"Nel ventunesimo anniversario
della strage di Capaci non si può dimenticare il sacrificio di Giovanni
Falcone, della moglie Francesca Morvillo e dei tre Agenti della scorta Vito
Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Sicuramente li ricorderanno in
molti, ma tra questi ci saranno anche coloro che quotidianamente ne calpestano
la memoria agendo nella illegalità. Penso, infatti, che ormai sia diventata
prassi servirsi delle parole "legalità" e "antimafia" quali
vesti sotto le quali tutto è azione all'insegna dell'illiceità, della
collusione e della corruzione. Tra le persone che in questi giorni ricorderanno
Giovanni Falcone ci saranno anche coloro che lo avevano isolato e che lo
avevano portato a dire "Si muore spesso perché non si dispone delle
necessarie alleanze, perché si è privi di sostegno"; parole che condivido
giacché purtroppo personalmente sono stata costretta a registrare cosa
significhi il mancato sostegno a determinate battaglie da parte della
coalizione politica di appartenenza. Sì, perché Giovanni Falcone non ebbe quel sostegno
necessario per portare a termine le indagini sulle quali aveva innalzato il
livello. Falcone fu isolato giacché avrebbero desiderato che si occupasse solo
dell'area militare della mafia e lasciar perdere le indagini che coinvolgevano
i "colletti bianchi". Giusto, quindi, commemorare le vittime della strage di
Capaci, ma al fine di non oltraggiarne il ricordo e il sacrificio, occorre
unire l'impegno a non venir meno nelle nostre azioni quotidiane al loro
insegnamento, riuscendo sempre a parlare e a camminare a testa alta".
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