giovedì 24 luglio 2008

Le congratulazioni per la cattura del latitante della cosca Bonavota di Vibo Valentia

L’operazione di ieri “Cento anni di Storia”, che ha inciso pesantemente contro le cosche della Piana di Gioia Tauro, Piromalli – Molè – Alvaro, ha distolto l’attenzione dalla cattura del latitante Francesco Fortuna, appartenente al clan Bonavota di Sant’Onofrio, avvenuta sempre nella stessa giornata di ieri, ad opera degli uomini delle Squadre Mobili di Catanzaro e Vibo Valentia, con il coordinamento della Dott.ssa Marisa Manzini, Sostituto Procuratore della DDA di Catanzaro.
Francesco Fortuna, latitante dall’ottobre del 2007, data nella quale è scattata l’operazione “Uova del Drago” che ha sgominato la cosca Bonavota, è un uomo molto pericoloso, perfino in grado di mantenere rapporti con le altre cosche della ‘ ‘ndrangheta calabrese .
Ma oltre alla “caratura” del Fortuna, non possono essere sottovalutati il luogo della cattura e l’arsenale ritrovato a disposizione del latitante. Appare davvero preoccupante dover apprendere che il Fortuna gestisse la sua latitanza in una confortevole villetta della stessa Città di Vibo, in compagnia della fidanzata, della quale non si conosce il nominativo, ed in possesso di in arsenale idoneo e pronto per attuare attentati.
Credo proprio che nessuno possa più continuare a sottovalutare la potenzialità, la pericolosità, la pervasività e le protezioni di cui godono i vari uomini delle cosche della ‘ndrangheta dell’intero territorio Vibonese.

On. Angela NAPOLI
Componente Commissione Giustizia

Roma 24 luglio 2008

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Si. Sono io. Così dice la fidanzata del latitante, Francesca Bruni. Ed è proprio lei: la figlia del Presidente della Provincia di Vibo Valentia, fino a 3 mesi addietro, per 9 anni. Ora ... vogliamo ritenere fondate certe tesi, oppure ancora ...

matteo luzza ha detto...

il più sentito compiaceimento alle forze dell'ordine per le brillanti operazioni portate a termne in questi ultimi giorni nelle prov. di reggio e di vibo contro le cosche mafiose.
un sentito grazie,ancora una volta alla dott.ssa manzini,per l'esemplare lavoro portato avanti con dedizione in questi anni,in un territorio come quello della prov di vibo che per decenni è stato carente di una vera e propria azione di contrasto alla malavita organizzata ed alle cosche,per la totale assenza di una vera e propria procura della repubblica "degna" di questo nome.
per la verità,questa procura negli anni un lavoro lo ha svolto..
"non lavorare",chiudere nei cassetti inchieste e nomi scottanti...
la massoneria la faceva da padrone...
speriamo che l'arrivo del nuovo procuratore della repubblica,il dott.spagnuolo,faccia si che questa procura della repubblica,possa definirsi tale sotto ogni punto di vista.
ne sono convinto e ne siamo convinti,quasi la totalità dei cittadini,che è finita un epoca per questa procura della repubblica.
un epoca di omissioni,di "sviste" sicuramente volute e compiacenti,di favoreggiamenti politico-massoni-mafiose!!
un vivo e sentito GRAZIE, ancora una volta alla dott.ssa Manzini..
GRAZIE GRAZIE GRAZIE per il lavoro svolto e che ci auguriamo possa continuare a svolgere,sotto la protezione di quello Stato cui noi cittadini onesti,nonostante tutto crediamo.
sul nome di questa ragazza,fidanzata del Bonavota,non aggiungo altro.
l'on.le napoli sa quanto,come e in quale modo mi sono confrontato con questa famiglia e questo personaggio.
e fiducioso come sono che tutti i nodi prima o poi vengono al pettine,rinnovo i più cordiali saluti all'on.le Angela e il più cordiale e sentito ringraziamento alle forze dell'ordine ed alla DDA di Catanzaro.

antonio graziano ha detto...

Denunciata figlia di esponente politico calabrese
Vibo, accusata di favoreggiamento di latitante 'ndrangheta
(ANSA) - VIBO VALENTIA,
25 LUG - La polizia ha denunciato per favoreggiamento di un latitante, poi preso
a Vibo, la figlia di un esponente politico calabrese. Si tratta di Francesca Bruni, di 27 anni, figlia dell'ex Presidente della Provincia di Vibo, Gaetano
Ottavio Bruni, sottosegretario alla Presidenza della Regione Calabria; era nella villetta con Francesco Fortuna, della 'ndrangheta, al momento dell'arresto. La giovane avrebbe avuto una relazione sentimentale con il ricercato.

Francesco Fortuna al momento dell'arresto in compagnia di Francesca Bruni, era in possesso
di un revolvere 357 magnum, un fucile semiautomatico, una carabina Winchester,un fucile a pompa a canna corta un kalashnikov, un migliaio di munizioni ed un lampeggiante in uso alle Forze dell'Ordine. Ricercato dall'ottobre del 2007 per
associazione mafiosa ed altri reati nell'ambito dell'operazione della Dda di Catanzaro "Uova del Drago" condotta dal pm Marisa Manzini, si era dato alla latitanza. Fortuna è considerato elemento di spicco della potente cosca Bonavota di Sant'Onofrio.

E BRUNI CONTINUA A MENTIRE...
A seguito dello scandalo (la figlia di Bruni trovata a letto col latitante della 'ndrangheta Francesco Fortuna), Gaetano Ottavio Bruni si è dimesso. Ma lo stesso mente sapendo di mentire. Nella lettera di dimissioni indirizzata a Loiero e pubblicata oggi da tutti i giornali, infatti, Gaetano Ottavio Bruni dice di non aver mai ricevuto neanche un avviso di garanzia durante la sua carriera politica. E'falso. Clamorosamente falso. Basta andare su un qualunque motore di ricerca
(anche google) e scrivere "BRUNI E BONO INDAGATI" e come primo risultato esce fuori la notizia pubblicata il 4 marzo 2008 su Calabria Ora e che riporto
integralmente qui sotto.

Calabria Ora 4/3/2008- Gaetano Ottavio Bruni e Ottavio Bono sono indagati per abuso d'ufficio in concorso. Il sostituto procuratore della Repubblica di Vibo Valentia Enrica Medori ha siglato il suo avviso di conclusione delle indagini, valevole arche come informazione di garanzia per gli
indagati, in data 12 febbraio 2008, ma la notizia si è appresa solo nelle ultime ore. Bruni e Bono, nelle rispettive funzioni di presidente della giunta provinciale e di dirigente agli Affari generali della Provincia, sono indagati perché, scrive il pm Enrica Medori, «procuravano intenzionalmente» ai dirigenti
dell'ente Antonio Vinci e Armanda De Sossi un «indebito vantaggio patrimoniale costituito dall'aver mantenuto senza titolo per diversi anni in disponibilità i posti di ruolo categoria D3 assegnati ai predetti, non consentendone la vacanza e quindi l'assegnazione a terzi mediante pubblico concorso» e per la violazione della legge che disciplina il cumulo degli incarichi nella pubblica amministrazione nonché il principio della tassatività e della temporaneità dell'aspettativa. L'escamotage adottato per aggirare le prescrizioni dell'ordinamento è stato smascherato dal giovane magistrato, da circa un anno in
servizio alla Procura di Vibo Valentia, attraverso la semplice comparazione di atti che partono dal 1999 e che finora, al pari di altre vicende che hanno interessato la vita dell'amministrazione provinciale, non hanno mai attirato l'attenzione di una certa magistratura. Semplice il trucco: attraverso un singolare valzer di dimissioni dei dirigenti interessati, rassegnate e poi
revocate, Bruni e Bono, violando le restrizioni della norma, avrebbero assicurato per diversi anni la permanenza in servizio, cumulando altri incarichi, di Armanda De Sossi e Antonio Vinci in postazioni dirigenziali che,
invece, potevano e dovevano essere assegnate attraverso un concorso pubblico. Il sostituto procuratore parte dalla determina numero 175 del 1999, attraverso la quale Armanda De Sossi,come «funzionario contabile categoria D3», veniva
collocata in aspettativa senza assegni» e contestualmente veniva nominata dirigente per il quinquennio 1999-2004,«in aperto
contrasto - si legge nell'avviso
di conclusione delle indagini - con il divieto di cumulo di incarichi». Bruni e Bono, quindi, con determina numero 82 del primo settembre 2004, procedevano a
riammettere Armanda De Sossi in un posto di ruolo categoria D3 dopo cinque anni,«qualificando la richiesta di aspettativa del 1999 qualeistanza di dimissioni».
In sostanza ciò sarebbe avvenuto in violazione alla legge che disciplina le modalità di
riammissione in servizio a seguito di dimissioni, «procedendo poi
- sottolinea il magistrato - ad accettare nuovamente le dimissioni della stessa in data 15 settembre 2004 per consentirle nuovamente, a far data dal 16 settembre 2007, di stipulare un nuovo contratto di lavoro a tempo determinato con funzione dirigenziale ed a riammetterla in servizio in data 4 novembre 2005 nell'organico di categoria D3 con contestuale revoca delle dimissioni
precedentemente rassegnate, per poi investire nuovamente la predetta di ulteriore incarico dirigenziale in atto fino al 31 dicembre 2006».Per quanto concerne invece la posizione di Antonio Vinci, questi era stato autorizzato, in data 30 gennaio 2002, al «trasferimento in mobilità» dal Consorzio di Bonifica
integrale al settore Affari generali della Provincia. Bruni e Bono, quindi,«dovendo assegnare un posto da funzionario categoria D3 -secondo l'ipotesi formulata dal pm Enirica Medori - accettavano le dimissioni presentate in data
31 gennaio 2002 dallo stesso Vinci
dal posto di categoria D cui era stato ammesso il giorno prima, per conferirgli, a far data dall'1 febbraio 2002, un incarico dirigenziale a tempo determinato». A ciò, due anni dopo, in presunto
contrasto con la legge che disciplina la riammissione in servizio a seguito di dimissioni, seguiva la revoca delle dimissioni presentate nel 2002, la riammissione in servizio con determina numero 81 dell'1 settembre 2004 e il successivo
conferimento di un nuovo incarico dirigenziale a partire dal 16 settembre 2004 fino al 31 dicembre 2006». L'ormai ex presidente della Provincia Bruni, unitamente all'ormai ex dirigente provinciale agli Affari generali nonché
ex commissario straordinario dell'Azienda sanitaria Bono, hanno nominato quale loro difensore di fiducia il più noto tra gli amministrativisti vibonesi, ovvero
l'avvocato Aldo Assisi.