mercoledì 31 dicembre 2014

Mia intervista per Terra di Mezzo


TAURIANOVA BONIFICATA DALLE ‘NDRINE?
Angela Napoli mette in guardia e spiega di cosa la città ha ora bisogno
 
Antimafia della prima ora.
Nata in Piemonte ma calabrese e taurianovese doc. Laureata in Matematica, dirigente di scuola secondaria superiore, parlamentare della Camera dei deputati della Repubblica Italiana.
Angela Napoli ha svolto il mandato di deputata per 5 legislature, partecipando in prima persona alla trasformazione della destra italiana. Da Alleanza Nazionale, al Pdl, fino a Futuro e Libertà.
Oggi è consulente della commissione bicamerale antimafia, dopo esserne stata negli anni uno dei componenti più in vista. Ancora in pista nel contesto socio-politico con la sua associazione Risveglio Ideale.

La cronaca quotidiana rivela la presenza di una rete sempre più potente e forte intessuta dalla criminalità organizzata nella Piana di Gioia Tauro. Di recente e giunta la notizia della proroga del commissariamento per mafia del Comune di Taurianova, ma il comune sembra vivere da tempo in una relativa tranquillità rispetto allo strapotere delle cosche tradizionali, registrando prevalentemente attività legate alla microcriminalità e allo spaccio di stupefacenti, fenomeni che pero risultano ben controllate dall’attività delle forze dell’ordine.
Proprio per questo molti taurianovesi si domandano, in relazioni ai diversi scioglimenti per mafia dell’assise consiliare, se davvero la città e ancora in mano alla ‘ndrangheta e quanto eventualmente sia stato fatto per bonificare la macchina burocratica dalle incrostazioni criminali. Terra di Mezzo ha posto qualche domanda all’on. Angela Napoli, già vicepresidente della Commissione Parlamentare Antimafia, e attualmente consulente dello stesso organismo.
A tal proposito l’ex deputata di lungo corso ha spiegato che «la maggior parte dei taurianovesi contesta l’ultimo scioglimento poiché non vi sono stati procedimenti giudiziari in seguito allo scioglimento precedente di pochi anni fa». Ma ha aggiunto che «la legge sugli scioglimenti per mafia degli enti locali agisce a livello preventivo senza quindi portare necessariamente a interventi della magistratura. Le commissioni di accesso agli atti di un’amministrazione, inoltre, sono tenute a valutare i rapporti degli amministratori e dei dipendenti con le cosche e rapportare questi con l’operato dell’ente controllato». E da queste analisi che, spiega la consulente della Commissione Antimafia, «qualora si ravvisi una gestione “disinvolta” della  cosa pubblica, si procede allo scioglimento degli organi amministrativi con l’intento di sbloccare certe situazioni».
Poi, per quanto riguarda il caso specifico di Taurianova, la Napoli chiarisce che nella relazione dell’ultima Commissione d’accesso «risultano menzionati diversi amministratori e consiglieri e che comunque, per una questione di buon senso, sarebbe stato utile che tutti coloro segnalati nella precedente relazione, seppur fuori da certe dinamiche, un deciso passo indietro».
La storica leader nazionale di centrodestra ha puntato l’indice sull’alto tasso di evasione fiscale (oltre l’80%), che ha visto coinvolti anche ex amministratori e ex consiglieri e dipendenti comunali, valutandolo come la diffusione di una mentalità legata alla corruzione. Riguardo, poi, alla proroga del commissariamento, lo giudica un «fatto dovuto per stabilire la situazione, visto anche che l’inizio del cammino della Commissione Straordinaria Prefettizia è stato molto difficile, anche dal punto di vista economico, ma che grazie al lavoro di questa sono stati scovati circa 1200 evasori, eliminata l’autorizzazione dell’accesso alla cassa preventiva e avviato un progetto della raccolta differenziata dei rifiuti che è risultato fra i migliori e che ha ricevuto ulteriori finanziamenti per completare il progetto stesso con l’avvio di nuovi servizi».
Passando poi a parlare di criminalità organizzata della Piana, Angela Napoli ha sottolineato che, «nonostante i numerosi interventi delle forze dell’ordine che hanno colpito le maggiori cosche della zona, l’attività della ‘ndrangheta è sempre attiva e che il porto di Gioia Tauro risulta al centro dei suoi interessi, ma che non sono da sottovalutare, seppure apparentemente non si vedono, il traffico di droga e gli interessi sui territori».
Invece, ristrettamente a Taurianova, la Napoli evidenzia che la situazione e apparentemente calma perche la situazione economica del paese e precaria, ma non  è da escludere che vi siano particolari interessi su diversi settori, e che la calma apparente è soprattutto una strategia per allontanare i riflettori della giustizia.
Infine la deputata di 5 legislature ha spiegato che «la città ha bisogno di volti nuovi che agiscano disinteressatamente per il bene di un paese ormai spogliato di tutto quanto possedeva», e in ultimo ha ricordato la situazione dell’Istituto tecnico cittadino per il quale, con il suo movimento, Risveglio Ideale, si sta impegnando affinché  non si perda l’autonomia scolastica, ma precisa che «serve un incremento della progettualità dell’offerta formativa, visto anche che gli istituti tecnici hanno la possibilità di accedere ad una serie di finanziamenti maggiori rispetto a scuole di altro tipo».
e e soprattutto una strategia per allontanare i riflettori della giustizia. Infine la deputata di 5 legislature ha spiegato che «


Gaetano Errigo

mercoledì 10 dicembre 2014

lunedì 8 dicembre 2014

A Catanzaro regna il malaffare. Qui si è trasferito il "modello Reggio"

Angela Napoli atto secondo: 
A Catanzaro regna il malaffare. Qui si è trasferito il "modello Reggio"

Gaetano Romani

Dopo le forti parole di Angela Napoli sulla situazione di collusione che affligge questa regione ed in particolare la città di Reggio Calabria, oggi proponiamo la “seconda parte” dell’intervista dove la consulente della commissione parlamentare antimafia parla della città Capoluogo. Paroli pesanti come un macigno che vedono Catanzaro come il nuovo centro del malaffare calabrese. "Il cosiddetto “modello Reggio” è stato trasferito a “modello Regione” a Catanzaro perché in questa città ha trovato terreno fertile, con la palese compiacenza e copertura di ambienti e persone di Reggio Calabria, è triste ma significativo”.  

Durante una recente intervista apparsa su WebOggi, l'ex pm Luigi De Magistris ha dichiarato "Catanzaro è il centro nevralgico della massoneria", lei cosa ne pensa? “
Non v’è dubbio che il malaffare a Catanzaro è radicato nel profondo. Fermo restando che continuo ad avere grande stima nei confronti di Luigi De Magistris, le inchieste che aveva avviato nel Capoluogo erano giuste e secondo me avrebbero portato sicuramente a dei risultati che andavano ad attaccare quel mondo contraddistinto da legami tra politica-massoneria-imprenditoria, non dimentichiamo che l'imprenditoria catanzarese è molto legata agli ambienti massonici e politici. De Magistris è stata "vittima" di un disegno, a causa delle gravi conseguenze che avrebbero avuto le sue inchieste, gli sono state sottratte per metterle nel dimenticatoio. Una delle più importanti a mio avviso era l’inchiesta “Poseidone”, che vedeva coinvolto tutto il settore ambientale, ai tempi in cui c'era Giuseppe Chiaravalloti alla presidenza della regione e come assessore regionale all’ambiente Domenico Antonio Basile di Vibo Valentia. Se quell’inchiesta fosse andata avanti avremmo iniziato a conoscere realmente dove sono finiti i milioni di euro che sono giunti in quegli anni in Calabria, infatti ci fu il Commissariamento del settore ambientale. Non possiamo e non dobbiamo dimenticare che la Calabria è stata commissariata per l’emergenza ambiente per oltre 13 anni ed i risultati di questa situazione sono sotto gli occhi di tutti, in quei 13 anni sono arrivati tanti milioni di euro, che nessuno sa che fine abbiano fatto. Non v’è dubbio che le inchieste che sono state sottratte a De Magistris avrebbero squarciato quel velo, anzi quella nube che copre l’intera città di Catanzaro e non solo, perché questa nube ricopre l’intero territorio catanzarese. Quando l’ex sindaco Michele Traversa diede le dimissioni, io scrissi un comunicato stampa, sottolineando che non erano motivate da quello che aveva dichiarato ufficialmente perché dietro c’era ben altro. C’è anche un altro discorso a Catanzaro che andrebbe valutato, cioè ogni volta che viene aperta un’inchiesta che va a smuovere ed intaccare i “mondi” della politica, dell’imprenditoria e della massoneria a mio avviso viene puntualmente bloccata. Si è creato uno scandalo, addirittura una condanna a De Magistris perché aveva messo sotto controllo, senza autorizzazione, i telefoni di alcuni politici, a questo proposito devo dire che tra le persone intercettate figurava il nome di Angela Napoli, ma la sottoscritta non ha mai temuto nulla perché non avevo nulla da nasconde o qualcuno da proteggere. Catanzaro è sommersa da una coltre di malaffare, che mi auguro possa essere smantellata al più presto. Il cosiddetto “modello Reggio” è stato trasferito a “modello Regione” a Catanzaro perché in questa città ha trovato terreno fertile, con la palese compiacenza e copertura di ambienti e persone di Reggio Calabria, è triste ma significativo”. 

Se domani fosse presidente della regione Calabria cosa farebbe per cambiare le cose? 
"La prima cosa che farei è la totale pulizia all'interno della Regione. Prenderei le distanze da tutti i settori della politica che sono legati alla 'ndrangheta e che si conoscono, perché la Calabria è costituita da un numero elevatissimo di piccoli comuni all'interno dei quali ognuno si conosce. L'applicazione del rispetto della legalità e della trasparenza, ma non con la creazione di assessorati utili solo a dimostrare che si ha un "vestito" di perbenismo, lo farei in modo concreto. Qui ci vorrebbe veramente un cambiamento radicale, una forte volontà che naturalmente non può passare solo attraverso il presidente della regione, deve essere una forza che accomuna un gruppo di persone che evidenzi grande responsabilità con fatti concreti". 

Orfeo Notaristefano, scrittore-giornalista e curatore della sua ultima fatica editoriale “L’Antimafia dei Fatti” ha dichiarato: "Questo è un libro d’Amore: per la Calabria, per l’Italia, per l’Europa. Segna la differenza tra l’antimafia parolaia, di parata e inconcludente e l’Antimafia dei fatti, come recita il titolo e non solo". Parole molto forti che vanno oltre i confini calabresi. 
"Certo, perché la mia attività non è stata svolta solo in Italia ma anche all'estero come componente dell'Unione Interparlamentare, inoltre sono stata relatrice per la criminalità presente nei paesi che si affacciano sul Mediterraneo. E molti dei miei lavori li ho voluti raccontare in questo libro, dove ci sono anche alcuni capitoli con interviste ai diretti interessati. Sono stata relatrice ed ho fatto approvare importanti relazioni, ecco perché Orfeo Notaristefano dice anche amore europeo", proprio perché la mia attività si è svolta oltre i confini dell'Italia. Ho voluto scrivere questo libro, primo per far conoscere realmente la situazione di questa regione, poi per dimostrare che non mi sono mai sottratta dall'evidenziare nomi e cognomi, non ci sono mai stati "omissis" né nei miei atti parlamentari, né nei miei comunicati, né nelle mie denunce. Non intendo mollare ed ai giovani dobbiamo dare speranza, dobbiamo far capire che non devono demordere, devono "uccidere" le speranze di coloro che annientano i loro sogni, questo è anche uno dei motivo per cui ho voluto far nascere l'associazione "Risveglio Ideale", proprio per cercare di svegliare le coscienze. Una delle più grandi "colpe" che hanno i cittadini calabresi è la mancanza di partecipazione attiva alla "vita" pubblica, di conseguenza chi è andato ad amministrare in malafede si è sentito libero di agire in modo indiscriminato e secondo i propri interessi".


domenica 7 dicembre 2014

'Ndrangheta? La Calabria è malata nelle fondamenta della politica

Angela Napoli a WebOggi: 'Ndrangheta? La Calabria è malata nelle fondamenta della politica 

Gaetano Romani

In qualsiasi altro paese europeo, la signora Angela Napoli sarebbe diventata un’icona di quelle che reclamano trasparenza, ordine, legalità e decoro. L’onorevole Napoli nella sua attività politica ha caratterizzato la sua presenza nel segno del contrasto alla ‘ndrangheta, il grande male che deturpa quotidianamente la sua Calabria. Vive da anni sotto scorta ma questo non le ha impedito di continuare a ribadire il suo "no" al malaffare ed alla corruzione che imperversa su questa regione. Dopo le recenti e gravissime minacce nei confronti dei pm Bruni e Lombardo, abbiamo deciso di farci dire la sua in qualità di consulente della commissione parlamentare antimafia, per cercare di chiarire le responsabilità della politica. Attraverso questa intervista, che abbiamo deciso di proporre in due parti vista la quantità dei temi trattati si andrà senza troppi giri di parole a quello che è il vero "tumore" che affligge questa regione, i rapporti tra politica, massoneria ed imprenditori.

Le cosche della 'ndrangheta avrebbero progettato un attentato nei confronti del Pm della Dda di Catanzaro, Pierpaolo Bruni. Recentemente il magistrato si è occupato delle procedure per l'applicazione del regime detentivo del 41 bis nei confronti dei maggiori boss calabresi. Un altro grave atto intimidatorio è stato rivolto contro il pm della Dda di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo, attraverso una telefonata di minacce fatta nelle scorse settimane al centralino della guardia di finanza, nella quale si parlava di "200 chili di tritolo pronti per un attentato". Per entrambi tante belle parole da parte della politica, ma in concreto si fa poco o nulla? 
"La Calabria sta attraversando un periodo molto difficile e queste gravi intimidazioni ne sono la prova. Queste minacce non arrivano a caso, ma hanno lo scopo preciso di "deviare" inchieste molto importanti legate a quella che un tempo veniva definita zona “grigia” o zona dei “colletti bianchi”. Entrambe i magistrati stanno lavorando su atti molto pericolosi dove sono coinvolti personaggi “elevati”. Il magistrato Bruni è legato ad inchieste nel cosentino e nel crotonese, mentre il magistrato Lombardo, oltre ad inchieste legate ai connubi tra ‘ndrangheta, politica ed imprenditoria di Reggio Calabria, sta trattando quella di “Matacena – Scajola”, che non è di poco conto. Addirittura l'atto intimidatorio legato al pm Lombardo potrebbe provenire da ambienti interni alla procura di Reggio Calabria, non nuova a queste cose. Non dimentichiamo che nel tempo sono state trovate microspie messe accanto gli uffici del procuratore Gratteri. E’ una situazione molto pesante, ed a questo proposito devo dire che il mondo politico del rinnovamento, della legalità e dell’antimafia serve solo a fare tante chiacchiere e belle parole, ma poi di fatto non serve a nulla. So che queste parole sono molto pesanti, ma purtroppo sono vere, inoltre mi aspettavo che alle ultime elezioni regionali finalmente il mondo politico si facesse un esame di coscienza e dimostrasse responsabilità con le candidature, così non è stato, perché si va sempre alla ricerca del consenso quantitativo elettorale e non qualitativo e questo non porta da nessuna parte. Non si è voluto capire che il mondo politico continua a delegare la “pulizia” alla magistratura e questa è una totale mancanza di responsabilità, inoltre così facendo si tendono ad isolare i magistrati che diventano titolari di determinate inchieste. Non c'è unita d’intenti, cosa indispensabile per sconfiggere tutte le collusioni ed i rapporti con le varie organizzazioni criminali, si dovrebbe lavorare insieme per l'unico fine della giustizia, ma in realtà non è così”. 
La recente sentenza del processo “Alta tensione 2" ha confermato il "sistema" di corruzione e favoreggiamento che esiste in Calabria, 12 anni di reclusione a Giuseppe Plutino, (ex consigliere e assessore all’Ambiente del Comune di Reggio Calabria) accusato di aver favorito la famiglia Condemi, con precedenti per associazione mafiosa. "Alta tensione 2" ha inoltre fatto luce anche su una tentata estorsione ai danni del consigliere regionale Giovanni Nucera, il quale a sua volta risulta indagato per corruzione elettorale. Inoltre non dimentichiamo che i calabresi arrivano dall'esperienza di Scopelliti col "modello Reggio", soprattutto alla luce delle vicende giudiziarie che lo hanno contraddistinto in negativo. Alla luce di queste notizie politicamente questa terra è marcia dalle fondamenta?
“Queste notizie evidenziano uno scenario politico folle, come è una follia quanto leggo da ieri sulla stampa in merito a delle dichiarazioni rilasciate sia dall’ex sindaco del comune sciolto per mafia, nonché ex assessore regionale, Arena, sia dall’ex deputato Nucera, i quali accomunano l’azione di Reggio Calabria con il recente terremoto di "Roma Mafia Capitale" (Recente terremoto giudiziario che ha colpito Roma con un giro legato a mafia e appalti, dove sono coinvolti importanti politici, attualmente accusati di associazione di tipo mafioso e corruzione aggravata - ndr). Fermo restando che la situazione di "Roma Mafia Capitale" è esplosiva, però pretendere lo scioglimento del consiglio comunale di Roma accomunandolo allo scioglimento del consiglio comunale di Reggio Calabria significa davvero essere fuori da qualsiasi logica di correttezza. Purtroppo Scopelliti sbagliava terribilmente quando affermava che Reggio Calabria veniva attaccata in modo indiscriminato, non possiamo dimenticare la condanna dell’ex assessore Plutino, le dimissioni l’ex assessore Tuccio, non possiamo dimenticare i tanti arresti, quello di Suraci per esempio, per non parlare poi delle partecipate, sia la Leonia che la Multiservice, avevano le “mani in pasta”. La cosa incredibile che in quel periodo Scopelliti attaccava tutti, infatti fui “colpita” anche io, all’epoca rinunciai di candidarmi a sindaco di Reggio Calabria perché secondo me il voto in quella città non era libero. Scopelliti ed i personaggi che lo contornavano mi attaccarono per settimane anche sulla stampa, dissero che avrei dovuto chiedere scusa perché avevo mortificato la città di Reggio Calabria. Poi i fatti hanno accertato chi ha veramente mortificato questa Regione, inoltre nello stesso periodo ci fu l’attacco ai giornalisti, i quali avevano la colpa di aver riportato le notizie degli arresti, delle inchieste, fino alla rovinosa caduta del tanto decantato “modello Reggio”, purtroppo per noi oltre ad essere brutte quelle notizie erano reali. Bisognava assumersi le proprie responsabilità, perché chi aveva avuto le redini dell’amministrazione di quella città, ne aveva sfruttato per interessi personali ed interessi legati alla fidelizzazione della ‘ndrangheta. Nelle inchieste sono emersi anche rapporti di parenti dei parenti di Scopelliti con questo sistema di malaffare, questa è la triste realtà emersa, questi sono fatti inequivocabili. Secondo me i giornalisti con lui sono stati fin troppo teneri, Scopelliti si è ostinato a non voler prendere atto dei fatti stessi e a non aver quella responsabilità necessaria che una  persona che amministra il bene pubblico deve avere. Questa è una terra malata che va curata”. 
Nel Gennaio 2013 riceve delle minacce di morte, "giustamente" dopo appena tre mesi le viene revocata la scorta. Lo Stato era forse complice di certi meccanismi?
“In tutta questa vicenda è “passato” un messaggio molto negativo. Il tentativo che c’è stato di sottrarmi la scorta non faceva altro che portare a compimento un disegno che accomunava in quel momento sia la ‘ndrangheta che alcuni ambienti politici in particolare quelli del mio ex partito di appartenenza, in sostanza volevano "farmi fuori" ed isolarmi nel peggiore dei modi. E’ chiaro che togliendomi la scorta i miei movimenti sarebbero stati impossibili da fare, gli ambienti politici si tenevano "per mano" con gli ambienti malavitosi. Ricordo inoltre che in precedenza avevo ricevuto due lettere dal collaboratore di giustizia Gerardo D’Urso di Vibo Valentia nelle quali, con nomi e cognomi, mi diceva di aver saputo dal boss della ‘ndrangheta reggina e dagli ambienti delle carceri che le cosche di Rosarno avevano ricevuto l’ordine di un politico della mia stessa coalizione di farmi fuori perché davo fastidio. D'Urso è stato considerato sempre estremamente attendibile tra i magistrati e purtroppo di recente è morto in circostanze poco chiare. All’epoca presentai regolare denuncia e c’era il procuratore Giuseppe Pignatone a Reggio Calabria, purtroppo però su questa vicenda non fu fatta chiarezza, gli accertamenti non portarono a nulla, il nome del politico non si venne mai a sapere. Indubbiamente in quel periodo ero sicuramente l'ultima persona a cui revocare la scorta. Purtroppo quando si rischia di intaccare qualche personaggio politico tutto si deve "chiudere" ed automaticamente si porta all'isolamento di chi porta avanti determinate battaglie, secondo me non si volle andare a fondo. Per fortuna questa vicenda si è poi conclusa in modo positivo, perché la scorta mi fu riassegnata pochi giorni dopo".
Cosa significa essere Angela Napoli in una terra come la Calabria e se tornasse indietro rifarebbe questa scelta di vita?
"Nonostante tutto non ho nessun rimpianto e non penso a "chi me l'ha fatto fare". Continuo ad essere orgogliosa di quello che ho fatto e che faccio perché posso camminare a testa alta. Rimane in me il motivo per cui mi sono incamminata nella direzione della legalità, che è quello di cercare di abbattere questo sistema di collusione, corruzione e malaffare perché amo questa Calabria quindi vorrei che la gente fosse libera. Io non sono libera di camminare perché ho la scorta, ma mi rendo conto che la gente di Calabria non è libera perché vive in questo sistema dove non c'è liberà, non c'è meritocrazia, i calabresi non sono liberi di vedersi garantiti i propri diritti. Da quando sono diventata consigliere comunale di Taurianova (che è stato il primo comune sciolto per infiltrazione mafiosa ed è stato sciolto per la terza volta sempre per questo motivo, infatti tutt'oggi è con una commissione straordinaria), ho deciso di portare avanti determinati ideali, inoltre le mie sono battaglie sempre attuali e nascono dalla volontà di combattere il sistema che accomuna la 'ndrangheta, la politica, il mondo imprenditoriale e la massoneria".

Domani la seconda parte dell’intervista all’Onorevole Angela Napoli. Dirà la sua sull’ascesa del “sottobosco malavitoso” che sta vivendo la città di Catanzaro.


domenica 30 novembre 2014

Libero Report di una bella serata a Lamezia Terme

ORFEO NOTARISTEFANO: “L’ANTIMAFIA DEI FATTI”. IL LIBRO DI ANGELA NAPOLI.
Libero Report di una bella serata a Lamezia Terme
Una grande, una bella iniziativa ieri sera a Lamezia Terme. Mi è dispiaciuto per le tante, troppe persone che non sono riuscite ad entrare in sala e sono rimaste nella hall del Grand Hotel Lamezia. Abbiamo presentato il libro di Angela Napoli “L’Antimafia dei Fatti”, pubblicato da Falco, un editore bravo, onesto e coraggioso di Cosenza. Una manifestazione molto partecipata, grande attenzione da parte di tutti. Con Angela Napoli, Paolo Pollichieni, il professor Giorgio Lo Feudo e Michele Falco. Nella sala gremita, tantissimi i testimoni di giustizia, tanti cittadini venuti anche da fuori Lamezia, tante persone di buona volontà. Nello scrivere il libro, abbiamo pensato proprio a tutti loro. E a tutti loro abbiamo pensato ieri sera. Non riesco a citare tutti, perché sicuramente dimenticherei qualcuno. Ma spero che i presenti si riconoscano in queste mie parole. Ovviamente c’era Risveglio Ideale al gran completo, l’Associazione fondata da Angela Napoli e di cui abbiamo scritto nell’ultimo capitolo del libro.
I nostri interventi sono stati tutti veloci, diretti, nessuno di noi si è parlato addosso, ma l’interlocuzione con la sala è stata continua, con tutti ci è bastato lo scambio di uno sguardo per capirci bene tra noi. E come ci siamo capiti bene! E’ prevalso, ieri sera, il Noi progettuale, il contrario esatto dell’Io narcisistico che dilaga in tante pieghe della società.
Questo libro è un punto di arrivo di un lungo percorso, caratterizzato dall’impegno di Angela Napoli nelle Istituzioni e nei territori della Calabria e non solo. Ma il libro è anche un punto di ripartenza per estendere la nostra rete di rapporti, per continuare a costruire percorsi per la Legalità e la Giustizia, una mission alla quale Angela Napoli ha dedicato la sua vita, come si legge nella quarta di copertina e come lei stessa ha ribadito ieri sera: “un impegno che continua e si rafforza con il contributo di tutti”.
Questo è un libro d’Amore: per la Calabria, per l’Italia, per l’Europa.
E’ un libro che segna la differenza tra l’antimafia parolaia, di parata e inconcludente e l’Antimafia dei fatti, come recita il titolo e non solo. Nel libro ci sono pezzi di vita di Angela Napoli e di quanti sono stati dalla parte giusta, con la schiena dritta, come i testimoni di giustizia presenti in sala. Ma per fare l’Antimafia dei fatti, occorre anche saper fare Politica con la P maiuscola, una Politica fondata sull’Etica, perché l’Etica libera la bellezza (don Luigi Ciotti), contro la bruttezza delle mafie, della corruzione, del malaffare e della malapolitica. Nella nostra mentalità inclusiva delle persone di buona volontà, indipendentemente da dove siano collocate negli schieramenti politici attuali, è al tempo stesso importante marcare le differenze, che non vanno mai dimenticate. Una singola persona ha un problema? Una comunità ha un problema?
“Sortirne da soli è l’egoismo, sortirne insieme è la Politica” (don Lorenzo Milani). 

Una vita per la Legalità e la Giustizia quella di Angela Napoli, senza dimenticare la giustizia sociale, in un quadro di crisi economica strutturale con tasso di disoccupazione balzato al 13,2 per cento, mentre vola al 43,3 per cento quello della disoccupazione giovanile. “La storia della distribuzione delle ricchezze è sempre una storia profondamente politica, che non si esaurisce nell’individuazione dei meccanismi puramente economici”, scrive Thomas Piketty nel suo capolavoro “Il Capitale nel XXI Secolo”, un libro che studia e dà soluzioni al tema delle diseguaglianze, un saggio di 950 pagine che è diventato un best sellers. Attendiamo il 5 dicembre quando il Censis presenterà il 48° Rapporto sullo stato sociale del Paese. Vedremo e valuteremo.
L’Antimafia dei Fatti tiene conto anche dei contesti in cui deve svilupparsi l’azione di contrasto alle mafie, che, proprio sul terreno economico drenano risorse a loro vantaggio e a discapito dell’economia legale e dei territori, non solo del Sud. Angela Napoli ha ricordato qual è il nostro metodo, quello di denunciare e di fare nomi e cognomi, proprio come abbiamo fatto in questo libro, ma c’è una bussola che ci guida: rigorosi nell’analisi, rigorosi nei principi, consapevoli delle difficoltà, ma con indicazioni di prospettiva e di speranza racchiuse in due nostri “storici” motti: “Andiamo Avanti!” e “Le mafie sono ancora forti, ma si possono battere”, come si può leggere nella quarta di copertina.

La serata di Lamezia Terme è stata tutto questo, una ripartenza verso obiettivi più avanzati, un rafforzamento di legami con le persone di buona volontà, visto che in questi anni – ha ricordato Angela Napoli – abbiamo collezionato anche delusioni e amarezze. Ci sono stati momenti nei quali ci siamo girati e abbiamo visto che dietro di noi non c’era più nessuno. 
La serata di Lamezia è stata anche il racconto divertente delle fasi di lavorazione del libro: l’impegno, la raccolta e la lavorazione di tanti materiali, la concentrazione per fare di più e meglio, l’ansia di essere in ritardo, il ritmo a volte forsennato per rispettare le scadenze che ci eravamo dati. In tante parti il libro è sotto forma di intervista. Nel lavorare le risposte che mi giungevano da Angela Napoli, ho fatto una constatazione che ho voluto condividere con i presenti: Angela Napoli è non solo una professoressa di Matematica e Preside, è non solo una politica e parlamentare, ma anche un’ottima giornalista. L’abbraccio affettuoso delle tante persone che sono state con noi a Lamezia ieri sera ci dà la forza di andare avanti. Il libro c’è ed è una bella realtà. Ci domandavamo, nel corso della lavorazione: “Manca qualcosa? Potevamo fare di più?” Mi consola un vecchio motto e insegnamento di un grande giornalista, Luigi Zoppo, che diceva: “Ricorda, non si può scrivere tutto in una volta”. Abbiamo colto negli occhi di tutti lo sguardo della soddisfazione, della contentezza, accompagnato dall’incoraggiamento ad andare avanti. E faremo proprio così, contenti di aver regalato a Lamezia e alla Calabria una bella serata.

Orfeo Notaristefano
scrittore-giornalista e curatore del libro "l'Antimafia dei Fatti" di Angela Napoli


Roma, 30 novembre 2014

 

domenica 23 novembre 2014

giovedì 6 novembre 2014

Presentazione del libro "STATO E CRIMINALITÀ Un rapporto non sempre dicotomico"

I miei interventi alla presentazione del libro

"STATO E CRIMINALITÀ,  

Un rapporto non sempre dicotomico"


svoltosi il 6 novembre 2014 alla sala concerti del Comune di Catanzaro,
a cura delle associazioni UNIVERSO MINORI e SOCIETA’ LIBERA,

si possono vedere

al minuto                51:24
e al minuto        02:07:27


venerdì 31 ottobre 2014

Mia intervista sui Testimoni di giustizia pubblicata sul libro di PAOLO DE CHIARA

Mia intervista pubblicata sul libro
“Testimoni di giustizia
Uomini e donne che hanno sfidato le mafie
di PAOLO DE CHIARA 


© 2014 Giulio Perrone Editore, Roma
 

(clicca per leggere e scaricare l'intervista in pdf)

venerdì 24 ottobre 2014

NON POSSO CHE ESSERE PREOCCUPATA DELLE PROSSIME ELEZIONI

COMUNICATO  STAMPA

Dopo avere per anni assistito a classi dirigenti della Regione  che hanno contribuito a far sprofondare l'intero territorio calabrese in uno stato emergenziale in ogni settore, non posso che essere preoccupata in vista delle prossime elezioni regionali. Siamo ormai in dirittura d'arrivo per la presentazione delle liste elettorali e, a sentire i buoni intenti dei candidati premier regionali, non dovrebbero esserci posti per soggetti coinvolti giudiziariamente. Mi augurerei riuscissero nel loro intento e  che i  coordinatori regionali dei singoli partiti politici sappiano accompagnare la volontà dei loro candidati premier regionali. È indispensabile che elettrici ed elettori calabresi non siano più  chiamati a fare scelte come una volta, magari anche su pressioni, tra candidati condannati o semplicemente indagati non solo per reati di mafia ma anche quali responsabili di attività contro la sana gestione dei conti pubblici o comunque per reati contro la pubblica amministrazione.
E' in Calabria che, al di là degli interventi della Magistratura, dovrebbe non essere più consentita la ricandidatura di personaggi già coinvolti ed a tutti noti. Vorrei sperare che la mia non si riduca ancora una volta a mera speranza e che dopo qualche mese non sia costretta a ridire "avevo ragione!"

Angela Napoli
Presidente Associazione "Risveglio Ideale"
Consulente Commissione Parlamentare Antimafia


ROMA, 24 ottobre 2014

martedì 21 ottobre 2014

Presentazione libro "GLI UOMINI NON CAMBIANO"

GLI UOMINI NON CAMBIANO” dell’Avv. ANTONIO BIANCHI, 

organizzata dall’Associazione Universo Minori.

21 ottobre 2014 Sala Consiliare – Catanzaro

Mio intervento dal minuto 18:48


lunedì 13 ottobre 2014

“LEGALITÀ E RESPONSABILITÀ”

Mio saggio per il volume 
“Stato e criminalità - Un rapporto non sempre dicotomico” 
Rubbettino Editore
Le Mafie esistono, sono una realtà, una seria realtà, si muovono coerentemente con i propri criminosi obiettivi, fanno il loro lavoro. Ma siamo altrettanto certi di poter affermare le stesse cose sul contrasto da parte dello Stato e delle sue articolazioni periferiche? Sedici saggi sul ruolo che lo Stato dovrebbe assumere nel contrasto alla criminalità organizzata, che non vogliono essere di denuncia né di constatazione dell’ovvio, né ripetitivi di luoghi comuni, ma far ragionare sul fenomeno mafioso, interrogare, avanzare dubbi, prospettare soluzioni, pungolare gli addetti ai lavori, in un’espressione essere politicamente scorretti.
l volume raccoglie i saggi di: Jacopo Armini, Vincenzo Boccia, Antonio Calabrò, Luigi De Sena, Stefania Fuscagni, Maria Carmela Lanzetta, Marco Marchese, Angela Napoli, Vincenzo Olita, Riccardo Pedrizzi, Giuseppe Quattrocchi, Franco Roberti, Alfonso Ruffo, Ernesto U. Savona, Alberto Vannucci, Luigi Varratta.

Cliccare qui per leggerlo


mercoledì 1 ottobre 2014

Reggio Calabria: “Al voto, con la ‘ndrangheta che cerca sponde!”


Mia intervista rilasciata ad Alfonso Palumbo di Primanews

Calabria al voto in due date diverse: il 26 Ottobre per il sindaco di Reggio, il 23 Novembre per il Governatore della Regione. Calabria dove si e’ tentato di frenare il M5Scon lo sbarramento al 15% e dove pare vi siano accordi - come afferma l’on. Napoli - tra Centrosinistra e Centrodestra.
Onorevole Angela Napoli: chi meglio di lei per rispondere a questa domanda: chi ha più da perdere dal doppio confronto elettorale?  “Di sicuro chi e’ attualmente in carica alla guida della Regione; e per ciò che riguarda il Comune reggino, chi lo ha disamministrato”.
Componente della Commissione Antimafia, Napoli vive a Taurianova (Rc), e rappresenta quella parte di politica che mai ha avuto remore a dire e criticare, rivelando autonomia di giudizio anche verso la propria compagine della quale per anni e’ stata un simbolo: prima nell’Msi e poi in Alleanza Nazionale.
Reggio eleggerà il nuovo sindaco: secondo lei la città e’ alla ricerca del suo Renzi, del suo Grillo o di chi? “Di una figura politica pulita, disinteressata, che non abbia ne’ lacci ne’ laccioli con gli ambienti politici - tutti complici dello sfacelo, nessuno escluso! - e che ami la città”.
Esiste davvero qualcuno così? “Sì, esiste. Io sono stata segretario provinciale di An per cinque anni, conosco bene la gente. Non posso tuttavia negare che la mancanza di disponibilità’ di molte persone sia dovuta al fatto che hanno addosso un’eredità ‘di emergenza’. Lei immagini che il Comune non aveva neppure i soldi per pagare il Cero che ogni anno l’Amministrazione comunale offre in dono alla Madonna della Consolazione… E c’e’ poi la piaga della ‘ndrangheta, che adesso si sta organizzano per capire su cui puntare. Alla competizione elettorale parteciperanno inoltre delle liste civiche, che purtroppo vantano alcuni sponsor e alcuni candidati che non mi piacciono affatto”.
L’on. Napoli e’ nome che sposterà gli equilibri? E pensa forse di candidarsi?“Dolente di deluderla: il mio e' un doppio no. Le indicazioni che darò, verranno fuori dopo attenta valutazione delle liste e, appunto, dei candidati”.
Passiamo alla Calabria e andiamo in casa PD: i fatti dell’Emilia e le recentissime polemiche nazionali potrebbero incidere sulle sorti del voto? “No, a incidere sarà altro… il Centrosinistra e’ profondamente diviso e pure inaffidabile; vi sarebbero accordi che, in alcune aree del territorio, coinvolgerebbero pezzi di Fi, Ncd, Udc! E comunque c’e’ stato l’ulteriore incontro del Nazareno che dovrebbe aver dato qualche indicazione per queste elezioni. Il Pd e’ atteso dalle Primarie alle quali parteciperanno in tre: Oliverio, il renziano Callipo,Speranza (sindaco di Lamezia Terme - N.d.R.). Quest’ultimo non mi dispiace affatto, ma proprio perché uomo di Sel destinato a non farcela!”.
Ora il Centrodestra. Qui serve ricostruire una squadra vincente. Ma senza le persone giuste… “Che tuttavia vi sono anche se non verranno prese in considerazione (e qui ecco il documento dei 155 Circoli del Nuovo Centrodestra da noi messo online giorni addietro - N.d.R.). In Calabria il Centrodestra e’ gestito dai soliti noti, quelli che in apparenza non figurano ma che poi gestiscono accordi, scelgono candidati, etc. Io sono tuttavia convinta che se la maggioranza ha fatto male, e’ stata colpa anche dell’opposizione che mai ha vigilato fino in fondo… Dopo le dimissioni del Governatore Scopelliti, tutti i suoi rappresentanti in Consiglio si sarebbero dovuti dimettere in blocco! E immediatamente!!”.
Il M5S ha accusato la classe dirigente di averlo voluto azzoppare con quel 15% di sbarramento della legge elettorale. Legge che peraltro ha registrato le critiche della calabrese Maria Carmela Lanzetta, ministro degli Affari regionali. “E ha avuto pienamente ragione. I CinqueStelle avrebbero potuto approfittare della confusione e delle divisioni, ma a livello regionale si sono spaccati mentre a Reggio vi sono stati parecchi contrasti nella scelta dei candidati; ne’ Beppe Grillo ne’ altri sono stati capaci di valutare per bene la situazione. Personalmente ho dubbi sui criteri di selezione fatti sul web: da noi il rischio e’ di vedere inserite in lista persone poco pulite. Che fai, li valuti con la prova del Dna?”.
Agli occhi dell’opinione pubblica nazionale, parlare di Calabria equivale a parlare dei Forestali. “Che rappresentano un problema, creato dalla politica che ha preferito il consenso allo sviluppo. Adesso e’ il Governo centrale a dover dare soluzioni: io posso solo dirle che il lavoro per tutti loro non mancherebbe. La Calabria e’ territorio in emergenza nei settori dell’ambiente, dei trasporti, della viabilità, del turismo”.

http://www.prismanews.net/politica/reggio-calabria-al-voto-con-la-ndrangheta-che-cerca-sponde-angela-napoli.html  

martedì 16 settembre 2014

Mia intervista su Panorama - Il "tesoro" della 'Ndrangheta: gli analfabeti


Nei territori della ‘Ndrangheta niente scuola. A San Luca, Brancaleone, Locri, Siderno, Platì e in altre decine di comuni calabresi, centinaia di bambini e adolescenti non sono mai entrati all’interno di un’aula scolastica. Neppure nell’atrio dell’edificio. Invece di studiare vengono costretti dalle famiglie a lavorare o accudire i fratelli più piccoli. E tra analfabetismo e valori “deviati”, la N’drangheta coltiva il suo “tesoro umano”, quella manovalanza che poi viene utilizzata per spacciare o commettere delitti.
I carabinieri di Roccella Jonica, Locri e Bianco, hanno denunciato 87 genitori che , nell’anno scolastico 2012/13 non hanno mai iscritto i propri figli a scuola e altre 78 coppie per aver “saltato” l’anno 2013/2014. Tra i comuni maggiormente interessati spiccano Stilo, Riace,San Luca, Brancaleone, Antonimina, Careri, Locri, Siderno, Plati', Gioiosa, Stignano, Marina di Gioiosa Jonica, Monasterace e Roccella.
Tutti territori in cui la ‘Ndrangheta ha il dominio assoluto e i bunker dei capo ‘ndrine latitanti. 
Onorevole Angela Napoli, membro Commissione parlamentare Antimafia, che cosa significa in un territorio come quello calabrese non mandare i figli a scuola?
Significa non voler spezzare quella sub-cultura che vige nei territori calabresi e che permette di alimentare la micro criminalità e il dominio delle organizzazioni criminali, in questo territorio la ‘Ndrangheta. Spesso i bambini e i ragazzi che non frequentano le scuole sono appartenenti a famiglie criminali o colluse con la ‘ndrangheta che, proprio nell’organizzazione criminale , troveranno successivamente “occupazione”. Saranno chiamati a svolgere un “ruolo” all’interno delle ‘ndrine. Insomma, saranno i manovali della criminalità organizzata.
Con quali valori crescono questi ragazzi?
Non si possono chiamare “valori” ma sub-valori. E sono quelli contrari al vivere civile. Non dimentichiamo che questi ragazzi non si confronteranno mai, come invece accade quotidianamente a chi frequenta una scuola, una classe e un gruppo di coetanei. Questi giovani crescono con la sub-cultura dell’Io, del dominio e della prevaricazione. Crescono con l’odio inculcato dalla sub-cultura verso le Forze dell’Ordine e verso qualsiasi forma di Istituzione. 
Tra analfabetismo e violenza, come riescono ad inserirsi nella società? Come riescono a vivere?
In Calabria attraverso la ‘Ndrangheta. E’ l’organizzazione criminale che li “accoglie” e li addestra prima, fin da piccolissimi a rubare e poi li ricicla nel mondo della droga. Sono questi analfabeti o semianalfabeti, il tesoro umano delle organizzazioni mafiose. Combattendo l’analfabetismo e questa la sub-cultura ma soprattutto costringendo ad andare a scuola i bambini, si può sperare di contrastare la criminalità organizzata. In particolare in territorio calabrese dove l’organizzazione mafiosa è basata prevalentemente sui legami di sangue. 

di Nadia Brancalacci

Mia video-intervista sul "battibecco" tra il commissario straordinario Aldo Lombardo e alcuni politici taurianovesi

Scontro tra esponenti politici e commissione straordinaria a Taurianova, parla Angela Napoli

link video

martedì 9 settembre 2014

COMUNICATO STAMPA SU OPERAZIONE “LA MORSA SUGLI APPALTI PUBBLICI”



Fortunatamente nel mentre tutto il mondo politico calabrese, dico tutto, quindi anche quello ufficialmente indagato o condannato giudiziariamente, è impegnato solo ad assicurare carriere politiche nelle prossime competizioni elettorali regionali, provinciali e comunali previste in Calabria, la DDA di Reggio Calabria e le Forze di Polizia continuano nel lavoro di repressione contro la ‘ndrangheta e le sue collusioni.
L’odierna operazione, denominata “La Morsa sugli appalti pubblici” condotta dalla Polizia di Stato di Reggio Calabria, coordinata dalla DDA, assesta un nuovo e duro colpo alle potenti cosche Commisso e Aquino della ‘ndrangheta della fascia ionica reggina. E, ancora una volta, con l’arresto di Antonio Macrì, ex presidente del Consiglio comunale di Siderno, sciolto per infiltrazione mafiosa, viene evidenziato come i candidati vadano alla ricerca del voto mafioso e quale sia in Calabria il grado di collusione tra ‘ndrangheta e politica negli Enti locali.

                                           Angela Napoli
                       Presidente Associazione “Risveglio Ideale”
                    Consulente Commissione Parlamentare Antimafia

Taurianova, 09 settembre 2014


sull'Operazione antimafia che ha colpito il clan Commisso.



Mia audio-intervista 
rilasciata a 
Loredana Presta di 
Radio Azzurra



venerdì 18 luglio 2014

….. a parlare della Processione di Oppido, di quella di San Procopio e di don Nuccio Cannizzaro .....



….. a parlare della Processione di Oppido, di quella di San Procopio e di don Nuccio Cannizzaro .....
con – tra gli altri –
 DEMETRIO COSENTINO (Presidente del Cids), FRANCESCO SORGIOVANNI (Giornalista de Il Quotidiano del Sud), ROCCO COSENTINO (Magistrato), GERARDO DOMINIJANNI (Magistrato), PIETRO MELIA (Giornalista)

link video puntata del 18 luglio 2014 della trasmissione “lineaperta”


giovedì 17 luglio 2014

L’attacco di Sansonetti a Cafiero De Raho: opportunismo garantito? Angela Napoli: “Così si rischia di isolare i magistrati”

napoliregolo
http://lorasiamonoi.wordpress.com/2014/07/17/lattacco-di-sansonetti-a-cafiero-de-raho-opportunismo-garantito-angela-napoli-cosi-si-rischia-di-isolare-i-magistrati/

Debbo confessare che non leggo e non ho mai aperto dalla sua fondazione il nuovo quotidiano di Sansonetti. Oggi, però, sollecitato dai colleghi e amici di Cosenza che stanno collaborando con me al progetto del nostro giornale, ho visto, inviatomi per e-mail, l’editoriale odierno del direttore de “Il Garantista”: un attacco duro al procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Cafiero De Raho. Che cosa avrebbe fatto il magistrato per meritarsi l’invettiva (copiosa) di Sansonetti? Ha semplicemente dichiarato, riguardo alla vicenda della processione con l’inchino al boss di Oppido Mamertina, che esistono giornalisti coraggiosi i quali denunciano episodi del genere, e altri che invece coprono la verità e che bisogna decidere da che parte stare.
Tanto basta al direttore romano, andato via dalla Calabria scrivendo di esserne rimasto profondamente deluso, per poi tornare a stringervi intese editoriali dopo pochi mesi, per dedurne che Cafiero De Raho avesse voluto attaccare lui o il suo giornale. Troppo astuto lo scrivente perché si pensi a un’excusatio non petita (visto che il magistrato non nomina alcuna testata). Molto più verosimile l’ipotesi che Sansonetti cerchi di fare pubblicità al suo prodotto giocando il ruolo della voce controcorrente, l’intellettuale fuori le riga “de noantri”, come si direbbe nel suo (a)dorato e salottiero contesto capitolino. Ognuno, sia chiaro, può fare il “gioco” che vuole e soprattutto professare ogni opinione. Ma la libertà di pensiero non può esimere dal rispetto verso chi effettivamente conduce, con rischi pesanti e impegno costante, una durissima lotta contro la criminalità organizzata e le sue oscure aderenze nei poteri costituiti della Calabria. Screditare, Cafiero De Raho, ipotizzare che voglia una stampa prona a lui, come avviene in regimi dittatoriali, oltre che grottesco è a mio avviso estremamente pericoloso.
Io ho visto soltanto una volta il procuratore, lo incontrai per pochi minuti nel tribunale di Reggio, quando fui ascoltato dalla Commissione Antimafia dopo l’oscuramento del sito e la sospensione delle pubblicazioni dell’Ora della Calabria. Ma ho imparato ad apprezzarne il rigore e il piglio, quando, poco dopo il mio arrivo, in un intervento sul nostro giornale a proposito del commissariamento dei Comuni sciolti per mafia spiegò che sarebbe necessario prolungarlo non soltanto durante le elezioni ma anche per un certo periodo successivo all’insediamento della nuova amministrazione perché solo così si potrebbe veramente spezzare l’influenza delle cosche. Poi ne ho ascoltato la relazione in occasione della “Gerbera Gialla” in cui illustrò in termini molto chiari in quanti e quali modi si estendano i tentacoli della n’drangheta sul territorio calabrese, spesso favoriti da lobby oscure e infedeli di Stato. Non mi sembra affatto uno che fa crociate, che vuole schiaramenti o che cerca ribalta mediatica, come lascia intendere Sansonetti. Il direttore de “Il Garantista” aggiunge che Cafiero De Raho sarebbe contro la Chiesa ma è un assurdo, perché le esternazioni di papa Francesco e del presidente della Conferenza episcopale calabrese (oggi riunita per parlare proprio di quello che l’Osservatore Romano dopo il caso di Oppido Mamertina ha definito “pervertimento religioso”), monsignor Salvatore Nunnari, vanno nella medesima direzione del magistrato. Bergoglio ha detto con estrema chiarezza a Scalfari che ci sono tanti sacerdoti che sottovalutano l’influenza della mafia e non si levano abbastanza e tutti lo abbiamo letto e sentito.
Ma la superficialità è diffusa, a volte è ingenua, altre no. Può nascere da interessi precisi o dalla semplice vanagloria, oppure essere conseguenza della paura delle ritorsioni. Io credo che correttamente Cafiero De Raho abbia voluto semplicemente richiamare l’intera comunità calabrese, giornalisti e non, a non sottovalutare i mezzi (come le incursioni in pratiche religiose di lunga tradizione) con cui la n’drangheta tende a legittimare la propria supremazia territoriale. Sottovalutare questo aspetto come ha scritto il procuratore significa sul serio favorirne l’azione, consapevolmente o meno. Io l’ho sostenuto più volte, ma non sono nella squadra dei magistrati come sostiene, non senza alterigia, Sansonetti. Né credo lo siano Pollichieni, Musolino, Inserra, tanti altri giornalisti calabresi che sono intervenuti sulla questione di Oppido Mamertina stigmatizzando quell’inaccettabile inchino. Fra questi anche il vicesegretario nazionale e segretario regionale della Federazione nazionale della Stampa, Carlo Parisi, che ha di recente, dopo i sospetti insorti anche sulla processione di San Procopio, ricordato con veemenza quanto siano assurdi gli attacchi ai colleghi che rivelano queste realtà scomode, miranti a farli passare come dei denigratori della Calabria o degli smaniosi di protagonismo. Anche il sindacato dei giornalisti, secondo Sansonetti, scrive sotto… dittatura della magistratura? Perché il direttore è convinto che solo lui sia immune da questa influenza, così com’era convinto quando lasciò l’Ora della Calabria di essere diventato immune dall’influenze delle famiglie potenti della nostra regione e lo annunciò nell’editoriale di congedo, sparando accuse contro il suo ex editore e amico conviviale, Piero Citrigno, che poi invece è andato a salutare prima di lanciare la sua nuova creatura “Il Garantista”.
L’essere concentrati troppo su stessi, sulle proprie idee o sui propri business, a volte distrae da problemi molto seri in una regione come la Calabria. Mentre spiegavo alla Commissione Antimafia dei rapporti insoliti, non rientranti nelle consuete dinamiche delle aziende editoriali, tra Citrigno e De Rose, il nostro stampatore protagonista della telefonata del cinghiale, l’onorevole Dorina Bianchi mi domandò come mai il mio predecessore (Sansonetti, ndr) in tre anni di direzione non avesse ravvisato nulla d’insolito. Risposi che dovevano domandarlo a lui, perché non lo sapevo. Non so se gliel’abbiano mai domandato. Ma so che l’onorevole Bruno Bossio, grande estimatrice di Sansonetti, presentatasi all’audizione nonostante i duri attacchi che mi aveva rivolto (su Facebook e in una lettera inviatami al giornale, in cui cercava di farmi passare come uno che voleva ottenere da lei documenti giudiziari secretati), cercava per tutto il tempo di minimizzare la vicenda che riguarda noi dell’Ora, sostenendo che la sospensione delle pubblicazione fosse unicamente dovuta all’indisponibilità finanziaria dell’editore e non aveva alcuna relazione con il caso Gentile-De Rose. Questo nonostante ci fosse stato oscurato anche il sito, proprio il giorno in cui in un editoriale denunciavo la manovra di far finire la proprietà del giornale nelle mani di De Rose. Per la cronaca il legale di Bilotta, il nostro liquidatore, è quello stesso avvocato Celestino, che difese Adamo, il marito della Bruno Bossio nell’inchiesta “Why not”, e assiste anche i Citrigno: io lo conobbi nel suo studio, accompagnato lì da Alfredo Citrigno, pochi giorni dopo l’Oragate, quando lo stampatore che non aveva mai sollecitato i suoi pagamenti non riscossi, improvvisamente con una lettera che noi pubblicammo chiedeva tutto subito o avrebbe fatto fallire l’azienda.
Forse la drammaticità di quanto i colleghi dell’Ora e io abbiamo vissuto e stiamo vivendo, potrebbe rendermi troppo emotivamente coinvolto.
Per questo, riguardo all’attacco sferrato da Sansonetti contro De Raho, ho pensato di chiedere un parere ad Angela Napoli, ex presidente della Commissione Antimafia e tuttora impegnata in prima linea contro le influenze delle n’urine Ecco la sua valutazione: «Alcuni giorni fa evidenziavo sulla mia pagina Facebook lo stato di preoccupazione che sto vivendo alla luce sia di alcune sentenze giudiziarie sia di alcune cronache giornalistiche, a mio parere, eccessivamente garantiste e, sempre a mio parere, non utili a debellare il fenomeno mafioso ed i suoi collaterali. Oggi sono più che mai convinta che la preoccupazione ha ragione di permanere, ritenendo che sia in atto una “strategia” tendente ad isolare quei pezzi della Magistratura, delle Forze dell’Ordine, delle Istituzioni e della politica che realmente lavorano con coraggio non solo per reprimere la ‘ndrangheta ma anche per aiutare a sradicare quella sub-cultura mafiosa che per anni ha invaso alcuni cittadini calabresi.Ho parlato di “strategia” di isolamento: l’attacco al dottor Gratteri, apparso la scorsa settimana su “Il Garantista” e quello odierno al Procuratore Cafiero De Raho, sempre sullo stesso quotidiano, e che recano la firma del suo direttore responsabile, non possono che apparire, almeno ai miei occhi, ma sicuramente anche a quelli del comune lettore, proprio come tendenti a raggiungere l’obiettivo dell’isolamento. Sono convinta che tale obiettivo non verrà conseguito perché con piacere incomincio a registrare una voglia di riscatto nel cittadino calabrese. Questa voglia non potrà che portare alla rivolta nei confronti di tutti coloro che, dopo aver affossato, in supporto alla ‘ndrangheta, la nostra Calabria, oggi tentano ancora di mantenere a galla il “sistema malato” che sovrasta questa Regione. Ormai la stragrande maggioranza dei cittadini calabresi e’ in grado ed ha la volontà di saper distinguere il “bene” dal “male” e di saper anche quale “autobus” prendere per percorrere la strada della piena legalità».