mercoledì 23 gennaio 2008

Interrogazione sul raddoppio del TERMOVALORIZZATORE di Gioia Tauro

Ai ministri dell’interno, dell’ambiente e della tutela del territorio, della salute, dell’economia e delle finanze e per gli affari regionali e le autonomie locali – Per sapere – Premesso che: sabato 22 dicembre 2007, indetta dal Movimento per la Difesa del Territorio, si è svolta, nella Piana di Gioia Tauro, una grande manifestazione contro il raddoppio del termovalorizzatore in quel territorio; fin dalla scorsa legislatura l’interrogante aveva denunziato la preoccupante situazione ambientale che si sarebbe venuta a creare nella Piana di Gioia Tauro con la paventata costruzione di ben tre impianti di centrali termoelettriche a metano e la costruzione del termovalorizzatore per i rifiuti; nel marzo del 2002, nonostante i poteri conferiti al Commissario delegato per l’emergenza ambientale in Calabria, è stato varato un Piano regionale dei rifiuti, da subito definito dalla stampa locale “fallimentare, pericoloso e nefasto per lo sviluppo agricolo”; il citato Piano regionale aveva previsto la costruzione di due termovalorizzatori, localizzati nella Piana di Gioia Tauro e nella provincia di Cosenza, che avrebbero dovuto distruggere i rifiuti, preventivamente differenziati nei nove impianti di preselezione previsti, prodotti da due milioni di calabresi; quanto sopra veniva confermato in un incontro svoltosi a Crotone il 9 luglio 2003, tra la Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti ed il commissario per l’emergenza rifiuti in Calabria, del tempo; dal resoconto stenografico del citato incontro è emersa la difficoltà incontrata per la costruzione del termovalorizzatore della zona al nord della Calabria, per la contrarietà del Comune di Castrovillari ; difficoltà superata con la previsione del raddoppio di quello di Gioia Tauro; da subito quella decisione era apparsa come chiara volontà di far diventare Gioia Tauro la “pattumiera regionale” della Calabria; peraltro, quando venne assunta la decisione del raddoppio del termovalorizzatore di Gioia Tauro non erano ancora state effettuate le valutazioni dell’impatto ambientale che si sarebbe venuto a creare nella Piana di Gioia Tauro, a prevalente vocazione agricola, e la cui popolazione era già stata costretta, negli anni 80, ad insorgere per contrastare la costruzione di una centrale a carbone, proprio laddove oggi c’è l’importante porto; la proroga dello stato d’emergenza ambientale ha portato, nel luglio 2006, ad una sentenza della Corte Costituzionale che, in accoglimento del ricorso della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha dichiarato la illegittimità della legge della Regione Calabria, con la quale si prevedeva la sospensione della realizzazione del raddoppio del termovalorizzatore di Gioia Tauro; da allora non sono mai apparse chiare le posizioni assunte nel merito dalla Regione Calabria e dai Commissari succedutisi per l’emergenza ambientale, ed in alcuni momenti il tutto è apparso come un “palleggiamento” delle rispettive responsabilità; nel frattempo la Provincia di Reggio Calabria, i Sindaci dei Comuni del territorio della Piana, gli ambientalisti e tutte le organizzazioni Sindacali hanno deliberato contro il raddoppio del termovalorizzatore di Gioia Tauro; la contrarietà e la preoccupazione sono cresciute sul territorio dopo la pubblicazione dello studio condotto dalla Regione Veneto congiuntamente con l’Istituto Oncologico Veneto, nel quale è stato “accertato scientificamente che la provincia di Venezia ha subito un massiccio inquinamento atmosferico da sostanze diossino-simili rilasciate dagli inceneritori e che nella popolazione esaminata risulta un significativo eccesso di rischio di sarcoma correlato sia alla durata che all’intensità dell’esposizione”; ciò nonostante la costruzione in Contrada Cicerna di Gioia Tauro del sito unico regionale per l’incenerimento dei rifiuti è andata avanti, nell’ambito dell’appalto di 73.889.263 euro aggiudicato alla Società T.E.C. (Termo Energia Calabria), subentrata, in circostanze mai chiarite pubblicamente, ad un raggruppamento temporaneo d’imprese di cui facevano parte anche le “cooperative rosse”e la “PianaImpianti”, impresa di Lamezia Terme coinvolta nell’inchiesta “Poseidone”; nel mese di luglio del 2007, la Giunta Regionale della Calabria aveva cercato di supportare il finanziamento alla Società TEC per la costruzione del raddoppio, ma la delibera è stata poi sospesa per le numerose proteste insorte; nonostante le persistenti criticità del settore, il 31 ottobre 2007 si è chiusa l’annosa fase ambientale in Calabria e dal 28 novembre 2007 è entrato in vigore il nuovo Piano regionale dei rifiuti, che diverrà a regime nel 2012; il nuovo Piano regionale dei rifiuti, per quanto riguarda la termovalorizzazione, conferma il solo raddoppio dell’impianto esistente a Gioia Tauro, da completare entro il 2009; nel frattempo la Regione Calabria, ad avviso dell’interrogante solo per prendere tempo, ha chiesto ed ottenuto dal Governo nazionale una commissione di scienziati che si pronunci, in una situazione di moratoria, sulla termovalorizzazione calabrese; contemporaneamente, secondo quanto previsto dal Piano regionale rifiuti, pubblicato sul B.U.R. Calabria del 14 novembre 2007, proseguirà la costruzione del raddoppio del termovalorizzatore, concessionario T.E.C. Spa, in area Industriale dell’A.S.I. di Gioia Tauro – Rosarno – San Ferdinando, in Contrada Cicerna; il tutto nel mentre, in assenza di un’adeguata raccolta differenziata, l’attuale e unico termovalorizzatore rischia già di non rispettare il protocollo di Kyoto; naturalmente a questo punto dovranno essere stanziati ulteriori finanziamenti a favore della Società T.E.C., per la quale rimane a tutt’oggi da chiarire i motivi che le hanno consentito di subentrare al raggruppamento iniziale e temporaneo d’imprese; nell’attuale periodo definito dagli esperti di possibile rinnovato stato di pre-emergenza ambientale in Calabria, la Giunta regionale ha deliberato di “accogliere la richiesta , formulata dalla Campania, di poter smaltire circa mille tonnellate di rifiuti urbani non pericolosi, che saranno distribuite equamente nelle discariche delle quattro province calabresi”; e corrono insistenti voci, riportate anche dalla stampa locale, secondo le quali si potrebbe verificare un “bliz” di autotreni campani pieni di spazzatura stagionata verso l’inceneritore di Gioia Tauro; l’interrogante segnala che nella Piana di Gioia Tauro è già in funzione dal 2005 il termovalorizzatore in questione, che brucia circa 120.000 tonnellate l’anno di rifiuti, e del quale si vorrebbero ultimare i lavori per il raddoppio; è stata da poco completata una centrale a turbogas da 800 MW nel territorio di Rizziconi; esiste un mega –elettrodotto da 380.000 KV; sono già stati approvati i progetti per altri due impianti per la produzione di energia elettrica e per il più grande rigassificatore tra quelli in via di realizzazione in Italia; il quadro sopra delineato dall’interrogante evidenzia, purtroppo, il tentativo di far divenire la Piana di Gioia Tauro la “pattumiera” della Calabria, contrastando decisamente quelle che sono le potenzialità di sviluppo di quel territorio:
- quali le risultanze della commissione scientifica governativa sulla termovalorizzazione in Calabria;
-se sono in atto indagini sulla Società T.E.C. (Termo Energia Calabria) per accertare l’iter attraverso il quale la stessa è divenuta appaltatrice dell’unico termovalorizzatore calabrese;
- se è stato valutato adeguatamente l’impatto ambientale che comporterebbe l’ultimazione del raddoppio del termovalorizzatore di Gioia Tauro;
- se non ritengano necessario ed urgente far rivisitare dalla Regione Calabria il nuovo Piano rifiuti, in modo da prevedere la costruzione di un secondo termovalorizzatore in altra area della Calabria;
- se corrispondono al vero le notizie in base alle quali starebbero per essere scaricati nel termovalorizzatore di Gioia Tauro autotreni e forse anche navi campane pieni di spazzatura stagionata e della cui natura , quindi non è dato conoscere.

On. Angela NAPOLI

Roma 23 gennaio 2008

martedì 22 gennaio 2008

L'ostinazione di PRODI e LOIERO: FINO A QUANDO?

Poche ore fa ho rivissuto, alla Camera dei Deputati, i momenti del 1998 quando Prodi, dopo soli 2 anni di Governo, è stato sfiduciato dall’incarico di Presidente del Consiglio. Allora fu Bertinotti, oggi Presidente della Camera, a far perdere a Prodi quello scranno, oggi è Mastella che tenta di farlo.
Ciò che ha creato in me maggiore imbarazzo è la minaccia con la quale Prodi ha evidenziato l’ostinazione nel voler mantenere un incarico che ha portato la nostra Italia alla deriva.
Dall’intervento mi è parso che Prodi viva decisamente fuori dal contesto sociale e non abbia la consapevolezza delle difficoltà attraversate dai cittadini italiani, molti dei quali stentano ad arrivare alla fine del mese e sono automaticamente costretti a ricorrere ai proibitivi prestiti bancari o all’usura praticata dalle organizzazioni criminali.
Da tale padre politico, Prodi, non può che discendere un figlio politico, Loiero, Presidente della Regione Calabria, il quale ostenta analoga spavalderia nel mantenere la sua poltrona.
La Calabria è in permanente stato emergenziale in tutti i settori; non esiste Ente immune da commissariamento; consociativismo, trasversalismo e trasformismo caratterizzano la vita dell’intera Regione.
Ma Loiero persiste nel non voler prendere atto della realtà e, soprattutto, nel non comprendere che i calabresi sono veramente stanchi.
Le ostinazioni di Prodi e Loiero alimentano quotidianamente la sfiducia dei cittadini ed il ricorso degli stessi all’antipolitica. Fino a quando?

On. Angela NAPOLI
Componente Commissione Nazionale Antimafia

Roma 22 gennaio 2008

lunedì 21 gennaio 2008

Le congratulazioni alla Polizia per la risoluzione di un caso di "lupara bianca"

Desidero formulare vive congratulazioni per la nuova operazione di rilievo messa a segno, nella giornata di ieri 19 gennaio 2008, da parte della Squadra di Polizia Giudiziaria, guidata dal dr. Andrea Ludovico, del Commissariato P.S. di Taurianova (R.C.).
L’importante attività di indagine degli uomini della Polizia di Stato di Taurianova ha consentito di far luce su un caso di “lupara bianca” che ha coinvolto questa città nell’estate dello scorso anno. L’individuazione del presunto responsabile della scomparsa di Emanuele Borgese, dopo soli sei mesi dal grave avvenimento, evidenzia la valida capacità operativa messa in atto in un contesto regionale dove la quasi totalità dei numerosi casi di “lupara bianca” registrati, rimane impunita.

On. Angela Napoli
Componente Commissione Nazionale Antimafia

Taurianova, 20 gennaio 2008

giovedì 17 gennaio 2008

Vicenda Mastella: la LEGGE è uguale per tutti!

Quanto avvenuto nella giornata di ieri ha davvero rappresentato una delle pagine peggiori scritte dalla politica italiana negli ultimi anni. E’ apparsa da subito di estrema gravità la notizia del coinvolgimento giudiziario della Presidente del Consiglio Regionale della Campania, ma quanto accaduto successivamente al lancio delle prime agenzie di stampa ha evidenziato più che mai l’inderogabile urgente necessità del richiamo all’eticità della politica.
Il ministro della Giustizia, sen. Clemente Mastella, coniuge della Presidente del Consiglio Regionale della Campania, ha amplificato ufficialmente le notizie in Parlamento diverse ore prima delle notifiche dei provvedimenti giudiziari in questione, ed il mondo politico (con qualche doveroso distinguo!) senza conoscere le motivazioni e le imputazioni che hanno portato alla emanazione degli stessi provvedimenti, si è affrettato ad esprimere al capo del Dicastero della Giustizia la solidarietà umana e politica. Tra i primi attestati di solidarietà, naturalmente! appaiono quelli del Presidente della Regione Calabria, Agazio Loiero, e quelli dell’intero gruppo regionale calabrese dell’UDEUR, partito politico dello stesso ministro Mastella, peraltro eletto senatore proprio in Calabria.
Soltanto nelle prime ore del pomeriggio di ieri sono stati notificati i provvedimenti giudiziari che hanno colpito, accanto alla Presidente del Consiglio Regionale della Campania, i massimi vertici dell’UDEUR di quella Regione e si è avuta, altresì, la notizia della contestazione di ben 7 reati, non di poco conto, allo stesso ministro della Giustizia.
Pur ritenendo condivisibili le solidarietà umane rivolte al ministro della Giustizia, sento di non ritenere altrettanto condivisibili quelle politiche, men che meno gli attestati espressi dal Presidente del Consiglio Prodi e dal Governatore della Calabria, Loiero.
Il Procuratore della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere ha parlato di “ un tessuto fatto di trame fitte, di connivenze e di complicità così forti tanto che molti Enti pubblici regionali e molti Enti locali campani hanno conformato le loro scelte non già improntando ogni valutazione al perseguimento di interessi pubblici, bensì asservendo il bene della cosa pubblica agli interessi di un gruppo ristretto di persone”. Le dichiarazioni del Procuratore della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere mi hanno richiamato situazioni identiche a quelle riscontrabili in diverse realtà della Calabria ed hanno confermato il convincimento che il mondo politico non ha assolutamente colto le motivazioni del radicamento dell’antipolitica che sta investendo la nostra Nazione.
Cos’altro dovrà accadere in Italia per far capire ai cittadini la verità della frase scritta in tutte le aule dei Tribunali: “La legge è uguale per tutti”.

On. Angela NAPOLI
Roma 17 gennaio 2008

mercoledì 16 gennaio 2008

Interrogazione sul CORECOM CALABRIA

Al Presidente del Consiglio dei Ministri e ai ministri delle Comunicazioni dell’Interno e della Giustizia -

Per sapere – Premesso che:

- con atto ispettivo n.4-05331 del 19 ottobre 2007, l’interrogante ha denunziato l’anomala e grave decisione assunta dal Consiglio regionale, in data 27 settembre 2007, con il commissariamento del CORECOM Calabria;
- con lo stesso atto ispettivo l’interrogante oltre a chiedere la verifica delle motivazioni che hanno portato al commissariamento di un organo regionale di controllo così importante, aggiungeva la valutazione circa l’opportunità di impugnazione, ai sensi dell’articolo 127 della Costituzione, da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri, della legge regionale n. 22 del 5 ottobre 2007, contenente appunto il provvedimento di decadenza ed il conseguente commissariamento del CORECOM Calabria;
- il CORECOM Calabria, istituito con legge regionale n. 2 del 22 gennaio 2001, è un organo funzionale dell’Agicom per la concessione dei benefici alle televisioni locali ai sensi della legge n. 448/98; concessione che dovrebbe essere definita nel rispetto della piena autonomia ed indipendenza dell’organo regionale in questione;
- tra i cinque componenti del CORECOM Calabria erano nati palesi contrasti in occasione della formulazione della graduatoria per la concessione dei benefici relativi all’anno 2005, poiché la stessa graduatoria era divenuta oggetto di una delibera, datata 16 luglio 2007, a firma del solo Presidente del tempo, ed in disaccordo con quanto deliberato dal Comitato in data 2 luglio 2007;
- la scelta del Presidente del tempo era subito apparsa ai quattro componenti del comitato come rispettosa di esigenze formulate dall’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale, durante una convocazione del 17 marzo 2007, piuttosto che della trasparenza rispetto alle documentazioni presentate;
- sulle ripetute violazioni commesse dal Presidente del Comitato del tempo, i quattro componenti dello stesso comitato hanno presentato più esposti alla Procura della Repubblica di Reggio Calabria, sottolineando come lo stesso Presidente ed il dirigente della struttura abbiano omesso di denunziare alcuni rappresentati legali di imprese private per la violazione del DPR 445/2000, fornendo dichiarazioni false e mendaci;
- la Procura della Repubblica di Reggio Calabria ha aperto un inchiesta proprio relativamente a comportamenti omissivi nella gestione dei contributi alle televisioni locali;
- la decadenza ed il conseguente commissariamento del CORECOM Calabria, con l’assegnazione, peraltro, delle funzioni di delegato alla struttura del CORECOM Calabria, proprio allo stesso ex Presidente dell’organo ( non in possesso tra l’altro dei requisiti previsti dal DL.vo 165/2001) , appare chiaramente come provvedimento punitivo nei confronti dei componenti del CORECOM nonché poco garante per quanto riguarda l’erogazione dei fondi;
- la Presidente della Conferenza dei CORECOM Italiani ha censurato pesantemente l’iniziativa calabrese chiedendo formali spiegazioni, mai fornite, al Presidente del Consiglio regionale calabrese;
- non è la prima volta che il Consiglio regionale della Calabria, che presenta tra l’altro un elevato numero di suoi componenti inquisiti, interviene su organismi di controllo, quasi a dimostrazione di voler governare senza alcuna possibilità di contrasto o di legittima valutazione del proprio operato:
- se non ritengano necessario ed urgente verificare le motivazioni che hanno portato al commissariamento di un organo regionale di controllo così importante;
- se il citato commissariamento sia compatibile con la normativa nazionale vigente in materia;
- se l’erogazione dei benefici previsti dalla legge avvenuta sulla base di una graduatoria redatta dal solo Presidente dello stesso CORECOM sia avvenuta nel rispetto della normativa vigente e se siano stati salvaguardati solamente i diritti di tutte le emittenti che hanno provveduto a fornire relativa documentazione senza omissione alcuna.

On. Angela NAPOLI

Roma 10 gennaio 2008

martedì 15 gennaio 2008

Interrogazione sulle Elezioni amministrative 2007 di Sant'Onofrio (Vibo Valentia)

Al ministro dell’interno - Per sapere – Premesso che:

- l’interrogante in data 2 ottobre 2007 ha presentato l’atto ispettivo n. 4-05052 con il quale denunziava la necessità di avviare un adeguato controllo sui risultati registrati nelle elezioni amministrative svolte nel Comune di Sant’Onofrio (Vibo Valentia) il 27 e 28 maggio 2007;
- durante la verifica delle schede e dei verbali elettorali, disposta dal TAR di Catanzaro con sentenza parziale n. 1519707 del 5 ottobre 2007, avvenuta presso la Prefettura di Vibo Valentia, nelle sedute del 08, 20 e 29 novembre 2007, i verificatori sono stati costretti a registrare l’alterazione, nettamente emersa in sede istruttoria, dei plichi sigillati a custodia delle risultanze documentali;
- Il funzionario verificatore ha accertato la grave lesione dell’integrità sia della busta contenente le schede elettorali sia di quella contenente i verbali descrittivi delle operazioni di scrutinio, che incidono profondamente sulla loro regolarità;
- tutti gli accertamenti istruttori costituiscono il riscontro inconfutabile della violazione degli adempimenti finalizzati a garantire l’integrità e la veridicità del materiale elettorale nonché l’attendibilità di un’ eventuale verifica post-elettorale;
- quanto emerso dalla verifica richiesta dal TAR di Catanzaro supporta senza dubbio il ricorso dei candidati della lista n. 1 di Sant’Onofrio, i quali avevano denunziato la pluralità di vizi che hanno caratterizzato la tornata elettorale amministrativa in quel Comune del 27 e 28 maggio 2007 e che sono stati di fatto lesivi proprio dei candidati di quella lista:
- se non ritenga necessario ed urgente, di fronte ad un quadro contrassegnato dalla diffusa violazione delle regole che governano un qualsiasi procedimento elettorale ed a tutela delle superiori scelte politiche dei cittadini, di dover avviare le procedure per l’annullamento delle elezioni amministrative svolte il 27 e 28 maggio 2007 nel Comune di Sant’Onofrio.

On. Angela NAPOLI

Roma 08 gennaio 2008

domenica 13 gennaio 2008

MALASANITA' IN CALABRIA: l'intervento dell'On. Angela Napoli e l'audizione del Ministro Turco

19 dicembre 2007 - Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati:

Audizione del Ministro della Salute, Livia Turco, sullo stato della sanità in Calabria, anche con riferimento al recente tragico evento occorso nell'ospedale di Vibo Valentia.

Interventi in video:

On. Angela Napoli - Alleanza Nazionale

On. Daniela Dioguardi - RCSE
On. Katia Zanotti - SDSE
Sen. Livia Turco - Ministro della Salute

Fonte audio: Radio Radicale http://www.radioradicale.it/ , rilasciato con licenza Creative Common attribuzione 2.5 .

mercoledì 9 gennaio 2008

Adesso BASTA: rimuovere gli INTOCCABILI !!!

Soltanto il 7 gennaio 2008 il Presidente Loiero al mio comunicato relativo all’emergenza sanità in Calabria, che denunziava il mantenimento di incarichi dirigenziali a persone da me definite “intoccabili”, replicava, tra l’altro in modo anche calunnioso, accusandomi di essere “ distratta com’è dal suo furore interessato e inconsistente contro i miei (suoi!) amici vibonesi”.
Nello stesso mio comunicato facevo riferimento alla mancanza di risultanze interne e giudiziarie, per quanto riguardava la morte della giovane Federica Monteleone, a distanza di ben un anno da quella tragedia.
Dopo solo 24 ore dalle mie accuse e dalla scomposta reazione alle stesse da parte del Presidente Loiero, è stata finalmente data notizia del contenuto della consulenza ordinata dalla Procura di Vibo Valentia per accertare le cause della morte della giovane Federica. E nel mentre non è dato ancora conoscere le risultanze dell’indagine interna dell’ASP di Vibo, dove rimangono in carica gli “intoccabili”, si apprende che la morte sarebbe avvenuta per una “scossa elettrica che ebbe un effetto diretto sulla funzionalità cardiaca” della giovane, ma anche per una possibile “concausa” rintracciabile nel comportamento dell’anestesista rianimatore.
Intanto trovo inaudito che il deposito della consulenza giudiziaria avvenga ad un anno di distanza dalla morte della giovane, ma quello che mi crea maggiore rabbia è constatare la conferma di quanto vado denunziando fin dopo quella tragedia, ossia il fatto che l’inchiesta potrebbe essere pregiudicata dalla “perdita” di diverse prove causata dal mancato immediato sequestro delle apparecchiature e della sala operatoria.
Nonostante tutto Loiero rimane al suo posto ed i suoi amici “intoccabili” continuano a rimanere tali!

On. Angela Napoli
Taurianova, 09 gennaio 2008

lunedì 7 gennaio 2008

La politica FALLIMENTARE di Loiero

Nel messaggio augurale inserito sul mio blog, pur non essendo particolarmente fiduciosa, avevo evidenziato la speranza che il Nuovo Anno portasse gli Amministratori della Regione Calabria a prendere coscienza del fallimento della loro politica e dello stato emergenziale in cui hanno fatto precipitare l’intera Regione e rimettessero, di conseguenza, il mandato nelle mani dei cittadini.
Speravo nella riconquista della eticità e della moralita; speravo soprattutto nel senso di responsabilità che dovrebbe accompagnare qualsiasi cittadino, ma, in particolare, coloro che, chiamati ad amministrare la cosa pubblica, avrebbero il dovere di salvaguardare i diritti della persona, ad iniziare dal diritto alla vita.
Ed invece è iniziato il Nuovo Anno all’insegna delle notizie che hanno, ancora una volta, fatto rimbalzare sulle cronache nazionali l’immagine di una Calabria dove le cure sanitarie vengono prestate spesso all’insegna della superficialità, dove si muore per mancanza di posti-letto, per mancanza di mezzi di trasporto, per un semplice intervento di appendicectomia, per l’incapacità di effettuare una tracheotomia, per mancanza di controlli specifici dopo una caduta dalla barella in pieno Pronto Soccorso.
Di fronte ad un sistema sanitario regionale che registra drammi su drammi continuiamo ad assistere ad inutili proclami fatti da un Presidente della Regione che, guarda caso, mantiene per se la delega alla sanità pur essendo pendente su di lui una richiesta di rinvio a giudizio con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata alla truffa ed alla turbativa d’asta, proprio nel settore della sanità calabrese. Il che fa anche comprendere il motivo per cui, al di là di qualche intervento di mera facciata, quale la sospensione di alcuni medici, dei quali peraltro non è neppure accertata la responsabilità, rimangono intoccabili gli incarichi affidati ad alcuni dirigenti. Vedi, ad esempio, il mantenimento dell’incarico di Commissario dell’ASP di Vibo Valentia, affidato ad un ex funzionario della locale Amministrazione Provinciale, alla cui guida c’è l’attuale “amico” del Presidente Loiero. Così come appare inspiegabile la continuità della carica di dirigente sanitario della stessa ASP di Vibo nella persona che non si sa bene come abbia ripartito la sua funzione, se con maggiore dedizione all’incarico di dirigente sanitario o all’incarico di Presidente della nota Cooperativa “Valle del Bonamico” , sede di cospicui finanziamenti, molti devoluti a rappresentanti delle cosche della ‘ndrangheta di Platì e di San Luca. Eppure a questi intoccabili continuano ad essere affidate le indagini interne, le cui risultanze, come ad esempio quella relativa alla morte della sedicenne Federica Monteleone, non è dato conoscere a distanza di ben un anno da quella tragedia.
Senza tralasciare le inadempienze della locale Magistratura che, in quell’occasione, non ha neppure sentito il dovere di sequestrare immediatamente la sala operatoria dove era avvenuto l’intervento della giovane Federica.
Eppure il Presidente Loiero è soddisfatto, pronto a ritenere che la soluzione dell’emergenza sanità sarà conseguente alla costruzione dei quattro nuovi Presidi Ospedalieri, senza creare un organismo di valutazione del personale sanitario e parasanitario calabrese, senza un monitoraggio sulla professionalità di coloro che sono risultati vincitori di concorsi farsa, senza verificare quante attrezzature sanitarie risultino inefficienti o quante siano giacenti negli scantinati dei vari Presidi ospedalieri calabresi, senza verificare dove sono finiti i miliardi giunti in Calabria per la costruzione dei nuovi ospedali, tra i quali proprio quello di Vibo Valentia, o quanti miliardi siano stati sperperati per creare, sempre in Calabria, strutture sanitarie, anche arredate, mai utilizzate. Nessun provvedimento utile a far uscire la criminalità organizzata dagli interessi del settore.
Loiero continua a mantenere salda la sua poltrona di Presidente, la ‘ndrangheta mantiene il business nella sanità calabrese e la gente continua a morire senza “un perché”!

On. Angela Napoli
Taurianova, 07 gennaio 2008

martedì 1 gennaio 2008

AUGURI, AUGURI, AUGURI

Ci siamo lasciati alle spalle un anno decisamente negativo per l’Italia e per la Calabria in particolare. Il rapporto di fine anno dell’Eurispes presenta una Calabria “a depressione crescente, sfiduciata e disorientata”. Come potrebbe essere diversa: la ‘ndrangheta è divenuta potenzialmente più pericolosa e pervasiva; sanità e ambiente hanno raggiunto dimensioni emergenziali; molta dell’economia legale è divenuta illegale; i livelli di disoccupazione e precariato rimangono preoccupanti; le famiglie sono costrette a cedere alla pressione dei mutui o dell’usura non riuscendo a gestire le spese mensili. E ad aggravare il tutto, i calabresi sono costretti ad essere amministrati da una classe politica che in molteplici occasioni si è dimostrata corrotta, litigiosa e preoccupata solo di ricercare le strategie utili a mantenere le poltrone.
L' illegalità è registrabile ovunque; l’antimafia parolaia ugualmente; i patrimoni dei politici corrotti e di coloro che sono divenuti soggetti di cospicui finanziamenti non si sa dove risiedano o dove siano stati reinvestiti.
E’ per queste ragioni che disilludono ancora una volta la tanta gente onesta di Calabria, che chiedo a chi ha responsabilità di potere, di fare un profondo esame di coscienza. La maggioranza politica deve saper mettere da parte "i corrotti" (e non sono pochi!) e trovare il coraggio di promuovere uno sviluppo in grado di garantire tutti i cittadini, sottraendo la loro dipendenza da questo o quel potente. L’opposizione politica deve anch’essa trovare la forza,di mettere al bando "i corrotti" e di divenire pungolo pressante per chi non sa governare.
Nonostante non riesca ad essere particolarmente fiduciosa, spero che la responsabilità etica e morale porti gli attuali Amministratori regionali a rimettere il mandato nelle mani dei cittadini.
Allo stesso modo ho il dovere di infondere speranza alla gente di Calabria; Abbiamo certamente attraversato momenti bui, ma sono certa che è arrivato il momento di pretendere giustizia e verità.
Personalmente, con Alleanza Nazionale, continuerò con le battaglie intraprese in nome dei tanti cittadini calabresi che lo meritano e soprattutto lo chiedono. Sento il dovere istituzionale e morale di essere ogni giorno più vicina a quanti soffrono, a quanti hanno ricevuto ingiustizie, a quanti vogliono vedersi riconosciuti i diritti garantiti dalla nostra Costituzione.
A tutti i calabresi esprimo i miei più sinceri ed affettuosi Auguri perché il 2008 possa dare loro quanto di più bello desiderano, ma soprattutto meritano per la loro profonda umanità.
On. Angela Napoli
Taurianova, 1 gennaio 2008

sabato 29 dicembre 2007

Il Convegno della CARITAS sulla criminalità in Calabria

VIDEO dal TG5 del 29 dicembre 2007 - ore 13,00

La ’ndrangheta è un fenomeno “umiliante e mortificante sia per la società ma anche per lo Stato nel quale viviamo”. Lo ha detto il 17 dicembre scorso mons. Domenico Tarcisio Cortese, delegato della Conferenza episcopale calabra per la carità, concludendo la conferenza stampa per presentare il volume che raccoglie gli atti del convegno “E’ cosa Nostra! Una pastorale ecclesiale per l’educazione delle coscienze in contesti di ‘ndrangheta”, svoltosi a Falerna (Cz) lo scorso mese di gennaio, su iniziativa della delegazione regionale della Caritas. Secondo il presule “il primo latitante in Calabria è lo Stato”: “ma quando parlo di Stato non parlo delle Forze dell’Ordine che fanno un ottimo e benemerito lavoro”. In Calabria – ha poi aggiunto mons. Cortese - occorre “organizzare l’impegno che deve essere di tutti, nessuno escluso, e deve partire dalla famiglia e dalla scuola che dovranno essere capaci di svuotare la mentalità mafiosa nelle nuove generazioni che sono il futuro della nostra terra. La Chiesa è molto impegnata ma non può risolvere tutti i problemi”. Da qui la richiesta allo Stato affinché sia impegnato a favore del progresso sociale e civile di questa terra, partendo dal lavoro, facendosi “carico della Calabria, ma anche di tutte le altre regioni che vivono gli stessi problemi, per farla divenire una entità unica”.
Ad aprire la conferenza stampa il direttore della Caritas Italiana, mons. Vittorio Nozza, secondo il quale la Caritas si è fatta promotrice di questo incontro nella sua sede nazionale “per richiamare l’attenzione su un fenomeno, esteso non solo a livello regionale ma anche nazionale ed internazionale che nel suo complesso è distruttivo del tessuto sociale”. Per mons. Ignazio Schinella, presidente della Fondazione Facite della Cec, occorre “stare dalla parte delle vittime qualunque sia il loro volto”, “non lasciar soli coloro che hanno subito la violenza della mafia, senza dimenticare le famiglie dei mafiosi e gli stessi mafiosi in carcere”. Mons. Schinella ha fatto riferimento al tema del perdono che “non cancella il ricordo del male commesso” ma ricorda che “il colpevole, nonostante il delitto di cui si è macchiato, rimane una coscienza capace di verità e una libertà che può aprirsi al bene.”. Per mons. Schinella bisogna lottare, ma “senza odio. Infatti solo il perdono concede alla giustizia di perseguire un futuro sia per chi perdona, che per chi è perdonato”. Bisognerebbe, in tal senso, istituzionalizzare il giorno del perdono, in cui si fa “memoria delle vittime che fanno la storia mentre si invoca il perdono e la conversione per gli uccisori”. All’incontro sono intervenuti Angela Napoli della Commissione parlamentare antimafia e il viceministro degli Interni Marco Minniti.

venerdì 28 dicembre 2007

ATTENTI AI "FALSI PROFETI"

Forse a molti aennini calabresi interessa poco osservare lo stato del Partito che giorno dopo giorno subisce perdite importanti. A mio avviso chi fa finta di nulla, manca di responsabilità o si consola troppo facilmente alla luce dei nuovi ingressi, per quanto importanti essi possano essere considerati.
Appena nata la “Destra” di Storace, avevo colto con preoccupazione alcune prime uscite dal Partito ed avevo cercato di lanciare l’allarme, contrastata, però, da qualche vertice provinciale. Speravo tuttavia in un lavoro regionale che riuscisse a coinvolgere la nostra base, i militanti e gli eletti per comprendere le loro istanze, per farli sentire parte integrante di una comunità politica che intende lavorare nell’interesse della Calabria; anche con questo intento ho istituito la componente calabrese “Risveglio Ideale”.
La prossimativa valutazione che viene fatta è che chi lascia un Partito lo fa spesso per tornaconto personale, ma ciò non ci esime dalla necessità di fare un’analisi della situazione. Quando si esce “sbattendo la porta”, si sogliono addossare le responsabilità alle scelte del Presidente Nazionale, cercando così di deresponsabilizzare le scelte locali.
La notizia odierna dell’uscita dal Partito di Pasquale Senatore, mi rammarica molto: con lui ho condiviso importanti battaglie, quando era davvero difficile immaginare di poter essere eletti deputati, sindaci o consiglieri regionali.
Ed è proprio il rammarico che nutro anche con la scelta di Pasquale Senatore che mi porta a rivolgere un nuovo appello a tutti i militanti, dirigenti ed eletti di Alleanza Nazionale calabrese: spesso si abbandona la vecchia strada perché abbagliati da “falsi profeti”. Alleanza Nazionale è stato, e continua ad esserlo, un Partito la cui storia ed i cui valori hanno portato i propri iscritti ad attuare politiche sane, di servizio e di impegno disinteressato. Nel DNA di Alleanza Nazionale c’è sempre stato il rispetto della legalità e la lotta contro la corruzione, il malaffare e la criminalità organizzata ed ogni iscritto, militante ed eletto è stato sempre libero di svolgere il proprio ruolo all’insegna della legalità e nell’interesse del proprio territorio.
I Partiti sono costituiti da donne ed uomini: a loro è affidato il dovere di fare politica riuscendo a mantenere saldi quei valori che sono alla base delle scelte. Quando si viene eletti da appartenenti ad un Partito, qualsiasi adesione ad altro Partito è registrabile solo come tradimento nei confronti delle elettrici e degli elettori.

On. Angela Napoli

Taurianova, 27 dicembre 2007

giovedì 20 dicembre 2007

Il Plauso alla Guardia di Finanza ed alla DDA di Catanzaro per l'operazione "Tirreno Cosentino"

L’operazione condotta nelle ultime ore dalla Guardia di Finanza, su disposizione della DDA di Catanzaro, ha inciso pesantemente sulle cosche mafiose Gentile e Muto del Tirreno cosentino. La scarcerazione del boss della ‘ndrangheta, Francesco Muto, capo dell’omonima cosca, avvenuta nel settembre 2007, e da me fortemente criticata anche attraverso la presentazione di un atto ispettivo parlamentare, non poteva non far prevedere il proseguimento del potere che la stessa cosca Muto, insieme alle altre cosche provinciali cosentine e non solo, avrebbe continuato ad esercitare sul territorio.
Va dato atto dell’importante ed egregio lavoro di contrasto che la DDA di Catanzaro sta attuando e dal quale emergono le grandi collusioni che la ‘ndrangheta ha in Calabria con buona parte del mondo politico, nella gestione delle varie attività.
In tempi non sospetti ho denunziato la pervasività della ‘ndrangheta e delle sue collusioni nell’intera Regione Calabria; sono, infatti, sempre stata convinta che la pericolosità della ‘ndrangheta non ha punti vuoti in Calabria e che la sua pervasività è rintracciabile in tutte le attività dei vari Enti Locali.

On. Angela NAPOLI
Componente Commissione Nazionale Antimafia

Roma 20 dicembre 2007

venerdì 14 dicembre 2007

INTERPELLANZA sul "Commissariamento" della Calabria

La sottoscritta chiede di interpellare il Presidente del Consiglio dei Ministri e i ministri della Salute e dell’Interno e della Giustizia – Per sapere – Premesso che:

- il Consiglio dei Ministri l’11 dicembre 2007 ha dichiarato lo stato di emergenza sanitaria in Calabria “per far fronte alle condizioni di disagio del sistema sanitario regionale nonché all’inadeguatezza delle strutture”;
- la decisione è stata presa dopo la morte della sedicenne Eva Ruscio, avvenuta il 5 dicembre 2007 presso il P.O. di Vibo Valentia durante un intervento di tracheotomia, preceduta dalla morte del dodicenne Flavio Scutellà, avvenuta il 31 ottobre 2007 nel P.O. di Reggio Calabria a causa del ritardato trasporto in ambulanza, ed a sua volta preceduta dalla morte della sedicenne Federica Monteleone, avvenuta il 26 gennaio 2007 dopo un intervento di appendicectomia, sempre presso il P.O. di Vibo Valentia;
- il dichiarato stato di emergenza sanitaria in Calabria, al momento sarebbe finalizzato solo a “far sì che i finanziamenti previsti dall’accordo di programma per la costruzione di quattro nuovi ospedali, compreso quello di Vibo Valentia, siano gestiti con procedure straordinarie per garantire tempi certi e trasparenza negli appalti”;
- questo nel mentre risulta che in Calabria ci siano strutture ospedaliere “fantasma”, ad esempio, quelle di Rosarno, Cittanova, Scalea, le quali hanno comportato spese di miliardi senza mai essere state rese idonee;
- né può essere sottaciuto lo scandalo che, da qualche anno, ha portato all’operazione “Ricatto”, il cui lento processo giudiziario è ancora in atto, e relativo alla costruzione della nuova struttura ospedaliera di Vibo Valentia, in località Cocari e per la quale, nel giro di pochi anni, sono arrivati inutili finanziamenti che ammontano a circa 30 miliardi delle vecchie lire;
- ad oggi della costruzione del nuovo ospedale esiste solo la prima pietra, posta nel giugno 2004, su un terreno il cui assetto idrogeologico sembrerebbe essere stato causa, in parte, dei gravi danni, abbattutisi sulle frazioni di Vibo Marina, Bivona e Longobardi, durante l’alluvione del 3 luglio 2006;
- l’emergenza della sanità in Calabria è stata dichiarata in accordo con la Regione, il cui Presidente, che oggi mantiene la delega del settore, è oggetto di una richiesta di rinvio a giudizio con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata alla truffa ed alla turbativa d’asta, proprio nel settore della sanità calabrese;
- nei giorni scorsi, all’interno del Presidio Ospedaliero di Vibo Valentia, sono stati chiusi reparti, ridotti alcuni servizi, sospeso qualche medico, ma, stranamente, nessun provvedimento è stato assunto nei confronti dei dirigenti dello stesso Presidio oggi, peraltro, chiamati ad un’attività di controllo e monitoraggio;
- appare, infatti, inspiegabile ed assurda la notizia in base alla quale l’attuale commissario dell’AS n. 8 di Vibo avrebbe creato un gruppo di lavoro con incarico di ispezione, controllo, monitoraggio ed impulso, costituito dalle stesse persone che sarebbero responsabili o, quanto meno avrebbero dimostrato incuria, delle gravi carenze che i NAS stanno facendo emergere;
- i componenti del citato gruppo di lavoro, da anni in servizio presso la Struttura Ospedaliera di Vibo, dovrebbero infatti monitorare le forti carenze igienico – sanitarie, tra le quali quelle relative all’impiantistica elettrica e di sicurezza antincendio, all’inadeguatezza del servizio di mensa, ai rifiuti speciali parcheggiati in ogni dove, ed altro;
- tra i componenti del gruppo di lavoro c’è senz’altro chi, fino ad oggi, non ha monitorato se tra i dipendenti di quella AS, colpiti da ordinanza di custodia cautelare, c’è qualcuno che continua tranquillamente a percepire lo stipendio mensile;
- così come appare inaccettabile che nell’ambito delle visite ispettive la Regione Calabria faccia affiancare l’ispettore ministeriale da persone che comunque hanno avuto importanti ruoli dirigenziali nelle AS calabresi;
- alcuni incarichi di dirigenti nelle AS della Calabria, durante l’attuale legislatura regionale, sono apparsi ingiustificati e lasciano pensare a preoccupanti collegamenti con i settori della sanità di altre Regioni;
- appare, infatti, inspiegabile l’affidamento della principale Azienda Sanitaria calabrese, “Pugliese – Ciaccio” di Catanzaro, ad Antonio Palumbo, ex direttore generale dell’Azienda Ospedaliera San Filippo Neri e poi arrestato con l’accusa di corruzione e peculato nell’inchiesta “Lady ASL” sulla sanità romana;
- sempre tutto nel mentre è risaputo che il settore della sanità rappresenta in Calabria il business della ‘ndrangheta, la cui presenza traspare anche nell’AS n. 8 di Vibo Valentia dalla relazione dell’Alto Commissario per la prevenzione e il contrasto della corruzione e delle altre forme di illecito nella pubblica amministrazione e che avrebbe, già da tempo, dovuto comportare il commissariamento di quella AS, così come richiesto dall’interpellante nei primi giorni dello scorso mese di novembre:
- quali motivazioni fanno ritenere la sola decretazione governativa dello stato di emergenza, idonea a sanare la situazione di degenerazione del sistema sanitario calabrese;
- se non ritengono necessario ed urgente avviare le procedure per il commissariamento dell’AS n. 8 di Vibo Valentia;
- se non ritengono, in aggiunta alla proclamazione dello stato di emergenza, commissariare l’intero settore della sanità regionale calabrese;
- se, alla luce del decennale commissariamento ambientale della Calabria ed alla luce, quindi, di un effettivo stato emergenziale che coinvolge quasi tutti i settori calabresi, non ritengano necessario commissariare l’intera Giunta regionale della Calabria.

On. Angela Napoli
Roma, 14 dicembre 2007

mercoledì 12 dicembre 2007

Il Governo commissaria la Sanità Calabrese e Loiero ... pensa a modificare lo Statuto per nominare un altro assessore

Il Consiglio dei ministri, nonostante le numerose denunzie da me rivolte attraverso atti ispettivi parlamentari, soltanto nella giornata di ieri e perché spinto dall’emotività conseguente alla morte della giovanissima Eva Ruscio, ha deliberato l’emergenza sanitaria della Regione Calabria. Il Governo nazionale ritiene così di essersi messo “la coscienza a posto” nei confronti di una Regione per la quale, nonostante le varie promesse, non ha mai ritenuto di mostrare la dovuta attenzione.
Nonostante da molteplici relazioni antimafia fosse emerso con chiarezza il business che in Calabria il settore della sanità rappresenta per la ‘ndrangheta e per gli uomini ad essa collusi, i Governi nazionale e regionale, fino a ieri, avevano preso provvedimenti poco incisivi. Si erano accontentati del commissariamento dell’AS di Locri, primo in Italia, senza minimamente intervenire sulla mancanza di controllo e sulle inefficienze dell’intero settore sanitario regionale ponendosi, peraltro, sulla coscienza le precedenti morti di due altri giovanissimi, Federica Monteleone e Flavio Scutellà, apparse da subito frutto del malverso e degenerato sistema sanitario regionale.
Da ieri, tutti soddisfatti dell’intervento governativo nazionale? Per nulla!
Come si può essere soddisfatti di un decreto che riguarda il solo settore della sanità in una Regione dove l’emergenza viene respirata in ogni aspetto vitale della collettività? Come mai il Governo nazionale si accorge dell’emergenza Sanità nel mentre non interviene sul mantenimento della relativa delega regionale da parte dello stesso Presidente Loiero, sul quale pende una richiesta di rinvio a giudizio con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata alla truffa ed alla turbativa d’asta, proprio nel settore della sanità calabrese? Non sarebbe forse corretto finalmente commissariare lo stesso Governatore della Calabria?
Peraltro, soltanto oggi, il Presidente Loiero dichiara che “ a Vibo, purtroppo c’è un problema legato anche alle infiltrazioni mafiose, un problema che ci viene segnalato da numerosi rapporti delle Forze dell’Ordine”, nel mentre per troppo tempo, probabilmente per accontentare il massimo rappresentante vibonese del suo Partito, ha accondisceso a nomine dirigenziali certamente non idonee a gestire situazioni così incancrenite. Per troppo tempo è mancato il controllo sui concorsi sanitari truccati.
Né penso possa essere ritenuta “vangelo” la relazione del Ministro della salute consegnata in Commissione sanità del Senato, laddove afferma che “ Il solo ospedale di Polistena possiede le potenzialità per fornire un livello accettabile di assistenza sanitaria…” .

VIDEO da Studio Aperto del 7 dicembre 2007 - ore 18,30

Mi sento di invitare il Ministro Turco a visitare personalmente tutte le strutture ospedaliere calabresi o a visionare il viaggio negli ospedali fantasma della Regione, offerto da “Studio Aperto”, e ad accertare quante morti immotivate sono avvenute nella struttura sanitaria di Polistena e quali inchieste giudiziarie pendono sulla stessa, prima di sottoscrivere relazioni il cui contenuto, in parte, non risulta veritiero. C’è ancora qualcosa che, a mio avviso, è troppo sottaciuto, anche in questo particolare momento, e che dovrebbe essere ricordato: il richiamo alle responsabilità del Governatore Loiero assunte con le nomine di alcuni dirigenti delle AS calabresi e che evidenziano strani connubi con la sanità del Lazio. Infatti, il Governatore Loiero dovrebbe spiegare il motivo dell’affidamento della principale Azienda Sanitaria calabrese, “Pugliese - Ciaccio” di Catanzaro, ad Antonio Palumbo, ex direttore generale, durante il governo regionale Storace, dell’Azienda Ospedaliera San Filippo Neri e arrestato con l’accusa di corruzione e peculato nell’inchiesta “ Lady ASL” sulla sanità romana. Inchiesta che, guarda caso, nei giorni scorsi ha portato anche all’arresto del Sottosegretario di Stato alla Difesa del Governo Prodi, Marco Verzaschi, anche lui assessore con Storace, dimessosi dall’incarico governativo pochi giorni fa.
La dichiarazione dello stato d’emergenza sanitaria in Calabria dovrebbe portare a misure consequenziali, ma apprendo che il primo atto sarà quello della costruzione di quattro nuovi ospedali; la notizia viene data con enfasi dal Governatore calabrese, il quale non pensa però che l’attuale inefficienza di quasi tutte le strutture sanitarie potrebbe, nel frattempo, causare ulteriori tragedie e che tale attuale inefficienza non può certamente essere colmata con la sospensione di qualche medico del solo P.O. di Vibo Valentia.
Mi auguro, peraltro, che non corrispondano al vero le circolanti notizie dalle quali emergerebbe il tentativo del Presidente Loiero di ottenere una modifica dello statuto regionale, al solo fine di poter nominare un ulteriore assessore con delega alla sanità: le sue alchimie, rispettose delle esigenze degli attuali partiti di maggioranza, hanno distrutto la Calabria.
Credo sia proprio giunto il momento di dire “basta”: l’ostinazione e la spregiudicatezza di coloro che amministrano la cosa pubblica non possono prevaricare il doveroso rispetto per i cittadini calabresi.

On. Angela NAPOLI
Componente Commissione Nazionale Antimafia

Roma 12 dicembre 2007

lunedì 10 dicembre 2007

L'Assemblea Nazionale di Alleanza Nazionale del 9 dicembre: IL VIDEO

FINI, AN NON SI SCIOGLIE E NON CONFLUISCE IN PARTITO BERLUSCONI

Il leader di An all'Assemblea nazionale: "Unità su rispetto valori e strategia". Un minuto di silenzio per ricordare i caduti sul lavoro.

"Non esiste alcuna possibilità che Alleanza nazionale si sciolga e confluisca nel nuovo partito di Berlusconi. Non ci interessa la prospettiva di entrare in un indistinto partito della libertà". Questo uno dei passaggi dell'intervento del presidente di An Gianfranco Fini, durante l'Assemblea nazionale tenutasi a Roma. "Berlusconi - ha continuato il leader di An - dice che dobbiamo essere uniti, che non dobbiamo dividere il centrodestra. Ma chiedo: come dobbiamo garantire questa unità?
VIDEO PILLOLA (35 sec.) DA SKY TG24

L'INTERVENTO DEL PRESIDENTE GIANFRANCO FINI

VIDEO - PRIMA PARTE

VIDEO - SECONDA PARTE

venerdì 7 dicembre 2007

Interrogazione parlamentare sulla LOCRIDE

Al Presidente del Consiglio dei Ministri ed ai Ministri della Giustizia, dell’Interno e dell’Economia
– Per sapere – premesso che:
- nonostante le numerose promesse profuse all’indomani dell’omicidio del Vice Presidente del Consiglio regionale della Calabria, dottor Franco Fortugno, avvenuto il 16 ottobre 2005, la locride rimane a tutt’oggi estremamente penalizzata;
- in data 18 luglio 2007, con atto ispettivo n. 4-04411, privo di risposta, l’interrogante aveva già chiesto l’intervento al fine di garantire l’efficienza all’interno del Tribunale di Locri nonché la salvaguardia della dignità e dell’immagine dell’intera Amministrazione della Giustizia;
- è dei giorni scorsi l’intervista rilasciata dal Presidente del Tribunale di quella città. Domenico Ielasi, con la quale vengono ribadite le denunzie relative allo stato di degrado in cui versa quella struttura giudiziaria;
- il Presidente Ielasi ha evidenziato, accanto alle note difficoltà di organico, le carenze dell’edificio (cadono pezzi di intonaco e di cornicioni), il degrado dell’archivio storico, dove sono custoditi numerosi fascicoli e la distruzione di diverse pratiche a causa delle infiltrazioni d’acqua;
- anche nel corso della trasmissione “W l’Italia diretta”, andata in onda il 17 luglio 2007 su RAI3, era emersa la situazione, preoccupante ed allarmante, del Tribunale di Locri;
- in quel Tribunale è in corso l’importante processo relativo all’uccisione del dottore Fortugno e la stessa interrogante, chiamata a deporre, ha avuto la possibilità di verificare lo stato di assoluto degrado nel quale versa l’intera struttura;
- la costruzione della nuova sede del Tribunale di Locri, dopo un blocco causato da negative informative antimafia che hanno coinvolto la ditta aggiudicatrice dell’appalto, è ripresa da pochi giorni, ma, naturalmente i tempi non saranno brevissimi;
- non sono state neppure avviate le iniziative, sempre promesse all’indomani dell’omicidio Fortugno, necessarie a garantire lo sviluppo economico della locride;
- quel territorio rimane attraversato dalla statale 106 (definita “strada della morte”) ed a tutt’oggi non è dato sapere di alcun lotto di ammodernamento in quel tratto interessato;
- la vecchia linea ferroviaria ionica continua ad essere penalizzata a causa di una insana politica di mancato ammodernamento della stessa e di soppressione treni, posta in essere da Trenitalia;
- non sono state in alcun modo incentivate le risorse del territorio, tra le quali gli scavi archeologici di Locri;
- così come denunciato nei giorni scorsi dai Sindaci dei Comuni di Siderno e Locri, è stata persino esclusa l’area urbana delle due località dalla programmazione strategico – operativa della Regione Calabria;
- del tanto proclamato “pacchetto Sicurezza”, i cui contenuti sono ancora del tutto inattuati, non è dato conoscere in che modo lo stesso inciderà sul territorio della locride;
- il tutto nel mentre diventa preoccupante la pressione esercitata dalla ‘ndrangheta, caratterizzata dall’instabilità delle varie cosche e da faide che mirano all’acquisizione del dominio sul territorio e nei traffici illeciti;
- sempre nella locride, negli ultimi anni si sono verificati numerosi omicidi e casi di lupara bianca, quasi tutti privi dell’individuazione dei responsabili:
- quali urgenti iniziative intendono attuare al fine di garantire l’efficienza e la struttura del Tribunale di Locri;
- quali urgenti iniziative, non più a livello di mero impegno, intendono avviare per garantire la sicurezza e lo sviluppo economico della locride.

On. Angela Napoli

Roma, 7 dicembre 2007

giovedì 6 dicembre 2007

INTERPELLANZA ai Ministri della SALUTE, dell'INTERNO e della GIUSTIZIA sulla MALASANITA'



La sottoscritta chiede di interpellare i ministri della Salute dell’ Interno e della Giustizia – Per sapere-Premesso che:
- in data 2 agosto 2007, con atto ispettivo n. 4-04678, ancora oggi privo di risposta, l’interrogante ha denunziato il caso di malasanità verificatosi nel mese di gennaio 2007 presso il Presidio Ospedaliero di Vibo Valentia, che ha causato la morte della sedicenne Federica Monteleone;
- a distanza di ben 11 mesi da quel decesso, avvenuto durante una banale operazione di appendicite, non è dato conoscere le responsabilità di quanto avvenuto ed i motivi per i quali la locale Procura non ha inteso sequestrare immediatamente la sala operatoria dove si è svolto l’intervento;
- neppure l’inchiesta interna ha prodotto alcun accertamento delle responsabilità;
- a tutt’oggi risulterebbero solo indagati l’anestesista ed un tecnico;
- il 5 dicembre 2007, nello stesso Presidio Ospedaliero di Vibo Valentia, durante un intervento per un ascesso alle tonsille, è deceduta la sedicenne Eva Ruscio;
- la giovane Eva pur essendo stata ricoverata nella giornata di lunedì 3 dicembre 2007, non avrebbe ricevuto le tempestive cure che il suo stato di salute richiedeva;
- nella notte tra il 29 e 30 ottobre 2007 è ancora deceduto, presso il P.O. “Bianchi – Melacrino- Morelli” di Reggio Calabria, a soli 13 anni, Flavio Scutellà, il quale dopo una banale caduta da una giostra, è stato costretto ad attendere, oltre 4 ore, un mezzo di soccorso per essere trasferito da un ospedale all’altro;
- dopo ognuna delle tragedie sopra elencate una Calabria attonita è stata costretta a subire inutili comunicati di cordoglio emanati dai rappresentati delle varie Istituzioni, anche nazionali, preposti ai controlli sia nel settore sanitario che in quello giudiziario;
- i familiari delle giovani vittime attendono sempre di lenire il dolore per la perdita del proprio figlio, con la conoscenza e l’individuazione di coloro che hanno causato tali tragedie;
- l’interrogante, in data 5 novembre 2007, con atto ispettivo n. 4-05484, privo di risposta, alla luce del contenuto della relazione del commissario anticorruzione, dalla quale emerge uno scenario di infiltrazione mafiosa nel P.O. di Vibo Valentia ed in altre strutture che fanno capo a quella Azienda Provinciale Sanitaria, ha chiesto l’avvio delle procedure necessarie allo scioglimento della stessa Azienda Sanitaria;
- l’Azienda Sanitaria di Vibo Valentia era ancora rimbalzata alle cronache nazionali per l’inchiesta “Ricatto” , avviata dalla locale Procura della Repubblica, che ha riportato alla luce una storia di tangenti, apparati para- massonici, concessioni, abusi, ricatti e colletti bianchi ed il cui processo giudiziario sta andando avanti con eccessiva e “strana” lentezza:
- quali urgenti ed inderogabili iniziative intendano assumere, per i settori di competenza, al fine di giungere all’individuazione ed alla punizione delle responsabilità che sono alla base dei morti dei tre giovani calabresi;
- quali urgenti ed inderogabili iniziative intendano assumere per ridare alla Calabria un sistema sanitario idoneo a garantire la salute di tutti i cittadini.

On. Angela NAPOLI

Roma 6 Dicembre 2007

RISPETTO per Eva Ruscio

Nell’associarmi al dolore dei familiari della giovanissima Eva Ruscio, deceduta nella giornata odierna presso il Presidio Ospedaliero di Vibo Valentia, mi sento di chiedere un minimo di rispetto etico e morale a tutti coloro che sono responsabili di questa nuova tragedia che ha investito la Calabria. Le odierne dichiarazioni dei vertici istituzionali sono identiche a quelle rilasciate undici mesi fa dopo la morte della giovane Federica Monteleone, avvenuta nello stesso P.O. di Vibo, e per la quale ancora oggi si attende l’accertamento delle cause e delle responsabilità, peraltro da me denunziate in un atto ispettivo parlamentare, privo di risposta. Di fronte a simili ingiustificate tragedie occorrerebbe pensare il perché in questa martoriata Regione non pagano le colpe nemmeno coloro che, senza scrupolo alcuno, attentano la vita umana. Quali “poteri forti” o “logge deviate” governano anche l’intero sistema della sanità calabrese? E’ inutile far finta di chiedere l’accertamento delle verità, speculando peraltro sul dolore dei familiari, nel mentre si coprono le inefficienze e le responsabilità!

On. Angela Napoli
Componente Commissione Nazionale Antimafia

Taurianova, 5 dicembre 2007