mercoledì 15 giugno 2011

Intervenire sulle condizioni di disagio delle Procure e le Case Circondariali della Calabria

La sottoscritta chiede di interpellare il ministro della Giustizia

– Per sapere – Premesso che:

nei giorni scorsi, durante le indagini legate all’operazione “Tsunami”, che ha coinvolto il clan degli zingari di Cassano Jonio (CS), è stato scoperto il progetto mirante ad uccidere Vincenzo Luberto, Magistrato della DDA di Catanzaro e valoroso titolare di numerose inchieste contro importanti clan della ‘ndrangheta dell’Alto Ionio cosentino;

oltre al preoccupante e grave atto è emersa la “drammatica situazione” nella quale versa la DDA di Catanzaro, competente per ben 4 province calabresi (Catanzaro, Cosenza, Crotone, Vibo Valentia), a causa della carenza di uomini e mezzi;

il Procuratore Aggiunto di Catanzaro, Giuseppe Borrelli, ha parlato di “condizioni di estremo disagio in cui si trova ad operare la Procura di Catanzaro”;

giovedì 3 marzo 2011

Congelati i fondi "POR Calabria" dalla Commissione UE

Al Ministro per i rapporti con le regioni e coesione territoriale, al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro dell'economia e delle finanze.

- Per sapere - premesso che:

i programmi operativi regionali (POR) sono i documenti di programmazione per l'utilizzo dei Fondi strutturali europei integrati da quelli del Ministero dell'economia e delle finanze e da quelli delle singole regioni;

i POR Calabria dovrebbero costituire il volano per lo sviluppo dell'intera regione, per ammodernare il patrimonio infrastrutturale e accrescere la dotazione di servizi pubblici;

già su Il Sole 24 Ore Sud del 9 febbraio 2011 era apparsa la preoccupante notizia relativa al riscontro di enormi ritardi nell'attuazione degli investimenti e forti carenze nella gestione delle procedure amministrative con risultati insoddisfacenti;

L'interpellanza sulla emergenza ambientale e sul dissesto idrogeologico in Calabria

La sottoscritta chiede di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, il Ministro dello sviluppo economico, il Ministro dell'economia e delle finanze,

per sapere - premesso che:

il 12 settembre 1997, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, è stato dichiarato lo stato di emergenza nel territorio della regione Calabria nel settore dei rifiuti urbani, speciali e pericolosi, della bonifica e del risanamento ambientale dei suoli, delle falde e dei sedimenti inquinanti, nonché in materia di tutela delle acque superficiali e sotterranee e dei cicli di depurazione;

l'iniziale decreto, previsto per la durata di circa quindici mesi, è stato inspiegabilmente sempre prorogato con le nomine di diversi commissari delegati che si sono alternati (Presidenti della regione Calabria e diversi prefetti), alcuni dei quali hanno stilato relazioni puntuali e preoccupanti;

fin dall'inizio della fase emergenziale nel territorio della regione Calabria, nonostante gli ingenti finanziamenti ricevuti per la stessa emergenza, ben poco è stato fatto per attuare gli interventi necessari ad uscire dalla pesante situazione del settore;

mercoledì 16 febbraio 2011

Dirigenti esterni della Regione Calabria: la Legge ne consente 16, il Presidente Scopelliti ne nomina 40

Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro per i rapporti con le regioni e coesione territoriale.

- Per sapere - premesso che:

in data 17 novembre 2010 è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale - 1a Serie speciale - Corte costituzionale - n. 46, la sentenza della Corte Costituzionale n. 324 del 2010, decisa il 3 novembre 2010, dopo l'udienza pubblica del 6 luglio 2010, e depositata in data 12 novembre 2010;

detta decisione, tra l'altro, ha dichiarato non fondate le questioni di legittimità costituzionale dell'articolo 40, comma 1, lettera f), del decreto legislativo n. 150 del 2009 (cosiddetto decreto Brunetta), sollevate, con distinti ricorsi poi riuniti, dalle regioni Piemonte, Toscana e Marche;

i ricorsi delle predette regioni attenevano all'applicabilità alle regioni dell'articolo 19, comma 6-ter, del decreto legislativo n. l65 del 2001 (introdotto dal citato articolo 40, comma 1, lettera f) del decreto Brunetta);

mercoledì 2 febbraio 2011

Il Presidente Scopelliti, se vera, ritiene legittima la coincidenza tra il Presidente De Rose e il beneficiario ?


Sul BURC n.44 del 05.11.2010 e' stato pubblicato il Bando Pubblico "Incentivi finalizzati alla ristrutturazione finanziaria delle PMI Calabresi", con procedura a sportello.
I beneficiari sono le Piccole e Medie Imprese e le Imprese Micro ed Artigiane in difficoltà chiamate a presentare le domande alle Banche le quali, mantenendo un protocollo cronologico di arrivo, vengono indirizzate al soggetto Gestore, individuato in FINCALABRIA S.p.A.
Il bando in questione prevede la sospensione della ricezione delle richieste di intervento nel giorno in cui sara' accertato l'esaurimento delle disponibilità finanziarie previste dal Decreto Dirigenziale di attuazione. Al verificarsi dell'esaurimento fondi, FINCALABRIA pubblicherà sul proprio sito un avviso di chiusura a decorrere dal quale la procedura di invio telematico sara' inibita.

giovedì 6 gennaio 2011

La “decantata” legalità di Scopelliti

Così, fingendo di ignorare di essere stato, e di esserlo tutt'oggi, il coordinatore regionale del PDL in Calabria, il bravo Governatore Scopelliti, ha il coraggio di scaricare la candidatura del consigliere regionale arrestato, Santi Zappalà, affermando: "Di Zappalà ne risponde chi l'ha voluto".
Scopelliti non è nuovo nello scaricare le persone, lo ha fatto anche con Orsola Fallara, con la quale ha condiviso ben 8 anni di gestione amministrativa del Comune, salvo poi ad accorrere, apparentemente commosso, al suo capezzale prima e al funerale poi.
Il grande Scopelliti, dopo aver lanciato gli strali contro la sottoscritta nell'incontro svoltosi a Bagnara e seduto accanto al consigliere Zappalà, oggi mostra solo coraggio nel prendere apparentemente le distanze, senza, peraltro fare il nome di chi ha voluto questa candidatura nelle liste del PDL. Ma le liste da chi sono state sottoscritte, chi era il coordinatore regionale, nonchè contemporaneamente candidato a Governatore della Regione?
Guarda caso Scopelliti rilascia questa dichiarazione su Zappalà a margine della presentazione della convenzione siglata tra l'Azienda Calabria Lavoro e la Procura generale di Reggio Calabria!
E, perchè si ostina a parlare di caso isolato, nel mentre, nella sola provincia di Reggio Calabria, risultano ad oggi arrestati 1 consigliere eletto e 5 candidati con accuse legate ai rapporti con la 'ndrangheta, e altri tre candidati hanno ricevuto gli avvisi di garanzia per voto di scambio ed un altro candidato risulta indagato, sempre nelle stesse inchieste.
L'anima nera della Calabria è Angela Napoli, dalla quale il Governatore si è sentito in dovere di prendere le distanze, ma guarda caso non sono tali questi personaggi le cui candidature sono state in buona parte da lui stesso avvallate.
E allora che la finisca di riempirsi la bocca di legalità, legga gli atti giudiziari e trovi il coraggio, innanzitutto di ammettere che anche i consensi elettorali portati da candidati ed eletti coinvolti giudiziariamente hanno contribuito alla sua elezione a Presidente della Regione, e successivamente finisca di essere garantista nei confronti di certi personaggi, ma anzi trovi la forza di prenderne le distanze; forza dovuta a chi è chiamato ad amministrare la cosa pubblica all'insegna della vera legalità e dell'assoluta trasparenza. Il resto son solo parole e rancori personali che, personalmente mi turbano relativamente, ma che sicuramente non contribuiscono ad aiutare la Calabria a sentirsi parte integrante del contesto Nazionale.

martedì 21 dicembre 2010

"...Le Istituzioni hanno il dovere di estromettere gli uomini politici vicini alla mafia, per essere oneste e apparire tali.”

Nello scorso mese di aprile sono stata additata al pubblico ludibrio, querelata e denunziata per aver pubblicamente cercato di sensibilizzare il mondo politico calabrese sulla formazione delle liste nell’ultima competizione elettorale per il rinnovo delle elezioni regionali.
In quella competizione ho deciso di non esprimere il mio voto avendo verificato che nelle liste vi erano candidati “discussi” e che non era stato nemmeno recepito, da parte della politica calabrese, il codice di autoregolamentazione delle candidature deliberato dalla Commissione Parlamentare Antimafia.
Oggi, e sinceramente me ne dispiace per l’immagine che la Calabria, ancora una volta offre in negativo, l’operazione “Reale 3” mi dà ragione.
Nella scorsa settimana avvisi di garanzia, con l’accusa di voto di scambio, a tre candidati al consiglio regionale; un ex sindaco e anche lui candidato al consiglio regionale, fermato con l’accusa di associazione mafiosa.
Oggi, un consigliere regionale e quattro candidati arrestati con l’accusa di associazione mafiosa e corruzione elettorale aggravata dalle finalità mafiose.
Il tutto solo grazie all’intervento della DDA di Reggio Calabria e, pertanto, limitato a tale territorio.
Sono sicura, conoscendo la potenzialità e la pervasività della ‘ndrangheta nella politica, che le altre province calabresi, non risulteranno esenti dalle collusioni in questione.
Finalmente anche in Calabria incominciano ad esseere colpiti giudiziariamente una parte degli elementi che costituiscono la “borghesia mafiosa”.
A questo punto, come non richiamare ciò che sempre affermava Paolo Borsellino: ”C’è un equivoco di fondo. Si dice che il politico che ha avuto frequentazioni mafiose, se non viene giudicato colpevole dalla Magistratura, è un uomo onesto. No! La Magistratura può fare solo accertamenti di carattere giudiziale. Le Istituzioni hanno il dovere di estromettere gli uomini politici vicini alla mafia, per essere oneste e apparire tali.”

On. Angela NAPOLI

Capo Gruppo FLI
Commissione Nazionale Antimafia

Roma, 21 dicembre 2010

Avviare le procedure per lo scioglimento del Consiglio Regionale della Calabria

La sottoscritta chiede di interpellare il Presidente del Consiglio dei Ministri ed il Ministro dell’Interno

– per sapere – premesso che:

- in Calabria la ‘ndrangheta svolge un profondo condizionamento sociale fondato sia sulla forza delle armi che sul ruolo economico attualmente raggiunto attraverso il riciclaggio del denaro sporco; attività questa, che le ha permesso di controllare ampi settori dell’economia, dall’impresa al commercio e all’agricoltura, spesso con una forte connivenza di aree della pubblica amministrazione, della politica e dell’imprenditoria a livello locale e regionale;

- la collusione tra ‘ndrangheta e politica è iniziata in Calabria fin dagli anni ottanta, ma purtroppo è maggiorata, anche grazie alla capacità degli uomini mafiosi di “mimetizzarsi indossando la veste del perbenismo”;

- la ‘ndrangheta non ha colorazione politica e le ‘ndrine possono decidere di appoggiare in un certo momento uno schieramento politico e altre nello stesso tempo l’opposto schieramento, a seconda degli interessi, del ritorno economico e dove trovano la disponibilità a stringere “patti”;

- numerosi sono stati in Calabria i Consigli comunali sciolti per infiltrazione mafiosa, per lo più in provincia di Reggio Calabria, 11 nel 2009, a riprova delle collusioni tra ‘ndrangheta e politica; alcune ‘ndrine crotonesi hanno influito persino sul consenso elettorale per la elezione in Germania di un ex senatore italiano;

- la ‘ndrangheta in Calabria ha sempre cercato i propri referenti alla Regione e con “giacca e cravatta” spesso riesce a dettare le regole della politica;

- nella scorsa legislatura regionale è stato ucciso il vice presidente del consiglio regionale, Francesco Fortugno, e l’operazione “Onorata Sanità”, ha portato in carcere il consigliere regionale Domenico Crea, proprio oggi condannato, nell’ambito del processo di primo grado, ad 11 anni e 3 mesi, con l’accusa di concorso esterno di associazione mafiosa;

- ed anche nella scorsa legislatura, nel settembre 2006, l’interpellante con due atti ispettivi ha denunziato l’esistenza in Calabria di un forte sodalizio tra politica, ‘ndrangheta, imprenditoria e massoneria deviata, evidenziando la necessità di avere Amministrazioni locali, ed i relativi Consigli, costituite da persone capaci di amministrare la “cosa pubblica” con assoluta trasparenza e con il rifiuto di qualsiasi contiguità o collusione con ambienti del malaffare;

- proprio sulla scorta di quanto accaduto nel Consiglio regionale calabrese nella scorsa legislatura, l’interpellante, anche nella qualità di componente della Commissione Parlamentare Antimafia, in prossimità della tornata elettorale del marzo 2010, aveva inteso richiamare l’attenzione sulle liste “inquinate”;

- la Commissione Parlamentare Antimafia, nella seduta del 18 febbraio 2010 ha approvato, all’unanimità, un codice di autoregolamentazione per la formazione delle liste dei candidati per le elezioni regionali, provinciali, comunali e circoscrizionali, ma non tutti i partiti politici, lo hanno osservato;

- più volte i Magistrati calabresi avevano fatto trapelare l’esistenza di rapporti tra la ‘ndrangheta e politica;

- le operazioni “Meta” e “Crimine”, condotte dalla DDA di Reggio Calabria e, la seconda, anche dalla DDA di Milano, dopo l’ultima tornata elettorale dello scorso mese di marzo 2010, hanno iniziato a consegnare uno spaccato di collusioni gravissime che evidenzierebbero il diretto coinvolgimento di esponenti mafiosi nei consessi elettivi di Lombardia e Calabria;

- il 14 dicembre 2010, l’ex sindaco di Siderno, Alessandro Figliomeni, candidato alle elezioni regionali del marzo 2010 in Calabria, è stato sottoposto a fermo, emesso dalla DDA di Reggio Calabria, con l’accusa di associazione mafiosa;

- il 15 dicembre 2010, cinque politici hanno ricevuto un avviso di garanzia emesso dalla DDA di Reggio Calabria, con l’accusa di voto di scambio, concorso esterno in associazione mafiosa e associazione mafiosa; tre di questi politici (Luciano Racco, Cosimo Cherubino, Pietro Crinò) risultavano candidati nell’ultima competizione per il rinnovo del consiglio regionale calabrese;

- il 21 dicembre 2010, un operazione condotta dai Carabinieri del ROS, su disposizione della DDA di Reggio Calabria, denominata “Reale 3”, ha portato a 12 arresti, tra i quali il consigliere regionale in carica, Santi Zappalà, e altri quattro candidati, Antonio Manti, Pietro Nucera, Liliana Aiello e Francesco Iaria, indagati per associazione mafiosa e corruzione elettorale aggravata dalle finalità mafiose;

- l’indagine “Reale 3” ha accertato il condizionamento esercitato dalla cosca Pelle di San Luca della ‘ndrangheta in occasione delle elezioni del 29 e 30 marzo scorsi per il rinnovo del Consiglio Regionale della Calabria;

- al centro dell’indagine gli incontri tra il boss Giuseppe Pelle ed alcuni candidati che in cambio di voti assicurati alla ‘ndrangheta illecitamente raccolti avrebbero dovuto garantire alle imprese di riferimento della cosca l’aggiudicazione di alcuni importanti appalti pubblici ed altri favori;

- in particolare, il consigliere regionale Santi Zappalà, eletto con ben 11.052 preferenze, già sindaco del Comune di Bagnara Calabra ed anche già consigliere provinciale, è accusato di aver stipulato con Giuseppe Pelle, capo della cosca, un accordo in occasione delle elezioni regionali ricevendo, in cambio, un consistente pacchetto di voti nella zona Jonica della provincia di Reggio Calabria, controllata dalla cosca Pelle; il consigliere regionale avrebbe garantito alle imprese di riferimento della cosca l’aggiudicazione di alcuni importanti appalti pubblici, nonché il trasferimento di un detenuto;

- nella stessa indagine risulta indagato anche Vincenzo Cesareo, sempre candidato, nella circoscrizione di Cosenza, alle elezioni regionali del marzo 2010;

- l’indagine fa comprendere quali le strategie delle cosche della ‘ndrangheta per influenzare i più svariati settori della società, dell’economia e della pubblica amministrazione;

- non solo, ma dalla stessa indagine emerge che ormai è, purtroppo, la politica a chiedere aiuto alla ‘ndrangheta, considerati gli incontri che i candidati hanno effettuato personalmente presso l’abitazione del boss Pelle;

- dagli interventi giudiziari degli ultimi giorni emerge chiaramente che le responsabilità non sono limitate al solo consigliere regionale in carica, bensì anche a diversi candidati nell’ultima competizione elettorale, i quali, considerate le accuse di voto di scambio e di associazione mafiosa, hanno comunque contribuito al numero di seggi conseguito da ogni lista;

- l’infiltrazione della ‘ndrangheta negli apparati delle amministrazioni pubbliche rappresenta, oramai, una certezza consolidata, frutto di lunghe e complesse indagini che hanno permesso di verificare la commistione tra le cosche calabresi e la politica:

per sapere se siano state avviate le procedure per la sospensione del Consigliere regionale Santi Zappalà;

se non ritengano, altresì, necessario ed urgente avviare le procedure previste dall’articolo 126 della Costituzione della Repubblica Italiana per verificare se sussistono gli elementi utili allo scioglimento del Consiglio Regionale della Calabria.


On. Angela NAPOLI
Roma 21, dicembre 2010

mercoledì 15 dicembre 2010

Necessario lo scioglimento per infiltrazione mafiosa dell'ASP di Vibo Valentia

Apprendiamo dal Presidente della Giunta della Calabria, il quale ne sara' venuto a conoscenza, almeno mi auguro, nella qualita' di Commissario della Sanita' regionale, e non perche' Governatore (nel qual caso sarebbe grave!), che presto sara' sciolta per infiltrazione mafiosa la ASP di Vibo Valentia. Se così fosse (visto il caso Fondi, il dubbio e' d'obbligo!) non posso che dire " finalmente". Fin dal novembre del 2007, infatti, sulla scorta dell' indagine condotta al tempo dall' Alto Commissario per la prevenzione e il contrasto della corruzione e delle altre forme di illecito nella pubblica amministrazione, con atto ispettivo parlamentare, avevo chiesto l'avvio delle procedure necessarie allo scioglimento per infiltrazione mafiosa dell' allora solo Azienda Sanitaria n. 8 di Vibo Valentia; ma, come sempre, fui lasciata sola, perche' al Governo regionale sedeva Loiero, e la trasversalita' politica imperversava.
Eppure da quell' indagine gia' emergeva una "borghesia mafiosa" composta da tecnici, esponenti della burocrazia, professionisti, imprenditori e politici che o erano strumentali o interagivano con la mafia in una forma di scambio permanente fondato sulla difesa di sempre nuovi interessi comuni.
L'ASL di Vibo Valentia era stata poi toccata dai gravi casi di malasanita' che hanno visto la morte di giovani vittime, quali Federica Monteleone ed Eva Ruscio, ma nessun provvedimento era stato assunto nei confronti dei responsabili di tali drammi.
"Finalmente": avevo intimante sperato, convinta che la nuova nomina regionale del Commissario avrebbe comportato il cambiamento; ed, invece, proprio nell'ASP di Vibo, nulla e' stato fatto per invertire la rotta; nessun intervento e' stato assunto dalla nuova gestione per irrompere quelle infiltrazioni mafiose che oggi, grazie al lavoro della Commissione d'accesso, dovrebbero portare allo scioglimento per infiltrazione mafiosa dell' ASP di Vibo Valentia.
Ma non solo, siamo costretti ad assistere a dichiarazioni che fanno trapelare nient'altro che lotte politiche interne alla sanità vibonese e miranti solo ad acquisizioni di potere tra esponenti del PDL. Basterebbe valutare il comportamento del presidente della Commissione Sanita' regionale, il quale, appena trapelata la notizia del possibile scioglimento dell' ASP di Vibo, ha osato persino fare appello al massimo rappresentante dello Stato sul territorio per evitare il provvedimento e, poi, a distanza di circa due mesi, e comunque dopo gli interventi sulla gestione assunti dal Commissario dell' ASP, ha ritenuto "inevitabile" lo stesso scioglimento.
Anche da tutto quanto sta accadendo, a livello strumentale, nella sanita' calabrese, appare evidente che questo importante e vitale settore non può più rimanere nelle mani della politica.

On. Angela NAPOLI
FUTURO E LIBERTÀ PER L'ITALIA

Roma, 15 dicembre 2010

martedì 14 dicembre 2010

Gravissima la richiesta di archiviazione della Procura di Catanzaro per la microspia del Proc. Gratteri

Considero di inaudita gravità la proposta di archiviazione, avanzata dalla Procura della Repubblica di Catanzaro, dell’inchiesta sulla microspia trovata nella stanza del Procuratore aggiunto presso la DDA di Reggio Calabria, Nicola Gratteri.
Se dovesse rimanere impunita, così come si paventa, la possibilità di acquisire informazioni riservate in qualsiasi Ufficio Giudiziario, chiunque si sentirebbe garantito di poter supportare i malavitosi, a discapito di inchieste difficili e coraggiose.
Non appare sicuramente incoraggiante la proposta in questione, se si pensa, altresì, che la Procura della Repubblica di Catanzaro è titolare di tutte le indagini che fin dai primi mesi del 2010 hanno colpito la Magistratura reggina e che ancora oggi i calabresi attendano che possa far emergere le “vere e giuste” verità.

On. Angela NAPOLI
Capo Gruppo FLI Commissione Parlamentare Antimafia

Roma, 14 dicembre 2010

Incidere sulle collusioni tra 'ndrangheta e poltica

Ieri la cosca Ruga di Monasterace, oggi la cosca Commisso di Siderno: due operazioni giudiziarie coordinate dalla DDA di Reggio Calabria che continuano a destrutturare la ‘ndrangheta della fascia ionica reggina e le sue collusioni.
Quella odierna contro la cosca Commisso rientra nell’operazione “Crimine” che finalmente ha iniziato ad intaccare le collusioni tra ‘ndrangheta e politica.
Mi auguro che la scia giudiziaria odierna, iniziata con il coinvolgimento dei settori della politica e della sanità in Lombardia e che oggi intacca la politica del territorio ionico, prosegua a 360 gradi sull’intera provincia di Reggio Calabria ed incida, altresì, sui legami di collusione esistenti tra Calabria e Lombardia.

On. Angela NAPOLI
Capo Gruppo FLI Commissione Nazionale Antimafia

Roma, 14 dicembre 2010

Al ricatto preferisco l'onestà, la coerenza e l'amore per l'Italia


Considero offensivo veder sventolare la bandiera Italiana tra coloro che tengono nelle proprie fila personaggi come Dell’Utri, Cosentino e Verdini e blaterano di antimafia.

Alla vittoria del “ricatto” preferisco la sconfitta derivata da scelte e comportamenti assunti all’insegna dell’onestà, della coerenza e dell’amore per gli Italiani.

On. Angela NAPOLI
FUTURO E LIBERTA’ PER L’ITALIA

Roma, 14 dicembre 2010

mercoledì 1 dicembre 2010

La Calabria non venga penalizzata da Trenitalia

Al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti

– Per sapere – premesso che:

- attraverso numerose interrogazioni parlamentari l’interrogante ha costantemente evidenziato la penalizzazione riservata da Trenitalia per la Calabria;

- da circa due anni, infatti, i calabresi sono costretti a subire un peggioramento del servizio, non solo con l’utilizzo di carrozze ferroviarie dismesse sulle linee del Centro-Nord, ma anche con il taglio consistente di treni a lunga percorrenza;

- il piano aziendale di Trenitalia giustifica la soppressione dei treni in Calabria sulla base dei “costi eccessivi”, elemento stranamente, non considerato per i collegamenti del Nord Italia;

- risulta di ben ventidue il numero dei treni soppressi o assemblati su tratte nazionali, nell’ultimo anno da Trenitalia, con il conseguente isolamento della Calabria;

- con l’entrata in vigore dell’orario invernale verranno cancellati altri treni, considerati improduttivi; ma è proprio la costante soppressione che porta delle improduttività , giacché i viaggiatori si ritrovano costretti a fare altre scelte per poter attuare la loro mobilità;

- a tutto questo si aggiunge l’allarme creato dalla disastrosa situazione in cui versano le Ferrovie della Calabria che sta per abbattersi sui lavoratori e sui viaggiatori regionali;

- è inaccettabile, a parere dell’interrogante, che il Governo continui a non confrontarsi sulle scelte operate da Trenitalia, a fronte della penalizzazione che viene inferta alla Calabria, Regione che ha il dovere di sentirsi parte integrante dell’intera Italia;

- è, altresì, inaccettabile, a parere dell’interrogante che il Governo affermi che la “rimodulazione del perimetro ferroviario venga fatto in base all’attuale stanziamento pubblico”, il che non potrà che comportare l’ulteriore privilegio per le linee del Centro- Nord:

- se non ritenga urgente e necessario avviare un Tavolo di concertazione tra il Ministero dei Trasporti, Regione Calabria, Trenitalia e Organizzazioni Sindacali;

- quali urgenti iniziative intenda attuare per far si che la Calabria non venga ulteriormente penalizzata da Trenitalia e sui trasporti in generale.

On. Angela NAPOLI

Roma, 1 dicembre 2010

La "squadra" della Calabria secondo il Governatore Scopelliti

Il Governatore Scopelliti ha sicuramente ragione nel rivolgere il ringraziamento ai parlamentari del centro-destra per averli avuti fisicamente al suo fianco nell’incontro con il Sottosegretario Letta per la richiesta al Governo tendente ad ottenere gli interventi contro il dissesto idrogeologico in Calabria. Tuttavia il Governatore Scopelliti non può sottacere sull’aiuto che, in materia è derivato anche dagli altri Parlamentari calabresi, sottoscritta compresa, che con atti ispettivi ed interventi in Aula, hanno inteso denunziare la grave situazione idrogeologica in cui versa l’intera Calabria e per i cui interventi non sono sicuramente sufficienti gli stanziamenti, seppur oggi maggiorati di 40 milioni, che il Governo Nazionale intende varare per la Regione.

La “squadra”, quindi, sui problemi che riguardano la Calabria, non può e non deve essere considerata dal Governatore Scopelliti solo costituita dai Parlamentari del PDL, a meno che lo stesso non tenga presente che anche gli altri sono stati chiamati a rappresentare ed aiutare le problematiche del proprio territorio.

On. Angela NAPOLI (FLI)

Roma, 1 dicembre 2010

martedì 30 novembre 2010

Necessaria un'adeguata ispezione presso la Corte d’Assise d’Appello di Reggio Calabria

Al Ministro della Giustizia

–per sapere – premesso che:

- con atto ispettivo n. 4-02951 del 7 maggio 2009, l’interrogante ha denunziato l’avvenuta scarcerazione di Luciano D’Agostino, condannato in appello a 15 anni di carcere nell’ambito del processo “ Prima Luce”;

- la scarcerazione del D’Agostino era stata disposta a causa del mancato deposito della sentenza da parte del giudice della Corte d’Assise d’Appello di Reggio Calabria;

- la sentenza d’appello è stata emessa il 3 marzo del 2006 e le relative motivazioni sono state depositate soltanto a metà novembre 2010, ossia a distanza di ben quattro anni e sei mesi, e sono racchiuse in 137 pagine, decisamente inferiori alle 1.500 scritte dai giudici di primo grado:

- se non ritenga necessario ed urgente avviare un’adeguata iniziativa ispettiva presso la Corte d’Assise d’Appello di Reggio Calabria, al fine di accertare il perché il deposito delle motivazioni sia avvenuto a distanza di ben quattro anni e sei mesi dall’emissione della relativa sentenza;

- quali urgenti iniziative, in particolare, intenda attuare nei confronti dei responsabili di tale grave ritardo.

On. Angela NAPOLI

Roma, 30 novembre 2010

Gli interventi del Procuratore Spagnuolo e il mancato adeguamento dell'organico giudiziario di Vibo Valentia

Il sequestro del Grand Hotel Esperia di Pizzo Calabro (VV), eseguito ieri dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza, su disposizione della Procura della Repubblica di Vibo Valentia, guidata da Mario Spagnuolo, conferma le truffe che in Calabria vengono attuate sui contributi pubblici ed evidenzia la costante capacità della’ndrangheta di inserirsi nell’economia della Regione.
Purtroppo sullo sviluppo della Calabria imperversano criminalità organizzata, malaffare e corruzione che sono sintomatici dell’illegalità diffusa e che trovano supporti anche in coloro che sono chiamati ai controlli preventivi all’elargizione delle tranches dei finanziamenti.
A fronte di questo superbo intervento giudiziario non si può sottacere l’allarme lanciato dal Procuratore Spagnuolo sul mancato adeguamento dell’organico necessario a svolgere il gravoso compito che incombe su quel Distretto giudiziario.

On. Angela NAPOLI (FLI)
Componente Commissione Parlamentare Antimafia

Roma, 30 novembre 2010

lunedì 29 novembre 2010

Salvaguardare Rosarno dall'inquinamento del voto

Al Ministro dell'interno.

- Per sapere - premesso che:

il 15 dicembre 2008, con decreto del Presidente della Repubblica, è stato sciolto il consiglio comunale di Rosarno (RC)
a causa della «sussistenza di forme di ingerenza della criminalità organizzata, rilevate dai competenti organi investigativi»;

nel decreto di scioglimento veniva puntualmente riferito che «le ingerenze della criminalità organizzata espongono l'Amministrazione comunale a pressanti condizionamenti, compromettendo la libera determinazione degli organi ed il buon andamento della gestione comunale di Rosarno»;

durante il periodo di commissariamento straordinario la città di Rosarno è assurta alle cronache nazionali per le note vicende che hanno investito gli immigrati clandestini presenti su quel territorio, ma anche per la presenza delle potenti cosche della 'ndrangheta, Bellocco e Pesce, le quali hanno ormai esteso la loro pervasività anche in altre regioni d'Italia;

è dei giorni scorsi l'operazione «All'inside 2» che ha evidenziato la collusione tra la 'ndrangheta di Rosarno, la politica e pezzi importanti dello Stato;

per il 28 e 29 novembre 2010 è stata indetta la tornata elettorale per il rinnovo delle elezioni amministrative di Rosarno;

sul sito «Malitalia», nella giornata di ieri 25 novembre 2010, è stato pubblicato l'articolo «A Rosarno: un voto in odor di mafia?» redatto da Angela Corica;

nel citato articolo vengono evidenziate le presenze in alcune liste elettorali di candidati facenti parte dell'amministrazione sciolta per mafia o di loro stetti parenti o di altri collusi o imparentati con uomini delle locali cosche delle 'ndrangheta;

le citate presenze, lo scioglimento del consiglio comunale nel dicembre 2008, e la recente operazione «All'inside 2», stanno creando grosse preoccupazioni in quella città;

durante la predisposizione delle liste, secondo quanto riferito da alcuni quotidiani regionali, un noto esponente politico della provincia di Reggio Calabria si sarebbe scagliato contro i magistrati e la prefettura definendoli «stupratori della democrazia» -:

se non ritenga necessario ed urgente definire le iniziative utili a garantire gli adeguati controlli affinché venga impedito l'inquinamento del voto da parte degli uomini della locale 'ndrangheta. (3-01351)

On. Angela Napoli

giovedì 25 novembre 2010

Verificare la corretta gestione del servizio idrico della SoRiCal

Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro per i rapporti con le regioni, al Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione.

- Per sapere - premesso che:

in Italia la riorganizzazione dei servizi idrici prende le mosse dalla legge n. 36 del 1994 che prevedeva, all'articolo 13, l'elaborazione di un «metodo normalizzato» per la determinazione
della tariffa del servizio idrico;

il «metodo normalizzato» si riferisce alla piena funzionalità del servizio idrico integrato;

nell'attesa di determinare o applicare il «metodo normalizzato», la legge n. 172 del 1995 stabilisce che il compito di fissare i criteri per l'adeguamento tariffario spetta al CIPE (Comitato interministeriale programmazione economica), mentre gli adeguamenti tariffari sono competenza esclusiva del legislatore statale;

tale esclusiva competenza è stata ribadita ultimamente dalla Corte costituzionale con le sentenze n. 29 del 2010 e n. 142 del 2010;

la Corte dei Conti della Calabria con deliberazione n. 388 del 30 giugno 2010, richiamando le pronunce della Corte Costituzionale, ha ribadito che «la disciplina della tariffa del servizio idrico integrato è ascrivibile alla tutela dell'ambiente e alla tutela della concorrenza, materie di competenza legislativa esclusiva dello Stato, ed è precluso al legislatore regionale intervenire nel settore, con una disciplina difforme da quella statale;

in Calabria, non essendo ancora entrato in vigore il cosiddetto «metodo normalizzato», la determinazione della tariffa idrica spetta al C.I.P.E., mentre gli adeguamenti tariffari sono competenza esclusiva del legislatore statale;

il 13 giugno 2003 la regione Calabria ha stipulato una convenzione con SoRiCal a cui ha affidato mandato di gestire, per un periodo di 30 anni, il complesso infrastrutturale delle «Opere idropotabili regionali» ed il connesso servizio di fornitura all'ingrosso ai comuni e ad alcuni altri enti;

la regione Calabria ha affidato a SoRiCal anche l'attuazione di un articolato pieno di investimenti, finalizzato all'integrazione e completamento e all'efficientamento del complesso delle infrastrutture idriche, per garantirne la gestione unitaria;

la SoRiCal s.p.a. è una società a capitale misto, pubblico/privato, per la gestione dell'approvvigionamento e la fornitura all'ingrosso dell'acqua ad uso potabile sul territorio della regione Calabria il cui capitale sociale è detenuto: dalla regione Calabria per il 53,5 per cento e da Veoilà - General des Eaux, multinazionale francese, per il 46,5 per cento;

nell'articolo 8 della Convenzione sottoscritta tra SoRiCal e regione Calabria per l'affidamento in gestione degli acquedotti Calabresi è stabilito che la tariffa determinata secondo il «metodo normalizzato» si dovrà applicare a partire dal 6o anno di gestione;

la gestione della SoRiCal ha avuto inizio il 1o novembre 2004, e quindi, in base alla normativa vigente in materia riassunta in precedenza, non poteva essere applicato alcun adeguamento tariffario, con decorrenza anteriore al 26 marzo 2009, delle tariffe fissate nella convenzione;

la SoRiCal s.p.a. ha disposto invece aumenti a far data dell'anno 2002; addirittura a tutto il 31 dicembre 2008 gli aumenti sono stati superiori al 20 per cento con maggiori importi, richiesti da SoRiCal alle amministrazioni comunali calabresi, quantificabili, in circa 30 milioni di euro;

a seguito di tali aumenti che appaiono all'interrogante non conformi alla normativa vigente i comuni già in difficoltà per le continue riduzioni dei trasferimenti statali hanno visto peggiorare la propria condizione economico-finanziaria;

la stragrande maggioranza dei comuni calabresi sono debitori della SoRiCal per la fornitura dell'acqua idropotabile;

attualmente la SoRiCal sta ponendo in essere un'azione sistematica di messa in mora dei comuni debitori richiedendo il pagamento dell'intero importo dovuto in un'unica soluzione entro 15 giorni a datare dalla richiesta, minacciando in caso di inadempienza una limitazione delle forniture di acqua;

alla richiesta da parte dei comuni di stabilire un piano di rientro con la rateizzazione del debito, la SoRiCal risponde che l'approvazione del piano è condizionata alla contestuale sottoscrizione da parte del comune di una nuova «convenzione di utenza»;

i sindaci, in difficoltà per la posizione debitoria dei loro enti (che, in molti casi, è stata ereditata dalle passate gestioni amministrative) e preoccupati ad assicurare ai propri concittadini un bene di prima necessità come l'acqua, sono costretti ad accettare condizioni quasi capestro tra le quali il pagamento di interessi «ancora da definirsi» oltreché rate mensili in «conto corrispettivi della fornitura corrente»;

l'intimazione di riduzione della fornitura dell'acqua ad avviso dell'interrogante è usata dalla SoRiCal come strumento di pressione per indurre le amministrazioni comunali a sottoscrivere un contratto di utenza contenente condizioni svantaggiose per i comuni;

l'attività della SoRiCal di recupero dei debiti dei comuni, considerando che sono centinaia quelli in posizione debitoria, non appare uniformarsi ad un criterio generale di imparzialità, visto che vi sarebbero comuni con alti livelli di debito (pare che vi siano comuni con oltre 10 milioni di euro di debiti) ai quali non sarebbe stato richiesto ancora il pagamento dell'intera somma nel termine di 15 giorni e dietro avvertimento, in caso contrario, di una riduzione della fornitura dell'acqua, così come avvenuto invece nei confronti di piccoli comuni con poche centinaia di migliaia di debito;

la SoRiCal è una società per azioni a maggioranza di capitale pubblico e che, pertanto, dovrebbe attenersi alla disciplina pubblicistica in materia di incompatibilità per le nomine dei consiglieri di amministrazione e degli altri vertici societari nonché per le assunzioni e gli incarichi dirigenziali;

risulterebbe far parte del consiglio di amministrazione della SoRiCal il sindaco di Corigliano Calabro, Pasqualina Straface, indagata per l'ipotesi di reato di cui all'articolo 416-bis del codice penale ed i cui due fratelli sono sottoposti al regime del 41-bis;

il comune di Corigliano Calabro sembrerebbe essere debitore della SoRiCal;

non è dato conoscere il costo complessivo della SoRiCal sul bilancio della regione Calabria;

pare evidente all'interrogante che la SoRiCal s.p.a. è tenuta all'applicazione della legge statale sopra richiamata e che le determinazioni delle tariffe da parte della SoRiCal sono in contrasto con le previsioni legislative suddette;

andrebbe accertato se la regione Calabria una volta verificata la violazione della legge da parte della SoRiCal possa revocare alla medesima società la relativa concessione della gestione delle risorse idriche calabresi e se i comuni calabresi, una volta accertata la illegittimità delle tariffe suddette possano vantare diritto al rimborso -:

se, per il tramite della Commissione per la vigilanza sulle risorse idriche di cui all'articolo 161 del decreto legislativo n. 152 del 2006, si intenda accertare quante nuove convenzioni di utenza la SoRiCal spa abbia sottoscritto con i comuni calabresi e quanti comuni in Calabria risultino indebitati con la SoRiCal e si trovino in condizioni di morosità;

se, in ogni caso, non si intenda acquisire, alla luce della situazione descritta in premessa, ogni ulteriore elemento in relazione alla gestione del servizio idrico integrato in Calabria da parte della SoRiCal.

On. Angela Napoli

giovedì 18 novembre 2010

L'alluvione in Calabria e i necessari interventi del Governo

La sottoscritta chiede di interpellare il Presidente del Consiglio dei Ministri e i Ministri dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, delle Infrastrutture e dei Trasporti, dell’Economia e delle Finanze, del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali

– Per sapere – Premesso che:

- Le ultime calamità alluvionali abbattutesi sulla Calabria hanno provocato ingenti danni sull’intero territorio ed hanno, al
tresì, procurato un morto accertato;

- ingenti sono stati i danni all’agricoltura calabrese; diversi i torrenti ed i fiumi straripati; numerosissimi i danni alla rete stradale in tutta la Regione, dove molti centri piccoli risultano in parte isolati o in condizioni molto difficili di collegamento; numerose strutture turistiche, commerciali ed imprenditoriali risultano in ginocchio;

- la piaga del dissesto idrogeologico per l’intera Regione Calabria sta assumendo contorni realmente preoccupanti;

- secondo i dati dell’indagine “Ecosistema Rischio 2010”, 409 comuni calabresi, ovvero il 100% del totale, è a rischio frane o alluvioni;

- è decisamente individuabile l’uso dissennato ed incontrollato del territorio; non vi è stata un’oculata difesa del suolo; spesso è venuta meno la valutazione sull’impatto ambientale sia per la realizzazione delle infrastrutture sia per lo smaltimento dei materiali da riporto; molte opere di difesa sono risultate inadeguate; fiumi e torrenti non sono mai stati messi in sicurezza;

- nessun piano contro il dissesto idrogeologico dell’intera Regione Calabria è stato mai decretato;

- il Governatore della Calabria ha comunicato nei giorni scorsi di aver avuto garanzia circa l’emissione di un decreto governativo per un contributo di 15 milioni di euro a favore della Regione, sicuramente non sufficiente per far fronte all’entità dei danni provocati dalle recenti alluvioni, anche alla luce del fatto che ancora non sono stati elargiti tutti i finanziamenti utili a far fronte ai danni alluvionali che hanno investito la Calabria nell’inverno dello scorso anno;

- è stata, altresì, preannunciata la destinazione di ulteriori 70 milioni di euro nell’ambito di un APQ Ambiente, ma non si conoscono i tempi di tale destinazione:

- quali provvedimenti urgenti intenda adottare il Governo per far fronte alla grave emergenza creatasi in Calabria a seguito della lunga e violenta ultima ondata di maltempo;

- se non ritengano necessario ed urgente promuovere un monitoraggio utile a verificare i danni reali causati dall’ultima alluvione nell’intera Calabria ed elargire gli adeguati finanziamenti su di una definita lista dei danni e su una adeguata programmazione di interventi;

- se non ritengano di fornire ogni elemento utile in merito agli interventi fatti, in occasione di quest’ultimo evento calamitoso abbattutosi sulla Calabria, da parte della Protezione Civile regionale;

- quali urgenti iniziative intendano assumere per incoraggiare la Regione Calabria alla definizione di un’oculata pianificazione del territorio e di un adeguato piano di riassesto idrogeologico del territorio.

On. Angela NAPOLI

Roma, 18 novembre 2010

lunedì 8 novembre 2010

L'alibi del PdL reggino

Il discorso fatto ieri a Perugia dal Presidente della Camera dei Deputati, on. Gianfranco Fini, non è stato utile al gruppo consiliare comunale del PDL reggino per comprendere che la nascita di FUTURO e LIBERTA’ è legata ad una volontà di riportare la Politica a valorizzare programmi per garantire l’interesse nazionale e il bene comune.

La motivazione che, invece, oggi ha portato il gruppo consiliare del PDL reggino a chiedere il ritiro della delega di assessore a Paolo Gatto, fa trasparire che per una parte degli uomini e delle donne di quel Partito la politica è ancora intesa come scontro o propaganda.

Servirsi, infatti, dell’alibi dell’assessore Gatto aderente a Futuro e Libertà, per coprire ben altre motivazioni rese ufficiali dalle cronache quotidiane, significa non aver compreso quale debba essere il livello di responsabilità che oggi dovrebbe investire tutti coloro che sono chiamati ad occupare incarichi politici ai vari livelli.

I rappresentanti del FLI occupano ancora, a pieno titolo, ruoli importanti nel Governo nazionale insieme agli esponenti del PDL e non vi è, quindi, alcuna ragione che possa essere utilizzata dal Sindaco Raffa per far accogliere la richiesta pregiudiziale fatta dal PDL consiliare comunale di Reggio Calabria.

On. Angela Napoli

Coordinatrice Regionale FLI Calabria

Roma, 08 novembre 2010