lunedì 7 luglio 2008

L'Interrogazione sulla Centrale a carbone di Saline Joniche

Ai Ministri dell’Ambiente, Tutela del Territorio e Sviluppo Economico
– Per sapere – Premesso che:

- è in atto il tentativo di realizzare a Saline Joniche (R.C.) una centrale a carbone, di oltre 1200 Mw, da parte dell’impresa svizzera Sei SpA, che avrebbe acquistato a tal fine dalla SIPI una parte dell’area dove sorgeva l’ex Liquichimica, nel comune di Montebello Jonico (R.C.) ;

- per la realizzazione della centrale sarebbe stata impegnata una iniziale ingente cifra di un miliardo di euro, cui si aggiungerebbero 500 milioni di euro di investimento per le infrastrutture, più 1, 7 milioni di euro all’anno per i costi di esercizio;

- il progetto, datato luglio 2007, appare decisamente superficiale;

- nel 1974 il Ministero dell’Ambiente aveva bloccato la produzione e la commercializzazione di bioproteine per il rischio di agenti cancerogeni e negli anni 80, dopo il fallimento della Liquichimica, l’impianto fu acquistato dall’Enichem;

- nel 1997 il Consorzio Sipi (Saline Ioniche Progetto Integrato), costituito da imprenditori locali, ha rilevato all’asta gli impianti e i terreni ex Enichem con l’obiettivo di rottamare il ferro e l’acciaio degli impianti e rivendere il terreno; ma tutto rimane inalterato;

- nel 2006 la Sei SpA ha acquistato il terreno con l’obiettivo di valorizzare l’area industriale realizzando una centrale;

- e non distante da Montebello Jonico ci sono le officine Grandi Riparazioni delle Ferrovie, il cui sito è stato chiuso anni fa e, dalle indagini dei magistrati reggini, è emerso che era diventato obiettivo delle cosche mafiose per realizzarvi in centro commerciale;

- nello scorso mese di maggio la giornalista della RAI, Flavia Marimpetri, inviata a Saline per un servizio su l’area ex Liquichimica, è stata boicottata dai responsabili locali della Sei o della Sipi (dico Sei o Sipi perché non è ancora del tutto chiara la definizione della proprietà), tanto da definire “vergognosi” i comportamenti riservategli, a testimonianza degli interessi “nascosti” di quelle industrie, certamente contrari al bene comune;

- l’area su cui gravano gli interessi della Sei e della Sipi è da anni fonte di speculazione ;

- le Istituzioni locali e regionale, naturalmente, si sono espresse contro la realizzazione della centrale a carbone, che andrebbe a rovinare uno dei pezzi più belli della costa reggina calabrese e che potrebbe riscattarsi diventando polo turistico – culturale – naturalistico;

- la costruzione della centrale a carbone, del tutto inutile, risulterebbe distruttiva del territorio ed inquinante;

- d’altra parte il Governo nazionale per far fronte alla crisi energetica ha ufficialmente mostrato interesse verso il nucleare ed appare davvero non conciliabile la scelta della Sei per la centrale a carbone:

- quali urgenti iniziative intendano attuare per verificare i rapporti tra le Società Sei e Sipe ed individuare i reali proprietari dell’area ex Liquichimica di Saline Joniche;

- se non ritengano necessario verificare cosa stia accadendo nel riavvio della procedura di vendita delle Officine Grandi Riparazioni di saline da parte delle Ferrovie dello Stato;

- quali urgenti iniziative intendano assumere al fine di impedire lo scempio della costruzione della centrale a carbone nell’area ex Liquichinica di Saline, anche al fine di assecondare giustamente le posizioni delle locali Istituzioni e dell’intero Consiglio regionale calabrese .

On. Angela NAPOLI

Roma 7 luglio 2008

venerdì 4 luglio 2008

L'Interrogazione sull'emergenza ambientale in Calabria

Al Presidente del Consiglio dei Ministri e ai Ministri dell’Ambiente e Tutela del Territorio ed Economia e Finanze

– Per sapere – Premesso che:

- con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 12 settembre 1997, è stato dichiarato lo stato di emergenza nel territorio della Regione Calabria nel settore dei rifiuti urbani, speciali e pericolosi, della bonifica e del risanamento ambientale dei suoli, delle falde e dei sedimenti inquinanti, nonché in materia di tutela delle acque superficiali e sotterranee e dei cicli di depurazione;

- l’iniziale decreto, previsto per la durata di circa quindici mesi, è stato via via inspiegabilmente prorogato per ben 10 anni fino ad una prima conclusione, prevista per il 31 ottobre 2007, slittata con una successiva ordinanza del Governo Prodi, al 30 giugno 2008;

- con i primi decreti venivano nominati i Presidenti della Regione Calabria quali Commissari delegati per la predisposizione degli interventi, con un’ampia serie di poteri;

- a partire dal marzo 2006 l’incarico di Commissario delegato per l’emergenza ambientale nella Regione Calabria è stato sempre affidato a Prefetti;

- fin dai primi anni successivi alla proclamazione dello stato di emergenza ambientale nel territorio della regione Calabria è stato fatto ben poco per attuare gli interventi necessari ad uscire dall’emergenza, ed ancora oggi la Calabria è costretta a registrare il perdurare, ad esempio, delle cattive condizioni delle acque di balneazione, che provoca, soprattutto nelle stagioni estive, continue proteste da parte della popolazione;

- nel mese di febbraio 2007 il prefetto Antonio Ruggiero, che in data 3 gennaio 2007 aveva già chiuso la sua breve esperienza di delegato per l’emergenza in Calabria, ha fatto un drammatico resoconto della situazione durante un’audizione in Commissione parlamentare d’inchiesta sull’emergenza ambientale, il cui contenuto è verificabile dai verbali parlamentari;

- dalla relazione è emersa una pesante situazione debitoria, la mancanza di un reale bilancio, l’erogazione di centinaia di migliaia di euro ed avvocati amici, l’inutilizzabilità del programma di elaborazione dei dati contabili, il fallimento delle politiche nel ciclo dei rifiuti, la presenza alle dipendenze dell’Ufficio del Commissario di 64 dipendenti più 41 persone “fantasma” assunte con contratti stipulati da dirigenti del Ministero dell’Ambiente, la mancanza di allegati o atti che avrebbero dovuto produrre il servizio di controllo interno e di verbali della verifica amministrativa e contabile;

- la relazione del prefetto Ruggiero ha rappresentato l’ennesima denunzia sulla gestione di un lungo commissariamento che è stato al centro di proteste , interrogazioni parlamentari, di relazioni della Corte dei Conti, di indagini delle Forze dell’Ordine e della Magistratura;

- la cattiva gestione degli impianti, il grave ritardo nella raccolta differenziata, gli sperperi inutili, i presunti gravi illeciti nella gestione dei finanziamenti, il mancato controllo degli organi deputati, sono indicativi del totale fallimento del Commissariamento;

- nei giorni scorsi, anche su richiesta dell’attuale Commissario delegato, prefetto Salvatore Montanaro, era stata salutata positivamente la fine della gestione Commissariale, prevista per il 30 giugno 2008, ma alla Presidenza del Consiglio dei Ministri è pervenuta una richiesta di proroga (l’ennesima!) da parte della Regione Calabria;

- l’ennesima ed assurda richiesta della Regione Calabria è stata fatta dopo che il prefetto Montanaro, rispettando la scadenza, aveva presentato la relazione finale dalla quale si evince che l’Ufficio del Commissario ha ottenuto buoni risultati sul fronte della depurazione e della raccolta dei rifiuti, giungendo da una parte al graduale passaggio delle competenze alle Province e dall’altra all’elaborazione del Piano dei rifiuti, che è ancora al vaglio della regione;

- nel mese scorso, l’Assessore regionale all’ambiente, che riteneva ormai di poter considerare concluso il periodo di Commissariamento ambientale, si è visto revocato l’incarico dal Governatore Loiero, il quale si ostina a richiedere la proroga dell’emergenza;

- d’altra parte il Sottosegretario di Stato, Guido Bertolaso, durante la visita fatta a Catanzaro il 13 giugno 2008, aveva dichiarato : “ Lo stato di emergenza per i rifiuti è scaduto il 31 ottobre scorso, ora, a fine mese, la Calabria può rientrare in pieno nella gestione ordinaria come concordato con il Governo regionale”;

- lo stesso Commissario Montanaro si è espresso per la fine di un lunghissimo commissariamento ambientale in Calabria;

- l’interrogante ritiene che la richiesta di proroga da parte del Governatore Loiero sia legata solo ed esclusivamente a scelte opportunistiche che nulla hanno a che vedere con la gestione dell’emergenza ambientale:

- se non ritengano davvero assurda una eventuale ulteriore ed ennesima proroga di un commissariamento che ha già portato in Calabria ben 800 milioni di euro;

- quali le definizioni dell’attuale Governo sullo stato dell’emergenza ambientale in Calabria.

On. Angela NAPOLI

Roma 3 luglio 2008

mercoledì 2 luglio 2008

L'interrogazione sul Porto di Paola

Ai Ministri delle Infrastrutture e Trasporti e per lo Sviluppo Economico

– Per sapere – Premesso che:

- in data 10.05.01, a seguito di pubblicazione del bando europeo è stata costituita tra il Comune di Paola, Sider Almagià S.p.a. e Sider Almagià gestione porti S.r.l. , la Società Porto dei Normanni S.p.a. finalizzata alla realizzazione del Porto Turistico di Paola;
- la Società di cui sopra ha la tipologia di società mista, di natura pubblico – privata, con partecipazione minoritaria dell’ente pubblico (30 % delle azioni);
- l’importo dei lavori per la realizzazione del Porto ammonta ad oltre 25.000.000,00 di euro, di cui 4.500.000,00 finanziati dal CIPE ed erogati nel 1999 per l’apporto economico del socio pubblico.
- la Sider Almagià, vincitrice del Bando europeo, è un colosso dell’imprenditoria portuale che opera in tutta Europa, ed ha realizzato strutture portuali e grandi opere in tutta Italia ed anche all’estero, inoltre possiede attrezzature e strutture idonee;
- l’ente pubblico (Comune di Paola) già nel 2006, con delibera della Giunta Comunale, ha dato l’assenso per la cessione delle quote dalla Sider Almagià ad una società spagnola, rivelatasi poi fantasma; infatti la procedura si è bloccata e la deliberazione è stata respinta dal Consiglio Comunale a seguito dei rilievi esposti da alcuni consiglieri comunali nonché della precedente interrogazione parlamentare n. 4-00976, presentata dall’interrogante in data 19.09.2006 ;
- nella stessa interrogazione parlamentare si faceva riferimento a indagini da parte della Procura della Repubblica di Paola circa la procedura per la realizzazione del Porto dei Normanni;
- in data 11.12.07 la Giunta ha riproposto ed ottenuto dal Consiglio Comunale, a maggioranza dei presenti, nonostante le dure proteste ed i rilievi della minoranza, di deliberare l’assenso per la cessione delle quote da parte del socio privato, ma questa volta ad un'altra società, la Cinabro S.p.A;
- da quanto riportato sui quotidiani “Calabria Ora” e “La Provincia Cosentina” dell’8 settembre 2006, la vicenda risulterebbe già attenzionata dalla Procura della Repubblica di Paola;
- la Cinabro S.p.A., con capitale sociale € 10.000,00 (diecimila), è stata costituita il 21.10.06 ed ha iniziato l’attività il 31.10.07, ovvero, solo poco più di un mese prima dell’avvenuta cessione delle quote del socio privato con l’assenso da parte del Comune;
- la Cinabro S.p.A possiede solo 2.500,00 euro di attrezzature e solo 19.500,00 euro di liquidità, e le uniche credenziali bancarie sono rappresentate dall’ accensione di un conto corrente presso il Banco di Sardegna, e quindi tale situazione finanziaria non garantisce oggettivamente la realizzazione dell’opera:
- se non ritengano necessario ed urgente avviare un’adeguata indagine amministrativa per verificare l’utilità e l’interesse pubblico, richiesti dalla legge, e sottesi a giustificare la cessione delle quote dal socio vincitore della gara europea che ha costruito porti in tutta italia ad una società costituita un anno prima, e che ha iniziato la propria attività poco più di un mese prima della deliberazione del Comune di Paola, che non ha realizzato altre opere infrastrutturali e che risulta priva di adeguati capitali finanziari;
- se non ritengano necessario ed urgente verificare le motivazioni che hanno portato la Sider Almagià a derogare dai compiti contrattuali;
- se non ritengano necessario ed urgente verificare le motivazioni che fino ad oggi hanno portato al mancato avvio per la realizzazione del Porto di Paola;
- se non ritengano necessario ed urgente avviare un’adeguata indagine amministrativa per verificare quanti fondi del finanziamento CIPE sono stato realmente spesi fino ad oggi;
- se non ritengano, altresì, necessario ed urgente far svolgere adeguate indagini amministrative sulla Società “ Porto dei Normanni S.p.A.” e sull’esecuzione dei lavori relativi al Porto di Paola;
- se non ritengano necessario ed urgente nominare un’ Authority che funga da controllo sia sul corretto utilizzo dei fondi stanziati sia sulle diverse decisioni relativi agli assetti societari del “ Porto dei Normanni S.p.A.”.

On. Angela NAPOLI

Roma 2 luglio 2008

lunedì 30 giugno 2008

Porto di Gioia Tauro: l'Interpellanza

La sottoscritta chiede di interpellare il Presidente del Consiglio dei Ministri, il Ministro delle Infrastrutture e Trasporti ed il Ministro dell’Economia e Finanze

– Per sapere – Premesso che:

- Il Porto di Gioia Tauro è il porto italiano che movimenta più merci in container, è il primo nel Mediterraneo ed il terzo in Europa nelle classifiche dei porti contenitori;
- l’articolo 8, comma 11 bis, della legge n. 30/98 ha classificato il Porto di Gioia Tauro di rilevanza economica internazionale di categoria II^, classe I^;
- il D.P.R. 16/07/1998 ha istituito l’Autorità Portuale del Porto di Gioia Tauro ed ha conferito alla stessa i compiti di cui alla legge n. 84/94 e, pertanto, il governo completo dell’area portuale di pertinenza;
- in data 4 maggio 2007, il Consiglio dei Ministri , su proposta dell’allora Presidente Romano Prodi, ha nominato l’ing. Rodolfo De Dominicis “Commissario straordinario del Governo per il coordinamento delle attività connesse allo sviluppo dell’area di Gioia Tauro”; la validità della nomina era prevista per 12 mesi;
- l’articolo 3 dello stesso decreto di nomina del Commissario Straordinario prevedeva la creazione per lo stesso di una struttura con personale prevalentemente del Ministero dei Trasporti in posizione di comando, distacco, fuori ruolo o altro analogo istituto, con trattamento economico a carico dello stesso Ministero e per il personale proveniente da altra Amministrazione dello Stato con equiparazione a quello proveniente dal Ministero del Trasporti;
- all’interpellante è apparsa da subito del tutto inutile e dispendiosa la citata nomina del Commissario Straordinario, le cui competenze , peraltro non definite, andavano inevitabilmente a sovrapporsi a quelle della valida Autorità Portuale presente nel Porto di Gioia Tauro;
- nel marzo 2008, a Camere sciolte, sempre su proposta dell’allora Presidente del Consiglio dei Ministri capo, peraltro, di un Governo dimissionato, con l’articolo 22 sexies del decreto “ Milleproroghe” , e con quattro mesi di anticipo sulla scadenza naturale, è stata convertita la nomina del Commissario Straordinario in Commissario delegato, il tutto con un onere pari a 600.000 euro per l’anno 2008 e 750.000 per l’anno 2009;
- la conversione della citata nomina è stata ratificata in tutta fretta il 18 marzo 2008, con un decreto firmato dal Ministro dei Trasporti del tempo, che, peraltro, istituiva una apposita unità di coordinamento , composta da ben 11 dipendenti, più un sub – commissario, posta alle dipendenze del Commissario delegato del Governo alla gestione del piano di sviluppo per il Porto di Gioia Tauro;
- l’inutilità della nomina del Commissario delegato per il Porto di Gioia Tauro si evince dalla scarsa incisività della presenza di questa figura, apparsa fino ad oggi solo con un ennesimo “studio di fattibilità per Gioia Tauro”, costato ben 200 mila euro ( vedi “Il sole 24 ore” del febbraio 2008) e da una intervista pubblicata sul n. 6 del giugno 2008 di “Specchio economico” e dalle spese per esperti e consulenti delle strutture in questione;
- il recente D.L. n. 112/2008, all’articolo 26, prevede la soppressione degli Enti pubblici non economici, con una dotazione organica inferiore a 50 unità, il che comporterebbe la soppressione dell’Autorità Portuale di Gioia Tauro;
- all’interpellante sembra davvero assurdo immaginare che possa essere soppressa la principale Autorità chiamata al controllo dello sdoganamento delle merci nel principale Porto del Mediterraneo e definita, altresì, punto di riferimento degli Enti locali del territorio, provinciale e regionale, e delle associazioni imprenditoriali;
- nel mentre, l’interpellante, riterrebbe decisamente utile la soppressione del Commissario delegato del Porto di Gioia Tauro e della sua dispendiosa ed inutile unità di coordinamento, considera, invece, indispensabile il mantenimento della figura dell’Autorita Portuale:
- se non ritengano necessario ed urgente l’emanazione di uno specifico provvedimento in deroga, utile a garantire il mantenimento dell’autonomia e della esclusiva figura dell’Autorità Portuale di Gioia Tauro.

On. Angela NAPOLI

Roma 30 giugno 2008

giovedì 26 giugno 2008

INVASIONE DI CAMPO

Sono sicura che queste mie riflessioni faranno urlare all’invasione di campo i difensori e i criminali, ma poco importa se sento di dover fare prevalere la sete di giustizia che investe i numerosi cittadini calabresi.
Ho seguito, autonominandomi difensore d’ufficio esterno alle aule giudiziarie dei vibonesi onesti, fin dalle sue fasi iniziali il processo “ Dinasty - Affari di Famiglia” che ha portato alla sbarra noti malavitosi e che ha contribuito a definire, per la prima volta, quale “mafioso” il clan dei Mancuso di Limbadi. E naturalmente non potevo esimermi dal seguire ogni relativa fase processuale. Proprio l’attenzione posta alla seconda fase processuale di “Dinasty – Affari di famiglia” mi ha portato ad avvallare il pensiero sull’uso “sconsiderato” che noti boss mafiosi hanno fino ad oggi fatto del cd. “patteggiamento in appello” , il ché ha sollecitato la mia proposta di legge per prevederne l’abrogazione .
Ho appreso con grande soddisfazione che quanto da me auspicato è stato introdotto dal Governo nazionale nel “decreto – sicurezza” . Tutto questo non può che aver destato grandi perplessità nel momento in cui sono stata costretta ad apprendere, dalla cronache regionali calabresi, che la Corte d’Appello di Catanzaro ha accolto le richieste di concordato, per alcuni condannati in primo grado per associazione mafiosa nel processo “Dinasty” e che tale accoglimento è avvenuto proprio nel giorno in cui il Senato della Repubblica approvava il citato pacchetto sicurezza.
Per carità, non posso e non voglio in alcun modo interferire con la Corte d’Appello di Catanzaro, ma , una volta tanto, ho il dovere di escludere le responsabilità della “politica”!
Però vorrei tanto che qualcuno spiegasse a me, ai cittadini del territorio vibonese ed ai coraggiosi testimoni di giustizia di quella provincia, come mai tante indagini sulla ‘ndrangheta territoriale siano rimaste chiuse nei cassetti per anni; come mai siano stati trasferiti il Prefetto Paola Basilone, il Capo ed il Vice della Squadra Mobile, Rodolfo Ruperti e Fabio Zampaglione; come mai non sia ancora stata sciolta l’ASP di Vibo Valentia nonostante i comprovati interessi interni degli uomini della ‘ ndrangheta; come mai oggi la dottoressa Marisa Manzini sia portata a chiedere il trasferimento; come mai ci si ostini a parlare di costruzione del nuovo Presidio Ospedaliero di Vibo Valentia senza ancora essere riusciti a conoscere in quale “tasca” siano finiti i precedenti ingenti finanziamenti per tale opera; come mai alcuni Giudici della locale Procura abbiano chiesto il trasferimento; come mai non venga in alcun modo intaccato il connubio tra politica e ‘ndrangheta che invade tutta la provincia vibonese?
Non sarà per caso tutto frutto di quella “massoneria deviata” che rende impenetrabile la cappa che avvolge l’intera provincia di Vibo Valentia?

Chi ha il compito di intervenire con urgenza dimostri di esserci!

On Angela NAPOLI
Componente Commissione Giustizia

Roma 26 giugno 2008

mercoledì 25 giugno 2008

Interrogazione sulla protezione al Magistrato Marisa Manzini

Ai ministri dell’Interno e della Giustizia per sapere –premesso che:

- per troppi anni è stata sottaciuta la potenzialità della ‘ndrangheta nella provincia di Vibo Valentia , il ché ha consentito agli uomini delle cosche mafiose di ingigantire il rispettivo impero economico, di divenire dominatori del territorio e di inserirsi nelle varie istituzioni e negli appalti pubblici;

- da quando, nel 2003, la delega della DDA di Catanzaro per il territorio Vibonese è stata affidata al Magistrato Marisa Manzini , la stessa non solo ha proseguito il lavoro della dottoressa Nobile, ma ha avviato importanti indagini e processi giudiziari che hanno assestato duri colpi alla criminalità organizzata di quella provincia;

- in particolare, grazie al processo “Dinasty”, scaturito proprio dal coraggioso lavoro della dottoressa Manzini, già con sentenza della Cassazione, e per la prima volta, è stata sancita l’esistenza di un’associazione mafiosa nei confronti del clan Mancuso di Limbadi, conosciuto in tutto il territorio nazionale ed internazionale per la sua potenzialità economica e militare;

- ed ancora, l’operazione “Rima” che, con sentenza del 2006, ha riconosciuto l’esistenza della cosca mafiosa Fiarè di San Gregorio d’Ippona;

- l’operazione “Odissea” che, con sentenza del 2008, ha riconosciuto l’esistenza della cosca mafiosa La Rosa di Tropea;

- l’operazione “Domino” che, con sentenza del 2008 ha riconosciuto l’esistenza della cosca mafiosa Mamone di Fabrizia ;

- E’ in corso il processo relativo all’operazione “New Sunrise “, nell’ambito del quale sono tutt’ora detenuti numerosi imputati presunti di appartenenza alla cosca Lo Bianco di Vibo Valentia;

- E’ tuttora in fase di indagini il procedimento relativo all’operazione “ Uova del Drago” per la quale sono state emesse ordinanze di custodia cautelare a carico di presunti appartenenti all’organizzazione mafiosa “Bonavota” di Sant’Onofrio;

- il tutto a dimostrazione della pesante presenza della ‘ndrangheta nel vibonese e della sua pervasività in quel territorio;

- quanto sopra esposto è, solo in parte, frutto del lavoro del Magistrato Manzini ed evidenzia i pericoli che incombono sulla stessa, peraltro già messi in atto con minacce anonime telefoniche, con movimenti sospetti di autovetture nei pressi dell’abitazione, con proiettili lasciati al cancello dell’abitazione ed altro;

- nel giugno 2007, per quanto sopra, alla dottoressa Manzini è stato potenziato il grado di protezione, proprio in considerazione del pericolo incombente sulla sua persona;

- nel maggio 2008 i Carabinieri di Vibo Valentia hanno segnalato di aver avuto notizie circa l’intenzione di programmare un attentato nei confronti della dottoressa Manzini, notiziata, altresì, di conversazioni astiose nei suoi confronti intervenute tra appartenenti alle principali cosche ‘ndranghetiste del vibonese;

- il 3 giugno 2008 gli uomini della scorta della dottoressa Manzini avevano ricevuto disposizioni, da parte del loro ufficio, di elevare il grado di attenzione per i pericoli incombenti;

- il 17 giugno 2008 il Comitato per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica di Catanzaro, su proposta del Procuratore Generale, ha, invece, ridotto il livello di protezione assegnato alla dottoressa Manzini;

- l’interrogante trova davvero preoccupante tale decisione, non solo per i pericoli già a conoscenza del Magistrato in questione, ma anche perché solo pochi giorni fa, così come denunziato in altri atti ispettivi, presentati il 21 maggio 2008 n. 4-00151 e il 5 giugno 2008 n. 4-00278 il territorio vibonese ha assistito a scarcerazioni facili, per via del patteggiamento nei processi di Appello, di grossi boss della ‘ndrangheta vibonese;

- la riduzione del livello di protezione alla dottoressa Manzini, ha già creato vivo allarme nei vari testimoni di giustizia, che stanno testimoniando contro gli uomini delle cosche vibonesi implicati nei vari processi dove il Magistrato svolge le funzioni di PM:

- quali urgenti iniziative intendano assumere al fine di garantire la dovuta protezione al Magistrato Marisa Manzini e per evitare che venga sminuita l’attuale necessaria attività di contrasto alla criminalità organizzata vibonese.

On. Angela NAPOLI

Roma 24 giugno 2008

martedì 24 giugno 2008

Interpellanza: l'Assessorato Regionale alla Sanità va commissariato

La sottoscritta chiede di interpellare i Ministri del Lavoro, Salute e Politiche Sociali, dell’Interno e della Giustizia
Per sapere – Premesso che:

- con decreto del Ministro della salute del 21 dicembre 2007 è stata istituita la Commissione incaricata di svolgere un indagine conoscitiva finalizzata a verificare la qualità dell’assistenza prestata dal servizio sanitario della Regione Calabria, nonché l’effettiva garanzia dell’erogazione, secondo criteri di efficienza ed appropriatezza, dei livelli essenziali di assistenza;

- l’istituzione della citata Commissione è stata decretata in conseguenza della dichiarazione dello stato di emergenza socio – economico – sanitaria nel territorio della Regione Calabria (di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri datato 11 dicembre 2007);

- la dichiarazione dello stato di emergenza socio – economico – sanitaria è stata adottata anche dai fatti luttuosi, causati dalla malasanità , che hanno portato al decesso di giovanissime vittime;

- ancora oggi non è dato conoscere i responsabili della morte della sedicenne Federica Monteleone, avvenuta il 26 gennaio 2007 dopo un intervento di appendicectomia presso il P. O. di Vibo Valentia, né della morte del dodicenne Flavio Scutellà, avvenuta il 31 ottobre 2007 nel P.O. di Reggio Calabria a causa del ritardato trasporto in ambulanza, né della morte della sedicenne Eva Ruscio, avvenuta il 5 dicembre 2007 sempre presso il P.O. di Vibo Valentia durante un intervento di tracheotomia, né del piccolo Andrea Bonanno, morto a soli sette anni, nell’ottobre 2006, dopo 25 giorni di sofferenza a causa di una ingessatura troppo stretta;

- risultano lente o ferme le indagini ed i relativi procedimenti giudiziari di tutti i quattro casi;

- l’indagine della Commissione ministeriale ha evidenziato, per i citati casi di malasanità , l’intervenuta violazione o la non corretta esecuzione dei doveri professionali e che le Aziende non hanno adottato, in alcuno dei casi sottoposti all’attenzione, gli adempimenti previsti dall’articolo 93 del vigente CCNL;

- buona parte della relazione predisposta dalla citata Commissione ministeriale è stata pubblicata sulla stampa regionale calabrese in data 24 aprile 2008 ed il contenuto evidenzia allarmanti punti di criticità interni al sistema sanitario di quella Regione;

- tra le criticità nella relazione la Commissione ministeriale evidenzia: il mancato controllo della regione sulla spesa sanitaria, la mancata approvazione del piano sanitario regionale, l’impunità di chi ha commesso errori ed ha responsabilità accertate, la presenza in numerosi P.O. di Pronto soccorsi “disastrosi”, pesanti condizioni igienico – sanitarie e problemi strutturali degli edifici, esorbitante spesa ai privati, dirigenti senza responsabilità;

- anche la Corte di Conti regionale, nel marzo del 2008, ha bocciato la sanità calabrese, sottolineando, tra l’altro, “la sovraesposizione di finanziamento a fronte di indici di attività e prestazioni sottomedia, che evidenziano l’esigenza di interventi intesi a restituire alla Regione un livello di prestazioni ospedaliere capace di corrispondere a un più elevato indice di appropriatezza”;

- la relazione della Commissione ministeriale evidenzia che la Calabria ha investito in sanità una quota di PIL molto maggiore rispetto alle altre regioni (8,77% PIL Calabria – 4,66% PIL Lombardia);

- ed ancora, l’analisi sistematica dei bilanci prodotti da alcune della Aziende Sanitarie, unitamente ai verbali del Collegio dei Revisori, ha evidenziato, talvolta, carenze anche rispetto alle norme basilari del Codice Civile, incompletezze ed incoerenze fra le loro diverse parti, il che determina una scarsa trasparenza rispetto all’effettivo stato delle Aziende e una profonda incertezza sull’effettiva situazione finanziaria delle singole Aziende e del sistema sanitario regionale nel suo complesso;

- in data 19 marzo 2008 è stata sciolta l’Azienda sanitaria Provinciale di Reggio Calabria a causa di accertate forme di condizionamento da parte della criminalità organizzata ed il nominato Commissario, prefetto Massimo Cetola , ha trovato una sanità sommersa dai debiti, per ben 500 milioni di euro;

- è noto come la Calabria sia una terra a forte presenza di criminalità organizzata che fa del condizionamento ambientale una delle sue armi più insidiose e dove la sanità, secondo la relazione antimafia della precedente legislatura , rappresenta il vero “affare” della regione;

- l’esame dei curricula dei Direttori Generali ha suscitato, nella Commissione ministeriale, perplessità sul possesso dei requisiti previsti dalla legge con particolare riferimento alla mancanza dell’esperienza dirigenziale, alla mancata protrazione della stessa per cinque anni, alla mancanza del certificato di frequenza del corso di formazione richiesto, anche a distanza di più di diciotto mesi dalla nomina;

- situazioni analoghe sono state rilevate per alcuni direttori sanitari e direttori amministrativi, per i quali i riferimenti normativi sono sempre il D.Lvo 229/99 ed il D.P.R. 484/1997;

- la Commissione ministeriale nella sua relazione ha, pertanto, proposto l’istituzione di un Organismo di Verifica chiamato, entro 7 giorni dalla proposta di nomina, ad esprimere il parere di legittimità sul possesso dei titoli previsti dalla legge per direttori generali, direttori amministrativi e direttori sanitari;

- all’interpellante appare davvero grave che la Regione Calabria, benché la relazione della Commissione ministeriale sia stata depositata nei primi giorni del mese di maggio 2008, non abbia ancora provveduto alla istituzione del citato Organismo di Verifica e, quindi, la Calabria non sia ancora a conoscenza della vera legittimità sul possesso dei titoli previsti dalla legge per direttori generali, direttori amministrativi e direttori sanitari delle varie ASP;

- è solo di oggi la notizia delle dimissioni da attuale direttore generale della Fondazione Campanella, creata per la gestione del polo oncologico di Catanzaro, del dottor Francesco Talarico coinvolto dalla vicenda giudiziaria per la morte della giovane Federica Monteleone, nella sua qualità di ex direttore generale del tempo dell’ASP di Vibo Valentia ;

- l’interpellante trova assurdo che le dimissioni del dottor Talarico vengano date solo nel giorno in cui il Ministro della Giustizia, accogliendo l’appello, incontrerà i genitori delle giovani vittime calabresi dei casi di malasanità:

- quali urgenti iniziative intendano assumere, per le parti di competenza, anche nell’ambito del dichiarato stato di emergenza socio – economico – sanitaria ( di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri dell’11 dicembre 2007), al fine di rompere il quadro allarmante del sistema sanitario calabrese;

- se non ritengano necessario ed urgente commissariare l’Assessorato regionale Sanità della Calabria.

On. Angela NAPOLI

Roma 24 giugno 2008

martedì 17 giugno 2008

Grazie ai Carabinieri e alla DDA di Reggio Calabria

Grazie all’infaticabile opera del Comando Provinciale dei Carabinieri e della DDA di Reggio Calabria oggi è stato inferto un duro colpo alle cosche della ‘ndrangheta di una parte del territorio ionico reggino. Anche l’operazione di questa mattina evidenzia come la ‘ndrangheta, con le sue collusioni politico – istituzionali, sia padrona di ogni parte del territorio calabrese e come sia inserita in tutti gli appalti pubblici e nelle varie amministrazioni.
Credo che sia giunto il momento di fare un’attenta valutazione sull’efficacia sia delle certificazioni antimafia che dei vari protocolli per la legalità, essendo ormai palese la capacità delle singole cosche di gestire nelle diverse fasi ogni tipo di appalto e di riuscire a controllare qualsiasi attività imprenditoriale.
Chi in Calabria continua a colludere con la ‘ndrangheta dovrebbe meditare sulla gravità di questi rapporti che finiscono col pesare negativamente sullo sviluppo della nostra Regione e sulla incolumità di tutti quei Magistrati che con coraggio combattono ogni tipo di criminalità organizzata.

On. Angela NAPOLI
Componente Commissione Giustizia

Roma 17 giugno 2008

venerdì 13 giugno 2008

Interrogazione sul commissariamento dell'Azienda Ospedaliera Universitaria “Mater Domini” di Catanzaro da parte della Regione

Al Presidente del Consiglio dei Ministri –

Per sapere – Premesso che:

- in data 11 dicembre 2007 il Consiglio dei Ministri ha dichiarato lo stato di emergenza socio – economico – sanitaria nel territorio della Regione Calabria;

- lo scorso mese di aprile 2008, dall’indagine conoscitiva fatta da una Commissione ministeriale è emerso un quadro allarmante della sanità calabrese;

- la Corte dei Conti ha “bocciato la sanità calabrese”, richiamando “ritardi nell’adozione degli atti di indirizzo regionale” ed il continuo cambio dei manager delle aziende, con le “procedure di nomina e di rimozione non sempre legate alla valutazione dei risultati conseguiti, ma piuttosto a dinamiche politico – istituzionali”;

- dallo scorso mese di marzo 2008 è in atto il commissariamento dell’Azienda Sanitaria Provinciale n. 5 di Reggio Calabria, sciolta per accertate forme di condizionamento da parte della criminalità organizzata ed uno dei tre commissari, nominati dal ministero dell’Interno, non si è mai insediato;

- il rapporto della citata Commissione ministeriale parla di metodologia dell’insufficienza elevata a sistema, dove uno degli attori è il governo regionale calabrese;

- nonostante queste premesse il Consiglio regionale della Calabria, lo scorso 29 maggio 2008, ha votato, nella legge finanziaria 2008, l’articolo 31, il cui comma 1 prevede il Commissariamento unilaterale dell’Azienda Ospedaliera Universitaria “Mater Domini” di Catanzaro e conferisce al nominando commissario il compito di procedere alla riorganizzazione dell’Azienda medesima;

- secondo il citato articolo 31 della finanziaria regionale calabrese si sostiene che l’urgente necessità del commissariamento è basata sull’ipotesi dell’integrazione Azienda ospedaliera Pugliese – Ciaccio/ Azienda Ospedaliero – Universitaria “Mater Domini” prevista nella proposta di piano sanitario regionale, non ancora approvata dal Consiglio della Calabria;

- il contenuto del citato comma 1 dell’articolo 31 lede l’autonomia dell’Università degli Studi “Magna Grecia” di Catanzaro e viola quanto previsto dall’articolo 5, commi 6 e 7 del vigente protocollo d’intesa Regione – Università;

- la stessa Corte Costituzionale, con sentenza n. 293/2006, si è espressa chiaramente riconfermando l’obbligo d’intesa fra Regione Calabria ed Università “Magna Grecia” prevista per la nomina o revoca del Direttore Generale:

- se non ritenga necessario ed urgente impugnare l’articolo 31 della legge finanziaria regionale della Calabria, al fine sia di garantire la prescritta autonomia dell’Università “Magna Grecia” di Catanzaro, sia di impedire che il Consiglio e la Giunta Regionali calabresi si continuino ad appropriare di commissariamenti, quasi sempre unilaterali, che vengono spesso gestiti solo per scopi e nomine politiche.

On. Angela NAPOLI

Roma 9 giugno 2008

mercoledì 11 giugno 2008

Il ringraziamento alla DDA di Catanzaro e ai Carabinieri per l'operazione "Anaconda"

Grazie all’importante ennesima attività della DDA di Catanzaro, oggi finalmente sono stati attaccati i patrimoni illeciti della cosca Domenico Cicero, uno tra i principali boss della ‘ndrangheta cosentina. Da tempo si registrava nella città di Cosenza la preoccupante piaga dell’usura , che, come nelle altre parti del territorio calabrese, viene praticata da uomini della ‘ndrangheta. Proprio la grave attività usuraia esercitata su imprenditori e commercianti finisce col consentire alla ‘ndrangheta di inserirsi nell’economia legale della nostra regione. L’operazione “Anaconda” odierna, che ha visto l’impegno degli uomini del Comando provinciale Carabinieri di Cosenza e che ha portato all’esecuzione di ben 32 fermi, dimostra l’importanza e la necessità di attuare indagini sempre più serrate per aggredire i patrimoni che i boss mafiosi acquisiscono con le loro attività illecite a danno della gente onesta.

On. Angela NAPOLI
Componente Commissione Giustizia

Roma 11 giugno 2008

lunedì 9 giugno 2008

Isoliamo chi delinque e mette a repentaglio la vita degli innocenti

Ritengo che non ci siano parole idonee ad esprimere lo stato d’animo che regna in ciascuno di noi di fronte al dramma che ha coinvolto il piccolo Angelo di Melito Porto Salvo, ma soprattutto credo che non ci siano parole sufficienti a lenire il dolore e l’ansia dei suoi genitori.
Non possiamo più, però, fare appello agli attestati di solidarietà o alle fiaccolate, occorre davvero grande senso di responsabilità. Ciascun cittadino calabrese ha il dovere morale di sostituirsi ai genitori del piccolo Angelo e chiedersi in che modo avrebbe potuto evitare quanto è accaduto. Dovremmo chiedere a ciascuno di noi se è stato fatto tutto per evitare di appartenere ad una società che di senso “etico e civile” ha ben poco. Dovremmo chiederci cosa abbiamo fatto fino ad oggi per evitare che nelle nostre strade si spari all’impazzata, senza nemmeno più il rispetto dovuto agli innocenti bambini.
Per troppo tempo la Calabria ha vissuto di assistenzialismo, di clientelismo, di giustizia “fai da te”. Le pagine della storia calabrese sono state scritte all’insegna dell’odio quotidiano, del disprezzo della vita umana, dell’illegalità diffusa, dell’omertà pregnante e dell’egoismo personale.
Di fronte al dramma di questi giorni, non sono più sufficienti né le sole preghiere né il richiamo allo Stato; occorre cambiare radicalmente cultura, occorrono responsabilità, sentimento ed orgoglio di appartenenza civile, occorre saper isolare chi delinque e chi pone a repentaglio persino la vita degli innocenti.
Noi calabresi non possiamo più “delegare”, abbiamo il dovere di unirci e di riuscire a dimostrare con orgoglio di appartenere ad una Regione dove prevalgono legalità e sicurezza.
On. Angela Napoli

L'intervista all'On. Angela Napoli su Il Tempo

9 giugno 2008
Lo Stato «E’ impossibile penetrare nella struttura familiare della ‘ndrangheta»

Parla Angela Napoli (Pdl) eletta in Calabria


«C’è la garanzia dell’impunità»

Leggi «In Italia sono troppo permissive»

Fabio Perugia
f.perugia@iltempo.it

Vive sotto scorta da cinque anni. Angela Napoli , deputata del Pdl eletta in Calabria, la ‘ndrangheta la combatte ogni giorno. Conosce la composizione dei clan, la psicologia dei boss. Conosce il terrore che incute nelle menti dei calabresi.
- Onorevole, qualche giorno fa qualcuno ha sparato a un bimbo davanti a decine di persone. Possibile che nessuno abbia visto?
«La malattia della Calabria è che la gente non parla: questa è la causa della crescita della ‘ndrangheta. Questa organizzazione è la più pericolosa e pervasiva ormai in tutto il mondo».
- Può spiegare qual è la sua forza?
«Ha un enorme potere finanziario e una grande capacità di rigenerarsi. C’è l’ala militare, ma anche quella nelle istituzioni. Sono dentro il Palazzo, magari con 2 o 3 lauree: gestiscono il potere».
- Il quartier generale è sempre in Calabria?
«Le cosche madri sono lì. Ma ormai le “sedi” sono in tutta Italia ed Europa, anche se mantengono i rapporti con le “sedi” originarie. Guardate la strage di Duisburg: erano tutti di S. Luca».
- Dove svolgono oggi la maggior parte delle attività?
«All’estero, perché lì gestiscono meglio gli affari, i traffici e in particolare il riciclaggio. In Germania, per esempio, non c’è una legislazione ottimale per colpire un’organizzazione così. In ogni caso è in tutto il contesto europeo che non ci sono leggi valide».
- L’organizzazione dove si è spostata in questo anni?
«Germania, Francia, Spagna, Belgio, tutti i Paesi dell’Est. A Bruxelles hanno interi quartieri».
- Perché i Calabresi non danno cenni di reazione? In Sicilia qualcosa si è mosso.
«E’ diverso. La ‘ndrangheta non ha quasi mai accesi i riflettori contro. La gente per strada ha paura. Qui prevale il criterio dell’omertà che non porta le persone a reagire. E lo Stato non riesce ad intervenire. La strutture della ‘ndrangheta non permette la penetrazione. I pochi esempi di chi ha provato a combatterla non sono incoraggianti. Mi faccia denunciare una cosa».
Prego.
«C’è un eccessivo garantismo. Le leggi sulla criminalità organizzata sono troppo permissive. I boss entrano ed escono dal carcere. C’è la garanzia dell’impunità».

venerdì 6 giugno 2008

Richiesta al Ministro della Giustizia per le numerose revoche del regime del 41 bis

Al ministro della Giustizia-

Per sapere – Premesso che:

- con atto ispettivo n. 2-00006 del 14 maggio 2008 l’interrogante ha provveduto a denunziare l’avvenuta revoca del regime del 41 bis al boss Franco Perna, capo storico della criminalità organizzata cosentina e condannato all’ergastolo in via definitiva per omicidio ed a Gianfranco Ruà, uomo di vetrice dell’omonimo clan Perna – Ruà ;

- i due Perna e Ruà risultano imputati nel processo “Missing” , in fase di svolgimento presso il Tribunale di Cosenza;

- nei giorni scorsi si è appreso della revoca del 41 bis anche per Giancarlo Anselmo e Giulio Castiglia , anche loro imputati nel processo “Missing” :

- se non ritenga necessario ed urgente fare effettuare un attento monitoraggio sull’effettiva applicazione del regime del 41 bis e sulle revoche di tale regime applicate a noti boss della ‘ndrangheta proprio nel mentre sono in fase di svolgimento importanti processi che li vedono accusati di mafia.

On. Angela NAPOLI

Roma 4 giugno 2008

Richiesta ai Ministri della Giustizia e dell'Interno per monitorare l'utilizzo del "patteggiamento in appello" da parte dei boss

Ai ministri della Giustizia e dell’Interno –

Per sapere – premesso che:

- con atto ispettivo n. 4 - 00151 del 21 maggio 2008 l’interrogante ha segnalato la necessità di rivisitare la norma relativa al cosiddetto “patteggiamento in appello”, alla luce dello “sconsiderato” uso della stessa norma da parte di noti boss mafiosi;

- in particolare, con il citato atto ispettivo, l’interrogante faceva riferimento all’avvenuta decretazione di assegnazione degli arresti domiciliari a Pantaleone Mancuso, uno dei principali capi del clan di Limbadi (V.V.), proprio nel mentre è in atto, presso il Tribunale di Catanzaro il processo di appello “ Dinasty – Affari di famiglia” , che lo vede tra i principali imputati;

- voci ricorrenti riportano la notizia che il citato boss Pantaleone Mancuso si sarebbe reso latitante:

- se agli atti del Ministero dell’Interno risulta veritiera la notizia della latitanza del boss Pantaleone Mancuso;

- quali urgenti iniziative di carattere normativo intendano assumere al fine di rendere decisamente efficace il contrasto alla criminalità organizzata.

On. Angela NAPOLI

Roma 4 giugno 2008

venerdì 30 maggio 2008

AUMENTO STIPENDIO MENSILE CAPIGRUPPO REGIONALI E CONTEMPORANEO MACIGNO SULLE FAMIGLIE PIU' POVERE CALABRESI

Nel mentre i dati dell’Eurispes ci evidenziano in Calabria la presenza di 100.000 occupati poveri e di 250.000 famiglie che vivono il disagio sociale ed a fronte di un’indennità mensile percepita dai singoli consiglieri regionali, che risulta fra le più alte d’Italia, nel silenzio assordante dell’opposizione, nella giornata di ieri, il Consiglio ha approvato un emendamento alla legge finanziaria regionale con il quale è stato attribuito ai capigruppo consiliari (attualmente ben 10!) un aumento di circa 1.300 euro mensili.
Proprio questo consiglio regionale calabrese, il più inquisito d’Italia, che ha sopportato costi esorbitanti per il funzionamento delle sue strutture speciali, soltanto oggi ridimensionate, autopremia lautamente i suoi capigruppo e contemporaneamente colpisce le famiglie meno abbienti con l’abrogazione della modulazione per fasce di reddito dell’addizionale IRPEF regionale. L’ulteriore penalizzazione per i cittadini calabresi viene giustificata dalla necessità di coprire parte del disavanzo della spesa sanitaria relativo al 2007 (116 milioni di euro) causato da disorganizzazione, sperperi e mancanza di adeguati controlli, segnalati anche dalle speciali Commissioni ministeriali ed ai quali le varie Giunte regionali non hanno ancora posto alcun rimedio.
Certamente saranno soddisfatti Bova e Loiero, ma mi domando se analoga soddisfazione potranno avere i cittadini calabresi quando si renderanno conto dell’ennesimo danno subito da coloro che si ostinano, nonostante tutto, a continuare a gestire la vita di questa Regione.

On. Angela NAPOLI

Taurianova, 30 maggio 2008

L'interrogazione sulla carenza di Magistrati in Calabria

Al Ministro della Giustizia
Per sapere – Premesso che:

- dai dati pubblicati il 19 maggio 2008 su “Il sole 24 Ore” si rileva che la Calabria e la Sicilia hanno i maggiori problemi relativi alla carenza di organici di Magistrati;

- le Procure di queste due Regioni sono quelle con maggiori carichi di lavoro, a causa delle presenza di un alta densità mafiosa;

- in particolare in Calabria la Procura di Palmi (R.C.) ha una vacanza di 4 Magistrati su un organico di 10; a Crotone l’organico prevede 6 Magistrati e attualmente mancano 2; a Vibo Valentia su 6 previsti mancano 2; a Catanzaro su 18 previsti mancano 5; a Locri sugli 8 previsti mancano 2; a Rossano su 4 previsti manca 1; a Paola su 6 previsti ne manca 1; a Reggio Calabria su 24 previsti ne manca 1; a Cosenza su 12 previsti ne manca 1;

- il quadro presentato rischia di aggravarsi a causa delle norme contenute nel nuovo ordinamento giudiziario;

- ancora più in particolare va segnalata la situazione della Procura di Palmi, le cui competenze abbracciano ben 34 Comuni della fascia tirrenica reggina, con una popolazione di oltre 180 mila abitanti, e tra i più coinvolti dalla presenza di pericolose cosche della ‘ndrangheta e dagli interessi che ruotano attorno al Porto di Gioia Tauro;

- la mancanza degli incentivi non incoraggia il trasferimento a domanda verso le Procure del Sud:

- quali urgenti iniziative intenda assumere per sanare la problematica relativa ai vuoti di organici della Magistratura nelle zone più “a rischio” del territorio nazionale ed, in particolare, di quello calabrese.

On. Angela NAPOLI

Roma 29 maggio 2008

mercoledì 28 maggio 2008

La gratitudine per la cattura del latitante Nirta e la proposta di abolizione del "patteggiamento in appello" per i mafiosi

La grande ed infaticabile attività delle Forze dell’Ordine calabresi, alle quali va il sentimento di sincera gratitudine , sta garantendo alla giustizia pericolosi latitanti della ‘ndrangheta. Alcuni giorni fa i Carabinieri di Locri (R.C.) hanno catturato il latitante Giuseppe Nirta, capo dell’omonima cosca di San Luca ed inserito nell’elenco dei 100 latitanti più pericolosi del Ministero dell’interno . La scorsa notte, gli uomini della Squadra Mobile di Reggio Calabria e del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Siderno hanno catturato, in località vicino a San Luca, Antonio Romeo, presunto affiliato alla ’ndrangheta ed anche lui inserito tra i 100 latitanti più pericolosi.
Questi grandi risultati nel contrasto alla ‘ndrangheta che continuano ad essere conseguiti dalle Forze dell’Ordine, non possono non evidenziare il raffronto che, sempre in questi giorni, siamo costretti a fare nel constatare lo sconsiderevole uso del cd “ patteggiamento in appello” che sta portando alla scarcerazione, seppur sotto forma di “domiciliari”, di noti boss della ‘ndrangheta.
Non si potrà mai garantire l’efficacia del contrasto alla criminalità organizzata, se i boss non espieranno fino all’ultimo giorno la condanna loro inflitta. Non credo che si possa rimanere impassibili di fronte all’assegnazione dei domiciliari, avvenuta appunto grazie al ricorso del cd “patteggiamento in appello” di Pantaleone e di Ciccio Mancuso, proprio nel mentre si sta svolgendo il secondo grado del processo “Dinasty -Affari di famiglia”, che li aveva visti condannati per mafia in primo grado.
Prendo atto che il Governo nel “Pacchetto sicurezza”, recentemente varato, ha proposto finalmente l’abolizione, per reati mafiosi, della possibilità di ricorso al cd “patteggiamento in appello” , cosi come da me stessa proposto con l’Atto Camera n. 1085 del 20 maggio 2008. Occorre ora, con la massima urgenza, che il Parlamento tutto converta in legge la proposta governativa, al fine di non consentire che i mafiosi possano godere di benefici, che ritengo assolutamente loro non dovuti, anche alla luce del potere che le varie ‘ndrine stanno continuando ad usurpare, soprattutto in Calabria.

On. Angela NAPOLI
Componente Commissione Giustizia

Roma 28 maggio 2008

La necessità di una politica sulla tutela e sui diritti dei minori

Raccolgo l’appello lanciato dal dottor Antonio Marziale, Presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori, rilevando che in Italia c’è ancora scarsa incisività della politica sulla tutela e sui diritti dei minori. Se è pur vero che, a mio avviso, su questo tema servirebbe una Legge-quadro, non mi posso esimere dall’evidenziare le carenze che, nel merito, ci sono anche nel “Pacchetto sicurezza” varato dal Governo nei giorni scorsi.
Purtroppo quanto siamo costretti a registrare in Italia, pressoché quotidianamente, vede proprio i minori essere oggetto di bullismo, violenze, pedofilia, scomparse, uso indiscriminato per traffici illeciti e delitti. Occorre, quindi, da parte del legislatore, una maggiore responsabilità per tutelare tutti i minori, soggetti deboli della nostra società.

On. Angela NAPOLI

Roma 28 maggio 2008

martedì 27 maggio 2008

L'interrogazione sulla diga sull'Esaro

Ai Ministri delle Infrastrutture e Trasporti, dell’Ambiente tutela del Territorio e del Mare e della Giustizia –
Per sapere – Premesso che:

- agli inizi degli anni '80 il Consiglio di Amministrazione dell'ex Cassa per il Mezzogiorno, poi Agensud, ha affidato i lavori della diga sull'Esaro (Cosenza) al raggruppamento di imprese Lodigiani, Italstradale, Del Favero, per una iniziale spesa prevista di 75 miliardi e 809 milioni di vecchie lire;
- oltre alle procedure d'appalto l'Agensud ha gestito anche l'esame e l'approvazione delle perizie affidandone successivamente la concessione al consorzio di bonifica Sibari-Valle Crati;
- i lavori di costruzione sono stati appaltati il 31 maggio 1982 con il consenso di tutti gli enti locali interessati;
- i lavori sono andati avanti a rilento anche perché gli enti locali interessati hanno poi dimostrato nel merito atteggiamenti incoerenti, giacché non era stata definita la parte di territorio che avrebbe ricevuto beneficio dalla costruzione della diga sull'Esaro;
- nel mese di dicembre del 1987, in seguito ad un movimento franoso sulla sponda sinistra della diga, sono stati sospesi i lavori in una parte del cantiere e circa 300 lavoratori sono stati posti in cassa integrazione;
- le indagini sull'evento franoso hanno iniziato a far intravedere l'errore progettuale della diga stessa;
- nel frattempo, però, la Società Lodigiani ottiene dallo Stato 36 miliardi di vecchie lire quale indennizzo per fermo cantiere, senza che siano stati individuati i responsabili dell'iniziale “errore progettuale”;
- nel frattempo il raggruppamento di imprese affidatario dei lavori della diga sull'Esaro ha continuato a detenere la titolarità dell'appalto che già nei primi mesi del '92 aveva raggiunto la cifra di 745 miliardi di vecchie lire ai quali bisognerebbe aggiungere gli altri 350 miliardi per la realizzazione dei canali di gronda;
- nel gennaio del 1992 in un comunicato stampa la Cgil ha denunziato le “ignobili e senz'altro interessate pressioni politiche sulla struttura tecnica dell'Agensud da personaggi politici ben collegati ai molto discussi potentati politici dei ministri meridionali, che vorrebbero ad ogni costo, l'approvazione immediata di perizie di adeguamento del progetto iniziale, proponendo espedienti e improbabili confuse procedure amministrative prevalentemente in contrasto con l'impostazione legislativa e le regole correnti”;
- dall'apertura di una relativa inchiesta giudiziaria nell'ottobre del 1993 è stato emesso un ordine di custodia cautelare a carico del commissario del Consorzio di bonifica con l'accusa della richiesta, rivolta alla Lodigiani, di ben 5 miliardi di vecchie lire per conto di un non definito gruppo politico;
- l'inchiesta giudiziaria fa anche emergere che la citata frana sarebbe stata creata proprio per ottenere il finanziamento di 36 miliardi di vecchie lire;
- in questa fosca vicenda sono entrati in gioco anche altri personaggi esterni al di fuori dell'affare e che, secondo l'accusa, si sono rivolti alla Lodigiani per avere qualche centinaio di milioni “al fine di non ostacolare i lavori della diga”;
- dopo un annoso blocco dei lavori, grazie ad un accordo quadro con il Governo nazionale e con i finanziamenti del Cipe, nel 2002, si è rimessa faticosamente in moto la macchina della diga dell'Esaro;
- nel mese di ottobre 2005, l' Assessore regionale calabrese ai Lavori Pubblici ha incontrato i Sindaci dei Comuni della Valle dell'Esaro ed ha loro garantito la definizione della problematicità della diga, i cui lavoratori erano già stati posti in discussione;
- sempre nell’ottobre del 2005 la Regione Calabria ha varato 78 milioni di euro per l’Invaso;
- ciò nonostante nel febbraio 2006, dopo che negli anni si è andati avanti disperdendo miliardi ed alimentando speranze, centosessanta padri di famiglia sono stati gettati in mezzo ad una strada dalla ditta “Torno”, società che aveva in gestione l'appalto da parte della Sorical (oggi posta sotto indagine giudiziaria), azienda partecipata della Calabria che gestisce le risorse e le strutture idriche della Regione;
- nel mese di marzo 2008 si è avuta notizia della avvenuta formalizzazione dell’accordo del ramo d’azienda da “Torno” ad “Impresa SpA” e che i lavori della vasca di dissipazione sarebbero stati immediatamente subappaltati ad una piccola impresa del cosentino e ad un consorzio locale;
- oggi nessuno è in grado di dire come e se proseguiranno i lavori di quello che dovrebbe essere il più grande Invaso europeo ed i pochi lavoratori rimasti (una ventina circa) non ricevono stipendio da circa tre mesi ed hanno deciso di attuare forme di protesta per cercare di avere chiarezza sul futuro della Diga;
- sono stati espropriati i terreni migliori di quel territorio, è stato frenato lo sviluppo dello stesso, sono state create false aspettative occupazionali e sono stati inutilmente sperperati milioni di euro senza sapere ancora oggi in mano di chi gli stessi euro sono finiti:
- quali siano gli interventi necessari ed urgenti che intendano porre in essere, per le relative parti di competenza, al fine di accertare la storia della diga dell'Esaro ed approfondire il relativo sperpero di denaro pubblico;
- se non ritengano, altresì, di attivarsi perché sia definita la situazione sulla costruzione della diga dell'Esaro, opera strategica per la Calabria e per l’intero sistema delle acque regionali.

On. Angela NAPOLI

Roma 27 maggio 2008

giovedì 22 maggio 2008

L'interrogazione sui Testimoni di Giustizia

Al Ministro dell’Interno - Per sapere – Premesso che:
- nella giornata del 20 maggio 2008 quattro testimoni di giustizia, Carmelina, Salvatore, Rosa e Maria Castiglione, appartenenti ad un unico nucleo familiare, originari di Strongoli (KR), hanno manifestato davanti la sede del Ministero dell’Interno, perché si considerano “abbandonati e penalizzati “ dallo Stato;

- negli ultimi mesi si è ampliata la protesta da parte di altri testimoni di giustizia, Giuseppe Masciari, Giuseppe Grasso, Francesca Franzè, Nello Ruello, tutti testimoni in importanti processi contro uomini della ‘ndrangheta;

- le citate proteste impongono la rivisitazione delle norme vigenti in materia nonché la soluzione delle problematiche che investono e che sono denunziate dalla quasi totalità dei testimoni di giustizia, che alla data del 30 aprile 2007, risultano soltanto 71;

- il Primo Comitato della Commissione Parlamentare di inchiesta sul fenomeno della criminalità organizzata mafiosa o similare nella XV^ legislatura ha svolto un’attività d’inchiesta sui testimoni di giustizia e si è fatto promotore di una relazione, approvata all’unanimità, con la quale, dopo aver elencato le problematiche e gli aspetti critici che sono stati rappresentati con maggiore frequenza dai vari testimoni di giustizia auditi, ha proposto al Parlamento una riforma del sistema;

- tra i principali punti di criticità evidenziati sono apparsi prioritari, proprio quelli oggetto delle varie proteste di questi ultimi mesi, ossia le difficoltà riscontrate nel reinserimento nel contesto socio-lavorativo, l’inadeguatezza delle misure di protezione, le difficoltà nell’accesso alle agevolazioni bancarie, l’impossibilità di fare stabile affidamento sull’ausilio di professionisti, di tecnici, ovvero di veri e propri consulenti e, quindi, le condizioni di isolamento nelle quali vengono a ritrovarsi pressoché tutti i testimoni di giustizia ed i loro familiari:

- quali urgenti iniziative, anche di carattere normativo, intenda attuare per garantire tutti i testimoni di giustizia ed incentivare le testimonianze delle persone offese dai vari reati commessi dalla criminalità organizzata;

- in particolare, di quali elementi propositivi contenuti nella “Relazione sui Testimoni di Giustizia”, approvata dalla Commissione Antimafia nella seduta del 19 febbraio 2008 e trasmessa al Parlamento, intende avvalersi affinché vengano garantiti tutti i testimoni di giustizia.

On. Angela NAPOLI

Roma 22 maggio 2008