , della salute, del lavoro e delle politiche sociali, delle attività produttive e della giustizia

– per sapere – premesso che:

- Il territorio della Sibaritide rappresenta uno dei più ricchi della Calabria ed è fonte di turismo, agricoltura, pesca e commercio;
- l’Enel, in modo unilaterale, ha presentato un Progetto Integrato, impropriamente denominato “Policombustibile”, di riconversione della propria centrale di Rossano (CS), prevalentemente a carbone (94%);
- la nuova tecnologia a carbone cd. “pulito”, riduce solo in parte le particelle fini ma non incide sulle emissioni delle polveri ulltrafini, che rappresentano la causa più importante di incremento della mortalità e della morbilità;
- il carbone è una delle forme più importanti d’inquinamento da mercurio;
- il processo di combustione del carbone produce, soprattutto nelle fasi di avviamento e di spegnimento dei gruppi termici, ben 67 elementi tossici inquinanti, tra cui i ben noti metalli pesanti che causano nell’uomo gravi e mortali patologie mediche;
- inoltre il carbone rappresenta oggi il maggiore pericolo per la lotta ai cambiamenti climatici;
- le centrali a carbone rischiano quindi di non collimare con i contenuti del protocollo di Kyoto ed anche degli impegni che l’Unione Europea ha assunto per il 2020 con l’approvazione del pacchetto “Energia e clima” e che sono stati ribaditi alla Conferenza di Copenaghen dello scorso dicembre;
- se, infatti, dovessero entrare in funzione tutti i progetti avviati e ormai conclusi (Civitavecchia), quelli autorizzati a tutt’oggi (Fiumesanto, Vado Ligure e Porto Tolle) o quelli ipotizzati (Saline Joniche e Rossano Calabro), a regime si produrrebbero in più circa 39 milioni di tonnellate di CO2 all’anno, nel mentre l’Italia dovrebbe ridurre le sue emissioni di gas serra di 60 milioni di tonnellate di CO2 entro il 2020, proprio secondo gli impegni assunti in sede europea;
- tra l’altro la improvvida scelta dell’ENEL, non prende in considerazione le energie alternative, che hanno già oggi costi complessivi molto minori del carbone e vantaggi ambientali per tutti;
- nel SIA ENEL manca una seria analisi dell’impatto sanitario sulle popolazioni e sugli ecosistemi;
- l’analisi fornita dall’ENEL non computa i costi socio – economici fortemente connotato da attività agricole di pregio (Distretto Agricolo di Qualità, istituito dalla Regione Calabria) e da attività turistico – alberghiere e di pesca;
- il carbone, che peraltro non rappresenta la futura tecnologia necessaria, metterebbe quindi un’ipoteca definitiva sullo sviluppo agro – turistico e culturale della Sibaritide, importante area strategica della Calabria;
- l’occupazione dei citati settori, già oggi stimabile in circa 35.000 unità, e che è suscettibile di crescita, verrebbe messa in discussione da un impianto industriale di circa 100 unità stabili, più un indotto di un centinaio di addetti;
- senza sottovalutare che gli investimenti del tipo proposti dall’ENEL per la centrale di Rossano, oltre a non portare alcuno sviluppo locale e regionale, rappresenterebbero un ghiotto boccone per la ‘ndrangheta le cui cosche locali, tutt’altro che inermi, sono da sempre state censite da DNA, DIA, DDA e Commissioni Parlamentari Antimafia;
- ed ancora non si può dimenticare che la Calabria produce molta più energia di quella che si consuma, nonostante ciò nel triennio 2009 – 2012 è previsto un incremento di potenza pari ad altri 1.600 MWe (800 da interventi già avviati) da centrali termiche, ed entro il 2013 si prevede la messa in funzione di centrali eoliche che produrranno circa altri 1.600 MWe;
- la costruzione della centrale a carbone proposta dall’ENEL a Rossano è senza dubbio una scelta imposta dall’alto, considerata la non condivisione di tutti gli Enti locali e provinciale del territorio, nonché la contrarietà espressa, con forza e valide motivazioni, dall’ANCI, dalle Associazioni ambientaliste e produttive e dalle Organizzazioni Sindacali;
- addirittura l’ENEL, che ha avviato il procedimento di approvazione del Progetto in questione ai sensi della Legge n. 102/2009, non ha preso in considerazione il vigente Piano Energetico Ambientale Regionale (PEAR) della Calabria, approvato con la legge n. 315 del 14 febbraio 2005, che, tra l’altro, dispone: “…è vietato, su tutto il territorio regionale calabrese, l’utilizzo del carbone per alimentare centrali per la produzione di energia elettrica”;
- e la stessa Regione Calabria, anche oggi non può che avvalersi dell’esistente e richiamato Piano Energetico Ambientale Regionale, visto la nuova Amministrazione Regionale, e specificatamente il Dipartimento 5 – Attività Produttive, in data 22 maggio 2010, ossia in corso di procedura già avviata dall’ENEL, ha avviato la “Procedura aperta per l’affidamento del servizio di aggiornamento del PEAR” mediante apposito bando;
- appare, pertanto, evidente che anche tale situazione si ribalta sulla procedura in atto e dovrebbe comportare il ritiro del Progetto e la sua eventuale riproposizione ai sensi del PEAR Calabrese rinnovato;
- si aggiunge, infine, la sentenza n. 215 pronunciata dalla Corte Costituzionale in data 11 maggio 2010 e depositata il 17 giugno 2010, con la quale viene dichiarata l’illegittimità costituzionale dell’articolo 4, commi 1, 2, 3, e 4, del decreto – legge 1° luglio 2009, n. 78 , convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, nel testo risultante dalla modifiche introdotte dall’articolo 1, comma 1,lettera a) , del decreto – legge anticrisi, n. 78 del 2009, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 ottobre 2009, n. 141;
- con tale sentenza l’ENEL non potrà tenere in considerazione la volontà degli Enti locali regionali calabresi in merito al progetto di riconversione della propria centrale di Rossano:

- se il ministro dell’ambiente non ritenga necessario ed urgente negare l’autorizzazione al progetto di riconversione della propria centrale ENEL di Rossano; - quali le posizioni del Governo nazionale rispetto alla nascita o alla riconversione di centrali a carbone; - quali urgenti iniziative intendano assumere al fine di impedire lo scempio ambientale e tutelare la salute dei cittadini, rispetto al progetto di riconversione della centrale ENEL di Rossano Calabro.

On. Angela NAPOLI

Roma, 22 giugno 2010

venerdì 5 febbraio 2010

Salvaguardare gli Ulivi secolari della Piana di Gioia Tauro

Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, al Ministro dell'interno;

per sapere – premesso che:

- la Piana di Gioia Tauro (Reggio Calabria) rappresenta la zona più importante dell'olivicoltura calabrese, con ulivi centenari, la cui specie non è rintracciabile in altre zone del mondo;

- l'interrogante già nella precedenti legislature, aveva provveduto e segnalare la preoccupante notizia sulla tratta di ulivi secolari calabresi;

- nei giorni scorsi alcune notizie riportate su stampa regionale calabrese, hanno riferito della preoccupante compravendita delle secolari piante di ulivi della Piana di Gioia Tauro;

- ulivi sradicati da quel territorio senza alcuna regola vengono trasferiti in proprietà private di regioni dei centro-nord Italia, creando gravi scompensi ambientali nel territorio;

- negli ultimi anni, sono notevolmente aumentate le compravendite in questione;

- altri ulivi vengono tagliati, ridotti a monoconi, per ricavare una media di 2.000 quintali di ettaro di legname e il guadagno di 30.000 euro;

- nella Piana di Gioia Tauro è, peraltro, imperante la presenza di importanti cosche della 'ndrangheta calabrese, il che potrebbe anche far presupporre che dietro il business degli ulivi secolari possa essere rintracciabile anche la mano della criminalità organizzata;

- purtroppo non esiste alcuna legge che possa tutelare e valorizzare il patrimonio di ulivi secolari di questa parte dei territorio italiano tantomeno è registrabile la tutela dell’ambiente e del territorio:

- quali urgenti iniziative normative intendano attuare al fine di tutelare il patrimonio degli ulivi secolari della Piana di Gioia Tauro;

- se risulti avviata un'opportuna attività di indagine per verificare eventuali «anomale» presenze dietro la citata compravendita degli ulivi secolari;

- se non ritengono in particolare di adottare idonee iniziative utili ad istituire nella Piana di Gioia Tauro il «parco degli Ulivi», giacché quelle piante rappresentano una specie unica al mondo e la relativa mancanza di salvaguardia finirebbe col creare gravi danni ambientali nel contesto territoriale.

On. Angela NAPOLI

Roma, 5 febbraio 2010

giovedì 12 novembre 2009

Nave dei veleni L'Espresso - L'intervista

Quei veleni top secret
di Riccardo Bocca
Il governo cerca di nascondere la verità sull'inchiesta. L'accusa della parlamentare Pdl dell'Antimafia.
Colloquio con Angela Napoli

Angela Napoli, membro Pdl della commissione parlamentare Antimafia, lo dice apertamente:"Il governo sta cercando di nascondere la verità sulle navi dei veleni, e su quella di Cetraro in particolare. Si vogliono coprire segreti di Stato, e la strada scelta è quella del silenzio. O peggio ancora, di dichiarazioni che non stanno in piedi". Parole che arrivano dopo giornate intense. La settimana scorsa Pippo Arena, il pilota del congegno sottomarino che il 12 settembre aveva filmato la nave sui fondali calabresi, ha dichiarato a "L'espresso" che "due stive erano completamente piene". Poi è stato il turno del ministero dell'Ambiente, che ha pubblicato on line le immagini girate a fine ottobre su quello che ha presentato come il piroscafo Catania. Infine è spuntata, tra politici e ambientalisti, l'ipotesi che nel mare di Cetraro ci siano non uno, ma più relitti. "Il che potrebbe giustificare la fretta di voltare pagina del ministro dell'Ambiente", dice l'onorevole Napoli.

Un'accusa pesante, la sua: su cosa si basa?
"Penso, per esempio, a cosa è successo il 27 ottobre quando è stato ascoltato dalla commissione Antimafia il procuratore nazionale Piero Grasso. Appena gli ho posto domande vere, scomode, il presidente della commissione Beppe Pisanu ha secretato la seduta...".

Si può sapere, nei limiti del lecito, quali argomenti toccavano le sue domande?
"Chiedevo chiarezza sul ruolo dei servizi segreti in questa vicenda. Domandavo come potesse il pentito Francesco Fonti, che non è della zona, indicare il punto dove si autoaccusa di avere affondato una nave, e farlo effettivamente coincidere con il ritrovamento di un relitto. Volevo che superassimo le ipocrisie, insomma. Anche riguardo al memoriale del pentito, che è stato custodito per quattro anni, dal 2005, nei cassetti della Direzione nazionale antimafia senza che nessuno facesse verifiche".

Il ministero dell'Ambiente ha pubblicato sul suo sito le riprese della nave affondata a Cetraro. Non basta?
«Può bastare un filmino in bassa risoluzione che, quando clicchi, si apre su YouTube? Non scherziamo. E aggiungo: poniamo anche che le stive risultino vuote. Dov?è finito il carico visto dal pilota il 12 settembre?». Un dato è certo: alle 12,56 del 27 ottobre, il ministro Prestigiacomo ha detto che il robot aveva già svolto «le misurazioni e i rilievi fotografici del relitto».

Ed è stata smentita due volte: alle 13,12 dello stesso giorno dalla società Geolab che svolgeva il lavoro («Abbiamo fatto solo rilievi acustici»); poi in diretta a Sky da Federico Crescenti, responsabile del Reparto ambientale marino delle capitanerie di porto, il quale ha spiegato che le operazioni in acqua del robot sono iniziate la sera del 27.
«Dico di più. Sempre il 27 ottobre, la direzione marittima di Reggio Calabria ha trasmesso alla commissione Antimafia una mappa con i punti di affondamento di 44 navi lungo le coste italiane. Guarda caso, in Calabria ci sono nove croci senza nome...».

Rilancerà questo elemento in commissione Antimafia?
«Certo. Ma è difficile che un governo smascheri ciò che un altro governo ha occultato. C?è l?interesse bipartisan ad andare oltre, a dimenticare che il pentito Fonti parla di legami con ex democristiani e socialisti ancora attivi. Ricordiamo che il sottosegretario agli Esteri, in questo governo, fa di nome Stefania e di cognome Craxi».

Quindi?
«Basta con i segreti. Il governo vuole chiudere il caso Cetraro? Renda pubbliche le immagini satellitari dei traffici avvenuti nei mari italiani tra gli anni Ottanta e Novanta. La verità c'è già: basta avere voglia di vederla».

(11 novembre 2009)