mercoledì 4 febbraio 2015

IN OGNI TORNATA ELETTORALE IN CALABRIA C'E' SEMPRE QUALCHE CANDIDATO CHE SI METTE NELLE CONDIZIONI DI DOVER PAGARE DELLE "CAMBIALI" UNA VOLTA ELETTO.






Buon Pomeriggio ai nostri radio ascoltatori, oggi abbiamo un appuntamento molto particolare. È presente nei nostri studi  l’Onorevole Angela Napoli, Consulente Parlamentare Antimafia già impegnata per quattro legislature per quella che è stata l’attività parlamentare sempre dell’Antimafia ricoprendo finanche il ruolo di questa delicatissima Commissione. La nostra parlamentare eletta nelle file di Alleanza Nazionale, poi del Popolo delle Libertà e una parlamentare che non si è mai risparmiata di essere legata al territorio da un lato ed essere presente nelle attività parlamentari dall’altro.

Buon pomeriggio Onorevole, grazie di aver accettato il nostro invito
Grazie a voi il per cortese invito che mi da anche l’opportunità di discutere un po’ e far sentire la mia voce ai cittadini.

Intanto il ruolo che l’Onorevole Napoli sta portando avanti finita l’attività parlamentare la vede impegnatissima attraverso un’associazione che si chiama  “Risveglio Ideale”. Come mai questa attività viene continuata? Forse è superflua la domanda, ma è spontanea e credo che anche i nostri radio ascoltatori possono gradire una risposta in merito all’organizzazione e le finalità di questa associazione Risveglio Ideale.
Dopo circa venti anni di attività parlamentare preceduta dall’attività politica come consigliere comunale di opposizione nella città di Taurianova, non me la sono sentita di chiudere così tante battaglie, mi sarebbe dispiaciuto lasciarle interrotte. Credo comunque che l’intera comunità calabrese abbia bisogno di una partecipazione attiva ma anche di un incoraggiamento alla stessa partecipazione attiva, per cui ho creato questa associazione Risveglio Ideale – a dire il vero è andata anche oltre i confini calabresi in termini di adesioni – che ha come finalità intanto quella di essere da input per ottenere una Politica sana, per ottenere il rispetto della Legalità, per cercare di dar voce a coloro che  non si sentono di fare emergere i loro problemi o che forse si sono anche stancati di farli emergere perché hanno visto che erano di fatto voci nel deserto. Ha la finalità, quella senZ’altro prioritaria, di continuare a combattere il crimine organizzato sotto tutti i fronti, di essere vicina ai famigliari delle vittime di mafia e di aiutare a riportare a galla quei valori che sono determinanti per il vivere civile e soprattutto quelli che a mio avviso sono necessari per  garantire il futuro dei giovani, cioè il rispetto della meritocrazia. Senza questo rispetto io credo che si continuerà purtroppo ad assistere, come al giorno d’oggi, all’esodo di tanti giovani ed è assurdo immaginare che una regione come la Calabria che ha tante risorse naturali e risorse umane anche debba vedere da una parte le risorse naturali completamente ignorate e dall’altra le risorse umane evadere dai confini della stessa quando invece potrebbe congiuntamente con entrambi le risorse dare veramente uno sviluppo e diventare la prima regione d’Italia mentre oggi purtroppo è l’ultima. Quindi credo CHE  l’attività di incoraggiamento sia un dovere, non solo da parte mia ma da parte di tutti i cittadini onesti perché penso che non si debba più rimanere impassibili ed assistere alle situazioni emergenziali nelle quali vive la Calabria come se non si potesse far nulla. Ho sentito tanta gente dire “Ma il sistema è questo, noi non possiamo far nulla”. Capisco che da soli non si può far nulla. Ma invece occorre andare avanti, occorre unire le forse, ecco questo è l’intento che mi porta a non rinchiudermi perché penso ai tanti giovani e vorrei, amando questa Calabria, che veramente potesse risorgere.

Una  logica che viene fuori appunto dai valori di questa associazione Risveglio Ideale, è quello che lei non ha mai dimenticato, cioè quel ruolo che lei ha svolto prima della sua attività parlamentare era una docente di Liceo Scientifico, insegnava Matematica. Questa è un’azione pedagogica  che si va ad investire soprattutto nei confronti di un territorio con la popolazione che sembra essere ormai avvilita, ormai priva di quella speranza che può portarla a vedere la luce. Nei piccoli passi quotidiani Angela Napoli trova riscontro oppure trova obiezione a questo tipo di percorso?
Intanto devo dire che io non sono mai riuscita a disgiungere, cioè lasciare un po’ separato il mio ruolo precedente da quello poi di parlamentare. Io la scuola l’ho portata sempre nel mio cuore perché a mio avviso è il contatto con i giovani che arricchisce, che fa capire le loro problematiche e porta anche a cercare di studiare il modo di risolvere le stesse. Non è facile, non è facile perché soprattutto in Calabria, a mio avviso, è prevalsa, forse perché per troppi anni si è vissuto di assistenzialismo e clientelismo, è prevalsa la logica chiamiamola “dell’indifferenza”. I cittadini calabresi sono stati chiamati ad osservare coloro che si sono accinti  all’elettorato per cercare di amministrare la “cosa pubblica”, solo però nel  momento elettorale. Dopo di che, una volta eletta, la persona è stata immune da qualsiasi controllo da parte del cittadino. Il cittadino è stato solo abituato a protestare nel momento in cui veniva toccato in qualche suo interesse, in qualche suo diritto. Ma tutto quello che accadeva intorno era come se non lo riguardasse e questo è un male.
Rientra sicuramente in un discorso culturale al quale è stato per troppo tempo abituato il cittadino calabrese e quindi occorre incoraggiarlo, aiutarlo a cambiare questa cultura, a far capire che si è partecipi di una comunità automaticamente anche chi amministra la stessa sa di avere il fiato sul collo, ecco diciamo così …

Quindi in tutto questo possiamo dire in una sorta di sintesi che il cittadino è stato abituato più a prendere dalle Amministrazioni che a dare?
Senza dubbio. Senza tener conto che il cittadino tante volte, proprio perché è abituato a prendere, prendeva senza rispettare l’altro. E naturalmente chi concedeva, l’amministratore che concedeva ......

Un territorio che non ce la fa più, non c’è il coraggio di reagire, c’è una disoccupazione atavica, le istituzioni sembrano quasi quasi essere fuori dal contesto della loro azione. Ma, in tutto questo la Politica ha un ruolo chiave?
Un ruolo chiave e una grande responsabilità. Se pensiamo che in Calabria negli ultimi mesi si sono persi ben 100mila posti di lavoro, che la Calabria registra il più alto tasso di disoccupazione, in particolare quella giovanile ma anche femminile, rispetto alle altre regioni italiane questo a mio avviso non si può non addebitare alla Politica. Per un semplice motivo, intanto voglio chiarire che non è una responsabilità di una parte della Politica perché le amministrazioni che si sono succedute hanno avuto colorazioni politiche alterne. È una responsabilità generale anche del concetto, a mio avviso, che si ha della Politica. Quella politica che ci hanno insegnato i nostri padri, quella con la “P” maiuscola a servizio dei cittadini, quella non c’è più, è estremamente difficile individuarla.  e non si può non avere e non dare responsabilità alla Politica alla luce del  fatto che in Calabria sono arrivati soldi, finanziamenti pubblici in cifre incontrollabili. Lo dico sempre e non ho mai avuto risposta, se per esempio si facesse un elenco di tutti i finanziamenti che sono arrivati in Calabria sui progetti con la Legge ex-488 e si mettessero in fila i finanziamenti pervenuti accanto i singoli progetti con i posti di lavoro per i quali sono stati richiesti, sicuramente già lì non avremmo questo stato di disoccupazione. Ma tanti altri fondi sono arrivati. Il problema è che nell’ambito della programmazione degli Enti locali non si è mai puntato allo sviluppo reale, quindi sono stati incentivati programmi che non avevano poi la possibilità di creare realmente sviluppo sul territorio perché magari erano finalizzati a un tornaconto personale che non era da incentivo per lo sviluppo stesso in più mi risulta che ci siano assenze, vuoti, rispetto a possibili finanziamenti, possibili progetti che potrebbero dare lo sviluppo, perché su alcune cose, anche la stessa mancanza di accedere a spendere tutti i finanziamenti europei questo è significativo. Ma la responsabilità di chi è? Di chi amministra la cosa pubblica. D’altra parte basta vedere o leggere attentamente i programmi elettorali che ci capita di vedere ad ogni tipo di elezione. In fondo non sono altro che un “copia e incolla”a volte copiati anche da altri territori che nulla hanno a che fare con la Calabria e che sicuramente sono  programmi che rimangono solo sulla carta ma che non possono produrre lo sviluppo. Chiaramente molto si addebita alla mancanza di sviluppo e a questo stato occupazionale alla presenza della ‘ndrangheta. Quella c’è, lo sappiamo tutti e ne parleremo se vuole senz’altro …

Certamente
 … ma a volte io dico che la presenza della ‘ndrangheta per il mondo politico è servita anche  da alibi. È stato un modo per giustificare la mancanza di sviluppo nel mentre si addebitaVa tutto e solo  esclusivamente alla ‘ndrangheta ma di fatto poi gli interessi diventavano ben altro.

Nell’esercizio della funzione che lei ha svolto nel passare del tempo come componente della Commissione Parlamentare Antimafia, naturalmente rispettando quello che è il riserbo istituzionale, ha notato un aumento o un decremento del fenomeno mafioso in Calabria negli ultimi 15 anni?
È un incremento alla luce del fatto che è cambiato il fenomeno mafioso di per se, cioè non è più, io non mi stanco di dirlo, non assistiamo più alla presenza di uomini delle organizzazioni criminali – non solo naturalmente della ‘ndrangheta ma anche delle altre, ma in particolare della ‘ndrangheta – che sono quelli vecchi, quelli che uccidevano, che creavano i vecchi boss della ‘ndrangheta. Oggi sono cambiati. Sono diventati parte  integrante del Potere, sono persone dotate anche di lauree, per cui si sono inseriti nell’economia legale, nelle Istituzioni. In questo senso io dico che è aumentato il potere della ‘ndrangheta ed è diventato sotto un certo aspetto anche difficile da individuare perché apparentemente è vestita di perbenismo e quindi diventa difficile cogliere il fenomeno mafioso fermo restando poi che  è vero che la ‘ndrangheta  ormai non ha più limiti, regionali, nemmeno nazionali. Ormai la si trova dappertutto ed è effettivamente diventata l’organizzazione criminale più potente, più pervasiva de mondo, non solo a livello europeo. Senza tener conto però  di questo, va ricordato che comunque la Calabria rimane la “casa madre” per la ‘ndrangheta, per questa ‘ndrangheta trasformata, tra virgolette assolutamente. A volte attività illecite che vengono perpetrate da uomini della ‘ndrangheta in altre regioni d’Italia vengono decise in Calabria, quindi la casa madre, la casa dove si decide , dove ci sono i punti fermi rimane sempre la Calabria.

Però se da un lato la versione negativa, il lato cattivo, ha avuto questo potere di mutamento perché c’è stata una diversificazione vera e buona tant’è vero, da quello che si rileva, anche da dichiarazioni degli attuali componenti della Commissione Parlamentare Antimafia, ora non entrano più gli amici dei mafiosi in Politica, entrano i mafiosi.
Entrano loro è verissimo. Quando prima dicevo gente dotata di lauree, ormai sono inseriti in tutte le professioni e quindi non hanno bisogno di mandare, vanno direttamente. Sono presenti laddove si decide senza dimenticare che accanto a questo sistema che poi  diventa un tutt’uno: politica-imprenditoria-‘ndrangheta va aggiunta la massoneria deviata. E veramente c’è un intreccio tale tra tutti questi settori che è difficile incidere. 

C’è una pubblicazione, questo libro intervista, L’ANTIMAFIA DEI FATTI, questo andrebbe fatto conoscere ai ragazzi nelle scuole andrebbe fatto conoscere alle associazioni di volontariato, andrebbe fatto conoscere all’associazione degli anziani, che come diceva Giovanni Falcone il problema Mafia è un problema che riguarda tutti nessuno escluso.
Riguarda tutti, infatti questo libro che è un libro-intervista questa mattina è stato presentato proprio all’Istituto IPSIA di Catanzaro con la presenza del neo Procuratore di Catanzaro, dott. Mazzotta, e dell’Arcivescovo di Catanzaro. È un libro che da una parte contiene la documentazione, una piccola parte, che ho prodotto su problemi della nostra Calabria e che ho prodotto da parlamentare sempre legati al vincolo del rispetto della Legalità e tutte le mie attività sono state svolte in tal senso; dall’altra è un libro che deve servire per un’attività “in progress” perché se non si conoscono i problemi, se non si affrontano realmente per incidere le cause che hanno prodotto gli stessi problemi non si va da nessuna parte. Un esempio per tutti, il discorso del problema ambientale legato al commissariamento della Regione Calabria nel settore ambiente per quasi 14 anni la dice lunga e fa capire il discorso di questo periodo all’insegna dell’assoluta illegalità e non è un caso che dopo 14 anni di commissariamento, dopo soldi che sono arrivati proprio “a fiumi”, fiumi di denaro in questo settore, noi oggi abbiamo il problema della raccolta dei rifiuti, dei depuratori e quant’altro che veramente in grande disagio tutti i cittadini calabresi.

Ma tutto questo rientra in una sorta di logica che viene spesse volte generata perché il cittadino forse  non è attento ad accorgersi di un fenomeno. Davanti all’emergenza non c’è controllo, invece la prevenzione crea i controlli. E allora prevede sempre l’utilizzo dell’emergenza. Allora la Sanità si porta in emergenza, l’Ambiente di porta in emergenza, la disoccupazione ora diventa un’emergenza. Ma in tutti questi tre casi c’è sempre una incognita ‘ndranghetistico-mafiosa.
Non c’è dubbio perché non si spiega lo sprofondamento nelle situazioni emergenziali nelle quali ci troviamo, non solo .. aggiungiamo anche quello dei Trasporti. Non c’è settore a mio avviso in cui in Calabria non vada registrato sotto la forma emergenziale. Ma perché si è arrivati a questo stato? Perché quell’intreccio del quale parlavo prima ha di fatto tenuto gli interessi solo per se, cioè delle parti che si sono intrecciate, ma in realtà non hanno mai badato all’interesse delle comunità.
A pensare dove possano essere finiti i milioni di euro che sono arrivati durante il commissariamento per l’emergenza ambientale e poi rendersi conto che non funzionano i depuratori, non v’è un piano regionale per l’Ambiente, non c’è nulla. Allora dove sono finiti? In mano di chi? Si, sicuramente in gran parte della criminalità organizzata ma non solo perché di fatto si è creato un sistema di malaffare e di corruzione che io non mi stanco di dire: “E’ linfa vitale per il crimine organizzato”,  e dove si può pascolare tranquillamente e crescere a discapito dell’interesse dei cittadini e delle comunità. È triste, a volte mi sono sentita dire: “Però parlare sempre di ‘ndrangheta, di malaffare, di corruzione, si finisce con l’affossare la stessa comunità che invece si deve far risorgere”. In realtà non è così, non è affossare. Io credo che serva consapevolezza, conoscenza del fenomeno perché se non si ha la consapevolezza e la conoscenza lo stesso non si capisce. Si arriva al momento della protesta ma non ci si chiede mai che cosa c’è alle spalle, che ha portato a questo. Se non viene debellata quella che è stata la causa, ciò che ha prodotto questa situazione emergenziale non se ne uscirà mai. Anche il settore della Sanità è una situazione d’emergenza. Stamattina qualcuno mi chiedeva proprio perché nel libro c’è un intero capitolo dedicato alla Sanità in Calabria, proprio come  diritto negato alla salute. Se si pensa che dietro al diritto alla salute del cittadino questo diritto viene negato per interessi che sono tutti politici e ‘ndranghetisti e anche imprenditoriali questo bisogna saperlo. Occorre saperlo .. si , poi vengono fuori i piani di rientro che continuano a gravare sulle spalle dei cittadini ma sta di fatto che in realtà ci accorgiamo che è sempre il cittadino che continua a pagarne le spese. Paga sempre di più senza avere la garanzia dell’assistenza sanitaria che gli è dovuta. E questo perché? Perché continuano a rimanere imperterriti quegli intrecci e quegli interessi dei pochi.



In una logica che praticamente il cittadino si trova ormai  messo dentro in questa lavatrice che gira in un modo furibondo la forza tende a non lasciare spazio per la riflessione perché le persone ormai o affrontano il problema o lo subiscono. In questo, una politica che non  ha creato più riferimenti sul territorio, quella distanza tra governante e governato, una Magistratura che forse cerca più lo scoop giornalistico che l’azione di repressione della criminalità, quanto sta incidendo?
Sta incidendo parecchio intanto perché la Politica ha continuato nel tempo e continua secondo me a delegare alla Magistratura, cosa che non dovrebbe fare.

Sono separati …
È una separazione di poteri che però viene richiamata nel momento in cui la Magistratura cerca di intaccare il male nell’ambito politico. Però c’è anche una magistratura che non riesce ad andare a fondo poi. Sì, alcune inchieste appaiono come scoop giornalistici ma in realtà c’è qualcosa che ormai pervade tutte le Istituzioni che ad un certo punto blocca l’applicazione reale della Giustizia. Sono pochi i processi ai quali noi assistiamo che iniziano e vengono portati a termine. Vuoi anche, per carità, il nostro ordinamento giudiziario che vede tempi lunghissimi. Ma non è questo, ci sono indagini che iniziano e che poi per qualsiasi motivo, o meglio i motivi si capiscono, si interrompono. È difficile vedere o assistere ad un politico, solo casi rarissimi, condannato con sentenza passata in giudicato  e questo la dice lunga. È vero che i due Poteri sono divisi ma a volte ci sono degli intrecci anche con questi poteri. Questo non significa assolutamente dare addosso alla Magistratura, io ho grande rispetto soprattutto di quei magistrati che compiono fino alla fine il loro dovere, che rischiano anche la vita per portare a termine il loro lavoro, ma non sono tanti. Poi c’è qualcosa che blocca, io ho un’esperienza personale che mi fa capire tante cose. Lungo il mio percorso tra le tante minacce subite ho ricevuto una lettera di un collaboratore di giustizia, ritenuto attendibile, oggi defunto. Anzi le lettere erano due, nelle quali mi si paventava un attentato e in queste lettere mi si diceva quali cosche mi avrebbero fatto l’attentato, chi aveva raccontato tutto a questo collaboratore, dicevano nomi e cognomi, tranne il nome del politico della mia stessa area che aveva praticamente indotto a questo attentato. Naturalmente ho fatto le denunzie sperando di individuare questo politico. Dopo mesi, dopo mia sollecitazione, sono stata chiamata dall’allora Procuratore della DDA di Reggio il quale mi ha detto: “Non siamo riusciti ad andare oltre i nomi che ci sono in queste lettere”. Sta di fatto che nello stesso periodo a Roma, una sera sotto la mia abitazione è stata individuata, per fortuna trovata in tempo, una macchina obiettivo proprio per farmi saltare in aria. Quindi perché racconto questo episodio? Per far capire che quando c’entra comunque la politica le indagini a volte sembrano completamente chiudersi o forse c’è anche la mancanza di volontà da parte degli inquirenti di arrivare veramente alla verità.
Anche oggi, per esempio, apprendo dalla stampa che un processo, stralciato dal processo Purgatorio che vede la cosca Mancuso di Limbadi implicata, ma c’è una parte, uno stralcio dove c’è implicato un avvocato, pezzi delle istituzioni, la Magistratura tende a fare il processo a porte chiuse. Questo fa capire che in fondo questi intrecci non si vogliono scoprire, non si vogliono far conoscere. Non so bene come qualificare, sta di fatto che comunque la gente sa, forse più di quanto noi possiamo pensare perché in fondo la Calabria è costituita da piccole comunità, i  comuni sono piccoli della Calabria sono piccoli, all’interno degli stessi ci conosciamo tutti, sappiamo tutti l’uno dell’altro. Però la mancanza di giustizia che esula dalla fase della prevenzione in effetti porta anche il comune cittadino a dire: “… hai visto, che hai fatto? È inutile … ”. Perché in effetti questi non pagano. Allora il compito sarebbe quello della Politica, di prevenire, e quello della Magistratura di garantire la giustizia sino alla fine proprio.

Secondo lei in un quadro del genere, prendiamo il caso che il cittadino abbia deciso di non arrendersi la denuncia quanto funziona?
Ma  la denuncia va sempre incoraggiata e funziona perché non bisogna mai fare di tutta un’erba un fascio e occorre sapere che ci sono magistrati inquirenti che fanno il loro dovere, che vanno fino alla fine. La denuncia  va fatta perché senza quella si fa il gioco del criminale, nel senso che il criminale, chi offende la dignità della persona, chi commette reati, di fatto cerca di bloccare, di vincolare, di impaurire e gioca proprio su questo, sulla paura. La denunzia va fatta perché comunque o in un modo o nell’altro lo Stato è presente. Se non si denunzia significa che non si ha fiducia nello Stato e però lo Stato e le istituzioni vanno aiutate perché noi non possiamo di delegare solo alle Forze dell’Ordine e alla Magistratura l’abbattimento di questo sistema e anche del crimine organizzato. Noi dobbiamo incoraggiare le Forze dell’Ordine e la Magistratura anche con una forma di collaborazione e la denunzia è una forma di collaborazione.

Prima di fermarci per una piccola pausa, secondo lei la Legge Severino è stata utile o non è servita a niente?
Allora, sorrido perché io sono stata la relatrice alla Camera  dei Deputati della Legge Severino. Ho fatto tante e tante battaglie perché avrei voluto inserire, l’ho fatto presentando gli emendamenti adeguati , tanti altri punti che a mio avviso andavano inseriti, però la Legge Severino è diventata legge dopo due anni di discussione parlamentare. Un iter parlamentare estremamente travagliato e ad un certo punto proprio con l’allora Ministro Severino ci siamo confrontate e abbiamo detto “O diamo un percorso iniziale e quindi prepariamo la legge in questo modo, almeno serve come punto di partenza,  oppure non arriveremo mai ad avere una Legge Anticorruzione in Italia”. E in realtà ci siamo un po’ rassegnate  perché anche lì, anche per l’emanazione di questa legge,  la politica ha gravi torti. Io ho assistito a delle battaglie contro emendamenti che avrebbero intaccato il sistema corruttivo all’interno della Politica, assolutamente ignorati e fatti mettere da parte. In qualche modo ha comunque avviato un inizio di sistema di anticorruzione che sicuramente per il livello di corruzione che c’è in Italia non è sufficiente però è un avvio. Nel mio intervento di dichiarazione di voto, si questa Legge, io ho detto: “l’Italia vive in un coma etico, mi auguro che questa legge possa iniziare ad essere da pungolo, a servire per incominciare a svegliare anche le coscienze”. Speriamo naturalmente che  la legge venga anche migliorata con l’inserimento di ciò che è dovuto.

Riprendiamo dagli effetti della Legge Severino che i calabresi hanno visto perché l’epoca Scopelliti finisce in virtù di una sentenza. La domanda che poi è una curiosità che forse tutti i radioascoltatori hanno. La Regione Calabria avrebbe finito ugualmente il suo periodo di attività politica con quella maggioranza senza questa legge oppure avrebbe ultimato il mandato, magari candidandosi ad un’altra vittoria chissà?
Sicuramente la Legge Severino ha avuto la sua influenza sulla situazione di Scopellit,  fermo restando che il Consiglio Regionale e la Giunta Regionale avevano già avuto nel corso degli anni dell’ultima legislatura grossi problemi. Molti degli ex-assessori regionali della Giunta Scopelliti insieme allo stesso Scopelliti sono ancora implicati in varie indagini e anche in altri processi che esulano da quello che ha portato alla condanna di Scopelliti. Sicuramente però la Legge Severino è stata di impatto vitale in quel momento perché nel rispetto di quella legge è stato costretto ad abbandonare. Cosa che poi in realtà non hanno fatto né De Magistris né il Sindaco di Caserta De Luca. Sì, hanno fatto ricorso, sono stati reintegrati. Io dico che il buon senso, anche se purtroppo nel nostro Paese vige la pratica del garantismo assoluto e quindi non occorre ritenere condannata una persona se non con la sentenza passata in giudicato, la questione di etica e di morale soprattutto per chi occupa cariche pubbliche così importanti dovrebbe quantomeno far soprassedere dalla stesse cariche chi viene colpito almeno con sentenza di primo grado. Quindi effettivamente la Legge Severino l’impatto iniziale sulla situazione di Scopelliti l’ha avuta e io mi sarei augurata che però insieme al Codice Antimafia che ha varato la Commissione Parlamentare Antimafia fosse servita da, chiamamola, lezione tra virgolette per il nuovo Consiglio Regionale e la nuova Giunta. Soprattutto che fosse servita al mondo politico. Devo dire che fin da alcune  candidature inserite in alcune liste, di Centro di Destra e di Sinistra, mi è parso che questa responsabilità non ci sia stata.

Ma questo è il sordo che non vuole sentire oppure si continua ad accendere il fuoco con la legna che si ha, come si vuol dire …?
Secondo me è il sordo che non vuole sentire o che non può sentire. Quando dico “non può” a  me sembra di far capire che secondo il mio punto di vista in ogni elezione c’è sempre qualcuno che vuole essere messo nelle condizioni di dover pagare delle cambiali, perché altrimenti non riesco a giustificare determinate nomine, anche determinate candidature.

Che naturalmente la cambiale ha una scadenza …
La cambiale ha una scadenza però … , per non esulare dal caso particolare che tra l’altro aveva visto anche una mia interrogazione parlamentare inviata alla Procura della Repubblica nel 2010 quindi alla fine della tornata elettorale delle Regionali del 2010 per il “caso De Gaetano”. Lì c’è da chiedersi anzi bisognerebbe chiedere al nuovo Presidente, a Oliverio, come mai De Gaetano non era stato candidato? Apparentemente era stato detto che la mancata candidatura era legata alla terza legislatura e che quindi nel Partito non era possibile. In realtà tutti sapevamo, tutti, e lo sapeva anche Oliverio che la candidatura non c’era stata per De Gaetano perché già si vociferava di una possibile indagine sul suo conto e poi l’inchiesta “Il Padrino” che è emersa subito dopo le elezioni, nel mese di dicembre dello scorso anno, ha fatto evidenziare questa presenza nell’ambito dell’inchiesta stessa. Ora, se è vero che De Gaetano è una persona non coinvolta giudiziariamente per questa inchiesta, dico “se è vero” perché non possiamo sapere se è scritto nel libro degli indagati - fermo restando che è coinvolto nell’inchiesta “Rimborsopoli” insieme a tanti altri – se è vero che non è implicato in questa inchiesta è altrettanto vero che o una volta per tutte si fa prevalere l’etica e la morale e quindi chi è chiamato a scegliere dice “per un momento mettiti da parte”,  e poi per carità ci auguriamo per tutti che le cose giudiziariamente possano andare bene  che ognuno riesca ad uscire da qualsiasi ambito giudiziario dico “ma per il momento mettiti da parte”.
Ci domandiamo, dopo l’era Scopelliti, dopo l’era Loiero cosa vogliamo fare? Cosa si può fare veramente per questa Calabria? Anche perché, se ci rendiamo conto, dal 26 novembre ad oggi si è parlato di tutto, si è parlato di nomine, si è parlato di elezioni nel Consiglio Regionale, elezioni nell’Ufficio di Presidenza, di questa “Mini Giunta”, ma dei problemi reali della nostra Calabria?

Nell’esercizio della sua funzione, da Parlamentare ma anche ora perché in ogni caso essere Consulente di una Commissione Parlamentare come quella Antimafia ha posto l’attenzione ai problemi legati al nostro territorio  in relazione alla carenza delle Forze dell’Ordine negli organici e soprattutto a quelle carenze che ci sono nei tribunali, dei magistrati?
Sì, sì. L’ho posta l’attenzione e devo dire anche che la Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, l’Onorevole Rosy Bindi, se ne è fatta carico a sua volta perché è inconcepibile pensare che si possa pretendere di garantire la sicurezza nel momento in cui vengono sottratti alle Forze di Polizia gli elementi principali, in termini di autovetture, di  sussidi necessari assolutamente. Cioè non si può pensare di combattere la Mafia, la ‘Ndrangheta, pensando di non competere almeno con strumenti simili a quelli in possesso, in dotazione della ‘ndrangheta stessa. E quindi questo è assolutamente un discorso che abbiamo più volte evidenziato così come quello degli organici della Magistratura. Dicevo prima che la Magistratura interviene nella fase di repressione del fenomeno criminale ma nel momento in cui la mancanza di magistrati comporta a non portare a termine le varie fasi processuali … Noi abbiamo la Procura di Palmi che ancora attende la nomina del Sostituto Procuratore, il Procuratore Creazzo è andato a Firenze. Mi risulta che siano tre o quattro i Sostituti Procuratori attuali. La Procura di Vibo che è una Procura fortemente appesantita da processi che vedono legate le cosche del vibonese, perché se è vero che la competenza giudiziaria del processi per mafia è della DDA di Catanzaro anche quella sotto organico, è altrettanto vero che i processi per mafia vengono svolti presso la Procura di Vibo. Quindi se non ci sono i magistrati in numero adeguato, poi è anche l’ordinamento giudiziario che vincola la presenza di determinati magistrati a certi processi, è chiaro che non c’è la punizione quindi prevale la garanzia dell’impunità. Quando noi dobbiamo assistere alla liberazione, alla scarcerazione di determinati boss come qualcuno dei Mancuso, come qualcuno degli Alvaro, o perché fanno prevalere le condizioni di salute o per prescrizione dei termini di custodia cautelare, questo non è assolutamente positivo. Quindi il discorso degli organici delle Forze di Polizia e della Magistratura è più che mai necessario.
Io sono un po’ fiduciosa, devo dire, perché l’elezione a Presidente della Repubblica dell’Onorevole Mattarella, che peraltro viene da un passato di vita familiare ma anche di incarico professionale attraverso il quale conosce queste problematiche possa davvero nella sua qualità di Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura dare un impulso anche a definire al più presto gli organici e l’impinguamento degli stessi laddove è necessario.

Benissimo, una Politica quindi che non ha il coraggio di svolgere il vero ruolo politico. Angela Napoli ha un passato alle spalle, ha militato nel Movimento Sociale Italiano che era alla Destra Nazionale di Almirante, poi di Gianfranco Fini. Quanta Destra e Sinistra c’è oggi in Politica?
Io non riesco più a individuarla, non riesco più a distinguere perché secondo me i valori, i valori  della Destra sono stati completamente annullati così come a dire il vero quelli della Sinistra, perché prevalgono delle logiche che a mio avviso sono delle logiche assolutamente non condivisibili quali quelle di mantenere il comando, mantenere le poltrone. Ma, se noi vediamo, se noi assistiamo oggi ad un Governo nazionale che è costituito da gente di Sinistra e da gente di Destra come  il Nuovo Centro Destra, o comunque Centrodestra, ci rendiamo conto che non c’è più la distinzione. Io non riesco più a trovarla. Anche nella Destra, quando penso a questa destra che sta emergendo anti-Europea e vado a rileggermi i discorsi di Almirante sull’Europa …

Era Europeista …
Dico “ma, e allora?”. quindi non c’è effettivamente. Io i valori  li porto dentro di me e non prescindo assolutamente da quelli, però non riesco più a individuarli e a trovare la distinzione.

Una curiosità, se fosse rimasto in vita il Segretario Almirante, Angela Napoli sarebbe stata Consulente della Commissione Parlamentare Antimafia su chiamata del Presidente di Sinistra?
Probabilmente sì, perché Almirante era una persona sicuramente molto sentita e stimata da tutti gli esponenti politici e perché la sua presenza ha sempre portato ad una condotta morale, etica in particolare su determinati temi come quello della criminalità organizzata alla quale non siamo, almeno io, non sono mai venuta meno. E però la nomina che mi è stata data oggi dall’Onorevole Bindi, quindi di Sinistra, non è stata data perché io appartengo ad altra area politica, ma è stata data perché io ho sempre concepito la lotta al crimine organizzato indipendentemente dall’appartenenza politica. Ho sempre ritenuto indispensabile che la stessa lotta venisse fatta a 360 gradi. Costa molto quando nel fare questa lotta si incontrano persone della  stessa appartenenza politica. Si va ad imbattere a dover prendere delle posizioni, però questa dovrebbe essere la lotta reale sia da parte Destra che Centro che Sinistra. Secondo me la lotta alla criminalità organizzata non dovrebbe avere nessuna bandiera politica.

Noi siamo arrivati alla conclusione di questa piacevolissima discussione e la ringraziamo per la sua presenza nella nostra radio.
Vi ringrazio

Naturalmente i microfoni rimarranno accesi a qualsiasi sua richiesta, si ritenga ben accetta a qualsiasi altra volontà di riprendere il discorso, approfondirlo, perché no! Perché per  l’attualità del problema credo che sia sempre da tenere alto il livello di attenzione.
Un’ultima domanda prima di concludere e quindi di salutare e ringraziare i nostri radioascoltatori.  Assumere questa scelta nell’ambito dell’Antimafia ha comportato qualcosa nella sua vita personale? Ha dovuto fare delle rinunce e nello stesso tempo come disse quella studentessa a Giovanni Falcone nell’aula universitaria a Padova: “Lei non ha paura?”
Beh, intanto se non avessi paura non sarei fatta di carne e ossa, non sarei umana, la paura c’è soprattutto in determinati momenti. Ma, la scelta sì ha portato sicuramente a delle rinunce, da quattordici anni che vivo sotto scorta. In fondo è  una privazione della propria libertà. Però io sono convinta che questa privazione mia della libertà ha un fine, almeno questo è il mio obiettivo: quello di rendere liberi i miei concittadini, di rendere libera la mia terra che amo tanto, la Calabria. Perché occorre far capire alla gente che la sopraffazione proprio della criminalità organizzata di coloro che vivono agendo malamente non amministrando la cosa pubblica in maniera legalitaria in fondo priva di libertà i cittadini. Allora preferisco essere io vincolata nelle mia libertà ma sapendo di essere di supporto alla libertà degli altri.

Grazie Onorevole. Questo lavoro che lei sta facendo, lo sta facendo per tutti noi, per i nostri figli, per i figli di questa terra.
Grazie

E saremo ancora grati di averla all’interno dei nostri studi per altre manifestazioni
Grazie buona serata a tutti voi e a tutti i radioascoltatori









Mia intervista rilasciata a Francesco Rao ai microfoni di RADIO ECO SUD ospite della trasmissione “Ora libera” 
 1^parte


2^ parte

venerdì 23 gennaio 2015

"L'ANTIMAFIA DEI FATTI" a Telemia

Ospite della trasmissione LINEAPERTA  
condotta dalla giornalista 
Maria Teresa CRINITI,
nella puntata
 “L’ANTIMAFIA DEI FATTI” dell’emittente televisiva TELEMIA,

sabato 17 gennaio 2015

L'Antimafia dei fatti a Siderno



Video mio intervento alla presentazione del mio libro
ANGELA NAPOLI. L’ANTIMAFIA DEI FATTI”
a cura di ORFEO NOTARISTEFANO, Falco Editore 

organizzata dall’Associazione Mogli Medici Italiani sezione della LOCRIDE.


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lunedì 5 gennaio 2015

Il mio libro alla BIBLIOTECA CIVICA “FARINONE-CENTA” di VARALLO (VC)

                                                                                                                  Varallo, 5 gennaio 2015
 
COMUNICATO STAMPA

BUON ANNO DALLA BIBLIOTECA CON DUE PUBBLICAZIONI INTERESSANTI

Un capolavoro chiamato Italia
Racconto a più voci di un patrimonio da tutelare, proteggere e valorizzare

L’antimafia dei fatti. Libro intervista ad Angela Napoli

Un capolavoro chiamato Italia. Racconto a più voci di un patrimonio da tutelare, proteggere e valorizzare, il nuovo volume della Fondazione Enzo Hruby, costituita a Milano nel 2007, per iniziativa della famiglia Hruby e di Hesa S.p.A, il cui fondatore e attuale Presidente, Enzo Hruby, nella seconda metà degli anni Sessanta introdusse per primo in Italia la sicurezza elettronica. La Fondazione Hruby è ben conosciuta in Valsesia e a Varallo in particolare per due progetti di protezione e valorizzazione: nel 2012 un nuovo sistema di videosorveglianza del complesso monumentale al Sacro Monte di Varallo, che tutela le opere senza ledere la privacy dei visitatori, mentre le immagini riprese sono trasmesse in rete, consentendo a chiunque di realizzare il proprio tour virtuale, e nel 2014 è stato realizzato un intervento in Pinacoteca.
Nel volume, che nasce dalla consapevolezza che il patrimonio storico e artistico nazionale rappresenta la più importante risorsa e il bene più prezioso del nostro Paese, oltre trenta tra i più autorevoli esponenti del panorama culturale italiano, direttori di musei, rappresentanti di istituzioni pubbliche e private, delle aree archeologiche, del MiBACT,  sovrintendenti, membri delle Forze dell’Ordine, giornalisti, pubblici amministratori e responsabili del patrimonio cosiddetto “minore” danno vita con i loro contributi a proposte e testimonianze. Per la prima volta si instaura un dialogo interattivo tra gli operatori della sicurezza e dei beni culturali, incentrato sulle esigenze di tutela e di valorizzazione dei beni culturali e delle soluzioni tecnologiche oggi disponibili: il risultato è un’opera corale dove ciascun autore offre la propria voce e la propria esperienza per sottolineare come il nostro straordinario patrimonio debba essere valorizzato e fatto conoscere, ma anche adeguatamente tutelato, difeso e protetto.
La prefazione del Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Dario Franceschini è un chiaro segnale dell’attenzione che le Istituzioni, ai massimi livelli, riservano al tema della sicurezza, e di conseguenza all’attività della Fondazione. Tra gli autori compare anche Giacomo Gagliardini già primo Presidente dell’Ente di Gestione Sacri Monti del Piemonte, oggi Delegato FAI per la Valsesia facente parte della Delegazione FAI di Novara, che, partendo dalla motivazione con la quale nel 2003 l’UNESCO ha iscritto il Sito Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia nella World Heritage List, ha sviluppato un saggio dedicato a questo sito seriale, focalizzato sui sette Sacri Monti Piemontesi e in particolare sul più antico: il Sacro Monte di Varallo, sorto nel 1484, che conta quarantacinque cappelle, realizzate nell’arco dei due secoli successivi, incentrate sul tema Vita Christi. Nel saggio viene citata anche la più antica guida dei “Misteri del Sacro Monte di Varallo”, edita nel 1514: in occasione del cinquecentesimo anniversario il Professor Gianpaolo Garavaglia presenterà un volume che segnala tutte le Guide del Sacro Monte pubblicate in mezzo millennio. Gagliardini conclude evidenziando il forte legame tra il Sacro Monte e la città sottostante: “Non due luoghi separati ma uniti, non solo in senso materiale ma di dialogo continuo, con legami che già nei diversi secoli si sono caratterizzati in senso non solo ambientale, storico o religioso, ma anche artistico e più generalmente culturale”.
Il volume è stato presentato venerdì 28 novembre, a Roma nella Sala della Crociera del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo da Carlo Hruby, Vice Presidente della Fondazione e responsabile operativo insieme ad Armando Torno, editorialista del “Corriere della Sera” e prossimamente verrà presentato in Biblioteca a Varallo, unitamente ad un possibile progetto della Fondazione riguardante questa prestigiosa Istituzione Culturale.
Negli ultimi giorni del 2014 è pervenuto in dono alla Biblioteca un libro-intervista all’onorevole Angela Napoli, curato da Orfeo Notaristefano: Angela Napoli. L’antimafia dei fatti.
Angela Napoli è la nipote di Luciano Scolaro, nata a Varallo, Deputato Nazionale per cinque legislature (dal 1994 al 2013) e componente per quattro legislature della Commissione Parlamentare Antimafia, nella quale ha ricoperto anche l’incarico di Vice Presidente. Il libro è una testimonianza della vita di questa donna coraggiosa, docente di matematica e di fisica, che da quattordici anni vive sotto scorta a causa di numerosi atti intimidatori conseguenti alle sue battaglie contro le organizzazioni criminali e contro il diffuso sistema di corruzione e di illegalità. Al termine dell’esperienza parlamentare Angela Napoli ha dato vita all’Associazione “Risveglio Ideale” che: “Mantiene l’impegno antimafia come bandiera, congiunto con l’impegno politico quale strada da percorrere affinché venga ripristinato, nei vari territori, il rispetto della legalità”. La lettura di questo libro-intervista è da proporre a chiunque voglia migliorare, all’interno delle proprie competenze e responsabilità, il profilo etico del nostro Paese. Angela Napoli vive a Taurianova (Reggio Calabria) e può essere considerata un testimonial positivo della Valsesia, terra con la quale ha mantenuto rapporti ed affetti.
Il fratello di Angela, l’architetto Eugenio Napoli, vive a Firenze, e quest’anno, il 7 dicembre nella Sala Luca Giordano di Palazzo Medici Riccardi, la Giuria Letteraria della Trentaduesima Edizione del Premio Firenze, presieduta da Enrico Nistri, lo ha premiato con la più alta onorificenza culturale della Città: il Fiorino d’Oro per la poesia inedita: Ho rapito con gli occhi le tue mani.

Piera Mazzone

Direttore Biblioteca Civica “Farinone-Centa” di Varallo

mercoledì 31 dicembre 2014

Mia intervista per Terra di Mezzo


TAURIANOVA BONIFICATA DALLE ‘NDRINE?
Angela Napoli mette in guardia e spiega di cosa la città ha ora bisogno
 
Antimafia della prima ora.
Nata in Piemonte ma calabrese e taurianovese doc. Laureata in Matematica, dirigente di scuola secondaria superiore, parlamentare della Camera dei deputati della Repubblica Italiana.
Angela Napoli ha svolto il mandato di deputata per 5 legislature, partecipando in prima persona alla trasformazione della destra italiana. Da Alleanza Nazionale, al Pdl, fino a Futuro e Libertà.
Oggi è consulente della commissione bicamerale antimafia, dopo esserne stata negli anni uno dei componenti più in vista. Ancora in pista nel contesto socio-politico con la sua associazione Risveglio Ideale.

La cronaca quotidiana rivela la presenza di una rete sempre più potente e forte intessuta dalla criminalità organizzata nella Piana di Gioia Tauro. Di recente e giunta la notizia della proroga del commissariamento per mafia del Comune di Taurianova, ma il comune sembra vivere da tempo in una relativa tranquillità rispetto allo strapotere delle cosche tradizionali, registrando prevalentemente attività legate alla microcriminalità e allo spaccio di stupefacenti, fenomeni che pero risultano ben controllate dall’attività delle forze dell’ordine.
Proprio per questo molti taurianovesi si domandano, in relazioni ai diversi scioglimenti per mafia dell’assise consiliare, se davvero la città e ancora in mano alla ‘ndrangheta e quanto eventualmente sia stato fatto per bonificare la macchina burocratica dalle incrostazioni criminali. Terra di Mezzo ha posto qualche domanda all’on. Angela Napoli, già vicepresidente della Commissione Parlamentare Antimafia, e attualmente consulente dello stesso organismo.
A tal proposito l’ex deputata di lungo corso ha spiegato che «la maggior parte dei taurianovesi contesta l’ultimo scioglimento poiché non vi sono stati procedimenti giudiziari in seguito allo scioglimento precedente di pochi anni fa». Ma ha aggiunto che «la legge sugli scioglimenti per mafia degli enti locali agisce a livello preventivo senza quindi portare necessariamente a interventi della magistratura. Le commissioni di accesso agli atti di un’amministrazione, inoltre, sono tenute a valutare i rapporti degli amministratori e dei dipendenti con le cosche e rapportare questi con l’operato dell’ente controllato». E da queste analisi che, spiega la consulente della Commissione Antimafia, «qualora si ravvisi una gestione “disinvolta” della  cosa pubblica, si procede allo scioglimento degli organi amministrativi con l’intento di sbloccare certe situazioni».
Poi, per quanto riguarda il caso specifico di Taurianova, la Napoli chiarisce che nella relazione dell’ultima Commissione d’accesso «risultano menzionati diversi amministratori e consiglieri e che comunque, per una questione di buon senso, sarebbe stato utile che tutti coloro segnalati nella precedente relazione, seppur fuori da certe dinamiche, un deciso passo indietro».
La storica leader nazionale di centrodestra ha puntato l’indice sull’alto tasso di evasione fiscale (oltre l’80%), che ha visto coinvolti anche ex amministratori e ex consiglieri e dipendenti comunali, valutandolo come la diffusione di una mentalità legata alla corruzione. Riguardo, poi, alla proroga del commissariamento, lo giudica un «fatto dovuto per stabilire la situazione, visto anche che l’inizio del cammino della Commissione Straordinaria Prefettizia è stato molto difficile, anche dal punto di vista economico, ma che grazie al lavoro di questa sono stati scovati circa 1200 evasori, eliminata l’autorizzazione dell’accesso alla cassa preventiva e avviato un progetto della raccolta differenziata dei rifiuti che è risultato fra i migliori e che ha ricevuto ulteriori finanziamenti per completare il progetto stesso con l’avvio di nuovi servizi».
Passando poi a parlare di criminalità organizzata della Piana, Angela Napoli ha sottolineato che, «nonostante i numerosi interventi delle forze dell’ordine che hanno colpito le maggiori cosche della zona, l’attività della ‘ndrangheta è sempre attiva e che il porto di Gioia Tauro risulta al centro dei suoi interessi, ma che non sono da sottovalutare, seppure apparentemente non si vedono, il traffico di droga e gli interessi sui territori».
Invece, ristrettamente a Taurianova, la Napoli evidenzia che la situazione e apparentemente calma perche la situazione economica del paese e precaria, ma non  è da escludere che vi siano particolari interessi su diversi settori, e che la calma apparente è soprattutto una strategia per allontanare i riflettori della giustizia.
Infine la deputata di 5 legislature ha spiegato che «la città ha bisogno di volti nuovi che agiscano disinteressatamente per il bene di un paese ormai spogliato di tutto quanto possedeva», e in ultimo ha ricordato la situazione dell’Istituto tecnico cittadino per il quale, con il suo movimento, Risveglio Ideale, si sta impegnando affinché  non si perda l’autonomia scolastica, ma precisa che «serve un incremento della progettualità dell’offerta formativa, visto anche che gli istituti tecnici hanno la possibilità di accedere ad una serie di finanziamenti maggiori rispetto a scuole di altro tipo».
e e soprattutto una strategia per allontanare i riflettori della giustizia. Infine la deputata di 5 legislature ha spiegato che «


Gaetano Errigo

mercoledì 10 dicembre 2014

Mia intervista durante la trasmissione “A sangue freddo”




Intervistata nel corso della trasmissione “A sangue freddo
dal titolo “Inganno Antimafia” su  LaC TV

Condotta da Nadia Donato e Loredana Colloca



al minuto 5:07

lunedì 8 dicembre 2014

A Catanzaro regna il malaffare. Qui si è trasferito il "modello Reggio"

Angela Napoli atto secondo: 
A Catanzaro regna il malaffare. Qui si è trasferito il "modello Reggio"

Gaetano Romani

Dopo le forti parole di Angela Napoli sulla situazione di collusione che affligge questa regione ed in particolare la città di Reggio Calabria, oggi proponiamo la “seconda parte” dell’intervista dove la consulente della commissione parlamentare antimafia parla della città Capoluogo. Paroli pesanti come un macigno che vedono Catanzaro come il nuovo centro del malaffare calabrese. "Il cosiddetto “modello Reggio” è stato trasferito a “modello Regione” a Catanzaro perché in questa città ha trovato terreno fertile, con la palese compiacenza e copertura di ambienti e persone di Reggio Calabria, è triste ma significativo”.  

Durante una recente intervista apparsa su WebOggi, l'ex pm Luigi De Magistris ha dichiarato "Catanzaro è il centro nevralgico della massoneria", lei cosa ne pensa? “
Non v’è dubbio che il malaffare a Catanzaro è radicato nel profondo. Fermo restando che continuo ad avere grande stima nei confronti di Luigi De Magistris, le inchieste che aveva avviato nel Capoluogo erano giuste e secondo me avrebbero portato sicuramente a dei risultati che andavano ad attaccare quel mondo contraddistinto da legami tra politica-massoneria-imprenditoria, non dimentichiamo che l'imprenditoria catanzarese è molto legata agli ambienti massonici e politici. De Magistris è stata "vittima" di un disegno, a causa delle gravi conseguenze che avrebbero avuto le sue inchieste, gli sono state sottratte per metterle nel dimenticatoio. Una delle più importanti a mio avviso era l’inchiesta “Poseidone”, che vedeva coinvolto tutto il settore ambientale, ai tempi in cui c'era Giuseppe Chiaravalloti alla presidenza della regione e come assessore regionale all’ambiente Domenico Antonio Basile di Vibo Valentia. Se quell’inchiesta fosse andata avanti avremmo iniziato a conoscere realmente dove sono finiti i milioni di euro che sono giunti in quegli anni in Calabria, infatti ci fu il Commissariamento del settore ambientale. Non possiamo e non dobbiamo dimenticare che la Calabria è stata commissariata per l’emergenza ambiente per oltre 13 anni ed i risultati di questa situazione sono sotto gli occhi di tutti, in quei 13 anni sono arrivati tanti milioni di euro, che nessuno sa che fine abbiano fatto. Non v’è dubbio che le inchieste che sono state sottratte a De Magistris avrebbero squarciato quel velo, anzi quella nube che copre l’intera città di Catanzaro e non solo, perché questa nube ricopre l’intero territorio catanzarese. Quando l’ex sindaco Michele Traversa diede le dimissioni, io scrissi un comunicato stampa, sottolineando che non erano motivate da quello che aveva dichiarato ufficialmente perché dietro c’era ben altro. C’è anche un altro discorso a Catanzaro che andrebbe valutato, cioè ogni volta che viene aperta un’inchiesta che va a smuovere ed intaccare i “mondi” della politica, dell’imprenditoria e della massoneria a mio avviso viene puntualmente bloccata. Si è creato uno scandalo, addirittura una condanna a De Magistris perché aveva messo sotto controllo, senza autorizzazione, i telefoni di alcuni politici, a questo proposito devo dire che tra le persone intercettate figurava il nome di Angela Napoli, ma la sottoscritta non ha mai temuto nulla perché non avevo nulla da nasconde o qualcuno da proteggere. Catanzaro è sommersa da una coltre di malaffare, che mi auguro possa essere smantellata al più presto. Il cosiddetto “modello Reggio” è stato trasferito a “modello Regione” a Catanzaro perché in questa città ha trovato terreno fertile, con la palese compiacenza e copertura di ambienti e persone di Reggio Calabria, è triste ma significativo”. 

Se domani fosse presidente della regione Calabria cosa farebbe per cambiare le cose? 
"La prima cosa che farei è la totale pulizia all'interno della Regione. Prenderei le distanze da tutti i settori della politica che sono legati alla 'ndrangheta e che si conoscono, perché la Calabria è costituita da un numero elevatissimo di piccoli comuni all'interno dei quali ognuno si conosce. L'applicazione del rispetto della legalità e della trasparenza, ma non con la creazione di assessorati utili solo a dimostrare che si ha un "vestito" di perbenismo, lo farei in modo concreto. Qui ci vorrebbe veramente un cambiamento radicale, una forte volontà che naturalmente non può passare solo attraverso il presidente della regione, deve essere una forza che accomuna un gruppo di persone che evidenzi grande responsabilità con fatti concreti". 

Orfeo Notaristefano, scrittore-giornalista e curatore della sua ultima fatica editoriale “L’Antimafia dei Fatti” ha dichiarato: "Questo è un libro d’Amore: per la Calabria, per l’Italia, per l’Europa. Segna la differenza tra l’antimafia parolaia, di parata e inconcludente e l’Antimafia dei fatti, come recita il titolo e non solo". Parole molto forti che vanno oltre i confini calabresi. 
"Certo, perché la mia attività non è stata svolta solo in Italia ma anche all'estero come componente dell'Unione Interparlamentare, inoltre sono stata relatrice per la criminalità presente nei paesi che si affacciano sul Mediterraneo. E molti dei miei lavori li ho voluti raccontare in questo libro, dove ci sono anche alcuni capitoli con interviste ai diretti interessati. Sono stata relatrice ed ho fatto approvare importanti relazioni, ecco perché Orfeo Notaristefano dice anche amore europeo", proprio perché la mia attività si è svolta oltre i confini dell'Italia. Ho voluto scrivere questo libro, primo per far conoscere realmente la situazione di questa regione, poi per dimostrare che non mi sono mai sottratta dall'evidenziare nomi e cognomi, non ci sono mai stati "omissis" né nei miei atti parlamentari, né nei miei comunicati, né nelle mie denunce. Non intendo mollare ed ai giovani dobbiamo dare speranza, dobbiamo far capire che non devono demordere, devono "uccidere" le speranze di coloro che annientano i loro sogni, questo è anche uno dei motivo per cui ho voluto far nascere l'associazione "Risveglio Ideale", proprio per cercare di svegliare le coscienze. Una delle più grandi "colpe" che hanno i cittadini calabresi è la mancanza di partecipazione attiva alla "vita" pubblica, di conseguenza chi è andato ad amministrare in malafede si è sentito libero di agire in modo indiscriminato e secondo i propri interessi".


domenica 7 dicembre 2014

'Ndrangheta? La Calabria è malata nelle fondamenta della politica

Angela Napoli a WebOggi: 'Ndrangheta? La Calabria è malata nelle fondamenta della politica 

Gaetano Romani

In qualsiasi altro paese europeo, la signora Angela Napoli sarebbe diventata un’icona di quelle che reclamano trasparenza, ordine, legalità e decoro. L’onorevole Napoli nella sua attività politica ha caratterizzato la sua presenza nel segno del contrasto alla ‘ndrangheta, il grande male che deturpa quotidianamente la sua Calabria. Vive da anni sotto scorta ma questo non le ha impedito di continuare a ribadire il suo "no" al malaffare ed alla corruzione che imperversa su questa regione. Dopo le recenti e gravissime minacce nei confronti dei pm Bruni e Lombardo, abbiamo deciso di farci dire la sua in qualità di consulente della commissione parlamentare antimafia, per cercare di chiarire le responsabilità della politica. Attraverso questa intervista, che abbiamo deciso di proporre in due parti vista la quantità dei temi trattati si andrà senza troppi giri di parole a quello che è il vero "tumore" che affligge questa regione, i rapporti tra politica, massoneria ed imprenditori.

Le cosche della 'ndrangheta avrebbero progettato un attentato nei confronti del Pm della Dda di Catanzaro, Pierpaolo Bruni. Recentemente il magistrato si è occupato delle procedure per l'applicazione del regime detentivo del 41 bis nei confronti dei maggiori boss calabresi. Un altro grave atto intimidatorio è stato rivolto contro il pm della Dda di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo, attraverso una telefonata di minacce fatta nelle scorse settimane al centralino della guardia di finanza, nella quale si parlava di "200 chili di tritolo pronti per un attentato". Per entrambi tante belle parole da parte della politica, ma in concreto si fa poco o nulla? 
"La Calabria sta attraversando un periodo molto difficile e queste gravi intimidazioni ne sono la prova. Queste minacce non arrivano a caso, ma hanno lo scopo preciso di "deviare" inchieste molto importanti legate a quella che un tempo veniva definita zona “grigia” o zona dei “colletti bianchi”. Entrambe i magistrati stanno lavorando su atti molto pericolosi dove sono coinvolti personaggi “elevati”. Il magistrato Bruni è legato ad inchieste nel cosentino e nel crotonese, mentre il magistrato Lombardo, oltre ad inchieste legate ai connubi tra ‘ndrangheta, politica ed imprenditoria di Reggio Calabria, sta trattando quella di “Matacena – Scajola”, che non è di poco conto. Addirittura l'atto intimidatorio legato al pm Lombardo potrebbe provenire da ambienti interni alla procura di Reggio Calabria, non nuova a queste cose. Non dimentichiamo che nel tempo sono state trovate microspie messe accanto gli uffici del procuratore Gratteri. E’ una situazione molto pesante, ed a questo proposito devo dire che il mondo politico del rinnovamento, della legalità e dell’antimafia serve solo a fare tante chiacchiere e belle parole, ma poi di fatto non serve a nulla. So che queste parole sono molto pesanti, ma purtroppo sono vere, inoltre mi aspettavo che alle ultime elezioni regionali finalmente il mondo politico si facesse un esame di coscienza e dimostrasse responsabilità con le candidature, così non è stato, perché si va sempre alla ricerca del consenso quantitativo elettorale e non qualitativo e questo non porta da nessuna parte. Non si è voluto capire che il mondo politico continua a delegare la “pulizia” alla magistratura e questa è una totale mancanza di responsabilità, inoltre così facendo si tendono ad isolare i magistrati che diventano titolari di determinate inchieste. Non c'è unita d’intenti, cosa indispensabile per sconfiggere tutte le collusioni ed i rapporti con le varie organizzazioni criminali, si dovrebbe lavorare insieme per l'unico fine della giustizia, ma in realtà non è così”. 
La recente sentenza del processo “Alta tensione 2" ha confermato il "sistema" di corruzione e favoreggiamento che esiste in Calabria, 12 anni di reclusione a Giuseppe Plutino, (ex consigliere e assessore all’Ambiente del Comune di Reggio Calabria) accusato di aver favorito la famiglia Condemi, con precedenti per associazione mafiosa. "Alta tensione 2" ha inoltre fatto luce anche su una tentata estorsione ai danni del consigliere regionale Giovanni Nucera, il quale a sua volta risulta indagato per corruzione elettorale. Inoltre non dimentichiamo che i calabresi arrivano dall'esperienza di Scopelliti col "modello Reggio", soprattutto alla luce delle vicende giudiziarie che lo hanno contraddistinto in negativo. Alla luce di queste notizie politicamente questa terra è marcia dalle fondamenta?
“Queste notizie evidenziano uno scenario politico folle, come è una follia quanto leggo da ieri sulla stampa in merito a delle dichiarazioni rilasciate sia dall’ex sindaco del comune sciolto per mafia, nonché ex assessore regionale, Arena, sia dall’ex deputato Nucera, i quali accomunano l’azione di Reggio Calabria con il recente terremoto di "Roma Mafia Capitale" (Recente terremoto giudiziario che ha colpito Roma con un giro legato a mafia e appalti, dove sono coinvolti importanti politici, attualmente accusati di associazione di tipo mafioso e corruzione aggravata - ndr). Fermo restando che la situazione di "Roma Mafia Capitale" è esplosiva, però pretendere lo scioglimento del consiglio comunale di Roma accomunandolo allo scioglimento del consiglio comunale di Reggio Calabria significa davvero essere fuori da qualsiasi logica di correttezza. Purtroppo Scopelliti sbagliava terribilmente quando affermava che Reggio Calabria veniva attaccata in modo indiscriminato, non possiamo dimenticare la condanna dell’ex assessore Plutino, le dimissioni l’ex assessore Tuccio, non possiamo dimenticare i tanti arresti, quello di Suraci per esempio, per non parlare poi delle partecipate, sia la Leonia che la Multiservice, avevano le “mani in pasta”. La cosa incredibile che in quel periodo Scopelliti attaccava tutti, infatti fui “colpita” anche io, all’epoca rinunciai di candidarmi a sindaco di Reggio Calabria perché secondo me il voto in quella città non era libero. Scopelliti ed i personaggi che lo contornavano mi attaccarono per settimane anche sulla stampa, dissero che avrei dovuto chiedere scusa perché avevo mortificato la città di Reggio Calabria. Poi i fatti hanno accertato chi ha veramente mortificato questa Regione, inoltre nello stesso periodo ci fu l’attacco ai giornalisti, i quali avevano la colpa di aver riportato le notizie degli arresti, delle inchieste, fino alla rovinosa caduta del tanto decantato “modello Reggio”, purtroppo per noi oltre ad essere brutte quelle notizie erano reali. Bisognava assumersi le proprie responsabilità, perché chi aveva avuto le redini dell’amministrazione di quella città, ne aveva sfruttato per interessi personali ed interessi legati alla fidelizzazione della ‘ndrangheta. Nelle inchieste sono emersi anche rapporti di parenti dei parenti di Scopelliti con questo sistema di malaffare, questa è la triste realtà emersa, questi sono fatti inequivocabili. Secondo me i giornalisti con lui sono stati fin troppo teneri, Scopelliti si è ostinato a non voler prendere atto dei fatti stessi e a non aver quella responsabilità necessaria che una  persona che amministra il bene pubblico deve avere. Questa è una terra malata che va curata”. 
Nel Gennaio 2013 riceve delle minacce di morte, "giustamente" dopo appena tre mesi le viene revocata la scorta. Lo Stato era forse complice di certi meccanismi?
“In tutta questa vicenda è “passato” un messaggio molto negativo. Il tentativo che c’è stato di sottrarmi la scorta non faceva altro che portare a compimento un disegno che accomunava in quel momento sia la ‘ndrangheta che alcuni ambienti politici in particolare quelli del mio ex partito di appartenenza, in sostanza volevano "farmi fuori" ed isolarmi nel peggiore dei modi. E’ chiaro che togliendomi la scorta i miei movimenti sarebbero stati impossibili da fare, gli ambienti politici si tenevano "per mano" con gli ambienti malavitosi. Ricordo inoltre che in precedenza avevo ricevuto due lettere dal collaboratore di giustizia Gerardo D’Urso di Vibo Valentia nelle quali, con nomi e cognomi, mi diceva di aver saputo dal boss della ‘ndrangheta reggina e dagli ambienti delle carceri che le cosche di Rosarno avevano ricevuto l’ordine di un politico della mia stessa coalizione di farmi fuori perché davo fastidio. D'Urso è stato considerato sempre estremamente attendibile tra i magistrati e purtroppo di recente è morto in circostanze poco chiare. All’epoca presentai regolare denuncia e c’era il procuratore Giuseppe Pignatone a Reggio Calabria, purtroppo però su questa vicenda non fu fatta chiarezza, gli accertamenti non portarono a nulla, il nome del politico non si venne mai a sapere. Indubbiamente in quel periodo ero sicuramente l'ultima persona a cui revocare la scorta. Purtroppo quando si rischia di intaccare qualche personaggio politico tutto si deve "chiudere" ed automaticamente si porta all'isolamento di chi porta avanti determinate battaglie, secondo me non si volle andare a fondo. Per fortuna questa vicenda si è poi conclusa in modo positivo, perché la scorta mi fu riassegnata pochi giorni dopo".
Cosa significa essere Angela Napoli in una terra come la Calabria e se tornasse indietro rifarebbe questa scelta di vita?
"Nonostante tutto non ho nessun rimpianto e non penso a "chi me l'ha fatto fare". Continuo ad essere orgogliosa di quello che ho fatto e che faccio perché posso camminare a testa alta. Rimane in me il motivo per cui mi sono incamminata nella direzione della legalità, che è quello di cercare di abbattere questo sistema di collusione, corruzione e malaffare perché amo questa Calabria quindi vorrei che la gente fosse libera. Io non sono libera di camminare perché ho la scorta, ma mi rendo conto che la gente di Calabria non è libera perché vive in questo sistema dove non c'è liberà, non c'è meritocrazia, i calabresi non sono liberi di vedersi garantiti i propri diritti. Da quando sono diventata consigliere comunale di Taurianova (che è stato il primo comune sciolto per infiltrazione mafiosa ed è stato sciolto per la terza volta sempre per questo motivo, infatti tutt'oggi è con una commissione straordinaria), ho deciso di portare avanti determinati ideali, inoltre le mie sono battaglie sempre attuali e nascono dalla volontà di combattere il sistema che accomuna la 'ndrangheta, la politica, il mondo imprenditoriale e la massoneria".

Domani la seconda parte dell’intervista all’Onorevole Angela Napoli. Dirà la sua sull’ascesa del “sottobosco malavitoso” che sta vivendo la città di Catanzaro.


domenica 30 novembre 2014

Libero Report di una bella serata a Lamezia Terme

ORFEO NOTARISTEFANO: “L’ANTIMAFIA DEI FATTI”. IL LIBRO DI ANGELA NAPOLI.
Libero Report di una bella serata a Lamezia Terme
Una grande, una bella iniziativa ieri sera a Lamezia Terme. Mi è dispiaciuto per le tante, troppe persone che non sono riuscite ad entrare in sala e sono rimaste nella hall del Grand Hotel Lamezia. Abbiamo presentato il libro di Angela Napoli “L’Antimafia dei Fatti”, pubblicato da Falco, un editore bravo, onesto e coraggioso di Cosenza. Una manifestazione molto partecipata, grande attenzione da parte di tutti. Con Angela Napoli, Paolo Pollichieni, il professor Giorgio Lo Feudo e Michele Falco. Nella sala gremita, tantissimi i testimoni di giustizia, tanti cittadini venuti anche da fuori Lamezia, tante persone di buona volontà. Nello scrivere il libro, abbiamo pensato proprio a tutti loro. E a tutti loro abbiamo pensato ieri sera. Non riesco a citare tutti, perché sicuramente dimenticherei qualcuno. Ma spero che i presenti si riconoscano in queste mie parole. Ovviamente c’era Risveglio Ideale al gran completo, l’Associazione fondata da Angela Napoli e di cui abbiamo scritto nell’ultimo capitolo del libro.
I nostri interventi sono stati tutti veloci, diretti, nessuno di noi si è parlato addosso, ma l’interlocuzione con la sala è stata continua, con tutti ci è bastato lo scambio di uno sguardo per capirci bene tra noi. E come ci siamo capiti bene! E’ prevalso, ieri sera, il Noi progettuale, il contrario esatto dell’Io narcisistico che dilaga in tante pieghe della società.
Questo libro è un punto di arrivo di un lungo percorso, caratterizzato dall’impegno di Angela Napoli nelle Istituzioni e nei territori della Calabria e non solo. Ma il libro è anche un punto di ripartenza per estendere la nostra rete di rapporti, per continuare a costruire percorsi per la Legalità e la Giustizia, una mission alla quale Angela Napoli ha dedicato la sua vita, come si legge nella quarta di copertina e come lei stessa ha ribadito ieri sera: “un impegno che continua e si rafforza con il contributo di tutti”.
Questo è un libro d’Amore: per la Calabria, per l’Italia, per l’Europa.
E’ un libro che segna la differenza tra l’antimafia parolaia, di parata e inconcludente e l’Antimafia dei fatti, come recita il titolo e non solo. Nel libro ci sono pezzi di vita di Angela Napoli e di quanti sono stati dalla parte giusta, con la schiena dritta, come i testimoni di giustizia presenti in sala. Ma per fare l’Antimafia dei fatti, occorre anche saper fare Politica con la P maiuscola, una Politica fondata sull’Etica, perché l’Etica libera la bellezza (don Luigi Ciotti), contro la bruttezza delle mafie, della corruzione, del malaffare e della malapolitica. Nella nostra mentalità inclusiva delle persone di buona volontà, indipendentemente da dove siano collocate negli schieramenti politici attuali, è al tempo stesso importante marcare le differenze, che non vanno mai dimenticate. Una singola persona ha un problema? Una comunità ha un problema?
“Sortirne da soli è l’egoismo, sortirne insieme è la Politica” (don Lorenzo Milani). 

Una vita per la Legalità e la Giustizia quella di Angela Napoli, senza dimenticare la giustizia sociale, in un quadro di crisi economica strutturale con tasso di disoccupazione balzato al 13,2 per cento, mentre vola al 43,3 per cento quello della disoccupazione giovanile. “La storia della distribuzione delle ricchezze è sempre una storia profondamente politica, che non si esaurisce nell’individuazione dei meccanismi puramente economici”, scrive Thomas Piketty nel suo capolavoro “Il Capitale nel XXI Secolo”, un libro che studia e dà soluzioni al tema delle diseguaglianze, un saggio di 950 pagine che è diventato un best sellers. Attendiamo il 5 dicembre quando il Censis presenterà il 48° Rapporto sullo stato sociale del Paese. Vedremo e valuteremo.
L’Antimafia dei Fatti tiene conto anche dei contesti in cui deve svilupparsi l’azione di contrasto alle mafie, che, proprio sul terreno economico drenano risorse a loro vantaggio e a discapito dell’economia legale e dei territori, non solo del Sud. Angela Napoli ha ricordato qual è il nostro metodo, quello di denunciare e di fare nomi e cognomi, proprio come abbiamo fatto in questo libro, ma c’è una bussola che ci guida: rigorosi nell’analisi, rigorosi nei principi, consapevoli delle difficoltà, ma con indicazioni di prospettiva e di speranza racchiuse in due nostri “storici” motti: “Andiamo Avanti!” e “Le mafie sono ancora forti, ma si possono battere”, come si può leggere nella quarta di copertina.

La serata di Lamezia Terme è stata tutto questo, una ripartenza verso obiettivi più avanzati, un rafforzamento di legami con le persone di buona volontà, visto che in questi anni – ha ricordato Angela Napoli – abbiamo collezionato anche delusioni e amarezze. Ci sono stati momenti nei quali ci siamo girati e abbiamo visto che dietro di noi non c’era più nessuno. 
La serata di Lamezia è stata anche il racconto divertente delle fasi di lavorazione del libro: l’impegno, la raccolta e la lavorazione di tanti materiali, la concentrazione per fare di più e meglio, l’ansia di essere in ritardo, il ritmo a volte forsennato per rispettare le scadenze che ci eravamo dati. In tante parti il libro è sotto forma di intervista. Nel lavorare le risposte che mi giungevano da Angela Napoli, ho fatto una constatazione che ho voluto condividere con i presenti: Angela Napoli è non solo una professoressa di Matematica e Preside, è non solo una politica e parlamentare, ma anche un’ottima giornalista. L’abbraccio affettuoso delle tante persone che sono state con noi a Lamezia ieri sera ci dà la forza di andare avanti. Il libro c’è ed è una bella realtà. Ci domandavamo, nel corso della lavorazione: “Manca qualcosa? Potevamo fare di più?” Mi consola un vecchio motto e insegnamento di un grande giornalista, Luigi Zoppo, che diceva: “Ricorda, non si può scrivere tutto in una volta”. Abbiamo colto negli occhi di tutti lo sguardo della soddisfazione, della contentezza, accompagnato dall’incoraggiamento ad andare avanti. E faremo proprio così, contenti di aver regalato a Lamezia e alla Calabria una bella serata.

Orfeo Notaristefano
scrittore-giornalista e curatore del libro "l'Antimafia dei Fatti" di Angela Napoli


Roma, 30 novembre 2014

 

domenica 23 novembre 2014

giovedì 6 novembre 2014

Presentazione del libro "STATO E CRIMINALITÀ Un rapporto non sempre dicotomico"

I miei interventi alla presentazione del libro

"STATO E CRIMINALITÀ,  

Un rapporto non sempre dicotomico"


svoltosi il 6 novembre 2014 alla sala concerti del Comune di Catanzaro,
a cura delle associazioni UNIVERSO MINORI e SOCIETA’ LIBERA,

si possono vedere

al minuto                51:24
e al minuto        02:07:27