sabato 6 dicembre 2014
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domenica 30 novembre 2014
Libero Report di una bella serata a Lamezia Terme
ORFEO NOTARISTEFANO: “L’ANTIMAFIA DEI FATTI”. IL LIBRO
DI ANGELA NAPOLI.
Libero Report di una bella serata a Lamezia Terme
Una grande, una bella iniziativa ieri sera a Lamezia Terme.
Mi è dispiaciuto per le tante, troppe persone che non sono riuscite ad entrare
in sala e sono rimaste nella hall del Grand Hotel Lamezia. Abbiamo presentato
il libro di Angela Napoli “L’Antimafia dei Fatti”, pubblicato da Falco, un
editore bravo, onesto e coraggioso di Cosenza. Una manifestazione molto
partecipata, grande attenzione da parte di tutti. Con Angela Napoli, Paolo
Pollichieni, il professor Giorgio Lo Feudo e Michele Falco. Nella sala gremita,
tantissimi i testimoni di giustizia, tanti cittadini venuti anche da fuori
Lamezia, tante persone di buona volontà. Nello scrivere il libro, abbiamo
pensato proprio a tutti loro. E a tutti loro abbiamo pensato ieri sera. Non
riesco a citare tutti, perché sicuramente dimenticherei qualcuno. Ma spero che
i presenti si riconoscano in queste mie parole. Ovviamente c’era Risveglio
Ideale al gran completo, l’Associazione fondata da Angela Napoli e di cui
abbiamo scritto nell’ultimo capitolo del libro.
I nostri interventi sono stati tutti veloci, diretti, nessuno di noi si è parlato addosso, ma l’interlocuzione con la sala è stata continua, con tutti ci è bastato lo scambio di uno sguardo per capirci bene tra noi. E come ci siamo capiti bene! E’ prevalso, ieri sera, il Noi progettuale, il contrario esatto dell’Io narcisistico che dilaga in tante pieghe della società.
Questo libro è un punto di arrivo di un lungo percorso, caratterizzato dall’impegno di Angela Napoli nelle Istituzioni e nei territori della Calabria e non solo. Ma il libro è anche un punto di ripartenza per estendere la nostra rete di rapporti, per continuare a costruire percorsi per la Legalità e la Giustizia, una mission alla quale Angela Napoli ha dedicato la sua vita, come si legge nella quarta di copertina e come lei stessa ha ribadito ieri sera: “un impegno che continua e si rafforza con il contributo di tutti”.
Questo è un libro d’Amore: per la Calabria, per l’Italia, per l’Europa.
I nostri interventi sono stati tutti veloci, diretti, nessuno di noi si è parlato addosso, ma l’interlocuzione con la sala è stata continua, con tutti ci è bastato lo scambio di uno sguardo per capirci bene tra noi. E come ci siamo capiti bene! E’ prevalso, ieri sera, il Noi progettuale, il contrario esatto dell’Io narcisistico che dilaga in tante pieghe della società.
Questo libro è un punto di arrivo di un lungo percorso, caratterizzato dall’impegno di Angela Napoli nelle Istituzioni e nei territori della Calabria e non solo. Ma il libro è anche un punto di ripartenza per estendere la nostra rete di rapporti, per continuare a costruire percorsi per la Legalità e la Giustizia, una mission alla quale Angela Napoli ha dedicato la sua vita, come si legge nella quarta di copertina e come lei stessa ha ribadito ieri sera: “un impegno che continua e si rafforza con il contributo di tutti”.
Questo è un libro d’Amore: per la Calabria, per l’Italia, per l’Europa.
E’ un libro che segna la differenza tra l’antimafia
parolaia, di parata e inconcludente e l’Antimafia dei fatti, come recita il
titolo e non solo. Nel libro ci sono pezzi di vita di Angela Napoli e di quanti
sono stati dalla parte giusta, con la schiena dritta, come i testimoni di
giustizia presenti in sala. Ma per fare l’Antimafia dei fatti, occorre anche
saper fare Politica con la P maiuscola, una Politica fondata sull’Etica, perché
l’Etica libera la bellezza (don Luigi Ciotti), contro la bruttezza delle mafie,
della corruzione, del malaffare e della malapolitica. Nella nostra mentalità
inclusiva delle persone di buona volontà, indipendentemente da dove siano
collocate negli schieramenti politici attuali, è al tempo stesso importante
marcare le differenze, che non vanno mai dimenticate. Una singola persona ha un
problema? Una comunità ha un problema?
“Sortirne da soli è l’egoismo, sortirne insieme è la
Politica” (don Lorenzo Milani).
Una vita per la Legalità e la Giustizia quella di Angela Napoli, senza dimenticare la giustizia sociale, in un quadro di crisi economica strutturale con tasso di disoccupazione balzato al 13,2 per cento, mentre vola al 43,3 per cento quello della disoccupazione giovanile. “La storia della distribuzione delle ricchezze è sempre una storia profondamente politica, che non si esaurisce nell’individuazione dei meccanismi puramente economici”, scrive Thomas Piketty nel suo capolavoro “Il Capitale nel XXI Secolo”, un libro che studia e dà soluzioni al tema delle diseguaglianze, un saggio di 950 pagine che è diventato un best sellers. Attendiamo il 5 dicembre quando il Censis presenterà il 48° Rapporto sullo stato sociale del Paese. Vedremo e valuteremo.
L’Antimafia dei Fatti tiene conto anche dei contesti in cui deve svilupparsi l’azione di contrasto alle mafie, che, proprio sul terreno economico drenano risorse a loro vantaggio e a discapito dell’economia legale e dei territori, non solo del Sud. Angela Napoli ha ricordato qual è il nostro metodo, quello di denunciare e di fare nomi e cognomi, proprio come abbiamo fatto in questo libro, ma c’è una bussola che ci guida: rigorosi nell’analisi, rigorosi nei principi, consapevoli delle difficoltà, ma con indicazioni di prospettiva e di speranza racchiuse in due nostri “storici” motti: “Andiamo Avanti!” e “Le mafie sono ancora forti, ma si possono battere”, come si può leggere nella quarta di copertina.
La serata di Lamezia Terme è stata tutto questo, una ripartenza verso obiettivi più avanzati, un rafforzamento di legami con le persone di buona volontà, visto che in questi anni – ha ricordato Angela Napoli – abbiamo collezionato anche delusioni e amarezze. Ci sono stati momenti nei quali ci siamo girati e abbiamo visto che dietro di noi non c’era più nessuno.
La serata di Lamezia è stata anche il racconto divertente delle fasi di lavorazione del libro: l’impegno, la raccolta e la lavorazione di tanti materiali, la concentrazione per fare di più e meglio, l’ansia di essere in ritardo, il ritmo a volte forsennato per rispettare le scadenze che ci eravamo dati. In tante parti il libro è sotto forma di intervista. Nel lavorare le risposte che mi giungevano da Angela Napoli, ho fatto una constatazione che ho voluto condividere con i presenti: Angela Napoli è non solo una professoressa di Matematica e Preside, è non solo una politica e parlamentare, ma anche un’ottima giornalista. L’abbraccio affettuoso delle tante persone che sono state con noi a Lamezia ieri sera ci dà la forza di andare avanti. Il libro c’è ed è una bella realtà. Ci domandavamo, nel corso della lavorazione: “Manca qualcosa? Potevamo fare di più?” Mi consola un vecchio motto e insegnamento di un grande giornalista, Luigi Zoppo, che diceva: “Ricorda, non si può scrivere tutto in una volta”. Abbiamo colto negli occhi di tutti lo sguardo della soddisfazione, della contentezza, accompagnato dall’incoraggiamento ad andare avanti. E faremo proprio così, contenti di aver regalato a Lamezia e alla Calabria una bella serata.
Orfeo
Notaristefano
scrittore-giornalista
e curatore del libro "l'Antimafia dei Fatti" di Angela Napoli
Roma,
30 novembre 2014
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sabato 29 novembre 2014
Video Presentazione Ufficiale del mio libro
ANGELA
NAPOLI. L'ANTIMAFIA DEI FATTI
a
cura di ORFEO NOTARISTEFANO
Falco
Editore
Lamezia, 29 novembre 2014
per guardarlo il link:
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domenica 23 novembre 2014
ANGELA NAPOLI: L'ANTIMAFIA DEI FATTI
Libro intervista a cura di Orfeo Notaristefano
http://www.falcoeditore.com/angela_napoli_lantimafia_dei_fatti.html
giovedì 6 novembre 2014
Presentazione del libro "STATO E CRIMINALITÀ Un rapporto non sempre dicotomico"
"STATO E CRIMINALITÀ,
Un rapporto non sempre dicotomico"
svoltosi il 6 novembre 2014 alla sala concerti del Comune
di Catanzaro,
a cura delle associazioni UNIVERSO MINORI e SOCIETA’
LIBERA,
si possono vedere
al minuto 51:24
e al minuto 02:07:27
venerdì 31 ottobre 2014
Mia intervista sui Testimoni di giustizia pubblicata sul libro di PAOLO DE CHIARA
“Testimoni di giustizia
Uomini
e donne che hanno sfidato le mafie”
di PAOLO DE CHIARA
venerdì 24 ottobre 2014
NON POSSO CHE ESSERE PREOCCUPATA DELLE PROSSIME ELEZIONI
Dopo avere per anni assistito a classi dirigenti
della Regione che hanno contribuito a
far sprofondare l'intero territorio calabrese in uno stato emergenziale in ogni
settore, non posso che essere preoccupata in vista delle prossime elezioni
regionali. Siamo ormai in dirittura d'arrivo per la presentazione delle liste
elettorali e, a sentire i buoni intenti dei candidati premier regionali, non
dovrebbero esserci posti per soggetti coinvolti giudiziariamente. Mi augurerei
riuscissero nel loro intento e che
i coordinatori regionali dei singoli
partiti politici sappiano accompagnare la volontà dei loro candidati premier
regionali. È indispensabile che elettrici ed elettori calabresi non siano
più chiamati a fare scelte come una
volta, magari anche su pressioni, tra candidati condannati o semplicemente
indagati non solo per reati di mafia ma anche quali responsabili di attività
contro la sana gestione dei conti pubblici o comunque per reati contro la
pubblica amministrazione.
E' in Calabria che, al di là degli interventi
della Magistratura, dovrebbe non essere più consentita la ricandidatura di
personaggi già coinvolti ed a tutti noti. Vorrei sperare che la mia non si
riduca ancora una volta a mera speranza e che dopo qualche mese non sia
costretta a ridire "avevo ragione!"
Angela
Napoli
Presidente Associazione "Risveglio
Ideale"
Consulente Commissione Parlamentare
Antimafia
ROMA, 24 ottobre 2014
martedì 21 ottobre 2014
Presentazione libro "GLI UOMINI NON CAMBIANO"
21 ottobre 2014 Sala
Consiliare – Catanzaro
Mio intervento dal minuto 18:48
lunedì 13 ottobre 2014
“LEGALITÀ E RESPONSABILITÀ”
Mio saggio per il volume “Stato e criminalità - Un rapporto non sempre dicotomico”
Rubbettino Editore
Le Mafie esistono, sono una realtà, una
seria realtà, si muovono coerentemente con i propri criminosi obiettivi, fanno
il loro lavoro. Ma siamo altrettanto certi di poter affermare le stesse cose
sul contrasto da parte dello Stato e delle sue articolazioni periferiche?
Sedici saggi sul ruolo che lo Stato dovrebbe assumere nel contrasto alla
criminalità organizzata, che non vogliono essere di denuncia né di
constatazione dell’ovvio, né ripetitivi di luoghi comuni, ma far ragionare sul
fenomeno mafioso, interrogare, avanzare dubbi, prospettare soluzioni, pungolare
gli addetti ai lavori, in un’espressione essere politicamente scorretti.
l volume raccoglie i saggi
di: Jacopo Armini, Vincenzo Boccia, Antonio Calabrò, Luigi De Sena, Stefania
Fuscagni, Maria Carmela Lanzetta, Marco Marchese, Angela Napoli, Vincenzo
Olita, Riccardo Pedrizzi, Giuseppe Quattrocchi, Franco Roberti, Alfonso Ruffo,
Ernesto U. Savona, Alberto Vannucci, Luigi Varratta.
Cliccare qui per leggerlo
mercoledì 1 ottobre 2014
Reggio Calabria: “Al voto, con la ‘ndrangheta che cerca sponde!”
Mia intervista rilasciata ad Alfonso Palumbo di Primanews
Calabria al voto in due date diverse: il 26 Ottobre per il sindaco di Reggio, il 23 Novembre per il Governatore della Regione. Calabria dove si e’ tentato di frenare il M5Scon lo sbarramento al 15% e dove pare vi siano accordi - come afferma l’on. Napoli - tra Centrosinistra e Centrodestra.
Onorevole Angela Napoli: chi meglio di lei per rispondere a questa domanda: chi ha più da perdere dal doppio confronto elettorale? “Di sicuro chi e’ attualmente in carica alla guida della Regione; e per ciò che riguarda il Comune reggino, chi lo ha disamministrato”.
Componente della Commissione Antimafia, Napoli vive a Taurianova (Rc), e rappresenta quella parte di politica che mai ha avuto remore a dire e criticare, rivelando autonomia di giudizio anche verso la propria compagine della quale per anni e’ stata un simbolo: prima nell’Msi e poi in Alleanza Nazionale.
Reggio eleggerà il nuovo sindaco: secondo lei la città e’ alla ricerca del suo Renzi, del suo Grillo o di chi? “Di una figura politica pulita, disinteressata, che non abbia ne’ lacci ne’ laccioli con gli ambienti politici - tutti complici dello sfacelo, nessuno escluso! - e che ami la città”.
Esiste davvero qualcuno così? “Sì, esiste. Io sono stata segretario provinciale di An per cinque anni, conosco bene la gente. Non posso tuttavia negare che la mancanza di disponibilità’ di molte persone sia dovuta al fatto che hanno addosso un’eredità ‘di emergenza’. Lei immagini che il Comune non aveva neppure i soldi per pagare il Cero che ogni anno l’Amministrazione comunale offre in dono alla Madonna della Consolazione… E c’e’ poi la piaga della ‘ndrangheta, che adesso si sta organizzano per capire su cui puntare. Alla competizione elettorale parteciperanno inoltre delle liste civiche, che purtroppo vantano alcuni sponsor e alcuni candidati che non mi piacciono affatto”.
Esiste davvero qualcuno così? “Sì, esiste. Io sono stata segretario provinciale di An per cinque anni, conosco bene la gente. Non posso tuttavia negare che la mancanza di disponibilità’ di molte persone sia dovuta al fatto che hanno addosso un’eredità ‘di emergenza’. Lei immagini che il Comune non aveva neppure i soldi per pagare il Cero che ogni anno l’Amministrazione comunale offre in dono alla Madonna della Consolazione… E c’e’ poi la piaga della ‘ndrangheta, che adesso si sta organizzano per capire su cui puntare. Alla competizione elettorale parteciperanno inoltre delle liste civiche, che purtroppo vantano alcuni sponsor e alcuni candidati che non mi piacciono affatto”.
L’on. Napoli e’ nome che sposterà gli equilibri? E pensa forse di candidarsi?“Dolente di deluderla: il mio e' un doppio no. Le indicazioni che darò, verranno fuori dopo attenta valutazione delle liste e, appunto, dei candidati”.
Passiamo alla Calabria e andiamo in casa PD: i fatti dell’Emilia e le recentissime polemiche nazionali potrebbero incidere sulle sorti del voto? “No, a incidere sarà altro… il Centrosinistra e’ profondamente diviso e pure inaffidabile; vi sarebbero accordi che, in alcune aree del territorio, coinvolgerebbero pezzi di Fi, Ncd, Udc! E comunque c’e’ stato l’ulteriore incontro del Nazareno che dovrebbe aver dato qualche indicazione per queste elezioni. Il Pd e’ atteso dalle Primarie alle quali parteciperanno in tre: Oliverio, il renziano Callipo,Speranza (sindaco di Lamezia Terme - N.d.R.). Quest’ultimo non mi dispiace affatto, ma proprio perché uomo di Sel destinato a non farcela!”.
Ora il Centrodestra. Qui serve ricostruire una squadra vincente. Ma senza le persone giuste… “Che tuttavia vi sono anche se non verranno prese in considerazione (e qui ecco il documento dei 155 Circoli del Nuovo Centrodestra da noi messo online giorni addietro - N.d.R.). In Calabria il Centrodestra e’ gestito dai soliti noti, quelli che in apparenza non figurano ma che poi gestiscono accordi, scelgono candidati, etc. Io sono tuttavia convinta che se la maggioranza ha fatto male, e’ stata colpa anche dell’opposizione che mai ha vigilato fino in fondo… Dopo le dimissioni del Governatore Scopelliti, tutti i suoi rappresentanti in Consiglio si sarebbero dovuti dimettere in blocco! E immediatamente!!”.
Il M5S ha accusato la classe dirigente di averlo voluto azzoppare con quel 15% di sbarramento della legge elettorale. Legge che peraltro ha registrato le critiche della calabrese Maria Carmela Lanzetta, ministro degli Affari regionali. “E ha avuto pienamente ragione. I CinqueStelle avrebbero potuto approfittare della confusione e delle divisioni, ma a livello regionale si sono spaccati mentre a Reggio vi sono stati parecchi contrasti nella scelta dei candidati; ne’ Beppe Grillo ne’ altri sono stati capaci di valutare per bene la situazione. Personalmente ho dubbi sui criteri di selezione fatti sul web: da noi il rischio e’ di vedere inserite in lista persone poco pulite. Che fai, li valuti con la prova del Dna?”.
Agli occhi dell’opinione pubblica nazionale, parlare di Calabria equivale a parlare dei Forestali. “Che rappresentano un problema, creato dalla politica che ha preferito il consenso allo sviluppo. Adesso e’ il Governo centrale a dover dare soluzioni: io posso solo dirle che il lavoro per tutti loro non mancherebbe. La Calabria e’ territorio in emergenza nei settori dell’ambiente, dei trasporti, della viabilità, del turismo”.
http://www.prismanews.net/politica/reggio-calabria-al-voto-con-la-ndrangheta-che-cerca-sponde-angela-napoli.html
lunedì 29 settembre 2014
Mia intervista su elezioni provinciali di Vibo
Mia intervista rilasciata
di Radio Azzurra
sulle elezioni provinciali di Vibo
Link:
martedì 16 settembre 2014
Mia intervista su Panorama - Il "tesoro" della 'Ndrangheta: gli analfabeti
Nei territori della ‘Ndrangheta niente scuola. A San Luca, Brancaleone, Locri, Siderno, Platì e in altre decine di comuni calabresi, centinaia di bambini e adolescenti non sono mai entrati all’interno di un’aula scolastica. Neppure nell’atrio dell’edificio. Invece di studiare vengono costretti dalle famiglie a lavorare o accudire i fratelli più piccoli. E tra analfabetismo e valori “deviati”, la N’drangheta coltiva il suo “tesoro umano”, quella manovalanza che poi viene utilizzata per spacciare o commettere delitti.
I carabinieri di Roccella Jonica, Locri e Bianco, hanno denunciato 87 genitori che , nell’anno scolastico 2012/13 non hanno mai iscritto i propri figli a scuola e altre 78 coppie per aver “saltato” l’anno 2013/2014. Tra i comuni maggiormente interessati spiccano Stilo, Riace,San Luca, Brancaleone, Antonimina, Careri, Locri, Siderno, Plati', Gioiosa, Stignano, Marina di Gioiosa Jonica, Monasterace e Roccella.
Tutti territori in cui la ‘Ndrangheta ha il dominio assoluto e i bunker dei capo ‘ndrine latitanti.
Onorevole Angela Napoli, membro Commissione parlamentare Antimafia, che cosa significa in un territorio come quello calabrese non mandare i figli a scuola?
Significa non voler spezzare quella sub-cultura che vige nei territori calabresi e che permette di alimentare la micro criminalità e il dominio delle organizzazioni criminali, in questo territorio la ‘Ndrangheta. Spesso i bambini e i ragazzi che non frequentano le scuole sono appartenenti a famiglie criminali o colluse con la ‘ndrangheta che, proprio nell’organizzazione criminale , troveranno successivamente “occupazione”. Saranno chiamati a svolgere un “ruolo” all’interno delle ‘ndrine. Insomma, saranno i manovali della criminalità organizzata.
Significa non voler spezzare quella sub-cultura che vige nei territori calabresi e che permette di alimentare la micro criminalità e il dominio delle organizzazioni criminali, in questo territorio la ‘Ndrangheta. Spesso i bambini e i ragazzi che non frequentano le scuole sono appartenenti a famiglie criminali o colluse con la ‘ndrangheta che, proprio nell’organizzazione criminale , troveranno successivamente “occupazione”. Saranno chiamati a svolgere un “ruolo” all’interno delle ‘ndrine. Insomma, saranno i manovali della criminalità organizzata.
Con quali valori crescono questi ragazzi?
Non si possono chiamare “valori” ma sub-valori. E sono quelli contrari al vivere civile. Non dimentichiamo che questi ragazzi non si confronteranno mai, come invece accade quotidianamente a chi frequenta una scuola, una classe e un gruppo di coetanei. Questi giovani crescono con la sub-cultura dell’Io, del dominio e della prevaricazione. Crescono con l’odio inculcato dalla sub-cultura verso le Forze dell’Ordine e verso qualsiasi forma di Istituzione.
Non si possono chiamare “valori” ma sub-valori. E sono quelli contrari al vivere civile. Non dimentichiamo che questi ragazzi non si confronteranno mai, come invece accade quotidianamente a chi frequenta una scuola, una classe e un gruppo di coetanei. Questi giovani crescono con la sub-cultura dell’Io, del dominio e della prevaricazione. Crescono con l’odio inculcato dalla sub-cultura verso le Forze dell’Ordine e verso qualsiasi forma di Istituzione.
Tra analfabetismo e violenza, come riescono ad inserirsi nella società? Come riescono a vivere?
In Calabria attraverso la ‘Ndrangheta. E’ l’organizzazione criminale che li “accoglie” e li addestra prima, fin da piccolissimi a rubare e poi li ricicla nel mondo della droga. Sono questi analfabeti o semianalfabeti, il tesoro umano delle organizzazioni mafiose. Combattendo l’analfabetismo e questa la sub-cultura ma soprattutto costringendo ad andare a scuola i bambini, si può sperare di contrastare la criminalità organizzata. In particolare in territorio calabrese dove l’organizzazione mafiosa è basata prevalentemente sui legami di sangue.
In Calabria attraverso la ‘Ndrangheta. E’ l’organizzazione criminale che li “accoglie” e li addestra prima, fin da piccolissimi a rubare e poi li ricicla nel mondo della droga. Sono questi analfabeti o semianalfabeti, il tesoro umano delle organizzazioni mafiose. Combattendo l’analfabetismo e questa la sub-cultura ma soprattutto costringendo ad andare a scuola i bambini, si può sperare di contrastare la criminalità organizzata. In particolare in territorio calabrese dove l’organizzazione mafiosa è basata prevalentemente sui legami di sangue.
di Nadia Brancalacci
martedì 9 settembre 2014
COMUNICATO STAMPA SU OPERAZIONE “LA MORSA SUGLI APPALTI PUBBLICI”
Fortunatamente
nel mentre tutto il mondo politico calabrese, dico tutto, quindi anche quello
ufficialmente indagato o condannato giudiziariamente, è impegnato solo ad
assicurare carriere politiche nelle prossime competizioni elettorali regionali,
provinciali e comunali previste in Calabria, la DDA di Reggio Calabria e le
Forze di Polizia continuano nel lavoro di repressione contro la ‘ndrangheta e
le sue collusioni.
L’odierna
operazione, denominata “La Morsa sugli appalti pubblici” condotta dalla Polizia
di Stato di Reggio Calabria, coordinata dalla DDA, assesta un nuovo e duro
colpo alle potenti cosche Commisso e Aquino della ‘ndrangheta della fascia
ionica reggina. E, ancora una volta, con l’arresto di Antonio Macrì, ex
presidente del Consiglio comunale di Siderno, sciolto per infiltrazione
mafiosa, viene evidenziato come i candidati vadano alla ricerca del voto mafioso
e quale sia in Calabria il grado di collusione tra ‘ndrangheta e politica negli
Enti locali.
Angela Napoli
Presidente Associazione
“Risveglio Ideale”
Consulente Commissione
Parlamentare Antimafia
Taurianova,
09 settembre 2014
sull'Operazione antimafia che ha colpito il clan Commisso.
rilasciata a
Loredana Presta di
Radio Azzurra
venerdì 18 luglio 2014
….. a parlare della Processione di Oppido, di quella di San Procopio e di don Nuccio Cannizzaro .....

….. a parlare della Processione di Oppido, di
quella di San Procopio e di don Nuccio Cannizzaro .....
con – tra gli altri – DEMETRIO COSENTINO (Presidente del Cids), FRANCESCO SORGIOVANNI (Giornalista de Il Quotidiano del Sud), ROCCO COSENTINO (Magistrato), GERARDO DOMINIJANNI (Magistrato), PIETRO MELIA (Giornalista)
con – tra gli altri – DEMETRIO COSENTINO (Presidente del Cids), FRANCESCO SORGIOVANNI (Giornalista de Il Quotidiano del Sud), ROCCO COSENTINO (Magistrato), GERARDO DOMINIJANNI (Magistrato), PIETRO MELIA (Giornalista)
link
video puntata del 18 luglio 2014 della trasmissione “lineaperta”
giovedì 17 luglio 2014
L’attacco di Sansonetti a Cafiero De Raho: opportunismo garantito? Angela Napoli: “Così si rischia di isolare i magistrati”
http://lorasiamonoi.wordpress.com/2014/07/17/lattacco-di-sansonetti-a-cafiero-de-raho-opportunismo-garantito-angela-napoli-cosi-si-rischia-di-isolare-i-magistrati/
Debbo confessare che non leggo e non ho mai aperto dalla sua fondazione il nuovo quotidiano di Sansonetti. Oggi, però, sollecitato dai colleghi e amici di Cosenza che stanno collaborando con me al progetto del nostro giornale, ho visto, inviatomi per e-mail, l’editoriale odierno del direttore de “Il Garantista”: un attacco duro al procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Cafiero De Raho. Che cosa avrebbe fatto il magistrato per meritarsi l’invettiva (copiosa) di Sansonetti? Ha semplicemente dichiarato, riguardo alla vicenda della processione con l’inchino al boss di Oppido Mamertina, che esistono giornalisti coraggiosi i quali denunciano episodi del genere, e altri che invece coprono la verità e che bisogna decidere da che parte stare.
Tanto basta al direttore romano, andato via dalla Calabria scrivendo di esserne rimasto profondamente deluso, per poi tornare a stringervi intese editoriali dopo pochi mesi, per dedurne che Cafiero De Raho avesse voluto attaccare lui o il suo giornale. Troppo astuto lo scrivente perché si pensi a un’excusatio non petita (visto che il magistrato non nomina alcuna testata). Molto più verosimile l’ipotesi che Sansonetti cerchi di fare pubblicità al suo prodotto giocando il ruolo della voce controcorrente, l’intellettuale fuori le riga “de noantri”, come si direbbe nel suo (a)dorato e salottiero contesto capitolino. Ognuno, sia chiaro, può fare il “gioco” che vuole e soprattutto professare ogni opinione. Ma la libertà di pensiero non può esimere dal rispetto verso chi effettivamente conduce, con rischi pesanti e impegno costante, una durissima lotta contro la criminalità organizzata e le sue oscure aderenze nei poteri costituiti della Calabria. Screditare, Cafiero De Raho, ipotizzare che voglia una stampa prona a lui, come avviene in regimi dittatoriali, oltre che grottesco è a mio avviso estremamente pericoloso.
Io ho visto soltanto una volta il procuratore, lo incontrai per pochi minuti nel tribunale di Reggio, quando fui ascoltato dalla Commissione Antimafia dopo l’oscuramento del sito e la sospensione delle pubblicazioni dell’Ora della Calabria. Ma ho imparato ad apprezzarne il rigore e il piglio, quando, poco dopo il mio arrivo, in un intervento sul nostro giornale a proposito del commissariamento dei Comuni sciolti per mafia spiegò che sarebbe necessario prolungarlo non soltanto durante le elezioni ma anche per un certo periodo successivo all’insediamento della nuova amministrazione perché solo così si potrebbe veramente spezzare l’influenza delle cosche. Poi ne ho ascoltato la relazione in occasione della “Gerbera Gialla” in cui illustrò in termini molto chiari in quanti e quali modi si estendano i tentacoli della n’drangheta sul territorio calabrese, spesso favoriti da lobby oscure e infedeli di Stato. Non mi sembra affatto uno che fa crociate, che vuole schiaramenti o che cerca ribalta mediatica, come lascia intendere Sansonetti. Il direttore de “Il Garantista” aggiunge che Cafiero De Raho sarebbe contro la Chiesa ma è un assurdo, perché le esternazioni di papa Francesco e del presidente della Conferenza episcopale calabrese (oggi riunita per parlare proprio di quello che l’Osservatore Romano dopo il caso di Oppido Mamertina ha definito “pervertimento religioso”), monsignor Salvatore Nunnari, vanno nella medesima direzione del magistrato. Bergoglio ha detto con estrema chiarezza a Scalfari che ci sono tanti sacerdoti che sottovalutano l’influenza della mafia e non si levano abbastanza e tutti lo abbiamo letto e sentito.
Ma la superficialità è diffusa, a volte è ingenua, altre no. Può nascere da interessi precisi o dalla semplice vanagloria, oppure essere conseguenza della paura delle ritorsioni. Io credo che correttamente Cafiero De Raho abbia voluto semplicemente richiamare l’intera comunità calabrese, giornalisti e non, a non sottovalutare i mezzi (come le incursioni in pratiche religiose di lunga tradizione) con cui la n’drangheta tende a legittimare la propria supremazia territoriale. Sottovalutare questo aspetto come ha scritto il procuratore significa sul serio favorirne l’azione, consapevolmente o meno. Io l’ho sostenuto più volte, ma non sono nella squadra dei magistrati come sostiene, non senza alterigia, Sansonetti. Né credo lo siano Pollichieni, Musolino, Inserra, tanti altri giornalisti calabresi che sono intervenuti sulla questione di Oppido Mamertina stigmatizzando quell’inaccettabile inchino. Fra questi anche il vicesegretario nazionale e segretario regionale della Federazione nazionale della Stampa, Carlo Parisi, che ha di recente, dopo i sospetti insorti anche sulla processione di San Procopio, ricordato con veemenza quanto siano assurdi gli attacchi ai colleghi che rivelano queste realtà scomode, miranti a farli passare come dei denigratori della Calabria o degli smaniosi di protagonismo. Anche il sindacato dei giornalisti, secondo Sansonetti, scrive sotto… dittatura della magistratura? Perché il direttore è convinto che solo lui sia immune da questa influenza, così com’era convinto quando lasciò l’Ora della Calabria di essere diventato immune dall’influenze delle famiglie potenti della nostra regione e lo annunciò nell’editoriale di congedo, sparando accuse contro il suo ex editore e amico conviviale, Piero Citrigno, che poi invece è andato a salutare prima di lanciare la sua nuova creatura “Il Garantista”.
L’essere concentrati troppo su stessi, sulle proprie idee o sui propri business, a volte distrae da problemi molto seri in una regione come la Calabria. Mentre spiegavo alla Commissione Antimafia dei rapporti insoliti, non rientranti nelle consuete dinamiche delle aziende editoriali, tra Citrigno e De Rose, il nostro stampatore protagonista della telefonata del cinghiale, l’onorevole Dorina Bianchi mi domandò come mai il mio predecessore (Sansonetti, ndr) in tre anni di direzione non avesse ravvisato nulla d’insolito. Risposi che dovevano domandarlo a lui, perché non lo sapevo. Non so se gliel’abbiano mai domandato. Ma so che l’onorevole Bruno Bossio, grande estimatrice di Sansonetti, presentatasi all’audizione nonostante i duri attacchi che mi aveva rivolto (su Facebook e in una lettera inviatami al giornale, in cui cercava di farmi passare come uno che voleva ottenere da lei documenti giudiziari secretati), cercava per tutto il tempo di minimizzare la vicenda che riguarda noi dell’Ora, sostenendo che la sospensione delle pubblicazione fosse unicamente dovuta all’indisponibilità finanziaria dell’editore e non aveva alcuna relazione con il caso Gentile-De Rose. Questo nonostante ci fosse stato oscurato anche il sito, proprio il giorno in cui in un editoriale denunciavo la manovra di far finire la proprietà del giornale nelle mani di De Rose. Per la cronaca il legale di Bilotta, il nostro liquidatore, è quello stesso avvocato Celestino, che difese Adamo, il marito della Bruno Bossio nell’inchiesta “Why not”, e assiste anche i Citrigno: io lo conobbi nel suo studio, accompagnato lì da Alfredo Citrigno, pochi giorni dopo l’Oragate, quando lo stampatore che non aveva mai sollecitato i suoi pagamenti non riscossi, improvvisamente con una lettera che noi pubblicammo chiedeva tutto subito o avrebbe fatto fallire l’azienda.
Forse la drammaticità di quanto i colleghi dell’Ora e io abbiamo vissuto e stiamo vivendo, potrebbe rendermi troppo emotivamente coinvolto.
Io ho visto soltanto una volta il procuratore, lo incontrai per pochi minuti nel tribunale di Reggio, quando fui ascoltato dalla Commissione Antimafia dopo l’oscuramento del sito e la sospensione delle pubblicazioni dell’Ora della Calabria. Ma ho imparato ad apprezzarne il rigore e il piglio, quando, poco dopo il mio arrivo, in un intervento sul nostro giornale a proposito del commissariamento dei Comuni sciolti per mafia spiegò che sarebbe necessario prolungarlo non soltanto durante le elezioni ma anche per un certo periodo successivo all’insediamento della nuova amministrazione perché solo così si potrebbe veramente spezzare l’influenza delle cosche. Poi ne ho ascoltato la relazione in occasione della “Gerbera Gialla” in cui illustrò in termini molto chiari in quanti e quali modi si estendano i tentacoli della n’drangheta sul territorio calabrese, spesso favoriti da lobby oscure e infedeli di Stato. Non mi sembra affatto uno che fa crociate, che vuole schiaramenti o che cerca ribalta mediatica, come lascia intendere Sansonetti. Il direttore de “Il Garantista” aggiunge che Cafiero De Raho sarebbe contro la Chiesa ma è un assurdo, perché le esternazioni di papa Francesco e del presidente della Conferenza episcopale calabrese (oggi riunita per parlare proprio di quello che l’Osservatore Romano dopo il caso di Oppido Mamertina ha definito “pervertimento religioso”), monsignor Salvatore Nunnari, vanno nella medesima direzione del magistrato. Bergoglio ha detto con estrema chiarezza a Scalfari che ci sono tanti sacerdoti che sottovalutano l’influenza della mafia e non si levano abbastanza e tutti lo abbiamo letto e sentito.
Ma la superficialità è diffusa, a volte è ingenua, altre no. Può nascere da interessi precisi o dalla semplice vanagloria, oppure essere conseguenza della paura delle ritorsioni. Io credo che correttamente Cafiero De Raho abbia voluto semplicemente richiamare l’intera comunità calabrese, giornalisti e non, a non sottovalutare i mezzi (come le incursioni in pratiche religiose di lunga tradizione) con cui la n’drangheta tende a legittimare la propria supremazia territoriale. Sottovalutare questo aspetto come ha scritto il procuratore significa sul serio favorirne l’azione, consapevolmente o meno. Io l’ho sostenuto più volte, ma non sono nella squadra dei magistrati come sostiene, non senza alterigia, Sansonetti. Né credo lo siano Pollichieni, Musolino, Inserra, tanti altri giornalisti calabresi che sono intervenuti sulla questione di Oppido Mamertina stigmatizzando quell’inaccettabile inchino. Fra questi anche il vicesegretario nazionale e segretario regionale della Federazione nazionale della Stampa, Carlo Parisi, che ha di recente, dopo i sospetti insorti anche sulla processione di San Procopio, ricordato con veemenza quanto siano assurdi gli attacchi ai colleghi che rivelano queste realtà scomode, miranti a farli passare come dei denigratori della Calabria o degli smaniosi di protagonismo. Anche il sindacato dei giornalisti, secondo Sansonetti, scrive sotto… dittatura della magistratura? Perché il direttore è convinto che solo lui sia immune da questa influenza, così com’era convinto quando lasciò l’Ora della Calabria di essere diventato immune dall’influenze delle famiglie potenti della nostra regione e lo annunciò nell’editoriale di congedo, sparando accuse contro il suo ex editore e amico conviviale, Piero Citrigno, che poi invece è andato a salutare prima di lanciare la sua nuova creatura “Il Garantista”.
L’essere concentrati troppo su stessi, sulle proprie idee o sui propri business, a volte distrae da problemi molto seri in una regione come la Calabria. Mentre spiegavo alla Commissione Antimafia dei rapporti insoliti, non rientranti nelle consuete dinamiche delle aziende editoriali, tra Citrigno e De Rose, il nostro stampatore protagonista della telefonata del cinghiale, l’onorevole Dorina Bianchi mi domandò come mai il mio predecessore (Sansonetti, ndr) in tre anni di direzione non avesse ravvisato nulla d’insolito. Risposi che dovevano domandarlo a lui, perché non lo sapevo. Non so se gliel’abbiano mai domandato. Ma so che l’onorevole Bruno Bossio, grande estimatrice di Sansonetti, presentatasi all’audizione nonostante i duri attacchi che mi aveva rivolto (su Facebook e in una lettera inviatami al giornale, in cui cercava di farmi passare come uno che voleva ottenere da lei documenti giudiziari secretati), cercava per tutto il tempo di minimizzare la vicenda che riguarda noi dell’Ora, sostenendo che la sospensione delle pubblicazione fosse unicamente dovuta all’indisponibilità finanziaria dell’editore e non aveva alcuna relazione con il caso Gentile-De Rose. Questo nonostante ci fosse stato oscurato anche il sito, proprio il giorno in cui in un editoriale denunciavo la manovra di far finire la proprietà del giornale nelle mani di De Rose. Per la cronaca il legale di Bilotta, il nostro liquidatore, è quello stesso avvocato Celestino, che difese Adamo, il marito della Bruno Bossio nell’inchiesta “Why not”, e assiste anche i Citrigno: io lo conobbi nel suo studio, accompagnato lì da Alfredo Citrigno, pochi giorni dopo l’Oragate, quando lo stampatore che non aveva mai sollecitato i suoi pagamenti non riscossi, improvvisamente con una lettera che noi pubblicammo chiedeva tutto subito o avrebbe fatto fallire l’azienda.
Forse la drammaticità di quanto i colleghi dell’Ora e io abbiamo vissuto e stiamo vivendo, potrebbe rendermi troppo emotivamente coinvolto.
Per questo, riguardo all’attacco sferrato da Sansonetti contro De Raho, ho pensato di chiedere un parere ad Angela Napoli, ex presidente della Commissione Antimafia e tuttora impegnata in prima linea contro le influenze delle n’urine Ecco la sua valutazione: «Alcuni giorni fa evidenziavo sulla mia pagina Facebook lo stato di preoccupazione che sto vivendo alla luce sia di alcune sentenze giudiziarie sia di alcune cronache giornalistiche, a mio parere, eccessivamente garantiste e, sempre a mio parere, non utili a debellare il fenomeno mafioso ed i suoi collaterali. Oggi sono più che mai convinta che la preoccupazione ha ragione di permanere, ritenendo che sia in atto una “strategia” tendente ad isolare quei pezzi della Magistratura, delle Forze dell’Ordine, delle Istituzioni e della politica che realmente lavorano con coraggio non solo per reprimere la ‘ndrangheta ma anche per aiutare a sradicare quella sub-cultura mafiosa che per anni ha invaso alcuni cittadini calabresi.Ho parlato di “strategia” di isolamento: l’attacco al dottor Gratteri, apparso la scorsa settimana su “Il Garantista” e quello odierno al Procuratore Cafiero De Raho, sempre sullo stesso quotidiano, e che recano la firma del suo direttore responsabile, non possono che apparire, almeno ai miei occhi, ma sicuramente anche a quelli del comune lettore, proprio come tendenti a raggiungere l’obiettivo dell’isolamento. Sono convinta che tale obiettivo non verrà conseguito perché con piacere incomincio a registrare una voglia di riscatto nel cittadino calabrese. Questa voglia non potrà che portare alla rivolta nei confronti di tutti coloro che, dopo aver affossato, in supporto alla ‘ndrangheta, la nostra Calabria, oggi tentano ancora di mantenere a galla il “sistema malato” che sovrasta questa Regione. Ormai la stragrande maggioranza dei cittadini calabresi e’ in grado ed ha la volontà di saper distinguere il “bene” dal “male” e di saper anche quale “autobus” prendere per percorrere la strada della piena legalità».
venerdì 11 luglio 2014
Ci vuole la rivoluzione delle "coscienze", nessuno di noi deve più fingere di "non sapere" e di "non conoscere"
COMUNICATO STAMPA
SU
PROCESSIONE OPPIDO
In Calabria avevamo appena finito di gioire
per il tanto atteso anatema lanciato da Papa Francesco durante la sua visita
pastorale a Cassano ed eravamo, altresì, convinti che le parole del Santo Padre
sarebbero servite anche da ripensamento a don Meme' Ascone e a don Nuccio
Cannizzaro, nonché a quella parte della Chiesa calabrese, a volte troppo portata
a tentare di redimere i cuori dei mafiosi, ma, purtroppo, siamo stati costretti
ad assistere all'ultimo "ossequio" che i portatori della Vara con la
statua della Madonna delle Grazie di Oppido Mamertina hanno inteso riservare al
boss Peppe Mazzagatti e, quindi, alla 'ndrangheta tutta.
Sento il dovere di ringraziare il
maresciallo Andrea Marino, comandante della Stazione dei Carabinieri di Oppido
Mamertina, per il comportamento assunto nell'immediato, a dimostrazione di come
si possa attuare con i fatti, e non con le parole, il reale contrasto ai
criminali.
Ho insegnato ed ho anche diretto un
Istituto Scolastico nella cittadina di Oppido ed ho avuto quindi modo di
prendere atto, con grande rispetto, della fede cattolica di coloro che vivono
in quella comunità, ma non posso sicuramente condividere la commistione che
alcuni fedeli finiscono con l'avere tra fede e 'ndrangheta.
Va dato atto a Monsignor Francesco Milito,
Vescovo della Diocesi Oppido-Palmi, per aver avviato la riflessione sullo
svolgimento delle processioni che si svolgono sul territorio della Diocesi, e
per aver momentaneamente sospeso le stesse. Ed essendo convinta che il rito
delle processioni, purtroppo, in molte altre realtà della nostra Calabria tende a vedere la
commistione tra fede e 'ndrangheta, tenendo conto anche del fatto che i riti di
affiliazione interni a questa associazione mafiosa si servono di effigi sacre
facendo apparire la finta fede religiosa dei criminali, mi augurerei che gli
altri Vescovi calabresi uniscano analoga riflessione a quella assunta da
Monsignor Milito. Così come mi augurerei che la Chiesa rifiutasse qualsiasi
tipo di supporto economico elargito dai criminali o dalle loro famiglie.
Anche la Presidente della Commissione parlamentare antimafia, on. Rosy Bindi, ha da
subito attenzionato l'increscioso episodio ed ha invocato l'adozione per la
Calabria di un piano straordinario che possa davvero mettere "in ginocchio
la 'ndrangheta".
Ritengo, però, che non si possa
contemporaneamente sottacere su comportamenti collusivi di alcuni politici che
finiscono con l'incoraggiare la sfida
che la 'ndrangheta tenta di attuare anche nei confronti della Chiesa. Mi
riferisco, ad esempio, a quanto è accaduto a MELITO Porto Salvo, durante la
campagna elettorale per il rinnovo delle locali elezioni amministrative nel
2012, quando i candidati di una lista elettorale hanno portato in processione
la Madonna di Porto Salvo, pur già consapevoli di aver l'appoggio elettorale
del locale clan, tanto che eletti a capo della locale amministrazione dopo
qualche mese sono stati arrestati, sindaco compreso, nell'operazione
"ADA", con la pesante accusa di associazione mafiosa proprio perché
eletti con i voti del clan IAMONTE.
Adesso i c.d. "garantisti", pur
di evidenziarsi come tali, hanno iniziato con il "dagli
all'untore..", credendo così di annientare la 'ndrangheta, e
contemporaneamente di continuare ad aggraziarsi tutti coloro che con la stessa
sono collusi.
Personalmente sono molto stanca,
preoccupata ed amareggiata nel dover assistere a notizie così brutte che fanno
rimbalzare solo in negativo la nostra Calabria su tutte le cronache nazionali,
e sono sempre più convinta che non si possa continuare a delegare ad altri
l'individuazione della "medicina" utile ad abbattere questo
"cancro".
Ci vuole la rivoluzione delle
"coscienze", nessuno di noi deve più fingere di "non
sapere" e di "non conoscere". Anche i fedeli che partecipano
alle processioni, essendo per lo più dei luoghi dove le stesse si svolgono,
dovrebbero assumere atteggiamenti di repulsione e non di compiacimento,
allorquando accadono episodi come l'ultimo di Oppido.
Va assunta la consapevolezza dell’
asfissiante presenza della 'ndrangheta nelle nostre comunità, occorre bandire
ogni forma di "ossequio" verso i criminali e mettere da parte qualsiasi
remora nel contrasto dovuto a tali malavitosi. Se cattolici credenti dobbiamo
saper fare buon uso dell'aiuto datoci da Papa Francesco, e riuscire a non
consentire più che gli uomini della 'ndrangheta
possano continuare a mescolare il sacro con il profano, e tutti noi
diventare consapevoli del fatto che l'uomo 'ndranghetista lo è per tutta la
vita ed in quanto tale nessuno potrà mai assolverlo.
Angela Napoli
Consulente Commissione
Parlamentare Antimafia
Presidente
Associazione “Risveglio Ideale”
Taurianova, 11 luglio 2014
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giovedì 5 giugno 2014
mercoledì 4 giugno 2014
In Calabria deve partire la caccia ai cinghiali feriti
Angela Napoli: «In Calabria deve partire la caccia ai cinghiali feriti»
Angela Napoli torna ad abbracciare i giornalisti dell’Ora della Calabria e risponde alle domande del direttore Luciano Regolo in una lunga intervista in diretta web. «In Calabria deve partire la caccia ai cinghiali feriti”, ha evidenziato l’ex parlamentare riferendosi «al nostro cinghiale ferito» Tonino Gentile e «al nuovo cinghiale ferito non eletto alle elezioni europee Giuseppe Scopelliti».
E’ un’amicizia di facciata e di utilità» quella tra i due uomini di centrodestra, e quanto false fossero le dichiarazioni dell’uno nei confronti dell’altro in occasione delle dimissioni da Sottosegretario oppure sulla candidatura alle europee nonostante la condanna per abuso d’ufficio lo dimostra l’ultimo risultato elettorale.
«Sul caso dell’Ora la magistratura non può più chiudere gli occhi. Ormai possiede tutti gli elementi per prendere i dovuti provvedimenti», sostiene Angela Napoli, in redazione per «esprimere solidarietà ed evidenziare una situazione anomala che ad oggi nasconde raggiri non ben definibili ma che continuano a intaccare la libertà di stampa in Calabria e il diritto all’occupazione dei giornalisti».
Andiamo per gradi e apriamo il capitolo Fincalabra. Umberto De Rose potrebbe riconquistare la poltrona della presidenza della finanziaria regionale in quello che Angela Napoli definisce «l’ultimo atto indecente e osceno attuato dalla giunta e dal consiglio regionale nella sua maggioranza, che definire tale è un modo di dire perché non c’è stata la voce dell’opposizione».
Secondo capitolo: l’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza. «A una sollecitazione fatta a Scopellii sulla rimozione del direttore generale dell’Asp di Cosenza in tempo utile, non si mosse nulla –racconta l’ex deputata- lasciando che la situazione venisse decisa dalla magistratura. E poi il sostituto che arriva da Roma, molto vicino all’ex governatore Polverini oggi passata a Forza Italia, al di là delle sue competenze e dei meriti non si capisce come si trovi qui». Tornando alla stretta attualità, apriamo il terzo capitolo: la conclusione della consiliatura regionale. «Ci sono situazioni molto anomale, a partire dalla legge elettorale regionale che penalizzerà i più deboli in politica, a dimostrazione che la politica del malaffare e della collusione ha interessi a continuare a dilagare nella nostra regione». E ancora una volta, sottolinea Angela Napoli, è stato fatto passare in sottordine il tentativo di introdurre la doppia preferenza di genere. «La cosa che mi ha doppiamente delusa –ha proseguito l’ex parlamentare rispondendo alle domande del direttore Regolo- è il comportamento della cosiddetta opposizione, che con l’alibi del mancato accoglimento di alcune richieste da parte della maggioranza ha abbandonato il consiglio regionale. Non esiste alcuna parola detta sulle malefatte di questa giunta regionale. Questo abbandono è la dimostrazione palese di come l’opposizione sia stata assente, anzi compiacente, su quanto ha gestito la vita della nostra regione in questi quattro anni». Il quinto capitolo si apre sul futuro politico della Calabria. Le primarie? «Verrebbero vinte da chi ha potere e da chi è ben visto dalla ‘ndrangheta», avverte Angela Napoli nel ricordare che pochi giorni prima della scelta delle candidature per le elezioni europee, il procuratore di Reggio Calabria Federico Cafiero de Raho avvertì la commissione parlamentare antimafia: «La ‘ndrangheta sta cercando il candidato sul quale far convergere voti e interessi». Sesto capitolo della saga: il rapporto tra Scopelliti e gli organi d’informazione. Non sfugge –ha fatto notare la Napoli- ad esempio, che nell’ufficio stampa regionale sia stato assunto un tale Meduri, per niente a caso figlio dell’ex senatore Renato Meduri. «Scopelliti è sempre stato abituato ad avere la stampa dalla sua parte», dice in maniera diretta l’ex deputata protagonista di un episodio: «Qualche anno fa, quando ero in Futuro e Libertà, organizzai una manifestazione sulla legalità alla quale invitai l’allora presidente Gianfranco Fini e altre personalità. Non invitai Scopelliti perché pensavo già allora che non era la persona più indicata per parlare di legalità. Lui venne lo stesso per salutare il presidente Fini. Quando feci il mio intervento, ringraziai tutti gli intervenuti tranne lui e il giorno dopo i giornali mi attaccarono». Questo idillio tra Scopelliti e le testate è finito quando «i giornalisti hanno iniziato a pubblicare fatti e inchieste che lo riguardano, limitandosi solo a fare il proprio lavoro». Un regime, secondo Angela Napoli, vicino a «una forma di dittatura che limita la libertà di stampa o quantomeno la corretta informazione dei cittadini». Sempre a proposito di stampa, all’ex parlamentare non piace troppo il nome del nuovo giornale di Piero Sansonetti, il Garantista: «La Calabria ha bisogno più che mai di un garantismo nei confronti delle vittime, non di chi commette reato». Né le sono piaciute due presenze, alla presentazione della testata a Reggio Calabria: quelle di Demetrio Naccari Carlizzi, intercettato mentre preannunciava azioni legali contro il giornalista del Quotidiano della Calabria Michele Inserra, di entità tale che avrebbe dovuto «vendersi un rene» per risarcirlo, e di don Nuccio Cannizzaro che ha reso in un processo dichiarazioni contro il testimone di giustizia Tiberio Bentivoglio. Fin qui il vivace intervento di Angela Napoli in redazione. Ma c’è un’altra novità, o meglio una promessa. Il direttore Luciano Regolo ha annunciato la costituzione di un comitato etico sull’editoria, del quale ha invitato Angela Napoli a farne parte, e ha dato una rassicurazione ai lettori e a chi vuole tapparci la bocca: «Andiamo avanti nella nostra battaglia, torneremo presto in edicola».
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