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mercoledì 30 novembre 2011

Recidere gli intrecci perversi a Reggio Calabria

Conosciamo tutti quale sia il clima torbido che si registra ormai da più tempo nella città di Reggio Calabria, ma lo scenario, già aperto con le inchieste“Meta”, “Il Crimine” e “Il Caso Fallara”, e oggi reso ancora più palese con la prosecuzione dell’operazione “Infinito”, è davvero inquietante.
Sarà compito della Magistratura giudicante verificare le responsabilità di coloro che oggi sono stati colpiti dagli interventi giudiziari, ma non è più accettabile che rimangano ancora coperti da ombre i ruoli di determinati personaggi.
Gli intrecci perversi che accomunano pezzi della politica, delle Istituzioni, dell’Imprenditoria, dei Servizi deviati e della ‘ndrangheta, vanno recisi con urgenza e nella loro totalità. La lunghezza dei tempi che intercorre tra la chiusura delle indagini e gli interventi giudiziari dovuti, nonché la conseguente garanzia dell’impunità, non fanno altro che consentire inquinamento delle prove e consolidamento di quel sistema di illegalità diffusa che imperversa sulla città di Reggio Calabria e sulla sua provincia.

On. Angela NAPOLI
Componente CommissioneParlamentare Antimafia

Roma, 30 novembre 2011

martedì 19 gennaio 2010

Calabria: la meritata attenzione del Governo Nazionale

Penso che finalmente la Calabria stia avendo la meritata attenzione da una parte del Governo nazionale. La costante presenza dei Ministri dell’Interno, Roberto Maroni, e della Giustizia, Angelino Alfano, congiunta con l’attuazione degli impegni assunti, evidenziano come non sia in atto alcuna “passerella” ma anzi venga posta in essere la volontà di supportare Magistratura e Forze dell’Ordine calabresi, per favorire il contrasto alla criminalità organizzata, la cui presenza costituisce il male assoluto dell’intera Regione Calabria.
Personalmente ritengo che finalmente ci si stia avviando verso la strada giusta, fino ad oggi sono stati preferiti gli interventi “tampone” per la Calabria, piuttosto che un piano adeguato ed efficiente.
Ma proprio cogliendo la disponibilità del Governo Centrale sento di dover condividere l’appello rivolto ieri a Tropea dal Sottosegretario di Stato all’Interno, Francesco Nitto Palma, alle Istituzioni locali.
Nessun contributo e nessuna attenzione, a mio avviso, potranno continuare ad essere richiesti allo Stato centrale se coloro che chiamati a gestire l’Amministrazione pubblica e gli Enti locali in Calabria non metteranno al bando le collusioni affaristiche–‘ndranghetiste-massoniche, il clientelismo e l’assistenzialismo.

On. Angela NAPOLI
Componente Commissione Nazionale Antimafia

Roma, 19 gennaio 2010

giovedì 4 dicembre 2008

Presidente Napolitano, la Calabria ha bisogno di verità e giustizia

Dal TGR Calabria del 4 dicembre2008


Nei giorni scorsi il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha fatto un condivisibile richiamoal pesante impoverimento culturale e morale della politica” nel Mezzogiorno d’Italia. Oggi, però, alla luce dell’inquietante vicenda che ha coinvolto la Procura della Repubblica di Catanzaro, penso che il Presidente Napolitano, perché Capo del CSM, debba far riferimento anche al pesante impoverimento morale ed etico di quella parte della Magistratura che, anziché farsi garante dell’applicazione della Giustizia, ne offusca l’immagine.

Credo sia ormai inderogabile un momento di chiarezza, perché il cittadino calabrese ha tutto il diritto di conoscere le verità ed ha, altresì, diritto di sapere in chi ed in quale Istituzione debba riporre la propria fiducia. Il cittadino calabrese ha diritto di sapere se corrisponde al vero, come io personalmente ritengo, che questa Regione oltre ad essere pressata dalla più potente organizzazione criminale, sia anche integrata in un sistema di malaffare e corruzione.
La Calabria ha ormai necessità di essere depurata da quella coltre che fino ad oggi l’ha offuscata e soprattutto ha bisogno di vedere dissetati i suoi cittadini con verità e giustizia.

On. Angela NAPOLI
Componente Commissione Nazionale Antimafia

Roma, 4 dicembre 2008

sabato 22 novembre 2008

L'articolo di Roberto Galullo sul Magistrato Marisa Manzini



Di seguito riporto l'articolo sul Magistrato Marisa Manzini del Giornalista Roberto Galullo, prestigiosa firma de Il Sole 24 ore, che sul suo Blog "Guardie o Ladri" si occupa prevalentemente di legalità.



Manzini, magistrato antimafia o collusa con la ‘ndrangheta? Maroni e Alfano rispondano subito a Menardi, Napoli e a tutta Italia

In un’Italia in cui un ex ministro della Giustizia partecipa alle nozze di un mafioso fa paradossalmente notizia che un magistrato antimafia faccia da testimone di nozze a uno tra i più apprezzati capitani della Finanza in Calabria (sono cose che hanno un certo significato da quelle parti e, soprattutto, che non passano inosservate dalle cosche).
E in un’Italia in cui i corvi volano spesso tra i palazzi di Giustizia e tra le mura di una caserma militare, fa paradossalmente notizia che lo stesso magistrato antimafia sia unanimamente apprezzata dalla polizia giudiziaria con cui – da anni – lavora: prima a Lamezia Terme e ora a Vibo Valentia dove, fino a qualche anno fa, la famiglia ‘ndranghetista Mancuso di Limbadi faceva ciò che voleva. Ora quantomeno ha trovato un’argine in più anche se la sua potenza economica (derivante dal traffico di droga con i cartelli colombiani) e militare è devastante.
La testimone di nozze, l’apprezzato magistrato e l’argine sono la stessa persona: Marisa Manzini, piemontese di Novara, lombarda di origine, fino al 2003 a Lamezia Terme e poi alla direzione distrettuale antimafia di Catanzaro con delega, appunto, su Vibo Valentia.Un magistrato che – per carità di Dio, grazie all’aiuto dei colleghi tutti bravi, buoni e belli, guai a trovarne uno brutto, sporco e cattivo – porta avanti processi e operazioni importanti, dai nomi che evocano telenovela e polpettoni televisivi: Dinasty, Rima, Odissea, Domino, New Sunrise, Uova del Drago. Dietro questi nomi di fantasia c’è una realtà durissima: un lavoro costante, senza mai una sbavatura e in armonia con i colleghi (tutti?). ..........

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venerdì 30 maggio 2008

L'interrogazione sulla carenza di Magistrati in Calabria

Al Ministro della Giustizia
Per sapere – Premesso che:

- dai dati pubblicati il 19 maggio 2008 su “Il sole 24 Ore” si rileva che la Calabria e la Sicilia hanno i maggiori problemi relativi alla carenza di organici di Magistrati;

- le Procure di queste due Regioni sono quelle con maggiori carichi di lavoro, a causa delle presenza di un alta densità mafiosa;

- in particolare in Calabria la Procura di Palmi (R.C.) ha una vacanza di 4 Magistrati su un organico di 10; a Crotone l’organico prevede 6 Magistrati e attualmente mancano 2; a Vibo Valentia su 6 previsti mancano 2; a Catanzaro su 18 previsti mancano 5; a Locri sugli 8 previsti mancano 2; a Rossano su 4 previsti manca 1; a Paola su 6 previsti ne manca 1; a Reggio Calabria su 24 previsti ne manca 1; a Cosenza su 12 previsti ne manca 1;

- il quadro presentato rischia di aggravarsi a causa delle norme contenute nel nuovo ordinamento giudiziario;

- ancora più in particolare va segnalata la situazione della Procura di Palmi, le cui competenze abbracciano ben 34 Comuni della fascia tirrenica reggina, con una popolazione di oltre 180 mila abitanti, e tra i più coinvolti dalla presenza di pericolose cosche della ‘ndrangheta e dagli interessi che ruotano attorno al Porto di Gioia Tauro;

- la mancanza degli incentivi non incoraggia il trasferimento a domanda verso le Procure del Sud:

- quali urgenti iniziative intenda assumere per sanare la problematica relativa ai vuoti di organici della Magistratura nelle zone più “a rischio” del territorio nazionale ed, in particolare, di quello calabrese.

On. Angela NAPOLI

Roma 29 maggio 2008

martedì 4 dicembre 2007

La GIUSTIZIA e il corporativismo di "Magistratura Indipendente"

Il simbolo della giustizia è rappresentato da una bilancia, ad indicare che “la legge è uguale per tutti”, alcune volte, però, parte della Magistratura tende a sbilanciare i due piatti e quando qualcuno osa chiedere di verificare i motivi di tale sbilanciamento, si grida all’”untore” . Quanto oggi pubblicato nel documento diramato dal gruppo di Catanzaro di “Magistratura Indipendente” ne è la chiara dimostrazione.
Premetto che trovo personalmente quanto meno strana la coincidenza dell’emanazione del documento di “Magistratura Indipendente” catanzarese, a distanza di un mese dalla presentazione della mia ultima interrogazione parlamentare sul Tribunale del Riesame di quella città, con il rigetto, da parte dello stesso Tribunale, di un ricorso della DDA riguardante un uomo politico.
Non posso che respingere l’accusa di “sconsiderata iniziativa” rivoltami, ritenendo del tutto legittimo, nel rispetto che le prerogative parlamentari mi consentono, di poter chiedere all’Organo competente se alcune notizie riportate sulle cronache nazionali, e che potrebbero anche essere frutto di decisioni legittime, risultino veritiere o meno. Credo, altresì, di poter essere libera di pensare che, qualora determinate notizie, (ribadisco riferite dalla stampa nazionale!), quale ad esempio la scarcerazione del boss Francesco Muto, risultassero assunte nel pieno rispetto della legittimità giurisprudenziale, sarebbe doveroso da parte del legislatore assumere iniziative di carattere normativo per assicurare maggiore rigore. Relativamente poi ad altre notizie riguardanti lo sblocco di alcuni conti bancari, mi duole evidenziare che quanto da me richiesto, quale attività di accertamento, è stato ripreso integralmente da un articolo pubblicato sul settimanale “Panorama” e non era stato oggetto di alcuna smentita fino alla pubblicazione della mia interrogazione parlamentare.
Ritenevo che il discorso fosse già chiuso dopo la mia replica alla Presidente del Tribunale del Riesame di Catanzaro, pubblicata il 14 novembre 2007, ma alla luce di questo nuovo documento, contenente persino la richiesta di intervento dell’Anm, mi duole constatare che in Calabria non si è nemmeno liberi di accertare da quale parte pende il piatto della bilancia della giustizia ed il vincolo viene posto da una Istituzione che, se non erro, non è sottoposta a provvedimenti disciplinari di sorta.
Non credo che tali forme di corporativismo facciano bene al sistema Giustizia né che aiutino i calabresi ad avere fiducia nelle Istituzioni!

On. Angela Napoli
Componente Commissione Nazionale Antimafia

Roma, 4 dicembre 2007

venerdì 14 settembre 2007

Angela Napoli interroga il Ministro della Giustizia

Al Ministro della Giustizia – per sapere – premesso che:
- dopo la strage di Duisburg (Germania) si sono riaccesi i fari sulla Calabria e sulla necessità di contrastare le cosche della ‘ndrangheta;
- il Governo Nazionale ha annunciato alcuni provvedimenti tra i quali il rafforzamento degli organici della Magistratura e del personale negli uffici giudiziari;
- l’interrogante evidenzia, però, che da anni vengono assunti questi impegni ma che, puntualmente, gli stessi rimangono disattesi, a fronte di una sempre crescente e pervasiva potenzialità della criminalità organizzata calabrese;
- purtroppo non è solo la locride ad essere invasa da cosche mafiose, ma la Magistratura inquirente calabrese deve fare i conti anche con le altre cosche presenti sull’intero territorio regionale, non da ultime quelle che pervadono l’intera provincia di Vibo Valentia;
- negli ultimi anni la Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, ed in particolare la dottoressa Marisa Manzini competente per il territorio vibonese, ha condotto una forte attività di contrasto ai clan Mancuso di Limbadi, Fiarè di San Gregorio d’Ippona, Lo bianco di Vibo Valentia e La Rosa di Tropea;
- a fronte di tutto ciò, da circa un anno, però la Distrettuale Antimafia di Catanzaro non ha un GIP di riferimento per quanto attiene i provvedimenti che riguardano il vibonese;
- i provvedimenti che vengono adottati dal magistrato di competenza sono costretti ad attendere un GIP di turno, con le conseguenze ben immaginabili;
- peraltro, il contrasto alle cosche della ‘ndrangheta vibonese, ha iniziato ad evidenziare le collusioni che insistono anche in quel territorio tra mafia, politica, imprenditoria e massoneria deviata e che, come tali, necessitano di essere colpite con celerità;
- le citate collusioni, già emerse nel processo di primo grado “Dinasty Affari di famiglia”, che ha sancito l’esistenza della cosca mafiosa dei Mancuso di Limbadi, sono riuscite ad essere comprovate solo in parte, a causa della mancata testimonianza di accusa da parte di alcuni imprenditori finiti nel ricatto dei boss locali;
- risultano del tutto insufficienti anche gli interventi che fino ad oggi sono stati attuati per i rifornimenti e le auto dei Magistrati della DDA di Catanzaro, le cui competenze abbracciano ben quattro delle cinque province calabresi:
- quali i tempi previsti per garantire l’effettiva attuazione degli impegni assunti per contrastare l’offensiva della ‘ndrangheta;
- se non ritenga necessario ed urgente sollecitare l’aumento dell’organico dell’Ufficio GIP della Procura di Catanzaro, in modo che venga garantita una unità di riferimento per i provvedimenti che riguardano il vibonese;
- quali gli interventi previsti per la DDA di Catanzaro nel pacchetto governativo di misure per contrastare l’offensiva della ‘ndrangheta.
Roma 13 settembre 2007