lunedì 8 luglio 2013

Sconfiggere la mafia? Mai perdere la speranza. Intervista rilasciata a VORTEX news Calabria

Pubblicato Lunedì, 08 Luglio 2013 17:59
Scritto da Gabriella Lupi

Sconfiggere la mafia? Mai perdere la speranza. Intervista ad Angela Napoli

Era il 1999, quando, Roberto Pannunzi, legato alla cosca Macrì di Siderno pur non essendone strettamente affiliato evade da una clinica della capitale. Pannunzio, era per la ‘ndrangheta una gallina dalle “uova” d’oro, riusciva, infatti, a importare nel vecchio continente fino a due tonnellate di cocaina all’anno. Sin dalla prima evasione del boss, Angela Napoli, allora deputato Fli, presentò un’interrogazione parlamentare ponendo la questione, non superflua, dei domiciliari a personaggi che dovrebbero vivere il carcere a vita. Oggi, Angela Napoli, è presidente di Risveglio ideale e non è più parlamentare. Nonostante i tentativi di metterla a tacere continua le sue battaglie in primis per la legalità. Dal caso Pannunzi,alla politica spesso collegata al malaffare fino al terzo commissariamento del Comune di Taurianova: conversazione a largo raggio con Angela Napoli.



di Francesca Gabriele
                                        

La cattura del boss Pannunzi ritorna a far riemergere quei dubbi che lei si è posta in un’interrogazione parlamentare dell’aprile 2010 dopo la fuga del narcotrafficante da una clinica romana. Cos’è cambiato da allora a livello di gestione di determinati personaggi che nonostante la pericolosità vengono messi ai domiciliari?
Direi pressoché nulla è cambiato da allora, anzi mi sembra di poter affermare che continua a prevalere il garantismo assoluto, sicuramente lecito fino all'indicazione di colpevolezza per altri reati, ma non giustificato per i mafiosi.
Da tempo si parla di pene mitigate per chi regge le organizzazioni criminali. Lei ricorderà sicuramente il processo Crimine e quelle novantatre condanne che hanno lasciato con l’amaro in bocca l’accusa che chiedeva molto di più. Insomma, onorevole, come c’è speranza di sconfiggere la criminalità organizzata o si deve convivere con questa piovra?
Non mi sembra, infatti, ci sia stato o ci sia la volontà di intervenire nei confronti di coloro che certificano i "gravi motivi di salute" (quasi sempre inesistenti!), né ci sia una sollecitazione a controlli adeguati per coloro che sono sottoposti agli arresti domiciliari. E non mi sembra nemmeno che ci siano state adeguate indagini per accertare le eventuali responsabilità delle evasioni dei boss mafiosi da presidi ospedalieri o Case di cura.
Ne abbiamo discusso già nelle precedenti interviste, ma bisogna sempre ricordare, che non si può tirare fuori la politica da questo avanzare del malaffare. Lei ha sempre denunciato ed ha pagato con il tentativo di metterla in ombra. In questo Paese denunciare conviene?
Come dicevo prevale in Italia la legge del "garantismo", alla quale va associata la bravura professionale degli avvocati difensori dei mafiosi, con le conseguenze che diventa facile aggrapparsi a qualsiasi "cavillo" per facilitare la non detenzione in carcere. Guai però se perdessimo le speranze nella sconfitta delle organizzazioni criminali, guai se, anche per un solo istante, ci arrendessimo alla pervicacia dei potere criminale. Più che mai noi tutti, anche se da semplici cittadini, dovremmo sentire l'obbligo di stringerci intorno e aiutare i magistrati e le Forze dell'ordine che con sacrificio tentano di debellare questa piovra. La mancata denunzia non fa altro che consentire la crescita della pervasività delle organizzazioni mafiose e di tutte le loro collusioni. So bene che il coraggio della denunzia non lo si trova dietro l'angolo, ma occorre anche comprendere che non si può rimanere avvinti da questa piovra che mina la libertà di ciascuno di noi. Nessuno può sentirsi libero se costretto a vivere dove regnano lo strapotere, il malaffare e la corruzione. Purtroppo nella creazione di tale "status" c'è grossa responsabilità da parte del potere politico che, a volte, si è servita persino della 'ndrangheta come alibi per nascondere l'inefficienza e la cattiva amministrazione della cosa pubblica, nel mentre con il potere criminale continuava a gestire gli interessi.
Taurianova è al terzo commissariamento per infiltrazioni mafiose. Come lo commenta questo dato che merita un posto quasi d’onore, ovviamente in negativo, nelle statistiche?
Purtroppo quello conquistato da Taurianova, mia città di residenza, è davvero un triste primato negativo (del quale non si può essere contenti!), frutto di condizionamenti e intrecci politico-mafiosi che dominano la vita amministrativa di questo Comune. Fin dal primo scioglimento del civico consesso, nel 1991, continuano a essere presenti nello scenario politico di questa città i soliti personaggi o parenti degli stessi, i quali, appoggiati da potentati politici, hanno finito col far naufragare le potenzialità di questo che era stato in passato il centro più attivo della Piana di Gioia Tauro. Per onestà devo anche attribuire parte di responsabilità ai cittadini di Taurianova, i quali non sono stati d'aiuto per modificare la situazione ed hanno preferito assuefarsi, senza alcuna reazione a questo disastro.
Come si vive a Taurianova e più in generale nel Reggino?
La vita in queste realtà non è per nulla agevole: manca il lavoro, i giovani sono privi di prospettive, imperversano le emergenze sanità, rifiuti, trasporti, viabilità, ecc. Mi dispiace, però, continuare a notare l'assuefazione e la rassegnazione in tutti, un’incapacità a reagire, la mancanza di orgoglio di appartenenza a questo territorio!
Come guarda alla politica calabrese subito dopo le politiche?
In modo assolutamente negativo. I partiti politici, tra i quali, tra l'altro, non riesco a distinguere la maggioranza e l'opposizione, mi appaiono più interessati a mantenere o a conquistare poltrone, piuttosto che pensare alla risoluzione dei numerosi problemi che sovrastano la nostra Calabria.

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