mercoledì 21 maggio 2008

Interrogazione sulla scarcerazione del boss Pantaleone Mancuso

Al ministro della giustizia - Per sapere – Premesso che:

- nei giorni scorsi, avvalendosi del cd. “patteggiamento in appello”, è stato scarcerato Pantaleone Mancuso, uno dei boss del clan di Limbadi (VV);

- Pantaleone Mancuso era stato arrestato nell’ottobre del 2003, insieme ad altri capi e gregari del clan di Limbadi, grazie all’operazione Dinasty - Affari di famiglia, grande intervento antimafia sul territorio vibonese, con il coinvolgimento di sessantadue indagati e che, per la prima volta, ha assestato un duro colpo alle cosche dei Mancuso, tra le maggiori e più pericolose della ‘ndrangheta calabrese;

- Già nel dicembre del 2005, l’interrogante con atto ispettivo n. 4-18891, aveva denunziato la strana vicenda del boss Pantaleone Mancuso, il quale nel mentre si trovava sottoposto alla misura cautelare in carcere presso la Casa Circondariale di Tolmezzo, grazie ad alcune perizie mediche, era stato ricoverato presso il reparto di cardiologia dell’Ospedale Civile di Vibo Valentia, con l’aggiunta di un autorizzazione a recarsi presso uno studio odontoiatrico privato della stessa città e senza previsione alcuna dei tempi di durata del ricovero, per eseguire l’intervento ritenuto indispensabile dal perito d’ufficio; il tutto mentre nella stessa città di Vibo Valentia si stava svolgendo proprio il processo giudiziario che vedeva il boss tra gli imputati più importanti e pericolosi;

- Nel luglio del 2003 l’interrogante, con atto ispettivo n. 4-06982, aveva denunziato l’avvenuto dissequestro, per “sospettosi cavilli” dei beni riconducibili allo stesso boss Mancuso, per un valore complessivo di due milioni e mezzo di euro;

- Pantaleone Mancuso è, però, solo l’ultimo dei boss della ‘ndrangheta che si avvale del cd. “patteggiamento in appello”, non solo per diminuire la pena inflitta in primo grado, ma per beneficiare della scarcerazione:

- Quali urgenti iniziative di carattere normativo intenda assumere per evitare casi quale quello del boss Pantaleone Mancuso, e rendere così efficace il contrasto alla criminalità organizzata.

On. Angela NAPOLI

Roma 21 Maggio 2008

martedì 20 maggio 2008

La Proposta di Legge per l'abolizione del concordato in appello

L’uso “sconsiderato” del cd. “patteggiamento in appello”, dopo la sentenza di condanna di 1° per associazione mafiosa, da parte di noti boss della criminalità organizzata, molti dei quali appartenenti alla ‘ndrangheta, rendono necessaria l’abolizione di tale norma. Per tale motivo l’on. Angela NAPOLI (Popolo della Libertà) ha presentato, in data odierna, la proposta di legge inerente l’abolizione del concordato in appello per i delitti di criminalità organizzata e contro lo Stato, come di seguito riportata.

PROPOSTA DI LEGGE
d’iniziativa del deputato Angela NAPOLI

“Abolizione del concordato in appello per i delitti
di criminalità organizzata e contro lo Stato”

Onorevoli Colleghi ! – Il sistema penale italiano necessità di interventi utili ad offrire risposte ai problemi più urgenti e ad alcuni guasti causati da precedenti scelte legislative che hanno finito per incidere negativamente al contrasto nei confronti della criminalità organizzata.
L’uso “sconsiderato” del cd. “patteggiamento in appello” , dopo la sentenza di condanna di primo grado per associazione mafiosa da parte di noti boss della criminalità organizzata impone l’urgente abolizione di tale norma.
Le modifiche al cd. istituto del “concordato in appello, traggono necessità dal ricorso eccessivamente frequente e disinvolto al predetto istituto per favorire la deflazizione dei procedimenti di secondo grado . La definizione del procedimento in forma camerale, senza formalità e sulla base di una sorta di “patteggiamento “ tra le parti pubblica e private, esonera infatti il giudicante dalla trattazione del procedimento stesso, dalla eventuale riapertura dell’istruttoria dibattimentale e, conclusivamente, anche dall’obbligo di estendere la motivazione del provvedimento (rectius: sentenza) in forma ampia ed articolata essendo invece sufficiente un mero richiamo alla legittimità della richiesta. Il sistema attuale non prevede neppure un sindacato del giudice d’appello sulla congruità della pena, così come invece previsto per il procedimento ex art. 444 c.p.p.
E’ successo cosi che, la mancanza di un limite sanzionatorio e/o per tipologie di reati, abbia consentito anche a taluni procedimenti per gravi reati, di essere definiti sì rapidamente, ma altresì con sanzioni sproporzionate rispetto alla gravità stessa delle fattispecie contestate e per cui vi era stata condanna in primo grado.
Si rende, pertanto, necessaria la presente modifica che interviene sotto un duplice aspetto. In primo luogo esclude dalla possibilità di accedere al beneficio – mediante la rinuncia all’appello ed il concordato sulla pena - due tipologie di reati: quelli di cui all’art. 51 comma 3 bis c.p.p., ovvero i cd. “delitti di criminalità organizzata”, quelli per cui vi è competenza espressamente attribuita alla Direzione Distrettuale Antimafia (ed alla D.N.A. quanto al coordinamento delle stesse indagini); in secondo luogo i delitti contro la personalità dello Stato tra cui le fattispecie di associazione sovversiva
(art. 270 c.p.), associazione con finalità di terrorismo (art. 270 bis c.p.), banda armata (art. 306 c.p.) ecc.

Art. 1

All’art. 599 del Codice di procedura penale, dopo il comma 4 è aggiunto il seguente comma:

“4 bis) Il concordato sull’accoglimento in tutto o in parte dei motivi di appello di cui al comma 4 del presente articolo è precluso per i delitti di cui all’art. 51 comma 3 bis c.p.p. (per i delitti di cui al Libro Secondo, Titolo I, del Codice Penale)”.

On. Angela NAPOLI

Roma 20 maggio 2008

domenica 18 maggio 2008

SICUREZZA: LA CALABRIA DEVE DIVENTARE PARTE INTEGRANTE DELL'ITALIA

L’immigrazione clandestina sta minando sicuramente la sicurezza dei cittadini ed è, pertanto, indispensabile intervenire celermente con regole ferme, per allentare la paura che, in particolare negli ultimi anni, ha coinvolto gli Italiani. Ed è quanto si sta apprestando a fare il nuovo Governo Berlusconi. Sento però di segnalare l’attenzione, proprio in termini di “sicurezza”, che richiederebbe anche la nostra Calabria. Mi è, infatti, sembrato che si stia guardando alla situazione del centro – nord, trascurando ciò che accade in Calabria. Secondo i dati de “Il Sole 24Ore” di alcuni giorni fa, Crotone è in testa per tasso di clandestinità e Reggio Calabria e Cosenza rientrano nelle prime dieci, sempre per presenza di clandestini.
Non v’è dubbio che la Calabria andrebbe osservata anche in questo settore, tenendo conto che l’immigrazione clandestina oltre allo sfruttamento nel lavoro, diventa facile preda della criminalità.
Ma ciò che mi preoccupa maggiormente è la sottovalutazione, a livello governativo, della situazione vissuta dalla Calabria a causa dello strapotere dilagante della ‘ndrangheta.
Nel reggino, nel crotonese e nel lametino sono in atto sanguinose faide tra le cosche per la ricerca di nuovi equilibri e per il dominio del territorio. Nonostante questa recrudescenza mafiosa, i calabresi sono costretti a registrare revoche del regime del 41 bis per noti boss, l’uso dilagante del “patteggiamento in appello” per persone condannate in primo grado per associazione mafiosa. Proprio due giorni fa è stato scarcerato Pantaleone Mancuso, boss del clan di Limbadi, condannato a dieci anni in primo grado per associazione mafiosa. Non parliamo poi delle “scarcerazioni facili” di criminali che imperversano sul territorio calabrese con preoccupanti azioni estorsive e intimidatorie.
La spudoratezza della ‘ndrangheta porta persino le donne di San Luca, in occasione della manifestazione della “Gerbera gialla”, a manifestare contro i giudici o, come avvenuto nello stadio di Crotone, ad innalzare striscioni per manifestare solidarietà a presunti mafiosi.
Le Forze dell’Ordine e buona parte della Magistratura calabrese stanno conseguendo brillanti risultati nel contrasto alla ‘ndrangheta, ma non è sufficiente! E’ in atto una chiara sfida contro lo Stato da parte della criminalità organizzata calabrese, alla quale bisogna reagire con interventi mirati, in termini di adeguamenti degli organici, dei mezzi e delle strutture. Occorrono norme legislative che pongano i Giudici nelle condizioni di garantire “l’effettività della pena” per i mafiosi.
Occorre un’attenzione specifica che evidenzi l’attuazione, in termini di sicurezza e di contrasto alla criminalità organizzata, di ciò che noi del Popolo della Libertà abbiamo garantito in campagna elettorale.
Sento in tal senso di dover fare appello al Presidente Berlusconi ed al Governo tutto affinché considerino la Calabria parte integrante della nostra Italia.


On. Angela Napoli

Taurianova, 18 maggio 2008

venerdì 16 maggio 2008

L'intervista all'On. Angela Napoli su La Gazzetta del Sud

16 maggio 2008
Reggini in parlamento
L'esponente di Alleanza Nazionale analizza i problemi calabresi
e indica la traiettoria del suo impegno alla Camera dei deputati

Angela Napoli: quello che le donne fanno«I tempi sono difficili ma dobbiamo credere nella possibilità di riscatto di questa meravigliosa terra»
di Pino Toscano

L'on. Angela Napoli vanta diverse legislature e ha maturato esperienze significative, come quella di vicepresidente della Commissione nazionale antimafia. Con un impegno più volte sottolineato pubblicamente da Fini, che la considera una delle migliori risorse del partito.
– La prima sensazione, a giudicare dalle scelte territoriali di ministri e sottosegretari, è che questo governo non abbia uno sguardo attento alla Calabria, anzi la consideri quasi un fastidio. È una sensazione superficiale?
«Voglio sperare che tale sensazione, peraltro comune alla quasi totalità dei cittadini calabresi, sia davvero superficiale. I problemi della Calabria sono tali che sarebbe stato impossibile pensare di colmarli con la nomina di un ministro. Dovranno essere governo e parlamento a dare soluzione alle esigenze della Calabria, ma soprattutto sarà compito dei parlamentari calabresi fare da pungolo affinché questa regione venga aiutata a diventare competitiva».
– Lei si batte per la legalità. Una battaglia sempre più difficile nella nostra regione, stando agli ultimi eventi. Non le capita mai di avvertire un senso di sconforto?
«Non nascondo che i momenti di sconforto sono tanti e che nascono in me soprattutto quando rilevo che parte delle istituzioni calabresi non lavora per garantire il rispetto della legalità e quando sono costretta a prendere atto che le mie battaglie vengono strumentalizzate. Ritengo però, al di là delle mie sensazioni, che oggi molti cittadini stiano vivendo con grande inquietudine la situazione di enorme pericolo prodotta dall'escalation della 'ndrangheta, specie nella Piana di Gioia Tauro».
– Mentre, tuttavia, la lotta alla 'ndrangheta ottiene risultati, si scopre che la procura di Reggio è infestata di cimici, talpe e corvi. Un paradosso che certo non aiuta i cittadini ad avere fiducia nella magistratura.
«Gli episodi registrati sono solo l'ultima dimostrazione dell'aria, certamente non salubre, che da tempo si vive nella procura reggina. Sono certa, però, che quanto è emerso a Reggio sia comune ad altre strutture giudiziarie calabresi. Il tutto mi appare come frutto di ingiustificate "rivalità" tra gli stessi magistrati, che finiscono col non dare un "buon servizio" all'intera amministrazione della giustizia. Questi episodi, che peraltro minano la fiducia dei cittadini nei confronti della giustizia, contribuiscono infatti, a mio avviso, ad intaccare anche l'autonomia costituzionale della stessa magistratura. Nel ribadire sincera solidarietà a tutti quei magistrati che con la loro seria attività quotidiana contribuiscono ad assicurare un vero contrasto alla 'ndrangheta e alle sue collusioni, voglio aggiungere l'invito a ricordare che i calabresi hanno sete di "giustizia vera". Mi sembra, altresì, corretto ricordare che la politica deve fare la sua parte, assicurando norme legislative che mettano i giudici nelle condizioni di garantire la giustizia e, quindi, l'effettività della pena».
– La sicurezza è il tema del giorno. Ma nelle grandi città si sta scatenando la caccia al rom. Il sindaco di Reggio ha risolto il problema, lasciato a marcire per decenni, agendo contemporaneamente sul versante della bonifica del sito e su quello dell'inclusione sociale dei nomadi. Il "metodo Scopelliti" rischia di essere sostituito dalle molotov. Possibile che non si capisca?
«Non è un caso che Scopelliti risulti tra i sindaci più amati dagli italiani. Le sue scelte sul problema dei rom hanno evitato a Reggio quanto sta accadendo a Napoli. È un esempio da seguire».
– Reggio ha undici parlamentari. È il numero delle squadre di calcio. Un gioco collettivo. Può funzionare anche in politica?
«Sono convinta che sul tema della crescita della collettività non ci si può dividere. La partita in Calabria è in "gioco" e la si può vincere solo con una "intesa di squadra"».
– Si riparla del Ponte e dell'Alta velocità ferroviaria. È il tempo della svolta?
«È sicuramente giunto il tempo di definire quella svolta iniziata nel 2001 e, pertanto, non si potrà che ripartire da quelle opere rimaste incompiute per volontà del governo Prodi e di qualche suo ministro».
– Il turismo è una delle grandi scommesse. Reggio ci crede e, in qualche misura, si è messa in cammino. Si può fare?
«Il turismo rappresenta per l'intera Calabria una delle grandi risorse di sviluppo. Purtroppo fino ad oggi non è stato considerato come tale, vuoi per mancanza di cultura adeguata, vuoi per carenza di interventi politici mirati. Basterebbe verificare come sono stati utilizzati i finanziamenti in questo settore, che necessiterebbe, ribadisco, di scelte strategiche e trasparenti. Va riconosciuta la capacità, in controtendenza, dell'amministrazione Scopelliti. Reggio è diventata polo di grande richiamo turistico e culturale».
– Certo, però, se continua la media di tre auto incendiate a notte e non si prendono mai i responsabili...
«Purtroppo gli effetti della criminalità, non solo di quella organizzata, sono verificabili in tante altre città calabresi e nazionali. Questa piaga resiste, nonostante l'abnegazione delle forze dell'ordine, per l'impossibilità di una efficiente azione di controllo dovuta alla mancanza di un adeguato supporto finanziario. L'ultima legge finanziaria varata dal governo Prodi ha infatti cancellato ingenti risorse. Sono certa che i provvedimenti dell'esecutivo Berlusconi garantiranno particolare attenzione al settore della sicurezza».
– La Regione sembra finita in un vicolo cieco. E lo stesso centrodestra non brilla per vivacità.
«La Regione Calabria è entrata nel "vicolo cieco" all'indomani dell'omicidio Fortugno e non è più riuscita a individuare le strategie necessarie per uscirne. Il fallimento della gestione politica, il coinvolgimento in procedimenti giudiziari di buona parte dei consiglieri, la decretazione di emergenza in molti settori, tra cui quello della sanità, comporterebbero un gesto di responsabilità da parte della giunta. Purtroppo l'opposizione ha la colpa di non essere riuscita a far sentire la sua presenza».
– Buttafava diceva: la vita è bella nonostante. Dobbiamo sperare "nonostante"?
«Guai se perdessimo la speranza! Abbiamo creduto per tanti anni nella possibilità di riscatto di questa meravigliosa regione; riscatto fino a oggi negato, a causa della presenza della criminalità organizzata e del sistema di malaffare e di corruzione che ha coinvolto buona parte delle istituzioni e della società. Devo dire, però, che nonostante tutto si incominciano a vedere sprazzi di luce, anche grazie al "sistema Scopelliti" a Reggio o al "sistema Traversa" a Catanzaro. I cittadini calabresi nelle ultime elezioni politiche hanno dato un grande segnale di consenso al Popolo della Libertà. Adesso tocca al governo e a noi parlamentari calabresi non deludere la fiducia riposta e non mortificare le speranze».

mercoledì 14 maggio 2008

Interpellanza al Ministro della Giustizia sul regime del 41 bis e sulle scarcerazioni "facili"

La sottoscritta chiede di interpellare il Ministro della Giustizia

Per sapere – Premesso che:

- nei giorni scorsi è stato revocato il regime del 41 bis al boss della ‘ndrangheta, Franco Perna, ed al suo braccio destro, Gianfranco Ruà;

- il boss Franco Perna, che nell’importante processo “Missing”, in corso di svolgimento a Cosenza, risponde di ben 12 omicidi di mafia, risulta già condannato all’ergastolo in via definitiva per omicidio;

- anche Gianfranco Ruà, uomo di vertice dell’omonimo clan Perna-Ruà, sempre implicato nel processo “Missing”, ha avuto revocato il regime del 41 bis, applicatogli solo nel dicembre del 2007;

- negli ultimi due anni all’interrogante è apparsa un po’ troppo facilitata la revoca del regime del carcere duro, in particolare, per indiscussi criminali appartenenti a note famiglie mafiose che imperversano prepotentemente sul territorio calabrese;

- sempre negli ultimi mesi del corrente anno i calabresi sono stati costretti a registrare le scarcerazioni di noti “personaggi” della ‘ndrangheta, per scadenza dei termini di custodia cautelare;

- ed ancora, sempre i calabresi, sono stati costretti a registrare che il Tribunale dei Riesame di Catanzaro si è espresso contro l’ordinanza della Corte d’Appello con la quale veniva disposta la sospensione dei termini di custodia cautelare in carcere di Diego Mancuso, esponente di spicco dell’omonima cosca di Limbadi e ritenuto dagli inquirenti a capo di una delle tre articolazioni del clan;

- si assiste, peraltro, sempre da parte di noti boss della ‘ndrangheta, all’uso sconsiderato del “patteggiamento in appello”, dopo la sentenza di condanna di I° grado per associazione mafiosa:

- se non ritenga necessario ed urgente far effettuare un attento monitoraggio sull’effettiva applicazione del regime del 41 bis e sulle revoche di tale regime per i noti boss della criminalità organizzata, da parte dei Tribunali di Sorveglianza;

- se non ritenga, altresì, di dover avviare un’ azione di monitoraggio ispettivo per verificare le cause che sono alla base delle preoccupanti e numerose “scarcerazioni facili”, molte volte anche dovute ad inspiegabili “cavilli giudiziari”;

- quali misure di carattere generale e quali iniziative di carattere normativo si intendano assumere per contrastare efficacemente la criminalità organizzata ed, in particolare, per assicurare un maggiore rigore nell’ utilizzo delle misure della carcerazione preventiva nei confronti della criminalità organizzata e la certezza della pena rendendo altresì più restrittivi i criteri per la fruizione dei benefici carcerari per gli appartenenti ed affiliati alle cosche mafiose.

On. Angela NAPOLI

Roma 14 maggio 2008

domenica 11 maggio 2008

RIFLESSIONI SU DIMISSIONI PRESIDENTE FINI

Mentirei a me stessa se lasciassi passare la giornata odierna senza una riflessione, quasi a significare che nulla è accaduto. L’addio di Fini da Presidente di Alleanza Nazionale ha rappresentato, almeno per me, la fine di un lungo percorso politico, durante il quale si sono alternati momenti di vittoria a cocenti sconfitte, comunque un percorso politico che, pur nella diversità delle varie componenti interne, ci ha visti sempre tutti accomunati da un’unica fede nei valori che hanno rappresentato i punti cardine per la nostra Nazione. Il Presidente Fini è stato molto bravo, fin dal lontano 1994, nel guidarci e nel tenerci uniti, assumendo scelte che si sono sempre rivelate fondamentali non solo per il nostro Partito ma anche per il sistema politico italiano. Adesso tutto cambierà: Alleanza Nazionale dovrà decretare la propria fine; d’altra parte questo ci è stato imposto dagli stessi elettori, i quali hanno confermato con il loro voto la volontà di vederci uniti.
Durante i lavori odierni dell’Assemblea Nazionale non ho però registrato quella partecipazione e quella emotività che ritenevo dovuta di fronte alla decisione di Fini. Emotività che lo stesso Presidente è riuscito bene a nascondere.
Certo, non voglio scoraggiare nessuno, ma mi sento senza un vero punto di riferimento e forse, durante la mia futura attività parlamentare non avrò con chi confrontarmi: coloro che contano sono stati nominati Ministri e verranno domani nominati Sottosegretari e nella prossima settimana, referenti di Commissioni. Oggi mi sono sentita molto isolata, come se fossi diventata una “novellina” o come se mi fossi resa responsabile di non so quale “peccato”. Oggi ho capito che la meritocrazia, l’onestà e la responsabilità non sempre appagano in politica. Oggi ho capito davvero che cosa significa sentirsi soli in determinate battaglie.
Dopo i lavori di Assemblea mi sono seduta in una saletta dell’hotel ospitante ed ho meditato. Mi sono posta alcune domande: i Ministri di oggi, i futuri Sottosegretari, coloro che oggi hanno assunto le redini del Partito si sono mai ricordati che Angela Napoli ha guidato per cinque anni, in tempi difficili, la Federazione Provinciale del M.S.I. di Reggio Calabria? Che ha fatto il Consigliere Comunale di Taurianova (primo Comune d’Italia sciolto per mafia) occupando, persino da sola, per due notti e tre giorni la Sala Consiliare, col solo fine di abbattere il potere del defunto Ciccio Macrì (vecchia D.C.)? Che ha sfidato la ‘ndrangheta di Platì presentandosi da sola candidata alle elezioni comunali di quel centro nel lontano 2001? Che ha sfidato e continua a sfidare la ‘ndrangheta e tutte le sue collusioni, ricevendo minacce pressoché quotidiane? Che è una donna?
Nessuno di loro ha finto di ricordarsi tutto ciò! E’ preferibile considerarmi “scomoda” e ,come tale, persona da ignorare.

On. Angela Napoli

Taurianova, 11 maggio 2008

giovedì 8 maggio 2008

Operazione "Saline": il ruolo della 'ndrangheta, della politica, dell'imprenditoria

L’operazione “Saline”, che nella giornata di ieri ha portato in carcere il presunto boss della ‘ndrangheta di Castellace, Domenico Rugolo, e l’esponente calabrese dell’UDC, Pasquale Inzitari di Rizziconi, fornisce finalmente la risposta ad una parte delle domande da me poste ai Magistrati della DDA reggina in occasione dell’audizione con la Commissione Nazionale Antimafia il 23 luglio 2007.
Le varie indagini stanno portando alla luce la potenzialità delle cosche mafiose della Piana di Gioia Tauro e la capacità delle stesse di inserirsi in tutti gli affari del territorio, con il collante dei mondi politico ed imprenditoriale. Qualsiasi fonte di sviluppo in Calabria frena il relativo livello occupazionale, giacché finisce col “dissetare” solo la ‘ndrangheta e le persone con questa colluse.
La vicenda del “Porto degli ulivi” conferma sia che i centri commerciali sono diventati punti di riferimento per il riciclaggio del denaro mafioso, sia che la ‘ndrangheta ha raggiunto preoccupanti livelli affaristici con banche straniere, che finiscono col rappresentare punti di “lavaggio” del denaro sporco, ricapitalizzato poi nuovamente in Italia.
La capacità evolutiva delle organizzazioni criminali mafiose, nel riuscire a diventare soggetti economici sui mercati comunitari ed internazionali, rende ormai indispensabile l’affinamento delle attuali norme legislative relative all’aggressione ai patrimoni illeciti.

On. Angela Napoli

Taurianova, 08, maggio 2008

Gli Esperti ed i Consulenti per lo sviluppo del Porto di Gioia Tauro

Li conoscete?
Li avete mai visti o sapete dirmi che tipi di consulenza hanno offerto per lo sviluppo e la sicurezza del Porto di Gioia Tauro i sottoelencati signori?

Commissario Straordinario del Governo per il coordinamento
delle attività connesse allo sviluppo dell'area di Gioia Tauro

Elenco Esperti e Consulenti


Cognome Nome - Qualifica - Ufficio di Applicazione - Data scadenza - Compenso annuo lordo


Ripa di Meana Andrea - Estraneo - Comm. Straord. Gioia Tauro - 22/05/2008 - € 38.000

Lamberti Maria Antonietta - Estraneo - Comm. straord. Gioia Tauro - 22/05/2008 - € 18.000

Pujia Enrico Maria - Dirigente Ministero Trasporti - Comm. Straord. Gioia Tauro - 22/05/2008 - € 22.410

Gangemi Antonio - Avvocato dello Stato - Comm. Straord. Gioia Tauro - 22/05/2008 - € 10.000

Albanese Michele - Estraneo - Comm. Straord. Gioia Tauro - 22/05/2008 - € 12.000

Scheggi Merlini Lorenzo - Estraneo - Comm. Straord. Gioia Tauro - 22/05/2008 - € 30.000

mercoledì 30 aprile 2008

FINI Presidente della Camera dei Deputati

L’elezione di Gianfranco Fini a Presidente della Camera dei Deputati è motivo di orgoglio per Alleanza Nazionale e per tutto il Popolo della Libertà. Fini, che ha saputo egregiamente guidare le due svolte storiche della Destra politica italiana, dal Movimento Sociale Italiano ad Alleanza Nazionale e da quest’ultima al Popolo della Libertà, oggi è stato premiato con il conseguimento dell’ambita terza carica dello Stato.
Con il suo discorso di insediamento ha dimostrato di saper essere garante di tutti i Deputati, al di là dell’appartenenza politica, e di essere anche grande tutore della Costituzione italiana.
Le elezioni di Berlusconi a Presidente del Consiglio dei Ministri, di Fini a Presidente della Camera dei Deputati, di Schifani a Presidente del Senato e di Alemanno a Sindaco di Roma ci riempiono di soddisfazione, ma ci caricano altresì di tanta responsabilità. Nessuno di noi, deputato o senatore, può non cogliere l’importanza del lavoro che ci attende per dare le adeguate risposte ai cittadini italiani.
Non sarei del tutto onesta se, accanto alla gioia per l’elezione di Fini a Presidente della Camera dei Deputati, non evidenziassi anche il rammarico per la sua consequenziale rinunzia alla guida di Alleanza Nazionale. Sono consapevole che il Partito, pur se nella sua fase di transizione, non sarà più lo stesso ed, in particolare a me, mancherà il vero punto di riferimento, colui che ha sempre saputo riconoscere il significato ed il rischio delle mie battaglie contro le illegalità e contro le mafie.
Rimane, però, la grande gioia di lavorare alla Camera dei Deputati con Fini Presidente di tutti.

On . Angela NAPOLI

Roma 30 aprile 2008

martedì 29 aprile 2008

Libertà per la Calabria

Gli ultimi episodi che hanno investito la Calabria, e che si aggiungono purtroppo a situazioni già pesanti per la Regione, richiedono la massima attenzione ed interventi immediati in settori vitali per quella comunità.
L’eclatante bomba fatta esplodere contro l’imprenditore di Gioia Tauro, lo scioglimento per infiltrazione mafiosa del Consiglio Comunale di quella Città (la più importante del territorio tirrenico reggino), le microspie, le “talpe” ed i “corvi “ nella Procura di Reggio Calabria, l’incendio di ben 26 autobus nel cosentino: fatti tutti che agitano l’opinione pubblica e che rischiano, altresì, di minare lo stesso ordine pubblico.
I Calabresi sono stanchi di dover essere attenzionati solo per fatti criminali e di essere soggiogati da costanti situazioni che rendono quella Regione in perenne stato emergenziale.
Il Popolo della Libertà ha conseguito in quella Regione un eccezionale traguardo elettorale, a dimostrazione del fallimento delle politiche nazionali e regionali del centro-sinistra. I Calabresi attendono adesso dal nuovo Governo nazionale immediati interventi che garantiscano la legalità, la sicurezza e la giustizia, più che mai in una Regione per troppo tempo minata dall’ingiustizia, anche da quella sociale, e dalla piaga della ‘ndrangheta. Le risposte dovranno essere immediate ed incisive ed il futuro Governo Berlusconi dovrà ridare libertà alla Calabria.

On. Angela NAPOLI

Roma 29 aprile 2008

lunedì 28 aprile 2008

Il compiacimento per l'operazione "Eracles 2"

L’operazione antimafia “Eracles 2”, condotta questa mattina dalla Squadra Mobile della Polizia di Stato di Crotone e dagli Agenti dello Sco, con il coordinamento della DDA di Catanzaro, segna un altro punto nell’attività di contrasto alle cosche mafiose del crotonese.
Le importanti attività investigative degli ultimi mesi hanno evidenziato come, a fronte di una pesante oppressione esercitata dai vari clan della ‘ndrangheta, la provincia di Crotone non possa considerarsi “oasi di immunità” rispetto al contesto criminale dell’intera Calabria.
Nell’esprimere sincero compiacimento per questa ennesima attività di contrasto alla ‘ndrangheta, voglio augurare che al più presto possano essere individuati e colpiti tutti coloro che, attraverso le collusioni ed i favoritismi, hanno contribuito per anni ad accrescere la potenzialità delle principali famiglie mafiose del Crotonese.

On. Angela Napoli

Roma, 28 aprile 2008

sabato 26 aprile 2008

TALPA IN PROCURA A REGGIO CALABRIA

Il ritrovamento di una microspia nell’ufficio del Pm Nicola Gratteri è un fatto di notevole gravità, che non può non destare grande preoccupazione non solo all’interno della Magistratura reggina, ma tra tutta l’opinione pubblica. Diversi episodi, indagini e fughe di notizie, avevano da tempo evidenziato la presenza di possibili “talpe” all’interno della Procura di Reggio Calabria; presenza oggi probabilmente supportata da questo gravissimo episodio. Il Pm Nicola Gratteri, al quale va la mia più incondizionata solidarietà, titolare di delicate ed importanti indagini, ha sempre svolto il suo lavoro all’insegna della grande professionalità, assicurando alla giustizia i veri criminali.
Sarà compito degli investigatori scoprire celermente e fare conoscere l’identità della “talpa”, al fine di permettere agli organi competenti di assumere gli adeguati provvedimenti, dovuti più che mai nella provincia reggina, dove la vera lotta alla ‘ndrangheta ed alle sue collusioni deve essere assicurata a 360 gradi.

On. Angela Napoli

Taurianova, 26 aprile 2008

mercoledì 23 aprile 2008

Lettera aperta al Presidente Prodi: "a pensar male si fa peccato, ma ..."



On. Romano PRODI
Presidente Consiglio dei Ministri
Roma



Presidente Prodi,
lo scioglimento del Consiglio Comunale di Gioia Tauro, per infiltrazione mafiosa, è l’epilogo del suo interessamento apertamente manifestato per il porto e per la realtà che vi insiste fin dal 1996, epoca del suo primo mandato a Palazzo Chigi.
Sia chiaro che non dubito sull’opportunità del provvedimento, poiché la stessa Commissione parlamentare Antimafia ha avuto modo di delineare nella sua Relazione il crescente strapotere della ‘ndrangheta della provincia tirrenica reggina e nel porto dove, voglio ricordarglielo, era insediato un suo diretto emissario, il Prefetto Mario Mori, nominato il 25 ottobre 2006 “quale Commissario straordinario del Governo per il coordinamento operativo con Enti e soggetti pubblici e privati che operano nel territorio di Gioia Tauro”, con il compito di garantire continuità e sicurezza ai progetti infrastrutturali relativi al porto e all’area industriale”, e rimasto in carica fino al 31 dicembre 2007.
A distanza di quattro mesi dalla scadenza di questo commissariamento, finito senza un approfondimento pubblico o all’Antimafia, Lei presidente scioglie il Consiglio comunale, senza però ammettere il fallimento del suo inutile, quanto costante interessamento per il primo porto del Mediterraneo e per l’area che vi insiste.
Dico così perché Le ricordo che il suo modo di presidiare quel territorio non si è limitato a Mori: ha raggiunto il suo apice il 4 maggio 2007, quando sempre Lei Presidente del Consiglio dei Ministri, ha nominato un altro “Commissario straordinario del Governo”, ma questa volta “ per lo sviluppo del Porto e della pertinente area di Gioia Tauro”.
Più volte, ovviamente con atti ispettivi, Le ho chiesto di fare chiarezza sulla sovrapposizione delle competenze che i suoi emissari determinavano con mandato “commissariale” nel “governare” a vario titolo il Porto di Gioia Tauro, per “controllare” in quel sito ogni capacità di gestione. Le chiedevo, infatti, conto del perché al di là dell’Autorità portuale, cui la legge n. 84/94 attribuisce il Governo completo dell’area portuale di pertinenza, con il compito di indirizzare, programmare, promuovere e controllare le operazioni portuali, le attività commerciali e industriali, con poteri anche su sicurezza e igiene, Lei sentisse il dovere di insediare in contemporanea un Commissario dopo l’altro.
Esula dal mio pensiero un Suo interesse privato sul Porto di Gioia Tauro, ma visto che sta per lasciare definitivamente la politica e le cariche di Governo, Le chiedo di conoscere finalmente il motivo che l’ha indotta ad ipotecare il futuro del porto di Gioia fino al 2009: a Camere sciolte, infatti, e a capo di un Governo dimissionato ha convertito, con un anticipo di quattro mesi sulla scadenza naturale, la nomina del Commissario Straordinario in “Commissario delegato”, investendo dei poteri di un Governo che non ci sarà più, per due anni ancora, il prof. Rodolfo De Dominicis. Il tutto con un onere pari a 600.000 euro per l’anno 2008 e 750.000 euro per l’anno 2009, previsti dal decreto milleproroghe e ratificato in tutta fretta il 18 marzo 2008, con un decreto firmato dal ministro dei Trasporti, che istituiva così una apposita unità di coordinamento, posta alle dipendenze “del Commissario delegato del Governo alla gestione del piano di sviluppo per il Porto di Gioia Tauro”.
Lo sottolineo, anche perché tutto ciò è accaduto mentre la Calabria, Sua “figlia prediletta” (sic!), è costretta a registrare 100.000 occupati poveri, 250.000 famiglie che vivono il disagio sociale ed un elevato numero di precari in cerca di legittima stabilizzazione.
Presidente Prodi, a pensar male si fa peccato, ma l’esperienza insegna che non si sbaglia quasi mai.

On. Angela Napoli

Taurianova, 23 aprile 2008

martedì 15 aprile 2008

Elezioni: ENTUSIASMANTE RISULTATO DEL PDL

Il risultato del POPOLO DELLA LIBERTA’ è davvero entusiasmante, al di sopra di ogni più rosea aspettativa. Il 44,601% del PDL contro il 36,637% del PD al Senato ed il 43,816% del PDL contro il 36,194% del PD alla Camera in Calabria, mi confermano la volontà di cambiamento che ho potuto registrare tra i cittadini durante la campagna elettorale. Una campagna faticosa ma esaltante; una campagna durante la quale ho rilevato l’immensa fiducia espressami da tanti cittadini. Sono serena e felice di aver molto contribuito al successo elettorale del PDL in Calabria e questo mi carica di maggiore responsabilità. Conosco bene le attese di coloro che in Calabria non hanno prospettive per il futuro, di coloro che vivono il disagio sociale, dei numerosi padri e madri di famiglia che avrebbero diritto di vivere in un territorio sicuro e giusto.
Sbaglia chi, ancora in questo momento, ritiene che ci siano parti della Calabria bisognevoli di maggiori attenzione: l’intera Regione necessita di politiche che puntino sulla gestione strategica delle risorse umane e territoriali. Occorre garantire legalità, sicurezza e giustizia in una Terra i cui cittadini sono stati vittime dell’assistenzialismo e del clientelismo; occorre garantire diritti, meritocrazia e trasparenza.
Voglio ringraziare: il Presidente Berlusconi per la carica che ha saputo darci in tutta la campagna elettorale ed il Presidente Fini, per aver avuto, ancora una volta, la capacità di guidarci verso questa nuova formazione politica; il Sindaco della città di Reggio Calabria, Giuseppe Scopelliti, quale esempio di come si possa amministrare all’insegna dell’interesse comune; i componenti del mio gruppo politico calabreseRisveglio Ideale”; tutte le elettrici e gli elettori che hanno voluto idealmente darmi la preferenza votando per il Popolo della Libertà e tutti i calabresi che con il loro consenso elettorale hanno certamente contribuito a risollevare le sorti dell’Italia e della Calabria.
Chi mi conosce sa che il ringraziamento non è disgiunto sia dall’impegno che mi vedrà portare in Parlamento le istanze della Calabria sia dall’amore che nutro per la sua meravigliosa Gente.

On. Angela Napoli
Taurianova, 15 aprile 2008

venerdì 11 aprile 2008

L'ultimo regalo di Prodi e Bianchi alla CALABRIA "figlia prediletta"

Nel mentre in Calabria registriamo 100.000 occupati poveri, 250.000 famiglie che vivono il disagio sociale ed un elevato numero di precari in cerca della legittima stabilizzazione, il prof. Alessandro Bianchi, ministro dei Trasporti del dimissionato Governo Prodi, in data 18 marzo 2008, a meno di un mese dalle elezioni, ha firmato il decreto con il quale è stata istituita una apposita unità di coordinamento, posta alle dipendenze del commissario delegato del Governo alla gestione del piano di sviluppo per il Porto di Gioia Tauro, redatto ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica, 23 maggio 2007, con durata sino al 31 dicembre 2009.
L’unità di coordinamento è composta da:
a) 2 funzionari di area C, con un importo cumulativo massimale di euro 20.000, su base annua;
b) 3 impiegati di area B, con un importo cumulativo di euro 25.000, su base annua;
c) 3 esperti, con un importo cumulativo di euro 75.000, su base annua;
d) non più di 3 membri nominati dal commissario delegato, con funzioni giuridico-consultive, cui è destinata la somma cumulativa massimale di euro 135.000, su base annua.
Il commissario delegato, inoltre, è coadiuvato da un sub-commissario, già indicato nel decreto, al quale è riconosciuto il compenso di euro 70.000, in ragione di un anno.
Il tutto nel mentre non risultano chiare le competenze tra tutti coloro che ricoprono, a vario titolo, gli incarichi per il Porto di Gioia Tauro.
A questo punto ritengo che il ministro Bianchi debba comunicare anche a quanto ammonta il compenso annuo del commissario delegato, affinché tutti siano a conoscenza della spesa complessiva dell’ ultimo regalo che Prodi ha inteso fare a coloro che in Calabria non sanno come arrivare alla fine del mese ed alle aspettative dei numerosi giovani che si erano sentiti garantiti nell’ essere considerati “figli prediletti”.

On. Angela Napoli
Componente Commissione Nazionale Antimafia

Taurianova,11 aprile 2008

L'intervista all'On. Angela Napoli su Il Quotidiano della Calabria

11 aprile 2008

L’INTERVISTA

La battaglia di Angela Napoli
«Senza la legalità non c’è sviluppo»

di MASSIMO CLAUSI


ANGELA Napoli concorre per il Pdl a sedere per la quinta volta consecutiva a Montecitorio. E’ la pasionaria di An. Le sue battaglie per la legalità la costringono da cinque anni a vivere sotto scorta. Anche questa intervista ha una location particolare: la macchina blindata della sua scorta.

Pentita? Si è mai chiesta se ne vale la pena?
«Quest’esperienza mi ha insegnato che peso può avere su una persona la mancanza di libertà che scaturisce da un impegno prima civile e poi politico. Guai se si pensasse che quella per la legalità è una battaglia persa. E’ chiaro che anch’io ho avuto i miei momenti di sconforto, sono stata tentata dal dire basta. Poi sono tornata subito sui miei passi, stimolata da un lato dai cittadini che mi hanno scelto come punto di riferimento, dall’altro dall’amore che ho per la Calabria. La mia esperienza personale ha rafforzato le mie convinzioni. Vorrei far capire a tutti i calabresi che la mancanza di libertà è la vera cappa che affligge questa regione».
Ha mai avvertito la sua come una battaglia di pochi volenterosi? Non ci sembra che a Roma la Calabria sia davvero al centro dell’attenzione
«Non è così. Il dibattito a Roma su queste cose è vivo. A livello nazionale il Pdl ha parlato molto di sicurezza e lotta alla criminalità evidenziando le contraddizioni del governo Prodi. Non si può parlare di contrasto alla criminalità e poi tagliare circa un miliardo di euro, come è stato fatto nell’ultima Finanziaria, al settore sicurezza».
I soldi alle forze dell’ordine bastano?
«Da soli certamente no. Noi proponiamo anche leggi adeguate che garantiscano la certezza dell’espiazione della pena, eliminando rito abbreviato e patteggiamento per i mafiosi».
A che punto è la lotta alla criminalità organizzata?
«Purtroppo gli ultimi accadimenti hanno evidenziato aspetti inquietanti. I fatti di Crotone e ancor prima quelli di Duisburg dimostrano il coinvolgimento di persone sempre più giovani. Anche l’abolizione della Bossi-Fini sull’immigrazione ha finito per creare maggiore manovalanza alla criminalità organizzata».
Ma lo Stato sembra arrivare sempre un minuto dopo
«Non è sempre così. Va anche detto che rispetto ai fatti di Crotone c’è stata forse una sottovalutazione della pericolosità delle cosche di quel territorio. Io stessa avevo lanciato l’allarme. La cattura dei presunti responsabili di atti intimidatori ad agenti di Polizia e la cattura di uno dei presunti appartenenti al commando che avrebbe dovuto attentare alla vita del pm Bruni hanno fatto parte di mie precise denunce, finite in atti parlamentari».
Lei rischia spesso e in prima persona. Che effetto le fa leggere sui giornali la vicenda che riguarda Alberto Sarra, capogruppo regionale di An?
«Mi auguro che non sia vero e che le indagini riescano a stabilire la verità. Se questa vicenda dovesse essere vera, mi addolora molto. An, non Angela Napoli ha nel suo Dna la lotta alla criminalità».
Senta, la relazione antimafia ha sollevato un polverone. Qualcuno dice che viene utilizzata a fini elettorali
«Io stessa ho criticato questo uso elettoralistico della relazione. Sono d’accordo che i calabresi assumano consapevolezza di queste cose, ma il vero contrasto non può essere più gestito attraverso relazioni o sbandieramenti degli atti in questa o quella colorazione politica. Ci vogliono norme precise che aiutino le forze dell’ordine nella cattura dei latitanti, nella confisca dei beni mafiosi».
Le confische sembrano languire
«Qui c’è un vuoto nella relazione. Occorre una legge che aiuti ancora meglio a individuare i beni illeciti. In questo la ‘ndrangheta si è fatta molto furba con le commistioni, i prestanomi. Io penserei a una legge che in questi casi invertisse l’onere della prova».
Chissà come saranno contenti gli industriali. A loro non mi sembra sia piaciuta molto la relazione
«Su questo sono d’accordo con Forgione. Addebito all’imprenditoria calabrese una mancanza di coraggio che ha portato alla non netta individuazione fra legale e illegale. De Rose ha ragione nel dire che l’allontanamento dall’associazione di chi paga il pizzo è un doppio danno per l’impresa, ma è una prima demarcazione fra chi scende a patti e si serve della criminalità e chi la combatte. Agli imprenditori calabresi chiedo più coraggio e unità».
Non le sembra che la sua attività politica si stia caratterizzando solo per la lotta alla mafia?
«In realtà io penso quotidianamente alle 250.000 famiglie calabresi che vivono il disagio sociale. Legalità, sicurezza e giustizia sono componenti fondamentali per far uscire la gente di Calabria da questa condizione. Senza legalità non c’è sviluppo».

martedì 8 aprile 2008

Necessaria la riforma del sistema di protezione dei Testimoni di Giustizia

Il gesto con il quale, nella giornata di ieri, il testimone di giustizia calabrese, Giuseppe Grasso, ha inteso urlare la sua disperazione e l’abbandono della località protetta, senza scorta, da parte dell’altro testimone di giustizia calabrese, Giuseppe Masciari, per recarsi nella nostra Regione, come forma estrema di protesta per la mancata risposta delle Istituzioni, non possono non richiamare l’attenzione di chi è preposto a garantire tutti coloro che, come Grasso e Masciari, con grandi coraggio e senso civico, hanno contribuito ad assicurare alla giustizia importanti pezzi della criminalità organizzata. Giuseppe Grasso, insieme alla moglie, Francesca Franzè, sono stati preziosi testimoni nei processi contro i Mancuso, principali clan della ‘ndrangheta vibonese; Giuseppe Masciari ha testimoniato in numerosi processi penali contro la criminalità organizzata calabrese; entrambi i testimoni non hanno mai risparmiato nelle loro denunzie i richiami alle collusioni politico-mafiose-istituzionali esistenti in Calabria. La gravità delle proteste di Grasso e Masciari evidenziano il disagio dei testimoni di giustizia e le numerose criticità esistenti nell’attuale gestione degli stessi, sia sotto il profilo della sicurezza, sia sotto i profili connessi con il soddisfacimento dei bisogni materiali, psicologici, economici e sociali riferibili alle stesse figure ed ai rispettivi nuclei familiari. Disagi e criticità emerse durante l’attività d’inchiesta sui testimoni di giustizia svolta dal I Comitato, coordinato dall’on. Angela Napoli, e che hanno portato la Commissione Parlamentare Antimafia, ad approvare una specifica relazione, trasmessa al Parlamento, contenente proposte di riforma dell’attuale sistema. L’indagine ci ha portati a proporre “un mutamento di mentalità e metodo, una diversa filosofia nell’approccio alla figura del testimone che va visto non come un peso ma come una risorsa”. Il testimone di giustizia non può acquisire tale status e poi non essere seguito “passo passo” per la soluzione di tutte le sue necessità; non può essere privato dell’effettivo mantenimento del pregresso tenore di vita goduto, né dell’aiuto necessario per il suo reinserimento lavorativo, né di un adeguato sistema di protezione che assicuri la sua incolumità fisica e quella dei suoi familiari. Molte delle proposte contenute nella citata specifica relazione della Commissione Antimafia non avrebbero bisogno di interventi normativi, ma semplicemente di un diverso approccio e valutazione dei singoli casi da parte della Commissione Centrale e del Servizio Centrale di Protezione, istituiti con decreto-legge n. 8/91, ed è proprio a questi due Organi che sento di fare appello al fine di chiedere un adeguato intervento sui due casi, Grasso e Masciari, congiunto con la salvaguardia di tutti i Testimoni di giustizia, preziosi per garantire alla giustizia i mafiosi.

On. Angela Napoli
Componente Commissione Nazionale Antimafia

Taurianova, 08 aprile 2008

lunedì 7 aprile 2008

Gratitudine e soddisfazione per l'operazione di Crotone "Eracles"

La vasta operazione effettuata questa mattina dalla Polizia di Stato nel crotonese, dà ragione alla annosa valutazione circa le pericolosità e potenzialità delle cosche della ‘ndrangheta in quel territorio. Non dubitavo dell’attenzione e dell’importante attività investigativa messe in atto dalle Forze dell’Ordine, coordinate dalla DDA di Catanzaro. Un sincero apprezzamento e sentimento di gratitudine sento di dover rivolgere per questo importante risultato al Questore, Gaetano D’Amato, a tutti gli uomini della Polizia di Stato di Crotone e dello Sco, ai Procuratori Salvatore Murone e Mario Spagnolo ed al PM Pierpaolo Bruni. La gratitudine e la soddisfazione per l’operazione compiuta, denominata Eracles, sono maggiorate dal fatto che il grosso colpo assestato alle cosche Vrenna – Bonventura ha comportato altresì l’individuazione sia dei presunti responsabili degli attentati fatti contro uomini della Polizia di Stato sia del comando di ‘ndranghetisti designato a compiere la sventata uccisione del PM Bruni.

On. Angela Napoli
Componente Commissione Nazionale Antimafia

La SICUREZZA e la GIUSTIZIA al centro dell'azione politica

Quanto accaduto nella notte tra il 4 e 5 aprile scorsi, durante una rissa scoppiata in un “pub” di Palmi (RC), che ha purtroppo causato il ferimento di due Agenti, prontamente intervenuti, e di un Dirigente della Polizia di Stato, denota quali sentimenti si annidano negli animi di alcuni giovani calabresi nei confronti degli Uomini in Divisa e con quale cruenta reazione siano capaci persino di mettere a repentaglio la vita dei Servitori dello Stato.
Nell’esprimere vicinanza e sincera solidarietà ai due Agenti, al Commissario di Palmi ed a tutta la Polizia di Stato, non posso sottacere sulla ormai consueta garanzia dell’impunità che porta i giovani, privi di scrupolo, persino a disarmare i Tutori dell’Ordine e ad utilizzare le armi contro gli stessi. Mi auguro che la Magistratura assicuri la giustizia nei confronti dei responsabili del grave reato commesso.
Non posso, infine, non soffermare l’attenzione sul fatto che il grave episodio scaturisce anche dalla mancanza di adeguate risorse utili a garantire coloro che sono preposti alla tutela dell’ordine pubblico e alla sicurezza di cittadini.

On. Angela Napoli
Componente della Commissione Parlamentare Antimafia

Taurianova, 7 aprile 2008

venerdì 4 aprile 2008

Sincera Solidarietà a Mario Campanella

Nell’esprimere sincera solidarietà a Mario Campanella, giornalista di "La Provincia Cosentina", denunzio e condanno il vile atto indirizzatogli che, nel rappresentare un’ennesima intimidazione a chi come lui ha improntato la propria attività all’insegna della corretta ed imparziale informazione vorrebbe tentare di ostacolare la libertà di stampa in Calabria. Non dimentichiamo, infine, che Mario Campanella, quale componente dell’ex CORECOM Calabria, ha assunto una pesante e coraggiosa posizione contro l’inaccettabile commissariamento di questo Ente regionale.

On. Angela Napoli
Componente Commissione Nazionale Antimafia

Taurianova, 4 aprile 2008