mercoledì 30 settembre 2009

La relazione del Censis sul condizionamento delle mafie

Nell’illustrare il rapporto Censis relativo al condizionamento delle mafie sull’economia, la società e le istituzioni del Mezzogiorno, il senatore Giuseppe Pisanu, Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, ha affermato che le organizzazioni criminali oggi “prosperano silenziosamente, lasciandosi alle spalle i grandi delitti e le stragi, per concentrarsi sugli affari e sulla politica, dosando oculatamente l’uso della intimidazione e della violenza e, in definitiva, contendendo allo Stato le sue funzioni fondamentali”.

Affermazione sicuramente condivisibile e veritiera e che non può non attestare la bontà delle numerose indagini giudiziarie avviate in Calabria, dalle quali emergono le potenzialità della ‘ndrangheta sugli appalti pubblici, sugli affari in genere, quali la sanità e l’ambiente, e sulla politica.

Proprio per questo nel ribadire la bontà del lavoro delle Forze dell’Ordine e di buona parte della Magistratura calabrese, mi spiace constatare come tale lavoro viene spesso purtroppo inficiato dai processi, quasi sempre di secondo grado, attuati presso le Corti d’Appello.

Sicuramente sarà responsabile la legislazione vigente, che assolutamente in tal senso necessita di adeguata rivisitazione, ma appare davvero inaccettabile dover leggere di sentenze giudiziarie in base alle quali non vi sarebbero interessi della ‘ndrangheta sui lavori dell’autostrada SA – RC, così come non vi sarebbero collusioni tra ‘ndrangheta, imprenditoria e politica nel settore dei rifiuti, o ancora non vi sarebbero interessi criminali e politici nella sanità regionale.

Inaccettabile, non solo perché non si incidono il sistema di collusione ed il potere della ‘ndrangheta, ma perché viene inficiata la bontà delle indagini investigative che con tanti sacrifici sono state attuate dalle Forze dell’Ordine e da quella parte della Magistratura calabrese che sentenzia correttamente giustizia e rende libera la gente onesta della nostra collettività.

On. Angela Napoli
Componente Commissione Parlamentare Antimafia

Roma, 30 settembre 2009

domenica 27 settembre 2009

Le mie considerazioni sul coordinamento regionale del PdL

Apprendo dalla stampa i nomi dei componenti del parlamentino calabrese del PDL, per la cui costituzione non sono mai stata interpellata, nonostante la fiducia politica e personale da me costantemente riposta nei confronti del Coordinatore regionale, Giuseppe Scopelliti. Proprio a lui rammento che, fin dall’inizio dell’attuale legislatura, risulto iscritta al gruppo parlamentare del PDL alla Camera dei Deputati e che la mia attività è stata sempre svolta, anche se in piena autonomia, quale rappresentante dello stesso gruppo.
Una mia personale considerazione: nel mentre tra i componenti del Coordinamento regionale vi sono donne e uomini degnissimi di farne parte, registro la presenza di altri che nulla avrebbero a che fare in merito a decisioni che dovrebbero essere assunte per portare la nostra Calabria ad una svolta improntata soprattutto sull’etica e sulla morale.
Dopo aver ricevuto l’ennesimo ed immeritato “schiaffo”, comunico ufficialmente che da oggi mi riterrò libera di svolgere l’attività politica senza alcun vincolo di appartenenza, e con il solo intento di rispettare le istanze e le problematiche dei cittadini calabresi nonché i valori elencati nel manifesto dell’Associazione “Risveglio Ideale”, da me presieduta.

On. Angela Napoli

Roma, 25 settembre 2009

giovedì 24 settembre 2009

Il Congresso su Gioacchino da Fiore non può essere tramutato in un seminario della Sinistra

Ho preso visione del programma relativo al VII° Congresso Internazionale di Studi Gioachimiti che ha iniziato i suoi lavori in data odierna a San Giovanni in Fiore (CS). Il Congresso avrà come tema “Pensare per Figure – Il pensiero diagrammatico - simbolico di Gioacchino da Fiore” e vedrà la partecipazione di noti studiosi italiani e stranieri.
Mi spiace che gli illustri partecipanti al Congresso saranno costretti a vedere ancora ingabbiata ed in parte sequestrata l’Abbazia Florense e che la valenza culturale dell’incontro possa essere stravolta con la presentazione a latere dell’ultimo libro di Veltroni e lo spettacolo del Maestro Piovani, guarda caso entrambi di sinistra.
Il restauro dell’Abbazia Florense, purtroppo, è ancora fermo, malgrado l’attenzione di politici ed intellettuali; d’altra parte sul prezioso monumento l’Amministrazione locale non ha manifestato alcuna volontà di risolvere il problema.
Sinceramente non posso condividere che il Centro Studi Gioachimiti consenta che venga tramutato in campagna congressuale di sinistra un seminario di studio sul pensiero simbolico di Gioacchino da Fiore, nel mentre sarebbe stato opportuno trasmettere il messaggio di speranza, insito nella sua filosofia, che ha alla base i principi della giustizia e della solidarietà, indispensabili alla società calabrese.

On. Angela NAPOLI

Roma, 24 settembre 2009

martedì 22 settembre 2009

La gestione di Loiero e Pirillo dei contributi all'agricoltura calabrese

Non sono riuscita ad astenermi dal leggere la lettera aperta che Nicola Cilento, Presidente Confagricoltura Calabria, ha indirizzato al Governatore Loiero.
Nella lettera vengono addebitate alla burocrazia regionale le difficoltà degli imprenditori agricoli calabresi a causa delle procedure del Piano di Sviluppo Rurale 2007/2013 che soltanto nelle ultime settimane hanno portato alla pubblicazione delle graduatorie provvisorie relative a più misure. E, purtroppo, le istanze non ammissibili degli imprenditori agricoli calabresi superano di gran lunga quelle ammissibili, con tutte le conseguenze del caso e la paradossale situazione che porta gli esclusi a non avere i tempi tecnici per presentare le nuove istanze sulle stesse misure per il biennio 2010/2011.
Non ritengo che l’alibi della burocrazia regionale possa giustificare la difficoltà nella quale sono stati posti i nostri imprenditori agricoli, giacché la stessa burocrazia regionale non ha impedito di procedere celermente, senza alcun bando ad evidenza pubblica, e peraltro nel pieno della campagna elettorale per le europee e provinciali di Cosenza e Crotone, all’approvazione delle graduatorie e assegnazione dei fondi per la realizzazione di interventi relativi ad ammodernamento delle strutture produttive e di trasformazione di cui al Decreto Legislativo 143/97.
E se non erro l’Assessore Regionale all’Agricoltura in quel periodo risultava candidato nella competizione elettorale per il Parlamento Europeo, del quale è riuscito a diventare componente ed ha consentito, altresì, al Governatore Loiero di appropriarsi della delega del settore regionale in aggiunta a quelle di cui lo stesso Governatore era già in possesso.
Non posso che invitare Magistratura e Corte dei Conti ad attenzionare il Decreto n. 9074 del 27 maggio 2009 (pubblicato sul BUR n. 23 del 05.06.2009) del Dirigente Generale della Regione Calabria, Dipartimento n. 6 Agricoltura, Foreste, Forestazione, e la relativa graduatoria allegata, al fine di verificare i criteri e a beneficio di quali Ditte siano stati elargiti contributi in campagna elettorale.

On. Angela NAPOLI
Componente Commissione Nazionale Antimafia

Roma, 22 settembre 2009

La sanità di Vibo Valentia e gli incarichi "contestati" del direttore generale Curia

Le varie problematiche della sanità vibonese avevano già fatto rilevare in passato numerose critiche e prese di posizione. Negli ultimi mesi ho avuto modo di leggere le perplessità e le contestazioni avanzate da più parti rispetto alle procedure seguite dal Direttore generale dell’ASP di Vibo Valentia per l’assegnazione delle nuove posizioni organiche.
Proprio le vicende della sanità di quella provincia avrebbero richiesto l’assegnazione di figure professionali estremamente competenti ed, invece, varie organizzazioni sindacali, ad iniziare dall’UGL , hanno denunziato criteri di scelta basati su “equilibri politico-sindacali interni ed esterni”, a tutto svantaggio della professionalità.
Personalmente non posso che condividere le perplessità emerse, ricordando, tra l’altro che durante l’ultima competizione elettorale il Governatore della Regione Calabria ha decretato il cambio dell’incarico da Commissario a Direttore generale del dottor Rubens Curia.
Non dimentico che a Vibo impera sempre il dominio politico di Ottavio Bruni, il quale starebbe addirittura per diventare capo gabinetto del Presidente Loiero!
Guai a chi osa mettere “il bastone tra le ruote” e chi come il dottor Francesco Massara, Presidente dell’Ordine dei Medici Veterinari di Vibo Valentia osa parlare di “favori” a discapito delle “professionalità” e della “meritocrazia”. Nei confronti del dottor Massara l’ASP ha persino avviato un procedimento disciplinare.
Non posso che prendere atto che l’ASP avvia celermente i procedimenti disciplinari nei confronti persino del Presidente dell’Ordine dei Medici Veterinari, il quale si sarebbe ”macchiato” del coraggio nell’evidenziare i “favoritismi”, nel mentre la stessa ASP nasconde le responsabilità di coloro che hanno provocato le morti per malasanità e di quella parte della ‘ndrangheta che all’interno della stessa Azienda continua a fare i propri interessi.

On. Angela NAPOLI
Componente Commissione Nazionale Antimafia

Roma, 22 settembre 2009

mercoledì 16 settembre 2009

L'interpellanza sulla Sanità in Calabria, sul suo commissariamento e sulla transazione dei debiti extrabudget

La sottoscritta chiede di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri e i Ministri del lavoro, salute e politiche sociali e dell’economia e delle finanze:

Per sapere – Premesso che:

- nei giorni scorsi la Giunta regionale della Calabria ha approvato il cd. “Piano di rientro” che dovrebbe risanare il deficit sanitario di quella Regione;

- voci di corridoio, riportate anche dalla stampa regionale, hanno riferito che il citato cd. “Piano di rientro” sarebbe stato elaborato a Roma da Agenas e Kpmg e non dalla apposita speciale Commissione insediata in Calabria, tant’è che un Componente di quest’ultima ha inizialmente dichiarato di disconoscerne il contenuto ;

- a seguito dell’approvazione del cd. “Piano di rientro” il Governo nazionale sta inspiegabilmente tergiversando rispetto al commissariamento del settore sanità in Calabria, fermo restando che, ad avviso dell’interpellante, l’incarico non potrebbe essere affidato all’attuale Governatore, il quale non solo è corresponsabile dell’aumento, nell’ultimo quadriennio, del trend di spesa sanitaria regionale, ma continua, in modo assurdo, a mantenere la delega del settore da oltre un anno;

- il debito emerso dai dati contabili non consente la quantificazione reale dello stresso;

- il cd. “Piano di rientro” è di fatto un semplice documento che si traduce in una mera dichiarazione di intenti;

- nel mentre veniva predisposto ed approvato il cd. “Piano di rientro”, che tra l’altro, e non è cosa da poco, comporterà pesanti sacrifici per i cittadini calabresi, la Giunta Regionale definiva tranquillamente acquisizioni di prestazioni ospedaliere dalle strutture private che da quasi cinque anni non rinnovano i contratti ai propri dipendenti ed autorizzava ben 333 assunzioni nelle Aziende sanitarie ed ospedaliere;

- Ed ancora, nel mentre la Giunta Regionale approvava il cd. “Piano di rientro”, definito “Piano di riqualificazione e riorganizzazione sanitario”, esattamente in data 12 agosto 2009 l’Azienda Sanitaria Ospedaliera (ASP) di Cosenza, diretta da Franco Petramala, uomo vicino al Governatore Loiero, firmava una inefficacie transazione dei crediti pregressi delle case di cura; sul credito complessivo preteso di 73,219 milioni, la transazione è stata chiusa a 39,2 milioni, oltre gli interessi;

- la transazione è stata sottoscritta senza alcun supporto giuridico e legislativo, considerata la decisione del Consiglio di Stato n. 8/2006 che ha eliminato la possibilità di transigere sugli imposti extrabudget e la delibera di Giunta regionale n. 169 dell’8 marzo 2007 (BUR n. 7 del 7 aprile 2007), sottoscritta dal Presidente Loiero, in cui al punto 11 esclude espressamente il diritto al riconoscimento dell’extrabudget , ai sensi della sentenza del Consiglio di Stato Adunanza Plenaria n. 8/2006;

- quanto sopra esposto dall’interpellante è riscontrabile nei due post, datati 13 e 14 settembre 2009, pubblicati sul blog “ Guardie o Ladri” del Sole 24 Ore, a cura di Roberto Galullo;

- all’interpellante nasce il fondato timore che nel debito da ripianare, con pesanti sacrifici dei cittadini calabresi, possano essere aggiunte somme in realtà non dovute, con una quantificazione del debito, di per sé già consistente , maggiore di quello reale:

- i motivi per i quali il Governo Nazionale non abbia provveduto a tutt’oggi al commissariamento della sanità calabrese, per come dovuto e come, peraltro, più volte richiesto dall’interpellante attraverso la presentazione di atti ispettivi , sempre privi di risposta;

- se non ritengano di affidare l’eventuale incarico di commissario a Persona diversa dall’attuale Governatore della Calabria;

- se nella verifica del “Piano di rientro” siano stati inseriti importi relativi a transazioni dell’ultima ora, che potrebbero riguardare, come quella sopra richiamata dall’interpellante, debiti non riconoscibili.

On. Angela NAPOLI

Roma, 16 settembre 2009

Operazione Sharks: ennesimo successo delle Forze dell'Ordine

Davvero encomiabile ed infaticabile l’attività delle Forze dell’Ordine e della DDA di Reggio Calabria.
L’operazione “Sharks”, che questa mattina è stata condotta dai Carabinieri della Compagnia di Locri e del Comando Provinciale di Reggio Calabria e dagli uomini della Polizia di Stato del Commissariato di Siderno e della Squadra Mobile di Reggio Calabria, ha inciso pesantemente sulla cosca criminale Cordì di Locri.
Finalmente, grazie alla capacità investigativa delle Forze dell’Ordine, sono stati colpiti lo strapotere e gli interessi di questa nota famiglia della ‘ndrangheta calabrese.
Bene, tra l’altro, l’intervento coordinato di repressione e prevenzione che ha portato contemporaneamente a ben 29 arresti ed al sequestro di beni.
La pluralità di reati, tra i quali le infiltrazioni negli appalti pubblici, che coinvolgono le persone arrestate, evidenziano la potenzialità, la pervasività e la pericolosità degli uomini della ‘ndrangheta, i quali riescono ad imporre le loro leggi e a dettare ordini, persino, se sottoposti al regime del 41 bis. Più che giusto, pertanto, l’aggravamento di tale regime carcerario e di isolamento come previsto nelle recenti norme varate dal Parlamento in materia di contrasto alla criminalità organizzata.

On. Angela Napoli
Componente Commissione Parlamentare Antimafia

Roma, 16 settembre 2009

venerdì 4 settembre 2009

Calabria: i problemi, le elezioni regionali, l'etica e la moralità dei candidati

Non dovremmo finire mai di compiacerci e ringraziare le Forze dell’Ordine e buona parte della Magistratura calabrese per i risultati conseguiti nella lotta alla criminalità organizzata. Grazie al lavoro delle Forze dell’Ordine e di quella parte della Magistratura che non si è lasciata “investire” da incarichi affidati dalla politica regionale, quasi tutti i capi delle cosche della ‘ndrangheta e numerosi pericolosi latitanti sono stati assicurati alla giustizia.
E se è pur vero che ancora c’è la parte della ‘ndrangheta disposta a far scorrere sangue per le strade della Calabria (vedi arresti di ieri di Roberto e Giuseppe Piccolo), è altrettanto vero che la maggiore preoccupazione odierna deriva da quella parte della criminalità organizzata che “con abiti distinti” ha pervaso Istituzioni, pubblica Amministrazione, Politica e Imprenditoria della Regione.
Chi risiede e vive in Calabria non può disconoscere il sistema malato che la pervade, non può fingere di ignorare che spesso la ‘ndrangheta è servita da alibi per giustificare la disamministrazione della cosa pubblica, il mancato sviluppo e la creazione di un imperante sistema di malaffare e di corruzione.
Ed è proprio questo malato sistema che soverchia l’intera Calabria ad aver portato la nostra Regione ad essere disattenzionata dai Governi nazionali ed a divenire isolata non solo dal contesto Italia, ma anche all’interno delle altre Regioni meridionali.
Sanità, ambiente, occupazione, viabilità, trasporti: piaghe regionali di fronte alle quali il Governo nazionale ritiene di soddisfare la propria coscienza con l’invio di Ispettori chiamati a redigere corrette relazioni informative che puntualmente, però, andranno ad aumentare il numero di quelle già giacenti da anni nei vari Ministeri.
E’ da tempo che ritengo che la Calabria potrà ritornare Regione integrata nel contesto nazionale solo se i suoi cittadini lo vorranno, ritrovando l’orgoglio che dovrebbe essere innato.
Innanzitutto la Calabria non può continuare ad essere terra di conquiste e fortune elettorali, neanche per coloro che, pur calabresi, hanno scelto altrove le rispettive residenze: i veri problemi della Calabria possono essere conosciuti ed avviati a soluzione solo da chi li vive realmente.
Il mondo imprenditoriale calabrese dovrebbe trovare quel coraggio che a molti finora è mancato, non facendo penetrare l’illegalità nell’economia legale della Regione.
Il mondo politico è quello che sicuramente oggi ha maggiori responsabilità per il futuro della Calabria. Destra, Sinistra e Centro stanno solo pensando a conquistare o a mantenere posizioni di potere e di comodo, nel mentre la malasanità calabrese miete vittime innocenti, i lavoratori trovano chiusi i cancelli delle loro Aziende, i turisti cancellano questa Regione dalle loro mete vacanziere, la strada statale 106 continua a dover essere definita “la strada della morte”, la Società che opera nel Porto di Gioia Tauro rischia di creare 1.500 nuove unità di disoccupati, Trenitalia, dopo aver di fatto annientato la linea ferroviaria ionica, interrompe a metà Calabria il trasporto a lunga percorrenza, i rifiuti radioattivi disseminati a largo delle coste calabresi ed interrati sulle montagne del Pollino e dell’Aspromonte aumentano i rischi di tumore.
Nessuno parla più di liste elettorali, di qualità dei candidati, di etica, di moralità, di politica sana, di servizio, di impegno disinteressato, di meritocrazia, di efficienza delle Istituzioni, di isolamento di ogni “zona grigia”, della necessità di far allontanare la politica dalla sanità, di promuovere la cultura del sapere. Anzi, forse qualcuno pensa, erroneamente, che la rivoluzione culturale e politica possa avvenire solo ed esclusivamente attraverso un ricambio generazionale!
Credo sia dovere di ogni cittadino calabrese ed ancor più di ogni donna o uomo politico che abbia a cuore le sorti di questa Terra, battersi affinché le prossime elezioni regionali garantiscano un Consiglio regionale i cui componenti risultino dotati di etica, di moralità, di competenza e di impegno disinteressato ed una guida, rappresentata da Governatore e Giunta, che operi nell’esclusivo interesse della comunità.

On. Angela Napoli

Taurianova, 04 settembre 2009

venerdì 28 agosto 2009

Il quotidiano Latina Oggi sullo scioglimento del comune di Fondi (LT)

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L'articolo di Strill.it sul disegno di legge "Lazzati"

di Claudio Cordova - Se il 15 settembre la Commissione Giustizia della Camera dei Deputati dovesse arrivare a una soluzione condivisa, dando un forte impulso, dopo sedici anni di nulla, al disegno di legge Lazzati, il merito sarà soprattutto dell’onorevole Angela Napoli del Popolo della Libertà.
E’ la deputata calabrese, infatti, la relatrice e prima firmataria della proposta, che si dipana in tre articoli: l’onorevole Napoli ha elaborato una proposta assai incisiva per tentare di estirpare la collusione di politici che, soprattutto nelle regioni meridionali, si appellano al capocosca di turno per rastrellare voti utili per l’elezione in consiglio comunale, in quello regionale o, addirittura, in Parlamento. Il disegno di legge Lazzati, infatti, riguarda proprio quel voto di scambio che sancisce l’inquietante abbraccio tra mafia e politica. Da uno a sei anni di carcere la pena prevista dal disegno di legge Lazzati, sia per il sorvegliato speciale che faccia propaganda, sia per il candidato che la solleciti. Il quale, se eletto, dovrà rinunciare.
Sarebbe una mannaia sì per l’affiliato di turno, ma, soprattutto, per i politici collusi, salvati, fino a questo momento da una legislazione, quella vigente, troppo permissiva che considera “voto di scambio” riconosciuto solo dove sia dimostrata una elargizione di soldi in campagna elettorale. La politica ha bisogno della mafia perché essa porta in dote una cospicua dote di voti, la mafia ha bisogno della politica per la spartizione delle poltrone, degli appalti e, perché no, per l’emanazione di leggi compiacenti.
Il legame va spezzato e, in attesa di una rivolta morale, una legge dura può essere un deterrente fondamentale. Il codice di autoregolamentazione dei partiti proposto dalla Commissione Parlamentare Antimafia presieduta da Francesco Forgione, per quanto nobile come iniziativa, si è infatti rivelato del tutto inefficace.
La discussione sul disegno di legge Lazzati è stata avviata già nel mese di giugno e la riunione del 15 settembre potrebbe essere decisiva perché l’intento di Angela Napoli è quello di arrivare a una proposta unificata (alcuni parlamentari, tra cui Rosa Calipari, Doris Lo Moro, Roberto Occhiuto e Mario Tassone hanno presentato una proposta molto simile alla sua, ndr) che possa essere approvata in sede legislativa, evitando così l’iter di approvazione in Aula e arrivare in Senato in tempi brevissimi.
Serve l’unanimità, però.
Ma non è così semplice. E’ la stessa Angela Napoli, contattata telefonicamente da strill.it a rivelarlo: “Ho pregato i colleghi dei vari gruppi politici – dice - di valutare le proposte di emendamento senza indebolire lo schema generale della proposta, ma mi sto scontrando contro pressioni contrarie molto forti anche perché trasversali”.
Sì, perché per alcuni deputati, anche calabresi, tanto di centrodestra, quanto di centrosinistra, la proposta di legge firmata da Angela Napoli sarebbe troppo dura. Legittimo, ovvio, interrogarsi sui motivi che spingono tali parlamentari a mettere in atto una così tenace opposizione.
Anche perché un vecchio adagio dice “male non fare, paura non avere”…
Delle pressioni non ha certamente paura Angela Napoli: “Vado avanti per la mia strada – dice – cercherò di fare andare in porto questo disegno essenziale per la lotta contro la criminalità organizzata. Spero che alla fine prevalga una linea dura e al momento ho avuto il conforto della Presidente della Commissione Giustizia, Giulia Bongiorno, che si è detta favorevole alla mia proposta”.

mercoledì 26 agosto 2009

L'articolo di Amantea.net sull'incontro di Soverato (CZ)

Grazie Angela Napoli. Grazie per aver partecipato l’incontro di Soverato. Senza di te non sarebbe stato lo stesso. Grazie per affermare sempre il tuo essere libera anche partecipando ad incontri nei quali non si può non essere critici verso certi politici di tutte le parti politiche. Grazie per continuare a fare il netto distinguo tra partiti e partitocrazia, da idealismo ed opportunismo. Grazie perchècontinui a “salvare” i partiti ("I partiti politici, in cui io credo ancora, devono reagire”) pur essendo fortemente critica verso chi li usa, se non li occupa. Grazie per essere contemporaneamente critica (“Come negli ultimi cinque anni ho criticato l’amministrazione di centrosinistra, ho anche detto che questa regione non ha certamente avuto un’opposizione degna di questo nome) ma anche onesta e leale, riconoscendo i limiti del centrodestra (molto grandi se mi permetti).
Grazie per quelle verità terribili che continui a proclamare con la forza della dignità e senza l’arroganza e la prosopopea del potere (L’opposizione ha creato un trasversalismo di comodo, di potere e di opportunismo, che ha consentito l’incancrenirsi di situazioni oramai divenute emergenziali. “Non c’è settore della nostra vita calabrese nel quale non si debba parlare di stato emergenziale. Grazie, infine, per la constatazione che (In Calabria c’èuna collusione nella pubblica amministrazione che deve veramente preoccupare e far risvegliare un senso di responsabilità I partiti politici, in cui io credo ancora, devono reagire”. Ed è questa l’unica nota stonata che mi sembra di dover sottolineare. Sei davvero sicura che la classe politica sia così libera da voler reagire? Esiste ancora l’idealità nei nostri partiti o essi sono la casa nella quale abitano i “trasversalisti di comodo, di potere e di opportunismo”. Esiste davvero la voglia di riscatto della società calabrese e quando questa dovesse emergere sei sicura che le “forze” che finora hanno mantenuto la Calabria dove è non interverranno massicciamente per fermare il tutto? Quanta gente che voleva cambiare è stata mandata via ( anche con il promoveatur ut amoveatur).
Quanti scandali hai denunciato senza essere riuscita a far cambiare una società che ha nell’animo la giustizia e nelle mani il compromesso? Ti sembra logico che l’assessore ai lavori pubblici della Calabria dica che “con l’aiuto di Dio la Salerno Reggio Calabria sarà finita entro il 2020?” Cioè quando sarà già vecchia! Ti sembra possibile che il Tirreno cosentino (quasi 40 comuni, oltre 130 mila abitanti che d’estate si triplicano) possa continuare ad usare una statale come la 18 che non ha sufficienti ed idonee bretelle con l’interno e l’autostrada? Ti sembra possibile che la Procura di Paola debba sequestrare decine di impianti di depurazione? Ti sembra affrontato seriamente il gravissimo problema del mare? Quale turismo avremo con un mare “verde” ? Forse davvero occorre mettere insieme (tutti) gli uomini onesti e di buona volontà per cambiare un destino(quello della Calabria) che sembra già orribilmente scritto!

Giuseppe Marchese

mercoledì 19 agosto 2009

La precisazione sulle notizie odierne del Quotidiano della Calabria

Apprendo da alcuni organi di stampa regionali che martedì prossimo Filippo Callipo lancerà la sua candidatura a Presidente della Regione Calabria con la formazione “Liberamente Calabresi”, i cui sostenitori sarebbero “gli onorevoli Luigi De Magistris e Angela Napoli”.
Ho il dovere di precisare che il 25 p.v. parteciperò a Soverato, su invito dell’Associazione socio – culturale Calabria Futura, all’incontro – dibattito sul tema: “Rinnovamento e legalità: unica via per lo sviluppo”.
Non sono assolutamente a conoscenza dell’iniziativa di Filippo Callipo e, pertanto, mi dichiaro estranea a quanto riportato da “Il Quotidiano della Calabria” nell’edizione odierna.

On. Angela Napoli

Taurianova, 19 agosto 2009

martedì 18 agosto 2009

L'ennesimo importante risultato degli uomini della Squadra Mobile di Reggio Calabria

Un sincero plauso agli uomini della Squadra Mobile di Reggio Calabria, guidati dal dott. Renato Cortese, per il nuovo importante risultato nel contrasto al crimine organizzato, conseguito con la cattura del boss della ‘ndrangheta Paolo Rosario De Stefano, reggente della omonima cosca.
Desta preoccupazione la constatazione della spavalderia usata dai boss, i quali si permettono di trascorrere parte della loro latitanza, vivendo addirittura nei periodi estivi in località turistiche con i propri familiari.
E desta ancora maggiore preoccupazione come gli stessi boss riescano ad entrare in possesso di documenti falsi, rilasciati da compiacenti “personaggi” che operano all’interno di qualche Ente locale del reggino.

On. Angela Napoli
Componente Commissione Parlamentare Antimafia

Taurianova, 18 agosto 2009

FONDI: ANGELA NAPOLI (PDL), NON C'E' MAI STATO UN CASO COME QUESTO

L'intervista di Articolo21.info


Roma, 17 ago. (Adnkronos) - "In tutti gli anni di applicazione dello strumento di scioglimento dei consigli comunali per mafia non c'e' mai stato un caso come quello di Fondi". A dirlo e' Angela Napoli (Pdl), deputata e componente della commissione antimafia, in una intervista a Econews, che aggiunge: "Qualche anno fa in Calabria c'e' stata un'esperienza che ho vissuto sulla mia pelle, sempre sotto il governo Berlusconi, per arrivare allo scioglimento del consiglio comunale di Lamezia Terme".
"Allora c'era una amministrazione comunale a Lamezia Terme di centro-destra e c'erano state pressioni costanti che avevano fornito garanzia sul non scioglimento del comune di Lamezia da parte di esponenti del governo del tempo. E io ho l'impressione -prosegue Angela Napoli- che la stessa cosa stia accadendo ora. Solo che allora c'era un ministro dell'Interno di nome Pisanu che ha avuto il coraggio di andare fino in fondo e di non guardare l'appartenenza dello schieramento politico. Se non si fa pulizia in casa propria non si ha il diritto di farla in casa d'altri. Sono ferma su queste posizioni".
"Un ministro degli Interni dovrebbe minacciare le dimissioni per una cosa di questo genere, perche' non possiamo dire che combattiamo la mafia e poi chiudiamo gli occhi dove non ci interessa", aggiunge Angela Napoli, sottolineando che "intanto non si vuole tener conto a causa del mancato scioglimento della presenza della 'ndrangheta nel Lazio, nonostante ci siano gia' stati casi, ricordiamo Nettuno gia' sciolto per infiltrazione mafiosa, nonostante giorno dopo giorno la 'ndrangheta appaia presente nel Lazio con un'attivita' di riciclaggio spaventosa, vedi gli ultimi sequestri avvenuti al centro di Roma".
"Non si tiene assolutamente conto della capacita' che ormai ha la 'ndrangheta di infiltrarsi nelle istituzioni, nell'amministrazione pubblica e locale", insiete Angela Napoli che dice poi:"Io non riesco a comprendere come mai la volonta' del ministro Maroni viene accolta dal governo e dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi per qualsiasi scelta anche in termini legislativi e non sia stata invece accolta rispetto alla proposta che lo stesso ministro ha portato rispetto allo scioglimento".
"E non e' vero che la modifica della vecchia normativa sullo scioglimento degli enti locali impone che lo scioglimento possa essere fatto solo se figurino indagati tra gli amministratori locali. Questo e' falso. E' vero -conclude Angela Napoli- che in base alla rivisitazione della legge si deve sentire l'autorita' giudiziaria ma io penso che, alla luce degli arresti che sono stati fatti, se effettivamente avessero sentito in base alla nuova normativa l'autorita' giudiziaria, questa avrebbe tirato fuori innanzitutto evidenziando chi sono i Tegano e io lo dico da calabrese e so chi e' la cosca Tegano, so di cosa sono capaci".

martedì 11 agosto 2009

La malasanità in Calabria continua a mietere giovani vittime innocenti

A Cetraro è morta una bambina di soli otto anni dopo un ricovero di 24 ore in ospedale, a Cosenza continua a mancare la corrente elettrica da diversi giorni nell’ambulatorio di urologia del presidio sanitario e nel mentre il Presidente della Regione Calabria, Agazio Loiero, continua indomito a mantenere la delega regionale alla sanità, il Sottosegretario di Stato, Ferruccio Fazio, guerreggia con il ministro Sacconi per non commissariare, a differenza di altre regioni d’Italia, il settore della salute calabrese.
Non so con quale animo ci si possa associare al dolore dei familiari di questa nuova giovanissima vittima, dopo aver fatto patti con Roma e con la Conferenza Stato – Regioni solamente per poter continuare a gestire la sanità calabrese fino alla prossima competizione elettorale regionale.
Non so se si può continuare ad avere l’animo tranquillo di fronte alle numerosi morti impunite per malasanità in Calabria ed assistere inermi agli sprechi ed alle inefficienze di un settore che fa acqua da tutte le parti, mantenendo, peraltro, a dirigere personaggi “addomesticati”, come Petramala.
Non so se si può continuare a fare sonni tranquilli aggravando il già pesante bilancio regionale con l’assunzione di mutui per la costruzione di quattro nuovi presidi ospedalieri, sapendo di dover mettere al loro interno quello stesso personale sanitario, assunto, per lo più, con le tessere di partito in tasca, e privo di qualsiasi forma di controllo sulla relativa professionalità.
Ma davvero qualcuno in Calabria o anche a Roma, può immaginare che la popolazione debba continuare a vivere con tali soprusi? Fino a quando?

On. Angela Napoli

Taurianova, 11 agosto 2009

domenica 9 agosto 2009

La memoria per la morte del Giudice Scopelliti

Il 9 agosto 1991 veniva barbaramente ucciso il Giudice calabrese Antonino Scopelliti. Non può essere dimenticato il sacrificio di un uomo che ha speso la sua vita all’insegna della giustizia e della legalità.
Il ricordo di Antonino Scopelliti, a diciotto anni dalla tragica scomparsa, non può che essere associato al rammarico per l’assurdo mancato accertamento della verità sul barbaro omicidio.
Sulla spinta dell’energia con la quale oggi si sta chiedendo di conoscere quanto realmente si è celato dietro le morti dei Giudici Falcone e Borsellino, non si può non chiedere analoga verità per la morte del Giudice Antonino Scopelliti; sarebbe solo questo l’unico modo per onorarne davvero la memoria.

On. Angela Napoli
Componente Commissione Parlamentare Antimafia

Taurianova, 9 agosto 2009

mercoledì 5 agosto 2009

Guardie o ladri: il post di Roberto Galullo dal blog de Il Sole 24 ore


La lotta alle mafie dei governi: chiacchiere e distintivo come insegnano i casi di Gioia Tauro e Fondi e... Bardellino

Ricordate Robert De Niro nella parte di Al Capone che – nel film “Gli Intoccabili” – gridava al’agente federale Eliot Ness interpretato da Kevin Costner: “Sei solo chiacchiere e distintivo. Solo chiacchiere e distintivo”?
Ebbene quelle frasi sputate da un ladro (mafioso) a una guardia (incorruttibile) mi sono venute in mente seguendo le ultime vicende che hanno contraddistinto da una parte la politica governativa e dall’altra i Comuni di Gioia Tauro (Reggio Calabria) e Fondi (Latina). L’uno sciolto per mafia e sottoposto a vicende talmente ridicole che se non fosse stato per l’onorevole Angela Napoli non sarebbero mai venute alla luce. L’altro che avrebbe dovuto esserlo ma per le nequizie e le ipocrisie della politica è ancora lì: in piedi, mentre uomini coraggiosi dello Stato vengono lasciati soli e delegittimati.
Ma andiamo con ordine, ricordando che questi sono solo due esempi. Se ne potrebbero fare molti per mettere alla berlina le chiacchiere e i distintivi. Ho scelto questi due e non certo per capriccio. Così come chiarisco subito che – ci fosse stato un Governo di diverso colore politico – non sarebbe cambiato nulla. Basta voltarsi indietro e ricordare il nulla sotto vuoto spinto contro la pervasività delle mafie dell’Esecutivo guidato dal prevosto Romano Prodi.

GIOIA TAURO: TOC TOC, C’E’ NESSUNO IN COMUNE?
SI: LA ‘NDRANGHETA


Gioia Tauro è un paesone calabrese di 18mila abitanti: un porto straordinario che non è mai decollato e tanta, ma proprio tanta ‘ndrangheta, che respiri come l’aria pura in alta quota. Ebbene, in questo Comune, sciolto recentemente per ben due volte per infiltrazioni mafiose, così come altri 5 nelle vicinanze, non esiste più neppure la commissione prefettizia straordinaria insediata a seguito dell’ultimo scioglimento, avvenuto il 24 aprile 2008. Un commissario se ne è andato il 21 luglio 2009 per motivi personali e gli altri due si sono dimessi ufficialmente per ragioni di rispetto, ma secondo la stampa locale per: “insormontabili difficoltà sulla condizione del Comune di Gioia Tauro che scaturirebbero dalla presenza di notevoli incrostazioni nella pubblica amministrazione” e dalle “numerose resistenze interne al palazzo riscontrate nella loro azione di pulizia e di trasparenza della macchina amministrativa”.
E la seconda commissione straordinaria che salta – per la sua totalità – in meno di un anno. Se non è un record poco ci manca.
Scusi, signor ministro dell’Interno, onorevole-sassofonista-avvocato Roberto Maroni: chi guida la “baracca”? Provare per credere: visitate il sito http://www.comune.gioiatauro.rc.it/ e troverete che nella voce “organi di governo” la casella “commissione straordinaria” è vuota. Chi guida una nave dove è sceso persino il capitano (anzi: due capitani in meno di un anno) e che rischia di affondare in una sabbia mobile amministrativa zeppa di criminali, soprattutto alla vigilia di nuovi appalti miliardari nella Piana e traffici mondiali (anche illeciti) via mare?
Se lo è chiesto e lo ha chiesto anche il rappresentante della Commissione parlamentare antimafia, l’onorevole Napoli (ex An, comunque rimasta nel centro-destra), che ha presentato un’interpellanza che – ovviamente – è rimasta finora lettera morta (la allego a fondo pagina affinchè tutti possiate leggerla). Napoli non lo ha chiesto solo a Maroni ma anche al ministro della Giustizia “Angelino l’odo Alfano” e a Sua Onniscenza Silvio Berlusconi. Risposte: zero. Neppure le chiacchiere. Neppure il distintivo.
Ora qualcuno ci dovrà spiegare come è possibile che un Comune così importante possa restare senza guida. Un Comune oltretutto dove (vox populi) c’è chi giura che i veri mafiosi siano rimasti al proprio posto. Intoccabili, come diceva l’ex superprefetto di Reggio Calabria ed ex vicario della Polizia, il senatore Luigi De Sena (Pd), che ha sempre ricordato l’inutilità della cacciata dei politici collusi o mafiosi, senza la contemporanea cacciata dei pubblici funzionari, dirigenti e dipendenti, corrotti o criminali. Un Comune dove – allego a fine pagina lo schema ripreso pari pari dal sito comunale – i dirigenti si mettono in malattia in media 50 giorni all’anno. Aggiungete le ferie, scekerate il tutto e vedrete che un quarto di anno lavorativo se lo passano a casa. Altro che le cure del playboy Renato Brunetta, il ministro dell’efficienza provetta!

FONDI…DI DIGNITA’

E passiamo ad analizzare la tragicomica vicenda di Fondi, paesone alle porte di Latina dove (lo dicono gli investigatori, i magistrati e il prefetto Bruno Frattasi, non io che sono un umile giornalista) le mafie fanno da anni scorribande manco fossero sulle montagne russe.
Non voglio annoiarvi con la cronistoria di quanto sta accadendo a Fondi. Per questo, infatti, vi rimando alle numerose inchieste che ho scritto sul Sole-24 Ore, alle puntate su Radio24 nella mia trasmissione “Un abuso al giorno” e ai post scritti su questo blog il 28 gennaio e il 14 aprile 2009).
La sintesi è questa: la città di Fondi – e in vero l’intera provincia di Latina – ha una vita economica, amministrativa e sociale oramai dettata dall’orologio biologico della criminalità. Non passa giorno che non ci sia un attentato, un intimidazione e decine e decine di arresti, come gli ultimi clamorosi, che hanno portato all’arresto dell’ex assessore ai Lavori pubblici e di boss di ‘ndrangheta che condiziona(va)no il Mof, il Mercato ortofrutticolo che fattura un miliardo all’anno e conta oltre 120 aziende.
Ebbene, a Fondi, il prefetto, da quasi un anno ha consegnato nelle mani del sassofonista, per diletto ministro dell’Interno con un fazzoletto verde ramarro nel taschino, una copiosa produzione letteraria: circa 800 pagine con le quali si prospetta lo scioglimento del Comune per infiltrazione mafiosa.
E che fa il sassofonista-avvocato-ministro e con lui il Governo tutto? Prima nicchia (sapete com è, c’erano le elezioni europee e amministrative e in Italia, comunque, c’è sempre un’elezione), poi rimanda, poi promette lo scioglimento e infine (ma guarda tu che novità!) non mantiene.
Con la scusa – risibile – di dovere adeguare la relazione prefettizia alle nuove regole sullo scioglimento degli enti locali (sapete com è, in Italia esiste sempre il rigo 3 del comma 4 dell’articolo 7 così come modificato dall’appunto 9 del pizzino 11 del Gran Maestro 27) il Governo ha preso ancora tempo. Tutto questo ha dato il 24 luglio la possibilità al senatore Stefano Pedica (dell’Italia dei Valori) di inscenare una protesta scenografica nel corso della conferenza stampa della malcapitata ministra Mariastella stellina Gelmini.
Ora – anche ammesso e non concesso – che lo scioglimento arrivi (e sarebbe bene che si cominciasse a indagare anche su territori come Minturno, e a quanto mi risulta sta accadendo), mi domando e vi domando: ma dove sono i fatti contro le mafie? Dove sono gli interventi decisi e decisivi? Come si può – mi domando – lasciare solo e, di fatto, delegittimare il lavoro di uno tra i migliori prefetti in Italia? Come si possono ignorare le proteste, le denunce di centinaia di amministratori di ogni colore politico, di numerose associazioni antimafia e di migliaia di cittadini? Come si possono ignorare le inchieste della magistratura che hanno e stanno scoperchiando da anni il malaffare nell’area pontina? Solo chiacchiere e distintivo, ecco cos è la lotta alle mafie dei Governi, “solo chiacchiere e distintivo”.
Sapete cosa sta accadendo in questi mesi durante i quali il sindaco di Fondi, il mitico Luigi Parisella (Pdl), ha attaccato la libertà di stampa e i giornalisti, a partire da chi scrive, il quale è stato gratificato negli anni di diversi attacchi e deliranti comunicati stampa sul sito del Comune? Non ci credete? Andate su http://www.cittafondi.it/: li troverete anche l’ultimo comunicato stampa che si intitola: “A Silvio Berlusconi”. E’ un’ode che chiama alle armi il papi-Silvio a combattere quei cattivoni del Tg1 che hanno fatto del male, vale a dire la bua (in molte parti del Nord dicono la bibi) a Fondi e al Mof. Leggetelo quel comunicato stampa (così, almeno, lo chiamano, è fantastico!)
Ve lo racconto io cosa sta succedendo a Fondi e nella provincia di Latina. Preparatevi a ridere e ricordate che è solo un fior da fiore dei più incredibili episodi.

LE PERLE SU FONDI E SULLA PROVINCIA DI LATINA: E VAI CON
IL TRIO DI ATTACCO FAZZONE - PALLONE – LAURO


La cosa più bella (vi prego di cogliere l’ironia) l’ha combinata il senatore del Pdl Claudio Fazzone, tra i ras incontrastati del territorio. Con una dichiarazione anticipata sul sito http://www.provincialatina.tv/ ha detto che «...il prefetto di Latina dopo aver fatto il suo dovere non può entrare nelle questioni politiche facendo il giro delle settechiese degli esponenti della sinistra...per questo sono sempre più determinato nel chiedere, se occorre, una commissione di inchiesta che verifichi tutti gli atti e l’iter prodotto in questa vicenda dal Prefetto di Latina e della correttezza degli interventi delle forze di sinistra veicolati sui media».
Capito? Una commissione d’inchiesta sul commissario prefettizio! E anche sulla sui giornalisti comunisti! E perché non anche sui Ros e sulla Gdf che in questi anni in provincia di Latina stanno scovando il marcio anche sottoterra?
Fazzone nella sua crociata – scrive il quotidiano “Latina Oggi” vicino, se non erro, alle posizioni del senatore romano-pontino del centrodestra (più destra, estrema, che centro) Giuseppe Ciarrapico - non è solo. Il coordinatore regionale del Pdl, Alfredo Pallone (con ‘sto cognome o faceva l’attaccante o faceva il difensore) si è schierato nel tridente: ha attaccato la sinistra e parlato di «estraneità dell’amministrazione di Fondi dalle accuse di infiltrazioni camorristiche» ma ha anche aggiunto di attendere con serenità la decisione del Governo, che «sarà comunque quella giusta». Finora è stata giustissima, ovvio!
Persino il senatore Raffaele Lauro, ex prefetto, anche lui del Pdl, membro della Commissione parlamentare antimafia, ha detto che chiederà una apposita seduta
pubblica per esaminare gli atti già acquisiti e quelli dell’operazione Damasco che ha portato all’arresto di boss e complici.

SCENDE IN CAMPO ANCHE ER CIARRA

In questa terra di mafia che è diventato il sud pontino (Frosinone compreso) non poteva mancare l’intervento del senatore Ciarrapico, detto er Ciarra, che è si nello stesso schieramento politico ma – evidentemente – è all’opposizione interna su quel territorio.
Dunque er Ciarra dicevamo – che non conosco e, detto fra me e voi, non vorrei neppure sfiorare con una canna – sul giornale Latina Oggi, appunto, si spinge a chiedere una «commissione d’inchiesta sulle fortune patrimoniali, assai celeri peraltro, del senatore Claudio Fazzone». Forse Fazzone – prosegue Ciarrapico – “dovrebbe precisare gli abusi edilizi della sua villa di Fondi, tutta abusiva e fare l’inventario delle proprietà immobiliari della moglie. A meno che anche queste proprietà non siano frutto di omonimia”.
Ma vi rendete conto chi ha chiesto la commissione d’inchiesta sui beni patrimoniali di un collega di partito? Er Ciarra, insegnante-imprenditore, che di incontri ravvicinati con la Giustizia e con i creditori ne ha avuti non pochi e per il quale, come ricordava il Sole-24 Ore a maggio “l'ufficiale giudiziario si è presentato nella sua residenza dichiarata, cioè nel capannone accanto alla tipografia di "Ciociaria Oggi", scoprendovi però una sola stanza con brandina, tavolo, piccolo armadio e comodino”. Niente di pignorabile, insomma. Anzi, le parti civili avvertono che «Ciarrapico ha fatto annullare per motivi procedurali perfino quest'ultimo tentativo di esecuzione forzata». Di qui la soluzione finale: bloccare un quinto del suo nuovo reddito di parlamentare a favore dei creditori. Sarà stato fatto? Quali sono stati gli eventuali sviluppi? Non è dato sapere. Almeno: io non lo so. C’è qualcuno che lo sa? Me lo scriva. Magari lo stesso senatore-insegnante-imprenditore.

E VAI CON LA RICHIESTA MILIONARIA DI…BARDELLINO

In questo territorio martoriato - in cui intanto il Comune di Fondi naviga a vista, secondo le accuse dell’opposizione – accade che Ernesto Bardellino presenti ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo. “Colui – svela Latina Oggi - che sempre è stato identificato dagli inquirenti quale boss della camorra appartenente al clan dei casalesi ha deciso di chiedere allo Stato italiano cento milioni”.
A comunicare la decisione sono stati i suoi avvocati di fiducia, Pasquale Cardillo Cupo e Guglielmo Raso, che hanno spiegato il motivo del ricorso per la vicenda della confisca dei beni eseguita nei confronti dell’assistito da parte del Tribunale di Latina.
Questa misura di prevenzione di carattere patrimoniale, secondo i due principi del foro, in base alla vigente normativa è applicabile a quei soggetti sospettati di appartenenza ad associazioni per delinquere di stampo mafioso o camorristico.
«Tale condizione, tuttavia, non è assolutamente ravvisabile – hanno spiegato gli avvocati – nei confronti di Ernesto Bardellino, posto che è stato assolto da tutti i tribunali di Italia dal reato di cui all'articolo 416 bis ed è privo di qualsiasi carico pendente. Non è mai stato condannato per il reato di associazione per delinquere di stampo mafioso, come provato da sentenze assolutorie coperte dal giudicato che affermano altresì la lecita provenienza dei suoi beni patrimoniali, come affermato dalla Corte di Appello di Roma in una delle ultime pronunce di merito in cui si dava testualmente atto che la società di sua proprietà, la Tirreno Sud Srl, non era altro che ‘il frutto di una normale e onesta attività imprenditoriale’. Tuttavia, nonostante ciò Ernesto Bardellino è da anni sottoposto alla sorveglianza speciale di pubblica sicurezza».
Molti dei beni patrimoniali di Bardellino sono finiti nelle mani dello Stato ma secondo i legali sarebbe stata commessa «una grave lesione della convenzione internazionale dei diritti dell'uomo». E pur riconoscendo (bontà loro!) l’operato della Giustizia italiana, ritengono che «le preminenti esigenze di tutela dei diritti umani impongono che della vicenda venga investita la Corte europea di Strasburgo, alla quale è stato richiesto di voler condannare lo Stato italiano a corrispondere ad Ernesto Bardellino un risarcimento danni pari a 100 milioni di euro, per la perdita del suo patrimonio e per i danni conseguenti ad una decisione contraria alla convenzione europea sui diritti umani, in particolare a quella sull'inviolabilità del diritto di proprietà».
Insomma, mentre c’è chi fa chiacchiere e mostra il distintivo, Bardellino & C. fanno i fatti.
Bene, bravi, bis. Così si fa. Che lo Stato e il Governo imparino la lezione! Ma, forse, l’hanno già imparata, come dimostrano i casi di Gioia Tauro e Fondi. O no?

roberto.galullo@ilsole24ore.com

ALLEGATI

ALLEGATO n.1

IL TESTO DELL’ INTERPELLANZA PRESENTATA DALL’ON.NAPOLI (Clicca per leggere)
ALLEGATO n.2


Fonte: http://www.comune.gioiatauro.rc.it/

giovedì 30 luglio 2009

Alluvione 2006 di Vibo Valentia: i morti, i danni, la Magistratura e i finanziamenti di Loiero gestiti da Ottavio Bruni

All’indomani dell’alluvione del 3 luglio 2006 che ha colpito le frazioni Vibo Marina, Bivona e Longobardi (VV) siamo tutti stati costretti a piangere per i quattro morti, tra i quali un bimbo di soli 15 mesi, e per gli ingenti danni subìti da cittadini, imprese ed attività commerciali.
Immediatamente sono partite le indagini con l’unico tentativo di colpire chi non ha avuto il filo diretto con il buon Dio per comunicare tempestivamente la calamità naturale che si sarebbe abbattuta su quel territorio, piuttosto che indagare sulle responsabilità della situazione di grave dissesto idrogeologico che ha contribuito ad elargire morti e danni.
Fortunatamente il nuovo Procuratore della Repubblica, Mario Spagnuolo, con l’aiuto del pm Simona Cangiano e gli uomini del Comando Provinciale della Guardia di Finanza, sta davvero incidendo su quelle responsabilità, che, ancora una volta, svelano i connubi, i favoritismi, la mancanza di controllo e le bende agli occhi del mondo politico.
Immagino già di conoscere gli alibi: nessuna autorizzazione, autorizzazione “apparentemente” legittima, non sapevamo…., sono stati gli uffici…., ecc. Sono pressoché sicura che nessuno saprà dire chi ha dato disposizioni di annullare ogni attività di controllo, di monitoraggio del territorio, così come nessuno si attribuirà la responsabilità della mancata regimazione dei corsi d’acqua, nonostante gli adeguati finanziamenti elargiti a seguito di precedenti alluvioni.
Ancora una volta la Magistratura, anche a Vibo Valentia, è stata costretta ad intervenire per individuare e colpire le responsabilità della politica & company .
Nonostante questa ulteriore meritoria opera avviata dalla Procura della Repubblica di Vibo Valentia, c’è ancora chi ritiene inopinatamente di continuare nella “tradizione”, se è vero come è vero, che il Presidente della Regione Calabria, Commissario Delegato per gestire interventi e finanziamenti del post alluvione del 2006, ha affidato la gestione di un ingente quantitativo di relative somme al Consorzio per lo Sviluppo Industriale di Vibo Valentia, il cui Presidente è Ottavio Bruni, del quale, senza voler infierire più di tanto, ricordo solo che è persona rinviata a giudizio con l’accusa di abuso d’ufficio.
Senza, infine, sottovalutare che l’intera provincia di Vibo Valentia è sede di potenti cosche criminali della ‘ ndrangheta, Mancuso, Bonavota, Lo Bianco, ecc., le quali non potranno non prestare attenzione, come sin qui hanno dimostrato le varie inchieste giudiziarie, anche ai finanziamenti in questione.

On. Angela NAPOLI
Componente Commissione Nazionale Antimafia

Roma, 30 luglio 2009