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uratore della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere ha parlato di “ un tessuto fatto di trame fitte, di connivenze e di complicità così forti tanto che molti Enti pubblici regionali e molti Enti locali campani hanno conformato le loro scelte non già improntando ogni valutazione al perseguimento di interessi pubblici, bensì asservendo il bene della cosa pubblica agli interessi di un gruppo ristretto di persone”. Le dichiarazioni del Procuratore della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere mi hanno richiamato situazioni identiche a quelle riscontrabili in diverse realtà della Calabria ed hanno confermato il convincimento che il mondo politico non ha assolutamente colto le motivazioni del radicamento dell’antipolitica che sta investendo la nostra Nazione.
lo stesso atto ispettivo l’interrogante oltre a chiedere la verifica delle motivazioni che hanno portato al commissariamento di un organo regionale di controllo così importante, aggiungeva la valutazione circa l’opportunità di impugnazione, ai sensi dell’articolo 127 della Costituzione, da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri, della legge regionale n. 22 del 5 ottobre 2007, contenente appunto il provvedimento di decadenza ed il conseguente commissariamento del CORECOM Calabria;
nofrio (Vibo Valentia) il 27 e 28 maggio 2007;19 dicembre 2007 - Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati:
Audizione del Ministro della Salute, Livia Turco, sullo stato della sanità in Calabria, anche con riferimento al recente tragico evento occorso nell'ospedale di Vibo Valentia.
Interventi in video:
On. Angela Napoli - Alleanza Nazionale
On. Daniela Dioguardi - RCSE
On. Katia Zanotti - SDSE
Sen. Livia Turco - Ministro della Salute
Fonte audio: Radio Radicale http://www.radioradicale.it/ , rilasciato con licenza Creative Common attribuzione 2.5 .
è stata finalmente data notizia del contenuto della consulenza ordinata dalla Procura di Vibo Valentia per accertare le cause della morte della giovane Federica. E nel mentre non è dato ancora conoscere le risultanze dell’indagine interna dell’ASP di Vibo, dove rimangono in carica gli “intoccabili”, si apprende che la morte sarebbe avvenuta per una “scossa elettrica che ebbe un effetto diretto sulla funzionalità cardiaca” della giovane, ma anche per una possibile “concausa” rintracciabile nel comportamento dell’anestesista rianimatore.
te ad un sistema sanitario regionale che registra drammi su drammi continuiamo ad assistere ad inutili proclami fatti da un Presidente della Regione che, guarda caso, mantiene per se la delega alla sanità pur essendo pendente su di lui una richiesta di rinvio a giudizio con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata alla truffa ed alla turbativa d’asta, proprio nel settore della sanità calabrese. Il che fa anche comprendere il motivo per cui, al di là di qualche intervento di mera facciata, quale la sospensione di alcuni medici, dei quali peraltro non è neppure accertata la responsabilità, rimangono intoccabili gli incarichi affidati ad alcuni dirigenti. Vedi, ad esempio, il mantenimento dell’incarico di Commissario dell’ASP di Vibo Valentia, affidato ad un ex funzionario della locale Amministrazione Provinciale, alla cui guida c’è l’attuale “amico” del Presidente Loiero. Così come appare inspiegabile la continuità della carica di dirigente sanitario della stessa ASP di Vibo nella persona che non si sa bene come abbia ripartito la sua funzione, se con maggiore dedizione all’incarico di dirigente sanitario o all’incarico di Presidente della nota Cooperativa “Valle del Bonamico” , sede di cospicui finanziamenti, molti devoluti a rappresentanti delle cosche della ‘ndrangheta di Platì e di San Luca. Eppure a questi intoccabili continuano ad essere affidate le indagini interne, le cui risultanze, come ad esempio quella relativa alla morte della sedicenne Federica Monteleone, non è dato conoscere a distanza di ben un anno da quella tragedia.
Ci siamo lasciati alle spalle un anno decisamente negativo per l’Italia e per la Calabria in particolare. Il rapporto di fine anno dell’Eurispes presenta una Calabria “a depressione crescente, sfiduciata e disorientata”. Come potrebbe essere diversa: la ‘ndrangheta è divenuta potenzialmente più pericolosa e pervasiva; sanità e ambiente hanno raggiunto dimensioni emergenziali; molta dell’economia legale è divenuta illegale; i livelli di disoccupazione e precariato rimangono preoccupanti; le famiglie sono costrette a cedere alla pressione dei mutui o dell’usura non riuscendo a gestire le spese mensili. E ad aggravare il tutto, i calabresi sono costretti ad essere amministrati da una classe politica che in molteplici occasioni si è dimostrata corrotta, litigiosa e preoccupata solo di ricercare le strategie utili a mantenere le poltrone.La ’ndrangheta è un fenomeno “umiliante e mortificante sia per la società ma anche per lo Stato nel quale viviamo”. Lo ha detto il 17 dicembre scorso mons. Domenico Tarcisio Cortese, delegato della Conferenza episcopale calabra per la carità, concludendo la conferenza stam
pa per presentare il volume che raccoglie gli atti del convegno “E’ cosa Nostra! Una pastorale ecclesiale per l’educazione delle coscienze in contesti di ‘ndrangheta”, svoltosi a Falerna (Cz) lo scorso mese di gennaio, su iniziativa della delegazione regionale della Caritas. Secondo il presule “il primo latitante in Calabria è lo Stato”: “ma quando parlo di Stato non parlo delle Forze dell’Ordine che fanno un ottimo e benemerito lavoro”. In Calabria – ha poi aggiunto mons. Cortese - occorre “organizzare l’impegno che deve essere di tutti, nessuno escluso, e deve partire dalla famiglia e dalla scuola che dovranno essere capaci di svuotare la mentalità mafiosa nelle nuove generazioni che sono il futuro della nostra terra. La Chiesa è molto impegnata ma non può risolvere tutti i problemi”. Da qui la richiesta allo Stato affinché sia impegnato a favore del progresso sociale e civile di questa terra, partendo dal lavoro, facendosi “carico della Calabria, ma anche di tutte le altre regioni che vivono gli stessi problemi, per farla divenire una entità unica”.
Ad aprire la confe
renza stampa il direttore della Caritas Italiana, mons. Vittorio Nozza, secondo il quale la Caritas si è fatta promotrice di questo incontro nella sua sede nazionale “per richiamare l’attenzione su un fenomeno, esteso non solo a livello regionale ma anche nazionale ed internazionale che nel suo complesso è distruttivo del tessuto sociale”. Per mons. Ignazio Schinella, presidente della Fondazione Facite della Cec, occorre “stare dalla parte delle vittime qualunque sia il loro volto”, “non lasciar soli coloro che hanno subito la violenza della mafia, senza dimenticare le famiglie dei mafiosi e gli stessi mafiosi in carcere”. Mons. Schinella ha fatto riferimento al tema del perdono che “non cancella il ricordo del male commesso” ma ricorda che “il colpevole, nonostante il delitto di cui si è macchiato, rimane una coscienza capace di verità e una libertà che può aprirsi al bene.”. Per mons. Schinella bisogna lottare, ma “senza odio. Infatti solo il perdono concede alla giustizia di perseguire un futuro sia per chi perdona, che per chi è perdonato”. Bisognerebbe, in tal senso, istituzionalizzare il giorno del perdono, in cui si fa “memoria delle vittime che fanno la storia mentre si invoca il perdono e la conversione per gli uccisori”. All’incontro sono intervenuti Angela Napoli della Commissione parlamentare antimafia e il viceministro degli Interni Marco Minniti.
associazione per delinquere finalizzata alla truffa ed alla turbativa d’asta, proprio nel settore della sanità calabrese;
e non ritengono, in aggiunta alla proclamazione dello stato di emergenza, commissariare l’intero settore della sanità regionale calabrese;
Il Consiglio dei ministri, nonostante le numerose denunzie da me rivolte attraverso atti ispettivi parlamentari, soltanto nella giornata di ieri e perché spinto dall’emotività conseguente alla morte della giovanissima Eva Ruscio, ha deliberato l’emergenza sanitaria della Regione Calabria. Il Governo nazionale ritiene così di essersi messo “la coscienza a posto” nei confronti di una Regione per la quale, nonostante le varie promesse, non ha mai ritenuto di mostrare la dovuta attenzione.
Nonostante da molteplici relazioni antimafia fosse emerso con chiarezza il business che in Calabria il settore della sanità rappresenta per la ‘ndrangheta e per gli uomini ad essa collusi, i Governi nazionale e regionale, fino a ieri, avevano preso provvedimenti poco incisivi. Si erano accontentati del commissariamento dell’AS di Locri, primo in Italia, senza minimamente intervenire sulla mancanza di controllo e sulle inefficienze dell’intero settore sanitario regionale ponendosi, peraltro, sulla coscienza le precedenti morti di due altri giovanissimi, Federica Monteleone e Flavio Scutellà, apparse da subito frutto del malverso e degenerato sistema sanitario regionale.
Da ieri, tutti soddisfatti dell’intervento governativo nazionale? Per nulla!
Come si può essere soddisfatti di un decreto che riguarda il solo settore della sanità in una Regione dove l’emergenza viene respirata in ogni aspetto vitale della collettività? Come mai il Governo nazionale si accorge dell’emergenza Sanità nel mentre non interviene sul mantenimento della relativa delega regionale da parte dello stesso Presidente Loiero, sul quale pende una richiesta di rinvio a giudizio con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata alla truffa ed alla turbativa d’asta, proprio nel settore della sanità calabrese? Non sarebbe forse corr
etto finalmente commissariare lo stesso Governatore della Calabria?
Peraltro, soltanto oggi, il Presidente Loiero dichiara che “ a Vibo, purtroppo c’è un problema legato anche alle infiltrazioni mafiose, un problema che ci viene segnalato da numerosi rapporti delle Forze dell’Ordine”, nel mentre per troppo tempo, probabilmente per accontentare il massimo rappresentante vibonese del suo Partito, ha accondisceso a nomine dirigenziali certamente non idonee a gestire situazioni così incancrenite. Per troppo tempo è mancato il controllo sui concorsi sanitari truccati.
Né penso possa essere ritenuta “vangelo” la relazione del Ministro della salute consegnata in Commissione sanità del Senato, laddove afferma che “ Il solo ospedale di Polistena possiede le potenzialità per fornire un livello accettabile di assistenza sanitaria…” .
VIDEO da Studio Aperto del 7 dicembre 2007 - ore 18,30
Mi sento di invitare il Ministro Turco a visitare personalmente tutte le strutture ospedaliere calabresi o a visionare il viaggio negli ospedali fantasma della Regione, offerto da “Studio Aperto”, e ad accertare quante morti immotivate sono avvenute nella struttura sanitaria di Polistena e quali inchieste giudiziarie pendono sulla stessa, prima di sottoscrivere relazioni il cui contenuto, in parte, non risulta veritiero. C’è ancora qualcosa che, a mio avviso, è troppo sottaciuto, anche in questo particolare momento, e che dovrebbe essere ricordato: il richiamo alle responsabilità del Governatore Loiero assunte con le nomine di alcuni dirigenti delle AS calabresi e che evidenziano strani connubi con la sanità del Lazio. Infatti, il Governatore Loiero dovrebbe spiegare il motivo dell’affidamento della principale Azienda Sanitaria calabrese, “Pugliese - Ciaccio” di Catanzaro, ad Antonio Palumbo, ex direttore generale, durante il governo regionale Storace, dell’Azienda Ospedaliera San Filippo Neri e arrestato con l’accusa di corruzione e peculato nell’inchiesta “ Lady ASL” sulla sanità romana. Inchiesta che, guarda caso, nei giorni scorsi ha portato anche all’arresto del Sottosegretario di Stato alla Difesa del Governo Prodi, Marco Verzaschi, anche lui assessore con Storace, dimessosi dall’incarico governativo pochi giorni fa.
La dichiarazione dello stato d’emergenza sanitaria in Calabria dovrebbe portare a misure consequenziali, ma apprendo che il primo atto sarà quello della costruzione di quattro nuovi ospedali; la notizia viene data con enfasi dal Governatore calabrese, il quale non pensa però che l’attuale inefficienza di quasi tutte le strutture sanitarie potrebbe, nel frattempo, causare ulteriori tragedie e che tale attuale inefficienza non può certamente essere colmata con la sospensione di qualche medico del solo P.O. di Vibo Valentia.
Mi auguro, peraltro, che non corrispondano al vero le circolanti notizie dalle quali emergerebbe il tentativo del Presidente Loiero di ottenere una modifica dello statuto regionale, al solo fine di poter nominare un ulteriore assessore con delega alla sanità: le sue alchimie, rispettose delle esigenze degli attuali partiti di maggioranza, hanno distrutto la Calabria.
Credo sia proprio giunto il momento di dire “basta”: l’ostinazione e la spregiudicatezza di coloro che amministrano la cosa pubblica non possono prevaricare il doveroso rispetto per i cittadini calabresi.
On. Angela NAPOLI
Componente Commissione Nazionale Antimafia
Roma 12 dicembre 2007
FINI, AN NON SI SCIOGLIE E NON CONFLUISCE IN PARTITO BERLUSCONIL'INTERVENTO DEL PRESIDENTE GIANFRANCO FINI
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